JOYCE CAROL OATES.
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L'ET DI MEZZO.
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Titolo originale: Middle Age.
Traduzione di: Annamaria Biavasco e Valentina Guani.
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2003. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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 giusto questo? Esci di casa a Salthill-on-Hudson un pomeriggio afoso e umido del Quattro Luglio per una cena all'aperto (invito che non avresti voluto accettare, ma chiss perch hai accettato) e ci torni a distanza di giorni dentro un'urna funeraria, ridotto in cenere: frammenti di ossa e granelli di polvere da buttare, da spargere con un rastrello fra le zolle friabili del tuo giardino. Concime per le erbacce.
A Salthill-on-Hudson, a mezz'ora di treno da Manhattan, tutti sono ricchi, bellissimi e - bench sembrino molto pi giovani - di mezza et. Ma quando Adam Berendt, un misterioso e carismatico scultore, muore all'improvviso
in un azzardato atto di eroismo, l'intera cittadina resta profondamente scossa. Chi era Adam Berendt? Era davvero un eroe, o invece una persona del tutto normale, con i suoi difetti e per questo del tutto umana? La sua tragica fine e l'emergere di voci incontrollabili sui suoi presunti amori gettano amici e conoscenti nella confusione, nel lutto e in una situazione di incertezza che li spinge a riflettere sulle proprie vite. Tutti finiscono per essere profondamente trasformati dalla sua scomparsa. L'avvocato di Adam, Roger Cavanagh, che per lui ha infranto la legge, si lega a una giovane donna, sfuggente e forse anche infedele. Marina Troy sceglie una sorta di esilio per soddisfare un desiderio di Adam. Lionel Hoffman si impegna, pieno di speranze ma del tutto imprudentemente, a cercare di ricatturare la giovinezza perduta dopo una vita fatta di successi finanziari e vuota, mentre sua moglie, Camille, scopre una fonte di gioia inattesa proprio vicino a casa. 
Augusta Cutler si sforza con grande coraggio di risolvere il mistero delle origini di Adam, anche se questo vuol dire la perdita della propria famiglia e del proprio matrimonio. L'et di mezzo  un ritratto spietatamente comico, intimo e pieno di partecipazione della classe benestante all'alba del ventunesimo secolo. Incisivo, profondo, irresistibile e imprevedibile,  una grande saga americana all'insegna della ricerca di un'identit perduta, della crudele nostalgia di un Eden smarrito.
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L'AUTRICE.
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Joyce Carol Oates  nata a Lockport, Stati Uniti, il 16 giugno 1938. Dopo essersi laureata comincia la sua fertilissima attivit di autrice e si stabilisce con il marito a Detroit. Insegna quindi all'Universit di Windsor in Canada e dal 1978 al 2014 all'Universit di Princeton. Dal 1978  anche membro dell'American Academy of Arts and Letters nonch Professor Emerita in the Humanities col corso di Scrittura Creativa. Successivamente  professore alla University of California di Berkeley, dove insegna "short fiction".
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Gi nel 1970 venne consacrata come una delle massime scrittrici del suo paese con il National Book Award, il pi importante premio letterario degli Stati Uniti ed ha vinto anche numerosi altri premi letterari, inclusi due O. Henry Award, la National Humanities Medal e il Jerusalem Prize;  stata inoltre finalista del Premio Pulitzer.
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Autrice e intellettuale americana eclettica, tra le pi prolifiche della letteratura americana. Ha frequentato ogni genere letterario in prosa e in versi: romanzi, racconti, narrativa per l'infanzia, poesie, drammaturgie, saggi; ha pubblicato nell'arco di sessant'anni oltre cento libri. Come ha osservato lo scrittore John Barth "L'opera di Joyce Carol Oates copre ogni angolo della mappa estetica". Oggi  unanimemente annoverata tra i pi importanti autori mondiali.
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L'ET DI MEZZO.
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... stavo cercando di scoprire il significato
di certi sogni...
Socrate nel Fedone di Platone.
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La vita divora la vita, ma l'uomo spezza il ciclo, l'uomo ha la memoria.
"Adam Berendt".
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PROLOGO.
Il Quattro Luglio.
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1.
 giusto questo? Esci di casa a Salthill-on-Hudson un pomeriggio
afoso e umido del Quattro Luglio per una cena all'aperto
(invito che non avresti voluto accettare, ma chiss perch
hai accettato) e ci torni a distanza di giorni dentro un'urna funeraria,
ridotto in cenere: frammenti di ossa e granelli di polvere
da buttare, da spargere con un rastrello fra le zolle friabili del tuo giardino.
Concime per le erbacce.
Esci di casa, animato dalle migliori intenzioni. Niente
istinti suicidi! Tutt'altro. Leghi il fido pastore tedesco alla
lunga catena nel giardino dietro casa, gli lasci una bella ciotola
d'acqua con qualche cubetto di ghiaccio e le sue crocchette
preferite e gli prometti di tornare dopo mezzanotte,
quando il cielo sopra al fiume Hudson sar stato illuminato
dai fuochi d'artificio ormai da ore e tu ormai da ore sarai
morto, dichiarato morto in seguito ad arresto cardiaco, e la
temperatura corporea ti si star abbassando rapidamente
nell'obitorio del Jones Point Medical Center. Tu (o il corpo
che tu sei diventato) presenti il solito problema allo staff dell'ospedale.
Chi informare? Chi  il parente pi prossimo? Il
nome scritto sul cartellino vicino al corpo  "Adam Berendt",
sempre che il documento d'identit trovato nel portafoglio
fradicio sia quello giusto.
Che fare di "Adam Berendt", l'uomo del mistero.
Io fui "Adam Berendt". Per molto tempo credetti che
Adam Berendt fosse la mia vita.
Esci di casa, prendi la macchina e costeggi il fiume fino a
Jones Point, New York. Ti ritrovi fra gente che non conosci e
non conoscerai, invitato a salire insieme al padrone di casa e
diversi altri a bordo di una barca a vela di sette metri e mezzo
di un bianco abbagliante, l'Albatross.
Sul fiume senti grida di bambini. Ti prende il panico, al
pensiero di sentire grida di bambini. E poi le senti veramente:
grida di bambini. Chiedono aiuto?

2.
Non nel luogo dove sono nato, che ho dimenticato da tempo.
O dove sarei morto, che non conoscevo. Ma dove ho vissuto,
dove ero conosciuto. Salthill-on-Hudson, nello stato di New
York. Dove con grande determinazione per ventun anni ho
creato Adam Berendt come uno pu modellare una figura
umana, o umanoide, con argilla, terra, fango. Rami e bastoni
portati a riva dall'acqua del fiume. Pezzetti di vetro, di plastica.
Materiali grezzi plasmati da dita grezze.
Adam Berendt: uno che se lo vedi una volta probabilmente
poi lo osservi meglio. Uno di quegli uomini brutti e corpulenti
che non riesci a immaginare se non di mezz'et. Mascella pronunciata,
testa da uomo di Cro-Magnon, radi capelli grigi rasati
quasi a zero per far sembrare intenzionale la calvizie. Estetica,
quasi. Pelle da cipolla, un po' arrossata, squamosa, di
consistenza diversa da un punto all'altro ma generalmente ruvida,
come butterata. Un solo occhio funzionante, il sinistro,
spesso iniettato di sangue per lo sforzo; l'occhio destro fisso,
circondato da cicatrici, bianchissimo, marmoreo, cieco. (Mi sono
fatto male da piccolo, spiego. Che , a grandi linee, la verit.)
Adam Berendt, il corpo. Non un'opera d'arte. Niente di
monumentale o di eroico. E neppure (a mio parere) particolarmente
coraggioso. Solo impulsivo. Cocciuto. Un po' incosciente.
Quello che faccio, lo faccio per principio. Il resto vada pure
al diavolo.
Perch facevo lo scultore. O cercavo di farlo. Perfino gli
scultori mediocri non si lasciano scoraggiare n dissuadere
facilmente.

3.
Aiuto! Aiuto! Salvateci! Le grida gli arrivarono al cuore e nel
voltarsi vide una piccola barca a vela che si stava rovesciando,
bambini che scivolavano in acqua gridando e sbattendo
le braccia. Senza salvagente.
Erano a una decina di metri dall'Albatross, che a sua volta
era a una decina di metri dalla riva. Il motoscafo che sfrecciava
ubriaco, un lussuoso Chris Craft, non si ferm.
Non ci fu tempo per pensare, solo per agire. Al diavolo il resto!
C'era una bambina bionda fra i piccoli naufraghi e fu per
lei che si tuff. Era lei, quella che voleva salvare.

4.
Adam Berendt, la cui vera et sarebbe stata oggetto di discussione
fra i suoi amici di Salthill. Perch fra le sue carte non si
sarebbe trovato nessun certificato di nascita. I suoi amici pi
stretti, compreso il suo avvocato, non sapevano niente di
Adam Berendt, a parte quello che gli aveva raccontato lui. Era
opinione comune che fosse fra i cinquanta e i cinquantacinque
e di qualche localit imprecisata del Midwest. O del West.
Aveva perso l'occhio facendosi male da piccolo, diceva.
Aveva cicatrici di ustioni un po' dappertutto, come leggeri
tatuaggi. Sul petto grosso e villoso e in altre parti del corpo.
(Meno visibili, che solo poche donne avevano visto.) Peccato
che Adam Berendt non fosse in condizioni fisiche migliori,
quando si tuff nel fiume per raggiungere la barca a vela rovesciata,
che tragedia. Forse fu avventato, o forse fece male i
calcoli, non ci pens su, ag d'impulso. Forse  quel che si definisce
eroico, o forse solo sconsiderato: un uomo che agisce
senza pensare e che, agendo, si preclude per sempre la possibilit
di pensare.
Ma non si arrende. Per la miseria, no. La bambina bionda e terrorizzata  a pochi metri di distanza. Adam Berendt la
salver.

5.
Per diciotto dei miei ventun anni nel paradiso galleggiante
di Salthill-on-Hudson ho tenuto uno stile di vita che la gente
definiva al di sopra dei suoi mezzi. Perch ero uno scultore che
si vestiva e si comportava come un poveraccio e non aveva
nessuna notoriet fuori del paese. Perch mettevo insieme la
mia arte povera fregandomene altamente di farla meglio, in
maniera pi professionale, pi permanente, Adam Berendt
viveva per il presente. E non portava mai a termine nulla,
non raggiungeva mai la perfezione. Come il mio spirito affine
Albert Pinkham Ryder, altro eccentrico, che preparava
tanto male le proprie tele, dipingendo e ridipingendo superfici
non trattate, che i suoi bellissimi paesaggi di sogno si sfogliano
e si sbriciolano per l'Eternit.
Al di sopra dei suoi mezzi perch in qualche modo avevo accumulato
abbastanza soldi per comprare uno dei pittoreschi
ruderi della zona, una vecchia casa di pietra sul fiume, a
nord del paese. Nella seconda met del Settecento era stata
un mulino di propriet di un olandese, dopo la rivoluzione
era diventata una taverna e in seguito un bordello. A met
dell'Ottocento, era stata acquistata con sei ettari di terreno
da un contadino benestante che si chiamava Elias Deppe,
motivo per cui nell'elenco dei beni architettonici protetti dalla
Fondazione Salthill figurava come Elias Deppe House. Non
elegante, per gli standard del posto, ma con un alone romantico
e nostalgico. Due piani, tetto spiovente, pietra color peltro
che trasuda umidit estate e inverno. Costruita su un
promontorio, dove il sole che sorge a oriente la riempie di luce,
facendola sembrare in fiamme.
Come riuscisse a vivere al di sopra dei suoi mezzi non lo sapeva
nessuno, esattamente. Sarebbe anche morto al di sopra
dei suoi mezzi.

6.
Esci di casa un pomeriggio e non ci torni pi, com'eri prima.
Uscendo, non pensi che non tornerai.
La casa che lasci smetter di essere una casa, dopo che
l'hai lasciata. Se non ci torni. Si trasformer nuovamente in
una propriet, un immobile che passer nelle mani di altri,
dopo di te.

7.
Adam Berendt, il recluso, Adam Berendt, che era estroverso,
socievole, Adam Berendt, che al momento della sua morte viveva
da solo, a parte Apollo (il cui nome in realt era Apollodoro), incrocio
fra un husky e un pastore dai bellissimi occhi
tristi e dal pelo ruvido e argentato, Adam Berendt, che si vedeva
spesso andare in paese a piedi, lungo River Road. Oppure
in bicicletta (inglese, da corsa, di seconda mano). Oppure con
la sua station-wagon Ford o la sua Mercedes-Benz del 1979.
Adam Berendt, che occasionalmente dava lezioni di scultura e
disegno ai corsi serali per adulti di Salthill. Adam Berendt, che
donava il sangue all'annuale raccolta di Salthill. Adam Berendt,
volontario nei vigili del fuoco, Adam Berendt, che
prendeva parte alle campagne di sensibilizzazione su temi
come istruzione, ambiente e controllo della vendita delle armi
nella contea di Rockland. Adam Berendt, che fu invitato a presentarsi
alle elezioni comunali nel partito democratico. (E rifiut
educatamente.) Adam Berendt, che abbassando la guardia
una volta confess agli amici di non essere mai stato fuori
degli Usa, ma di sperare di andarci, prima di morire: ad Atene,
in Grecia, dove Socrate era vissuto oltre duemila anni prima,
e in Estremo Oriente, la regione del mistero buddista.
Socrate era il suo eroe. Lo aveva scoperto a sedici anni,
una vita prima. Gi cieco dall'occhio destro e assetato di conoscenza,
non del corpo ma dello spirito, alla ricerca non di
fede religiosa ma di fede nella ragione. Conosci te stesso! diceva
Socrate. E, conoscendo te stesso, conosci il mondo. Socrate
era stato un uomo brutto e corpulento. Ordinario, comune,
tagliapietre. Processato dagli ateniesi, fu condannato a
morte a settantanni. (Perch? Perch poneva interrogativi
penetranti ed esortava i giovani a porli agli anziani.) Mor
per scelta, tuttavia, rifiutandosi di andare in esilio. Mor per
scelta, scegliendo il modo in cui morire. (Bere la cicuta.) Il filosofo
 colui che pratica la morte, che pratica il morire, continuamente,
senza che nessuno se ne accorga.

8.
Per favore, Adam, non andare! Non conosci quelle persone.
S che le conosco. Essenzialmente le conosco.
Resta con noi a Salthill. Siamo pochi, tutti amici, facciamo un
barbecue. Quando viene buio guardiamo i fuochi sul fiume. Di'di s!
Devo andare a Jones Point. L'ho promesso.
 una grande festa, vero? Per raccogliere fondi? Ci saranno cento
invitati, a dir poco? Nessuno sentir la tua mancanza, se dici di no.
Non posso. Ho promesso.
Non c' niente di pi banale di una cena all'aperto il Quattro
Luglio per raccogliere fondi per una causa liberal. Non c'
decisione pi banale di quella di come passare il Quattro Luglio.
La vita  fatta di banalit.  di banalit che si muore.

9.
Non per annegamento, come avrebbero detto tutti, ma per
arresto cardiaco. Non nel fiume, ma in ambulanza, sulla strada
verso il pronto soccorso.
Bench i suoi polmoni fossero pieni d'acqua di fiume. E il
cranio, che sembrava duro come cemento, risultasse fratturato
dopo l'urto contro la barca dei soccorritori.

10.
Albatross: che nome spiritoso!
Tendi a essere spiritoso, ironico e consapevole, quando
hai dei soldi, quando sei ricco e impegnato in cause idealistiche
come il National Project to Free th Innocent. (Dove gli
"innocenti" da liberare sono prevalentemente detenuti nel
braccio della morte poveri e neri, abbandonati dal sistema
penale americano a morire per reati che non hanno commesso.)
Adam Berendt non aveva fama di essere ricco, tutt'altro,
ma era stato accolto nella cerchia dei ricchi liberal, come
quelli che avevano organizzato la festa a Jones Point il Quattro
Luglio. No, non avevo molta voglia di andarci. Ma era per
una buona causa, questo  certo. E io l'avevo promesso, per quel
che conta.
L'ingiustizia del mondo lo deprimeva, doveva fare la sua
parte per combatterla. Nel traffico sulla 9W in direzione
nord, lungo lo scintillante fiume Hudson, alla volta di Jones
Point, a una cinquantina di chilometri da Salthill-on-Hudson.
Un posto che Adam non conosceva, dove non era mai
stato prima. Una villa sul fiume, molto bella, moderna, tutta
legno di sequoia e vetri, a piani sfalsati, con un molo a cui
era ormeggiato l'Albatross.
Adam Berendt, che non aveva spazio per il soprannaturale,
che credeva soltanto nell'uomo. Non in Dio.
Adam Berendt, senza n moglie n figli. (Tuttora su questo
si mormorava: sar pure stato sposato, almeno una volta.
Certamente un uomo cos virile e paterno doveva aver messo
al mondo dei figli. Chiss dove.)
Adam Berendt, che si diceva essere "compagno" in qualche
maniera ambigua di una donna, Marina Troy, del Salthill
Bookshop, in Pedlar's Lane. (Che rapporti c'erano fra Adam
Berendt e Marina Troy? Erano amanti o solo amici? Oppure
solo soci in affari? E quanto poteva aver investito Adam in
quella libreria senza futuro? Perch Adam non aveva n entrate
n propriet, a parte la casa e il terreno. O no? L'argomento
soldi, finanze, affari lo innervosiva, lo metteva a disagio;
quando non riusciva a sfuggirlo, diventava irritabile, si
infastidiva.)
Adam Berendt, che aveva incoscientemente dato per scontato
che sarebbe vissuto in eterno.

11.
Il fiume Hudson a Jones Point era ampio, mosso, grigio azzurro
alla luce riflessa, con la superficie quasi metallica, tremolante.
Il vento era perfetto, costante, sui venti chilometri
orari. Il cielo era coperto, ma non erano nuvoloni temporaleschi.
Nel tardo pomeriggio non minacciava pioggia, e tantomeno
fulmini. Pensavano di fare un giretto in barca fino a
West Point e ritorno. Era una meta ragionevole o no?
No, Adam Berendt non aveva bevuto. Bench molti fossero
alticci. Quando gli offrivano da bere la sua risposta, stoica,
rapida, accompagnata da un sorriso, era: No, grazie. Un analcolico,
piuttosto?
 possibile che il padrone di casa, proprietario della barca
a vela, avesse alzato un po' il gomito. Gli altri uomini a bordo
avevano sbevazzato. Tutti, l al fiume! Era un modo per
festeggiare il Quattro Luglio.
Fuochi d'artificio che scoppiavano come risate un po' folli.
Ai suoi amici a bordo dell'Albatross, che lo riferirono in seguito,
Adam Berendt diede l'impressione di essere calmo e capace
di andare in barca a vela. Aveva detto di abitare sul fiume,
a Salthill. Era un uomo robusto, muscoloso, sicuro di s, con
spalle, braccia e gambe possenti. Di media statura, sembrava
pi alto di quello che era. Aveva un berretto con la visiera bianca,
una polo blu che gli tirava un po' sulla pancia, bermuda cachi
stropicciati e scarpe di tela con la suola di gomma. Le scarpe
e i calzoni si sarebbero inzuppati subito e l'avrebbero tirato
verso il fondo. Procurando uno sforzo ulteriore al cuore.
L'anatomopatologo del Jones Point Medical Center avrebbe
confermato che al momento della morte nel sangue di
Adam Berendt non c'erano n alcol n droga.
I quattro uomini avevano preso il largo intorno alle cinque
e mezzo, con un leggero ritardo. Il sole era ancora alto e il
vento appena sufficiente, con una punta di freddo.
Naturalmente un giro in barca sull'Hudson comporta
sempre qualche rischio. Che gusto ci sarebbe nella vela, altrimenti?
Che gusto ci sarebbe nella vita, altrimenti?

12.
La festa era a casa di L, consulente dell'American Civil
Liberties Union oltre che stimato avvocato. Adam Berendt lo
aveva visto un paio di altre volte soltanto. Una stretta di mano,
ma niente di pi. Anche quel giorno, si erano scambiati
poche parole.
S, pure lei legata all'ACLU, era un'avvocatessa sui quarant'anni
che quel giorno indossava un prendisole rosso e
giovanile, senza spalline. In seguito rifer di aver parlato con
Adam Berendt, che aveva appena conosciuto, e che questi
l'aveva presa da parte e le aveva firmato "l su due piedi"
due assegni di 2500 dollari l'uno, il primo per l'ACLU e l'altro
per il National Project to Free th Innocent. Lei l'aveva guardato
sorpresa e grata e impulsivamente l'aveva abbracciato,
baciandolo sulla guancia ruvida. Percependo la tensione sessuale
che scorreva fra loro, si era ritratta subito ed era arrossita
violentemente. Adam, grazie! Ti siamo molto grati.
S, aveva deciso di rivedere Adam Berendt molto presto.
S, aveva deciso di rivederlo spesso, intimamente e
presto. O, perlomeno, lo sperava.
Gli assegni sarebbero stati incassati il giorno della cremazione
di Adam Berendt.

13.
In linea di principio Adam non si fida degli avvocati. Perch
allora li frequenta?
I motoscafi sfrecciano rumorosi sull'acqua, insidiosi come
giganteschi calabroni.
Rap proveniente da uno yacht di passaggio, di un bianco
abbagliante come l'Albatross. Adam si  messo il salvagente
come tutti gli altri. Gli lacrima l'occhio sinistro per il vento.
Sul fiume, in lontananza, le imbarcazioni sembrano aggraziate
e veloci come barchette di carta nel vento, ma quando
ci sei sopra, sull'acqua, non c' nulla di aggraziato, solo manovre
goffe, comandi urlati, sforzi per andare d'accordo con
sconosciuti prepotenti. Il fiume, bello da lontano,  incolore,
un intreccio di corde d'acqua, schiumoso, puzzolente. Una
punta di paura, a immaginare il mondo l sotto, cosa abita in
quel luogo denso e scuro, cosa vuol dire annegare.
Non ora. Non oggi. Non ci pensare.
Lui non ci pensa. Si impone di non pensare, anche quando
l'Albatross avanza sbandando verso nord fra un'eterogenea
flottiglia di altre imbarcazioni. Che cosa ci faccio io qui? Perch
sto facendo questo?
Sperando di non rovinarsi la schiena.
Da ragazzo era forte. A vent'anni era un torello. Adesso ha
la pancia, il fiato corto. Si preoccupa per la schiena. Accidenti,
un uomo dovrebbe avere pi dignit, degli ideali. Aiutare
volentieri il padrone di casa a portare la barca. Anche se le
vele sono pesanti.
Che vita, eh? gli urla uno dei suoi nuovi amici, tutto allegro.
Solo che Adam capisce "Che fatica, eh?".
Gli viene in mente Marina. Improvvisamente, con un vago
senso di colpa. Avrebbe dovuto chiamarla quella mattina.
Sono diversi giorni che lei aspetta di sentirlo, ha una domanda
da fargli. S, ti amo. Ma no, non posso.
Non darmi pi importanza di quella che ho. Perdonami!
 a quel punto che Adam comincia a sentire le grida. All'inizio
non  sicuro di cosa sente, il rumore delle onde e del
vento. Il suo cervello ha un attimo di cedimento. Vede alzarsi
le terribili fiamme. Le prime fiamme, il debole scoppio. Liquide
lingue di fuoco che dalla punta delle sue dita si allungano
verso il soffitto basso del caravan, come fulmini alla rovescia.
E le grida. Le grida! Sua madre, sua sorella di sei anni, Tanya.
Intrappolato da un incendio gridi, gridi finch non hai pi fiato.
Urla strozzate di dolore, di dolore animale. Aiuto! Aiuto!
Salvaci! Non lasciarci morire cos! Adam  annebbiato, la sua coscienza
non funziona,  fuori servizio. Si dice che non possono
essere grida quelle che sente, non l, sono fuochi d'artificio,
uno dietro l'altro, come raffiche di mitragliatrice.
Invece no. Sono grida umane. Grida di bambini, sul fiume.
A una decina di metri dall'Albatross che dondola sulle onde
sollevate da un motoscafo che sta sfrecciando via c' una
piccola barca a vela arancione fluorescente che dondola pi
pericolosamente, violentemente, si inclina, si rovescia. Un
ragazzino sui dodici anni, magro, in costume da bagno, e
due bambini pi piccoli, inermi, urlanti, di colpo in acqua.
Adam strizza gli occhi e vede, o crede di vedere, che i
bambini non hanno il salvagente.
Nel giro di pochi secondi Adam Berendt  in acqua.
Veloce, senza pensare, senza prudenza, senza circospezione,
senza paura, Adam si tuffa e comincia a nuotare. Si tuffa
scompostamente, goffo, maldestro;  sovrappeso, fuori forma,
di mezz'et; per un attimo la scarica di adrenalina lo fa
sentire pi giovane, come ormai non  pi, ragazzo forte e
asciutto, a suo agio in acqua come un'arvicola, e altrettanto
incosciente. In quel momento ha solo il tempo di rendersi
conto che c' qualcosa che non va. L'acqua  terribilmente poco
cedevole, spessa e sinuosa come un nido di serpi, gli resiste,
 sorprendentemente fredda. Adam capisce che non ce la fa,
ha sopravvalutato le proprie forze. Alza la testa per non perdere
di vista la barca dei bambini.  arancione, fluorescente,
con la vela che sbatacchia sull'acqua. Cerca di gridare "Resistete!
Sto arrivando!" ma beve, sputa, tossisce. Gli altri uomini
a bordo dell'Albatross guardano allarmati, ma guardano e
basta.

14.
Da bambino nuotava benissimo. Nel torrente impetuoso dietro
al campo dei caravan, dopo le piogge forti. Quando l'acqua
arrivava alle travi del ponte. Con i camion carichi di bestiame
e di legna che andavano verso Helena passando sul
ponte di tavole. L'odore aspro di acqua e di fogna. Ma non te
ne fregava niente delle fogne, non ci pensavi. Respira dal naso
e sta' attento a non bere.
Ma Adam pesa una cinquantina di chili pi di allora. Di
quando aveva undici, dodici anni. La felicit animale e rabbiosa
di quei tempi. Prima degli altri, prima dei tempi a venire.
Allora non aveva paura di niente. Si chiamava Frankie:
era ammirato, era temuto e persino i ragazzi pi grandi lo rispettavano.
Di certo non aveva paura dell'acqua, di nuotare.
O di tuffarsi dal ponte. Un ragazzo era annegato, in quel torrente,
ma Frankie no, lui si muoveva nell'acqua con lo stesso
agio di un'arvicola, le sue membra emanavano forza, la sua
anima agile e scintillante e combattiva brillava come luce riflessa
sull'acqua torbida e color del fango.
Si crede sempre di poter vivere in eterno. Anche se gli altri
cadono e si staccano, sprofondano nella morte e nell'oblio.

15.
Adam nuota verso la barca a vela rovesciata, bracciata dopo
bracciata come ha sempre fatto, occhio buono che pulsa, occhio
cieco inutile. La sua paura improvvisa  immotivata. O
no? Non pu annegare,  impossibile. Ha il salvagente, non
pu annegare. Ma  difficile nuotare con il salvagente,  difficile
nuotare con i bermuda e le scarpe zuppe d'acqua, pesanti
(e lo sa:  stato un errore). Intrise d'acqua, blocchi di cemento
che lo tirano gi. Sembra di nuotare in salita. (O di
pedalare su per la collina prima di entrare a Salthill, all'altezza
del vecchio cimitero dove le lapidi consunte, coperte di
muschio, con iscrizioni del 1700 ormai erose, pendono nella
terra verde come carte da gioco buttate via. Tanto tempo fa la
Morte non poteva essere reale. Adam, in bicicletta, comincia
a sentirsi accorciare il respiro, appena appena, e una strana
costrizione al petto che non registra. Anche se ricorda che da
aprile gli suda la fronte quando pedala su per la salita, quando
cammina troppo veloce con Apollo che gli trotta allegro
davanti. Non  che debolezza, per la miseria, e lui alla debolezza
non si arrende.)
Resistete... Ci sono quasi...
A pochi metri da lui c' una bambina bionda in acqua, i
capelli appiccicati sulla faccia, una faccia pallidissima, stravolta
dalla paura, schiaffeggiata dalle onde, scompare, riemerge,
si aggrappa alla barca. Il ragazzino pi grande, quello che era al timone,  sparito. Forse  dall'altra parte, forse
sotto la barca, forse sta annegando, o nuotando verso la riva
per salvarsi. Adam vede solo la bambina. La raggiunge, la
afferra. Finalmente! L'ha presa. La tiene per una spalla con
l'intenzione di tirarla via dalla barca e di tornare a riva, o
raggiungere un molo, ci sar bene un molo da quelle parti,
solo che... Adam non vede bene, ha un occhio solo e pieno di
acqua. E ha il fiatone. E la bambina scalcia e si dibatte, terrorizzata
come un animale. Adam le urla qualcosa, l'ha presa,
la salver, Cristo! Di colpo  stanchissimo, di colpo  invecchiato,
ha un peso terribile nelle gambe muscolose, nelle
braccia, ha sempre contato sulle proprie forze e adesso le forze
lo stanno abbandonando. Sono passate ore, in meno di tre
minuti di angoscia. Riflessi di sole si muovono come palle di
fuoco sull'acqua. Adam  disorientato. Da che parte...? Sta
arrivando un'altra barca, quella dei soccorritori. Nel petto gli
si sta formando un macigno infuocato. Ha cercato di nasconderlo,
questo fatto vergognoso, ma ormai non  pi possibile.
Spalanca la bocca per prendere aria, come un pesce moribondo.
L'occhio sinistro non vede pi niente, come il destro.
Se non avesse il salvagente andrebbe a fondo, non riesce pi
a far nulla. Gli prendono dalle braccia la bambina urlante e
la issano a bordo. Dalle sue braccia a braccia di sconosciuti?
Ma da dove arriva questa barca?
Adam non vede. Il macigno infuocato nel petto continua
ad allargarsi. Dolore, un dolore paralizzante mai provato
prima, a parte forse la volta dell'incendio, il primo incendio,
e forse  proprio lo stesso dolore, e qualcosa lo colpisce alla
testa con tanta violenza che non sente nemmeno pi male.
Non pensa Perlomeno, la bambina  salva. Non riesce a pensare
Perlomeno, questa cosa l'ho fatta. Non ha fiato. Non ha forze.
L'occhio sinistro si  spento come una lampadina fulminata.
Adam Berendt sta morendo. Il salvagente tiene su il moribondo,
una massa di vestiti bagnati.


PARTE PRIMA.
SE MI PRENDERETE.


Lo piangono...

1.
Come la morte entra nella tua vita. Con un telefono che
squilla.
E forse tu stai ancora aspettando che Adam Berendt ti
chiami. E forse sei confusa, il cuore ti batte gi in maniera assurda,
quando una voce sconosciuta fa il nome di Adam Berendt
e tu rispondi con ansia, speranzosa.
S, sono Marina Troy. Che cosa... che cosa c'?
Quell'istante prima che ti assalga la paura, che ti entri come
una scheggia di ghiaccio nel cuore.

2.
Thwaite si chiamava, colei che aveva causato la morte di
Adam Berendt. Marina lo avrebbe saputo poco dopo.
Cognome orribile, vero? Bench il nome della bambina,
Samantha, sia molto bello.
Ma a Marina sarebbe rimasto impresso Twaithe, le sarebbe
ronzato nella testa. Sarebbe diventato un'ossessione per lei,
che si riteneva priva di ossessioni. Donna intelligente, ragionevole,
non certo emotiva, ma il nome Thwaite le si insedi nel
cervello come un'asfissia, una morte soffocante dal sapore di
catrame. Thwaite Thwaite, nel sonno agitato delle notti dopo la
morte di Adam. Singhiozzava, furiosa: Se ci fossi stata anch'io,
con lui, su quella barca, non l'avrei lasciato morire.
Nello stravolgimento del dolore Marina Troy si convinse
di questo.

3.
Alla Tv locale. Quanto sarebbe stato imbarazzato Adam! Anche
se forse, segretamente, ne sarebbe stato fiero.
Buon samaritano. Adam Berendt. Di Salthill-on-Hudson. Incidente
il Quattro Luglio. Sul fiume. Salvata bambina di otto anni.
La faccia di Adam sullo schermo lucido, che strizza l'occhio
cieco e sorride. La testa grossa che sembra una scultura di
ruvida argilla. Mero attimo sullo schermo di un televisore,
rapido cambio di inquadratura sui ben pi giovani Thwaite,
genitori della bambina salvata. Thwaite. Harold e Janice. Di Jones
Point. Sconvolti dalla tragedia. Estremamente dispiaciuti.
Enormemente grati. Uomo coraggioso che ha dato la vita per salvare
nostra figlia. La nostra Samantha. Pregheremo sempre per
Adam Berendt. Vorremmo parlare con i suoi parenti, con i suoi cari.
Oh, e speriamo tanto... Marina spense la Tv disgustata.
Come avrebbe fatto a sopportarlo, a tollerare la banalit
del "buon samaritano"? La banalit delle emozioni dei
Thwaite, il fatto che fossero cos deludentemente ordinari, e
giovani, che balbettassero nei microfoni puntati contro i loro
volti stupiti.
Be', devo farcela. Dovr imparare a sopportare questo e
altro.
Era una donna adulta e conosceva il lutto, la morte. Non
era ingenua, vittimista.
Sua madre soffriva di una malattia cronica e suo padre era
morto tre anni prima a settantanove anni, e quindi lo sapeva,
sapeva cosa aspettarsi dalla vita, sapeva che con il tempo i
clich diventano dolorosamente veri, ma si sopravvive finch
non viene il proprio turno: non si arriva alla mezz'et
senza apprendere queste verit tanto primitive. Tuttavia,
quando le era morto il padre, Marina non aveva provato sorpresa.
Quella morte era stata non solo prevista, ma "pietosa".
Dopo una serie di interventi e mesi di chemioterapia, il
lento spegnersi della vita del padre di Marina era stato un
lento svanire della luce nel crepuscolo e quindi nel buio. Succede
cos, e muori.
Non come Adam Berendt.
Dio ti maledica, Adam. Perch?
Marina cercava disperatamente di ricordare l'ultima conversazione
che avevano avuto. Chiuse gli occhi, fregandoseli
con i palmi delle mani: la faccia di Adam!
Un medico del Jones Point Medical Center le aveva prescritto
un sedativo. (Voleva dire che era sull'orlo della crisi
isterica? Che aveva perso il controllo, che era crollata?) La
mattina dopo Marina Troy si alz a fatica dal letto che era come
una tomba, al primo piano della sua casa in North Pearl
Street. La casa delle favole, l'aveva chiamata affettuosamente
una volta Adam. Come se Marina Troy fosse la protagonista
di una favola, una fanciulla da salvare. (E lui il suo salvatore?)
Con la camicia da notte di nylon che puzzava di
sudore, una spallina abbassata, tir su il vetro della finestra a
saliscendi perch doveva respirare! Respirare! C'era qualcosa
che la appestava con la sua crudelt, la sua ingiustizia: che
cosa? L'ultima volta che ci siamo parlati, non lo sapevo. Se l'avessi
saputo... Il soffitto sfrecciava sulla sua testa con ebbra levit,
gli iris lilla della tappezzeria di una leziosit vagamente sarcastica.
Twhaithe, misto al suono delle campane. Il rintocco di
Thwaite Thwaite nella sua testa.
La camera da letto di Marina era piccola ma deliziosa, con
finestre piccole ma deliziose, antiche, met Ottocento, da
stuccare, che davano sulla chiesa cattolica di St Agnes e sulla
sua guglia araldica che galleggiava nel cielo della notte, sul
suo antico cimitero sconnesso. (Adam Berendt non sarebbe
stato sepolto l, questo era certo. Adam era pagano, non cattolico,
e alla sua morte voleva essere "carbonizzato".) North
Pearl Street era una delle vie pi antiche di Salthill, ripida e
stretta, strada senza sbocco che finiva con tre belle case di legno,
una delle quali era di Marina Troy.
Chiss come (quando, per l'esattezza?) Marina era arrivata
a trentotto anni.
Avrebbe potuto essere sua figlia, diceva scherzando Adam
Berendt.
Non dire scemenze! Quanti anni hai tu? Cinquanta? Cinquantadue?
In tutta franchezza, Marina, ho perso il conto.
Si tolse la camicia da notte di nylon sudata, la appallottol
e la gett per terra. Avrebbe avuto voglia di fare lo stesso con
la pelle, appiccicaticcia, irritata. Nel silenzio che segu alle
campane sent l'eco Thwaite! Thwaite!. Il suono della morte,
quegli esseri detestabili, genitori disattenti, giovani, spaventati,
che leggevano comunicati scritti per loro da giornalisti,
incerti se sorridere o non sorridere, per in televisione sorridono
tutti, giusto? Magari appena appena, tristemente? In
verit Marina non li detestava. Era il nome Thwaite che non
le usciva dalla testa, serpeggiante come i lunghi capelli ramati
che di giorno portava intrecciati sopra la testa (come
Elisabetta I) ma che di notte le andavano da tutte le parti, le
si annodavano, ciocche ribelli che le serpeggiavano sulla
bocca. Thwaite era una massa di nodi che nessun pettine poteva
sbrogliare. Thwaite era l'indovinello della fiaba: come mi
chiamo, il mio nome  segreto, il mio nome  la tua morte, indovina
come mi chiamo. Thwaite, l'inarrestabile sentimento
che provava da tempo per Adam Berendt, che non era mai
stato n suo marito n suo amante. Thwaite, potente come
nessun'altra emozione che Marina avesse mai provato per
una persona.
E la rabbia. Maledetto, come hai potuto. Senza nemmeno dire
addio. Lo sapevi, ti dispiace non averlo saputo, perch non hai lasciato
che te lo dicessi, che ti spiegassi che cosa provavo per te? E
adesso?
Un incidente sul fiume. Ne succedevano sempre tanti, il
Quattro Luglio, in tutti gli Stati Uniti. Anche sulle strade. E a
causa dei fuochi d'artificio, specie quelli acquistati da rivenditori
non autorizzati, sent dire Marina in uno stato di trance.
Ma cos'era? Una voce sconosciuta, stavolta alla radio
(quella sul davanzale della cucina). La spense e la prese a
pugni. Cosa gliene importava degli incidenti degli sconosciuti?
Delle loro morti insensate.
Adesso che Adam non c'era pi, difficilmente le sarebbe
importato di qualcosa.
La diagnosi ufficiale era che Adam Berendt era deceduto
in seguito ad arresto cardiaco. Aveva riportato anche gravi
fratture al cranio. Era morto pochi minuti dopo essere stato
tirato fuori dall'acqua, in ambulanza. Alle ore 18,20 circa del
Quattro Luglio. Marina sperava che fosse morto senza riprendere
i sensi, senza accorgersene, ma non aveva osato
chiederlo. Thwaite, morte. Niente da fare. Una tragedia. Sempre
che un incidente possa essere una tragedia. Ti ritrovi a
pronunciare quella parola, tragedia, come fanno gli altri. Un
modo di dire, un tentativo come un altro di lenire il dolore.
Non va bene dire che una brava persona  morta accidentalmente,
e quindi stupidamente. Si usa la parola tragedia in
mancanza di altre pi adatte. Non mi ha mai baciato. Come
avrei voluto io. Mai i seni, il ventre, in mezzo alle gambe.
Quell'assenza di baci e carezze era il suo segreto. Ci avrebbe
riflettuto a lungo, la notte. Ci avrebbe riflettuto in negozio,
sapendo che Adam Berendt non sarebbe mai pi passato a
salutarla in libreria. Se suonava il telefono, non era lui. Se
qualcuno bussava alla porta, non era lui. Nella nebbia da sedativi
che le rallentava il battito del cuore fino quasi a fermarlo,
avrebbe riflettuto su tutto questo.
La famiglia Thwaite aveva espresso pubblicamente il desiderio
di conoscere i parenti di Adam Berendt, i suoi "cari".
Per ringraziarli del sacrificio di Adam. Chi non faceva parte
della famiglia di Adam, chi non era n la moglie n un consanguineo,
non andava bene.
Stronzi ipocriti. Ero "cara" a Adam quanto tutti gli altri.
Ma non li avrebbe odiati, non si sarebbe lasciata ossessionare
da un illusorio nemico. I signori Thwaite di Jones Point,
New York. Nel giro di ventiquattr'ore avevano ricevuto la
loro dose di attenzione e di biasimo da parte dei media: nessun
giornalista li aveva accusati di "negligenza", ma il sospetto
restava ed era stata aperta un'inchiesta sull'incidente
in cui la loro figlia Samantha Thwaite, di anni otto, e il fratello di anni dieci erano rimasti coinvolti sul fiume Hudson, rovesciandosi
con la barca a vela di un vicino portata non da
un adulto, ma da un ragazzino tredicenne. L'imbarcazione
era dotata di salvagenti della taglia giusta, che per i tre non
avevano usato. S, era stata una sciocchezza. Un'imprudenza.
Forse negligenza. Ma quanto sarebbe stato pi pietoso
semplicemente perdonare.
Marina sentiva la propria voce commiserevole al telefono
che si lamentava con gli amici: Arrabbiarsi non riporter in
vita Adam. E Adam era l'uomo pi logico del mondo.
E ancora:  stato proprio da lui! Se doveva andarsene -
cos, improvvisamente - avrebbe scelto lui stesso... una cosa
del genere.
Ma era vero? E il Thwaite Thwaite ricominciava a tormentarla
ogni volta che cercava di essere razionale e responsabile.
Thwaite, il catarro nero come catrame della morte.

4.
Marina era stata convocata a Jones Point perch nel portafoglio
di Adam Berendt non c'era nessuna indicazione riguardo
il suo parente pi prossimo. In caso di emergenza chiamare
era lasciato in bianco.
Non aveva famiglia? Nessuno?
Nel portafoglio logoro era stato trovato per un biglietto
da visita bianco, zuppo d'acqua:
SALTHILL BOOKSTORE, FONDATA NEL 1911
7 Pedlar's Lane
Salthill-on-Hudson, ny
di Marina Troy
Sul retro del biglietto c'era il numero di telefono di casa di
Marina scarabocchiato a matita. Fu quello il numero che
chiamarono le autorit.
E cos Marina venne convocata. Dalla voce dell'autorit.
Ubbid come una sonnambula. Troppo sconvolta anche solo
per pensare Non pu essere, vero? Non cos.
Guidava in uno stato di panico glaciale. Non si ricordava
di essere salita in macchina, di averla messa in moto, n di
come il tempo era rimasto sospeso fino alla vista inconfutabile
del corpo. Eppure percep, perch Marina Troy era una
donna capace di cogliere le ironie agrodolci, la crudelt di
quel viaggio fino a Jones Point per svolgere quel compito.
Perch al crepuscolo la luce era bellissima, romantica. Al crepuscolo
pensava spesso a Adam Berendt. Al crepuscolo era
spesso con Adam Berendt. Adesso sul fiume ampio e scintillante
le luci brillavano come pensieri sgomenti. Sul fiume
c'erano spettri di barche a vela e motoscafi che ammiccavano.
Marina si chiese se era prudente navigare sul fiume al
buio. Di tanto in tanto passava qualche mercantile, e chiatte
enormi di fronte a cui un'imbarcazione da diporto sembrava
inconsistente come una falena. Perch Adam era andato in
barca a vela sul fiume? E di chi era la barca? Perch a Jones
Point? Se fossi stata con lui. Perch non ero con lui? Marina
e Adam avevano in programma di vedersi, assieme ad altri
amici di Salthill, la sera dopo. Era gi tutto pianificato.
Perch non ci hai chiamato, Marina? Saremmo venuti con te.
Dev'essere stato tremendo. Sicura di stare bene?
S, era sicura. Ma s! Solo che era arrabbiata, e disperata.
Voleva andare a vederlo da sola. Non aveva voglia di discorsi.
N di commiserazione, di piangere sulla spalla di
qualcuno. Forse non  morto, forse  qualcun altro. Un errore
di persona? Marina era stata informata soltanto del nudo fatto
che Adam, o un uomo identificato come "Adam Berendt",
era morto poco prima in seguito a un incidente occorso sul
fiume.
Il fiume! Marina ricordava che dallo studio di Adam, sul
retro della casa, si vedeva fino all'altra sponda, lunghi momenti
di semitrance in cui la luce calava sulle onde agitate e
il crepuscolo si infittiva ai bordi delle cose; il crepuscolo era
una qualit della terra, perch l'acqua restava soffusa di una
strana luce oleosa, scintillante. A ponente il sole era di un
rosso artificiale, bellissimo, che sanguinava all'orizzonte come
un tuorlo scoppiato.
I fuochi d'artificio brillavano su tutte e due le sponde dell'Hudson.
Il Quattro Luglio: festa americana, celebrazione di
spari, razzi, aggressioni, morte ai nemici. Sulla riva orientale
del fiume, quella opposta, nei pressi di Tarrytown si alzavano
nel cielo sgargianti girandole di rosso, oro e bianco accecante,
che poi si inabissavano silenziose nell'acqua e un attimo
dopo venivano rimpiazzate da altre esplosioni, fontane
variopinte e scintillanti che salivano e scendevano senza far
rumore, spegnendosi. Basta. Basta. Basta. Stupida festa, al
tempo della morte. Quasi a farsi beffe della morte di un uomo.
Persino a Jones Point, dove la morte la aspettava, volgari
stelle filanti coloravano il cielo ormai scuro sul fiume.
Esplosioni di gialli, spirali di rosso, strisce arcobaleno. Odiose,
infernali. A Marina venne in mente che i fuochi d'artificio
sono una metafora dell'orgasmo e quel pensiero le diede la
nausea. Noi mai. E adesso non succeder pi.
In quello stato che precede lo shock, Marina trov il Jones
Point Medical Center. Non era un ospedale grande. Parcheggi
e corse verso la porta sul retro. Era senza fiato, respirava
con la bocca, come durante le loro passeggiate nella Eagle
Mountain Preserve Adam le aveva raccomandato di non fare.
All'interno, in un atrio dalle luci forti, le vennero incontro
degli sconosciuti, che chiaramente la stavano aspettando.
Sent pronunciare il proprio nome. Marina Troy? L'amica
di Adam Berendt. Marina non li conosceva. Erano cinque o
sei, eppure sembravano tantissimi. Si presentarono come
"gli amici", "i nuovi amici" di Adam, quelli che avevano organizzato
la cena di beneficenza all'aperto. Marina li fiss
senza aprire bocca. Una donna in lacrime sulla quarantina,
con un prendisole molto giovanile senza spalline e uno scialle
sulle spalle, os chiamarla "Marina" e posarle le mani sulle
spalle rigide, come se fossero due donne unite da un lutto
che le accomunava, come se lo shock e l'orrore crescente di
Marina Troy potessero essere cos facilmente condivisi. Marina,
ci dispiace cos tanto... Marina, respirando dalla bocca,
la spinse via e cerc di non mettersi a gridare.
I Thwaite non c'erano. Ancora per un'oretta a Marina sarebbe
stato risparmiato il Thwaite.
Le ore successive trascorsero come un sogno delirante,
pieno di distorsioni visive e di bruschi colpi di scena.
Marina Troy?  qui per Adam Berendt? Prego, venga con
noi.
Fuggi! Marina venne allontanata dagli "amici" con l'aria
colpevole e gli abiti sportivi, uno dei quali riusc a infilarle in
mano le chiavi della macchina di Adam. Ma questo Marina
lo scopr in seguito. Che cosa ci faceva Adam con quella gente,
perch non gliene aveva parlato, perch la cena all'aperto
il Quattro Luglio a Jones Point? Quell'orribile donna era una
di quelle che lo adoravano e gli facevano il filo? Marina tremava
dalla collera, arrabbiata con loro e con Adam, per la
sua scarsa capacit di giudizio. Era proprio da lui! Impulsivo,
impetuoso! Un giovane con il camice bianco e una donna
pi anziana di origini orientali che le aveva lanciato un'occhiata
piena di comprensione la stavano accompagnando all'obitorio,
dove avrebbe visto e riconosciuto il corpo, e le
parlavano sottovoce, preparandola a quella prova (era una
sceneggiatura fissa? bench Marina non l'avesse mai sentita
prima, le pareva di riconoscerla), ma Marina faceva fatica a
starli a sentire e in quello stato di affanno e di involontario
sbattere di palpebre non badava ai corridoi lucidi lungo cui
la stavano portando. Presero un ascensore, scesero a un piano
inferiore. Sotterraneo? Adam? Adam! Aveva la vaga
sensazione che qualcuno stesse parlando ad alta voce. Forse
era lei. Si pul il naso sul bordo della mano. Frug nella borsa
ma non trov un fazzoletto pulito, maledizione. E, maledizione,
perch faceva cos freddo l dentro? Mentre fuori l'aria
era calda e pesante come un sospiro.
Non riusciva a smettere di tremare. Adam aveva commentato,
a volte, durante le loro camminate, che le venivano le
unghie blu, che doveva avere la pressione bassa. Non sar
mica stata anemica? E Marina protestava ridendo. No, certo
che no. Non era una donna che amava essere guardata, considerata.
Non aveva una dotazione normale di vanit, da quel
punto di vista era handicappata. Era corsa a prendere la
macchina appena ricevuta la chiamata, aveva guidato per
cinquanta chilometri cos com'era, bermuda di jeans e maglietta
larga, gambe bianche e sandali vecchi. I capelli, bagnati,
le si appiccicavano sulla fronte e sul collo come alghe.
Erano ore che non si guardava allo specchio e si chiese quanto
sarebbe sembrata disperata a Adam, con il suo occhio critico.
Marina, per favore, datti una regolata.
O forse, grato di essere sfuggito alla morte per un pelo,
Adam le avrebbe detto Grazie, Marina! Grazie di essere corsa
subito qui.
La stavano avvertendo. Di cosa? Il giovane e la donna con
il loro camice bianco. La stavano avvertendo di prepararsi? E
come? Chiavi della macchina strette fra le dita. Palmo sudato.
Le avevano affidate a lei, quelle chiavi, le chiavi della
Mercedes di Adam, parcheggiata fuori del pronto soccorso.
(Che fretta avevano avuto, quelli della festa, di passarle la
patata bollente, di liberarsi della macchina di Adam). La stavano
conducendo in una grande cella frigorifera. L'obitorio.
Luce accecante. Forte odore chimico. S. ... lui.  l'uomo
giusto. Idiota, perch l'aveva detto? Ma l'aveva detto con
voce ferma e calma, affidabile. Marina Troy era una di quelle
persone che si preoccupano di comportarsi in maniera civile,
di aiutare il prossimo, di non fargli del male. Non era una
donna dalle emozioni violente. Non era una che scoppiava a
piangere. Non era una che perdeva il controllo. In pubblico.
Tuttavia la sua visuale si era stranamente ristretta (meno male
che era in ospedale, se proprio doveva venirle un'emorragia
o un ictus non poteva scegliere un momento migliore) e
vedeva poco o niente in quello spazio illuminato dai neon, a
parte l'uomo che giaceva immobile su una barella in piena
luce. Adam? Com'era grosso il suo corpo, com'era sgraziato.
Eppure profondo. Marina aveva mai visto qualcuno con
un'aria pi profonda, vivo o morto che fosse? Adam sarebbe
potuto essere una scultura in piombo magistralmente colorato.
Pesante, pesantissimo! Una tonnellata. Quella cosa era e
non era Adam Berendt, il suo amico. Com'era indecorosa la
sua quasi totale nudit davanti a estranei. Marina l'aveva visto
in costume da bagno, era rimasta colpita dal suo torace
tozzo e coperto di peli argentei, fitti e ricciuti come il vello di
un animale, ma in quelle occasioni Adam si muoveva. Nei
suoi ricordi, Adam si muoveva sempre. E questo cambiava
tutto. L, supino, senza cuscino sotto la testa, posata
anch'essa sulla superficie di alluminio, Adam era chiaramente
"morto". Il suo essere morto si alzava come vapore dalla pelle
cinerea e molle, dagli occhi ciechi, dalla bocca socchiusa.
Ormai era impossibile dire da quale occhio non vedeva. Li
aveva entrambi chiusi, mezzelune di un bianco malsano.
Adam? Sono Marina. Quasi sussurrava. Sapeva che Adam
era morto, ma gli si avvicin e bisbigli, come se potessero
trasmettersi qualche segreto all'insaputa degli altri. Gli prese
goffamente una mano. Era cos pesante! La sollev a fatica. I
muscoli di Adam erano rigidi, stretti nella morsa del rigor
mortis, era questa la spiegazione? Quest'uomo, che nella vita
era stato cos eccezionale, unico, adesso era soggetto ai pi
comuni sintomi della morte. E della successiva decomposizione.
Cremato. Voleva essere cremato. Marina parlava distrattamente.
Era cosciente solo a met delle domande che le
venivano rivolte. Deve avere dei parenti, nel Midwest, immagino,
o nel West, non so chi siano, per. Io... non sono certo
io a saperlo. Se quelli che glielo avevano chiesto immaginavano
che Marina fosse stata l'amante di Adam Berendt, a
quel punto dovevano aver cambiato idea. Anche se aveva
preso la mano di Adam fra le proprie, come per rassicurarlo.
Sapendo che il suo istinto sarebbe stato di ritrarla, in virile
imbarazzo. Come sarebbe stato mortificato, a stare l nudo
sotto un sottile lenzuolo. Non avrebbe voluto vedere l Marina,
n alcuno degli amici di Salthill. Neanche le sue amiche.
La voce di Marina riecheggiava debolmente nella stanza che
sembrava gigantesca, la visuale ristretta, limitata a Adam.
S, posso dirvi come si chiama il suo avvocato. Ma non ora.
Posso restare un attimo sola con lui, adesso, per favore?
Con l'accento su adesso. La mano che stringeva fra le dita tremanti
rest ferma: era chiaramente la mano di un "morto".
Ma era la mano del suo caro amico. Le nocche grandi, livide,
le dita grasse, i pollici larghi il doppio dei suoi, le unghie
scolorite e rigate di sporcizia. Adam era un giardiniere, un
tuttofare, un tagliapietre, uno scultore occasionale; un uomo
che amava lavorare con le mani, usarle. Si vedeva, nell'uso
che Adam faceva di se stesso, come un uomo pu desiderare
di fare poca attenzione alla fatica fisica che lo consuma. Le
unghie avevano cominciato a sfaldarglisi, negli ultimi tempi,
Adam se n'era fuggevolmente lamentato, e questo gli impediva
di pulirle persino con la lama di un coltello; Marina gli
aveva detto che doveva essere carenza di vitamine o di qualche
minerale, preoccupata per lui, ma Adam era rimasto indifferente
e aveva cambiato discorso. Adam. Oddio. Sentiva
un fischio dentro la testa, le batteva il cuore in modo strano.
(Che le fosse venuta un'emorragia cerebrale? Un
aumento di pressione come di acqua che si raccoglieva fuori
da quello spazio illuminato; come se - e per un attimo, con la
stessa logica dei sogni, pens che era possibile - fosse in un
sottomarino in fondo al mare.) Gli estranei in camice bianco
l'avevano lasciata sola con Adam. Aveva il sospetto che la
stessero osservando da dietro una parete a specchio. Accarezz
la faccia di Adam come forse non avrebbe fatto se fosse
stato vivo. Non a quel modo. Le guance erano flaccide. Carne
molle sotto la mascella. Strano, sembrava cereo, lui che da
vivo era sempre rosso, accaldato. Adesso il sangue defluiva
dal suo volto. Scendeva. Il sangue si ispessiva nella propria
rigidit, come coagulandosi intorno a una grossa ferita. C'era
un taglio sulla fronte e sul cranio di Adam, dove l'aveva
colpito la barca (la barca dei soccorritori?) e da quel taglio
era uscito sangue, ma poi aveva smesso; non avrebbe sanguinato,
se si fosse tagliato adesso. Non avrebbe pi sanguinato:
la sua carne era "morta". A Marina dava fastidio che
Adam sembrasse cos vecchio. Le veniva voglia di protestare
con il personale dell'ospedale: Adam Berendt non era cos, prima.
Non era cos vecchio, cos brutto. Grinze profonde e scure
sotto gli occhi, il cranio rotondo visibile sotto i radi capelli
cortissimi, la bocca rilasciata. A un angolo della bocca, una
crosticina bianca. Se Marina fosse riuscita a estorcergli un
sorriso, perch Adam era uno che si poteva prendere in giro,
sarebbe tornato come prima, bello, con la sua buffa camminata
tracotante e sexy, ma Marina cominciava a disperare di
poterlo far reagire. Sono qui. Marina. Adam, mi conosci. Certo,
sapeva benissimo che era morto. Eppure non poteva fare a
meno di pensare che, nei suoi modi contorti, Adam stesse
scherzando. Era chiaro che scherzava. Respirava pianissimo,
ma respirava. Non potrebbe essere in coma? Lo disse brusca,
in tono d'accusa. Batteva i denti, aveva i brividi, la pelle
d'oca, i capelli dritti. Bisbigli: Mi senti, Adam?. S, okay,
era ridicolo, ma doveva chiederglielo, no? Pensano che sia
la tua amante. Chi  la tua amante, invece? Non la invidio.
Spesso Marina si arrabbiava con Adam, ma non glielo diceva.
In quel momento era arrabbiata con lui perch era stato
imprudente. Stupido. Tuffarsi nell'Hudson? Salvare" la vita
a una bambina che rischiava di annegare? Dov'erano i suoi
genitori? Chi avrebbe pagato? Adam Berendt era morto in seguito
ad arresto cardiaco in un incidente sul fiume. Era proprio
da lui prestare aiuto a perfetti sconosciuti. Come se non
bastasse aiutare gli amici nel momento del bisogno. Si era
spezzato la schiena, dopo una festa la sera dell'ultimo dell'anno
a casa degli Hoffmann, per aiutare un amico ubriaco a
tirare fuori da un fosso pieno di neve in Old Mill Way la sua
enorme e lussuosa Lexus.
Quando Adam aveva detto a Marina di voler essere cremato
e non seppellito, con una cerimonia semplice per pochi intimi,
e che le sue ceneri venissero disperse nel suo giardino, mescolate
alla terra dell'orto, le aveva anche chiesto di fargli da
esecutore testamentario "per gli effetti personali". E Marina,
commossa ma turbata, non avendo nessuna voglia di approfondire
il tema della mortalit del suo amico, gli aveva risposto
subito di s, s, certo, qualsiasi cosa volesse dire fargli
da esecutore testamentario "per gli effetti personali". (Distribuire
le sue cose, forse. Adottare il suo cane. Oh, povero Apollo!
Per quanto Marina si fosse sforzata, non era mai riuscita a
provare affetto per il bastardo di Adam, met husky e met pastore,
che la leccava ovunque non gli venisse proibito di farlo.)
E non aveva colto l'occasione per chiedere ad Adam notizie
sulla sua famiglia, sui suoi parenti, chi avvertire in caso di
emergenza, dove abitava quella gente misteriosa. Avrebbe lasciato
un elenco di istruzioni al suo avvocato? No, Marina non
aveva fatto nessuna di queste domande pratiche. Si era limitata
a ridere nervosamente e aveva aspettato che Adam cambiasse
discorso. Non aveva voluto pensare che Adam potesse
morire prima di lei. (Come se non fosse stato pi che probabile,
avendo lui oltre cinquantanni e lei meno di quaranta.)
Se mi prenderete e io non vi scapper. Quelle parole misteriose
erano del Fedone di Platone, che Adam ogni tanto citava,
la lunga, lirica, morte di Socrate che, dopo aver bevuto il
veleno, aspetta tutto allegro la morte in compagnia dei suoi
amici. Ma i morti si prendono facilmente, pensava Marina. I
morti non scappano a nessuno. Oh, povero Adam. Non eri
pronto, io lo so. Caro, mi dispiace tanto. Gli baciava avidamente
tutte e due le mani, mani rigide, sciupate. Si stringeva
a lui, assorbendone il freddo, quel corpo cos grande, colosso
caduto, pesante come piombo; gli baci la fronte, gli occhi
socchiusi. Gli prese la testa fra le braccia, gli accarezz i capelli
ispidi. Lo baci sulle labbra. Os baciare le labbra di un
morto. Gli stava per chiedere francamente: Lo sai che ti amo,
Adam? Rischiando di porre fine alla loro amicizia. Adam, perch
non lo sai? Gli si strinse contro. Spudorata, disperata.
Aveva perso coscienza, era in deliquio. Le si alz dentro
un'onda schiacciante e di nuovo ebbe la sensazione di essere
sott'acqua, in balia del destino. Le mancarono le forze e si
sent debole, con le gambe molli. Le venne da vomitare.
Avrebbe battuto la testa contro qualcosa di metallico e tagliente
e quando l'avessero rialzata per svegliarla, chiamandola
per nome con urgenza, si sarebbe resa conto di avere la
camicetta sporca di un liquido gelatinoso che puzzava orrendamente,
di aver sputato l'acqua rancida del fiume che aveva
ucciso Adam Berendt. Ma a cosa era servito? Adam era
ancora morto.

5.
Allora, Marina, qual  lo scopo della vita?
Stavano facendo una passeggiata insieme, Marina e il suo
amico Adam Berendt, nella Eagle Mountain Preserve, a nord
di Hastings-on-Hudson. Non stavano insieme, ma erano
spesso insieme. "Solo amici. Ma molto intimi." Marina sapeva
che Adam aveva molti amici e che gli piaceva porre loro
domande difficili e improvvise. Era risaputo che l'interesse
che manifestava era appassionato e al tempo stesso curiosamente
impersonale. Adam non si lasciava conoscere bene,
ma attraverso di lui si poteva imparare a conoscere meglio se
stessi.
Era maggio, l'anno prima della morte di Adam. Marina
era l'unica sua amica che amasse la vita all'aria aperta e fosse
abbastanza allenata per accompagnarlo nelle sue passeggiate.
Adam la stuzzicava, la provocava, la metteva in difficolt,
ma a lei non importava. Gli disse: Che cosa intendi per scopo
della vita? Lo scopo della mia vita, o della vita in generale?
Mi sembra una differenza fondamentale. Adam le rispose:
Se rispondi a una domanda, rispondi anche all'altra.
Marina scoppi a ridere, pur sentendosi un po' snobbata.
Lo scopo della vita, Adam cominci, prendendo fiato perch
stavano affrontando una ripida salita,  arrivare in cima
a questa montagna. Adam replic: E oltre la montagna?.
Marina: Non vedo ancora niente, oltre a questa montagna.
 tutta teoria.
Era un po' come fare sesso? si domandava, questo modo
di Adam Berendt di sondare, tastare, interrogare i suoi amici.
Le sue amiche.
Espansivo, Adam spieg: Oltre tutte le montagne, Marina.
In senso fisico?
Quali altre montagne esistono, se no?
Marina lo sapeva, sapeva benissimo a cosa stavano per arrivare.
Era una giovane puledra ribelle, indomita. Il suo addestratore
la comandava, usando solo la voce, che era dolce,
ipnotica e insistente.
Quelle interiori. In senso spirituale.
Pensi di avere montagne interiori che non hai ancora scalato
nella tua vita, Marina?
S, credo di s.
E quali sarebbero?
Non mi fare questo. Non mi mettere a nudo.
Non occorre che ti risponda. Chi sei tu per me?
Adam Berendt era entrato nella vita di Marina inaspettato,
con l'autorevolezza di un tutore, di uno che conosciamo
da sempre.
Sapendo che la Salthill Bookstore era in crisi, Adam l'aveva
finanziata, socio occulto; passava spesso a darle una mano,
apertamente, accogliendo i clienti, mettendo i libri sugli
scaffali, facendo l'inventario, incoraggiandola quando si lasciava
abbattere. (Oh, Adam si era accorto che lei avrebbe
voluto morire! Come le donne americane, single o sposate,
pi o meno giovani, guardando il crepuscolo da una finestra
che, quanto pi il buio infittisce, diventa un beffardo
specchio dell'anima.) Scoraggiarti, deprimerti per il lavoro, per
una mera questione di soldi, quando il mondo  pieno di bellezza?
No, Marina. La toccava, con quelle sue mani grosse e dall'aria
vissuta. Mentre parlava e sorrideva, le metteva una mano
sull'avambraccio, sulla spalla. A volte anche sulla testa -
e non solo a lei - dando alcuni colpetti di approvazione, come
avrebbe fatto con il suo cane Apollo. Approvazione e affetto.
A volte baciava Marina sulla guancia, o la abbracciava
per salutarla. A Salthill quel tipo di baci e abbracci, anche
un po' eccessivi, erano manifestazioni sociali: donne che abbracciavano
uomini, con questi che mimavano passivit,
donne che abbracciavano donne, con emozione, con affetto.
O con una rituale manifestazione di affetto. Marina Troy era
solitamente rigida, in queste manifestazioni, perch si sentiva
troppo poco femminile, troppo poco donna, ed essendo
single non pensava di avere la stessa libert di abbracciare
gli uomini - specie uno come Adam, per cui provava sentimenti
intensi - che avevano altre donne, sposate. Oh, Adam!
Se avessi osato toccarti!
E questo era un mistero. Come mai Adam Berendt, insegnante
part time e scultore di scarso successo, che non lavorava
quasi mai, aveva abbastanza soldi da aiutare Marina a
pagare le rate del mutuo e da investire nella libreria? (E non
vi aveva investito poco, Marina era rimasta sorpresa.) Non
voleva che nessuno lo sapesse:  il nostro segreto, Marina.
A volte passava dal negozio per diversi giorni di fila, facendole
battere il cuore, poi spariva per una settimana e anche
di pi. Il telefono non gli piaceva e non chiamava quasi mai;
se lo chiamavano, e Marina a volte lo faceva, nei momenti di
debolezza, spesso lasciava squillare il telefono senza rispondere.
Non aveva segreteria telefonica. Era insofferente verso
le aspettative del prossimo. Poteva andare come non andare
a una festa. Sembrava lasciarsi guidare dall'istinto. Forse, invece,
era una strategia. Adam Berendt era imprevedibile, un
padrone che non ha bisogno di subordinati. Ma in sua presenza non si poteva
fare a meno di pensare: Quest'uomo vuole
bene a me, e solo a me.
... Il mio io spirituale? Le montagne che non ho ancora
scalato.
Marina si imbarazzava, a dire queste cose. Si sentiva piccola,
in ansia, ma al tempo stesso fiduciosa come non era mai
stata da piccola, perch fra i suoi parenti e amici non c'era
stato nessun Adam Berendt. Che diceva, che insisteva, con la
sua voce calda ed espansiva: Marina, che cosa sono queste
montagne, per te? Quelle che non hai ancora scalato.
Era il metodo socratico nella sua essenza pi pura. La ricerca
impersonale della Verit. Marina provava l'imbarazzo,
e l'ebbrezza, della ricerca. Non era lei a essere cercata, ma la
sfuggente Verit. Non c'era niente di personale. O no?
Adam, sei tu. Sei tu la montagna da scalare. Il mio amore per te.
L'amore per un uomo. Pieno, carnale.
Invece Marina disse, sottovoce come se si vergognasse, inciampando
nel sentiero e ricacciando le lacrime: Io... io
avrei voluto fare l'artista. Da sempre. Non c'era nessuno nella
mia famiglia che contemplasse un'idea simile. La mia era
una famiglia di gente pratica. Mio padre faceva l'insegnante
in una scuola superiore, era un lavoro come un altro. Mia
madre prima di sposarsi aveva fatto l'infermiera. Lavoravano,
portavano a casa lo stipendio. Io avevo "un ideale". Ero
una ragazza inquieta, agitata. Al college, nel Maine, capii che
per fare l'artista bisogna filtrare i propri ideali attraverso la
tecnica e mi interessai di scultura e ceramica. Non convenzionale,
roba strana, sperimentale. Ceramiche che non si
vendevano. Mi tranquillizzava molto, mi sembrava di uscire
da me stessa, di cadere in trance. Dopo la laurea - negli anni
Ottanta - andai a stare a Provincetown con degli amici, avevo
pochi soldi, ma ero felice e c'era una galleria che vendeva
i miei pezzi. Poi per mi stufai e mi trasferii a San Francisco e
per un po' abitai in uno splendido ranch chiamato Mendocino...
come ti sarebbe piaciuto quel posto, Adam! Dalle finestre,
invece del fiume, si vedevano le montagne. Le montagne
sono un po' come dei fiumi verticali, non trovi? E la
luce scende dall'alto come una cascata. Stavo bene, feci dei
lavori interessanti. Mi ero allontanata dalla mia famiglia ormai
da parecchio tempo, a loro non piaceva il mio modo di
vivere, non lo volevano capire, ma quando mio padre si ammal
io tornai sulla East Coast e qui successe qualcosa fra
me e quello che facevo, fra le mie mani e il materiale che lavoravano
e questo  fatale per un artista, non credi? Era come
se avessi perso il coraggio. Un giovane artista ha coraggio,
fosse anche solo quello dell'ignoranza. A un certo punto
lo perde. Se lo perde  un problema. Io non me ne resi conto
subito. Continuai a lavorare per un po', meccanicamente. Il
mio lavoro mi piaceva, ma era diventato troppo importante
per me. Era la mia vita, il mio respiro. Era diventato un'ossessione.
Facevo sculture, se cos si possono chiamare, in scala
pi piccola rispetto a te, e con materiali naturali, niente
metallo. Ma mi stancavo, non riuscivo pi a dormire, avevo
la testa piena di "ideali". Volevo creare opere stupende, mai
immaginate prima. Lo volevo talmente.... Nel dirlo, Marina
riprov l'entusiasmo malato di allora, e parlava veloce, un
po' per conto suo. Perch lo sto facendo? Perch mi espongo? Come
se questo potesse farlo innamorare di me!
Stavano salendo in cima a una montagna ed erano in un
prato aperto, fra cespugli di rose selvatiche, bianche. A est il
fiume Hudson, in lontananza, era del colore della pietra erosa
dalle intemperie, appiattito dalla distanza, immobile come
il disegno di una tappezzeria. Adam, che non sembrava
per nulla affaticato, con le gambe muscolose grosse il doppio
di quelle magre di Marina, aspett rispettoso un momento
prima di chiedere: Quanto dur questa fase della tua vita?.
Pi o meno un anno, un anno e mezzo. Scappai e andai a
stare a New York, con un amico. Anche lui era un artista, ma
faceva il grafico di mestiere. Credevo di amarlo, nella mia disperazione.
Adam le chiese: E poi? Marina rispose: Non
so bene cosa successe, cerco di non pensarci. Non mi piace
pensare al passato. Ebbi un crollo, direi. Stetti male fisicamente.
Mi sembrava di avere sempre la febbre, avevo il terrore
di addormentarmi, ero sempre in ansia, rabbiosa. Mi pareva
di distruggere tutto quello che toccavo, come se le mie
mani si fossero rivoltate contro di me. Il mio compagno disse
che non riusciva pi a vivere con me. Lo allontanai, poi lo
implorai di tornare, poi lo mandai di nuovo via. Detestavo
quello che facevo, il mio lavoro, distrussi quasi tutto, persi fiducia
in me stessa. Buttai via persino un sacco dei miei vestiti.
Tornai a Bangor, cercai lavoro. Era mio dovere andare a
trovare mia madre, pensavo, anche se non sapeva chi ero e
non le importava. Quando uno  molto malato, ci si pu misurare
con lui e trovare conforto nel fatto che non si  come
lui.  un segno di salute mentale, questa sensazione di sollievo,
nonostante tutto il dolore. Fu una conferma della mia determinazione
a non rischiare il crollo mentale. L'arte? Non ne
vale la pena. E poi c'era un'altra parte di me: avevo lavorato
in una libreria e i libri mi piacciono. Mi piace guardarli, mi
piace il loro odore, la loro cultura. C' qualcosa di romantico
anche nella salute mentale, ti pare? Mi piace la gente che va
in libreria. Grazie al cielo, pensavo, ho lasciato perdere tutto
il resto, la follia. Avevo qualche soldo, mi feci fare un prestito
e acquistai la Salthill Bookstore. Sono felice, qui. Rise. Era
cocciuta e un po' arrabbiata. Felice.
Adam era rimasto impressionato? Evidentemente no, in
quel suo modo brusco e divertente.
Le rispose: Forse hai accettato troppo presto il fallimento.
Marina rimase male. Fallimento!
Ti do un'altra chance, Marina. Una possibilit di ritornare
alla vita che hai abbandonato.
Fu allora che Adam propose a Marina Troy di farle un regalo.Fu cos che si espresse: farle un regalo. Voleva intestarle una
propriet di sedici ettari sulle Pocono Mountains, in Pennsylvania,
circa centocinquanta chilometri a ovest del punto in cui
erano in quel momento. Era una vecchia casa di legno e pietra,
ma in buone condizioni, a una decina di chilometri da Damascus
Crossing, una cittadina a circa cinquanta chilometri
da East Stroudsburg, sul fiume Delaware. Marina lo ascolt
senza capire bene. Adam puntava il dito verso ovest e Marina
si volt a osservare una serie di monti che digradavano nebbiosi,
un orizzonte di alberi che dovevano essere solo a pochi
chilometri di distanza, ma sembravano pi lontani. Non fare
quella faccia allarmata, Marina le disse Adam confuso, come
se lei fosse preoccupata per questo, c' il riscaldamento, i
muri sono isolati.  ammobiliata, pi o meno. C' una sorgente
che d l'acqua pi pura che abbia mai bevuto. Potresti andarci
a stare da sola, Marina, startene un po' tranquilla e indisturbata
da noi di Salthill e dedicarti al lavoro per cui sei
nata. Parl animatamente, sinceramente. Marina non aveva
mai sentito parlare cos n lui n alcuno dei suoi amici adulti.
Quest'uomo mi vuole bene. Ma su un piano spirituale, non umano.
Le vennero le lacrime agli occhi, da quanto era commossa. Ma
naturalmente era impossibile, era una proposta assurda.
Adam, e la libreria? Non posso... La libreria, cosa? Quando
tornerai, sar ancora l, se la vorrai. Se tornerai. Diciamo
che stai via un anno: assumiamo un responsabile full time. La
tua attuale commessa andrebbe benissimo, mi sembra. E naturalmente
io sar a Salthill a controllare che vada tutto bene.
Abbass la mano sulla sua spalla e la strinse. Il peso di
quella mano e il suo calore le fecero quasi perdere l'equilibrio.
Marina continu a protestare e Adam a fare progetti. La casa
di Pearl Street potresti affittarla bene. Conosco il mercato immobiliare
di Salthill e i prezzi sono alti come a Westchester. La
tua bella casetta delle bambole sarebbe presa al volo nel giro
di ventiquattr'ore e con i soldi dell'affitto potresti mantenerti
comodamente. Marina lo guard; la faccia del suo amico
sembrava radiosa, scintillante. E la sua mano sulla spalla era
cos calda. Non posso. Non riesco a respirare. Marina anelava a
farsi toccare da Adam Berendt, ma il suo tocco era strano,
sconcertante. Erano cos vicini che qualcuno avrebbe potuto
scambiarli per una coppia. Marina dovette resistere all'impulso
improvviso di gettarglisi fra le braccia, di stringere quel
suo petto corpulento, posargli la testa sulla spalla e farsi consolare
della sua disperazione, bench ne fosse lui stesso la
causa. Si liber dal peso e dal calore della sua mano. Adam,
non posso accettare questo regalo. Come sei entrato in possesso
di questa propriet che stai per buttare via? Che cos'hai
nella testa? Adam rispose sorpreso: Che cos'ho nella testa?
Sto pensando a te. Non sono pi una ragazzina, Adam. E
ammesso che... Stronzate.
A quel punto, di colpo, Adam si era voltato e aveva ripreso
il cammino. Era offeso, frustrato. Non sollev pi l'argomento,
quel giorno. Come una donna uscita dalle lamiere
contorte dopo un incidente d'auto, Marina si guard per vedere
se era ancora tutta intera. Si asciug la faccia sudata e
appiccicosa con un fazzoletto di carta, si strinse i lacci delle
scarpe da trekking e segu Adam, che era quasi scomparso
alla vista.
Sperava che si dimenticasse con discrezione dell'assurda
offerta che le aveva fatto, invece qualche giorno dopo Adam
pass dalla sua casetta color lilla in cima a North Pearl Street,
vicino alla chiesa cattolica, per presentarle gli atti relativi a
una propriet nella contea di Damascus, Pennsylvania e, in
una busta marrone, una pianta disegnata a mano con l'inchiostro
di china, un mazzo di chiavi, ciascuna con la sua etichetta,
e un elenco di istruzioni lungo una pagina sul funzionamento
della casa. Con un aplomb che la innervos, le disse:
Quando vuoi, Marina.  tua, ormai. Ti aspetta. Marina era
spaventata, furibonda. Aveva voglia di prenderlo a pugni.
Ma sei matto? Non posso accettare un regalo simile da te.
Adam le strizz l'occhio. E da chi lo accetteresti, Marina?
Perdio, Adam, non posso. Ma Adam pos tutto sul tavolo
del salotto e torn in cucina a farsi un caff. (Era sua abitudine
fare un salto a casa dell'uno o dell'altro, a Salthill, dove era conosciuto
e, per usare le sue parole, "tollerato". Quanti amici,
conoscenti e vicini frequentasse, Marina non lo sapeva. A volte
Adam girava in bicicletta, a volte a piedi. A volte accompagnato
dal suo cane, Apollo, "Apollodoro". Se lo invitavi, eri
sicuro che non venisse. Se non lo invitavi, pu darsi che si presentasse.)
Marina lo implor di riprendersi il regalo, al che lui
le rispose cordiale: Marina, non si rifiutano i doni degli di
senza attirare su di s una maledizione. Vedrai che prima o
poi te ne farai una ragione. Port la tazza piena di caff nel
solarium e Marina lo segu con la sua tazza e per circa mezz'ora
parlarono d'altro. Quando Adam se ne and, dopo aver rifiutato
l'invito a cena di Marina, le strinse forte la mano, le
diede un bacio umido sulla guancia e rise di lei. Marina pens:
Ma  matto? Lo sent ridere da solo, sulla strada.
Il regalo, fu cos che fin per chiamarlo nei suoi pensieri.
Non riusc a toccare le carte lasciatele da Adam per giorni e
giorni. Era l che l'avrebbe condotta il fato, vero? No.
Ma era come se lo sapesse fin dall'inizio, che non ne avrebbe
avuto la forza. Non avrebbe sopportato la libert nelle Pocono Mountains,
n altrove. Aveva perso il coraggio della sua
giovent. L'audacia della giovent. Con suo grande sollievo,
Adam non torn mai pi sull'argomento casa nella contea di
Damascus, Pennsylvania, e Marina si guard bene dal farlo.
Naturalmente era una cosa che tutti e due sapevano, di cui
non parlavano. Un po' come il sapere di aver interrotto una
gravidanza, pensava Marina, l'aver abortito una creatura, doveva
restare sospeso per sempre fra un uomo e una donna,
presente nella coscienza eppure mai verbalizzato.
Marina mise via il regalo. Non osava restituirlo a Adam.
Dopo quell'episodio, pur continuando ad amarlo, lo temette
e prov un certo risentimento per lui. Nessuno doveva essere
tanto potente da riuscire a intromettersi nell'animo altrui.
Tredici mesi e mezzo dopo, Adam era morto e Marina era
l'esecutrice testamentaria "dei suoi effetti personali". Con una
fitta di terrore pens che il regalo ormai era suo per sempre.

6.
Come la morte entra nella tua vita. Seguendo la morte di Adam
e il corpo di quello sconosciuto nell'obitorio, tutto cominci
a sciogliersi, a perdere forma. Marina era un passeggero sulle
montagne russe, con la pelle d'oca per la velocit. L'istinto
dice: tappati gli occhi.
Ma era una donna responsabile. Titolare dell'ultima libreria
indipendente di Salthill, ammirata come donna ancora
piuttosto giovane, indipendente e autonoma. Amica di
Adam Berendt, esecutrice testamentaria "dei suoi effetti personali".
Marina avrebbe organizzato la cremazione di Adam rivolgendosi
a un'agenzia di Nyack. Doveva cercare di avvertire i
parenti. (Ma chi erano i parenti di Adam?) Bisognava riportare
l'automobile di Adam a Salthill. E c'era il problema del
cane: cos'era successo ad Apollo? Quando Marina era tornata
a Salthill la sera del Quattro Luglio, stanca e confusa dopo
lo strazio dell'obitorio, era andata direttamente a casa di
Adam sul fiume pensando: Sono l'unica responsabile di quel cane.
Ma dov'era Apollo? Quando Adam andava via per brevi
periodi, di solito lo lasciava fuori, legato alla lunga catena,
ma Marina non lo trov al solito posto. Che si fosse slegato,
sapendo che il suo padrone era in pericolo, e fosse scappato?
L'husky argentato non era da nessuna parte, Marina si sgol
a furia di chiamarlo, lo cerc nell'erba alta, fra gli alberi e infine
lungo River Road, con gli occhi fuori delle orbite, sconvolta.
Apollo? Apollo! Quanto era arrabbiata, sia con il cane
che con il padrone morto! Il suo viso pallido e tirato era
illuminato dai fari delle macchine che la accecavano una dopo
l'altra, per poi, fortunatamente, scomparire. Salthill era
talmente piccola che Marina aveva paura che qualche automobilista
la riconoscesse, ma nessuno fece caso a lei e nessuno
dei vicini a cui chiese rifer di aver visto il cane perduto.
Nessuno aveva sentito "abbaiare in modo strano". Marina
pens che Apollo sapeva che Adam era morto. Denunci la
sua scomparsa al Salthill Animal Watch e torn a casa, barcollando
di stanchezza.
Invidio Apollo! aveva detto Adam una volta. Di tutti noi,
Apollo  il solo a non sapere che deve morire.
All'epoca della morte di Adam, Marina abitava da sette
anni, abbastanza felicemente, nel magico paese di Salthill-on-Hudson,
dove tutti erano di mezz'et.
Lo aveva notato subito: la gente di Salthill che le sembrava
giovane, "giovanile" - talvolta molto attraente, sui trenta,
trentacinque - poi risultava essere di mezz'et. Quaranta e
passa, cinquanta, a volte addirittura sessanta. La gente di
Salthill che sembrava inequivocabilmente di mezz'et risultava
poi essere anziana. Le sole coppie veramente giovani
che si potevano permettere di abitare a Salthill erano figlie e
figli di ricchi, i quali ostentavano una mezz'et vigorosa, salutista,
positiva, americana. Gli adolescenti e persino i bambini
di Salthill, curvi come cammelli sotto il peso delle
ambizioni dei loro genitori, erano gi di mezz'et, almeno nello
spirito. La cosa migliore che si potesse dire sul conto dei pi
giovani era che erano straordinariamente maturi per la loro et e
degli anziani che erano straordinariamente giovanili per la loro
et. Indipendentemente dai dati demografici di Salthill e dintorni,
l'et media doveva essere cinquantanni.
Era possibile. Adam Berendt confutava tali osservazioni.
Lo si credeva sui cinquantadue, cinquantatr, e li dimostrava
tutti. Ma, naturalmente, era di mezz'et, era la personificazione
di quello "stato d'animo".
Marina Troy, che con sua sorpresa all'ultimo compleanno
aveva compiuto trentotto anni, si poteva consolare - sempre
che di consolazione avesse bisogno - pensando che dimostrava
molti meno anni di quelli che aveva. Se uno non guardava
troppo da vicino, se la luce non era troppo forte.
Si era vista a lungo come una ragazza, non proprio donna,
con la maturit appestata da una maledizione. Bench non
fosse vergine, aveva a lungo condotto una vita verginale. A
Salthill era diventata "un personaggio" nella fantasia altrui.
Come Adam Berendt, bench non altrettanto potente o popolare.
Un personaggio minore. Un'eccentrica. Tutte le comunit
fabbricano miti, tanto pi quelle di privilegiati che vivono
nell'isolamento, come Salthill. Dove alcuni di noi sono
diventati di sale, come la moglie di Lot.
Salthill-on-Hudson, 2300 abitanti, era a un'ora di macchina
dal George Washington Bridge; in treno, distava dalla
Grand Central Station ventotto minuti, perlomeno in teoria.
Era una localit "storica" - antico insediamento olandese
fondato nel 1694 sulla sponda occidentale dell'Hudson, ricostruito
e ampliato nel 1845 da devoti membri dell'utopica
Comunit di Salthill guidata dal carismatico capitano Moses
Salthill che si sarebbe poi tolto la vita, tormentato da voci angeliche
e demoniache in perenne contrasto - ma al tempo
stesso fanaticamente e vigorosamente contemporanea. Vi albergava
uno spirito comunitario nell'accezione pi letterale
del termine. Anche i repubblicani di Salthill, si diceva con affetto
(bench in maniera non del tutto fondata), votavano liberal.
C'era una innegabile identit collettiva cui non si poteva
sfuggire. Titolare del monumento storico rappresentato
dal Salthill Bookstore in Pedlar's Lane, nel cuore del "delizioso"
centro storico, Marina Troy non poteva sfuggirle.
Adam aveva detto di Salthill che era un luogo che, non
avendo leggende a parte quella dei colonizzatori originari
ormai morti e sepolti, se le era dovute inventare. Forse questo
era vero di tutta l'America dopo la Seconda guerra mondiale.
Non c'erano veri eroi perch non potevano esserci
eroismi, ma la voglia di eroi, eroine e leggende restava immutata.
In qualsiasi momento un certo numero di individui
potevano venire definiti "leggendari" dai media o "personaggi"
da singole comunit. Il desiderio di credere che
Adam Berendt fosse un eremita, per esempio, un uomo misterioso,
non trovava fondamento in comportamenti particolari
di Adam, tuttavia Marina riteneva che si sarebbe accentuato
dopo la sua morte. E poi c'era Marina Troy, "personaggio"
di minor calibro.
La single, mai sposata, verginale e accanitamente "indipendente"
Marina Troy, donna romantica, o almeno cos ritenuta,
in un mondo verde e suburbano in cui tutti erano sposati,
o perlomeno lo erano stati. Parlano di noi disse a
Marina la sua amica Abigail Des Pres. Io sono la divorziata
sola e sessualmente rapace, nevrotica e alla costante ricerca
di un uomo, tu la fanciulla misteriosa dalle lunghe chiome,
come quella della favola, com' che si chiamava? Raperonzolo,
intendi? Una tentatrice inconsapevole, insomma.
Che incuriosisce e attira gli uomini, ma al tempo stesso li intimorisce.
Tu dici che li intimorisco? E come? Credono
che nella tua vita ci sia un segreto, Marina. Ne sono tutti convinti.
Marina scoppi a ridere, bench quella scoperta la
preoccupasse e la irritasse. Il suo vero segreto, l'ambizione
artistica ripudiata, non voleva condividerlo con nessuno (eccetto
Adam, che non avrebbe mai tradito il segreto).
Ma chi sono questi "tutti", Abigail?
Tutti. Quelli che ci circondano.
Quindi la gente mormorava, a proposito di Marina Troy
Quei bellissimi occhi saggi di un grigio pietra! Quel viso tanto
malinconico! Si poteva far ridere Marina, ma silenziosamente.
Bench fosse figlia di un insegnante di scienze delle
superiori della poco romantica Pike River, a nord di Bangor,
nel Maine, e di un'infermiera che aveva esercitato per un
breve periodo soltanto, la sua leggenda a Salthill la voleva
rampolla di una "famiglia patrizia del New England" (armatori?
banchieri?) decaduta durante la recessione. Sebbene
Marina tornasse spesso nel Maine per andare a trovare la
madre, ricoverata in un istituto a Bangor, e la sorella maggiore,
sposata, era opinione diffusa che la sua "famiglia patrizia
del New England" l'avesse diseredata. (Sicuramente per
questioni sessuali. O forse politiche? Marina Troy era "molto
liberal, molto di sinistra".)
Marina non sment mai nessuna di queste storie, perch
non le furono mai raccontate direttamente, ma era consapevole
che circolassero come siamo tutti fastidiosamente consapevoli
del nostro riflesso su specchi o superfici lucide che,
in compagnia di altri, preferiamo non guardare. A parte con
Adam, Marina stava bene attenta a non parlare della propria
vita privata con gli amici di Salthill. Sapeva che anche la confidenza
svelata con maggiore riluttanza faceva il giro di tutta
Salthill, lanciata per aria e palleggiata da una parte e dall'altra
come fanno i cani quando giocano con una disgraziata
bestiola lanciandola per aria e abbaiano eccitati finch non
rimangono altro che un brandello di pelle sanguinolenta o
poche piume bellissime macchiate di sangue.
Sapeva anche, per, che Salthill stimava grandemente Marina
Troy per la sua "dedizione" nei confronti del Salthill
Bookstore. La piccola libreria si trovava in una traversa in salita
della Main Street, fiancheggiata da casette a schiera tutte
di colore diverso, amaranto, giallo, verde pallido, rosso mattone,
bianco gesso, che sembrava l'illustrazione di un libro
per bambini dell'Ottocento. Naturalmente Pedlar's Lane era
a senso unico, di acciottolato, cos stretta che i camion la percorrevano
lentamente, come gugliate di filo grezzo che passavano
a stento per la cruna di un ago. Naturalmente, era vietata
la sosta sia in Pedlar's Lane che nelle strade vicine, il che
riduceva molto il numero dei clienti. Un gigantesco negozio
di Barnes & Noble nel gigantesco centro commerciale di White
Hills a venti minuti di distanza, a Nyack, e Internet le stavano
rubando piano piano anche i clienti pi fedeli, ma c'era un
che di romantico in quell'idealismo destinato al fallimento,
no? Specie per i ricchi che non ci sbattevano contro la faccia,
come invece faceva Marina.
Salthill era anche incuriosita dal fatto che, con un gesto
galante e donchisciottesco, qualche anno prima Adam Berendt
avesse investito nel Salthill Bookstore. O perlomeno
avesse prestato dei soldi alla sua amica Marina. (Quanti, non
lo sapeva nessuno. Nessuno immaginava che Adam Berendt
avesse tanti soldi. Uno scultore che regalava la maggior parte
delle sue opere e sembrava non lavorare mai? Che andava
in giro da secoli su una Mercedes del 1979 e viveva in una
casa di pietra del Settecento che aveva urgente bisogno di
migliorie?)
Marina abitava al 388 di North Pearl Street, a dieci minuti
dal 7 di Pedlar's Lane camminando di buon passo, cinque in
bici, in una casetta dipinta di lilla, la cui tinta stava cominciando
a screpolarsi, con una decorazione di tralci viola. Vista
dalla strada, la casetta di Marina aveva un che di libresco,
come il suo negozio; era talmente stretta che un uomo avrebbe
quasi potuto abbracciarla. E uno, una volta, l'aveva fatto,
per scherzo. Marina, abiti in una casa di bambole! Marina
si sentiva in dovere di coltivare petunie viola e viole del pensiero
sui davanzali. Il giardinetto davanti alla casa aveva un
cancello di ferro battuto alto un metro e davanti al portone
c'era uno zerbino intrecciato. Sia al pianterreno che al primo
piano c'erano tre stanze e le scale erano fastidiosamente ripide
e storte. I pavimenti di legno erano sbilenchi, i vetri alle
finestre talmente ondulati da sembrare astigmatici. Una casa
da amare e da stancarsi di viverci dentro. Cos come si pu
amare i libri ed essere tremendamente stanchi di venderli.
Adam era andato a trovare diverse volte Marina al 388 di
North Pearl Street, ma non si era mai sdraiato nel letto di ottone
al piano di sopra. Nella cerchia di Salthill molti erano
curiosi di accertarlo, ma n Marina n Adam si sentivano in
dovere di togliere loro il dubbio. In realt Adam aveva fatto
la scala scricchiolante ed era entrato nella camera da letto
con il soffitto mansardato, ma solo per aiutare Marina a mettere
la tappezzeria. Le aveva aggiustato rubinetti che perdevano
nei bagni, si era offerto di stuccarle le finestre e lo
avrebbe certamente fatto prima delle gelate invernali, se non
fosse morto quell'estate.
In che cosa consisteva il romanticismo di una Marina Troy,
per le sue amiche sposate? Nella sua solitudine, a suo parere.
Donne incapaci di stare anche soltanto pochi minuti da sole
nelle loro belle case, che passavano le giornate ansiosamente
al telefono e riempivano i calendari di cene, cocktail, pranzi,
partite di tennis, escursioni in citt, serate benefiche; donne
che crollavano non appena i figli partivano per il college o per
lunghe vacanze estive all'estero, o anche per vacanze pi brevi;
donne che tremavano all'idea del divorzio, ma anche al
pensiero di trascorrere un weekend tranquillo da sole con i
mariti, donne che tenevano lunghi elenchi di persone a cui
"dovevano" o che "dovevano" loro qualcosa, e dicevano di
ammirare Marina, addirittura di invidiarla. Nello stesso tempo,
per, cercavano di contaminarne la solitudine. La invitavano
alla loro serie ininterrotta di party senza badare al fatto che
"doveva" qualcosa a tutti e di rado ricambiava. Si premuravano
di metterla a sedere vicino a buoni partiti come Adam Berendt
che, a quanto pareva, non era mai stato sposato, e Roger
Cavanagh, il cui matrimonio era finito, lasciandolo spiritoso e
ironico ma handicappato, zoppo, monco. Queste donne, molte
delle quali erano belle signore di mezz'et, parlavano con
calore della bellezza "unica" di Marina e del suo profilo "patrizio",
perch una donna apprezzata nella loro cerchia non
poteva essere insignificante.
Marina vestiva in maniera eccentrica, a differenza delle sue
amiche di Salthill che compravano esclusivamente abiti firmati.
Ma forse era eccentrica per caso. Lunghe gonne svolazzanti,
spesso con spacchi vertiginosi, giacche di velluto lise sui
gomiti e con le spalle troppo strette, stivali di pelle al ginocchio,
costosi ma macchiati, scarpe curiose, che parevano fatte
con lo scalpello, con o senza tacco, o scarpe da corsa nere con
lunghe stringhe nere. Marina era nota come "una che correva".
Sapevano tutti che lei e il suo amico Adam Berendt facevano
trekking insieme. Marina portava shorts, pantaloni, calzoni
larghi e jeans, spesso di una o due taglie in pi, e maglioni
a trecce che sembravano fatti a mano ma non lo erano. In realt
Marina non era brava nei lavori domestici. Quando proprio
non ne poteva fare a meno e invitava qualcuno a cena, preparava
piatti tendenzialmente veloci. Spesso comprava tutto fatto
nella migliore rosticceria di Salthill, Chez Hlne. (Se i suoi
amici vedevano la carta di Chez Hlne in cucina si passavano
la buona notizia: Stasera ci  andata bene.)
Nell'avversione di Marina per i lavori domestici c'era un
lato oscuro. Aveva paura di aprire quella ferita: e se fosse
morta dissanguata?
Sette anni prima della sua morte, Adam Berendt le era stato
presentato da una coppia di Salthill, gli Hoffmann. In seguito
marito e moglie avrebbero raccontato con piacere come
Adam Berendt in quell'occasione avesse stretto la mano della
giovane rossa e, squadrandola con il suo critico occhio sinistro,
avesse decretato soddisfatto, a voce alta, che assomigliava
a Elisabetta I. Sapete, i ritratti di Hilliard. Istintivamente
si era avvicinato la mano di Marina alle labbra per baciarle le
nocche, lasciando stupefatta la vergognosa Raperonzolo. Chi
diamine  quest'uomo?
Marina aveva evitato Adam per il resto della serata. Alla
sola vista di quell'uomo le affluiva il sangue alle guance.
Ma era commossa, perch in fondo al cuore era una donna
vanitosa. Marina Troy, Regina Vergine.
In realt i celebri quadri di Hilliard di Elisabetta I, che Marina
cerc nella propria libreria il mattino dopo, ritraggono
una donna dalla carnagione bianchissima, senza sopracciglia
e senza sorriso, rossa di capelli, di et indeterminata, n giovane
n vecchia. Il naso lungo e stretto, gli occhi attenti, vigili.A parte l'abbigliamento eccessivamente ricco della regina,
che le conferisce un'aura quasi di follia, non si notava neppure
che era una donna, una femmina.
Marina ripensava a tutto questo per non pensare alla morte
di Adam. Nella sua casetta in cima a North Pearl Street, vicino
alla chiesa. Non sperava neppure di dormire. Era soltanto
mezzanotte. Il cinque luglio. Gli ossessionanti fuochi
artificiali finalmente tacevano. Aveva fatto alcune telefonate
e, a voce bassa, aveva chiesto ad alcuni amici di fare al posto
suo quelle che ancora le restavano. Adesso la cornetta pendeva,
silenziosa, come se il filo fosse stato tagliato.
Lo aveva abbracciato, o perlomeno ci aveva provato. Gli
aveva accarezzato la faccia contratta in una smorfia, baciato
le palpebre sbiadite. Il corpo che era diventato, non Adam.
Una veglia per Adam. Aveva frugato nei cassetti del bureau,
aveva trovato il regalo, lo aveva posato sul tavolo in
fretta, senza esaminare i documenti, veloce. Aveva trovato
foto di Adam e lei e schizzi di ritratti a carboncino che gli
aveva fatto anni prima. Prove.  realmente esistito. Nella mia vita.
Per qualche ragione un giorno le era venuto il desiderio
incontrollabile di fargli un ritratto, bench fossero anni che
non prendeva in mano un carboncino. La mia brutta faccia?
aveva chiesto Adam. Perch mai? Avrebbe preferito
non posare per lei, stare seduto immobile in modo troppo
passivo per lui lo rendeva inquieto, ma si era adattato, perch
Marina era stata convincente e lui era un uomo disponibile,
che stava al gioco. Forse era anche curioso di vedere
quanto era brava.
E cos aveva posato per lei, nel solarium di North Pearl
Street, e lei ci aveva provato, Dio sa quanto ci si era messa
d'impegno per catturare i suoi lineamenti, la sua espressione.
E alla fine ci aveva rinunciato, aveva messo via gli schizzi
e non glieli aveva nemmeno fatti vedere, sapendo che
avrebbe riso. Avrebbe Voluto strapparli, ma li aveva tenuti
perch erano un segno della loro intimit, un ricordo di quell'ora
intensa e concentrata di un pomeriggio di gennaio che
altrimenti si sarebbe persa nell'oblio. (A parte il fatto che
Marina ricordava che quella sera lei e Adam erano invitati a
una manifestazione del Salthill Arts Council. Un anonimo e
presumibilmente ricco benefattore aveva infatti donato a
quell'ente, di cui Marina quell'anno era consigliera, un'alta
scultura in travertino e ciliegio del famoso Raul Farco, simile
a una colonna, e l'Arts Council aveva convinto Adam a presentarla
a un pubblico che per la maggior parte non conosceva
lo scultore argentino. A suo dire, Adam non amava quel
genere di manifestazioni ma, una volta alzatosi in piedi e sicuro
di avere l'attenzione di tutti, parl con foga ed entusiasmo
e ottenne calorosi applausi. Si era messo una giacca
sportiva di tweed verde, pantaloni grigi che non c'entravano
niente, camicia blu scura e una cravatta cos bella ed elegante
che Marina sospett gliel'avesse regalata una donna. Ma
non era gelosa.) Guardando quegli schizzi, Marina prov
una grande delusione. Chiss perch aveva quasi sperato
che, dopo l'orrore di Jones Point... Ma non era riuscita a catturare
l'essenza di quell'uomo misterioso. In quel bruto era
riconoscibile Adam Berendt, ma non era Adam Berendt. Era
un manichino, un fantoccio, un simulacro di un uomo grande
e grosso, di mezz'et, il volto rugoso, la testa rasata, gli
occhi innaturali da cui era scomparsa ogni traccia di giovinezza,
di vigore e di mistero. Inerte come all'obitorio. Cieco da
tutti e due gli occhi. Bocca socchiusa come se avesse da dire un'ultima
cosa. Ma cosa?
Marina prese un carboncino e prov a rendere il disegno
pi somigliante. Cercava di ricordare com'era Adam da vivo.
Non da morto, da vivo. Quando le stava di fronte, l, in
quella stanza. Quando sorrideva, le si avvicinava. La prendeva
in giro? Per che cosa? Le montagne ancora da scalare, Marina.
Rideva anche di lei. Rideva di tutta Salthill, ma senza
cattiveria. Marina cominci a tremare, nel vederlo tanto chiaramente,
nel sentire la sua voce. Ma con il carboncino pasticciava,
incapace di esprimere quel che vedeva, come una
bambina piccola. Oh, Adam. Era vero, da tutti i punti di
vista quella di Adam era una faccia brutta. La pelle arrossata,
il naso rotto, la cicatrice a forma di filo spinato di un bianco
impressionante sulla palpebra destra. Eppure non era brutto.
Perch? A Marina sembrava addirittura bello...
Nel Fedone Socrate ci assicura che la nostra anima  immortale
e incorruttibile ed esisteva prima che noi nascessimo.
Oh, Adam.  vero? Io non ci credo.
Era l'una passata quando a Marina manc la forza di andare
avanti. L'inutile carboncino cadde per terra. I disegni
erano rozzi, senza speranza. Quell'uomo non c'era pi.
Adam se n'era andato. Come avrebbe fatto Marina a passare
la notte? Avrebbe dovuto strappare i disegni, testimonianze
della sua perdita, ma persino quell'atto di ribellione era al di
sopra delle sue capacit.

7.
Come la morte entra nella vita. E la vita cambia. Marina sapeva
che presto Roger Cavanagh, che era l'avvocato di Adam ed
era stato suo amico, le avrebbe telefonato e infatti pochi minuti
dopo aver rimesso a posto la cornetta - con cautela, con
paura - il telefono squill. Era Roger. Le chiedeva di passare
nel suo studio, se poteva. Aveva una questione privata e urgente
di cui parlarle. Il testamento di Adam? domand lei,
e Roger rispose: S, il testamento di Adam.
Si era svegliata in uno stato di sospesa emotivit. Aveva
dormito male, quella notte, cercando di non affogare nel
Thwaite Thwaite che entrava nei suoi sogni con la logica degli
incubi. Thwaite era una sostanza schifosa, simile a liquirizia,
che le chiudeva la gola. Nella luce eccessiva del giorno Marina
si muoveva come una sonnambula. O come se avesse bevuto
troppo la sera prima. Pensava che, in circostanze normali,
si sarebbe irritata con Roger Cavanagh, che nella sua
concentrazione avvocatesca non le aveva neppure fatto le
condoglianze.
Roger Cavanagh, la cui moglie aveva chiesto il divorzio e
ottenuto l'affidamento della figlia. Quante volte Marina gli si
era trovata seduta vicina alle cene di Salthill, come se, agli
occhi dei loro amici, fossero "destinati" a mettersi insieme.
Invece nessuno dei due sembrava provare granch nei confronti
dell'altro, a parte una vaga diffidenza, un certo disagio
sessuale. Roger metteva raramente piede nella libreria. Quasi
si vantava di non avere tempo di leggere; giornali, Tv e riviste
professionali erano tutto quello per cui "aveva tempo".
Marina non sapeva come avesse fatto Adam a sopportarlo. A
lei Roger faceva venire in mente cose taglienti e scure, pinne
di pescecane, punte di cancelli di ferro battuto, dolorosi sobbalzi
nel buio scendendo dal letto. Alcuni anni prima le aveva
telefonato diverse volte per chiederle... Marina non ricordava
pi cosa. Un uomo non sposato che telefonava a una
donna non sposata, in determinate circostanze, ridotto ai minimi
termini non poteva che significare Vuoi venire a letto con
me? Marina scoppi a ridere forte, arrotolandosi la treccia intorno
alla testa senza guardare, incurante dello specchio. S,
la sera prima aveva bevuto troppo. Tanto valeva pensare cos
al lutto.
Un cane abbaiava poco lontano. Nel cimitero della chiesa?
Apollo?
Adam aveva portato spesso il cane a casa di Marina. Che
Apollo avesse ritrovato la strada?
Ma quando Marina usc di corsa chiamando Apollo?
Apollo? l'abbaiare era cessato.
Prese la macchina e and nello studio di Roger Cavanagh,
in Shaker Square. Trov Roger ad aspettarla sulle scale; fumava
una sigaretta con un'aria di malcelata impazienza. Era
tarda mattinata, domenica. Il ponte del Quattro Luglio. La
piazza era vuota. Lo studio di Roger, Abercrombie, Cavanagh,
Kruller & Hook, occupava un edificio del Settecento di
grande bellezza nel cuore del centro storico. Roger era considerato
un affermato professionista di Salthill, avvocato capace,
fidato, conservatore. Marina non era mai entrata in nessuno
dei palazzi di Shaker Square, perlopi occupati da
studi legali dalle parcelle esorbitanti. Quando non poteva fare
a meno di un avvocato, ne sceglieva uno con l'ufficio in un
quartiere periferico o in un centro commerciale. Vedendola
arrivare, Roger aggrott la fronte in segno di saluto e lanci
un'occhiata per accertarsi che nessuno li osservasse prima di
invitarla in fretta a entrare. Accomodati. Prego. Non appena
Marina fu nello studio, Roger chiuse la porta a chiave.
Gli uffici erano deserti, naturalmente. Marina si sentiva a
disagio, l sola con Roger. Anche perch non sembrava nemmeno
lui: si era rasato malamente e aveva un graffio sottile
sulla mascella, da cui usciva ancora il sangue. I capelli scuri,
in genere dal taglio impeccabile e pettinati con cura, erano
scompigliati, come se se li fosse ravviati con le dita. Aveva
gli occhi pesti e pi infossati di quanto Marina ricordasse.
Terribile mormor. Non ci posso credere. Parlava a scatti,
come se non volesse sprecare fiato. O emozioni. Se di solito
emanava un profumo asprigno e mascolino di colonia,
quel giorno odorava di essere umano. E indossava abiti
sportivi, sgualciti. Aveva passato una nottataccia anche lui,
pens Marina, provando un attimo di tenerezza per quell'uomo
calcolatore.
Proprio Adam... Che era cos... Ma Roger stava solo parlando,
in quel modo forzatamente socievole di chi ha altro
per la testa, cose pi importanti, e non si rende ben conto di
ci che dice. ... cos pieno di vita. Proprio lui. Che cosa terribile.
Accompagnava Marina a passo svelto, senza cerimonie,
lungo i corridoi dello studio elegantissimo verso il suo
ufficio, spazioso, sul retro; bench fosse una bella mattina
d'estate le veneziane erano abbassate. Sulla scrivania, fra pile
di documenti, un bicchiere di polistirolo, presumibilmente
pieno di caff caldo, un posacenere e mozziconi di sigaretta.
Per rispetto nei confronti di Marina, che aveva arricciato il
naso, spense quella che aveva in mano. Tir su con il naso,
come per liberarlo, mosse le spalle nella camicia sportiva e
chiese a Marina di sedersi, per favore. Marina si domand
che cosa c'era di tanto importante, perch l'aveva chiamata.
Spostava lo sguardo di qua e di l, sui mobili di tek, pelle nera,
cromo. C'era un elegante pannello in vetrocemento che
Marina pens nascondesse un bagno privato in fondo all'ufficio,
e quel pannello le ricord l'obitorio del Jones Point Medical
Center e ci che vi aveva visto... Disse: Gi, terribile.
L'ufficio trendy di Roger Cavanagh era una vetrina da
ammirare, ma Marina si guard bene sia dal dire ci che era
previsto dicesse, ci che a Salthill ci si sarebbe aspettati da
lei, sia dal mettere in imbarazzo Roger con uno scoppio di
dolore, di pianto, di lacrime. Vide su un mobile di tek una
scultura di ottone delle dimensioni di un violino, con una
superficie ovale rialzata, liscia, che suggeriva un volto umano
in cui si stessero cristallizzando vaghi lineamenti protoplasmatici.
Era una vecchia opera di Adam Berendt, appartenente
a una serie che Marina riteneva bellissima ma che
Adam aveva rinnegato molto tempo prima, tanto che non ne
aveva un solo pezzo n nel suo studio n in casa. Troppo artificiose
e impacciate, troppo Brancusi, diceva Adam di quelle
opere in ottone. Roger spieg: Me l'ha dato Adam. Non me
l'ha fatto pagare, nemmeno in natura. C'era un'ombra di
vergogna e di frustrazione in quell'ammissione, di cui Marina
non comprese il motivo. Roger sfogliava delle carte, respirando
affannosamente. Marina finse un interesse - che
poi prov veramente - per alcune fotografie incorniciate che
Roger teneva sul piano di cristallo della scrivania. Sembrava
che fossero l per dire: Vedete? Sono un uomo normale. Le cose
che mi stanno davvero a cuore sono queste. Una foto raffigurava
una bambina di circa undici anni, chiaramente la figlia di
Roger, che strizzava gli occhi controluce, senza sorridere, in
una posa talmente strana che Marina pens fosse insieme a
un'altra persona, la ex moglie probabilmente, che era stata
poi tagliata via dalla foto. In un'altra fotografia la bambina
era pi grande, con la mascella squadrata, insignificante, gli
occhi piccoli e lievemente strabici di Roger e capelli folti, crespi
e scuri, che abbozzava appena un sorriso. Nella terza, la
pi grande, quella che trasudava pi speranze, Roger e la figlia,
vestiti da tennis, con la racchetta in mano, posavano vicini,
strabici e sorridenti, davanti alla rete; la ragazza sembrava
sui quattordici anni ed era alta quasi come il padre.
Marina chiese: Tua figlia? e Roger, senza nemmeno guardare
la fotografia, rispose: S. Apr davanti a Marina uno
spesso plico di una ventina di pagine. Ultime volont di Adam
Berendt. Era datato aprile di quell'anno. Roger disse: Forse
tu sai che Adam ha lasciato la maggior parte delle sue propriet
ad associazioni benefiche ed enti senza fini di lucro.
La casa sul fiume e il terreno circostante al Rockland Historic
Trust, con una donazione sufficiente alla costituzione e al
mantenimento di un centro per le arti. Somme di diversa entit
a organizzazioni ambientali, all'ACLU e analoghe iniziative,
allo Homeless Animal Shelter della contea e cos via. Proprio
come ci si sarebbe aspettati da Adam. A parte la casa,
che potrebbe valere un paio di milioni di dollari, dubito che
Adam possedesse molto, ma potrei restare sorpreso. Gli avvocati,
come i preti, restano spesso sorpresi. La morte di solito
non rivela il peggio di noi, e neanche il meglio, ma scopre
la nostra parte pi muta e segreta. E questo  spesso fonte di
sorprese, non necessariamente brutte. Comunque ti far piacere
sapere, Marina aggiunse Roger guardandola di sottecchi,
con un'espressione talmente tesa che Marina non riusciva
a coniugarla con il piacere, che Adam non ha lasciato n
denaro n oggetti di valore a nessuno, amici compresi, n
possedimenti a eccezione di quelle che definisce "varie opere
d'arte", delle quali ti dovrai occupare tu in quanto "esecutore
testamentario dei suoi effetti personali". Io sono esecutore
testamentario di tutto il resto, come ben sai. Marina
chiese, a disagio: Non ha nominato eredi? Parenti?. No.
Ma abbiamo il dovere morale di cercarli, non credi? Voglio
dire, i parenti di Adam. Se non altro per avvertirli del... funerale.
Possiamo provare. Andremo a casa sua questa mattina
e vedremo cosa riusciremo a trovare, se te la senti di controllare
le sue carte dopo cos poco tempo, cio il giorno
dopo quello che  successo, ma Adam non mi ha mai rivelato
il nome di nessuno dei suoi parenti bench, come puoi bene
immaginare, glielo avessi chiesto pi di una volta. Quindi
dubito che troveremo qualcosa. Marina obiett, infastidita
dal tono perentorio e avvocatesco di Roger: Dobbiamo provarci,
per.  un nostro dovere morale. Anche se Adam voleva
tagliare con il passato, i suoi parenti hanno il diritto di essere
informati della sua morte, ti pare? Aveva poco pi di
cinquantanni, sua madre o suo padre potrebbero essere ancora
vivi. Da certe frasi che diceva a volte senza pensare,
specie quando andavamo a camminare, ho la sensazione che
fosse cresciuto in uno stato tipo il Montana o il Wyoming.
Marina medit se dire a Roger del regalo, ma decise di soprassedere.
Era a disagio, si sentiva in colpa per averlo accettato
e per la segretezza di quella transazione. Moralmente
forse sarebbe stato pi giusto restituirlo. Ma era possibile restituire
qualcosa a un morto?
Roger stava dicendo: Questo  pi importante, Marina. Il
testamento. Aveva aperto il fascicolo alle ultime pagine, dove
la caratteristica firma Adam Berendt era stata scarabocchiata
sopra la parola testatore. Gli altri spazi, per, sopra testimone
e notaio, erano in bianco. Marina disse: Il testamento  firmato
da Adam e nessun altro? Perch?. Roger rispose: 
andata cos. Marina insistette: Perch non avete fatto firmare
un testimone?. Come ti ho detto, Marina,  andata
cos. Marina sbatt le palpebre, continuando a non capire.
Aveva passato una notte infernale, era tornata a casa dall'inutile
ricerca di Apollo e si era buttata a letto esausta, troppo
demoralizzata per togliersi i vestiti, con il cervello che correva
verso l'orlo della follia: non c'era da meravigliarsi che facesse
fatica a capire cose semplici. Gli occhi di Roger erano
evasivi e la sua bocca che sembrava livida, una bocca curiosa
da predatore, che cosa stava dicendo? Qualcosa a proposito
del testamento, che era "incompleto", non "perfettamente
regolare".
Marina? Guarda qua.
Roger suonava seccato. Spieg a Marina che, sebbene
quello fosse il testamento che Adam voleva, in ogni dettaglio,
Adam ne aveva rimandato la redazione per anni e, dopo
che Roger l'aveva preparato in aprile, non era andato a
firmarlo per settimane, e poi mesi, finch era stato troppo
tardi. Ma questa non  la firma di Adam? chiese Marina
ingenua. E un momento dopo cap L'ha fatta lui.  falsa. Roger
stava dicendo, in tono difensivo: Roba da matti. Prendeva
appuntamento e poi non veniva. Avremmo usato come
testimone qualcuno qui dello studio. Era un uomo intelligente,
ma a volte si comportava come uno stupido. Era testardo.
Insomma, tu lo conoscevi.
Marina lesse le ultime pagine del testamento e not che lo
scarabocchio Adam Berendt a pagina ventuno assomigliava
molto, ma non era identico, allo scarabocchio Adam Berendt
di pagina ventidue. Era una firma ben fatta, ma non perfetta.
Esamin a lungo le firme e gli spazi bianchi sopra la parola
"testimone" senza sapere che cosa doveva fare lei, e al tempo
stesso sapendolo benissimo. Sapendo benissimo perch Roger
Cavanagh l'aveva convocata tanto in fretta. Roger disse:
Da un punto di vista strettamente legale, Adam  morto intestato.
Questo testamento non  vincolante. Andrebbe
mandato al tribunale competente per le successioni dove languirebbe
per anni. Il fisco si mangerebbe quasi tutto e, se non
venisse trovato l'erede naturale, lo stato di New York si piglierebbe
il resto. Le volont di Adam verrebbero completamente disattese,
capisci, Marina?  per il suo bene che dobbiamo
aiutarlo, non per il nostro.
Non  illegale? Non  un reato?
La domanda aleggi senza risposta. Roger sospir e fece il
suo tipico sorriso, rapido e per nulla divertito.
Per tu hai fatto la sua firma. L'hai fatta per lui.
 stata fatta, s.
E vuoi che io sia il testimone? E il notaio?
Roger disse: Io posso fungere da notaio.
E la data...
Ventidue giugno, mercoled. Il giorno dell'ultimo appuntamento
di Adam nello studio, che risulta sul computer.
Roger, ma...  un reato?
Non possiamo fare altro, Marina. Tu sai quanto Adam
vorrebbe che lo facessimo.
Che cosa succederebbe se, tu che sei un avvocato...
Roger la interruppe bruscamente. Marina, vuoi firmare
o no?
S.
Prese la penna che Roger le porgeva e firm.
Come la Morte entra nella tua vita. E di l in poi cambia tutto.
Andarono con due macchine a casa di Adam Berendt, sul
fiume, a un paio di chilometri da Shaker Square. Marina era
euforica, piena di nuova speranza, sul vecchio substrato di
disperazione e di desolazione. Perch aveva commesso un
reato per il bene del suo defunto amato.
 impossibile non immaginare che i morti ci guardino, il
nostro amore per loro un'impalpabile scia luccicante che ci
lasciamo dietro.
Quando Marina imbocc il lungo viale di ghiaia fra alberi
trascurati, sent la nota accelerazione del battito cardiaco, l'emozione
di essere a casa di Adam, sebbene si dicesse No!
Adesso no. Tuttavia si guard intorno alla ricerca del cane grigio
argento, in attesa che le corresse incontro come avrebbe
fatto senz'altro, se Adam fosse stato in casa. Per non arriv
nessun cane e lei deglut e quando si cominci a vedere la casa
sul fiume, nascosta fra i sempreverdi che Adam non aveva
pi potato dopo la tempesta di neve del gennaio prima, quella
casa che le era sempre sembrata tanto romantica, la pietra
grigio-rossa, il tetto di ardesia spiovente, gli alti comignoli, le
sembr malinconica e abbandonata. Dietro la casa c'era un
campo di erba alta e fiori selvatici, soprattutto cicoria, non un
prato ben curato. Adam rideva di quei prati suburbani, li disprezzava.
Non si premurava mai di raccogliere le foglie che
cadevano, anno dopo anno. Il suo giardino era rigogliosamente
verde, pieno di erbacce. Sul tetto del vecchio garage,
un tempo rimessa per i carri, cresceva il muschio. Parcheggiata
dietro la casa c'era l'automobile americana di Roger Canavagh,
ultimo modello, la macchina sbagliata. Marina doveva
organizzarsi per andare a prendere l'auto di Adam nel posto
in cui era morto. Per la seconda volta in quella mattina vide
Roger Cavanagh che la aspettava sulla porta, solo che adesso
la guardava in un modo che le fece venire il batticuore e la mise
a disagio.
Il mio complice. In un complotto per il bene di Adam.
Aveva cambiato umore. Sorrise a Roger per dimostrargli
che non era sconvolta, che stava bene. La smorfia della bocca
nel sorridere  cos simile alla smorfia nel dolore. Nel sesso.
Quando Marina inciamp sui gradini, Roger la prese sottobraccio
e il suo tocco, la sua stretta ferma e rapida, furono
per lei come una pugnalata.
Stiamo facendo una cosa strana. Ma che va fatta.
Entrarono in silenzio nella casa di pietra che era fresca nonostante
la calda mattina d'estate. Marina cominci a tremare.
Aveva una voglia matta di gridare Adam! Adam! Continuava
ad aspettare che da un momento all'altro arrivasse
Apollo, chiassoso ed eccitabile, abbaiando e scodinzolando.
Ma ci fu solo silenzio. Rimasero l, nell'ingresso chiazzato di
luci e ombre. La luce entrava pi forte nel grande salotto pieno
di oggetti, dove Adam Berendt accoglieva chi lo andava a
trovare, non accogliendo mai nessuno sulla porta. Ma era luce
vacua, senz'anima. Marina si mosse lentamente, osservando
cose che conosceva con occhio diverso. Il logoro divano
di Adam con i cuscini scompagnati, le sedie stile Shaker
che si era costruito pazientemente a mano, uguali alle sei che
aveva fatto per il salotto di Marina, tavoli ingombri di libri,
giornali, riviste, CD; sulla mensola del caminetto la coppia di
candelabri di peltro che gli aveva regalato Marina per uno
dei suoi misteriosi compleanni. (Misteriosi perch Adam
non diceva mai in che giorno era nato, forniva date approssimative;
e non specificava mai quanti anni compiva.) Contro
il muro in fondo c'era la pendola di metallo e ceramica, alta
due metri, che Adam aveva creato con materiali inconsueti.
Tutti quelli che andavano a casa sua ammiravano quell'orologio
che non emetteva suoni e non aveva lancette sul quadrante
di lucida ceramica. Adam minimizzava, lo definiva
"troppo gradevole, genere Rauschenberg". Non lo voleva
vendere. Marina not con infantile sollievo che funzionava
ancora e riempiva la stanza del suo fievole battito.
Marina disse imbarazzata: Non dovremmo essere qui.
Adam non aspettava visite.
Roger rispose: Adam non c' pi. Adam non si aspetta
pi niente.
Si mossero per la casa come fantasmi, pens Marina.
Come se fossero morti loro, e non Adam Berendt.
Passarono davanti alla cucina senza entrare, dando solo
un'occhiata dentro. A Marina vennero le lacrime agli occhi: la
cucina di Adam! Dopo lo studio, era la sua stanza preferita.
Quando invitava gente a cena, cosa che accadeva raramente,
lo raggiungevano tutti in cucina, per dargli una mano; se Marina
lo andava a trovare, di giorno, di solito si sedevano l. Le
finestre davano sul fiume, paesaggio sempre diverso. Adam le
aveva parlato della strana assenza di qualsiasi desiderio, del
profondo senso di pace, specie d'inverno, che provava quando
appoggiava i gomiti sul bancone della cucina e guardava
fuori. Non che io sia felice, ma nemmeno infelice le aveva
detto. La felicit, l'infelicit, sono troppo banali per avere importanza.
In un posto cos diventi tutt'uno con la tua immaginazione.
Non provi nulla e senti tutto. Ti fondi nel cielo.
Marina disse, cercando di assumere un tono pratico: Il
frigo. Verr a svuotarlo un'altra volta. Anche gli armadi.
Non ora.
Roger era andato avanti ma lei, vedendo un mucchio di libri
posati per terra vicino a un armadio con la porta socchiusa,
si ferm a guardarli e questo fu il primo shock: quei volumi
con la copertina lucida e colorata, nuovi, erano del Salthill
Bookstore. Marina apr la porta dell'armadio e ne vide altri,
un centinaio, impilati sugli scaffali. Poesia, fiction, arte, storia.
L per l rimase confusa, poi cap e fu come un pugno nello
stomaco: Adam aveva comprato quei libri da lei.
Da quando aveva investito nella libreria e aveva cominciato
ad andare a trovarla spesso, sostituendola in negozio se lei
doveva assentarsi, Marina aveva notato che gli incassi erano
aumentati. Certi mesi la differenza era poca, altri confortante,
entusiasmante. Adam, ho buone notizie: siamo in attivo!
Marina aveva attribuito questo aumento nelle vendite alla
semplice presenza dell'amico nella libreria: Adam era una figura
popolare a Salthill, con cui molti uomini amavano parlare,
che le donne ammiravano. Gente che prima non aveva mai
messo piede nella libreria, quando c'era Adam ci passava. Era
stata di Adam l'idea di comprare alcune sedie di rattan e una
caffettiera elettrica e di incoraggiare i clienti a sedersi, come
nelle catene pi grosse; faceva progetti per ingrandire il negozio
rilevando quello adiacente, la bottega di un corniciaio in
crisi; a differenza di Marina, non si preoccupava mai per il futuro.
Perch era lui a sponsorizzare il negozio. Era il nostro migliore
cliente.
A Marina venne in mente, con un gran senso di imbarazzo,
la scatola di libri invenduti, perlopi volumi di poesia pubblicati
da piccoli editori, che aveva imballato a gennaio e aveva
chiesto alla commessa di restituire al distributore. Quando
era tornata in negozio il giorno dopo, la scatola non c'era pi e
la commessa aveva riferito a Marina che Adam l'aveva "venduta
in blocco a un collezionista del New Jersey". Janice non
era in negozio, quando era successo, e non aveva visto il misterioso
acquirente, una ex professoressa d'inglese di un college
cattolico femminile particolarmente interessata alla poesia
americana contemporanea, ma la vendita risultava nel
computer, per uno strabiliante totale di 618,95 dollari. Com'era
stata ingenua Marina, quanto disperatamente aveva voluto
crederci! Nel riconoscere alcuni di quei libri sugli scaffali di
Adam, messi via senza essere stati letti, pens che Adam l'aveva
imbrogliata con grande maestria. Eppure a lei era venuto
qualche sospetto, che aveva espresso solo scherzosamente,
Tutte donne, immagino riguardo ai misteriosi clienti di
Adam che comparivano sempre quando lei non c'era.
Conoscer mai questa cliente, Adam?
Marina, tesoro,  molto pi vecchia di te, abbi piet di lei. Abbiamo
tutti le nostre fissazioni romantiche.
C' qualcosa che non va, Marina?
Roger, che era andato avanti, era tornato per vedere come
mai lei non l'aveva seguito. Marina alz gli occhi lucidi e lo
guard. Adam mi trattava come una bambina. Guarda
quanti libri ha comprato nel mio negozio. Roger aggrott la
fronte. Sembrava imbarazzato. Come a dimostrare la propria
comprensione, prese in mano uno dei volumi di poesia e lo
sfogli, quasi cercasse le prove per confutare la tesi di Marina.
Lei disse: Volevo a tutti i costi credere che... gli affari
stessero andando meglio. E un uomo buono, galante, era entrato
nella sua vita e l'aveva cambiata, per sempre. Immagino
che tutti a Salthill... lo sapessero. Roger chiese, in tono professionale,
avvocatesco: Sapessero che cosa? Non puoi provare
che questi volumi vengano dalla tua libreria. Marina
non aveva voglia di discutere. Anche lui la stava trattando
come una bambina. Chiuse la porta dell'armadio facendola
sbattere e si volt.
Nell'ufficio di Adam, sul retro della casa, con le finestre
polverose e il pavimento di pietra macchiato, che dava sullo
studio, Marina sent intensamente la sua presenza. E la tensione
fra Roger Cavanagh e lei, pi forte dell'elettricit nell'aria
prima di un temporale. Non sopportava che quell'uomo
la compatisse come aveva fatto Adam Berendt.
Dove prendeva tutti questi soldi Adam? Tu lo sai, Roger?
Marina voleva suonare indifferente, distaccata, come se le interessassero
veramente i soldi, e non gli inganni di quell'uomo.
Come se l'identit mondana di Adam Berendt non avesse
niente a che fare con lei. La domanda suon invece ansiosa,
supplichevole. Roger si era avvicinato allo scrittoio di Adam
con l'alzata avvolgibile, grande e pieno di cassetti e scomparti,
e stava prendendo una serie di buste e di cartelline, che poi
sfogliava velocemente. Leggeva le carte di un amico morto!
C'era qualcosa di orribile in quella sorta di sciacallaggio.
Aveva delle rendite, credo. Immobili, titoli. Non parlava mai
del suo passato, naturalmente, e io non gli ho mai chiesto niente
di personale. Non mi sembrava il caso. C' gente che si vanta
dei propri successi; Adam sembrava vergognarsene, invece.
Si capiva solo fra le righe, che aveva avuto successo nei suoi
investimenti. Aveva parecchio denaro, ma credo si considerasse
un uomo di tale purezza da non doverne avere. Mi pagava
in contanti. La piccola bocca ferita di Roger si fece ancora
pi piccola. In contanti! Un prestigioso studio legale di Shaker
Square. A Marina veniva da ridere. Un po' come maneggiare merda,
vero? Contanti! Per li prendevi...
Marina, zitta, port via un vaso di zinnie appassite dal davanzale.
Zinnie del giardino di Adam, il giardino in cui le
sue ceneri stavano per essere disperse, mescolate con la terra.
Un orrore inconcepibile, eppure era cos. E lei, Marina
Troy, avrebbe fatto di tutto perch la cerimonia fosse perfetta.
Girando per la casa di Adam, avvolta in un silenzio mortale,
si aspettava continuamente di vederlo. L'aria stupita, il
sorriso lento e sbigottito. Marina? Cosa ci fai qui? Le sarebbe
andato incontro e le avrebbe preso le mani, che tremavano.
Marina? Perch piangi?
Marina not che i davanzali di Adam erano impolverati, i
vetri macchiati di pioggia; ma il sole filtrava dentro lo stesso,
ottuso e indifferente.
Perch io dovrei piangere, allora? Adam non avrebbe voluto.
Nel giro di un'ora, Roger scopr un altro dei segreti di
Adam: aveva conti con diverse intestazioni in varie banche
dello stato di New York, del New Jersey e della Pennsylvania.
Possedeva 180.000 dollari in buoni del tesoro emessi dalla
citt di Philadelphia, 240.500 dalla citt di New York, 325.000
della Long Island Power Authority e centinaia di migliaia di
dollari in obbligazioni. Gli intestatari erano Adam Berendt,
Ezra Krane, T. W. Bailey, Samuel Myers. Forse anche altri, in altre
pratiche. Marina cerc di leggere i documenti che Roger
le passava, ma le ballavano gli occhi su nomi e cifre; le girava
la testa, aveva paura. Disse: Non capisco, Roger. Perch?.
Roger rispose in fretta: Non c' nulla di illegale nell'aprire
conti con nomi diversi. Non dobbiamo giudicare Adam senza
saperne di pi. Marina insistette: Ma perch? Perch
usare questi nomi? E da dove arrivavano tutti questi soldi?.
Roger disse, insopportabilmente evasivo: A un certo punto,
i soldi chiamano soldi. Marina ribatt: Ma Adam era povero!
Non era ricco. Prendeva in giro i ricchi. Era... be', lo sai
benissimo com'era. Era anche tuo amico. Roger replic,
scrollando le spalle a disagio: S, era mio amico. Ma no, non
sapevo com'era.
A parte i documenti finanziari e legali, Roger non aveva
scoperto carte personali di Adam, lettere o certificati da cui
risultasse che "Adam Berendt" aveva una famiglia, un passato,
una storia. Su uno scaffale dello scrittoio Roger trov
cinque o sei ricevute di casin di Las Vegas; su un altro, un
documento spiegazzato che pass a Marina senza commenti.
La fattura di una galleria d'arte di Manhattan? Per un totale
di 45.600 dollari? Per l'acquisto di un'opera di Raul Farco?
Doveva essere la scultura donata al Salthill Arts Council da
un "anonimo" benefattore. Adam Berendt! Marina era senza
parole. Ricordava che Adam era stato invitato a presentare
ufficialmente la bella scultura di marmo a forma di colonna
nella sala conferenze dell'Arts Cuncil e come, superato il primo
imbarazzo, aveva spiegato a un pubblico nel quale erano
presenti molti amici, senza grande eloquenza ma con foga ed
entusiasmo, perch quella scultura di marmo fosse un'opera
importante, e aveva espresso la gratitudine della collettivit
per lo "sconosciuto" benefattore. Ma proprio perch questi
aveva voluto restare nell'anonimato, aveva detto, avrebbe
parlato soltanto dell'artista e della sua opera. Tutti avevano
applaudito entusiasti, colpiti dalla profondit di quel pensiero.
Invece Adam stava parlando di se stesso.
Fra i fogli di giornale sparsi sul tavolo, Marina trov la
rubrica di Adam, sudicia e consunta. Guard velocemente alla
lettera "B", ma non vi era nessun "Berendt". Molti nomi erano
stati cancellati, alcuni fogli strappati. Fra le pagine piene
di orecchie c'erano biglietti da visita e foglietti sparsi. Marina
non riusc a resistere alla tentazione di guardare sotto la "T"
e vide Marina Troy. Cominci a tremarle la mano. Com'era
sordido elencare nomi di esseri umani, indirizzi e numeri di
telefono ogni volta che incrociavano la nostra vita e cancellarli
o strappare la pagina quando non la incrociavano pi.
Vicino ad alcuni nomi Adam aveva messo una ^ e Marina
cap che voleva dire che erano morti. Chiss perch, le venne
il batticuore. Che cosa significava che Marina Troy, 388 North
Pearl Street fosse nella rubrica di Adam Berendt insieme a
tanti altri nomi? Non significava nulla, naturalmente. Marina
chiese con improvvisa amarezza: Che cosa vogliamo gli
uni dagli altri, in fondo? Tutto questo reciproco "raccogliersi",
questo "collezionarsi". Amici, vita sociale. Deve sembrare
cos futile, dopo la morte. Roger, seduto sulla poltroncina
girevole di Adam, sbuff. Forse anche prima. Marina gli
butt sulla scrivania la rubrica con improvvisa veemenza.
Roger la sfogli velocemente, come se i segreti potessero
uscirne fuori tutto a un tratto. Marina cap che stava guardando
alla lettera "C", Roger Cavanagh. Prov un impeto di antipatia
nei suoi confronti. Perch non poteva essere Adam? Perch
non era morto lui, al posto di Adam? Aveva la fronte
sudata e solcata da piccole rughe; la sua bocca piccola, triste e
amareggiata le dava fastidio, come se una volta l'avesse baciata
e trovata ributtante. Doveva essere affaticato, dopo lo
sforzo di quella mattina, ma stava seduto e tamburellava con
le dita sul piano dello scrittoio e a Marina venne voglia di fermarlo
con una mano. Non l'aveva mai toccato, per! Siamo
complici in un complotto. Siamo due criminali. Ma nessuno dei due
capisce l'entit del reato. Si vergognava di avere invaso il territorio
del suo defunto amato, di aver scoperto cose che lui aveva
preferito non far sapere, perlomeno a lei, e la vergogna era
acuita dalla presenza di Roger Cavanagh, come se stessero
guardando tutti e due Adam nudo, ciascuno sapendo che anche
l'altro sapeva. Marina cerc il modo giusto per dire, sotto-tono:
La cosa pi strana, Roger,  che Adam era vivo ventiquattr'ore
fa e adesso invece no. Il resto di lui, la sua vita privata,
i suoi segreti, sono molto meno strani.
Ma era vero? Marina cercava di fare la coraggiosa.
Si rendeva conto che Roger voleva sia guardarla che non
guardarla. Ecco la cosa davvero strana! Roger era consapevole,
da uomo, di essere solo con Marina, una donna; amica sua
e di Adam, ma pur sempre donna; era cosciente della disperazione
di Marina, della sua faccia rossa e addolorata, dei suoi
occhi pieni di collera; a meno che non fossero pieni di dolore e
minacciassero di contagiare d'emozione anche i suoi. Roger
non si fidava delle emozioni. Non si fidava delle sue, e meno
che mai di quelle degli altri. Era avvocato non soltanto di mestiere,
ma anche di carattere. Per questo Marina provava
un'antipatia istintiva nei suoi confronti: al contrario di Adam,
Roger aveva bisogno di controllo. Era collerico, notoriamente
permaloso. Era rimasto traumatizzato dal divorzio ed era sfiduciato
e incattivito con le donne, per principio, pur provando
un desiderio sessuale aggressivo e impersonale nei confronti
delle donne in genere, di tutte le donne. Il suo era un
desiderio di prendere, strapazzare, palpare, penetrare e nello
stesso tempo, pi potente ancora, di non toccare, di non avvicinarsi
nemmeno. Lungi da me! La repulsione che Roger provava
per le donne, secondo Marina, era tanto fisica quanto
morale. Intuiva che, se poteva fare del male a una persona
senza toccarla, Roger lo faceva. Ma non se il prezzo era toccarla.
E lei era l, vicina in modo imbarazzante, a pochi centimetri
di distanza in una casa sul fiume piena di luce e di mortale silenzio,
la casa di Adam Berendt, dove Marina non era mai stata
sola con lui, dove forse non era mai stata con Roger, punto.
Nemmeno in compagnia di Adam. E adesso Adam non c'era
pi. Marina stava dicendo, balbettando, senza sapere quel
che diceva, volendo solo dissipare la tensione fra s e Roger:
Non mi sento all'altezza della morte di Adam. Della morte in
generale. Non credo di essere degna di... comunque sia. Mi d
fastidio, credo, che sia morto cos, fra gente sconosciuta. Per
gente sconosciuta. Il cognome della bambina, Thwaite, mi
perseguita.
Quel fiume di parole fece s che Roger la guardasse con
occhi ancora pi attenti. Le sembrarono strani, quegli occhi,
quando Roger li alz; occhi da rettile, dalle palpebre pesanti,
rapidi, curiosamente belli, di un color bruno dorato. Li pos
su Marina, sui suoi capelli raccolti alla bell'e meglio, che le
cadevano a ciocche di qua e di l, sul corpo da ragazzina,
magro e spigoloso, sotto il vestito, la pelle che emanava il calore
della disperazione. Marina pens che Roger non l'aveva
mai vista cos esposta, senza la vivace e fragile corazza della
sua personalit.
Roger si alz in piedi e fece il gesto di consolarla, ma Marina
istintivamente si ritrasse.
Le chiese: Che aspetto aveva Adam, ieri sera?.
Marina lo fiss, offesa.
Per favore, Marina. Sei stata l'unica a vederlo. Devo saperlo.
Non puoi saperlo.
Dimmelo tu.
Occhi da rettile. Marina rabbrivid.
Ma rispose, con calma: Era... nobile, anche da morto. Come
una statua. Un Rodin. Si tocc gli occhi con i polpastrelli.
Rivedendolo com'era, il corpo che il suo amato era diventato.
Irrigidito, ma con la mascella lasca, informe. Marina
aveva il terrore che quell'uomo, rivale di Adam, vedesse attraverso
i suoi occhi Adam nudo e vulnerabile. Roger le chiese:
La morte  stata... istantanea? Non ha sofferto, vero?. E
Marina rispose: No. Non ha sofferto. Il medico del pronto
soccorso me l'ha assicurato. Perch lo diceva, perch raccontava
quella bugia a Roger Cavanagh, che si comportava
in maniera tanto strana, assolutamente non da lui? Perch lo
consolava, se lo detestava? Con un bizzarro mezzo sorriso,
Roger disse: Meno male, eh, Marina? Che Adam non ha sofferto.
E Marina stava per dire s, meno male, invece scoppi
a ridere. Meno male un corno! Non dire sciocchezze...
Gli volt le spalle e se ne and. Stava per toccarla, prima,
con quelle sue dita viscide? Cosa voleva fare, consolarla?
Corse nella stanza lunga e rettangolare che era stato lo studio
di Adam, senza pensare. Era pi fresca, il soffitto pi alto.
Oltre al solito odore di argilla, pittura, acquaragia, vi si
percepiva sempre un vago sentore della cantina sottostante,
con il pavimento di terra. Adam aveva fatto una battuta (ma
cosa c'era da ridere?) sul fatto che prima che Salthill si civilizzasse,
quando la sua casa era un bordello, sotto il pavimento
di terra di quella cantina dovevano aver seppellito
qualche cadavere. (Gli avevano chiesto se aveva provato a
cercarli con pala e piccone e lui aveva risposto che no, non
gli interessava per niente trovare, o non trovare, scheletri
vecchi di duecento anni.) Di tutte le stanze di quella casa di
pietra, lo studio era quella che pi si associava a lui. Se non
era da nessun'altra parte, lo si trovava l, con Apollo vicino.
Adam. Adam! Per l'amor di Dio! Si poteva pensare che
quell'uomo si nascondesse da lei, apposta. Un rivolo di sudore
le corse sulla faccia, caldo come una lacrima. Che cosa
voleva Cavanagh da lei? Marina percepiva il suo interesse
impersonale e la contemporanea repulsione e forse provava
la stessa sensazione anche lei, che si sarebbe definita intorpidita
dallo shock, castrata dal lutto. Non parlava cos bruscamente,
o con il cuore, da dieci anni a quella parte, con nessuno;
non alzava mai la voce. La morte di Adam si apre dentro di
me. Una ferita nera.
Roger l'aveva seguita? Sper che se ne andasse a casa e la
lasciasse l sola. Era lei l'esecutrice testamentaria degli effetti
personali di Adam Berendt. Si sarebbe occupata lei della casa,
di farla pulire, di cominciare a mettere in ordine la misteriosa
vita di Adam. Si muoveva per lo studio, toccava le cose
di Adam che avevano acquistato un nuovo significato, ora
che gli erano sopravvissute. Opere d'arte, mobili, il grande
caminetto di pietra; su una panca, una maglietta gettata l,
una normalissima T-shirt: spudorata, Marina la raccolse e se
la premette sul volto, aspirando l'odore salato, argilloso, di
Adam. Non avrebbe pianto. Non l. Aveva gi pianto abbastanza.
Inciamp in una figura di argilla, incompiuta, grezza,
per terra, sul pavimento di legno coperto qua e l da
stracci e fogli di giornale macchiati di pittura. Nella nebbia
del dolore le parve di vedere... Apollo? Cos'era? Un'ombra
grigia che dormicchiava al solito posto vicino al tavolo da
lavoro di Adam. Ma no, non essere ridicola: era una chiazza di
sole animata dal pulviscolo.
Non ricordava pi perch era l. Perch, se non c'era
Adam ad accoglierla? E Adam non c'era. Ma se era in casa di
Adam, una ragione doveva esserci. Stava cercando... che cosa?
Sapeva di non dover gridare "Adam!" perch qualcuno,
un uomo, un uomo che lei conosceva appena, era l in casa
con lei, la osservava, e avrebbe riferito agli altri: Marina Troy
 fuori di s dal dolore.
Il tavolo lungo e ingombro di Adam, a ridosso di una finestra.
Sul davanzale, rimasugli secchi di mosche, vespe morte.
I vetri sporchi. (Non solo di quella finestra, di tutte.) Li
avrebbe lavati lei. La poltrona con lo schienale rotto di Adam
con un copriletto macchiato gettato sopra, il divano da mercatino
delle pulci con la fodera di velluto color zucca, logora,
dove Adam a volte dormiva, quando lavorava fino a tardi
nello studio ed era troppo stanco per spogliarsi e andare a
letto, e non si toglieva nemmeno le scarpe. Un uomo cos non
si sposava, era chiaro che non poteva sposarsi. N convivere con
una donna. Nello studio di Adam c'erano opere incompiute
dappertutto, figure di creta che Marina vedeva da anni, sculture
collage fatte di rottami di metallo, rami abbattuti dal
vento, pezzi di legno portati dal mare, frammenti di specchio,
cocci di ceramica. C'erano incombenti figure umanoidi
di legno, in attesa di una scintilla di vita che ormai non
avrebbero pi ricevuto, ora che Adam non c'era pi. Decine
di tele di varie dimensioni appoggiate alle pareti, coperte di
ragnatele. Erano perlopi non finite, Adam non le guardava
da anni, bench sostenesse di ricordarsele tutte e di volerle
riprendere in mano, prima o poi.
Credeva forse di vivere per sempre?
Per mesi aveva lavorato a una scultura complicata, la sua
personale visione dell'antico incubo di Laocoonte, diceva: il
serpente marino stritolava fra le sue spire un padre con i
suoi figli realizzando la terribile vendetta di una divinit. Solo che, nella visione americana di Adam, le figure umane ricordavano
lunghi pesci sottili in assetto di nuoto, in una sostanza
con striature color dell'ambra. Quella strana scultura
era alta quasi due metri, con la base di oltre un metro di circonferenza.
A Marina sembrava bellissima; ci si poteva girare
intorno e ammirare le onde di luce che filtravano attraverso
le trasparenze dei materiali. Adam l'aveva creata usando
pi strati di plastica fusi insieme nelle tonalit di legno, paglia,
giunco. In quel momento, Marina ebbe l'impressione
che Laocoonte fosse vivo. Allung una mano per toccarlo e
lo trov inaspettatamente caldo.
Perch Adam aveva incoraggiato Marina a tornare alla
sua arte abbandonata da tempo rimanendo tanto indifferente
alla propria? Marina aveva conosciuto un certo numero di
artisti di talento, ma nessuno meno motivato, meno ambizioso
di Adam. Era talmente privo di "ego" da far temere che
potesse dimenticarsi di respirare. Il suo "ego maschile" non
rivestiva pi significato per lui di una stringa slacciata. Eppure
si considerava vanitoso. Si considerava brutto. Si era
disegnato come un uomo di Cro-Magnon con la fronte bassa
e ossuta. Se una donna osava alludere al fatto che lo trovava
attraente, Adam scoppiava a ridere. Non potevi fargli pensare
una cosa che la sua logica gli impediva di pensare. Una
volta che Marina e alcuni altri, a una cena, lo avevano rimproverato
perch non prendeva abbastanza sul serio il proprio
talento, Adam aveva risposto che, raggiunta la
mezz'et, aveva smesso di prendere sul serio tutto eccetto la
Verit; gli interessava molto di pi la vita morale di quella
estetica.
Ma l'arte non  una forma di Verit?
No, l'arte  una menzogna crudele fondata sulla morte della Verit.
Un'affermazione un po' dittatoriale da parte di Adam Berendt,
che di solito evitava i toni enfatici. Si era messo a ridere
della propria presunzione e aveva attribuito quella frase a
Spinoza o, meglio ancora, a Walter Benjamin.
Marina apriva cassetti e sportelli nello studio di Adam cercando...
che cosa? Dietro di lei, sulla porta, c'era Roger Cavanagh
che stringeva le labbra e la osservava, non sapendo che
cosa fare. Marina Troy si era messa veramente a gridare, poco
prima, o gli aveva solo risposto male? Come le signore di
Salthill non avrebbero mai fatto con un uomo. A parte il marito
o l'amante.
Marina sapeva che Roger gliel'avrebbe fatta pagare, appena
avesse potuto. Aveva visto i suoi occhi da rettile sotto le
palpebre gonfie, fissi su di lei.
E, poi, successe.
Come una scena febbrile in un film.
Fino a quel momento della precipitosa caduta cominciata
diciotto ore prima, Marina avrebbe definito il film cupo, tragico,
doloroso; di quel dolore che fa attorcigliare le budella.
Non certo comico o grottesco. Invece, chiss come, successe
che Marina apr la porta di un armadio vicino al tavolo da lavoro
di Adam, che aveva sempre pensato contenesse i ferri
del mestiere, e scopr un nascondiglio di oggetti personali:
maglioni fatti a mano piegati ordinatamente uno sull'altro,
muffole di cachemire, eleganti cravatte di seta ancora nelle
loro scatole. C'era una scatolina nera di Cartier con un paio
di gemelli di platino e oro e le iniziali A. B. Il bigliettino diceva
A Adam, per il suo misterioso compleanno. Con amore, Gussie.
(Augusta Cutler? La moglie di Owen Cutler?) Fissata a un
voluminoso maglione irlandese, una rosa di raso nero delle
dimensioni di un pugno di donna, con un bigliettino e la
scritta in inchiostro scarlatto ** Leila. (Ma chi era Leila? Marina
non conosceva nessuna Leila, a Salthill.) Marina aveva le
guance rosse. Regali di donne adoranti, innamorate di
Adam. Regali all'apparenza mai usati.
Su uno scaffale in alto c'era una scatola di cartone che Marina
non riusc a non aprire, pur sapendo, come Pandora
quando aveva aperto il vaso, che sarebbe stato meglio chiudere
l'armadio con dignit e battere in ritirata. (Certo che lo
sapeva, le batteva forte il cuore per la rabbia e la vergogna e
aveva la faccia rossa come se l'avessero appena presa a
schiaffi.) Invece la spost con la punta delle dita, ignorando
Roger Cavanagh che si era offerto di tirargliela gi, e la fece
cadere dallo scaffale. Il contenuto si sparse ingloriosamente
per terra: era un nascondiglio segreto di biglietti, lettere profumate,
lucide fotografie.
Avrebbe fatto ancora in tempo a battere in ritirata senza
perdere completamente la faccia. Invece si chin fra quelle
carte sparpagliate per terra, con i capelli sul viso. Da lontano
sarebbe potuta sembrare un'avida penitente.
Le donne di Adam. Cos tante? Marina non si sarebbe dovuta
sorprendere, ma si sorprese, e questo perch (lo cap in
seguito, in un momento di maggior calma) si rifiutava da
tempo di pensare alla vita di Adam in cui lei non entrava,
non volendo nemmeno prendere in considerazione che, non
essendo suo amante, frequentasse altre donne, per sesso e
per amore. La castit non era roba per Adam Berendt, ma
Marina preferiva pensarlo casto. E adesso la sua illusione si
infrangeva contro quelle prove. Un fascio di lettere scritte a
mano da... Camille Hoffmann, la moglie di Lionel? Oltre sette
anni di lettere, tutte firmate Baci, Camille. Su carta da lettere
azzurro pallido, sottile come biancheria intima, un lungo
scritto datato maggio di quell'anno con la firma Baci, Abigail.
L'amica di Marina, Abigail Des Pres! Marina distolse rapida
lo sguardo, non volendo leggere nemmeno un frammento di
quello che Abigail aveva scritto a Adam. Biglietti di auguri,
cartoline, ringraziamenti, biglietti generici che Marina non
volle aprire. Cartoline illustrate, riproduzioni di opere d'arte
perlopi, perch le donne di Adam volevano certamente dimostrare
il loro buon gusto. Sgomenta, Marina ne volt una
che le pareva familiare, un paesaggio surreale del tedesco
Caspar David Frederich, e riconobbe la propria scrittura sul
retro. Baci, Marina. Gliel'aveva spedita due anni prima, quando
era andata in vacanza in Europa. Fece una smorfia e la
mise via, non volendo che Roger la vedesse. Ma probabilmente
l'aveva gi vista. Nulla sfuggiva a quegli occhi! Marina
l'avrebbe strappata, se non avesse fatto parte del patrimonio
di Adam.
Pensava: Di tutte le frasi del passato le pi dolorose sono quelle
scritte nella speranza di farsi amare.
Istantanee di Adam in compagnia di amici di Salthill e di
sconosciuti. Quante persone sorridenti! Quanta felicit! Marina
afferr, per esaminarla meglio, una foto dai colori vivaci
che sembrava una rclame, un Adam in abiti sportivi con baffi
che lei non gli aveva mai visto, in quello che sarebbe potuto essere
un casin; aveva un'aria vagamente imbarazzata e strizzava
l'occhio, con una bionda maggiorata e truccatissima in
abito rosso di paillettes stretta a lui come se lo conoscesse bene,
un braccio appoggiato sulla sua spalla. Sembrava avesse
fatto una grossa vincita. Doveva essere sui quarant'anni, aveva
i capelli brizzolati ancora folti e relativamente poche rughe.
La vistosa bionda forse era una puttana d'alto bordo. Sul retro
della fotografia era scritto The Dunes, Vegas. 23 nov. 1989.
E queste? Fotografie flou di una donna nuda cicciottella su
un divano, nella posa dell'Olympia di Manet, dal seno preoccupantemente
grosso, con i capezzoli chiari e i peli del pube
scuri, fili di perle al collo e un gatto persiano bianco dall'aria
insolente ai piedi. Non era giovane, bench ancora molto attraente
e, come la puttana di Las Vegas, pesantemente truccata.
Aveva diversi anelli alle dita e un sorriso studiato e lascivo
e si teneva le mani sul ventre rotondo. Marina prov sgomento
e un lieve disgusto per il proprio sesso, il sesso femminile.
Come siamo patetiche a offrire il nostro corpo come carne nella
vetrina di un macellaio. Tutto a un tratto la riconobbe. Augusta
Cutler? La riconobbe dal gatto persiano.
Orripilante.
Adam Berendt, quasi un ciclope fra quelle donne ridicole,
che le coglieva a suo piacimento, divorando carne di donna.
Oh, anche Marina Troy era fra loro? Cominci a strappare e
buttare qua e l le foto, le lettere e i regali, mentre Roger, accucciato
accanto a lei, cercava di calmarla. No, Marina,
smettila. Non puoi sapere che cosa volessero dire queste cose
per lui.
Lo so benissimo, invece! Non sono scema.
Adam piaceva alle donne, lo sai. Era amico di donne e
uomini, ma le donne sono pi inclini allo scrivere e alle effusioni.
Nessuno sapr nulla di tutto questo.
Augusta Cutler! Quella donna ha dei figli adulti!
Ecco qual era l'orrore pi grande, peggiore delle sospette
entrate di Adam: una bieca commedia sessuale dove Marina
nel suo dolore aveva cercato pathos, emozioni purificatorie.
Roger forse pensava che fosse divertente, una commedia,
o forse era sconvolto come Marina, anche lui sbigottito e
disorientato; era difficile per Marina interpretare il suo comportamento,
a parte il fatto che la opprimeva, e le dava fastidio
l'odore nauseante emanato dalla sua pelle, colonia e sudore
maschile. Lo odiava! Odiava quell'uomo, testimone
della sua umiliazione! Non le lasciava neppure strappare le
prove, cercava di trattenerla, prendendole le mani con fermezza
ma dolcemente, come se lei fosse una bambina e lui il
padre, il maschio, padrone della situazione. Marina era scoppiata
in lacrime rabbiose. Non c'era dolore, nel suo pianto.
Era come se lei fosse fatta di un materiale infiammabile e Roger
fosse un fiammifero acceso pericolosamente vicino. Gli
disse: Lasciami, perdio! Non mi toccare. Ti odio!. E Roger:
Non  vero che mi odi. Sono sciocchezze. Marina sentiva
che le alitava sulla guancia, che le teneva le mani. A un certo
punto si erano messi a lottare, in silenzio, il respiro affannoso.
Quella scena aveva un che di improbabile e di fantastico.
Una luce potente sembrava illuminarli, come su un palco,
davanti a un pubblico invisibile. Erano in casa di Adam, ma
dov'era Adam? Perch erano nello studio di Adam da soli,
insieme? Cosa ci facevano in ginocchio sul pavimento? Era
inspiegabile. La mattina precedente, a quell'ora, una cosa del
genere a Marina sarebbe risultata assolutamente incomprensibile.
Roger Cavanagh non mi piace nemmeno. E a lui non piaccio
io. Eppure Roger la stava baciando, le premeva i denti
contro la bocca e il collo come per farle male e lei era nelle
condizioni di spirito di lasciarsene fare, travolta dal desiderio
che provava per lui o per chiunque egli fosse, un uomo,
un essere sessuato a casa di Adam; nella passione del momento,
in preda a un desiderio simile a una sete violenta,
non ricordava neppure come si chiamasse Roger. Eppure le
sue mani lo stringevano, lo afferravano. Si stup della schiena
muscolosa, della sua corporatura, del suo peso. Stava mugolando,
di dispiacere. Di desiderio. Era una scena d'amore,
tutto a un tratto? Il pathos aveva forse lasciato spazio a una
commedia frenetica e quindi a una frenetica scena d'amore?
 cos tanto tempo. Non ricordo nemmeno pi come si fa. Era
goffo, frettoloso, cieco, il modo in cui si arrabattavano come
nuotatori in un mare agitato. Roger le tirava su il vestito rischiando
di strapparglielo e le dita obnubilate di Marina gli
afferravano la camicia e i pantaloni, dove lui le stava guidando
la mano. Marina non ricordava quanto facessero presto
gli uomini a eccitarsi la prima volta con una donna, il respiro
corto, affannoso, come quello di un cane; la forza delle braccia,
il corpo che spingeva con urgenza; in mezzo alle gambe,
quello strano coso improvvisamente vivo su cui Roger le
aveva messo la mano perch glielo accarezzasse, abbassandosi
la zip. Si stavano baciando, gemevano. Avrebbero fatto
l'amore per terra, sul pavimento duro e macchiato, quel pavimento
che sapeva di argilla, di pittura, di acquaragia, con
la cantina sotto, se non fosse stato che, quando Roger le divaric
le gambe sollevandosi sopra di lei come in un alzabandiera,
le vide in faccia qualcosa che lo allarm, il modo in cui
chiudeva gli occhi e stringeva le labbra quasi preparandosi a
sentire male, la scomodit dei capelli raccolti dietro la testa
schiacciati per terra, o forse sentirono tutti e due i passi del
loro amico che si avvicinava, la voce di Adam che diceva divertita:
Che cosa diavolo state facendo, Marina? Roger? Sono
morto da meno di ventiquattr'ore e voi scopate in casa mia? L'erezione
gli si ammosci all'istante e Roger borbott qualcosa
del tipo: Non ce la faccio, scusa. Marina lo prese a pugni.
Era furiosa, irrefrenabile; lo prese a calci e gli piant un ginocchio
nel pube; in seguito si sarebbe vergognata di quella
condotta, ma in quel momento prov una gioia primitiva nel
prendersela con quell'uomo, nel fargli uscire il sangue sulla
faccia e dietro l'orecchio. Quella faccia, quella smorfia spaventata!
Non poteva fare a meno di ridere. Roger le afferr i
polsi e la morse sulla spalla, dove le aveva strappato la camicia,
e sul seno. Ansimava, furioso, il pene come un palloncino
sgonfio che le premeva sui peli rossi del pube.
Fin di colpo. La follia si era conclusa, esaurita. Temporale
estivo che si spegne nell'aria. Rimasero sdraiati a lungo per
terra, nello studio di Adam Berendt, senza bisogno di guardarsi,
esausti e sconfitti.


Old Mill Way:
La caverna.

1.
Oltre le pareti dell'antica casa coloniale, oltre i pavimenti di legno e
i folti tappeti, come dilatato dal Tempo, si alzava il pianto di una
donna.
Il suo cuore era spezzato, ma lui non c'entrava.
Una volta, in Old Mill Way, a nord della cittadina di
Salthill-on-Hudson, in una casa del Settecento, ma meticolosamente
restaurata, in cima a una collina, vivevano un uomo
e una donna di giovanile mezz'et, sposati da tanto tempo
("mezza vita, ormai") che non si vedevano neanche pi, come
talpe in una tana.
C'era un che di chiaramente confortante in questo, oltre
alla soddisfazione delle convenzioni. Perch quell'uomo e
quella donna erano figli delle Convenzioni. (Ottima educazione
e ricchezza, insomma, senza ostentazione, da entrambe
le parti.)
Strano! La loro tana, la loro casa, era spaziosa e ammirata
e costosa, circondata da pi di un ettaro di terreno in una
delle zone pi belle della contea di Rockland, eppure restava
una tana. Strano, ma era soffocante e senz'aria, bench gli attuali
proprietari l'avessero ampliata, al pari di quelli precedenti,
ristrutturata, trasformata a caro prezzo in una sorta di
vetrina. (Vivere qui  come un sogno. A volte temo di svegliarmi
tutto a un tratto e non avere pi questa gioia.)
La parte pi antica, in legno, veniva pitturata regolarmente,
di un bianco ostrica che brillava come radio al crepuscolo.
Pietra grezza, mattoni rossi talmente vecchi che sembravano
rischiare di sbriciolarsi al tatto, pratiche rifiniture in stucco
bianco, come ossa esposte. Molte finestre, di sopra e di sotto,
ma piccole e strette, in stile coloniale, con vetri tanto antichi
da sembrare ondulati. Durante le feste natalizie, che a
Salthill-on-Hudson venivano affrontate con cristiana esuberanza,
tutte le finestre visibili da Old Mill Way erano illuminate
da candele elettriche e festoni di luci castamente bianche,
scintillanti, adornavano la facciata, intrecciandosi come
ragnatele sugli alberi vicini. Le persiane erano verde scuro,
del consueto colore patriottico, e il grosso portone di quercia,
con un batacchio a forma di aquila, in ottone, d'epoca. D'estate
sui gradini davanti all'ingresso c'erano vasi di terracotta
pieni di gerani rossi e, in autunno, di crisantemi. I vasi di
terracotta erano trattati con la carta vetro per dargli un'aria
pi country.
 difficile credere a questa gioia. Non che ci sia piovuta
dal cielo, naturalmente! Lionel si vergogna a parlare di certe
cose, sai che tipo . E quindi non ne parliamo mai.
La casa era stata costruita nel 1763 da un ricco commerciante
di Manhattan a nome Elias Macomb. Si sapeva poco di lui,
solo che era un Tory convertitosi al federalismo nel 1774, che
aveva generosamente finanziato la rivoluzione contro la Gran
Bretagna per non finire coperto di pece e di piume, esposto al
pubblico ludibrio su un "albero delle libert". Nel 1781, la casa
era passata al generale Cleveland Wade, amico intimo e
consigliere del presidente George Washington, che vi aveva
fatto aggiungere nuove stanze, aveva fatto alzare il tetto e costruire
le stalle e altre dpendance intorno. La si poteva chiamare
sia "Macomb House" che "Wade House", con la stessa
autorevolezza, come i proprietari successivi si sentivano in
dovere di precisare nel tono sincero e animato con cui i padroni
di casa rispondono alle educate domande dei loro ospiti,
prendendole molto sul serio, e recitano brani di storia locale
memorizzati come sacre scritture. Dietro la casa c'era la stalla,
di legno vecchio e con le fondamenta in pietra. In cima un galletto
di ottone si lisciava le piume con il becco, perennemente
di profilo. Davanti alla pittoresca stalla c'era uno stagno bordato
di stiancia, del verde intenso e malaticcio della zuppa di
piselli, che emanava un odore molto forte. In aprile decine,
centinaia, di narcisi giallo sole fiorivano e "danzavano" sul
pendio che scendeva alla strada. Sotto questa immagine, la
didascalia La gioia abita qui.
Era la casa-vetrina degli Hoffmann, Camille e Lionel. I loro
figli erano grandi, facevano la loro vita. Il loro matrimonio
resisteva come una barchetta coraggiosa in un gorgo, costruita
e tenuta con tanta cura che non si rompeva mai. Camille,
la padrona di casa, era per natura pi sensibile al peso
della Storia, al privilegio di abitare in una casa del genere;
l'aveva arredata con pezzi d'antiquariato, tutti quelli che trovava,
ed era esperta di storia dell'epoca rivoluzionaria nello
stato di New York. Lionel era un uomo molto impegnato, vicepresidente
della Hoffmann Publishing Inc., l'azienda di famiglia,
una delle case editrici di manuali e testi medici pi
importanti degli Stati Uniti, con sede a Manhattan. Tuttavia
gli Hoffmann facevano un'intensa vita sociale, come molti
abitanti di Salthill. Ora che i figli erano andati via, con la
mezz'et sentivano il bisogno di un'altra famiglia, pi
espansiva e per certi versi pi affidabile, a portata di mano,
socievole e intima ma senza legami troppo stretti. Erano
agiati, non ricchi. Conoscevano abbastanza la ricchezza per
capire che una fortuna vera porta con s il germe della tragedia
e la tragedia li metteva a disagio. Ci piace Salthill perch
rappresenta il vero melting pot americano. Pochi nella loro
grande cerchia di amici provavano interesse per quella che
in un tempo passato e pi primitivo si chiamava "scalata sociale";
anche perch, diciamocelo, a cosa si poteva dare la
scalata a Salthill-on-Hudson? I giocatori di golf seri facevano
parte del Salthill Golf Club, gli amanti della vela dell'Hudson
Valley Yacht and Sailing Club, e poi c'era il Lost Creek
Tennis Club, ma la maggior parte dei membri dello splendente
Salthill Country Club erano nouveaux riches di citt.
(Ce n'erano un sacco nella contea di Rockland e ogni anno
aumentavano, per via dei condomini e delle palazzine tutte
uguali da 2 milioni di dollari che spuntavano come funghi
con vista sul fiume o fra campi verdeggianti.) Gli Hoffmann
e la loro cerchia non amavano il termine suburbia e non si
consideravano gente che abitava fuori della citt, ma gente
che aveva scelto di vivere in campagna, americani di paese.
Gli Hoffmann e la loro cerchia facevano amicizia sia con tipi
eccentrici e indipendenti, bizzarri come Adam Berendt lo
scultore e Marina Troy della Salthill Bookstore, sia con i vicini
di Old Mill Way, Old Dutch Road, Sylvan Pass, Wheatsheaf
Drive, Deer Link, Derrydown Lane, Pheasant Run, Sparkhill
Place. Facevano amicizia sia con il fondatore della Salthill Pro
Musica e l'anziana francese che dava lezioni di danza alle
bambine, con il ministro della Chiesa unitariana e la moglie
poetessa, con il barbuto direttore della "Salthill Weekly Gazette"
e l'ufficiale della Marina mercantile in pensione che coltivava
orchidee nella sua villetta a schiera in paese, sia con gente
che abitava in edifici di valore storico come gli Hoffmann,
nei cui parchi pascolavano giumente purosangue, vacche dotate
di pedigree e pecore dal muso nero, come in un sogno della
Vecchia Europa. Forse c'era una netta distinzione di classe
fra gli abitanti di Salthill le cui propriet erano protette da mura
di pietra e quelli che avevano semplici recinzioni di legno,
metallo, catenelle e paletti, ma questa distinzione non sembrava
contare molto, a livello di amicizie. Abbiamo bisogno dei nostri
amici. Sempre. Il perch non lo sappiamo.
Nella loro spaziosa tana arredata per la maggior parte con
pezzi d'antiquariato o accurate riproduzioni, gli Hoffmann
erano noti per la loro ospitalit. L'antica stalla era stata trasformata
gi da tempo in una foresteria per gli ospiti dotata di tutti
i moderni comfort, e gli Hoffmann avevano spesso ospiti.
Persino i loro ospiti, talvolta, avevano ospiti. Davano feste, ricambiavano
inviti a feste a cui erano stati a loro volta invitati.
Una delle convenzioni della loro cerchia era che gli Hoffmann
organizzassero il cenone danzante di San Silvestro, a cui partecipavano
circa quaranta dei loro amici pi intimi. Abito scuro
per gli uomini, signore in lungo, la casa risplendente di candele.
Albero di Natale di cinque metri nell'ingresso dall'alto
soffitto, decorato a festa. Stelle di Natale a profusione, caminetti
accesi. La prima volta che Adam Berendt aveva preso
parte al cenone, si era fermato sui gradini di pietra, fuori, sotto
la neve che cadeva leggera, lasciando passare avanti gli altri. E
aveva fatto la battuta: Ho paura a varcare quella soglia. Sembra
tutto perfetto, l dentro. Questo diciassette anni, sei mesi
e una settimana prima della sua morte. Nel fiore della
mezz'et, Adam era robusto ma non grasso, dieci chili meno
di quanto sarebbe stato a cinquanta, con le spalle larghe e muscolose
che gli davano un'aria da muratore, la faccia non-bella-ma-neanche-brutta
meno provata e rugosa di come sarebbe
diventata, i capelli folti e dritti appena striati di grigio. Per
l'occasione non si era messo l'abito scuro (bench richiesto
dall'invito), ma una giacca di raso color salmone, camicia di
seta a quadretti bianchi e neri, pantaloni neri con rifiniture in
raso e un papillon talmente bianco da sembrare fluorescente,
appena un po' troppo grosso. Non era ancora molto noto a
Salthill, all'epoca, non era ancora un "personaggio"; aveva
sorpreso solo pochi acquistando l'antica Deppe House sul fiume
e trasferendosi l dalla casa sui monti, in affitto, dove stava
prima. Nessuno di coloro che lo videro alla festa degli Hoffmann
quella sera sapeva con certezza se voleva essere ironico
o burlone, se si stesse facendo beffe del loro cenone di Capodanno
o dei cenoni di Capodanno in generale o se, nella sua
schietta innocenza sociale, rozzo come un tipo di frontiera, immaginasse
che quell'abbigliamento fosse adatto.
Poi, sudato in quella ressa chiassosa, ballando con una
bella donna dopo l'altra, Adam si era tolto la giacca di raso
salmone e si era tirato su le maniche della camicia.
Adam Berendt, l'artista, lo scultore di Salthill. Era questa la sua
identit, a Salthill-on-Hudson. Aveva insegnato scultura a Camille
Hoffmann a un corso serale e, come molte altre compagne
di corso, Camille aveva ceduto al suo fascino. (C'erano pochi
uomini che frequentavano i corsi serali, tutti piuttosto
anziani.) In cosa era diverso Adam? Oh, come si fa a dire! Di certo
era diversissimo da tutti gli altri che insegnavano ai corsi serali,
pittura, yoga, danza, ceramica, scrittura creativa, tennis o
golf che fosse, i quali lusingavano le loro ricche studentesse
sposate con il fervore con cui un uomo infreddolito getta legna
nel fuoco. Lui no, non faceva n l'affascinante n il dongiovanni.
Era gentile, cordiale con tutti. Non si lasciava prendere da
entusiasmi eccessivi, era cauto. Diceva che il vero talento
artistico era raro e andava coltivato, che scegliere l'arte come professione
era molto impegnativo ed era meglio praticarla da dilettanti.
Se riteneva di non poter lodare il lavoro di una donna,
lo osservava e non diceva niente. Certe sere parlava pochissimo
e comunicava attraverso le espressioni della faccia, i movimenti
del corpo. Altre invece scherzava, faceva battute. Se una
delle signore (mai Camille Hoffmann, che era timida e insicura,
specie in presenza di Adam) rompeva insoddisfatta la propria
creazione di argilla, Adam scoppiava a ridere e diceva:
Mia cara, ci vuole un bel coraggio a prendersi cos seriamente!.
A volte parlava per enigmi. Passeggiava per l'aula con la
sua camminata sicura di s, simile a un giovenco sulle zampe
posteriori, come osserv una volta una donna, recitava poesie
cantilenando, per ispirare e disturbare i suoi studenti. Lucrezio,
De Rerum Natura. Blake, Il matrimonio di Cielo e Inferno.
Whitman, Foglie d'erba. Le donne di Salthill avrebbero ricordato
per il resto della vita il brivido causato loro dalla voce appassionata
e baritonale di Adam Berendt...
A malapena saprai chi io sia, che cosa significhi,
Ma tuttavia t'infonder salute,
Purificher, rafforzer il tuo sangue.
Se subito non mi trovi non scoraggiarti,
Se non mi trovi in un posto cercami in un altro,
In qualche posto mi sono fermato e t'attendo.
Adam Berendt aveva noleggiato un minibus per portarle a
Manhattan, al Metropolitan Museum of Art dove, come un
centauro, aveva condotto il proprio gregge di donne mortali
nelle sale riecheggianti del mondo greco e romano, vietando
loro di parlarsi, di parlare con lui e persino di pensare, Guardate
e basta. Videro tante cose! Erano piene fino a scoppiare,
come palloncini gonfiati oltre il limite.
Adam Berendt certe sere emanava un odore strano, di maschio
trascurato, poco lavato. Spesso i suoi abiti erano sgualciti
e non proprio puliti. Aveva un occhio "buono" soltanto - il
sinistro - che spesso le osservava come trapassando sia loro
che i loro lavori, come se non esistessero. O come se, esistendo
e basta, in uno spazio e un tempo finiti, non potessero competere
nella sua immaginazione con un mondo altro, pi alto e
imperituro. Il mondo delle Forme. Il mondo delle Idee. Il
mondo dell'Anima. Sappiamo che esiste, anche se non sempre
possiamo esperirlo. (Ma loro lo sapevano? Le donne di
Salthill erano speranzose ma confuse.) Se osavano fare a
Adam domande personali, lui le rimproverava con dolcezza,
e c'era qualcosa di esaltante nell'essere rimproverate a quel
modo, come di rado capitava a Salthill. Non avrebbero mai
scoperto dove era nato e dove era cresciuto, se aveva una famiglia,
se era mai stato sposato o cosa si era fatto all'occhio
destro.
Nella loro immaginazione resa febbrile e romantica dal disuso,
Adam Berendt trasudava una misteriosa autorevolezza.
Ma era un'autorevolezza di cui non approfittava. O almeno
cos credevamo.
Se sono geloso? No di certo.
Perch era Lionel Hoffmann e non era un uomo geloso di
natura. Alto, dinoccolato, taciturno, "molto intelligente e molto
ricco" (come si era per caso sentito descrivere una volta da
una donna, con suo grande imbarazzo), con un viso che sembrava
cesellato e sapeva essere molto bello o normalissimo, a
seconda dell'umore e dei gusti di chi lo guardava; capelli scuri
che avevano cominciato a ingrigire sulle tempie a poco pi di
trent'anni. Sul treno dei pendolari Lionel spesso alzava gli occhi
dal giornale e si ritrovava davanti altri uomini come lui; timidi,
o umiliati, questi altri uomini distoglievano lo sguardo,
come del resto faceva Lionel, che tornava a concentrarsi sulle
colonne stampate, serie e piene di informazioni, che costituivano
il "New York Times", come fossero un breviario. Mentre
i membri pi anziani della famiglia Hoffmann erano dei vecchi
giovani, che lavoravano nell'azienda di famiglia fino a novant'anni
suonati, quelli pi giovani, come Lionel Junior, erano
giovani vecchi. Lionel era stato un esempio di maturit sin
da piccolo, rimprovero vivente per il fratello minore e pi fantasioso.
Un ragazzino su cui si pu contare.
Si era innamorato e sposato giovane. Ricordava Camille
sposa, ma non se stesso sposo. A volte faceva fatica a ricordare
esattamente Camille, perch assomigliava a tante ragazze,
in quegli anni, e lui tendeva a confonderla con... chi
era? Una delle sue amiche di Colgate? Kitzie, o era forse Mimi?
Quella che gli aveva pianto sulla spalla e poi si era asciugata
il naso nella spallina del vestito.
Nella famiglia Hoffmann nessun uomo poteva essere geloso,
perch nella famiglia Hoffmann nessun uomo era insicuro,
dal punto di vista sessuale. Se eri un uomo, un vero uomo,
bello e intelligente, e lavoravi per la Hoffmann Publishing
Inc., la casa editrice di manuali e testi medici pi importante
degli Stati Uniti, non c'erano ambiguit, in questo. La vita non
era l'enigma di una Sfinge (a meno che non fosse la Sfinge a
porlo), ma un foglio di carta stampata. Numeri, equazioni.
Una volta sposati, gli Hoffmann restavano sposati e non avevano
ulteriori inclinazioni romantiche. (Era vero, per? S,
certo, Lionel Hoffmann nel suo modo posato, distaccato e capriccioso
era attratto dalle mogli di certi suoi amici, ma non
avrebbe mai fatto approcci con nessuna di loro; non c'era nulla
di pi ripugnante per lui del pensiero di una relazione intima,
di una relazione sessuale disordinata, con una conoscente.
Non sporcare mai il tuo nido era il consiglio che Lionel Senior
dava sempre ai suoi figlioli.)
Geloso? E di chi? No, figurati.
Adam Berendt, lo stravagante artista di Salthill. Scultore.
Senza un occhio. O forse cieco da un occhio. Tozzo come un
idrante. Prima del cenone di Capodanno, Lionel non l'aveva
mai visto, bench ne sentisse parlare da anni, a Salthill.
Se Camille era romanticamente attratta da Adam Berendt,
Lionel era costretto a sentirsi possessivo nei confronti della
moglie e questo gli provocava un dolore sordo, come un inizio
di mal di denti. Camille era sua moglie, era vulnerabile e
sotto la sua protezione. Se fa la figura della cretina... speriamo di
no. Salthill era un'isola, con una mentalit da isola.
(In prevalenza, gli uomini facevano i pendolari con Manhattan
e spesso si assentavano per cinque giorni la settimana; molti,
come Lionel, avevano un appartamento in citt e dormivano
spesso fuori: si poteva immaginare che la vita lavorativa di un
Lionel Hoffmann occupasse quasi tutte le ore di veglia, non
per avidit o sete di denaro, ma perch, a parte lavorare, che
cosa poteva fare un uomo adulto e responsabile? Durante l'assenza
dei loro devoti mariti - contando i giorni sarebbe diventata
un'assenza di anni - le mogli di Salthill erano inevitabilmente
"attratte" da uomini che non erano i loro mariti. Era
raro che queste catastrofiche scappatelle si concludessero con
un divorzio e un nuovo matrimonio, erano piuttosto storie romantiche
di natura indefinita: c'erano modelli ciclici riconoscibili
per cui la donna immaginava di innamorarsi del marito
di un'amica e quando l'infatuazione finiva si immaginava innamorata
del marito di un'altra amica e poi ancora di un'altra
e un'altra ancora; nel corso degli anni in una cerchia ristretta
come quella a cui appartenevano gli Hoffmann, una donna
poteva ritrovarsi a immaginare di essere innamorata di un uomo,
o di pi uomini, dei quali aveva gi immaginato di essere
innamorata. Purch la donna non si legasse a qualcuno al di
fuori della sua cerchia, tale comportamento era considerato
innocuo dal marito. Questa era Salthill-on-Hudson, dove il
matrimonio, la famiglia e il patrimonio erano sacrosanti, e non
erano gli anni Settanta.)
Al cenone di Capodanno, Lionel aveva osservato di sottecchi
questo "Adam Berendt" invitato da sua moglie e di cui
aveva sentito tanto parlare. Era stato discreto, perch Lionel
era sempre discreto. (Laddove un altro padrone di casa avrebbe
arricciato il naso di fronte a una giacca di raso salmone,
Lionel era rimasto impassibile.) Ma nel corso della lunga serata,
brillante e rallegrata dallo champagne, Lionel aveva concluso
che Adam Berendt non era che moderatamente cortese
nei confronti di Camille; non sembrava innamorato di lei, n
pareva incoraggiarla a innamorarsi di lui. Nello sguardo sofferto
di Camille si leggeva con quanto pi brio Adam danzasse,
come in discoteca, non benissimo ma con energia, con la
moglie di Owen Cutler, l'opulenta Augusta, piuttosto che con
la dolce Camille Hoffmann.
Lionel aveva concluso: Un po' volgare, ma  un gentiluomo.
Verso le due del mattino, quando la maggior parte degli
ospiti era gi andata via e dopo aver baciato impavida il marito
e Adam Berendt, la padrona di casa si era ritirata al piano
di sopra e i due uomini erano rimasti a chiacchierare davanti
a un caminetto che si stava spegnendo. In realt aveva
parlato solo Lionel. Piacevolmente ubriaco e stimolato dall'occasione.
Si erano tolti la giacca e allentati la cravatta, tutti
e due. Lionel non parlava facilmente, specie alle feste che dava
a casa sua. Prendeva molto sul serio le sue responsabilit
di padrone di casa. A quel punto per la festa era pi o meno
finita e lui parl animatamente, quasi con calore. Adam Berendt
gli era simpatico! Era cos diverso da lui da sembrargli
appartenere a un'altra specie. Parlarono di politica, di morale,
di valori umani". Lionel era stato ragazzo negli anni Sessanta
ed era rimasto scioccato da quel che aveva visto. Fuori
della sua famiglia, naturalmente. Il "deterioramento" della
morale degli Stati Uniti. Era andato a Colgate, dove aveva
studiato anche suo padre, e la sua vita era cambiata. La sua
vita interiore. Sebbene Lionel non avesse pi aperto un libro
di filosofia o poesia da quando si era laureato, era fermamente
convinto che la sua anima si fosse "forgiata" durante
certe lezioni di lettere. Naturalmente era andato alla Wharton
School, come previsto, ed era entrato nel mondo degli affari.
Ma la cosa che mi  rimasta pi impressa  "conosci te
stesso". Socrate, dico bene? E le tragedie greche, dove uno fa
un errore e lo ammette: si cava gli occhi, si impicca. Niente
vittimismi, nessuna pretesa di giustizia o di piet. Un concetto
totalmente diverso di giustizia. Se eri colpevole, pagavi,
anche se non eri veramente colpevole. Perch talvolta era
difficile capire qual era il delitto commesso. E la vita  proprio
cos. Che mondo! Io sono cristiano, ma... sai. "I miti erediteranno
la terra." Ma figuriamoci! Qui o si vince o si perde,
non credi? Gente che si trasforma in uccelli, alberi, fiumi;
una donna trasformata in cigno e violentata da... cos'era pi,
un toro? O era il contrario? Comunque sia, era un dio. Il toro,
intendo. E a volte gli di erano invisibili. Una sorta di parabola,
immagino. Non cristiana, sicuramente. Un cacciatore
sbranato dai suoi stessi cani perch aveva visto una dea che
faceva il bagno nuda nel bosco. L'aveva vista senza volere,
cosa ne poteva, poveraccio? Invece viene punito lo stesso. E
si tramuta in... Cosa? Non me lo ricordo pi.
Un cervo.
Ah, gi. Un cervo. Lionel ci pens su. Aveva la voce leggermente
impastata, ma ferma. Perch stava cacciando un
cervo. Cos si trasforma in cervo e i suoi cani lo sbranano.
Una giustizia un po' strana, ti pare?
E cos Lionel e Adam Berendt avevano chiacchierato. Lionel
aveva chiacchierato. Nelle prime ore del nuovo anno era
stato colto da un senso di nostalgia che non sapeva di provare,
nostalgia per la giovent perduta o, meglio, mai avuta.
Stava per confessarglielo! A Adam Berendt! Il mio amico. Adam
 mio amico. In seguito avrebbe ricordato con un caldo bagliore
di felicit la conversazione di quella notte con Adam Berendt.
Avrebbe detto a Camille che il suo insegnante di scultura era
davvero simpatico. L'avrebbe ringraziata di averglielo presentato.
Avrebbe detto ai suoi amici che Adam Berendt era "di
buon senso", "solido", una persona con i piedi per terra, che
"non si perdeva in ciance". Aveva certamente intenzione di rivederlo
presto e coltivare quell'amicizia, perch la verit era
che Lionel non aveva molti amici n a Salthill n a Manhattan;
si poteva dire che non avesse pi avuto un amico dai tempi
del college, da quando si era sposato. Aveva molti "amici" a
Salthill, ma nessuno veramente amico. (Perch a Salthill, come
dappertutto, erano le donne a mantenere in funzione gli
ingranaggi della vita sociale. Ingranaggi che si muovono continuamente,
su e gi, secondo percorsi prestabiliti.) Invece
passarono dei mesi, dopo quel Capodanno, anni, e Lionel
Hoffmann era talmente preso dal lavoro che non cerc Adam
Berendt nel modo in cui aveva sperato. E Adam, con tatto,
non lo avvicin. Strette di mano virili, concrete. Saluti standard,
alla Salthill, pronunciati con allegria, sorridendo: "Allora,
Adam, come va?" e "Lionel, come stai?".

2.
Adam, come fa un uomo a vivere sapendo che deve morire?
Era stato tanto tempo prima, negli anni Sessanta. Quando
Lionel aveva dieci anni ed era un ragazzino su cui si poteva
contare. Studente modello della quinta elementare alla scuola
di Broom Hills, nella contea di Westchester. Quando Lionel
aveva visto il primo morto della sua vita, anzi i primi
due. E non aveva detto niente!
Gli anni Sessanta. La droga! Capelli lunghi e spettinati, vestiti
trasandati! Neppure posti antichi e tranquilli come Broom
Hills, Bedford Hills e Katonah erano immuni. Nemmeno famiglie
rispettate come i Thayer, i Briscoll, i Lister (vicini degli
Hoffmann a Broom Hills Heights, nelle ampie tenute boscose
affacciate sul lago artificiale di Broom Lake) erano
immuni. Gli uomini facevano fedelmente i pendolari sui treni
del mattino per New York e in autunno e inverno non tornavano
mai prima di notte; le donne gestivano la servit,
mandavano inviti scritti a mano e fino a cinquecento biglietti
di auguri ogni Natale, indirizzati e firmati personalmente.
La guerra nel Vietnam imperversava sull'altra faccia della
luna. Perch fosse diventata di colpo tanto importante non
era chiaro. Evitando di accendere la Tv, se non per le notizie
locali e di New York e dopo le otto di sera, e sfogliando solo
velocemente certi giornali, si riusciva quasi a non sentirne
parlare. Gli alunni della scuola elementare di Broom Hills
crescevano protetti. A Broom Hills, diversamente da molti
altri posti, la vita procedeva serena e pi o meno controllata.
Controllo morale ed estetico. L'argomento che pi appassionava
gli elettori era il piano regolatore. Bisognava tracciare
confini, mantenere le Convenzioni. Perch, se Broom Hills
non era l'ideale, non potevano esserci ideali, ed  nello spirito
dell'uomo inseguire un ideale, non in qualche luogo e
tempo remoto, ma qui e ora. Tuttavia a Broom Hills, come in
zone del paese con un piano regolatore meno scrupoloso, a
volte sorgevano dei problemi. A volte "di droga", eredit
della "cultura hippy". Un guru hippy non aveva forse minacciato
i genitori americani con la terribile profezia: Arriveremo
a voi attraverso i vostri figli? E quando i figli crescevano
ma sempre figli restavano, il pericolo c'era. Quando i figli lasciavano
la protezione di Broom Hills per andare all'universit
(specie in aree urbane), il pericolo c'era. E cos accadde
che nell'afa d'agosto del 1966 il figlio dei Lister, ventenne,
che aveva smesso di studiare a Yale, che abitava vicino agli
Hoffmann in quella zona prestigiosa che si chiamava Broom
Hills Heights, si iniett con la sua ragazza una potente amfetamina
e durante la notte and con lei scalzo per i boschi intorno
alla grande villa moderna dei genitori, e si coric per
terra per fare l'amore con lei al chiaro di luna, o forse solo per
morire, e i corpi non furono ritrovati che tre giorni dopo. Tre
giorni! I Lister in seguito dissero che il loro "problematico"
figliolo era tornato a New Haven, dove viveva con degli amici,
e che loro non sapevano che fosse l con la ragazza, una sedicenne
di Katonah. Nell'afa d'agosto i corpi si decompongono
rapidamente. Furono ritrovati nei boschi, poco distante
dal laghetto artificiale liscio come uno specchio, da alcuni ragazzi
che si misero a gridare e corsero a chiedere aiuto.
Lionel Hoffmann, dieci anni, non era con loro. Ma aveva
scoperto i corpi il giorno prima, attirato dal tanfo nauseabondo,
ed era scappato via in preda al terrore e a un'oscura
vergogna, senza dire niente a nessuno. Era il suo segreto.
Non lo disse mai a nessuno. Quel tanfo! E quello spettacolo
orribile a cui i suoi occhi erano rimasti incollati. Gli era venuto
da vomitare e, quando l'avevano costretto a mangiare, pi
tardi, a tavola, aveva vomitato nella sala da pranzo, e la cosa
era stata attribuita a "una forma influenzale", perch quella
era l'epoca - che continua tuttora - in cui l'indicibile nelle famiglie
poteva essere attribuito a "una forma influenzale".
Per Lionel, gli anni Sessanta erano quello. Il pericolo che
aspettava al varco, quando si portavano agenti tossici estranei
in posti dal piano regolatore scrupoloso come Broom Hills
e Salthill.
Di Lionel le donne della sua vita dicevano che era "sensibile"
in fatto di cibo, orario dei pasti, odori. Era "debole di
stomaco", certamente chiaro segno di un animo sensibile.
Ed era sensibile anche al pelo di cani e gatti. Allergico. Gli
si chiudeva subito il naso, come ostruito da tamponi di carta
bagnata. Gli faceva male la testa, gli piangevano gli occhi.
Negli interminabili anni dell'infanzia e della giovinezza trascorsi
nella tana settecentesca perfettamente restaurata di
Old Mill Way, i suoi figli, un maschio e una femmina, avevano
chiesto invano un animale domestico. Perch tutti i loro
amici ne avevano uno, un cane o almeno un gatto, le mamme
di tutti i loro amici avevano un gatto, perch loro no?
Perch loro erano diversi? Perch pap era cos egoista? Camille
interveniva, e Lionel aveva sentito per caso brandelli di
quelle discussioni, approvando la moglie quando dimostrava
ragionevole fermezza e detestandola quando si scusava o
assumeva gli stessi toni lamentosi dei figli. Vostro padre 
allergico, lo sapete. Gli dispiace tanto, e anche a me, ma non
ci si pu far niente.
Graeme, undici anni, protestava: Pap non potrebbe andare
a stare nella stalla? Tanto  tutta a posto.
Nella stalla. Era l che si era sempre immaginato, dopo. E
aveva sorriso. Nella splendida casa settecentesca perfettamente
restaurata di Old Mill Way con la moglie e i figli, in
realt Lionel era nella stalla. O forse nel bosco.
Non disse mai ai suoi genitori o a nessun altro di Broom
Hills del suo ritrovamento della coppia hippy (dove coppia
hippy era la definizione che aveva adottato dopo averla letta
su un quotidiano di Westchester che parlava dei due morti
per droga), e non lo disse neppure a sua moglie Camille, a
cui non raccontava mai nulla che potesse inquietarla o provocare
in lei l'impulso paurosamente materno, che hanno
anche le donne meno sensuali, di abbracciare appassionatamente
un uomo per confortarlo. Oh, Lionel, che esperienza terribile!
Avevi solo dieci anni... Oh, immagino il fetore.
Non voleva che sua moglie o nessun'altra donna lo abbracciassero
per compassione. La compassione era troppo simile
alla piet.
Nella stalla era il suo rifugio, quando era a casa. A New
York, nell'appartamento con due camere da letto in East 61st
Street dove Lionel si fermava a dormire due o tre notti la settimana,
fra le lunghe ore in ufficio e l'inaspettato gusto per
l'anonimato della vita di citt, non aveva bisogno di rifugi.
Ma provava un'ombra di senso di colpa, a Manhattan, perch
la sua tana, la sua casa, dopo tutto era a Salthill.
Quando suo fratello minore, Scott, era morto improvvisamente
di aneurisma cerebrale all'et di trentasei anni - trentasei!
- Lionel era rimasto scioccatissimo. Per giorni, dopo il
funerale a Broom Hills, non era riuscito a parlare. Aveva
quarantun anni ed era ossessionato dal pensiero: Comincia
cos presto? Vedeva la Morte come l'acqua scura, lucida come
uno specchio, del laghetto vicino al quale era morta la coppia
hippy, dove si era decomposta la loro giovane carne infestata
di vermi. Cos presto! La nostra fine. Camille era angosciata,
temeva che anche suo marito avesse avuto qualcosa
di grave, che gli aveva tolto la parola e l'udito e gli aveva paralizzato
la faccia in una smorfia di dolore, come una stupenda
maschera funebre. Raccomandava ai figli di fare silenzio,
quando c'era il padre, perch era sotto shock, non stava bene.
Era vero che Lionel a volte non sopportava suo fratello
Scott, ma gli aveva voluto bene.
Volergli bene, ma quando? Mai! Sei contento che sia morto.
Non  vero! Non  per niente vero.
Adesso Scott non potr pi fare una vita migliore di Lionel.
Adesso la gente non potr pi trovarlo migliore di Lionel.
Non  vero!
Il dolore paralizz Lionel. I suoi capelli, prima sale e pepe
sulle tempie, si ingrigirono tutti. Era cupo, preoccupato. Passavano
i giorni, le settimane, e lui continuava a muoversi come
un sonnambulo. I figli lo evitavano. Lionel portava con
s le spore della mortalit, della decomposizione. Camille
andava coraggiosamente alle feste e agli incontri da sola,
provata, e sorrideva nervosa assicurando agli amici che Lionel
stava bene e li avrebbe rivisti presto. ("Stare bene" era la
frase pi ricorrente, a Salthill, usata in una grande quantit
di contesti diversi.) Ma inevitabilmente arriv la mattina di
aprile chiazzata di sole in cui, andando in macchina alla stazione
per prendere il treno delle 7,08 per Manhattan, in un
corteo di lussuose automobili scintillanti, ultimo modello (la
sua era una Lexus bianca, trazione integrale, tetto apribile,
autoradio e lettore CD), passando per Old Mill Way costeggiata
di narcisi e per Old Dutch Road, attraversando il pittoresco
ponte di legno a Lost Brook e proseguendo verso sud
lungo Wheatsheaf Drive in direzione di Pheasant Run, oltre
Fox Pass, Battle Park e Linden Lane, West Axe e Depot, Lionel
sent allentarsi la maschera da doccione e ud una sonora
risata da iena riecheggiare nella macchina.
Che risate! Gli uscirono dalla bocca stretta, dalla gola
chiusa, contratta. Non si sentiva tanto bene da vent'anni a
quella parte.
Requiescat in pace. Il latino era una consolazione, grave e
altisonante. Sapevi e non sapevi che cosa voleva dire.
Ma gli Hoffmann erano luterani, non cattolici. Erano luterani
da secoli. Camille, nata presbiteriana, si era convertita
prima del matrimonio e lei e Lionel si erano sposati nella
chiesa luterana di Broom Hills, New York. A Salthill, Camille
frequentava il servizio domenicale pi di Lionel, e finch i figli
furono piccoli e trattabili li port con s; Lionel cercava di
andare in chiesa almeno a Natale e Pasqua, ma stentava a seguire
i sermoni seri del ministro e, quando la congregazione
cantava gli inni o recitava le preghiere, doveva stringere i
denti per evitare di dire... non sapeva cosa. O forse era la risata
da iena, quella che minacciava di sfuggirgli.
Quelle domeniche mattina si svegliava presto, con un senso
di malessere da espiare accompagnando in macchina la
sua famiglia alla First Lutheran Church di Salthill. Una comunit
di fedeli, cristiani della domenica mattina. La buona
novella  che Ges  il tuo salvatore, se gli apri le porte del
tuo cuore, perch non gliele apri? Lionel l'aveva fatto, in pi
di un'occasione.
Ma credeva?
Immagin di parlarne con Adam Berendt. In modo razionale,
sincero. "C' qualcosa di pi grande di noi. Deve esserci.
Qualcosa che va oltre noi."
Ma Adam non c'era, Lionel era solo. Si ferm ad ascoltare.
Lontana come un tuono all'orizzonte o le ruspe nel nuovo
cantiere di Wheatsheaf Drive, la risata.
Come mi vergogno! aveva pianto lei. E lui: Non  il caso, dai.
Quante volte avevano ripetuto quelle frasi lui e la ragazza
con il vestito rosa di chiffon, Lionel non se lo ricordava. Ma
erano tante.
N Kitzie n Mimi, Camille. La ragazza con la faccia rigata
di mascara, con il naso che colava. Che aveva cercato di
asciugarselo nella spallina del vestito mentre Lionel la abbracciava
goffamente, per consolarla.
Povera Camille: Lionel non sapeva nemmeno il suo cognome.
Si era presentata con un balbettante "Camille", come se
lui dovesse conoscerla, era la sorella minore di un compagno
di Lionel, uno che al primo anno stava nel suo stesso dormitorio.
Ormai Lionel era al terzo e viveva in una bella casa della
confraternita Deke, in collina, e quello homecoming weekend
uno dei suoi compagni di confraternita, ubriaco, aveva mollato
quella povera ragazza tremante ed erano le dieci di sera
e in casa c'era un tale chiasso che uno non si sentiva nemmeno
quando pensava, figuriamoci quando parlava. La ragazza
si nascondeva nel vestibolo. Aveva una faccia rossa, color petalo
di fiore, che colp Lionel, gli fece sbattere gli occhi. Sudare
le mani. L'aveva trovata piangente per caso. Chiffon rosa,
seni rosa, capelli ondulati biondo scuro sulle spalle, come
una bambola. Il corpo di Camille rivestito di chiffon era giovane
e bello, ma l'effetto che ebbe su Lionel non fu di attrarlo
sessualmente, piuttosto di suscitare in lui fraterna compassione,
bisogno di proteggerla dalla crudelt dei compagni e
da ulteriori umiliazioni. Per, quando si era voltata verso di
lui con quella sua faccia rigata di lacrime e di mascara, labbra
tremanti, senza finzione, senza sotterfugi, e gli si era gettata
fra le braccia, Lionel era impreparato. Era venuta a Colgate
dall'Ithaca College per il weekend, stava in un albergo in
centro, era solo venerd sera e, oh, cosa avrebbe fatto adesso,
cosa, voleva morire, si vergognava talmente che voleva morire,
quel ragazzo l'aveva trattata cos male, come una merda, e
l'aveva presa in giro, s, l'aveva fatta bere pi di quanto lei
volesse ed era sicura che le avesse messo qualcosa nel bicchiere,
LSD forse, perch le girava la testa e le batteva fortissimo
il cuore, aveva una camera in un albergo del centro, ma
come avrebbe fatto ad andarci, non sapeva nemmeno dov'era,
quanto distava dalla casa dei Deke, oh, come si vergognava!
Come si vergognava! Voleva morire! Come si faceva a essere
cos crudeli, villani, a trattarla cos, al telefono le era
sembrato simpatico, aveva voglia di andare a Colgate quel
weekend, non vedeva l'ora, si era comprata quel vestito apposta,
aveva organizzato tutto suo fratello, gliel'avrebbe fatta
pagare! S, e cara! L'avrebbe detto a suo padre, l'indomani
mattina! Era arrivata in macchina con altre tre ragazze dell'Ithaca
College, l'idea era di tornare insieme domenica pomeriggio,
adesso lei come avrebbe fatto ad andare a casa?
Oh, come si vergognava! Al college lo avrebbero saputo tutti,
avrebbero sparlato tutti di lei, l'avrebbero compatita, oh, no,
questo non lo poteva sopportare, nessuno l'aveva mai trattata
cos, voleva morire! s, morire! E Lionel le diceva, su, di,
non  il caso, per l'amor di Dio, era lui che doveva vergognarsi,
quello che l'aveva trattata cos. Lionel consolava goffamente
la ragazza in lacrime, cercando di ricordarsi il cognome
del fratello, a Colgate durante lo homecoming weekend
c'erano feste in tutte le confraternite, si ubriacavano tutti, facevano
un gran chiasso, non era il posto giusto per una ragazza
sensibile come Camille, che di sensibile aveva persino
il nome, Camille, un nome delicato, il pi bello che Lionel
avesse mai pronunciato, musicale, e la aiut a trovare la giacca,
poteva accompagnarla lui in albergo, se voleva, aveva la
macchina, l'avrebbe portata volentieri, era il minimo che potesse
fare, dopo quello che aveva passato, poveretta. E in
macchina, andando all'albergo, Camille aveva smesso di
piangere e si era asciugata la faccia rossa con un fazzoletto di
carta (che aveva trovato nella tasca della giacca) e si era soffiata
il naso. Lionel era contento di quello che stava facendo,
si stava comportando da gentiluomo, suo padre sarebbe stato
fiero di lui. Lui stesso era fiero di s, per una volta. Fu cos
facile. Successe tutto da solo. In seguito era venuto a sapere che
la famiglia di Camille era ricca: aveva delle propriet nel
Rhode Island, dove Camille era nata. Aveva due anni meno
di lui ed era poco pi bassa, della statura giusta. Una brava
ragazza cristiana che non metteva in dubbio l'autorevolezza
della Bibbia, n quella dell'eleganza, in fatto di abiti e di capelli,
non brillantissima negli studi, ma comunque laureanda
in scienze dell'educazione all'Ithaca College. Il suo desiderio
era insegnare alle elementari, magari prima entrare nei
Peace Corps, ma s, certo, sposarsi e avere dei figli. Naturale!
E cos (bench non immediatamente: Lionel usc con altre
ragazze dopo la laurea a Colgate, quando and a New York
a lavorare alla Hoffmann Publishing, Inc., e la dolce e vulnerabile
Camille ebbe qualche "delusione") era destino che si
sposassero e avessero due figli e andassero a stare in Old
Mill Way a Salthill-on-Hudson dove, anno dopo anno,
avrebbero vissuto tanti momenti di gioia.

3.
Adam era l'unico con cui potevo parlare. Anche se non gli potevo
parlare.
Uno degli shock pi profondi della vita di Lionel a Salthill
fu la morte improvvisa e inaspettata di Adam Berendt. Lionel
non l'avrebbe pi visto!
Adam? Morto? Per l'amore del Cielo, e come? esclamavano
gli uomini di Salthill.
Le donne reagirono in maniera molto diversa. Ma le donne
reagivano sempre in maniera molto diversa. Sgranavano
gli occhi e scoppiavano in un pianto irrefrenabile. La reazione
era istantanea, senza difese, resistenze, incredulit. Esclamavano
No, no! Adam! ma l'accettazione era immediata. Come
Camille, le donne tendevano a coprirsi istintivamente gli
occhi lucidi, la faccia che si incrinava come una ciotola da
quattro soldi.
Per gli uomini la domanda cruciale riguardo la morte era
come?, perch Adam era, dicevano affranti, cos pieno di vita.
Era un uomo vitale, che sembrava indistruttibile. La seconda
domanda cruciale era: quanti anni aveva?
Neppure Roger Cavanagh sembrava saperlo con esattezza.
Pi di cinquanta, presumibilmente, ma non tanti di pi.
Lionel pens a quanti anni aveva lui, cinquantadue (cinquanta
due!) con una certa angoscia. Da bambino non riusciva
a immaginare di poter avere ventun anni. A ventun anni,
non riusciva a immaginarsi a trenta. A trenta, i quaranta
sembravano il punto pi estremo in assoluto e, superati
quelli, il limite estremo erano sembrati i cinquanta. Poi aveva
superato anche quelli. Strano che la morte di Adam lo colpisse
pi di quanto lo avesse colpito quella di Scott. Bench
Scott fosse morto molto pi giovane e fosse suo fratello.
La sera del Quattro Luglio e tutto il giorno successivo la
terribile notizia della morte di Adam Berendt (annegamento?
infarto?) fece il giro di Salthill. Lionel l'aveva saputo entrando
in una stanza e trovando la moglie in piedi, con la
cornetta premuta sull'orecchio e la faccia stravolta, gli occhi
lucidi e le spalle curve, come se avesse appena ricevuto una
bastonata, e non si era accorta nemmeno che lui era entrato,
quasi Lionel fosse stato uno spettro. Aveva lanciato un gridolino,
ferita al cuore, ed era scoppiata in lacrime di dolore.
Lionel l'aveva saputo cos.
La storia era venuta fuori a poco a poco. Con una sorta di
infantile rimprovero, come in una favola in cui anche gli innocenti
- anzi, soprattutto gli innocenti! - sono puniti per la
loro imprudenza. Perch, se Adam non avesse abbandonato
i suoi amici di Salthill per partecipare a quella festa a Jones
Point, fra estranei, senza dire nemmeno a Marina Troy dove
andava, sarebbe stato ancora vivo; se fosse andato al tradizionale
barbecue degli Archer, sarebbe stato ancora vivo. Se
aveva tanta voglia di andare in barca a vela (ma non gliene
era mai fregato niente, bench vivesse sul fiume), perch non
c'era andato con Owen Cutler e gli altri, quel pomeriggio?
Beninteso, Owen l'aveva invitato, e allora, come si spiegava?
Adam aveva accettato un invito da sconosciuti. Era andato
in barca con degli sconosciuti. Era annegato nell'Hudson per
salvare una donna la cui barca si era rovesciata, o era una
bambina? No, no, aveva avuto un infarto dopo un quel
drammatico salvataggio, dopo essersi tuffato nel fiume "da
molto in alto". Il racconto faceva il giro di Salthill, per telefono,
a voce. Non Roger e Marina, ma altri erano diventati ambasciatori
della terribile notizia e della sua amplificazione. Il
ritornello era. Ma perch? Perch tanta imprudenza? Il tema secondario,
altrettanto tragico, che girava di bocca in bocca,
era che Marina era corsa "disperatamente" a Jones Point per
vederlo l'ultima volta in ospedale, ma era arrivata troppo
tardi, era "crollata" e adesso era "in cura". Il ritornello era:
Povera Marina! Chiss che vuoto! Bench non tutti credessero
che Adam e Marina fossero amanti e ci fosse chi non ne era
affatto convinto, specie fra le donne. Lionel era disgustato da
simili speculazioni. I suoi nervi gi tesi non le sopportavano.
Faceva giri in collina sulla sua Saab. Non poteva sentire Camille
piangere al telefono con l'una e con l'altra, come se le
sue lacrime fossero inesauribili. E la sua voce sofferta, scioccata,
lamentosa, che aveva sentito per la prima volta
trent'anni prima nel vestibolo della casa dei Deke. La ragazza
a cui colava il naso. Oddio, la mia vita... perch?
Gli mancava la terra sotto i piedi, come doveva essere
mancata anche a Adam.
Perch dovrei essere io a consolare lei? Adam era anche
amico mio.
Si aggirava furtivo per la casa buia, come un animale notturno
nella sua tana, sentendo non lontani, ma soffocati, i
singhiozzi di una donna. Attraverso i pavimenti di legno e i
tappeti persiani. Come se la storia della Macomb House, o
Wade House, fosse piena di donne che piangevano di nascosto
per uomini che non erano i loro mariti e il loro dolore
stratificato la invadesse con una musica aspra, straziante.
Lionel, nella stanza al piano terra chiamata dispensa,
adiacente alla cucina, apr una bottiglia di bourbon del Kentucky
e ne bevve un sorso a garganella, giusto per inumidirsi
la bocca asciutta; e il sapore del bourbon sul palato, il suo
lento bruciare nella gola e gi fino allo stomaco, fu molto
piacevole. Lionel non beveva. Gli uomini della famiglia
Hoffmann non bevevano; cio, bevevano con moderazione e
in dignitosa segretezza, senza mai attirare l'attenzione. Lionel
avrebbe potuto berne un altro sorso, massimo due, ma
non di pi. Perdio, Adam, mi manchi. Ma voleva che la
morte di Adam fosse privata, per lui soltanto. Detestava gli
aspetti pubblici e cerimoniali della Morte. Troppe cose erano
pubbliche a Salthill, era come se ti rivoltassero l'anima, la
esponessero al mondo. Nei momenti di solitudine sul treno
dei pendolari o nell'appartamento di Manhattan, in volo,
quando l'aereo rabbrividiva quasi minacciasse di cadere in
picchiata, Lionel rivolgeva il pensiero verso l'interno e si
rendeva conto che anche quello era pericoloso, che la sua
anima era come uno specchio che ti deforma la faccia al luna
park. Potresti essere chiunque, qualsiasi faccia. La faccia  pelle e
basta. Un caso. In quelle occasioni gli pareva di sfiorare una
verit profonda eppure inspiegabile: l'identit  casuale. Ricordava,
non molto precisamente, l'allegoria della caverna
di Platone in quel libro ostico che  La Repubblica, dove l'umanit
 imprigionata in una caverna di ombre in movimento,
paralizzata dall'illusione, ma guadagnare la libert fuori
della caverna significa rischiare di rimanere accecati, perch
la luce del giorno  abbagliante. E guadagnare la libert fuori
della caverna significa anche rischiare l'ostracismo da parte
di quelli che restano ciechi.
I singhiozzi continuavano ad arrivare, nonostante i pavimenti
di legno. Lionel aveva indurito il cuore, per sopportarli.
Fece una mezza smorfia di dolore, o di disprezzo, per quel
dolore. Fa' qualsiasi cosa, ma non ridere. Alla cremazione, non ridere.
Non avrebbe pianto per Adam, cos come non aveva
pianto per Scott. Gli uomini della famiglia Hoffmann, in genere,
non esprimevano facilmente il loro dolore. Non sarebbe
neanche andato a cercare Camille che si nascondeva nel
bagno, perch diavolo consolare una moglie che nel cuore
aveva commesso adulterio tradendolo con il suo amico pi
caro e fidato? Toccava a lei consolare lui.
Adam era anche amico mio.
Bevve un altro piccolo sorso di bourbon, rimise il tappo alla
bottiglia e la nascose.
Cenere alla cenere, polvere alla polvere.
Non ci fu funerale per Adam Berendt, nessuna cerimonia
in chiesa. Solo la cremazione, a Nyack, a miglia e miglia di
distanza. Nyack! Nessuno andava volentieri a Nyack. Lionel
tremava al pensiero della cremazione di Adam Berendt, ma
disse a Camille che non voleva andarci per principio, perch
il pensiero della cremazione offendeva il suo essere cristiano,
e Camille lo guard disperata e gli domand se davvero intendeva
lasciarcela andare da sola. Era davvero cos senza
cuore? Davvero gli importava cos poco del loro amico
Adam? E quando cominci a tremarle la voce, come se stesse
per avere una crisi isterica, Lionel si affrett ad acconsentire,
certo, Camille aveva ragione. E se fa la figura della cretina?
Amava la moglie, l'avrebbe perdonata. Ma nessun uomo
pu sopportare di fare una brutta figura.
Fu come un sogno. Una mattina di un giorno feriale di luglio,
quando lui sarebbe dovuto essere nel suo ufficio alla
Hoffmann Publishing, Inc., al cinquantesimo piano di uno
dei grattacieli pi nuovi di Park Avenue, grato di tornare al
lavoro dopo quattro frenetici giorni di ponte, Lionel e Camille
parcheggiarono in un grande spiazzo di asfalto davanti all'orribile
Burial-Cremation Services, Inc., sulla Route 9W, a
Nyack. C'erano gi diverse macchine, Lionel ne riconobbe
alcune dei suoi amici. Che incubo! Lionel rabbrivid. A
parte i lunghi camini dalle macchie inquietanti, il crematorio
pubblico sembrava una biblioteca di periferia, bassa, con il
tetto piatto, di mattoni beige da poco prezzo. All'interno,
prima di riuscire a orientarsi, vennero accolti dal direttore, il
signor Shad, alto e in abito scuro, con un occhio ballerino e la
pelle che pareva tirata e stirata. Il signor Shad porse le sue
pi sentite condoglianze ai signori Hoffmann, strinse loro la
mano con vigore e con un sorriso grave li invit a fargli tutte
le domande che ritenevano opportune, magari dopo la funzione,
e loro risposero s, s, certamente, ansiosi di liberarsene,
perch Shad aveva una luce negli occhi che faceva paura.
Un inserviente giovanile con le basette scure e i capelli alla
Elvis Presley li scort in una sala con l'aria condizionata al
massimo che si chiamava La Cappella, file e file di sedie di
fronte a un catafalco con una semplice bara di legno di pino
sopra. La bara di Adam! Lionel sorrise confuso, cercando i
suoi amici. La Cappella era senza finestre e ombrosa, come
l'interno di un polmone. C'erano diverse persone in piedi, in
imbarazzo, che non volevano sedersi troppo presto; se quella
era un'occasione sociale, c'era qualcosa che era andato
storto. Eccoli! I nostri amici. Come fantasmi impediti dai
corpi si diressero verso le facce note. I loro amici e conoscenti
ben vestiti erano talmente fuori luogo che sembravano impostori.
C'erano anche persone sconosciute, che non avrebbero
degnato di uno sguardo. Camille venne abbracciata
dalle amiche, con gli occhi lucidi. La mano di Lionel stretta
da mani virili. Che incubo, eh? Hai proprio ragione. Era
il genere di assembramento in cui veniva spontaneo cercare
la faccia provata e bendisposta di Adam. Si notava subito la
sua assenza. Anche l'ora era sbagliata. Non era nemmeno
mezzogiorno e Lionel era sveglio da ore. Si era versato due
dita di bourbon per calmarsi, ma non sembrava avergli fatto
nessun effetto, proprio nessuno; non gli era nemmeno bruciata
la gola quando l'aveva buttato gi. E poi aveva fatto i
gargarismi con un collutorio che detestava. Aveva il sentore,
bench certamente non l'avesse spiata, che Camille si fosse
sedata con una o due delle sue pillole per calmare i nervi".
(Che cosa fossero esattamente Lionel non lo sapeva. Gliele
aveva prescritte il medico, per. Non le aveva fatto domande.
Antidepressivi, presumibilmente. Gli antidepressivi erano
molto in voga in quel periodo, a Salthill, fra le mogli dei
suoi amici, come alcuni decenni prima fra le mogli e madri
di Broom Hills andavano di moda i tranquillanti.) Com'erano
disorientati gli amici di Adam. Quelli che erano l a piangerlo.
Cercavano di non guardare la bara di legno di pino, di
una semplicit quasi aggressiva, sul catafalco l di fronte.
Cercavano di evitare di pensare ovviet tipo Ma l dentro c'
Adam? Il suo corpo? C'era cattivo odore, nella sala, nonostante
la gelida aria condizionata. Lionel, che aveva il naso sensibile,
si augur che non gli venisse la nausea.
Nella cappella si diffusero le note del Requiem di Mozart. Il
nastro sembrava lievemente difettoso, un po' troppo veloce.
Lionel non aveva mai assistito a una cremazione. Era disposto
ad ammettere che si trattava di una soluzione pratica
e necessaria: bruciare i corpi, anzich conservarli, se uno non
credeva nella resurrezione dei morti e nella seconda venuta
del Cristo, che senso aveva tenerli tutti? La terra era sovraffollata,
questo era certo. Si leggeva da tutte le parti che i
posti nei cimiteri scarseggiavano. Peggio degli alloggi, a momenti.
I paesi asiatici, con il loro grande surplus di umanit,
non erano sentimentali, sapevano cosa fare: una bella pira
vicino ai fiumi "sacri", vabb, quelli erano pagani. La cremazione
offendeva il suo senso del protocollo. Dietro a quelle
solenni tende di velluto rosso scuro c'era un forno acceso,
una fornace fatta apposta per ridurre un corpo umano in cenere.
Cenere alla cenere, polvere alla polvere. Le pareti della cappella
sembravano stringersi attorno ai presenti. Coperte di
innocui paesaggi stile Ottocento, stile falso-primitivo, come
quel pittore francese, quel Rousseau. Il loro verde venato di
foglie stilizzate era diverso, sbiadito: l'intensit del verde
della vita, del giardino di Adam, sarebbe stata fuori posto, in
quel luogo. Prego, accomodatevi. Camille bisbigliava con
le amiche, poi si volt verso Lionel, con la faccia allibita, contratta.
Barcollava sugli scomodi tacchi alti e Lionel istintivamente
la prese sottobraccio per sorreggerla. Si sedettero in
una fila a met, tremando. Una signora seduta dietro sorprese
Lionel avvicinandoglisi e mormorandogli all'orecchio:
Quale perversione, vero, Lionel? Adam in quella scatola! E
noi qui, come tanti pecoroni lobotomizzati. Aveva una voce
roca, sensuale e l'alito che profumava di qualcosa di forte e
maturo, come di vino liquoroso. Era stata anche lei amante
di Adam Berendt, o almeno cos si diceva. Lionel non ci aveva
mai creduto: la moglie di Owen Cutler, Augusta, ereditiera
del prosciutto affumicato. Era abitudine dell'appariscente
Augusta parlare nell'orecchio di Lionel Hoffmann in presenza
della moglie e di altri, perch nella loro cerchia Lionel era
il pi rigido, il pi riservato, quello che si imbarazzava e si
offendeva pi facilmente e per Augusta era un modo per flirtare.
Aveva gli occhi allungati e sornioni, che truccava in
modo minuzioso con un inchiostro di china che sbavava facilmente,
facendoglieli sembrare pesti, come se un amante
crudele l'avesse presa a pugni. La sua bocca era un cuore
scarlatto, sanguinante. Baciare quella bocca, pensava spesso
Lionel, voleva dire scatenare un'emorragia. Adam aveva amato
quella donna, aveva penetrato il suo grande corpo morbido?
C'era qualcosa di eccitante e di repellente, in quel pensiero.
Augusta Cutler era di et ambigua, madre di figli grandi,
moglie del galante Owen, simpatico a tutti, chi pi chi meno;
a Adam certamente s ed era difficile che avesse spinto sua
moglie all'adulterio (o no?). Troppo vecchia per lui. Troppo grassa!
Effettivamente Augusta era una matrona alla Rubens,
dall'ossatura grossa, sensuale, con folti capelli biondi e i colpi
di sole; bench Lionel evitasse di guardarla quando lei se
ne accorgeva, spesso la osservava nelle lunghe, interminabili
cene, mentre chiacchierava con altri uomini. Sceglieva scollature
ampie e fascianti e, con il passare delle ore, quanto pi
Augusta mangiava e beveva, tanto pi le si inturgidiva il seno
e sulla pelle rosea brillavano goccioline di sudore. Una
volta, al cenone di Capodanno dagli Hoffmann, Augusta si
era stretta audacemente a Lionel mentre ballavano un foxtrot
e lo aveva guardato di sottecchi, facendo spuntare la lingua
rosa fra le labbra umide. Gli aveva piantato le unghie
scarlatte nelle braccia, come artigli di plastica. Lionel, una
volta potremmo... No? Lionel, imbarazzato, aveva fatto finta
di non sentire. La musica era molto forte.
Lionel tremava, e si pass una mano sugli occhi. Che incubo!
Vuoi smetterla di ripeterlo? Camille gli diede una gomitata,
implorante.
Lionel non si era reso conto di averlo detto ad alta voce.
Qualcuno stava parlando all'assemblea, il signor Shad. Stava
spiegando che la funzione sarebbe stata breve. Aveva i capelli
tinti di nero che sembravano posati sulla testa, come una cuffia
lucida. Quando parlava, gli si alzavano le labbra scoprendo
le gengive in un modo al tempo stesso affascinante e repellente,
con i denti (o la dentiera) bianchissimi che parevano conferire
dignit alle sue parole. Lionel aggrott la fronte, fingendosi
attento. Adam? In quella scatola? Lo colp la perversione della
morte. Era una sensazione nauseante che aveva provato anche
al funerale di suo fratello Scott, bench la cerimonia fosse stata
molto bella, nella chiesa di famiglia, a Broom Hills, con tanti
fiori e un organista davvero bravo, che aveva suonato Bach
con mano leggera, e almeno duecento persone. Era una sensazione
provata anche a dieci anni, sulla riva erbosa del Broom
Lake, vedendo la giovane coppia abbracciata, i due amanti
che si decomponevano vicini vicini. Ma io non li ho visti! Non ho
visto niente. Non ero io. Il signor Shad desiderava ricordare agli
amici di Adam Berendt che, se avevano domande, lui sarebbe
stato felice di soddisfare qualsiasi loro curiosit, dopo la funzione.
All'occorrenza, aveva anche materiale illustrativo. Lionel
arricci il naso. Sentiva l'odore del forno rovente appena
dietro i tendoni di velluto. La bara di Adam, la pi semplice
che Lionel avesse visto a parte nei film western, era ingegnosamente
agganciata a una sorta di tapis roulant che l'avrebbe
trasferita oltre i tendoni di velluto verso un'apposita porta nel
muro che conduceva al forno acceso e all'eternit. Lionel deglut
e pens che era quello che Adam aveva chiesto, no? Adam
era un uomo che badava al sodo, che non amava i fronzoli, il tipo
da dire prendete il mio cadavere e buttatelo nella spazzatura,
cosa me ne frega. Lionel cerc di stare a sentire la seconda
persona che prese la parola al microfono: Roger Cavanagh.
Uno dei vecchi amici di Salthill con cui scambiava s e no dieci
parole l'anno, con cui a volte giocava a squash e a tennis, bravo
pure lui, concentrato, cattivo, anche se aveva fama di essere un
po' imbroglione, di barare, mentre Lionel era la quintessenza
della sportivit e sapeva perdere. Quella mattina Roger aveva
gli occhi cerchiati di stanchezza, come se non dormisse da giorni,
e la pelle ruvida e bianca, come se gliel'avessero applicata
con la cazzuola. Era elegante, per, abito estivo scuro, capelli
radi pettinati all'indietro che lasciavano ben visibile la faccia da
predatore. Lionel non aveva ancora capito cos'era andato storto
nel matrimonio di Roger e come mai si era ritrovato a Salthill
solo e abbandonato, ferito e arrabbiato. Naturalmente non gli
aveva chiesto niente. Meglio non pensare alla vita sessuale degli
amici. Roger parlava, esitante, di come era stata improvvisa
e scioccante la morte di Adam; ci sarebbe stata una cerimonia di
suffragio in autunno; la cremazione era stata rimandata di due
giorni perch lui e Marina avevano cercato invano di rintracciare
i parenti di Adam. Con la sua voce piatta e criptica da avvocato,
disse: Non abbiamo trovato nessun Berendt che avesse mai
sentito parlare del nostro Adam. Le sue parole venivano trasportate
nella sala dalle correnti gelide dell'aria condizionata,
come falene colpite a morte.
Che cosa volevano dire? Lionel era arrabbiato.
Dopo Roger, and al microfono Marina Troy. Come sempre,
c'era un che di enigmatico e imprevedibile in quella donna;
era una delle pi giovani nella loro cerchia, ma Lionel l'avrebbe
definita una giovane vecchia, una ragazza mai stata
tale. Era questa l'opinione che aveva di Marina Lionel, il quale
a volte andava al Salthill Bookstore a comprare libri di cui
aveva letto recensioni entusiastiche, prevalentemente di storia,
biografie di personaggi illustri della finanza, della politica
o altro. Li leggeva di rado fino in fondo, anche se si riproponeva
di farlo, prima o poi, e nel frattempo si era fatto una bella
biblioteca. Peraltro gli piaceva, sosteneva, dare una mano alla
povera Marina. La caratteristica di Marina era che non sapevi
mai che cosa stesse per dire o fare, sembrava non lo sapesse
nemmeno lei. Grazie di essere intervenuti a questa triste cerimonia.
Adam sarebbe molto... be', sapete anche voi che
Adam sarebbe stato molto... molto felice di vedervi e gli sarebbe
dispiaciuto che, che... Marina era senza fiato, aveva la
faccia rossa, strana, i suoi amici la fissavano come se non l'avessero
mai vista, avevano paura di quello che avrebbe potuto
dire. La perdita improvvisa dell'amico (amante?) sembrava
averla lasciata prostrata, averla fatta tornare ragazzina,
come se i vari strati della sua fragile personalit, messi uno
sopra l'altro con cura nell'et adulta, fossero stati strappati
via a uno a uno. Era di un pallore mortale, la pelle diafana da
rossa quasi trasparente e, sotto quella pelle sottile, vene azzurrine
che pulsavano, simili a fili elettrici. Aveva occhi enormi,
lucidi. Sbatteva le palpebre. La sua bocca chiara sembrava
una ferita che si muoveva. Marina pareva una sonnambula
solo vagamente consapevole di dove si trovava. Era vestita di
nero, ma un nero violaceo e quasi iridescente, con abiti larghi,
sformati, sgualciti, forse una casacca sopra una gonna lunga,
uno scialle di maglia nero sulle spalle; tremava visibilmente
per il freddo e l'emozione; durante tutto il discorso, lanci occhiate
alla semplice bara di legno di pino poco lontana che pareva
risplendere di luce indiretta, quasi si aspettasse... che cosa?
Che reagisse, che l'uomo che conteneva facesse qualcosa?
Lionel not infastidito che Marina era senza calze e portava
sandali vecchi e macchiati dalla pioggia. Che cattivo gusto! Si
vedeva che quella donna non aveva un marito che controllasse
la sua immagine pubblica o il modo in cui si pettinava. I capelli
dai riflessi rossi che Lionel, con il suo tipico distacco, ammirava
e spesso si ritrovava a osservare, erano raccolti in una
treccia tanto stretta che sembrava avesse gli occhi a mandorla,
ed erano legati sopra la testa in un una specie di chignon cui
erano fissati un velo nero e un'improbabile rosa di raso nera
dai petali cascanti. Il genere di rosa che si trova sui cappelli da
signora e aveva un'aria kitsch, da costume teatrale, eccessiva;
dondolava distrattamente sulla testa di Marina, brutta come
un'escrescenza. Lionel si accigli, disgustato, come faceva
quando i suoi figli erano piccoli e si comportavano in maniera
disdicevole o lo mettevano in imbarazzo. Marina parlava con
voce ingannevolmente calma di Adam Berendt, il loro "comune
amico adorato", della "terribile perdita" di quell'uomo
tanto buono e generoso, della sua morte "eroica", del suo "sacrificio".
A un certo punto si ferm, come se avesse perso il filo,
e sorrise confusa. Guard la bara con fare quasi civettuolo.
Quello che vorremmo tutti sapere, Adam, : perch? Perch
hai buttato via la tua vita, se  questo che hai fatto, e cosa significa
per noi? Nel silenzio generale, nessuno si muoveva; Lionel
aveva la sensazione che tutti, nella cappella, cinquanta-
sessanta persone compresi il signor Shad e alcuni inservienti
in fondo, fossero immobili. Ma Marina, sguardo fisso, sorriso,
palpebre che sbattevano, come una sonnambula che a tratti si
sveglia per pochi secondi per ritrovare l'orientamento, continu
a parlare in maniera pi normale, a spiegare al suo pubblico
che farsi cremare era un desiderio di Adam, il quale una
volta, durante una camminata in montagna, vedendo la carcassa
di un animale, le aveva confidato di voler essere "carbonizzato",
quando fosse morto. La cappella fu attraversata da
una risatina nervosa e anche a Marina si incresparono le labbra.
Guard la bara, come per approvare l'ironia di Adam. E
cos, Adam disse in tono quasi allegro, siamo qui per esaudire
il tuo desiderio. Concluse estraendo dalle pieghe del suo
curioso costume un logoro libro, I dialoghi di Platone, vide Lionel,
che nella mezz'et da lontano vedeva benissimo, e con la
compunzione di una scolaretta lesse un breve brano tratto dal
Fedone che, spieg, narra la morte di Socrate, suicidatosi per
volere delle autorit, insieme ad alcuni seguaci e discepoli che
gli erano grandemente affezionati. Quando era ormai prossimo
alla morte, uno di loro gli chiese in quale modo dovessero
seppellirlo e Socrate rispose: Come volete, se pure mi prenderete,
e io non vi scapper... Non rimarr pi con voi, ma me
ne andr di qui... Ma tu devi farti coraggio e devi dire che seppellisci
il corpo di Socrate; e lo devi seppellire nel modo che
pi ti piace o nel modo che credi pi conforme alle usanze.
Lette quelle parole, Marina si interruppe bruscamente, come
se l'avessero pugnalata alla schiena. Oh! Oh, Signore! Con
la faccia liscia da bambina distrutta, scoppi in lacrime. In
quel momento, per l'orrore di tutti i presenti, Marina Troy invecchi
di trent'anni.
E la cerimonia ufficiale si concluse cos.
Ripart il Requiem di Mozart, nel bel mezzo di un movimento,
un po' troppo alto, demenziale. Era il tipo di musica
che Adam preferiva? Non si sarebbe detto: Adam aveva l'abitudine
di fischiettare motivetti stonati e allegri. Aveva pochi
CD di musica classica, a quanto Lionel sapesse. Che incubo!
A quel punto la semplice bara di legno di pino
cominci a muoversi. C'era un che di cinematografico nella
sua partenza. Ebbe un lieve scossone, poi si assest e prosegu
sul quasi invisibile tapis roulant per scomparire dietro i
tendoni di velluto mentre tutti guardavano attoniti. Che cosa
stava succedendo? Stava succedendo davvero? I tendoni di
velluto un po' kitsch promettevano un'esperienza drammatica,
ma non ci sarebbe stata rivelazione finale: la bara di
Adam scomparve, i tendoni tornarono al loro posto.
Andato! Cos in fretta.
A farsi carbonizzare.
Lionel si scus e corse nella toilette degli uomini. L, chiuso
dentro un gabinetto, terrorizzato all'idea che uno dei suoi
amici lo vedesse o lo sentisse o lo riconoscesse dalle scarpe,
vomit nella tazza.
Non che avesse mangiato troppo, quella mattina, ma il
bourbon acido bruciava pi a salire che a scendere.
Era ora di andare, di scappare. Ma nessuno poteva ancora
andarsene. Senza un rito religioso a segnare la fine, come si
faceva a decidere quando era la fine? Erano nel parcheggio,
fra macchine splendenti. Diverse centinaia di migliaia di dollari
di automobili. Strizzavano gli occhi per il riverbero del
sole sull'asfalto. Il sole brillava cocente da tutte le direzioni.
Lionel si sentiva meglio, ora che aveva vomitato, essendosi liberato
non soltanto del rovente nodo di bourbon, ma anche
dell'odore nauseante della cappella. Povera Marina! Le sue
lacrime avevano provocato nuovi accessi di pianto in molte
donne, i cui visi meticolosamente truccati cominciavano ad
assomigliare a una torta di nozze che si squaglia. Anche alcuni
degli uomini pi sensibili, o pi deboli, piangevano. Non
Lionel Hoffmann, che era stoico, deciso a non tradire le proprie
emozioni in pubblico; e nemmeno in privato. L'isteria lo
disgustava, come disgustava tutti gli uomini della famiglia
Hoffmann. Cos' che aveva in mano? Un biglietto da visita
bianco, fattogli scivolare fra le dita dal signor Shad prima di
uscire. Lionel lo strapp e lo butt via. Avevano ricevuto tutti
quei volgari biglietti da visita? Non  peggio della bara che
cala nella fossa, da vedere stava dicendo Owen Cutler, ragionando:
Quando ci si getta sopra la terra. In realt qui non
si vede niente. Cio, non abbiamo mica visto niente, no?. Augusta
Cutler, che si era infilata in fretta e furia gli occhiali scuri,
indic sopra le loro teste: S, ma guardate l. Sbuffi di fumo
madreperlaceo si alzavano dal camino, allargandosi nel
cielo. E che odore. Con voce tragica Camille disse: Questa
 la fine di un'era. E scoppi di nuovo in lacrime. Lionel
guard la moglie per la prima volta da un po'. Quella donna,
sua moglie? Sua? La ragazza con il naso che colava nel vestibolo
della casa dei Deke, trent'anni dopo. Trent'anni pi vecchia.
La faccia tonda da bambina ormai grassoccia, flaccida, la
pelle rosea gommosa come quella di una bambola. Il dolore,
la rabbia del dolore, le aveva accentuato le rughe sulla fronte,
che di solito nascondeva con un sapiente trucco, e quelle che
sembravano due parentesi ai lati della bocca. Bocca da luccio,
secondo Lionel, contratta dalla sofferenza. Provava tenerezza
e ripugnanza, nel vederla cos. Esposta al mondo. Sapeva che
era ingiusto credere che solo chi  giovane e bello possa mostrare
in pubblico emozioni tanto forti, eppure aveva voglia
di correre da Camille e di nasconderla, letteralmente, con le
braccia o con la giacca, proteggerla dalle risate e dalla piet
del mondo. Invece, quando si volt, abbagliato dalla luce fortissima,
per guardare gli altri, i suoi amici, cap l'errore. Quel
cambiamento era avvenuto in tutti loro, erano tutti di
mezz'et, tutti sconvolti. Camille Hoffmann era il mondo, il mondo
era Camille Hoffmann.

4.
Quella sera, nella casa di Old Mill Way, gli Hoffmann dormirono.
Nella tana del loro matrimonio, nell'antico letto a baldacchino
al primo piano della vecchia Macomb House, o
Wade House, monumento della storia locale, gli Hoffmann
dormirono, esausti. Dormivano sempre insieme, per convenzione,
perch il loro matrimonio era santificato dalle Convenzioni.
(A parte quando Lionel era costretto a fermarsi a
Manhattan o viaggiava per lavoro, come spesso succedeva,
in quegli ultimi anni. In quelle occasioni dormivano in letti
separati.) Avevano il sonno agitato, separato, esteso.
Non esiste un sonno unico, ma tanti. Queste regioni dell'animo
inaccessibili a tutti gli altri salvano il dormiente, e neppure
lui pu determinare il corso dei suoi sogni, il traboccare
delle emozioni. Per quanto gli altri ci stiano vicini, ci abbraccino.
Portami con te. Dove stai andando? Non mi vuoi bene?
Nell'elegante tana del loro matrimonio da cui era uscito
quasi tutto l'ossigeno, lasciando l'aria umida e stantia come
lenzuola sporche. Nel letto a baldacchino fra lenzuola eleganti
e di certo non sporche. Cuscini giganteschi di piumino d'oca,
eleganti, costosi. Nella camera da letto che gli agenti immobiliari
chiamano padronale", splendidamente arredata
con pezzi d'epoca; le pareti rivestite di gigli e serpentine di seta
grigio-violacea, riproduzione esatta del rivestimento alle
pareti della camera da letto del generale Cleveland Wade e signora.
Era l che dormivano gli Hoffmann. In quella che era
da trent'anni la loro tana. Addolorati. Uno da una parte e l'altro
dall'altra del grande letto. Stanchi, esausti come nuotatori
che hanno raggiunto a fatica la riva con il mare agitato, sopravvissuti
a un naufragio, e temono di vedere negli occhi degli
altri cos' successo, cosa ha rischiato di succedere. No, non
posso guardare! Non farmi guardare. Non ti conosco.
Nella storia della casa in stile coloniale di Old Mill Way,
quanti mariti e mogli avevano dormito sotto l'alto soffitto
della camera da letto padronale, cos stanchi, cos esausti?
Camille, che viveva adesso, intuiva che Lionel, suo marito,
era scontento di lei. Della sua debolezza, delle sue lacrime,
del suo pubblico crollo. Durante il viaggio di ritorno da
Nyack, in macchina, non le aveva quasi rivolto la parola, a
parte dirle: Soffiati il naso, Camille. Per favore. Impaurita
da lui e dal suo sguardo truce, Camille era salita di sopra per
andare a letto mentre lui era nello studio con la porta chiusa
per difendersi da lei, come anni prima chiudeva la porta per
difendersi dai bisbigli e dalle risate dei figli. Battevano piano
con la mano sulla porta, bussavano. Pap? Pap? Perch ti nascondi?
Anche Camille a volte posava la mano su quella porta
e ascoltava attentamente e, non sentendo nulla, non osava
parlare a voce alta; quella sera non aveva osato neppure avvicinarsi
alla porta. La casa era cos grande che due persone
potevano viverci senza incontrarsi per giorni. Ma Lionel doveva
andare a dormire nella camera da letto "padronale",
come richiedevano le Convenzioni. Lionel rispettava le Convenzioni,
Camille lo sapeva. Ed era contenta che fosse cos.
Si era fatta un bel bagno, si era infilata una camicia da notte
di flanella a fiorellini (bench la notte facesse caldo, Lionel
teneva accesa l'aria condizionata e in camera la temperatura
era invernale) e si era stesa sul fianco ad aspettarlo lasciando
la luce accesa sul comodino del marito. Muoveva le labbra in
una silenziosa preghiera per Adam Berendt, per se stessa e
per il marito. O Signore, aiutaci a superare anche questa. Fa' che
siamo di nuovo felici! Non aveva commesso adulterio, se non
nel cuore. Non era innocente, ma nemmeno colpevole.
Doveva confessare? Confessare di aver amato un altro uomo, di
essersi perdutamente innamorata di un altro pur continuando
ad amare il marito? Lionel era cos distante che non se
n'era certamente accorto, non ne aveva idea. Che insulto alla
sua virilit! Era proprio indispensabile che Lionel sapesse la
verit perch la perdonasse, sempre che la potesse perdonare?
O Signore, dimmi tu cosa devo fare. Adam? Camille era religiosa
da sempre, ma il suo rapporto con Dio era formale e
non molto consolante. In certi periodi della sua vita, anche
lunghi, non pensava a Lui pi di quanto pensasse al vecchio
con la barba bianca che era stato il suo bisnonno, il nonno di
sua madre, che le aveva fatto tanti bei regali fra cui un pony
e che era scomparso per sempre dalla sua vita prima che lei
compisse dieci anni. (Quando chiedeva dov'era andato il bisnonno,
sua madre le rispondeva con un sorriso: Il bisnonno
 tornato nelle Highlands, dove era nato.) Camille
strizz gli occhi nel buio. Era in un posto selvaggio, vicino
all'imbocco di una caverna. Sola, in camicia da notte, spaventata;
ma qualcuno, forse Adam, era l con lei, la proteggeva.
Lei non lo vedeva, ma sapeva che era l. La proteggeva,
come aveva fatto da vivo. Stava per scivolare nel sonno, che
era dentro la caverna. Ma nel contempo era sveglissima, sentiva
i passi sulle scale. In realt la sua mente correva come
una lepre inseguita dai cani. Era stanca di quei pensieri che
correvano come lepri! Dalla terribile telefonata dell'altra sera.
Camille, devo darti una brutta notizia. Brutta per tutti noi. Si
tratta di Adam. Adam ... ha avuto un incidente. Adam ...  morto.
(A chiamarla non era stata Marina Troy ma Abigail Des
Pres, che aveva seguito il corso serale di scultura tenuto da
Adam al liceo.) Era scoppiata in lacrime nel dirglielo e Camille,
con il cuore spezzato, si era messa a piangere anche
lei. Non che si fosse capacitata della morte di Adam tanto in
fretta. Da allora, la mente di Camille non aveva pi avuto
pace. I suoi pensieri erano affilati come rasoi, giravano su se
stessi, mandavano strani bagliori. In mezzo a quei bagliori
una porta si apr piano piano, era suo marito che finalmente
veniva a letto. La casa era avvolta in un silenzio mortale, era
notte fonda. Lionel Hoffmann era scalzo e teneva le scarpe in
mano per galanteria, per non svegliare la moglie, che era
tanto stanca. (Per non doverle parlare, pensava Camille, per
non doverla toccare.) Entr nella stanza buia come uno stupratore.
Camille sorrise, a quel pensiero, perch Lionel non
era un uomo che aveva in mente lo stupro. Lionel? sussurr
Camille e lui, trasalendo, non pot fare altro che rispondere:
S? Cosa c'?. Camille si mosse, si mise su a sedere
facendo sospirare l'enorme cuscino di piume. Che...
che ore sono? E Lionel rispose in fretta: Cosa importa? 
tardi. Scusa se ti ho svegliata. Non stavo dormendo.
Credo di s, invece, Camille. Ti ho svegliata io, scusa. Ero
sveglia, Lionel. Ti aspettavo. Dormivi, t'ho sentito respirare.
Mi dispiace di averti svegliata. Camille sorrise nel buio a
quell'uomo sfuggente che incombeva appena fuori dell'arco
di luce. Avrebbe voluto gridare: Smettila di scusarti! Ti odio!
invece disse, lamentosa: Lionel, mi ami?. Ma Lionel era gi
entrato nel proprio bagno, dalla parte opposta della camera,
la ventola era gi in funzione. Come faccio, se non mi ami?
Ora che Adam non c' pi.
Lionel adott la strategia di stare a lungo nel bagno prima
di andare a letto. Camille sapeva che aspettava che lei si
riaddormentasse. Da quando era morto Adam non provava
il desiderio di consolarla e nemmeno di toccarla. Non la
guardava nemmeno. Adam era anche amico mio. Strano
commento, fatto mentre voltava le spalle, come per rimproverarla.
Ma il distacco di Lionel non era cosa nuova. Erano
mesi, anni, che era distaccato. Da quando erano andati via di
casa i figli? Adesso lei non era pi Madre, ma di nuovo Moglie.
Aveva svolto bene il suo compito nei confronti di Lionel
e dei figli, in quanto Madre. Che fosse carente come Moglie,
invece? Aveva sentito spesso Lionel lamentarsi del personale,
delle "ragazze" che era stato costretto ad assumere, nessuna
delle quali era abbastanza in gamba, e aveva capito
che, se Lionel le avesse fatto un colloquio come Moglie, poi
non l'avrebbe assunta. La sua personalit era progressivamente
sbiadita, superati i quaranta, cos come le erano sbiaditi
gli ondulati capelli castani. A diciott'anni era una ragazza
piena di vita al primo armo di universit; molto carina e
molto corteggiata; all'Ithaca College era impegnata in mille
attivit, Glowworms, HiSky, PIPS, Slipper & Pen, Lancettes,
Icicles, la squadra di pallavolo; era stata quasi eletta rappresentante
di classe, posizione di grande responsabilit. Aveva
conosciuto Lionel Hoffmann a una festa della confraternita
Deke a Colgate, una sera in cui l'accompagnatrice di Lionel
si era vergognosamente ubriacata e ballava con tutti quelli
della Deke, e Lionel, furioso, aveva deciso di andarsene e
mollarla l; e l'accompagnatore di Camille, che era un amico
di Lionel, gli aveva chiesto di passare il weekend con loro e
chiss come era successo che Lionel, furibondo e con il cuore
infranto, aveva fatto attenzione a lei. L'aveva amata diversi
anni, prima che lei acconsentisse a sposarlo, abbandonando
le sue ambizioni di maestra, con un breve excursus nei Peace
Corps. (Camille aveva supplicato Lionel di entrare nei Peace
Corps con lei, avrebbero passato la luna di miele nell'esotica
Africa, ma naturalmente Lionel aveva bocciato l'idea.) Il loro
rapporto era cambiato appena si erano sposati. Camille aveva
perso la propria "vitalit", la luce "malandrina" negli occhi,
come la chiamava il bisnonno. Ma era stata una buona
Madre, con l'aiuto delle tate, delle cameriere e delle cuoche,
e questo aveva soddisfatto non soltanto il marito esigente,
ma anche l'ancor pi esigente famiglia del marito, e Camille
per anni si era innocentemente accontentata di questa soddisfazione.
Poi i figli erano cresciuti e se n'erano andati di casa.
Dall'oggi al domani, o almeno cos sembrava. E Camille aveva
cominciato a sfiorire. Lo specchio spesso le rimandava
una faccia sconosciuta. Camille si riconosceva, come in sogno
si "riconoscono" persone che non assomigliano affatto a
come sono nella realt; a volte manca una parte: un occhio,
una narice, il lato destro della faccia. Nelle foto di famiglia
Camille era sfuocata. Il suo corpo era come un ectoplasma,
informe. I suoi capelli avevano perso colore, lucidit, consistenza,
quello che i parrucchieri chiamano "corpo". Anche
gli occhi le si erano spenti: se prima erano di un azzurro intenso,
adesso erano grigi, pallidi, come carta di giornale bagnata.
Le era capitato di rispondere al telefono solo per sentire,
ripetere Pronto? Pronto? bench lei avesse gi
chiaramente detto Pronto?; e quando protestava che lei
c'era, sentiva, era Camille Hoffmann, il suo interlocutore
non sembrava sentirla e riattaccava. Che frustrazione! Faceva
male al cuore essere un fantasma eppure ancora viva, e
relativamente giovane. Solo Adam Berendt, nella sua bont,
l'aveva vista.
Il tempo passava, la ventola nel bagno continuava a girare.
Camille era decisa a restare sveglia, bench l'orologio sul comodino
segnasse le 2,06. Pens a quanto di rado ormai facevano
l'amore, lei e Lionel, e a come questo aveva reso tutto
preoccupantemente pi difficile, neanche fossero sposini inesperti
o estranei costretti da un misterioso colpo del destino
(una lotteria?) a dormire nello stesso letto. Quel letto! Camille
trattenne un singhiozzo e si sistem il gigantesco cuscino sotto
la testa. Oh, perch Adam Berendt non aveva mai salito le
scale per entrare in camera sua, per entrare in quel letto? Perch
non mi hai amata come io amavo te? Se avessi fatto l'amore con
me in questo letto, adesso questo letto sarebbe santificato e io potrei
dormire. Aveva fatto un bel bagno e si era cosparsa di un talco
che profumava di lill per togliersi di dosso l'odore acre di terra
del crematorio, ma era difficile trovare una posizione comoda,
in quel letto. Se stava sulla schiena, le cadevano il seno destro
a destra e il sinistro a sinistra, in maniera sconcertante; se
stava sul fianco, le sembrava che le battesse pi forte il cuore,
il seno sinistro era schiacciato contro il materasso e il destro
sotto il braccio. (Perch poteva solo stare sul fianco sinistro,
visto che Lionel stava alla sua destra: il territorio di Lionel era
quello.) E i suoi seni le facevano paura, ormai. Appena era finita
la loro funzione materna, sembravano essersi ingranditi.
(In realt Camille non aveva allattato nessuno dei suoi figli. Il
ginecologo glielo aveva sconsigliato. E Lionel si era chiesto,
nel suo modo distaccato e capriccioso, se allattare non fosse
un po' primitivo, dato il tempo e il luogo in cui vivevano.)
Quanto era sembrato innaturale quel giorno nella "cappella"
del crematorio che Camille si sentisse al tempo stesso un fantasma
e un mammifero appesantito da un goffo corpo femminile.
E non c' nessuno con cui possa parlare di queste cose, adesso
che Adam non c' pi. Se avesse osato affrontare un simile discorso
con Lionel, lui sarebbe rimasto sgomento, imbarazzato:
non gli piacevano le tendenze "metafisiche" (cos le chiamava)
di Camille, temeva che la sua emotiva moglie potesse
incapricciarsi di spiritualismo, sedute spiritiche, follie New
Age tipo reincarnazione, channeling e comunione spirituale
con animali. Perch io non sono il mio corpo. Sono molto di pi!
Non molto tempo prima, a un pranzo a favore di Planned Parenthood,
l'imprevedibile Augusta Cutler aveva scioccato le
amiche dichiarando che era stufa e arcistufa di essere femmina;
aveva superato quella fase, bench da un certo punto di
vista il suo corpo di femmina, ingrossandosi e maturando,
sembrasse aver superato lei. Tenendosi i seni nelle mani inanellate,
seni di discrete dimensioni sotto un jersey color tortora
adorno di perline, Gussie aveva detto con un borbottio roco:
A volte mi sento una bambola gonfiabile buttata via da
un uomo. Abigail Des Pres, l'unica divorziata della cerchia,
che dopo il divorzio aveva perso tanti chili da diventare eterea,
come un acquerello sbiadito, si era guardata il petto smagrito
e aveva detto: Io! Io sono una bambola sgonfiata e buttata
via. Camille si era messa a ridere.
Ma c'era proprio da ridere? Camille sapeva che Lionel era
arrabbiato con lei e che la sua collera aveva a che fare con le
dimensioni dei suoi seni, dei suoi fianchi e delle sue cosce,
con la loro natura ectoplasmica; era arrabbiato con la sua femminilit,
bench come moglie la onorasse e non si sognasse
nemmeno (Camille ne era certa!) di esserle infedele e meno
che mai di lasciarla. Ma era infastidito perch lei aveva pianto
Adam davanti a testimoni, davanti ai loro amici di Salthill.
Camille rimase l ad ascoltare il rumore dei rubinetti aperti e
poi chiusi. La catena tirata. C'era un rimprovero, in quei suoni.
Armadietto dei medicinali aperto e poi chiuso. Riaperto? 
un braccio di ferro. Lui vuole farmi addormentare, io voglio restare
sveglia finch non viene a letto. Camille sorrise, pensando che
sarebbe potuto benissimo essere uno show televisivo. Matrimonio
e letto: un braccio di ferro. Chiss che audience!
Alla fine la ventola si spense. La porta si apr silenziosa.
Una sagoma maschile, scalza, in pantaloni del pigiama e T-
shirt bianca, si avvicin di soppiatto. Spense la luce sul comodino.
Si infil sotto le coperte, rigido, sulla schiena, con il respiro
quasi impercettibile. Camille era sveglia (non era sveglia,
forse?) ma incapace di muovere la testa, incapace di dire,
anche in un sussurro, Lionel? Ho tanta paura. Il suo corpo morbido
e grasso sembrava sotto l'effetto della novocaina. No,
era la pillola bianca e ruvida che aveva preso prima di andare
a letto. Lethesse, si chiamava. Ne aveva prese tre, forse quattro,
quel giorno. Polverose, leggermente amare. Il loro sapore
si confondeva con il gusto acre-amaro, polveroso, terroso,
dell'aria nella cappella e nel parcheggio davanti al Burial-
Cremation Services, Inc., di Nyack. Oh, che strazio, guardare
l'alto camino macchiato da cui gli sbuffi di fumo salivano con
la disinvoltura di tanti palloncini. Le lascio il mio biglietto da visita,
signora. Sar ben lieto di rispondere a qualsiasi sua domanda,
signora. Mi chiami pure. Il signor Shad dal sorriso grave le aveva
fatto scivolare fra le dita un biglietto da visita, sussurrandole
nell'orecchio come per proporle un appuntamento. (E
Lionel era poco lontano, ma non si era accorto di niente.) Camille
rabbrivid, al ricordo. Aveva strappato quel biglietto da
visita. Era cristiana, Lionel non le avrebbe permesso di non
esserlo. Anche lui pensava in fretta; Camille sentiva il suo
cervello, meccanismo pi sofisticato di quello che aveva lei,
al lavoro, sentiva i suoi pensieri che vibravano e ronzavano
come la ventola del bagno. Lionel era sulla schiena, immobile,
ma con la faccia rivolta dall'altra parte dopo aver spinto
via il cuscino (perch Lionel aveva una paura antica e irrazionale
di "soffocare" nei cuscini di piume) e, naturalmente,
avrebbe cominciato a russare appena si fosse addormentato;
e Camille non avrebbe osato svegliarlo. Quando lo faceva,
Lionel si irritava, offeso nell'orgoglio. (Camille, nemmeno
dormivo! Come facevo a russare? Sono sveglissimo.) Lionel
russava sorprendentemente forte per essere cos minuto, fragile
e sensibile. Aveva il potere di penetrare nel suo sonno come
un trapano in una parete di cartongesso. Erano trent'anni
che i sogni di Camille si strutturavano in vicende capaci di
assorbire quel rumore infernale. Spesso sognava di essere in
un aeroporto, o su un aereo che rombava nel cielo. Oppure in
treno, dondolata dal ritmico e assordante sferragliare delle
ruote. Aveva continuamente a che fare con macchine da cucire,
falciatrici, torni. A volte il rumore era pi bagnato, gorgogliante,
e allora Camille si trovava in camicia da notte, scalza,
sulla riva di un mare agitato. Quanto era eterna una notte e
di quante eternit  fatto un matrimonio! Tuttavia il rumore
pi sconvolgente era il silenzio, l'improvvisa assenza di rumore.
Se Lionel smetteva di russare, Camille si svegliava spaventata.
Lionel? C' qualcosa che non va? Amore? Lo scuoteva
dolcemente, non per svegliarlo, ma per farlo riprendere
a russare. Solo allora Camille si poteva riaddormentare. In
quel momento si stava muovendo in un paesaggio sconosciuto
eppure fastidiosamente familiare: Battle Park? Camminava
incespicando su un terreno sassoso, ostacolata da rovi
che russavano. Gli sbuffi sonori di Lionel si mescolavano a
rose selvatiche. Piccole spine che le si impigliavano nei vestiti,
le graffiavano la pelle nuda. Adam Berendt la aspettava in
una caverna sulle pendici di un monte. Lei cercava disperatamente
di raggiungerlo. Sapeva che gli era successo qualcosa
di terribile, ma finch nessuno dei due lo ammetteva, questa
cosa terribile non era successa. Non era pi estate, ma un pomeriggio
d'inverno di tanti anni prima quando lei, coraggiosamente,
era andata a trovarlo a casa. Lo studio di Adam era
nella caverna, chiss come mai, e al tempo stesso nella casa
di pietra sul lungofiume. E la caverna non era buia, ma piena
di luce calda; era fuori, era il cielo d'inverno, a essere cupo,
del colore di un cuore infranto. Camille, sulla porta, si era tolta
la neve dagli stivali ed era entrata in una zona illuminata
come non ne aveva viste mai. Gli artisti amano la luce, aveva
detto Adam agli allievi del suo corso. Adam Berendt, in tenuta
da lavoro, la barba lunga, tozzo, sorpreso di vederla. L'aveva
interrotto mentre pensava a una scultura collage che
non gli veniva. Non mandarmi via, Adam! Ti devo parlare.
Aveva una vistosa pelliccia di volpe anni Venti, ereditata dalla
nonna, pantaloni di lana pied-de-poule e stivali al ginocchio;
aveva le guance rosse e i capelli biondo scuri, appena
venati di grigio, scompigliati dal vento. Aveva poco pi di
quarant'anni, era ancora nell'inconsapevole fiore della sua
bellezza alla Renoir. Ma non si vedeva, perch non le era concesso
vedersi, e non aveva fiducia in se stessa. Sotto lo sguardo
curioso dell'unico occhio buono di Adam Berendt cominci
a vacillare. E se l'avesse mandata via? Sono profondamente
infelice, Adam gli sussurr. Adam le prese con
dolcezza la mano fra le sue e le sorrise, ma in silenzio. Attorno
alle gambe di Camille c'erano due cani, un labrador giallo,pi vecchio, che si chiamava Butterscotch, e un giovane
incrocio fra un husky e un pastore tedesco che si chiamava
Apollo, che abbaiava e muoveva la coda festante, con il padrone
che gli impediva di saltare a leccarle la faccia. Quel cane,
appena entrato nella vita di Adam, aveva meno di un anno
ma era ormai cresciuto quasi del tutto, il pelo, lucido e
sano, un misto di nero, marrone scuro e argento, orecchie e
muso neri. Adam l'aveva trovato abbandonato, cucciolo, in
mezzo a una strada, e se l'era portato a casa. Camille aveva
guardato quel bel cane pieno di vita che Adam pareva averle
sguinzagliato contro, non con cattiveria, non con i denti scoperti,
ma con un indicibile affetto animale. Adam lo aveva
portato via e aveva riso, scusandosi. Potere dell'Eros aveva
detto. Se anche tu non sei della sua stessa specie, non importa.
Oh, Adam, che bel cane. "Apollo"?
Che sta per Apollodoro. Ti ricordi, l'amico fedele di Socrate?
Camille, che non aveva la minima idea di che cosa stesse
dicendo, annu con un sorriso. Ma certo!
Era poi seguita, quasi per caso, una scena che Camille
avrebbe ricordato a spizzichi e bocconi per il resto della sua vita.
In quello spazio illuminato che mi aspettava come il palco di un
teatro.
Adam aveva mandato via i cani ed era tornato da lei, che
aveva gli occhi lucidi di desiderio, e di amore. Da quanti mesi
ormai adorava in segreto quell'uomo! Quel giorno gli prese
le mani e stava per baciargliele, ma Adam, sorpreso e imbarazzato,
si ritrasse. Adam, io ti... io ti amo disse Camille,
implorante. Te ne sarai accorto. Camille, ho le mani sporche.
Puzzano di mortalit. Camille rispose: Non mi aspetto
che tu corrisponda i miei sentimenti, Adam. Mi rendo
conto che sono invadente, che tutto questo  di cattivo gusto.
Quel che sto facendo non mi sembra nemmeno reale. Ma, in
ogni caso, accetta il mio amore. Ti prego almeno di questo,
Adam. Apollo, dall'altra parte dello studio, uggiol in una
sorta di parodia delle pene d'amore, dimenando il didietro,
con il muso per terra, trattenendosi dal saltare in avanti.
Adam, che non restava mai senza parole, sembrava confuso
e amareggiato, le guance rosse. Camille, cara, ma tu ami tuo
marito. Ami la tua famiglia, non me. Camille protest: S,
amo anche loro, ma... non quanto amo te. Ma cos' che
"ami" di me, Camille? Non mi conosci nemmeno. Io... io
amo tutto di te, Adam. Penso di averti amato dal primo momento
che ti ho visto. La tua faccia... La mia faccia? Adam
sorrise incredulo. S, amo la tua faccia. Ma non l'occhio
cieco, spero. L'occhio destro di Adam metteva a disagio Camille
come tanti altri, compreso Lionel; perch non sembrava
veramente cieco, ma nemmeno normale. Il bulbo era pi
grosso dell'altro, sporgente, coperto da pelle grigiastra, cicatrizzata;
aveva la resilienza del vetro, l'iride era immobile. A
volte una luce fulvo-dorata vi si rifletteva sinistramente.
L'altro occhio, il sinistro, era vivace, attento, umano; spesso
arrossato per la fatica. Ammiccava, comunicava. In quel momento
guardava Camille con una luce di stupita pazienza.
Non penso al tuo occhio, Adam disse Camille. Io ti amo.
Era il momento giusto, in quella scena romantica compulsivamente
preparata, Adam avrebbe dovuto avvicinarsi a lei,
toccarla, abbracciarla, forse baciarla, o quantomeno confortarla.
Farla sentire meno ridicola, meno esposta. Invece incroci
le grosse braccia e disse, neanche fosse un tagliapietre
o un muratore ingaggiato dagli Hoffmann che volesse capire
bene che cosa i suoi datori di lavoro si aspettavano da lui,
con quel tono di sfida appena accennata, rispettosa: Ma cosa
pensi di amare, esattamente? In un uomo che conosci a
malapena?  questo che dobbiamo cercare di capire. Camille
prese fiato ma rimase l, confusa, paonazza. Adam era passato
al suo modo di parlare socratico, che aveva qualcosa di
sessualmente tracotante. Ami la mia faccia? Ma non ci che
la compone, vero? Non la mia psoriasi, la mia fronte bassa, il
mio testone da uomo di Cro-Magnon. I miei denti storti?
Camille ci rimase male e replic: Adam, quando dico che ti
amo, intendo dire che ti amo. Perch sei cos crudele con
me?. Non sono crudele, Camille. Sto solo cercando di capire.
Quando una donna ama un uomo, ama... tutto ci che
quell'uomo . Il suo aspetto fisico...  solo un aspetto. Ma
un aspetto di cosa? Di tutto quello che sei. Di tutto quello che sono? E com' possibile? Adam aveva la fronte aggrottata,
sinceramente perplesso. Tu mi conosci appena,
Camille. Non sai da dove vengo, che cosa ho fatto, come sono
veramente; mi hai visto in compagnia, recitare su un palco
illuminato. Ma questo non vuol dire che mi conosci. Camille
insistette, cocciuta. So, per esempio, che sei uno che
dice la verit. A differenza di tanti altri. Ma, Camille, come
fai a dire una cosa del genere? Dovresti sapere tutta la verit
su di me e su di te per esprimere a ragion veduta questo giudizio,
e non la sai. Camille disse: Ma so che tipo di persona
sei. La tua presenza nel mondo, Adam, mi fa sentire meno...
Si interruppe, cerc la parola giusta. ... meno futile.
Futile! S, era proprio cos. La presenza di Adam Berendt
nel mondo faceva sentire gli altri meno futili.
Tanta eloquenza in Camille era inconsueta, e la colse di
sorpresa. Ma Adam restava fermo nella sua posizione, tozzo,
accigliato, scrollando la testa. Se solo si fosse lasciato toccare!
Se si fosse lasciato abbracciare! Se le avesse permesso di nascondergli
la faccia nel collo. Camille, tu sei una bella donna
e io provo molto affetto per te, ma non credo che tu ti renda
conto delle conseguenze di un atto del genere; venire qui,
intendo, andare a casa di un uomo. Il tuo matrimonio, che 
la tua vita, potrebbe finire, la tua vita venirne completamente
distrutta. Non ne vale la pena, cara Camille. N con me n
con nessun altro.
Camille alz la voce. Non mi interessano gli altri, Adam.
Come te lo devo dire? Io amo te, voglio te.
Ma da che cosa nasce questo amore, Camille? Che cosa ami ?
Camille, incredula, vide che Adam stava cominciando a
spogliarsi, a mostrarle il corpo, mentre i cani abbaiavano eccitati
e saltavano di qua e di l. Il mio petto? Adam si apr
la camicia scoprendo un ampio torace muscoloso, grasso intorno
alla vita; sotto un vello di peli grigi scompigliati la pelle
era piena di macchie, secca, irritata, coperta di cicatrici
(ustioni, forse); i capezzoli erano piccoli, duri, rosei, gommosi.
La mia pancia? Pancia flaccida, cadente, innaturalmente
pallida e chiazzata di rosso, piena di macchie e di cicatrici
come il torace. Il mio cazzo? Troncone carnoso e pendulo
come un braccio da talidomide, rosso scuro, umido sulla
punta, parzialmente eretto. Peli folti, irsuti, anche sulle cosce.
Camille, paonazza, si volt dall'altra parte e si copr gli
occhi. Adam scoppi a ridere. Non ti biasimo, cara.  brutto,
vero? Non sono mai stato uno di quegli uomini che pensano
di avere un bel cazzo.
I due cani fiutavano le caviglie di Camille con il naso umido
e curioso. Camille non sapeva se piangere o ridere; non
capiva se era stata insultata pesantemente o trattata con speciale
considerazione. L'appassionata scena romantica che sognava
da mesi era sfuggita al suo controllo come un'auto che
sbanda, diventando una farsa. Adam si stava infilando di
nuovo il pene nelle mutande, si tirava su la zip e si rassettava
gli abiti come se non fosse successo nulla di straordinario,
mentre Camille si ritirava con la schiena diritta e la poca dignit
che le era rimasta. Adam le domand: Camille? Non ti
sarai offesa, spero. Forse hai capito che cosa intendo. Suonava
un po' pentito, ma soprattutto divertito. I due cani, il
vecchio labrador Butterscotch e il giovane meticcio Apollo,
le trotterellavano a fianco, protettivi, come se il padrone
avesse affidato loro il compito di scortarla in quella casa piena
di spifferi e di cose, verso l'auto parcheggiata sul viale.
Aveva lasciato le chiavi in macchina? E i fari accesi, nel
crepuscolo invernale sempre pi buio.
Il fiume era opaco, del colore dell'acciaio inossidabile.
Lo amo ancora, comunque.
Camille torn a casa in macchina, con prudenza, come
fosse handicappata. Era mortificata, aveva il cuore stretto
eppure l'assurdit di quella scena le fece scappare inaspettatamente
da ridere. E stava ancora ridendo, con le lacrime che
le rigavano il viso, quando arriv alla casa in Old Mill Way
ed entr nella cucina country debolmente illuminata in cui la
donna giamaicana che veniva due volte la settimana a fare le
pulizie beveva il caff al tavolo della colazione. Nel vedere
Camille, le disse con il suo sorriso dai denti larghi: Signora
Hoffmann, le hanno raccontato una barzelletta, che ride tanto?.
Camille le disse di s e si asciug gli occhi. Proprio cos,
Felicia.
Tutto a un tratto, era da un'altra parte. La cucina era svanita,
e lei stava entrando a passo malfermo dentro una macchina
mostruosa, che vibrava come un tagliaerba verticale. O
era un elicottero? Vicina al risveglio, un risveglio brusco,
causato dal sonoro russare di Lionel, si aggrappava alla protezione
del sogno. Dov'era Adam? Sembrava sapere, ormai,
che gli era successo qualcosa di terribile, di irrevocabile; ma
era ancora con lei, non voleva lasciarla. Devo dirlo a Lionel!
Devo confessare tutto. Mettere a nudo la mia anima. Il mio amore
per te, Adam. Non  troppo tardi.
Invece s, Camille.  troppo tardi.
No, io ti amo!
Non ci sono pi, Camille. Il mio corpo brutto e sformato non c'
pi.
Io per ti amo ancora.
Non si pu amare un uomo morto, Camille. Ama chi  vivo.
Ma, Adam...
Ama chi  vivo.
Camille si svegli di soprassalto. I numeri verdi sul quadrante
segnavano le 3,02. Lionel, accanto a lei, voltato dall'altra
parte, non solo russava a tratti, ma digrignava anche i
denti, come se stesse litigando. La sua schiena lunga e sottile
e i suoi capelli scompigliati emanavano calore. Camille, riscossa
dai suoi sogni, scese dal letto e and nel bagno a lavarsi
la faccia febbricitante e a bere un bicchier d'acqua.
(Aveva deciso di prendere un'altra delle sue pillole bianche e
polverose, ma poi cambi idea.) Ma che sogno aveva fatto?
Quali visioni le avevano riportato Adam dal regno dei morti?
Si guard allo specchio, la faccia gonfia da bambina, gli
occhi sbarrati. Era emozionata, tremava. Nel sonno era stata
presa per lei una decisione: non avrebbe detto a Lionel dell'amore
che provava per Adam come aveva pensato di fare.
Avrebbe taciuto il suo amore senza speranza (eppure ancora
potente) per Adam Berendt.
Ama chi  vivo, Camille, le aveva detto. E lei avrebbe seguito
il suo consiglio.
Lionel dormiva sonni segreti e agitati, intrappolato nel
sonno come fra le lenzuola dell'elegante letto a baldacchino
e l'enorme cuscino di piumino d'oca che (bench gettato da
parte) continuava a premergli sulla faccia, facendogli prudere
il naso. Prima di andare a letto aveva bevuto un bicchierino
di bourbon, forse due. Si era sciacquato la bocca, aveva
fatto un gargarismo. Non aveva dato a Camille nessun bacio
della buonanotte. (Quando si era coricato, lei dormiva gi
beatamente.) A letto, nella sua solita posizione, si era voltato
dall'altra parte a guardare il buio. Che incubo, quella giornata!
Che dolore. Il mio migliore amico. Morto d'infarto. Cremato.
Quale perversione che, addormentandosi, Lionel si fosse eccitato:
gemeva fra s, digrignava i molari. Era accucciato all'ingresso
di una caverna. O forse era una cantina: una di
quelle vecchie cantine di terra scavate dentro la montagna
che c'erano nelle fattorie sugli Adirondack, quando era bambino.
Era accucciato sui talloni, scomodo, eccitato sessualmente.
In quel misterioso buco nel terreno, all'incirca delle
dimensioni di una porta ma meno alto, c'era una donna nuda
raggomitolata per terra, i capelli lunghi e scompigliati,
unti. Anche il corpo nudo era sporco, di terra. Lionel strizzava
gli occhi, nel vederle le piante dei piedi nere. Provava ripugnanza
ed eccitazione per quella donna. Era una femmina,
sessualmente invitante, ancora nell'utero. Lionel doveva
partorirla, se ne aveva il coraggio. La terra  l'utero. La luce del
sole  la nascita, gli stava spiegando Adam Berendt. Lionel si
avvicinava all'ingresso del buco, sempre accucciato. Dio, come
gli pulsava il pene, gonfio di sangue, dolorosamente eretto
come un pugno! Osava sporgersi dentro quel buco, annusare
l'odore forte e aspro della femmina, il profumo della sua
carne, dei suoi capelli, il suo odore in mezzo alle gambe, muschiato,
sanguigno, potentemente invitante e ripugnante.
Era sveglia, faceva finta di dormire? Si muoveva in maniera
provocante, per terra. Aveva il ventre e le cosce di un bianco
latteo e volgare, sporchi di terra. Seni da ragazza, sodi e alti,
con i capezzoli che sembravano occhi; ciuffi di peli sotto le
ascelle (che shock per un uomo sensibile come Lionel, vedere
quei peli sotto le ascelle di una donna, dato che Camille,
naturalmente, si depilava, si sarebbe vergognata di ammettere
che le crescevano i peli in certe parti del corpo); dita dei
piedi lascivamente incurvate nella terra, come quelle di una
scimmia. Portala alla luce, devi portarla alla luce. Devi partorirla,
farla nascere. Lionel capiva che quel sogno era istruttivo, aveva
una morale. Era un ipocrita, lo era da molto tempo. Adam
Berendt, suo vero fratello, lo aveva condotto fin l, all'ingresso
di quella caverna, e adesso toccava a lui eseguire quel comando.
Doveva entrare nella caverna, in quel luogo fetido e
oscuro, svegliare la femmina dormiente e portarla alla luce.
Nessuna vergogna, mai pi. Le met spezzate della tua vita. Lionel
si svegli di soprassalto, sull'orlo precario dell'orgasmo.
Non os muoversi per un sacco di tempo, con il cuore che
batteva all'impazzata, sudando.
Lentamente, per gradi, la stretta sanguigna che gli gonfiava
il pene si allent.
Sentiva il cervello che accelerava il ritmo, i pensieri che acquistavano
lucidit. Accanto a lui, beatamente ignara, con
un respiro umido e un sonno che a Lionel pareva placido,
bovino, senza sogni, Camille giaceva inerte come i cuscini di
piumino d'oca. Di tanto in tanto sospirava. Povera Camille!
Lionel le voleva bene. Le avrebbe sempre voluto bene. Pur
sapendo che lei era innamorata del loro amico Adam, il quale
non l'aveva corrisposta.
Mia moglie ha un segreto, piccolo e triste. Glielo devo lasciare.
Lionel si sent gonfiare il cuore, magnanimo, per la prima
volta da che ricordava.
Bench fosse andato a letto stanco e depresso, adesso si
sentiva bene, ispirato. Le met spezzate della mia vita. Le devo
rimettere insieme! Avendo deciso che Camille era addormentata
e che non c'era pericolo, scese dal letto.
Scalzo, in pantaloni del pigiama e T-shirt bagnati di sudore,
usc dalla camera da letto senza fare rumore e percorse il corridoio
buio verso le scale. Come l'occhio di un dio benevolo,
la fievole luce della luna gli rischiarava la strada. Entr nel
suo studio e chiuse la porta. Sorrise. Sospir. L'orologio digitale
sulla sua scrivania segnava le 3,58. Chiama quando vuoi, caro.
Capir magicamente che sei tu. Lionel trattenne il respiro facendo
quel numero che sapeva a memoria, muovendo le dita
agilmente e con precisione. A miglia e miglia di distanza, al
terzo piano di un loft di West 20th Street, un telefono squill e
squill finch qualcuno non tir su la cornetta. La voce di lei
era morbida, timida, esitante, lievemente accentata: S? Chi
?. Lionel protesse il microfono con la mano e disse affannato:
Sono io, Siri.  successa una cosa terribile, tesoro. E meravigliosa.
Quaranta minuti dopo, euforico e barcollante come un
ubriaco, Lionel usciva dallo studio buio per tornare a letto,
quando con sua sorpresa la luce nelle scale si accese e apparve
Camille spaventata, che lo fissava, la vestaglia infilata
frettolosamente sulla camicia, in cima alla scala. Lionel, cosa
c'? Come mai sei qui? Nel vedere che Lionel rimaneva
attonito, immobile, Camille scese le scale di corsa, con i grossi
seni ballonzolanti e la faccia ansiosa attraversata da ragnatele
d'ombra. Si avvicin a Lionel, donna bassa, ansiosa, cicciottella,
e gli pos una mano sul braccio. Lionel, amore,
cosa c'? Hai... una faccia! Lionel balbett che era troppo
agitato per dormire, che non riusciva a togliersi dalla testa
quella terribile cerimonia a Nyack, che gli dispiaceva di
averla disturbata. Camille lo abbracci, si strinse a lui e gli
pos la testa sul petto. Lui rimase immobile, intrappolato.
Non poteva opporre resistenza. Camille tremava e profumava
di talco dolce e stantio. Oh, Lionel! Lo so. Ho tanta paura!
Stringimi forte! Lionel la abbracci come era giusto che
facesse. Grazie a Dio Camille non poteva vedere la sua faccia
colpevole e rossa. Tu mi ami, Lionel, vero? gli chiese lei triste.
Lionel le accarezz le spalle morbide e senza ossa, i capelli
scompigliati e sottili, mormorando: Certo che ti amo,
tesoro. Lo sai. Ti amer sempre. Si era dato un contegno e
aveva ritrovato la forza consolando quella donna tremante.
Gliel'avrebbe detto il mattino dopo. La sera dopo. Le avrebbe
detto di Siri. Avrebbe rimesso insieme le due met spezzate
della propria vita.
Camille improvvisamente si irrigid: Cos' stato?.
Cosa?
Quel... rumore.
Ascoltarono, abbracciati in fondo alle scale. Era un rumore
strano, una sorta di grattare disperato, come di due legnetti
fregati l'uno contro l'altro, battuti su un legno pi grande.
Dev'essere un animale sussurr Lionel, con i capelli dritti.
Mano nella mano, gli Hoffmann attraversarono la casa spaventati,
diretti verso la porta della cucina, nel buio. Lionel
accese coraggiosamente la luce esterna e Camille si avvicin
furtiva alla finestra per guardare. Lanci un grido. Oh, Lionel!
vieni a vedere.
Nell'improvvisa ellissi di luce sul viale, trascinando la
zampa ferita, gli occhi lucidi e sofferenti, c'era Apollo, il cane
perduto di Adam.


La Vergine delle Rocce.

1.
Nelle lenti del binocolo il viso di un adolescente le balza incontro.
Bellissimo!
Undici giorni dopo la morte di Adam Berendt.
Dice a se stessa che non sta violando i termini dell'accordo.
Non  in contatto diretto con suo figlio Jared.
Jared Tierney. Il figlio quindicenne di Abigail Des Pres,
che porta il nome del padre e non quello di lei. Suo figlio, con
il nome del nemico.
Attraverso le lenti del binocolo che ingrandiscono e distorcono
lievemente, Abigail osserva. Non  abituata a maneggiare
quello strumento pesante, scomodo, le mani tremanti di colpa
lo tengono stretto, premuto contro l'attaccatura del naso. E
quel punto cos sensibile gi comincia a irritarsi. Davvero Abigail
Des Pres  cos sensibile? Una maniaca che si atteggia a
madre apprensiva. Anzi, una madre che nega con tutte le sue
forze di essere una maniaca.
Nella vita reale Abigail non potrebbe spiare suo figlio tanto
avidamente. Tanto sfacciatamente. Lui si sentirebbe molto
a disagio, disgustato addirittura; uscirebbe dalla stanza sbattendo
la porta. Ma quella non  la vita reale,  qualcos'altro.
Da quando  morto Adam, tutto  diventato irreale. Un involucro
sottile, sorta di cellophane luccicante che avvolge l'oblio. Abigail
si morde il labbro inferiore, con forza. E intanto contempla
gli zigomi del ragazzo, la linea curva della mascella, una fossetta
sulla destra del mento simile a una piccola incisione; le
sopracciglia folte e pi scure dei capelli castani. Gli occhi che
conosce lei sono di un azzurro acciaio, anche se da quella distanza
non riesce a vederne il colore. Occhi azzurro acciaio,
che vedono troppo.
In quel momento, per, Jared non pu vederla. Passeggia
con i suoi amici sotto gli alberi alti, fra chiazze di luce, chiacchiera
e ride, ignaro dello sguardo fisso della madre. Una
volta un uomo le aveva appoggiato il pollice tozzo e spesso
su un'arteria che le pulsava in gola, e ora quella stessa arteria
 l che pulsa, caldissima, con urgenza. Jared! Jared. Ti voglio.
 quasi mezzogiorno,  estate e c' un bel sole. In un posto al
Nord: Vermont? Perch Jared  dovuto andare cos lontano da
casa a fare i corsi estivi? Eppure era necessario, conviene Abigail.
Lei capisce. Jared ha avuto un anno difficile alla Preston
Academy, con tutta la pressione emotiva esercitata dai suoi
genitori, un D in inglese e in matematica addirittura un F: rimasto
male all'idea di doversi fare sei settimane di corsi estivi,
eppure ora sembra felicissimo, persino rilassato, e sua madre
Abigail deve ammettere che s, effettivamente  una cosa buona,
giusto? Ogni genitore vuole che il suo unico figlio sia felice,
anche se, evidentemente, non dipende da lui, o da lei.
Per un istante Abigail pensa che Jared l'abbia vista. Dal
modo in cui alza la testa, accigliato. Sua madre, disperata e
in incognito, nascosta in un'auto parcheggiata a dieci metri
da lui. Dovesse scorgerla, scoprirla, lascerebbe cadere il binocolo
incriminante e si affiderebbe alla sua piet. Perdonami,
Jared! Non mi sono resa conto di cosa stavo facendo. Che le lenti
avrebbero davvero ingrandito. Che quel ragazzo... eri tu.
Scoppierebbe a ridere, lui? Scuoterebbe la testa in un moto
di sgomento adolescenziale, e riderebbe?
Forse no.
E comunque la dolorosa verit  che Abigail Des Pres, quarantadue
anni, divorziata, ex debuttante, ex bellissima, donna
piuttosto intelligente e colta, non intellettuale ma dotata di
buon senso, di moralit, donna per bene, spiritosa, moderatamente
impegnata in organizzazioni senza scopo di lucro quali
Planned Parenthood, Literacy Volunteers of America, Amici
della Fondazione Salthill, sta pedinando suo figlio.
La dolorosa verit  che Abigail Des Pres sta facendo esattamente
ci che le  stato proibito di fare.
Adesso  diverso, Adam non c' pi. Adesso non ho pi nessuno.
E poi Jared non lo sapr mai.
Non pensa di passare un'altra notte a Middlebury. Se ne
andr quel pomeriggio stesso. Torner a Salthill. Lo giura.
E comunque Jared non sa che lei  l. Non lo sa lui e non lo
sanno i ragazzi con cui passeggia. Abigail Des Pres, ex moglie
di Harrison Tierney, fronte corrugata e binocolo sugli occhi,
rannicchiata dietro il finestrino verdastro di una lussuosa
Lexus a noleggio; ha scelto la Lexus per i finestrini discretamente
scuri, l'ha noleggiata perch non vuole che il figlio riconosca
la sua macchina. Dopotutto ci ha riflettuto attentamente,
no? Niente impulsivit: premeditazione. Spudorata,
spregiudicata. Lo sa. Per non dare nell'occhio ha parcheggiato
la Lexus in mezzo ad altre macchine nella strada di un
quartiere residenziale, in un posteggio con parchimetro nel
quale ha messo venticinque centesimi per una preziosa ora.
Abigail ha una tasca piena di monetine da venticinque, che
tintinnano come il bottino di un pirata! Era disposta ad aspettare
anche tutta la mattinata ferma l, ai margini del campus di
Middlebury, per guardare il figlio che non vede, non tocca, non
bacia da quasi due settimane.
Ha telefonato a Jared, quando ha saputo la terribile notizia.
A Jared Adam era sempre piaciuto, per alcuni mesi erano stati
molto vicini, nei momenti peggiori di quell'assedio che era
stato il divorzio, ma Jared non l'ha richiamata per un giorno e
mezzo, e quando l'ha fatto le  sembrato lontano, distaccato,
scontroso. Oh, tesoro, non  una notizia terribile? ha singhiozzato
Abigail. Oddio, tesoro, non posso credere che non c' pi. E tu? S,
mi dispiace. Dal lontano Vermont il ragazzo ha risposto tranquillo:
Il signor Berendt era in gamba. Senti, mamma, cerca di farti
coraggio, perch io a casa non ci torno.
Abigail  rimasta scioccata: non aveva pensato nemmeno
per un istante di farlo rientrare dai corsi estivi.
 affascinante,  pericoloso osservare Jared cos, senza che
lui se ne renda conto. Ed essere invisibili come lo  lei in questo
momento. Quando Abigail lo guarda con il binocolo, Jared
 spaventosamente vicino; quando lo abbassa, il suo corpo
balza di nuovo indietro, il viso diventa una miniatura,
quasi non lo riconosce. Jared  a distanza di sicurezza. E anche
lei.
Per quanto ne sa lui (e Abigail non si illude che stia davvero
pensando a lei), sua madre si trova a casa, a Salthill, nello
spazioso cottage sperduto nel tratto pi rurale di Wheatsheaf
Drive, a 500 chilometri da l; mentre Jared si trova nella
verdeggiante Middlebury, Vermont, dove la Preston Academy
offre, dietro pagamento di una cospicua retta, corsi
estivi di sei settimane. Per quanto ne sa Jared, non c' proprio
nulla da sapere, nulla di cui sospettare. Ma  ovvio che a
casa non ci torni, gli ha risposto Abigail ferita.  solo che pensavo
che volessi saperlo.
Che Jared, una volta riagganciato, fosse scoppiato a piangere?
Possibile? Forse Jared  in lutto, ha indosso la maglietta
nera sformata per cui Abigail prova particolare avversione
- una delle tante? - ornata di un criptico messaggio in codice
che nessun adulto  in grado di decifrare (la parola schifo
sul petto, in rossa e sgargiante bella vista) e bermuda cachi
extralarge a vita bassa; le Nike lerce che per lui devono avere
un qualche misterioso valore affettivo (rifiuta di disfarsene),
con le stringhe slegate e naturalmente senza calze. Senza calze!
Ecco perch (e al ricordo Abigail arriccia il naso) i piedi di
suo figlio puzzano come funghi marci e ammuffiti. Per anche
gli altri ragazzi sono senza calze. Che i loro odori costituiscano
un unico grande odore, presa di posizione di una
generazione americana nata a met degli anni Ottanta? Con
l'aggiunta di ormoni adolescenziali?
Umorismo da madre disperata. L'incresciosa verit  che
Abigail Des Pres adora suo figlio esattamente come lo adorava
quando era neonato, piccolino, e le stava in braccio non
solo senza lagnarsi, ma con gran gioia. Forse anche di pi,
ora che il suo matrimonio  finito e la sua vita affettiva  un
disastro. Sarebbe felicissima di vivere in mezzo all'odore dei
suoi piedi numero quarantatr costretti in quelle scarpe da
ginnastica, odore di capelli unti, di ascelle e mutande, se solo
Jared adorasse sua madre la met di quanto lei adora lui. Un
nocciolo, una briciola, un nanosecondo di adorazione!
Se Jared sapesse incrociare il suo sguardo senza esitazioni.
E dirle che le vuole bene, che il suo amore non  piet. Che le
vuole bene e che la rispetta. Se nella sua infinita e sfibrante lotta
con l'ex marito, che il caso ha voluto fosse anche il padre
di Jared, quest'ultimo fosse solidale con lei, con sua madre.
Tranquilla, mamma. Io sto dalla tua parte.
Se la scoprissero, Abigail non potrebbe sostenere che il suo
 stato un gesto impulsivo. Spiare suo figlio. Dopotutto ha
preso la macchina e ha guidato fino a Middlebury, Vermont.
 entrata nel gigantesco Nyack Mail, in quell'incubo di centro
commerciale, per acquistare il binocolo, uno di quelli
compatti, da spia, in un negozio di articoli sportivi. Si  spacciata
con freddezza per un'appassionata di bird-watching
dilettante e miope, che necessitava di uno strumento potente,
e il prezzo non aveva importanza.
Adam, non giudicarmi con severit! Io ci ho provato. Ma
prima  partito Jared, per sei settimane, e adesso te ne sei andato
anche tu. Per sempre.
Dall'orribile mattina della cremazione di Adam, Abigail 
scivolata ripetutamente nel vizio di pensare ad alta voce. Da
quella mattina in cui, sedata, malferma sulle gambe e con gli
occhi infiammati dal pianto ininterrotto aveva alzato al cielo
lo sguardo innocente... Mentre il fumo si levava in impalpabili
sbuffi e pennacchi, portandosi via lo spirito dell'unico uomo
che in vita sua avesse mai amato in maniera pura e sincera; l'unico
uomo che, nella lunga battaglia dall'infanzia in poi, le fosse
parso degno dell'adorazione di una donna intelligente. Ridotto
cos, in cenere, fumo? Un'urna di scorie?
E poi la dispersione delle ceneri. Abigail si era rifiutata di
andarci. L'avevano chiamata, sia Marina Troy che Roger Cavanagh,
ma lei aveva declinato. Intendevano spargere le ceneri
nel giardino di Adam sul fiume, come da lui espressamente
richiesto. Al telefono Abigail si era fatta di colpo
sgarbata, perentoria. Non ce la faccio! Basta! Io Adam voglio
ricordarlo come un essere umano, santiddio. Non come
una manciata di fertilizzante.
Abigail siede rannicchiata dietro il volante della Lexus a
noleggio, con il pesante, scomodo binocolo premuto contro
l'attaccatura del naso, dove lascer un segno. Dopo la morte
di Adam, la pelle di Abigail  diventata sensibile, dolorante.
La bocca umida le si spalanca. Contemplando quello straordinario
ragazzo che  suo figlio. (Spera che dai suoi seni non
cominci a sgorgare latte dolce e caldo nella casacchina di seta
nera Shangai Tang.) Spiarlo cos  deplorevole, certo, se ne
vergogna, eccome, ma Jared non le permetterebbe di osservarlo
in quel modo, mai. Jared detesta che lei lo scruti con
quel suo sguardo oscuro, tetro, libidinoso. Jared  troppo
normale, spietatamente normale. Vuole essere nella media. Ragazzo
americano, non come il David di Michelangelo, insipido
nella sua perfezione, ma come quello del Bernini, accigliato
e in posa ribelle.
Jared  il cuore caldo e pulsante della vita di Abigail. Come
se il suo cuore battesse al di fuori di lei, nudo e vulnerabile,
pervaso di una vita tutta sua, misteriosa e insondabile.
Nel punto in cui due vialetti si intersecano, Jared e i suoi
amici si fermano a parlare con altri ragazzi. Ragazzi che fumano
sigarette! Indossano tutti il berretto da baseball con la
visiera all'indietro, portano tutti lo zaino. Magliette sformate
che recano imperscrutabili codici e loghi di gruppi rock, bermuda
cascanti, gambe nude e muscolose ricoperte di peluria,
piedi nudi in scarpe da ginnastica slacciate. Un gregge.
Quando alcuni estranei alti e sguaiati le ostacolano la visuale,
Abigail attende pazientemente. Ragazzi grandi e grossi,
figli preziosi di altre madri, ma per lei nient'altro che macchie
indistinte accanto alla svettante fiamma di suo figlio. I
corsi estivi della Preston sono prevalentemente frequentati
da studenti come Jared, con un rendimento scolastico basso
e genitori che temono di non riuscire a iscriverli nelle universit
di prim'ordine, e Abigail si chiede se Jared sia uno di
questi, un ragazzino che va male a scuola come tanti, o se invece
non si finga semplicemente tale.
Abigail osserva sgomenta il suo Jared accettare una sigaretta
che gli viene offerta e accenderla. Oddio, tesoro. No. Bench
in realt non se ne stupisca. (Pi di una volta durante l'anno
ha sentito puzza di fumo nella sua stanza, nei suoi capelli e
nei suoi vestiti. Per quanto Jared negasse. Per quanto alzasse
gli occhi al cielo e le desse della paranoica. Per poi ammettere
solo in seguito che s, di tanto in tanto gli capitava di fumare,
per distendere i nervi. Ma niente di che, mamma.)
Jared e i suoi amici proseguono. Jared butta fuori il fumo
scuotendo la testa per scostarsi i capelli dagli occhi. Quanta
disinvoltura sa infondere anche nei gesti pi ordinari, non
sapendo di essere osservato. Qualcuno lancia un frisbee nella
sua direzione e Jared spicca un balzo per afferrarlo al volo,
come un delfino, la sigaretta tra i denti, e quindi con una torsione
del polso lo rispedisce indietro facendolo planare nell'aria,
arancione, fluorescente. Lo fa con tale grazia e rapidit
che Abigail rimane sbalordita. Come se il ragazzo avesse
sventolato nel sole una pezza di seta, uno striscione di luce
scintillante, la seta di cui  fatta la sua anima, per poi lasciarla
cadere un istante dopo.
I ragazzi avanzano attraverso macchie di luce. Oltrepassano
ragazze in top e pantaloni corti, ragazze leggermente pi
grandi, con tutta probabilit studentesse del Middlebury College,
senza che tra i due gruppi si verifichi il minimo scambio
e, allontanandosi, Jared e i suoi amici si sussurrano qualcosa
con aria d'intesa e scoppiano a ridere. Da quella distanza e con
i finestrini alzati Abigail non sente la risata, eppure ha un sussulto,
intuendo la volgarit. Quale parolaccia pu mai sgorgare
con tanta naturalezza dalla bella bocca di Jared?
Abigail Des Pres, che tante volte ha (inavvertitamente!) colto
frammenti dei discorsi del figlio con i compagni di scuola
che lo andavano a trovare a casa, a Salthill, si sente avvampare.
Oh, Jared, tesoro, proprio non potete fare a meno di usare certi
termini, tu e i tuoi amici?
Cazzo, mamma, hai ricominciato a spiarmi?
Jared! Io non ti spio, questa  casa mia. Vorrei solo sapere perch...
perch usate certe parole?
Tu non origliare. Cos non ti scandalizzi, okay?
Avevano avuto quello scambio all'inizio dell'estate. In
realt Jared non era n arrabbiato, n sulla difensiva. In circostanze
del genere riesce a sfoderare una dolce ragionevolezza
tutta sua. Come anni prima, quando aveva voluto sapere
come mai non si poteva dire negro, ma nero s.
Ottima domanda. I bambini fanno sempre ottime domande.
Ma come rispondere? Abigail non pu pi baciare la
fronte aggrottata del figlio con la serenit di una madonna
del Botticelli e sussurrargli: Perch? Perch lo dice la mamma.
Nel frattempo, Jared e i suoi amici si stanno avvicinando
alla strada dov' parcheggiata, non diritta, ma di sbieco, la
Lexus. Paiono diretti non verso un dormitorio o una mensa,
ma una piccola zona commerciale, un isolato di negozi e ristoranti.
Abigail osserva avidamente, le restano solo pochi
minuti rubati prima di perdere Jared. (Non lo chiamer dall'albergo,
se ne andr nel giro di poche ore. Non cercher di
contattarlo.) Si sente gli occhi rossi. Il cuore le batte come un
gong. Jared si staglia nelle lenti del binocolo come in un primo
piano cinematografico. La sua pelle liscia, tesa e abbronzata
presenta qualche macchietta qua e l, piccoli brufoli
sparsi lungo l'attaccatura dei capelli che deve essersi grattato.
Da sotto il berretto sudicio degli Yankees i capelli gli
spuntano come rivoli di caramello, ciocche lunghe sul collo,
dall'aria unticcia. Quasi sicuramente Jared si lava poco. Docce
di due minuti, un paio di frettolose passate con la saponetta,
asciugamani sporchi e sgualciti gettati in terra. Ma
d'altronde uno cosa ci pu fare? Durante i lunghi mesi dopo
la separazione, quando Harrison si era trasferito a New York
con un'altra donna, che si diceva ricordasse Abigail da giovane,
una delle forme che aveva assunto il profondo disagio
di Jared era stata il rifiuto totale di lavarsi, reazione che faceva
sorridere il suo ex marito Harry, ma che lasciava Abigail
sconvolta. E tuttavia... un genitore cosa ci pu fare? Sull'affidamento
era stato trovato un compromesso: invece di vivere
ora con un genitore, ora con l'altro, Jared si sarebbe iscritto
alla Preston Academy, vicino a Springfield, nel Massachusetts;
durante l'estate avrebbe perlopi vissuto con Abigail,
trascorrendo di tanto in tanto un po' di tempo con Harry; i
due genitori avrebbero fatto a turno, si sarebbero equamente
spartiti le vacanze scolastiche e quelle estive. La Preston Academy
era una scuola privata prestigiosa, nonch molto costosa,
destinata agli studenti non sufficientemente in gamba
da poter accedere ad Andover, Exeter, St Paul, Lawrenceville;
aveva fama di essere meno infestata dalla droga di tante
altre e nessuno studente ci si era mai suicidato. (Anche se,
come era solito sottolineare Jared, quelle credenziali cos impeccabili
non tenevano conto degli studenti che l'avevano
fatta finita fuori dal campus.) Alla Preston, Jared condivideva
un appartamentino con altri studenti non pi inclini di lui
all'igiene personale, ma d'altronde uno cosa ci pu fare?
Abigail non  una di quelle madri ossessionate dallo sporco,
dalla sporcizia. Una mamma invadente. Una mammina
televisiva. No, lei vorrebbe soltanto poter controllare suo figlio
senza che lui se ne accorga. Con il telecomando, per
esempio, come un costoso giocattolo elettronico.
Una lieve peluria sopra il labbro superiore di Jared! O forse
 solo un'ombra. Jared ha cominciato a farsi la barba, ritiene
Abigail. Con che frequenza, proprio non sa. Non lo  venuta a
sapere da Jared (il quale preferirebbe morire piuttosto che rivelare
a sua madre una cosa tanto intima), ma dall'ex marito
Harrison, che adora rivelarle tutte le cose che immagina la
possano irritare, turbare, che le facciano temere di non raggiungere
mai la stabilit cui tanto anela. In una delle loro ultime,
rare conversazioni telefoniche, Harry si  premurato di
farle sapere che qualche weekend prima, quando Jared era
andato a trovarlo, gli aveva prestato un rasoio, dando cos il
via alla sua vita di uomo che si rade. Tipico di Harry, scaltro e
crudele ma quando vuole affascinante, insinuarsi di nuovo
strisciando nella vita affettiva del figlio dopo anni di indifferenza.
Un ragazzo nell'et dello sviluppo ha bisogno di un padre.
Non di una madre e nient'altro. Dovresti saperlo perfino tu, Abigail.
Lei gli ha risposto con dignit, grazie a Dio erano al telefono
e il suo ex marito non ha potuto vedere la sua aria delusa
e affranta. S, era disposta ad ammetterlo. Lo sapeva, certo.
Un ragazzo ha bisogno di un padre. Non di te.
Dopo il divorzio, altri uomini hanno dimostrato nei suoi
confronti un interesse di tipo romantico, ma Abigail riesce a
imporsi di non provare interesse per loro. Basta! Sessualmente
 come anestetizzata - castrata - e intende rimanere tale. Dunque
per un bel pezzo  improbabile che si risposi,  improbabile
che Jared, ragazzo nell'et dello sviluppo, si ritrovi a vivere
con un patrigno.
Adam Berendt l'aveva amata? S. Ma non cos.
(Nelle sensibili orecchie di Abigail ancora adesso risuona
la crudelt di quell'una madre e nient'altro, pronunciato da
Harrison proprio come se avesse detto un piccolo raffreddore e
nient'altro, o per me solo un'insalata e nient'altro, grazie. E poi
l'insulto di quel perfino tu, Abigail.)
Jared e gli altri ragazzi si stanno allontanando a grandi passi
in direzione di un McDonald's. Come ipnotizzata, Abigail
seguita a fissare la nuca di Jared, il berretto al contrario, le
spalle strette sotto la maglietta nera sformata, lo scintillio della
peluria sulle braccia e sulle gambe. La rincuora vedere, o
immaginare di vedere, Jared che getta la sigaretta in un tombino.
Mi raccomando, tesoro, riguardati. Ti voglio bene. E
adesso? Da una parte  sollevata che Jared non l'abbia vista,
dall'altra profondamente delusa. Non le resta che il lungo
viaggio di ritorno verso Salthill, verso quella casa cos isolata.
Prima di partire per Middlebury, Jared le ha consigliato di andare
a stare un mesetto a Nantucket, da alcuni vecchi amici
molto ricchi che hanno una gigantesca casa in riva all'oceano,
ma lei no, non  voluta andare via da Salthill, perch l c'era
Adam, il suo caro amico Adam... Poi l'altra mattina, molto
presto, il suo sonno indotto dai sedativi  stato interrotto da
un frenetico grattare sotto la finestra, da un gemito straziante,
e quando si  affacciata alla finestra si  ritrovata di fronte
Apollo, il cane dal pelo argentato di Adam, il povero Apollo
dal cuore spezzato, davanti alla porta di servizio, con in bocca
uno dei guanti da giardinaggio del padrone.
Abigail gli ha dato da mangiare, lo ha coccolato accarezzandogli
il pelo ruvido e ha pianto per lui. Erano uguali, loro
due. Anime perse dell'Ade.
Bench ormai Jared sia quasi scomparso dal suo campo visivo,
Abigail continua a tenere il binocolo davanti agli occhi,
tormentandosi la delicata attaccatura del naso. Ora  protesa
in avanti, i gomiti appoggiati sul volante. Di colpo sente bussare
sul parabrezza. Abbassa il binocolo e con orrore vede un
uomo in uniforme che la fissa. Gentilmente, signora, pu
aprire la portiera?
Un incubo!
Abigail, rossa in viso, armeggia goffamente per aprire la
portiera, pesante come piombo. Il poliziotto di Middlebury,
che indossa occhiali scuri da aviatore, camicia azzurra a maniche
corte impeccabilmente stirata con un distintivo che pare
di latta, fondina di cuoio e pistola lucidissima sul fianco,
non la aiuta e, anzi, continua a fissarla accigliato e perplesso.
Che cosa sta facendo, signora?
Agente! Io... posso spiegarle.
I polsi di Abigail sono troppo deboli per reggere il pesante
binocolo, e cos se lo appoggia in grembo. I suoi occhi, i cui capillari
sembrano sul punto di scoppiare, si alzano verso di lui
con aria di mite supplica femminile. Le tremano le palpebre.
Le tremano le labbra. In circostanze simili il signorile contegno
di Abigail serve. Fino a un certo punto. Di generazione in
generazione, le donne della famiglia Des Pres sono state
istruite a trasudare una certa mollezza, un'implorante richiesta
di comprensione, di fronte al sospetto e all'ostilit maschile.
Nella sua giovanile mezz'et, Abigail, seppur magrissima,
 ancora una bella donna; per paura indossa sempre abiti costosi,
di ottimo gusto, e ha il viso, le unghie e i capelli perfettamente
curati. Per quell'ignominiosa spedizione ha indossato
l'elegante casacchina di seta nera Shangai Tang, pantaloni in
tinta, sandali aperti Gucci. Gli anelli sulle dita lunghe e sottili,
l'orologio d'oro tempestato di gemme sul polso esile, la Lexus
a noleggio con i finestrini scuri, il suo profumo francese: il poliziotto
di Middlebury, un uomo sui trentacinque anni con il
ventre piatto, sta registrando ogni dettaglio. Agente sussurra
roca Abigail, io stavo... stavo tenendo d'occhio mio figlio.
Tutto qui. Da lontano, perch non voglio che lo sappia. Lui
pensa che io sia a casa. Io e suo padre abbiamo divorziato. Ha
solo quindici anni,  qui alla Preston Academy e gli avevo promesso
che avrei cercato di resistere senza vederlo, ma... proprio
non ce l'ho fatta. Senza di lui mi sentivo cos sola. Oh, sapesse
come mi vergogno. La prego, non mi arresti! Abigail
sorride lamentosa, facendo per asciugarsi gli occhi. Sa che non
verr arrestata.
E difatti. Il poliziotto le controlla patente e libretto. Le fa
notare che le restano ancora quattro minuti di parchimetro.
Le dice, con un mezzo sorriso che potrebbe essere di piet, di
galanteria o forse di vago disprezzo: Bene, signora. Buona
fortuna.
 in auto, diretta al Mountain View Inn, in preda alla vertiginosa
euforia di un palloncino che fugge verso il cielo.
Sono libera! Non mi ha arrestata.
Abigail ride, non prova il minimo rimorso. N tantomeno
 pentita. Non vede l'ora di essere nella sua stanza d'albergo
e passare alla fase successiva del piano.
Una suite molto bella e non poco costosa affacciata sulle
leggendarie Green Mountains. Jared rester colpito? Non 
facile impressionare un quindicenne viziato, ma Abigail ci
prover lo stesso.
Chiama la reception per comunicare che si fermer un'altra
notte. Chiama Jared al numero del dormitorio, che evidentemente
 riuscita a memorizzare. Jared non c'. Ma che sorpresa.
Con voce calda ma non accalorata, Abigail lascia un messaggio:
Jared? Sono la mamma. Sono nel Vermont. Sto in un
albergo a tre chilometri dal tuo college. Non ti preoccupare, tesoro
- e qui la sua voce si fa esitante, mentre si prefigura l'espressione
irata di Jared - non  successo niente di grave. 
solo che... di colpo mi sono sentita un po' sola. Mi mancavi. E
poi... con la storia di Adam... E la casa  cos vuota... Non ti arrabbiare,
per favore. Questo incontro deve rimanere solo tra
me e te, tuo padre non deve saperlo. Abigail fa una pausa, respirando
affannosamente.  una scena da film, straniero e
d'altri tempi, torbida storia di ossessione erotica e di imminente
sciagura. Abigail scorge il proprio viso, pallido petalo
fluttuante, nello specchio dall'altra parte della stanza. Perch
le donne belle sono cos sfuggenti, come sagome ritagliate nella
carta? Ingresso ufficiale in societ al Ballo internazionale
delle Debuttanti del 1976, Waldorf-Astoria, New York. Tenta
di non supplicarlo: Quando puoi chiamami, Jared. Io aspetto
qui. Ceniamo insieme stasera, poi riparto. Te lo prometto! Una
sera soltanto. Il mio numero ....
Glielo detta e mette gi. Ormai  tardi, non pu pi rimangiarsi
quelle parole incriminanti!
Tutto a un tratto si sente sfinita. Si toglie la casacchina di
seta nera, che nel frattempo si  fatta sgradevolmente umida
sotto le ascelle, e i pantaloni di seta stropicciati e umidi in
corrispondenza dell'inguine, scalcia via gli eleganti sandali
Gucci e, con indosso solo la biancheria, e con le costole e le
clavicole che premono contro la pelle pallida, si abbandona
sul letto alto e duro e sul cuscino con la fodera a balze per
scivolare in un sonno delizioso, a met strada tra il delirio e
l'oblio. Nella dimensione in cui Adam Berendt non  ancora
morto e il suo bambino non  ancora nato, ma se ne sta accoccolato
al caldo, al riparo dentro di lei, dove nessuno pu
fargli del male.

2.
Come il battito del cuore di un passerotto.
L'arteria nella gola, di colpo lui le premette il pollice proprio
l, dove pulsava. Allarmando Abigail, che non era pronta
a un gesto tanto intimo e repentino.
Non si ritrasse, gli afferr la mano e se la premette contro
la gola ancor pi forte. Oh, Adam!
Perch tanta intensit, Abigail? Finirai per consumarti.
A quella domanda ragionevole, che Adam Berendt le aveva
rivolto molte volte e in molti modi diversi, Abigail non
aveva una risposta nemmeno ora.
Quella sera. Dopo il divorzio. Jared non c'era, era in collegio.
Abigail aveva invitato Adam a cena, aveva preparato
nervosamente una cena per due e staccato il telefono. Non
erano - ancora - amanti. Solo buoni amici. Anche se ogni
tanto l'ardita Abigail gli si strusciava addosso come solo una
padrona di casa ha il privilegio di fare, quando accoglie un
ospite che  un suo caro amico, quando augura la buonanotte
a un amico che  stato suo ospite, sorridendo con aria sognante
e s, forse seducente, ma anche spiritosa; perch Abigail
Des Pres  una donna spiritosa, seducente e per nulla
aggressiva, flessuosa, con la pelle calda nonostante il pallore,
il genere di donna divorziata che scherza sulla sua solitudine
anche mentre te la offre, come si potrebbe offrire un cuore
strappato dal petto e ancora sanguinante sui palmi aperti
delle mani tremanti. Lo vedi?  il mio. Tranquillo, per... fai pure
finta di niente!
Adam stava frugando nelle tasche profonde e lise del suo
cappotto di cammello (che si vantava di aver comprato alla
fiera di Trinity Church per quarantacinque dollari) in cerca
dei guanti, e aveva tirato fuori una manciata di ricevute del
Caesar's Palace di Las Vegas; Abigail gliele aveva sfilate dalle
dita con fare malizioso, dicendo che non sapeva della sua
passione per il gioco d'azzardo, non sapeva che frequentasse
i casin, era quella la sua vita segreta? Adam aveva esitato
un istante, prima di risponderle che s, ogni tanto giocava,
aveva un debole per i dadi: Non tanto per vedere se vinci,
quanto se sei fortunato; e, se non lo sei, fino a dove pu spingerti
la mancanza di "fortuna", che cosa pu farti. Aveva
parlato in modo cos strano, con un'aria cos vulnerabile, che
Abigail non aveva potuto fare altro che ignorare le sue parole
enigmatiche; decisa a giocare quasi esclusivamente con il
lato esuberante di Adam, non con l'altro, quello meditabondo
e filosofico, gli aveva detto: La prossima volta mi porti
con te? Magari a Las Vegas? Non ci sono mai stata. Per il
gioco mi piace... o almeno credo!. (Era vero? Met delle cose
che le uscivano dalla bocca la spiazzavano.) Adam per si
era limitato a ridere con quel suo viso bonario, strizzandole
l'unico occhio buono.
A sua volta le aveva sfilato le ricevute di mano e lentamente,
con fare assorto, le aveva stracciate.
Come il battito del cuore di un passerottino ino ino.
Un tale desiderio.
Un ragazzo nell'et dello sviluppo ha bisogno di...
... di un altro pene, il gigantesco pene del pap, in giro per casa.
Farsi la barba? Un ragazzino di quindici anni la barba se la
fa, con che frequenza nessuno pu saperlo,  un piccolo segreto,
un piccolo, commovente segreto; ma pur sempre un
segreto, che alla mamma non si dice.
Come tante altre cose. Per esempio quanti soldi Harrison gli
lascia prelevare con la sua carta di credito. (Secondo gli accordi,
Harry  tenuto al mantenimento del figlio, ma naturalmente
Abigail, che di soldi ne ha e si  dignitosamente rifiutata di
chiederne all'ex marito, non sa resistere alla tentazione di contribuire.
E di comprargli direttamente tutta una serie di cose.)
Per esempio quanto costano a Harry le settimane bianche, le
escursioni e le gite in montagna con cui cerca di riguadagnarsi
l'affetto del figlio. I viaggi in Costa Rica, Ecuador, Alaska (sul
McKinley). Una vacanza di Natale memorabile alle Seychelles,
nell'oceano Indiano, dall'altra parte del mondo. (Mentre
Abigail, stremata dal dolore e dall'influenza, piangeva la morte
di sua madre.) Per esempio quanto Harry ha pagato l'appartamento
a New York, in Beekman Place; e la sua nuova casa
di campagna a Comwall, nel Connecticut; e cosa Harry e la
sua nuova moglie, la sofisticatissima matrigna ventinovenne,
dicono di Abigail Des Pres che non possa esserle riferito.
Abigail indaga insistentemente con Jared: Cosa dicono di
me, Jared? Cattiverie? Verit? Ridete alle mie spalle?. Tanto
che Jared si mette a ridere, arrossisce e si stringe nelle spalle
come sempre quando la madre gli fa quelle domande da sfigata.
Sembra che gli faccia male il collo. Cristo, mamma.
Cristo, mamma cosa?
Non dicono niente. Non parliamo mai di te.
Segreti. Abigail ha detto a Adam, suo principale consigliere
durante la separazione e il deprimente periodo che ne 
seguito, che il fatale distacco fra lei e il figlio era cominciato
pi o meno quando Jared aveva un anno e mezzo. Quando
per la prima volta aveva tentato di nasconderle qualcosa. La
sua prima, piccola bugia! Aveva cercato di farle credere che
aveva mangiato il pur di rape, quando in realt lo aveva
scaltramente versato sul pavimento. Con quel piccolo gesto,
futile ma a suo modo nobile, il bambino si era messo in contrasto
con la mamma, come un cherubino che si ribella al Signore
onnipotente. Di l in poi - Abigail trasforma il tutto in
un aneddoto divertente, una favola da Mamma - le piccole
bugie si erano susseguite a valanga; finendo per trasformarsi,
una volta che il Bambino aveva imparato a parlare, in
menzogne belle e buone.
Abigail e Harrison, giovane coppia di genitori all'epoca
ancora innamorata, ridevano dei suoi goffi raggiri senza allarmarsi,
anzi, deliziati. Jared era un bambino normale. Le
piccole bugie dei bambini sono buffe, no? Cielo! pensava
Abigail. Chiss se anche quelle che raccontiamo da adulti
hanno le gambe cos corte. Gi, chiss rispondeva Harry
con il suo solito borbottio evasivo. Adesso, nei momenti di
debolezza, che sembrano sempre pi frequenti, immersa in
un bagno bollente, sorseggiando whisky, nel delirante sonno
indotto dai sedativi, in una stanza d'albergo con l'aria condizionata,
Abigail avverte una fitta di piacere ripensando al
tempo lontano in cui tra madre e figlio non c'erano segreti,
nemmeno uno. Quando il Bambino era ancora nell'utero, per
esempio. (Lei era convinta che durante la gravidanza avrebbe
avuto la nausea, come tutte le donne di casa Des Pres,
quella nevrastenica di sua madre l'aveva messa in guardia,
ma di fatto Abigail era stata sorprendentemente bene e di
buon umore, felice e in forma e senza il minimo dubbio che il
suo bambino sarebbe stato perfetto.) E nemmeno durante
l'infanzia di Jared c'erano stati segreti. Abigail lo aveva allattato
volentieri, le piaceva molto e (quasi!) lo preferiva al sesso,
volentieri gli aveva cambiato i pannolini, cosa che lo
schizzinoso padre di Jared non poteva tollerare (dopo aver
cambiato Jared e prima di potersi di nuovo avvicinare a
Harry, Abigail era praticamente costretta a lavarsi da capo a
piedi); volentieri aveva fatto il bagnetto al suo bimbo, un
bimbo esuberante che scalciava a pi non posso, a volte irritante
e ostinato, gli aveva lavato i capelli fini e fulvi, gli aveva
sciacquato la testolina, il cranio che pareva fragile come
un guscio d'uovo e, delicatamente, il pene, piccola appendice
liscia come una lumachina e altrettanto piccola, liscio come
la seta, molto pi bello di qualsiasi equivalente adulto,
Abigail non poteva fare a meno di pensarlo. Era con timore
reverenziale che stringeva tra le dita la piccola sacca dei testicoli,
nell'acqua tiepida del bagno.
Nulla lasciava presagire la rabbia che un giorno avrebbe
scosso lo splendido corpo di suo figlio. Il suo viso alterato.
La sua virilit di adolescente. Nell'insonnia dei mesi pi
difficili del divorzio/assedio, quando Jared aveva tredici anni e
tendeva a scoppiare in pianti furiosi strillando: Io vi odio,
sapete? Vi odio tutti e due! Lui  un rompicoglioni del cazzo
e tu sei... sei quello che sei! Ma perch non schiattate entrambi?.
E Abigail, lottando per mantenere la calma, stoica, ammetteva
che s, che Jared aveva ragione, che aveva tutti i diritti
di provare tutta quella rabbia, la colpa non era sua.
Solo mia e di tuo padre.
(Ma soprattutto del padre. Vero?)
Segreti. Intrecciati a formare un tutt'uno con quel piccolo
pene-lumachina, liscio come la seta e perfetto, che inevitabilmente
sarebbe cresciuto fino diventare un pene di adolescente,
nascosto sotto i vestiti; al quale Abigail, che non  una madre
incestuosa, si rifiuta di pensare.  ovvio che nella vita
privata di un quindicenne ci siano dei segreti. Ce ne saranno
sempre di pi, un'orda di segreti, quasi tutti legati al sesso,
da nascondere alla Mamma. Per il mio bene. Jared non vorrebbe
mai scandalizzarmi o disgustarmi. Il seme che monta freneticamente
in lui pronto a riversarsi. Dio, se lo so.
Perlomeno Abigail non si  mai comportata come fanno le
madri ossessive dei paesi mediterranei e mediorientali con i
loro preziosissimi figli adolescenti, quelle che ogni mattina
gli controllano le lenzuola per capire se...
Mai!
Di colpo Abigail si sveglia da un sonno agitato tra le lenzuola
umide, nauseata.

3.
Ore dopo. Il telefono sul comodino non  squillato. Abigail 
una donna che galleggia sulla superficie di un letto disfatto
come un grappolo di ninfee putrescenti sull'acqua di uno
stagno. E ciononostante manda gi la sconfitta, gusto aspro
ma familiare. Sguainate come spade le gambe affusolate, si
tira su dal letto sorridente e speranzosa rif il numero.
A tre chilometri da l, nella stanza di Jared, nel dormitorio
del campus di Middlebury, squilla il telefono. Abigail ha visto
il dormitorio quel mattino, a distanza di sicurezza, solidi mattoni
riparati da alte querce; ora vede la mano di un ragazzo
che indugia sulla cornetta esitante... e poi la solleva. Ma nessuno
parla. Abigail dice a bassa voce: Pronto? Jared?. In sottofondo
si sentono voci, musica rap. Un attimo di silenzio dopo,
con tono guardingo, una voce di ragazzo dice: Pronto?.
Non  Jared.  uno dei suoi compagni. Abigail si presenta e
chiede di parlare con Jared e lui le risponde in maniera vaga,
con l'accattivante timbro nasale tipico del ragazzo che mente:
Jared non c', signora Tierney. E andato.... A quel punto
per si sente un confabulare di voci. Abigail riesce a visualizzare
una cornetta strappata di mano con rabbia e disappunto.
S, pronto?  Jared, dalla voce si direbbe che abbia corso.
Jared! Sono io, hai sentito il mio messaggio?
Come no risponde lui con il solito tono indecifrabile. Ad
Abigail sembra di vedere la sua espressione impassibile.
Certo che l'ho sentito.
Passo a prenderti l al dormitorio? Alle sette e mezzo?
Meglio alle sei e mezzo. Stasera ho da studiare.
Allora alle sei e mezzo! D'accordo.
Okay, mamma. A dopo.
Ah, e poi, Jared...
Ha riattaccato. Jared non c' pi.
Sotto la doccia, Abigail gira e rigira il volto sorridente sotto
il getto d'acqua calda e cerca di non pensarci, qualunque
cosa sia: una morte, una partenza. Si rende conto che Jared 
arrabbiato con lei per aver violato i termini dell'accordo con
il padre (non un accordo legale, niente di davvero vincolante),
e per averlo messo nella difficile posizione, in cui si ritrova
spesso, di dover coprire un genitore per proteggerlo dall'altro.
Non far la spia, di lui posso fidarmi. Al tempo stesso,
Abigail starebbe malissimo se Jared coprisse il padre; se, per
esempio, anche Harry violasse l'accordo e lo andasse a trovare.
Ma Jared me lo direbbe! Di lui posso fidarmi.
Il corpo troppo magro di Abigail, l'acqua che scorre. Le
sue vertebre nodose, le costole e le clavicole; il pallore latteo
della sua pelle, che le conferisce un'aria da madonna del Rinascimento,
come le ha fatto notare una volta Adam.
Almeno nel viso.
Il suo non  pi un corpo da madre. Ormai Abigail  asessuata.
I seni sono rimpiccioliti. L'incisione sul destro (Abigail
la sfiora rapidamente, senza mai guardarla)  praticamente
guarita, la cicatrice a forma di scimitarra quasi del tutto
scomparsa.
Il che dimostra la mia fortuna! Almeno finora.
Sei anni prima, Abigail aveva constatato che Harrison non
provava pi nulla per lei, che non era pi attratto da lei, nel
vedere la sua rabbia e la sua delusione quando una mammografia
di routine le aveva evidenziato una ciste delle dimensioni
di un cece nel seno sinistro. La ginecologa di Salthill le
aveva fissato un appuntamento al Columbia-Presbyterian
Hospital per una biopsia alla quale, se necessario, sarebbe
seguita una mastectomia, nel caso che la ciste si fosse rivelata
maligna. Harrison le aveva detto di non parlarne con nessuno.
Non voglio che si sappia. Non voglio che la gente mi
compatisca. Abigail non era certa di aver sentito bene. Che
compatisca te? Esatto. Perch tua moglie ha un... cancro?
No. Perch le manca un seno. Un attimo dopo Harry
aveva aggiunto, come se si fosse accorto in ritardo di quel
che aveva appena detto: Voglio dire, amore, io del cancro
non mi vergogno. Sono cose che succedono. Solo, non voglio
che la gente provi pena per noi. Che parli di noi. Lo sai anche
tu com' fatta Salthill, Abigail. Abigail aveva risposto sottovoce:
S, lo so com' fatta Salthill. E so come sei fatto tu. Il
punto era che Harry non l'aveva abbracciata. Non l'aveva
nemmeno sfiorata. Ormai sono difettosa, vero?
In realt Abigail aveva gi detto della ciste a varie sue
amiche. Era ovvio! E da subito loro le erano state molto vicine,
l'avevano sostenuta. Le avevano raccontato di cicatrici simili,
di altre biopsie; e si erano offerte, singolarmente, di accompagnarla,
casomai Harry fosse stato fuori citt.
In seguito Abigail si era resa conto che le sue amiche sapevano,
o intuivano, ci che a lei era sfuggito: Harrison la tradiva,
ed era probabile che nel momento del bisogno fosse
"fuori citt".
La ciste delle dimensioni di un cece si rivel benigna. Il seno
perfettamente sano non le fu tolto. Tutte le mammografie
seguenti diedero esito negativo. Harry la rimprover per il
suo "atteggiamento morboso". Eppure Abigail ha l'abitudine
di piangere. Sotto la doccia, dove nessuno pu sentirla. E
adesso sta piangendo, e si accarezza timidamente la lieve cicatrice
sul seno.
Compra sempre vestiti firmati, Abigail. Cose discrete, mai appariscenti.
Cos sarai inattaccabile. Era stato quello il suggerimento
pi profondo che sua madre le avesse mai dato, ma con il
tempo si era rivelato inutile.
Malgrado ci, Abigail veste con cura. Per lei  diventato un
rito, come per i cattolici recitare il rosario, lo fa meccanicamente,
senza pensarci;  il suo talismano. Sebbene sappia che
a Salthill, anche fra le amiche protettive della sua cerchia, la
gente la considera vanitosa e interpreta la sua diffidenza e la
sua insicurezza come espressioni di arroganza. Sentite, non
posso farci niente. Se non sono bella, che cosa sono? Per quella visita
illecita a Middlebury, Abigail si  portata vari cambi di vestiti,
e per la serata con il figlio indossa un completo italiano,
top di seta color panna con spalline sottilissime, giacchetta
aderente e gonna che le sfiora appena le ginocchia sottili; e un
paio di dcollet in pelle scamosciata anch'esse color panna,
con tacco medio. Dall'alto del suo metro e ottanta, Jared accanto
a lei sembrer un gigante. Abigail indossa il top senza
reggiseno e la giacca semisbottonata. Si spazzola i capelli color
fumo, sottili e ondulati, fino a dargli corpo e volume, e si
trucca con cura, pelle pallida come porcellana, occhi bordati
di ombretto nero, ciglia lunghe, labbra chiare e opalescenti.
Orecchini d'oro a forma di cerchio, orologio di platino e anelli.Niente fede. Anche se sa che Jared come al solito indosser
abiti sformati, Nike sudicie e berretto da baseball, e che l'accoglier
con un sorrisetto beffardo, o forse, ancora peggio, con
uno sguardo freddo e distante; ma  cos e Abigail non pu
farci niente. Ogni battito delle sue ciglia  un invito. Mi vuoi
bene? Emozionata e inquieta come una giovane sposa, raggiunge
in macchina l'idilliaco college, parcheggia la Lexus nera
presa a noleggio e attraversa un cortile quadrato alla volta
del dormitorio di Jared. Non fa ancora scuro, la profumata
giornata estiva  ancora nel pieno, Abigail porta occhiali da
sole firmati e un cappello di paglia dalla tesa floscia; il campus
brulica di giovani, in bermuda, jeans, canottiera, e nel
prato molti giocano a frisbee scalzi. Abigail pare muoversi nel
suo elemento. Disinvolta, sfavillante. Tra i chiassosi giocatori
di frisbee c' suo figlio Jared, che l'avvista perch altri la stanno
fissando come per darle una collocazione. Una modella?
Una della Tv? Che stiano girando un film nel campus? Jared,
con il volto scuro, lancia il frisbee ai suoi amici e borbotta:
Devo andare.  mia mamma. Le va incontro rapido, per
portarla via, non  proprio il caso di presentarla agli amici, e
c' un doloroso istante in cui sembra che la madre apprensiva
di Jared sia l l per abbracciarlo, baciarlo, scoppiare in lacrime
come  capitato altre volte, come se lei e suo figlio fossero i superstiti
di una catastrofe che si sono appena ritrovati; ma grazie
a Dio Abigail si contiene, anche se  palesemente in ansia,
trema, stringe la mano a Jared e gli posa un bacio leggero sulla
guancia. Il suo saluto  un sospiro affannoso: Ciao, tesoro!
Ti sei lavato i capelli?.
Insieme, ma senza toccarsi, attraversano il cortile e raggiungono
l'auto noleggiata. Jared detesta avere una madre
cos vistosa, anche se la cosa gli d un certo brivido; una madre
che si crede timida, quando in realt  incredibilmente
frivola; gli sguardi degli estranei non sembrano turbarla,
neanche fosse un'attrice abbagliata dai riflettori che recita
con zelo insieme a un collega. Jared! Sapessi... Oh, che piacere
vederti! Mi sembri in forma, eh?
S, mamma.
Non  un problema, vero? Il fatto che ti sono venuta a
trovare. In tono ansioso, insistente. Non hai idea di come
mi sentivo sola in quella cacchio di casa.
Quando Abigail desidera stabilire un contatto intimo con
Jared, da cospiratrice, da coetanea, lascia scivolare nel discorso
una blanda parolaccia. Jared non batte ciglio. S, mamma.
Abigail si guarda intorno, fa un sorrisino. ...  bellissimo,
qui. Tutto ha un'aria cos... Si interrompe, non riuscendo
a trovare la parola adatta. A te... piace? Stai bene, qui?
Abbastanza.
Solo abbastanza?
Jared scrolla le spalle.  un corso estivo, mamma. Lo devo
fare punto e basta.
E questo  quello che devo fare io ribatte Abigail tutta
contenta, prendendolo per il braccio sorprendentemente
muscoloso.
Se Jared rimane stupito alla vista della macchina sconosciuta,
cerca di non darlo a vedere.  abituato ai colpi di testa
di sua madre. Buttare via "vecchi" servizi in ceramica, vasi
di piante, mobili, modificare stanze, addirittura giardini e
prati, con un fervore tale da dare l'impressione che abbia un
senso, uno scopo. Forse sua madre ha distrutto l'Acura bianca
e non ha pi un'auto propria; non glielo chieder. Una domanda
sbagliata e quella scoppia a piangere. Jared non si
stupirebbe nemmeno se si fosse fatta portare a Middlesbury
da qualcuno, da un uomo che non gli verr presentato: di sicuro
non da Berendt, quel suo amico che  morto.
Jared si rende conto che sua madre, pur essendo ormai di
mezz'et, terribilmente vecchia ai suoi occhi, vecchia in modo
imbarazzante, quarant'anni passati (da quanto non vuole
saperlo, ma sa che suo padre  ancora pi vecchio),  una
donna affascinante, gli uomini ne sono attratti, e questo provoca
in lui una furia cieca, inesprimibile. Lo manda in bestia,
si rifiuta di pensarci. Lo rende ansioso, risentito, bench gli
dia anche un certo qual brivido. I ragazzi che gli dicono: Ges,
Jared, quella  tua madre? L'espressione sui volti degli insegnanti
maschi. Jared! Saluta tua madre da parte mia, d'accordo?
Appena la senti. E il preside Preston che si informa con nonchalance:
Per caso tua madre viene a trovarci, prossimamente?
No! Prossimamente no.
Jared si rende conto di provare un profondo sollievo al
pensiero che sua madre e suo padre abbiano finalmente raggiunto
un accordo sull'affidamento, consentendogli di stare
via da Salthill per buona parte dell'anno e di fermarsi alla
Preston Academy, in territorio neutrale. Alla Preston ci sono
altri ragazzi nella sua stessa situazione. Divorzi e cause di affidamento,
ex mogli ed ex mariti incattiviti, che si odiano. Di
solito sono le madri quelle che ne escono peggio, le figure
pi patetiche. Le perdenti. I padri si trovano nuove mogli,
spesso pi giovani, perch no? Dopotutto  un paese libero. I
tempi sono cambiati. Dio  morto. Uno dei coinquilini di Jared
alla Preston una volta gli ha chiesto se non si sentiva solo,
e lui sprezzante ha risposto: Solo? Magari.
Gli capiter anche di sentirsi solo, ogni tanto. Certo. Ma
conoscendo l'alternativa, preferisce la solitudine.
 buffo che gli uomini si sentano attratti da Abigail Des
Pres, e l'unico a fare eccezione sia il padre di Jared. Costui
una volta gli ha confidato che con sua madre "non gli tirava
pi". Testuali, memorabili parole.
Parole in grado di sintetizzare tanto il desiderio nei confronti
di Abigail, quanto quello verso la Donna in senso lato.
Jared contempla entrambi.
In macchina, Abigail non sa trattenersi e lo abbraccia. Su,
un abbraccio vero, come si deve! E un bacio umido sulla
guancia, che manca di poco la bocca sfuggente del ragazzo.
Abigail gli toglie quel ridicolo berretto, gli passa le dita tra i
capelli morbidi e fulvi, consiglia una spuntatina Solo un po'.
Fino alle orecchie. Magari ci vai domani mattina, eh? e gli
sorride felice, raggiante. La maglietta nera sformata con la parola
schifo in bella vista, i jeans a vita bassa, le Nike puzzolenti
senza calze. Il mio Jared. Il mio amore. Jared si sottopone a tutto
quanto con un sorriso riluttante. Non  poi cos terribile, se
non ti vede nessuno. Sua madre gli piace abbastanza. E in pi
ha fame.
Uscendo dalla citt, con il suo tono gutturale da cospiratrice,
Abigail gli confessa: Dio, quanto mi sei mancato, tesoro!
Ti rubo solo una serata, lo giuro.
Tranquilla, mamma. Non glielo dico.
Cos' che vuoi da tuo figlio, Abigail?
Adam, che domanda!
Tu rispondi e basta.
Voglio... voglio che sia felice.
E...?
E... e voglio essere felice anch'io. Con lui. Per sempre.

4.
Allo storico Mountain View Inn, Abigail ha fatto in modo
che potessero cenare da soli nella sua suite. Nel bovindo che
si affaccia sul prato in discesa dell'albergo e, a chilometri di
distanza, un irreale panorama da cartolina, il sole che si disfa
dietro le montagne in controluce. Sicuro che ti va bene mangiare
qui, Jared? Se vuoi possiamo andare da un'altra...
No, no, va bene. Sai, ho pensato, noi due da soli... Abigail
lo vede esitare. Forse sta per dirle che in realt preferirebbe
andare a cena fuori, in qualunque altro posto, un ristorante
vero, non l, non in un contesto cos intimo, ma dal
crollo della sua infanzia qualche anno prima Jared  diventato
un ragazzino pieno di tatto, stoico, addirittura. Arriccia le
labbra studiando il lussuoso menu decorato con il cordoncino
di raso, ma alla fine ordina una bistecca con l'osso. Patatine
di contorno. E una coca grande.
C' qualcosa che lo spaventa. Ma cosa?
Con un mezzo inchino, un cameriere spinge nella stanza
un carrello con tovaglia e tovaglioli bianchi di lino, una rosa
rossa che tremola in un vaso e piatti fumanti sotto coprivivande
d'argento: bistecca per Jared e filetto di sogliola per Abigail;
una bottiglia di Borgogna per lei. Non ti mette allegria?
Sembra di essere in un film. Un film ambientato nel Sud della
Francia. Perch Abigail dice tutte quelle sciocchezze? Cosa
pu saperne Jared del Sud della Francia, cosa gliene frega?
L'avventura pi intensa della sua breve vita  stata una giornata
di rafting su un insidioso fiume pieno di rapide nei pressi
del Grand Canyon offertagli dal padre l'estate prima, e poco
importa se Jared si  ritrovato con una distorsione alla
caviglia e un ragazzo che era con loro ha rischiato di rimanerci
secco. Abigail beve un sorso di vino e rivolge a Jared domande
prudenti. A differenza del padre, lei non gli fa il terzo
grado sui corsi estivi; non gli chiede mai che voti ha preso; lei
non lo spia, non  una che teme ossessivamente che Jared rimanga
indietro quando la sua generazione proceder verso il
successivo ostacolo della meritocrazia americana, il college.
(Non lei, non la Abigail Des Pres che ha studiato lettere al
Bennington College sul finire degli anni Settanta e si  laureata
con lode possedendo meno conoscenze in matematica,
scienze e storia di quando era uscita dal liceo, con l'aggravante
di non saper pensare, n scrivere se non in modo "creativo",
"spontaneo.") Perci si preoccupa di fare a Jared domande
a cui lui possa rispondere senza nervose alzate di spalle
nella maglietta nera e senza evitare il suo sguardo.
"Rimanere indietro." Verbo crudele. Ad Abigail  giunta
voce che il suo ex marito lo usa spesso. Ha una connotazione
evoluzionistico-darwiniana, un'eco di fatalit.
Mentre discutono, Abigail cerca di non fissarlo con troppa
bramosia. Di non toccarlo troppo spesso.  consapevole delle
regole del decoro sociale: una donna pu delicatamente
sfiorare il polso di un uomo mentre gli parla,  un gesto di
innocua civetteria; lo stesso gesto compiuto da un uomo su
una donna pu essere scambiato per un atteggiamento aggressivo.
Ma Jared non mi tocca mai. Cos'altro posso fare?
Torner a prenderti alla fine dei corsi dice Abigail. Cos
vieni un po' a casa. Finch non iniziano le scuole stai da me, lo
sai. Pausa carica di ansia. Abigail cerca di non guardarlo in
faccia. Gli occhi di Jared, le cui palpebre sembrano farsi tutt'a
un tratto pesanti, la bocca carnosa e imbronciata. Mastica la
sua bistecca, con la fronte corrugata dalla concentrazione.
Ho pensato che potremmo andare... a Nantucket, che dici?
In barca a vela. A te piace andare in barca a vela, no?
Jared non risponde, mastica e inghiotte. Beve un lungo
sorso di coca. Okay, mamma. Si pu fare.
... potremmo starci tutto agosto, fino al Labor Day. I Sorenson
mi hanno detto che ci prestano la dpendance in riva
al mare...
Abigail ha lasciato perdere il cibo, ma continua a bere, lentamente.
Non le piace bere da sola, l'alcol le d alla testa, in
particolare il vino rosso, che le procura tremende emicranie.
Sente la propria voce riecheggiare acuta e scintillante nel piccolo
soggiorno arredato con gusto. Sente le risposte monosillabiche
e le rare risatine forzate di Jared. Mia madre possiede
un senso dell'umorismo! C' qualcosa di non detto tra lei e Jared.
C' sempre qualcosa di non detto, tra lei e Jared. Il peso
costante di questo non detto le opprime il cuore, e anche se
ha il cuore giovane comincia a sentirsi provata. Ascolta, io
non volevo nemmeno sposarmi. Non con quell'uomo. Non volevo
sposarmi con nessuno. Ero giovane. Cristo, io volevo fare la ballerina.
No, non ero incinta. Mi sono sposata per... amore. Di colpo
non ricorda pi chi sia l'uomo al cui amore ha ceduto cos
passivamente, come si potrebbe soccombere alla peste. Il viso
- quello di Harrison Tierney? - non  altro che una macchia
indistinta, come il pur nel suo piatto che non ha neppure
sfiorato.
La morte di Adam. Dev'essere quello, il non detto fra loro.
Ma Cristo! Abigail ha paura.
Il messaggio farneticante e privo di senso che ha lasciato
sulla segreteria di Jared la notte della morte di Adam. Quando
era paralizzata dallo shock, dal dolore. Quando si era ubriacata
senza mezzi termini. (Era venuto a trovarla Roger Cavanagh.
Per consolarla. No, non erano andati a letto insieme, anche se
forse l'intento di Cavanagh era quello.) Be', non avrebbe dovuto
telefonare a Jared. Ha quindici anni,  un ragazzino.
Dev'essere rimasto sconvolto, sopraffatto: non l'ha mai richiamata.
E quando poi Abigail  riuscita a parlargli, l'ha sentito
taciturno, immusonito. Io a casa non ci torno. Abigail prova vergogna,
e adesso non sa come fare per introdurre l'argomento
della morte di Adam. Ha paura che le venga da piangere. Lo
stress di quella trasferta, i bicchieri di Borgogna. E il ricordo di
Jared che attraversa il campus chiacchierando e ridendo con i
suoi amici, che si accende una sigaretta proibita, inconsapevole
della sua presenza. In quei minuti, ingrandito dalle lenti del
binocolo, le  sembrato uno sconosciuto, una persona su cui
non poter accampare pretese. Quel ricordo la terrorizza. Eppure
Jared non pu non essere addolorato per la morte di
Adam. All'idea che non lo rivedr mai pi. Non pu! Nei momenti
pi difficili, Adam con lui si  comportato "come un padre".
Si sono parlati in privato, e Adam non le ha mai voluto
dire di cosa. Lo ha portato a passeggiare, a fare giri in bicicletta,
a mangiare da McDonald's e da Burger King. Cercando di
spiegargli, immagina Abigail, che cos' un divorzio, quant'
diventato cosa comune al giorno d'oggi, che cosa stava 
attraversando sua madre, come mai ultimamente era cos "emotiva",
"imprevedibile". E quali sentimenti era naturale che Jared
provasse. Abigail sa che a Jared Adam piaceva molto, perch
le chiedeva sempre di lui, mentre sugli altri suoi amici non
fa mai domande. Ma da quando Adam  morto, Jared non l'ha
praticamente pi nominato. Abigail gli ha spedito alcuni ritagli
di giornali locali: cinquantenne di salthill muore per salvare
una bambina, e incidente sull'hudson: un morto. Ma Jared
non le ha mai risposto.
Negli occhi socchiusi del ragazzo Abigail legge la paura
che ha di lei. Forse crede che Adam fosse il suo amante. Che
sua madre abbia di nuovo perso l'uomo che amava. Si vergogna
di lei. Gli fa pena. Ha saputo della biopsia, ma solo a
cose fatte; Abigail gli ha voluto risparmiare la notizia il pi a
lungo possibile. La tua mamma ferita. Non te lo ricordi questo seno,
vero? Poco male, tanto non mi serve pi. Abigail si accorge
di avere la faccia contratta. Le scappa da ridere. E la linea che
separa la risata dall'isteria  sottile come un capello.
La Vergine delle Rocce. Improvvisamente, Abigail ricorda.
Durante una delle loro gite a Manhattan, Adam l'aveva portata
al Frick Museum, un posto bellissimo, un posto da innamorati,
dove la Bella e la Bestia (nomignoli coniati da Adam)
potevano vagare nella loro favola al riparo dalle grinfie del
Tempo; perch Adam l'amava, sembrava proprio amarla, anche
se manteneva le distanze, sostenendo di non meritare l'amore,
lui era immeritevole d'amore, immeritevole di felicit,
era sbagliato da parte sua ingarbugliarsi in un'altra anima, le
aveva detto, e intanto l'aveva presa per mano e l'aveva condotta
davanti alla Vergine delle Rocce di un anonimo artista fiorentino,
1540 circa; costringendola a fissare quella Madonna
eterea, pallida come cera e dall'espressione vagamente scontrosa,
stizzita, con il suo inquieto Bambin Ges stretto tra le
grosse mani; sullo sfondo, un bizzarro paesaggio magrittiano
di rocce, massi e scogliere, sotto un cielo drammaticamente
scuro; il bambino aveva la testa grossa, sproporzionata rispetto
alle spalle minute, e la sua aureola aveva qualcosa di inquietantemente
metallico, luminosa come quella della Vergine.
Abigail era rimasta impietrita a fissare quella tela vecchia di
secoli come di fronte a uno specchio lievemente deformante.
Adam le aveva dato di gomito con il suo fare confidenziale:
Allora, cara, chi ti ricorda?. Il primo istinto di Abigail era
stato mettersi a ridere. Ma io non... dimmi che non sono cos...
Come lei aveva farfugliato. ... aggrappata al bambino con
quelle mani? E quegli sguardi disperati, folli...
La Vergine Maria e il Bambin Ges, figure gigantesche in
un paesaggio roccioso.
La Vergine Maria e il Bambin Ges, bagnati da una luce
sacra. O profana?
Sotto il piede nudo della Vergine un serpente dagli occhi
malvagi si contorce sconfitto.
Vedi il serpente? disse Adam. La Vergine delle rocce 
in grado di sbaragliare Satana. Lo sei anche tu, Abigail.
Il suono fluido e carezzevole di quell'Abigail pronunciato
dalla voce roca di Adam. Ripensandoci Abigail avverte, come
allora, un fremito di dissoluzione; le palpebre tremanti le
si chiudono di scatto.
Ma cosa significa, si chiede, essere in grado di sbaragliare
Satana?
Finisce il vino che ha nel bicchiere. Altro tempo, altro luogo.
Inaspettato. E Jared la guarda come se riuscisse a leggere
i farneticanti pensieri erotici che le attraversano la mente.
Mamma, ti va un dessert?
Chiama il servizio in camera per ordinarne uno per s e
Abigail si stupisce, come sempre, della sua disinvoltura. Sa
parlare con il personale alla reception, con le hostess, con i
tassisti, scimmiottando l'autorevolezza degli adulti. Adesso
sembra pi rilassato, addirittura le sorride. Caspita. Stiamo
bene insieme,  incredibile!
Ma per quanto tempo potr tenerlo l con s? Non sono
nemmeno le otto. Jared vorr tornare al campus per le nove.
Come al solito trangugia il cibo in tutta fretta. Abigail il suo
l'ha sfiorato appena.
Due giorni prima, pianificando la trasferta, Abigail  andata
al Salthill Bookstore con la scusa di comprare alcuni romanzi
tascabili da portarsi in viaggio (sono anni che non legge Jane
Austen e sente che  tempo di tornare a immergersi in quel
mondo semiserio e sentimental-austero dove la volont femminile
trionfa), ma in realt per parlare con Marina Troy; Marina,
una delle conoscenze pi sfuggenti che Abigail ha a
Salthill, non pi incontrata dal mattino della cremazione di
Adam. Sperava che lei e Marina potessero piangersi un po' addosso,
le era giunta voce che era stata male, voleva invitarla
fuori a pranzo per chiederle, con un briciolo di imbarazzo, se
in qualit di esecutrice delle volont postume di Adam si fosse
gi imbattuta in qualcuna delle lettere personali che Abigail
gli aveva scritto. Ebbene s, me ne vergogno! Lettere d'amore scritte
a un uomo che non rispondeva. Ma io... io non potevo farne a meno.
L'incontro per era stato una sorpresa, uno shock. Non appena
Marina Troy aveva visto Abigail entrare nel negozio, con il
campanello sulla porta che tintinnava ancora, si era voltata
dall'altra parte, rigida e bianca in volto, turbata, allontanandosi
quasi in malo modo da lei e da un altro cliente. Scusate,
ma non ho tempo. Ho troppo da fare. Marina Troy, con indosso
uno dei suoi maglioni logori, senza calze, con le gambe non
depilate e i capelli rossi spettinati sulla schiena. In mezzo a
montagne di libri invenduti, alcuni impilati sulle piastrelle irregolari
del pavimento. E gli occhi! Colmi di lacrime di inquietudine
e rabbia. In quell'istante Abigail aveva visto in lei una
sorella di lutto, di vedovanza. Nonch una rivale. Che Marina
sia gelosa di me? E io di lei? Adam avrebbe scosso la testa e riso
delle loro idee balzane.
Thwaite, si chiamava esclama di colpo Abigail, come se
fosse la soluzione di un enigma sul quale lei e Jared si stanno
scervellando da un pezzo. Jared mangia torta di noci con gelato
alla crema e intanto salta da un canale Tv all'altro. Sullo
schermo compaiono perlopi notiziari locali del Vermont,
che non gli interessano. Ecco che adesso si irrita perch al
Mountain View Inn non c' la Tv via cavo: Abigail si prepara
a incassare il suo disprezzo.
... la bambina di otto anni che  caduta nel fiume. Quella
che Adam ha tentato di salvare.
Senza guardarla, percorrendo e ripercorrendo freneticamente
la ristretta scelta di canali, Jared dice: Tentato? L'ha
salvata.
S,  vero, ma...
Scusa, ma se tu stessa mi hai mandato i ritagli di giornale.
Dicono che l'ha salvata.
Be', s. L'ha salvata.
Il signor Berendt  un eroe. E quei coglioni di bambini
che vanno a fare i deficienti su una barchetta in fibra di vetro...
sull'Hudson, poi! Jared quasi non riesce a parlare, tanto
 indignato.
... Abigail parla lentamente, conscia della penosa inadeguatezza
delle sue parole ...  stato un incidente. Mio Dio.
C' chi pensa che gli incidenti non esistono la incalza
Jared.
Be', tesoro, invece esistono. Quando sarai grande te ne accorgerai.
L si sono sovrapposte una serie di cose: i bambini
in barca da soli, Adam, il suo carattere, e i suoi problemi al
cuore.
Dei problemi al cuore di Adam Berendt Jared non vuole
sentir parlare. Qualsiasi accenno allo stato di salute dei grandi,
o anche alla loro et, lo mette a disagio, lo riempie di adolescenziale
costernazione. Riconoscere che gente cos vecchia
possa avere un corpo! Anche alla Preston c' un tipo che si
chiama Thwaite, un ragazzo dice sprezzante. Per non lo
conosco. Poi quasi impercettibilmente mormora: E anche
lui  un coglione.
Abigail, che pure prova disprezzo per i signori Thwaite,
sconosciuti ignoranti ed egoisti che con la loro negligenza
hanno provocato una tragedia, sente tuttavia che dovrebbe
difenderli, come farebbe qualsiasi genitore che sa di aver
sbagliato anche lui, per alleggerire la propria colpa. I genitori
sono... distrutti. Lo hanno detto pubblicamente. Ma la
bambina, Samantha... chiss cosa le racconteranno. Che un
uomo  morto per lei.
Il signor Berendt non  morto per lei esclama secco Jared.
Cristo, mamma! Perch devi sempre esagerare? Manco sapeva
chi era, quella bambina, e tantomeno i suoi genitori.
L'ha fatto punto e basta. Lo sai che... che tipo era.
Era. Pronunciato da Jared, quel verbo al passato la fa rabbrividire.
Thwaite. Abigail l'ha sognata. Non la bella bimba bionda la
cui foto  brevemente comparsa sui giornali locali. L'ha sognata
come una forza impersonale, come l'elettricit, o le sabbie
mobili; Thwaite, una sostanza in cui si cade e si affonda, pur
lottando per uscirne; la melma in cui Adam era caduto e affondato.
Immeritevole d'amore, ma perch? Immeritevole di felicit, ma
perch? Per un lungo istante, Abigail fissa senza vederlo il figlio
arrabbiato che fa zapping schiacciando sul telecomando
con infantile violenza. Non riesce a parlare. Sente di essere
molto vicina a quella dissoluzione. Una sterzata improvvisa
mentre viaggia verso nord lungo l'interstatale, l'oblio tra i rottami
fiammeggianti contro un cavalcavia di cemento su cui un
graffito rosso proclama love fuck suck bellington h.s 'oo.
Be', Abigail Des Pres non ha ceduto. E non ceder.
Anzi, si versa un altro mezzo bicchiere di quel Borgogna
per nulla malvagio, aspro, esaltante.
Per la quinta o la sesta volta consecutiva Jared gira su una
partita di baseball che si svolge in uno spazio di un verde
acceso, violento. 'Sti cazzo di Mets. Che squadra di merda.
Un clic e sullo schermo spunta la pubblicit troppo
chiassosa e troppo sgargiante di una marca di rasoi. Un altro
clic, ed  la volta della pubblicit troppo chiassosa e
troppo sgargiante di...
Abigail sbotta esasperata: Cristo, Jared! Spegni quell'affare!.
Jared spegne il televisore e scaglia il telecomando per terra,
abbastanza forte da spaccarlo.
Abigail ride.
E Apollo! Dovresti vederlo, quel povero cane.
Che gli  successo? domanda Jared, tutt'a un tratto
preoccupato.
Jared, che non ha mai avuto un cane suo, adorava Apollo.
Adorava passeggiare con Adam lungo il fiume e al Battle
Park, con Apollo che trotterellava in avanscoperta. Il cane,
incrocio tra un husky e un pastore tedesco, abbaiava entusiasta
ogni volta che Jared gli si avvicinava. E Jared lo abbracciava,
gli affondava il viso nel pelo argentato. Una volta Abigail
aveva visto sgomenta il figlio, che dai suoi baci si
ritraeva disgustato, offrire il viso a quelli frenetici e umidi di
Apollo, lasciandosi leccare ovunque, persino sugli occhi e
sulla bocca, sorridendo.
Abigail si affretta a rassicurarlo. Apollo... sta bene. Ovviamente
 tristissimo. Continua a spuntare dappertutto. Va
a casa delle persone. Al mattino presto, prima che la gente si
svegli. Ci porta oggetti appartenuti a Adam, un vecchio
guanto, una maglietta. Abigail ha messo da parte quel vecchio
guanto da giardinaggio mangiucchiato, talismano proveniente
dall'aldil. Ripensa al misterioso, frenetico grattare
che ha sentito sotto la finestra della sua stanza: come faceva
il cane a sapere esattamente dove dormiva Abigail, in quella
casa enorme, con sei camere da letto al primo piano e un'intera
ala per gli ospiti? Non  Apollo,  Adam.
Ma Adam sapeva qual era la sua camera da letto?
Abigail sospira sognante. Pensando a come, pochissimi
giorni prima della sua morte, aveva stretto le mani di Adam
tra le sue e le aveva baciate, e quando lui aveva tentato di divincolarsi
aveva riso e se le era premute sul seno, canzonandolo,
Mamma mia che pudico, non essere ridicolo, dopodich gli
aveva stampato un bel bacio sulla bocca, senza smettere di
ridere, nemmeno mentre lo baciava e lo sentiva eccitarsi, e
Adam aveva grugnito, con il viso che cominciava ad avvampare,
l'aveva afferrata per i gomiti e...
Ma ora dov'? Dov' che vive? le sta chiedendo Jared irritato.
Chi?
Apollo! La incenerisce con uno sguardo.
Abigail scuote la testa per schiarirsi le idee.  come se la
sua testa fosse un fermacarte di vetro pieno di fiocchi di neve
in un misterioso liquido trasparente. Ah, s... Apollo. Credo
che stia quasi sempre da Camille Hoffmann. A volte da Marina
Troy. Ho cercato di tenerlo io, gli do da mangiare in cucina.
E lui dorme, anche se un po' agitato. E poi guaisce e fiuta
dappertutto in cerca... di Adam, suppongo. Una volta mi
ha anche ringhiato. Non trovando Adam, si mette a grattare
per uscire, al che io gli apro la porta e lui corre via, sempre
annusando di qua e di l. Povera bestia. Non vuole dire a
Jared che ora Apollo zoppica, perch si  fatto male alla zampa
posteriore sinistra.
Spero solo che non lo scaricherete a qualche associazione
tipo la protezione animali. O che non finisca impallinato da
qualche poliziotto.
Camille Hoffmann vorrebbe tenerlo. Le fa tanta pena. E
poi adesso  entrata in questa fase assurda per cui non le si
pu nemmeno accennare al fatto che Adam  morto; bisogna
dire che Adam non c' pi. "Per me  come se Adam fosse
partito per un lungo viaggio" dice, "e avesse temporaneamente
perso i contatti con noi. Ma ritorner." Purtroppo mi
pare che Lionel Hoffmann soffra di allergia. I peli di cane gli
fanno venire l'asma.
Dettaglio piccolo ma eloquente, pettegolezzo che agli
adulti di Salthill farebbe venire voglia di saperne di pi. Invece
l'adolescente Jared rimane indifferente.
Senti, Apollo posso prenderlo io. Pu stare con me.
Ma tesoro, fra la scuola e tutto, sei via di casa quasi tutto
l'anno.
Quel cane  solo, cazzo! Finir sotto una macchina. Continua
a cercare qualcosa che... che non pu trovare. Jared
sembra improvvisamente spaventato.
Furtivamente, con uno dei tovaglioli di lino, Abigail si
asciuga gli occhi. Una sbavatura di mascara. Non ne pu pi
di lacrime. Vuole ridere.
Se lo prendessi tu, finirebbe per vivere con me fa notare
a Jared con tediosa logica materna. E non mi sembra proprio
che ne abbia voglia. Viene a casa la sera, dorme e il mattino
dopo riparte. Di colpo quell'affermazione sembra un
errore. Perch Apollo non vuole vivere con Abigail Des Pres?
Lei  corsa a comprargli enormi scatole di cibo e biscotti per
cani. Invano.
Dove l'hanno seppellito, il signor Berendt? chiede Jared,
di colpo immalinconito.
Quante volte Adam aveva chiesto a Jared di chiamarlo
"Adam". E invece  sempre rimasto "il signor Berendt". Come
i compagni di Jared alla Preston, che la chiamano "signora
Tierney". O non la chiamano affatto.
Tesoro, te l'ho detto. Non l'hanno seppellito.
Ah, no? chiede Jared allarmato. E allora dov' il suo...
Le sue ceneri, te l'ho detto... Ha voluto... Ha voluto essere
cremato.
Ah. Gi. Jared deglutisce, muove le spalle nella maglietta
nera sformata. Abigail crede di aver decifrato la scritta sul
davanti della maglietta: la parola SCHIFO sospesa in una nuvoletta
nera, morte. Che si traduce in qualcosa come... Cosa?
la morte MI fa schifo? Probabilmente s.
Sai com'era Adam, tesoro dice Abigail sforzandosi di
sorridere. Un uomo pratico. E spiritoso. Non che si aspettasse
di morire cos presto, era in perfetta forma, per aveva
detto a Marina Troy che se mai fosse successo, se fosse morto,
cio, avrebbe voluto "farsi carbonizzare"... Tipico di lui,
non trovi? Abigail fa un pallido tentativo di risata.
Come sono pesanti le emozioni tra madre e figlio. La Vergine
delle rocce che con mani simili ad artigli stringe a s
l'inquieto bambino dalla testa grossa, il quale sa, accidenti a
lui, di essere il figlio di Dio, e non solo di sua madre. Quella
pesantezza tra Abigail e Jared, tanto pi palpabile l, al
Mountain View Inn appena fuori Middlebury, Vermont, di
quanto non lo sia a Salthill, dove Jared pu rinchiudersi nella
sua stanza, con il suo computer, la televisione e il telefono,
e fuggire. Quel peso che ha cominciato a dilagare ed espandersi,
come un liquido che filtra da un sacchetto di carta. E
allora cosa... cos' rimasto... un mucchietto di cenere? In
un'urna, o cosa? chiede Jared esitante, e Abigail risponde:
Ha chiesto che le sue ceneri fossero disperse, tesoro. Nel
suo giardino. Non vuole dirgli che non ha partecipato alla
piccola cerimonia privata. Giusto un gruppetto di amici, persone
che gli avevano voluto bene. Ma non Abigail Des Pres,
che per paura, codardia, meschinit, si  tenuta alla larga.
Lo sai, quanto amava il suo giardino. Sempre pieno di erbacce
e di cardi,  vero, eppure a suo modo rigoglioso, bello,
con i fagioli, i pomodori, i peperoni, i girasoli, la vergadoro e
quei bellissimi fiorellini arancioni rampicanti... Impatiens,
mi pare che si chiamino. A Adam le erbacce non davano fastidio,
basta che fossero verdi, lo diceva sempre. Lui...
Jared la interrompe.  un po' una stronzata, mamma, che
il signor Berendt non abbia una tomba. Gliela dovevate pagare
voialtri, se lui non aveva i soldi.
Voialtri. Abigail  commossa e infastidita da quell'osservazione.
Che Jared voglia dare a lei la colpa della morte di
Adam? Gli dice: Tesoro, Adam i soldi li aveva. Non era povero
come pensavano tutti. Anzi, a quanto ho capito aveva
un bel po' di azioni, obbligazioni, immobili, e naturalmente
la sua propriet, che ha lasciato al comune....
Jared insiste, adolescente che vuole a tutti i costi smascherare
l'ipocrisia degli adulti, i loro inganni. Avreste dovuto
fargli fare qualcosa voialtri... una lapide, un monumento funebre.
Potevate prendere un po' di cenere e, che ne so, metterla
in un'urna e seppellirla, ma in un cimitero vero, nella
terra. Come la gente normale. Cos, volendo, uno poteva andarlo
a trovare.
Perch dici "voialtri"? protesta Abigail ferita. Noi eravamo...
siamo i suoi amici. A quanto pare Adam non aveva
pi nessun parente. Era soltanto... Adam Berendt, punto e
basta. Si sa pochissimo su di lui. Abbiamo agito secondo il
suo volere. Se vuoi, puoi andarlo a trovare nel suo giardino.
Quando torni dai corsi estivi ci andiamo insieme, tesoro!
Magari ci troviamo anche Apollo e...
S, s, okay.
Jared respira forte, visibilmente contrariato. Abigail si
chiede a cosa sta pensando, se in qualche modo d la colpa a
lei di quello che  successo. Ma la colpa di cosa? Io sono innocente!
Jared non immagina nemmeno lontanamente che al
mattino sua madre l'ha spiato. O forse s? S. Lo sente. Sente
qualcosa. Come tutti i suoi coetanei. Quando gli uomini la desiderano,
Abigail si annoia o addirittura si arrabbia; quando
gli uomini la evitano, ne resta incantata, travolta da un desiderio
che non  fisico - di questo  certa, visto che ormai 
asessuata - bens spirituale.
Adam andava spesso a casa loro. Lui e Jared facevano passeggiate
nei campi lungo Wheatsheaf Drive, con Apollo che
trotterellava in avanscoperta. Abigail li intravedeva dalla
strada, il robusto uomo di mezz'et e l'adolescente allampanato
che chiacchieravano seri seri, ma quando chiedeva a Jared
cosa si erano detti, lui le rispondeva stringendosi nelle
spalle imbarazzato: Niente. Come, "niente"? obiettava lei.
Ma se vi ho visti. Jared rispondeva: Il signor Berendt lascia
quasi sempre parlare me. Lascia parlare te! Tu con me
non parli mai! esclamava allora Abigail, ferita nel profondo.
Quando poi rivolgeva la stessa domanda a Adam, lui si rifiutava
di risponderle. In modo ragionevole, irritante, dicendo
che non avrebbe mai violato la fiducia di Jared.
La fiducia di Jared. E la mia, pensava Abigail?
Adam era incredibilmente coraggioso. Un vero amico. Durante
i litigi pi furibondi prima del divorzio, quando Abigail,
piegata dalla disperazione e dall'angoscia come da
un'influenza, stava a letto dodici ore al giorno e non parlava
con nessuno a parte Jared, Adam e il suo avvocato, che ormai
disprezzava, Adam era andato a New York per tentare di far
ragionare Harrison. Si conoscevano, per quanto superficialmente,
e andavano anche abbastanza d'accordo, ma come
possono andare d'accordo due che si incontrano in societ e
non si frequenterebbero altrimenti, che fondamentalmente
hanno ben poco da dirsi. Adam era convinto di riuscire a far
ragionare Harrison Tierney, che chiedeva l'affidamento totale
di Jared accusando Abigail di inadeguatezza, in quanto "donna
disturbata, congenitamente nevrotica e inadatta tanto al
ruolo materno quanto alla vita stessa"; era una richiesta assurda,
una causa inutile, perch nessun giudice con un briciolo di responsabilit gli avrebbe mai dato ragione, eppure Harrison,
nella sua malevolenza, aveva perseverato, come se a
quel punto avesse dovuto a tutti i costi distruggere, annientare
la donna per cui aveva avuto un tempo una fatale debolezza,
che aveva amato e sposato. Adam, la voce della ragione,
gli aveva detto: Gli unici a guadagnare da questa storia saranno
i vostri avvocati, te ne rendi conto?. Harrison aveva risposto
sgarbatamente: Me ne fotto, Berendt. Io ho il dovere
di dare l'esempio a mio figlio. Quando si lotta, lo si deve fare
fino in fondo. Harry, tu non otterrai l'affidamento totale
aveva insistito Adam sbigottito. Tuo figlio non lo vuole, il
giudice non te lo conceder, perch insisti? Serve solo a tormentare
Abigail, e te stesso. A quel punto Harrison era
esploso: Cazzate! Il punto, caro Berendt,  che tu quella
stronza nevrotica te la scopi. Ti piace il suo culo secco e ti piacciono
i suoi soldi. Bene, liberissimo. Ma al sottoscritto in culo
non lo metti. Da me non vedrete un centesimo, e il ragazzo,
mio figlio, sta con me. C'era una bizzarra, compiaciuta volgarit
nelle parole di Harrison Tierney, come se abbandonando
Salthill-on-Hudson avesse abbandonato anche la civilt. Si
erano visti in un bar midtown. Adam, profondamente offeso e
forse anche ferito nell'orgoglio, vedendo respinto in cos malo
modo il suo tentativo di mediazione, l'aveva fissato in silenzio,
dopodich si era scusato, aveva pagato il suo drink e se
n'era andato. (Non sai quanto avrei voluto spaccargli la faccia,
a quel bastardo. Ma mi sarei beccato una denuncia, se non
addirittura un arresto.) Buona fortuna, amico mio gli aveva
gridato dietro Harrison. Ne avrai bisogno.
Lo stesso errore che aveva commesso il suo idolo, Socrate, con il
genere umano. Credere che tutti gli uomini siano, e soprattutto desiderino
essere, creature razionali! Abigail Des Pres se ne guarda
bene.
Con l'aria di chi confessa un crimine, dice al figlio che la
guarda torvo: Sai, tesoro... io e Adam non eravamo amanti.
Solo amici. Io gli volevo bene e credo... credo che lui ne volesse
a me; ma non ci amavamo. Mi dispiace.
Il viso di Jared si fa scarlatto. Sua madre  pazza!
Nonostante quello che pensava la gente. O quello che
pu averti detto tuo padre insiste Abigail, umilmente.
Jared borbotta qualcosa che suona come un S, mamma.
Ora lui  morto e...  morto, punto. Fine della storia.
La morte mi fa schifo! esclama Jared con un tono vagamente
esaltato. Che palle.
Oh, tesoro. Non essere triste. Mi dispiace.
Il fatto prosegue Jared farfugliando  che a me della
morte non me ne frega un cazzo. Tanto siamo, che ne so, come
alghe in uno stagno. In quel cazzo di laghetto schifoso che c'
dietro casa! Quello che pap odiava perch era stagnante! Be',
aveva ragione. Era una pozza piena di melma verdastra. Le
alghe si credono tanto speciali, ma non  vero. La morte  solo
un grande nulla, come il cyberspazio se si guastano tutti i
computer e si perde anche l'ultima memoria. Altro che tanto
speciali. Adam... il signor Berendt questo lo sapeva, te lo dico
io, solo che non lo diceva perch anche lui era... Jared cerca la
parola giusta, la fronte gli si increspa come quella di un adulto,
non la trova, 'fanculo, ... lui si limitava ad accettare le cose
cos come sono, nell'universo, e andare d'accordo con gli altri.
Diceva: "Non fare male a nessuno, ma non lasciartene neanche
fare". Diceva: "Tieni duro, ragazzo". Ma alla fine sono tutte
cazzate, mamma.
"Cazzate"? Pensavo fossero alghe in uno stagno.
Jared scoppia in una risata che sembra un accesso di tosse.
 la stessa cosa.
Anche Abigail ride. Solo, non fumare, tesoro. Hai dato la
tua parola, ricordi? A me e a Adam.
(Davvero l'ha fatto? Jared la fissa con aria colpevole.)
Jared ribatte con la sincerit di un bambino: Ma figurati se
mi metto a fumare. Con tutti i manifesti sul cancro che si vedono
in giro....
Abigail finisce il suo vino, di colpo  ubriaca. Domattina la
pagher, certo, ma quant' piacevole ora quella sensazione di
tepore e stordimento. Io credo nella vita prima della morte
dice, carezzando con le dita dei piedi nudi il tappeto vellutato.
E anche alle cazzate, purch un minimo accattivanti e... come
dire... tenere. Ha ancora indosso il top di seta made in Italy
color panna, che in quella posizione le sfiora le cosce. La casacchina
se l' tolta gi da un pezzo. Le spalline sottili continuano
a scivolarle sulla pelle nuda. Sotto la seta si intravedono appena
i seni pallidissimi, liberi di muoversi. Ha i capelli color fumo
in disordine e gli occhi scuri e sognanti spalancati. Che cosa
voglio, Adam? Voglio che mio figlio sia felice. E voglio essere felice
anch'io. Con lui. Per sempre. Stordita dall'alcol, Abigail scatta in
piedi e barcolla verso Jared, spaventandolo. Dio, quanto sono
felice di vederti, tesoro mio. Tu non hai idea di come mi sentivo
sola a casa. Gli stampa un bacio umido sulla fronte accaldata,
sui lobi in fiamme, mancando per un soffio la bocca irrigidita
dalla vergogna perch Jared si volta, abbassa la testa, violentemente
imbarazzato. Cristo, mamma! Visto da vicino, il
meraviglioso viso del ragazzo, liscio e contorto in una smorfia,
sembra ingrandito come nelle lenti del binocolo.
I seni si muovono liberi nel top di seta, Abigail ha indosso
il suo profumo preferito, L'Heure Bleu, ed effettivamente
quella  proprio l'ora blu, l'ora della notte imminente e della
sete inestinguibile.
Mentre Jared si dibatte fra le sue braccia, ma senza divincolarsi
decisamente e spingerla via come vorrebbe, Abigail
pensa, calma, che dentro di lei esiste un io razionale, puro,
impersonale; persino in lei, in Abigail Des Pres. Al di l dell'amore
disperato per Jared, esiste un posto dentro di lei in
cui non  madre di nessuno, in cui non ama nessuno. Come
diceva Adam, viviamo tutti addormentati nel nostro io esteriore.
Quello mortale, transitorio. E il ragazzo, suo figlio Jared...
anche in lui esiste quello stesso identico io impersonale
che non ama nessuno, e che lei non conosce. Abigail barcolla,
quasi perde l'equilibrio - Cristo, mamma! si lamenta Jared
sorreggendola - avverte un brivido di certezza, quasi di ribellione.
Da questo momento in poi amer di meno, sia Jared
che Adam.
 ora di riaccompagnare Jared al dormitorio? Oppure si
ferma a dormire?
In camera c' un letto matrimoniale e nel piccolo soggiorno
un divano con i cuscini. Al mattino potrebbero ordinare la
colazione in camera.
Mamma, io mi sa che devo andare. Mi porti?
Jared si allontana per andare in bagno. Abigail si appoggia
un bicchiere di ghiaccio liquefatto sulle guance arroventate e
riesce a calmare il respiro. S, s, s, s. O forse no, no, no, no.
Chiama in fretta e furia il servizio in camera per fare portare
via i piatti sporchi, la stanza  invasa dall'odore di cibo. Si acciglia
guardandosi allo specchio, sistema le spalline del top
che continuano a scivolarle gi, si liscia i capelli scomposti. S,
 proprio una bella donna, pur se un tantino squilibrata, un
tantino nevrotica; una donna frigida, nonostante la pelle bollente.
Apollo che viene a grattare alla mia porta? Che cosa vorr
dire? Neanche Adam si  mai fermato a dormire da me.
 ubriaca. O  la situazione che dovrebbe essere pi divertente?
O forse... forse lei non  ubriaca e la situazione non 
divertente? Ma s che  divertente.
Jared spunta dal bagno, con il viso adolescente appena lavato,
i capelli risistemati e gli occhi azzurro acciaio, attraversati
da uno sguardo coraggioso, di sfida, fissi su di lei. Sua
madre. Abigail vede le sue labbra muoversi prima ancora di
sentire quelle terribili parole. Cosa cosa cosa cosa? Un discorsetto
palesemente mandato a memoria e snocciolato tutto
d'un fiato. Ad agosto suo padre vuole portarlo in Kenya a
vedere gli animali di una riserva, a fare "un safari"; e poi in
Tanzania a fare trekking sul Kilimangiaro, pi in alto che
possono. A me piacerebbe un casino, mamma! dice leccandosi
le labbra. Se per te va bene. Pap dice che bisogna per
forza andarci il mese prossimo perch...
No, no, no, no.
E invece Abigail sente la sua stessa voce rispondere con
tranquillit: Ma certo, Jared. Se... se lo desideri tanto, va bene
anche per me.  ovvio.
Davvero ti va bene, mamma? Non sei arrabbiata?
Jared! Certo che no.
Cacchio, mamma! Grande!
E sul suo viso affiora un sorriso entusiasta, raggiante. Il
primo che Abigail vede da quando  arrivata a Middlebury.
Lo so, gli voglio troppo bene. Ma sono sua madre, Adam!
Abigail, tuo figlio sa che gli vuoi bene. Ma se non pu ricambiare
l'intensit di questo tuo amore, si massacrer. E massacrer anche
te.
Il binocolo  riposto al sicuro nel bagagliaio della Lexus
chiuso a chiave. Jared non sapr mai.
Lo sta riportando a Middlebury. Al dormitorio.
Mentre lui, euforico, parla a raffica del Kenya, del Kilimangiaro,
della nuova videocamera che Harrison ha comprato
perch la usino entrambi, Abigail si sorprende a pensare
all'ultima volta che ha visto Adam. Ovviamente non
sapeva che era l'ultima; cos come, quando Jared la lascer per
andare in Africa con il padre e con la sofisticatissima matrigna
(Anche a Kim piace un casino andare in montagna!),
sar forse l'ultima volta che vedr suo figlio. Quelle parole,
l'ultima volta, le risuonano nella testa, che Abigail sente vuota
come un vecchio bagno pubblico con le piastrelle del pavimento
sudicie e incrinate e i muri scrostati che restituiscono
echi sordi.
L'ultima volta. Come adesso?
Con Adam non si era resa conto dell'ultima volta. Ma della
prima s. Anni addietro. Quant'era pi giovane, allora, e
meno ferita. Abigail Tierney. La signora Harrison Tierney.
Moglie ricca di un uomo ricco. Una coppia affascinante, nello
splendido cottage di Wheatsheaf Drive. Prima che Abigail
sentisse parlare di quell'Adam Berendt, prima di vedere le
sue brillanti sculture di materiali di recupero in giro per la
citt o di iscriversi al suo corso serale di disegno dal vero e
scultura. Prima di innamorarsi di lui, o di immaginarsi innamorata
di lui. Ma come fai a essere innamorata di me, Abigail, se
non mi conosci nemmeno? Dai, su! Non siamo neppure mai andati
a letto insieme. Chiss, magari da nudo mi troveresti repellente.
Santo cielo, a volte persino io mi trovo repellente.
Adam non gliene aveva mai dato la possibilit, maledizione.
Di trovarlo repellente.
Abigail lo aveva sentito eccitato, attraverso i pantaloni, e
pi di una volta. Aveva constatato che il suo pene funzionava,
era in ottima forma. Maledizione a te.
Jared, che continua a blaterare allegramente, non sente
sua madre che borbotta tra s e s. Ora ha il berretto degli
Yankees con la visiera girata in avanti, e inclinato in modo
sbarazzino. Se si voltasse verso di lei, gli occhi rimarrebbero
nascosti.
Quella prima volta, un uomo che non era Adam. Perch
non lo conosceva.
Sul ciglio della strada, il lungofiume, c'era un uomo che
camminava sotto la pioggia. Al suo fianco, due cani. Un labrador
arruffato color miele, e un altro che sembrava un cucciolo
di lupo. Abigail aveva avvertito un fremito di disgusto, di ripugnanza.
Sapeva perfettamente cos'avrebbe detto Harry di
fronte a una scena del genere, sul lungofiume di Salthill-on-Hudson.
Cos', c' un barbone in citt? O nei dintorni? Abigail,
rallentando, aveva osservato l'estraneo con occhio critico,
tagliente. Era sgraziato, primitivo. La testa, la struttura
delle spalle, le gambe relativamente corte rispetto al corpo
massiccio, le avevano ricordato l'uomo di - come si chiamava?
- Cro-Magnon? O Neandertal? Un orribile bruto, in ogni
caso! Indossava vestiti che facevano a pugni tra loro: camicia
di flanella scozzese, pantaloni da lavoro imbrattati di vernice,
o fango, galosce. Un cappello di feltro deformato da cui spuntavano
ciocche di capelli grigio ferro, e il colletto della camicia
rivoltato all'ins, come se potesse ripararlo dalla gelida pioggia
d'aprile che cadeva fitta.
Un vagabondo, a vedersi. Un intruso. Una minaccia.
I veicoli gli passavano accanto, lungo il fiume. Superandolo,
Abigail aveva provato una fitta di... senso di colpa? Imbarazzo?
Piet? In testa le risuonava una canzoncina per bambini
Se i desideri fossero cavalli anche i mendicanti sarebbero
cavalieri. Per un breve istante aveva pensato di fermarsi,
scendere e raggiungerlo sotto la pioggia per offrirgli un passaggio;
per no, con quei cani tutti gocciolanti, non si poteva.
E cos era passata accanto a Adam Berendt premendo sull'acceleratore
per sfuggire alla tentazione di lanciargli un'occhiata
e incrociare il suo sguardo.
Come adesso, mentre imbocca una curva tornando a Middlebury.
La strada  una striscia d'asfalto nero, i catarifrangenti
paiono occhi di animali nel buio, Abigail viaggia a sessanta,
forse settanta all'ora, non forte, sente le palpebre stranamente
pesanti, le labbra stranamente molli, mentre Jared parla, parla,
felice come un bimbo di quattro anni all'idea di quello che
far, un viaggio con il suo pap,  cos felice, e in cielo si sta levando
una luna ammiccante, una luna che sembra il viso segnato
di un uomo, e Abigail proprio non riesce a ricordare dove
accidenti si trova, stasera la macchina sembra diversa, il
cruscotto emana una luce strana, e la linea del parabrezza segue
una curva che non le  familiare, e quei finestrini scuri, la
visibilit non  delle migliori, eppure il piede vuole premere
sull'acceleratore, di pi, ha fretta di arrivare in qualche posto
dove passare la notte, probabilmente una cittadina poco pi
avanti, una camera di motel prenotata che l'aspetta ma, oh,
ha la testa completamente vuota! Eppure dolorante! E sul ciglio
della strada all'improvviso lo vede, una figura massiccia,
solleva un braccio facendole un cenno, non lo vede in faccia,
strizza gli occhi, si protende in avanti ansiosa, con il fiato corto,
i fari illuminano un cartello che indica curva pericolosa
limite 30/h ed  in quel momento, mentre la macchina che
non le  familiare vola nella curva, che la mano del demone
afferra il volante e sterza violentemente a destra, quasi la vede,
la mano, ricorder di averla vista, giurer di averla vista,
non la mano del ragazzo, ma quella di un demone, la striscia
di asfalto veloce che si assottiglia di colpo, scompare, ridotta
a poco pi di un sentiero, lei sente urla che non pu riconoscere,
lo schianto come di una foresta di ramoscelli secchi che
si spezza, e poi...
Pi niente.


La partita.

1.
C'era un uomo, quarantasette anni. Un tempo si considerava
fortunato, ma adesso si rendeva conto di aver perso la propria
fortuna, allo stesso modo in cui si perde il sangue o lo
sperma, liquidi preziosi che nel fiore degli anni si credono illimitati
e nella mezz'et rivelano di avere un limite, di essere
destinati un giorno a finire del tutto.
Ci che  mortale desidera essere immortale.
Oh, Adam. Che diavolo. Mi andrebbe bene essere mortale,
se volesse almeno dire che sono vivo.
Roger Cavanagh. Un ottimo avvocato e, per gli amici e conoscenti
di Salthill-on-Hudson, un esempio di integrit.
Che diamine, per: stava partendo per la scuola di sua figlia
Robin, nei pressi di Baltimora, con tre ore di ritardo.
Quando invece le aveva promesso che sarebbe arrivato nel
primo pomeriggio in modo da avere un po' di tempo per "rilassarsi"
insieme prima della partita.
Certo, Papi, so quanto valgono le tue promesse.
Ma le sue promesse avevano un valore! Perlomeno quelle
professionali. La sua parola e una stretta di mano per lui erano
vincolanti quanto per altri un contratto regolarmente sottoscritto.
Roger Cavanagh era un ottimo avvocato e un
esempio di integrit e, da quando si era separato dalla moglie,
viveva per il lavoro e per la sua reputazione di ottimo
avvocato ed esempio di integrit.
Per che cos'altro, se no?
Non per le donne. Era stufo delle donne, non ne poteva
pi di loro. La sua anima, ammesso che avesse un'anima,
ammesso che quel vuoto famelico e rabbioso che sentiva
dentro fosse la sua anima, arretrava inorridita.
Era met ottobre. Nessuno si era accorto delle firme falsificate
con cura sul testamento di Adam Berendt. L'integrit di
Roger Cavanagh rimaneva inviolata.
Quella domenica mattina nello studio la donna dai capelli
rossi, affranta, gli aveva chiesto ingenuamente, non in tono
di rimprovero ma con la sua innocenza brusca e infantile
(che eccitava moltissimo Roger, malgrado come uomo lo irritasse
e lo innervosisse) Non  illegale? Non  un reato? e fissandolo
con gli occhi pesti aveva chiesto: Che cosa succederebbe se,
tu che sei un avvocato...?
L'aveva interrotta. Roger Cavanagh non aveva intenzione
di parlare con Marina Troy dell'ambigua questione del testamento
di Adam Berendt, n di altre ambigue questioni riguardanti
il patrimonio del comune amico defunto che potevano
essere considerate un complotto, un reato.
Punibile con la radiazione dall'albo degli avvocati.
Non mi far radiare. Non mi far beccare. Chi pu dimostrare
che quelle firme non sono di Adam? Chi pu volerlo
dimostrare?
Marina non parler. Marina  innamorata di lui.
Marina non parler. Anche Marina  coinvolta.
Non avevo scelta! Dovevo tutelare gli interessi di Adam
da morto. Dal momento che lui non  stato molto bravo a tutelarli
da vivo.
Non che avesse fatto quelle considerazioni a Marina Troy
o a nessun altro. Assolutamente no. Le aveva pronunciate
chiaramente, come tante delle sue considerazioni pi sentite,
nella privacy della sua BMW.
Roger Cavanagh, l'esempio di integrit, stava pensando
queste cose mentre viaggiava angosciato da Salthill, nello
stato di New York, verso la Ryecroft School di Nicodemus,
nel Maryland. Era profondamente infelice. Era in ansia per
l'incontro con la figlia, temeva che qualcosa andasse storto.
Anzi, no, non era n infelice n in ansia: era arrabbiato. Gli
sembrava di avere un nido di serpenti che gli si contorcevano
nella pancia. Seduto al volante di quell'auto di grossa cilindrata
come un pilota ai comandi di un caccia, passava da
una corsia all'altra della I-83, impaziente di arrivare a destinazione
e nello stesso tempo senza nessuna voglia di arrivarci,
di essere costretto a fare il padre, solo che s, lo era, e voleva
bene a sua figlia. Borbottava a mezza voce: 'Fanculo,
'fanculo, fanculo. Uscito dallo studio in ritardo, stava cominciando
a trovare il traffico del venerd pomeriggio. La
partita di hockey su prato della figlia cominciava alle quattro.
Le aveva promesso di non arrivare in ritardo.
Certo, Papi, so quanto valgono le tue promesse.
Adam Berendt era morto da pi di tre mesi. Eppure la ferita
era ancora aperta. Roger se la gratt meccanicamente
con le unghie. Doveva piacergli il sangue che colava, il pulsare
sordo nelle vene.
La tua morte  un'infezione che ci ha contagiato, 'fanculo!
No. Roger aveva pianto amaramente Adam Berendt, sentiva
moltissimo la mancanza del suo amico. Provava un rancore
per lui che covava come un fuoco sotto terra.
Roger Cavanagh era l'avvocato di Adam Berendt, il suo
esecutore testamentario, e per lui avrebbe mantenuto tutti i
segreti che poteva. Sorpresa, shock, incredulit, una sorta di
perplesso rammarico: cos avevano reagito gli amici di Salthill quando erano venuti a sapere del patrimonio lasciato da
Adam. Com'era possibile! Adam Berendt che aveva vissuto
in maniera cos frugale nella ricca Salthill. Adam Berendt
che, nel suo modo spiritoso, sarcastico, sembrava sempre disprezzare
vagamente il loro modo di vivere. Adam Berendt,
che era un "personaggio" locale di cui avevano sempre parlato
con affetto, con ammirazione e con un'aria di condiscendenza.
Adam, che comprava cappotti e vestiti di seconda
mano, persino lo smoking che usava per andare alle feste di
Salthill. Stava al loro gioco, si vestiva comme-il-faut per le varie
occasioni, e sembrava anche divertirsi, apprezzare la loro
attenzione; nello stesso tempo per li prendeva un po' in giro.
Aveva una Mercedes di seconda mano elegantemente arrugginita
e anche la sua bici da corsa inglese era di seconda
mano. I suoi cani erano belli, nobili, cani commoventi, ma
randagi, rifiutati dai proprietari originari. Cos'era, un gioco?
Una messinscena? Adam aveva rimandato per anni i lavori di
riparazione del tetto della sua casa "storica", che era marcio
e faceva acqua; alcuni dei suoi amici si erano chiesti se fosse
il caso di offrirsi di pagarglieli loro. O Adam si sarebbe offeso?
(Non avevano mai trovato il coraggio di parlargliene.)
Riguardo all'arte Adam era appassionato, idealistico, sembrava
convinto del suo eccelso valore, ma usava materiali di
recupero raccattati qua e l; con grande disappunto di amici
come Roger, regalava le sue curiose sculture dalle dimensioni
bizzarre praticamente a chiunque si mostrasse interessato,
anzich cercare di venderle. (Adam, che cosa ti spinge a farlo?
gli aveva chiesto una volta Roger. Hai paura di essere
un "professionista", hai paura di definirti un artista e di entrare
in competizione con gli altri artisti? Ma perch? Adam
aveva alzato le spalle imbarazzato e con un sorrisetto aveva
risposto: Bravo, Roger, allora hai capito.) E nel frattempo
Adam aveva continuato a investire all'insaputa degli amici
in dot-com, biotecnologie e immobili. I suoi broker erano
sparsi in quattro stati diversi, i suoi conti correnti intestati a
cinque o sei nomi diversi. A parte donazioni occasionali,
spesso in forma anonima, a organizzazioni come il National
Project to Free th Innocent, lo Homeless Animal Shelter della
contea, il Salthill Arts Council e il Salthill Environmental
Watch, sembrava non sapere che cosa fare dei propri soldi.
Quasi se ne vergognasse. Se ne vergognava? C' qualcosa di strano.
Di molto strano. Adam Berendt che lascia... quanto esattamente?
Voci ridicole tornarono alle orecchie di Roger: che Adam
aveva lasciato quindici, venti milioni di dollari in beneficenza;
che aveva numerose propriet lungo il fiume del valore
di parecchi milioni; che di professione faceva il giocatore
d'azzardo a Las Vegas sotto vari pseudonimi; che aveva figli
adulti con i quali non parlava da anni e ai quali aveva lasciato
milioni di dollari... Roger confutava queste voci non appena
le sentiva. Non si pronunciava sull'effettivo valore del
patrimonio di Adam, ma non smentiva le voci secondo cui ammontava
a circa sei o sette milioni di dollari, al netto delle
tasse e delle imposte, compresa la "storica" Deppe House.
Se ne vergognava. Certo. Si vergognava di avere cos tanti soldi.
Pi di alcuni suoi amici, in effetti. Diceva che non meritava di essere
felice. Chi cazzo se lo merita? Non voleva farsi conoscere. Ecco
perch. Aveva i soldi, ma non li spendeva. Li dava via. Si sarebbe
vergognato di far sapere che era migliore, pi generoso della maggior
parte di noi.
Solo che non aveva previsto di morire cos presto. Lasciando
"Adam Berendt" allo scoperto.

2.
Lo zio Adam. Quando Robin era piccola e molto carina, con
tanti morbidi ricci castani chiari e grandi occhi castani chiari,
e molto intelligente, gi con la passione di leggere e scrivere
pur essendo cos piccola, e il suo Papi era ancora sposato con
la sua mamma, e lo zio Adam era un amico di famiglia, in
quel tempo tanto lontano, per il suo quarto compleanno, lo
zio Adam le aveva regalato un buffo libro che aveva fatto lui
stesso, con la copertina di cartapesta azzurra e le pagine di
cartoncino beige decorate con allegri animali da cortile stilizzati.
Il titolo del libro, con le lettere in foglia d'oro, era: Robin
Cavanagh: la mia storia fino a oggi. Ciascuna pagina aveva un
titolo:
LE PERSONE A CUI VOGLIO PI BENE
LE PERSONE A CUI VOGLIO UN PO' BENE
QUANDO ERO PICCINA PICCINA
QUANDO CRESCER
PER IL MIO PROSSIMO COMPLEANNO
I MIEI DESIDERI SEGRETI
Che bel regalo! Che sorpresa! L'infanzia  fatta di belle
sorprese di compleanno, anche se naturalmente poi ce le dimentichiamo.
A Robin era piaciuto il libro dalla copertina azzurra, le piaceva
il buffo zio Adam con quell'occhio fisso che ti guardava
senza guardarti veramente, lo zio Adam che li faceva sempre
ridere, lei, la mamma e il babbo. Mentre gli adulti seduti a tavola
parlavano e ridevano per ore (strano avere tanta passione,
tanta energia, tanto dello zampillante amore per gli altri
che ci consente di passare tutto questo tempo in compagnia),
Robin se n'era stata sdraiata a pancia in gi sul tappeto di lana
pelosa davanti al caminetto a riempire, eccitata, le pagine di
cartoncino. Quando gliel'aveva mostrato, Adam era rimasto
esterrefatto. Robin! Che bambina eccezionale che sei!
Robin se lo ricordava ancora? Forse. Pi o meno vagamente.
Robin Cavanagh: la mia storia fino a oggi era andato perduto
da tempo.
Quella sera, undici anni prima, Adam Berendt si era congedato
dai suoi ospiti profondamente commosso. Era sobrio,
ma spudoratamente sentimentale. Imbarazzante, per quanto
gli si volesse bene. Non si sapeva mai che cosa aspettarsi da
lui! Aveva preso la mano di Lee Ann e Roger, le aveva strette
senza rendersi conto della propria forza e aveva detto con la
massima seriet: Vi rendete conto che siete maledettamente
fortunati, vero?.
Oh, Adam, certo. Lee Ann aveva sorriso meravigliosamente.
S, certo, s. Roger aveva sorriso a testa alta.
Era poco pi di un metro e settantacinque di statura. E si
sforzava sempre di stare a testa alta.
Ovviamente, dopo, spogliandosi per andare a dormire,
Roger e Lee Ann avevano riso di Adam. Era facile ridere di
Adam Berendt. Accaldati, pelle contro pelle, baciandosi sulla
bocca addolcita dal vino, abbracciandosi. Erano maledettamente
fortunati. Certo che lo sapevano!
Dopo il divorzio, furiosa con Adam perch era rimasto
amico di Roger oltre che suo, Lee Ann non gli aveva mai pi
rivolto la parola. Se n'era andata da Salthill per risposarsi,
aveva portato con s Robin e adesso viveva con il secondo
marito, che lavorava in una banca d'affari, a Rye, New York.
Passavano gran parte dell'estate ad Aspen, nel Colorado, ed
era stato al numero di Aspen che Roger aveva telefonato per
informare Lee Ann e Robin della morte di Adam. Aveva risposto
Robin. Pronto. Oh, Papi, sei tu? Aveva fatto finta di
non averlo riconosciuto. Da due anni a quella parte aveva assunto
un atteggiamento maliziosamente civettuolo con il padre
(che non vedeva molto spesso). Roger non sapeva mai
come reagire e di solito non stava al gioco. Quella volta era
malinconico, si sforzava di non sembrare agitato. Chiese a
Robin di passargli la madre e la ragazza rispose in fretta, con
tono soddisfatto, che sua madre e George (il secondo marito)
erano usciti e lei non sapeva quando sarebbero rientrati. Roger
disse: Mi dispiace, ma ho una brutta notizia, Robin.
Robin, che con lui aveva sempre la risposta pronta, ribatt:
Brutta per chi, Papi? Per te o per noi?. Roger rispose in tono
severo: Per tutti. Con una risata secca, infantile, Robin
esclam: Allora non dirmela, Papi. Dilla alla mamma. Lei
regger bene. Sai com' corazzata la vecchia Lee Ann. Roger
trasal nel sentire il sarcasmo giovanile della figlia e cerc di
immaginare il suo viso comune ma grazioso, gli occhi nocciola
tanto simili ai suoi, ma non ci riusc. Senti, tesoro, io non
volevo divorziare, non volevo abbandonarti.  tua madre che mi ha
mandato via. Le raccomand di dire alla madre che avrebbe
richiamato pi tardi. Sapeva che Lee Ann non gli avrebbe
mai telefonato, che non lo avrebbe fatto nemmeno se fosse
stato in punto di morte. Quando quella sera richiam, rispose
Lee Ann. Con la sua voce tranquilla e languida da ex moglie
S? Che cosa vuoi, Roger? come se lui fosse uno sconosciuto
che cercava di venderle qualcosa per telefono. Roger le
raccont della morte improvvisa di Adam e Lee Ann mormor:
Oh! Mio Dio. Ci fu un lungo momento di silenzio
bench in sottofondo (Lee Ann era fuori? Aveva risposto da
un cordless?) si udissero voci forti, eccitate, forse una partita
di tennis. Roger ebbe una visione confusa di una pallina
bianca che volava, gambe abbronzate e braccia protese verso
l'alto, smorfia di concentrazione sul viso della figlia, ma con
chi giocava Robin? (con il patrigno?) e Lee Ann disse tristemente,
con un sospiro: Adam!  sempre stato sovrappeso, si
trascurava. Non mi sorprendo. Un attacco di cuore! Che cosa
ci si pu aspettare, alla sua et, se non ci si prende un po' cura
di s? Ti ricordi che quando doveva andare dal dentista rimandava
sempre?. Aveva il suo tipico tono appassionato e
affannoso, sembrava stesse raccogliendo argomenti a sfavore
della vittima. Aveva un atteggiamento superstizioso riguardo
alla salute, come tanti uomini, anche intelligenti, e detestava
spendere, cos alla fine gli dovettero devitalizzare tutti
quei denti, povero Adam, ti ricordi... Roger ascolt quei discorsi,
e la partita di tennis in sottofondo, e l per l rimase
scioccato, poi disgustato.  tutto quello che hai da dire, Lee
Ann? Ti telefono per dirti che Adam Berendt  morto a poco
pi di cinquantanni e tu te la prendi con lui perch non andava
dal dentista? Lee Ann ribatt secca: Adam era tuo
amico, Roger, non mio. Aveva scelto te. Ma va' a cagare,
Lee Ann. Va' a cagare! Non usare questo linguaggio con
me, non sono una delle tue puttane. Senza dargli il tempo di
protestare, Lee Ann riattacc.
Puttane! Era una storia che Lee Ann voleva credere e, a furia
di raccontarla, ci era quasi riuscita.

3.
Nessun altro ha il potere. Nessuno! Il potere letale dell'ex coniuge.
Roger si ferm a un Big Boy sulla I-83 per prendere un
caff nero. Per arrestare il martellare di pugni che aveva nel
petto. Il solo pensiero di Lee Ann e di quegli ignobili tre minuti
di telefonata l'aveva lasciato scosso. Pieno di adrenalina!
Bevve un sorso di caff amaro bollente in una tazza di
polistirolo. Cazzo, se bruciava! Una donna dai capelli rossi
seduta a un tavolo vicino lo distrasse. Stesso pallore lentigginoso,
sopracciglia e ciglia rade, ma una bocca carnosa color
rosso sangue, questa non era affatto come la Troy, la donna
di cui credeva di essere innamorato, sempre che innamorato
non fosse uno scherzo orrendo a quel punto della sua vita;
questa aveva due bambini piccoli capricciosi e un bel marito
con l'aria da giocatore di football americano, avr avuto ventisette
o ventotto anni, apparentemente normale, a suo agio
nel proprio corpo di donna, non pazza, con quella pelle trasparente
da rossa che Roger trovava affascinante, calcio virtuale
nelle palle... Lei no. Non pensare a lei. Stava riflettendo
sui tempi: doveva fare ancora circa centocinquanta chilometri
per arrivare alla Ryecroft School, la maggior parte dei
quali sulla 1-83, che era abbastanza sgombra, ma a un certo
punto doveva prendere la 695 West, e dalla 695 doveva proseguire
verso nord per Nicodemus su una statale trafficata, e
di venerd pomeriggio... Prima di uscire dallo studio aveva
telefonato a Robin e le aveva lasciato un messaggio sulla segreteria
telefonica, trasalendo nel sentire la voce piatta e distante
della ragazza. Salve. Non ci sono, evidentemente! Lasciate
un messaggio dopo il bip se vi sembra che ne valga la pena. Risatina
per nulla allegra e poi: Che io lo senta, cio. Roger lasci detto
che stava per partire un po' pi tardi del previsto, il Papi
sarebbe arrivato un po' in ritardo, ma stava andando a vederla
giocare, certo, non si sarebbe perso la partita per nulla al
mondo, ma di non aspettarlo al dormitorio, di avviarsi e stare
tranquilla, che lui sarebbe arrivato prima che cominciasse la
partita. A quel punto, visto che erano le due passate e la partita
iniziava alle quattro, sembrava proprio che non ce l'avrebbe
fatta, ma... Per la miseria, ci arriver.
Lee Ann aveva informato Roger con una e-mail, diventata
ormai il loro mezzo di comunicazione preferito, che era
"preoccupata" per Robin. Temeva che avesse la "fissazione"
dell'hockey e stesse trascurando gli studi, aveva pochi amici
e "mai, dico, mai" parlava di lui con lei e George e questo,
secondo Lee Ann, "sembrer certamente anche a te un po'
preoccupante. Perch in fondo sei suo padre".
Dubbi sul fatto che chiamarla Robin, cos simile a Roger,
fosse stata una scelta giusta. "Robin". "Roger". Non era stato
lui a decidere, era stata Lee Ann.
Non era stato lui a risposarsi nel giro di un anno e mezzo,
era stata Lee Ann.
Lui era rimasto ferito, Lee Ann no.
"Mai". Nel senso che non si sarebbe mai risposato. Mai pi.
Non era innamorato di Marina Troy, era un'idea assurda.
Il loro unico goffo tentativo di fare l'amore, sul pavimento
sporco dello studio di Adam... (Nella fantasia sfrenata di Roger,
qualcuno o qualcosa li stava guardando. Quel maledetto
cane, forse?)
Roger osservava la donna dai capelli rossi al tavolo vicino
senza nemmeno rendersene conto. Se il muscoloso marito se
n'era accorto, lui non ci aveva fatto caso. Perso in un sogno.
Ma un sogno imbevuto di caffeina, con il ritmo accelerato. La
donna trascin un bambino capriccioso dalla faccia rotonda
nel bagno delle signore, baciandolo e sgridandolo, e Roger,
voltandosi da quella parte, prov una vaga sensazione di nausea.
La verit era che aveva amato moltissimo Robin, quando
era piccola; aveva amato moltissimo Lee Ann, quando era la
sua mogliettina giovane e allegra; in una certa misura aveva
amato persino se stesso, da giovane. S, eravamo felici. E non era
un'illusione. Il disincanto era inevitabile, con la mezz'et? O si
trattava semplicemente del fatto che, con il passare del tempo,
le cose si incrinano, si rompono, vanno in mille pezzi? Era stato
sposato dai trentuno ai quarantatr anni e sua figlia Robin,
la sua unica figlia, era nata nel secondo anno di matrimonio.
Tanto tempo fa. Sposato per dodici anni! Adesso si sentiva come
se gli fosse stato amputato un arto.
Prima o poi si sarebbe risposato. Era un uomo passionale,
dai forti appetiti, e avrebbe amato di nuovo una donna, doveva
credere che potesse succedergli di nuovo.
Idiota, fai pena. Anche come avvocato sei mediocre.
Roger pag una seconda tazza di caff fumante da bere
durante il viaggio. Da quando era morto il suo amico, aveva
preso a fare molta attenzione a come gli batteva il cuore: se
proprio doveva battergli in modo strano, preferiva essere
certo che fosse a causa della caffeina. Tuttavia rimase ancora
un po' nel Big Boy. A guardare la porta della toilette delle
donne, che si apriva e si chiudeva continuamente, si apriva e
si chiudeva, finch la donna con i capelli rossi usc con il
bambino e Roger vide, con disappunto, che non era bella come
gli era sembrata e non assomigliava per niente a Marina
Troy. La rossa gli lanci un'occhiata interrogativa, forse chiedendosi
se lo conosceva, se aveva mai visto quel tizio sui
quarantacinque-cinquanta con l'aria da squalo e la faccia
lunga, scura e calcolatrice, i capelli scuri che stavano diventando
grigi e radi sulla fronte, e in quello stesso momento
con la coda dell'occhio Roger not una figura alta che si
avvicinava, il marito giocatore di football, no grazie! Chiuse la
tazza di plastica con l'apposito coperchio e usc di corsa dal
Big Boy.
Non voleva sentire quel che si sarebbero detti.
Quel tizio, lo conosci?
Quello? No.
Ti guardava in un modo.
E allora? Che guardi pure.
Ceneri. Con la voce bassa, gutturale, che sembrava provocarlo
deliberatamente, e una leggera contrazione degli angoli
della bocca, lei aveva mormorato pianissimo: Non si disperdono
le ceneri di un morto, ma il morto, vero?. Quella
bizzarra dichiarazione era stata fatta mentre Roger, con un
sorriso tirato, consapevole di essere osservato, portava l'urna
nel giardino. Pensando: Cristo Ges! Cerchiamo di non combinare
un casino anche stavolta. Se non altro era una giornata
tranquilla, senza vento. Un cielo pallido e opaco in cui la luce
del sole si allargava come un inizio di mal di testa. Se non
altro le ceneri di Adam, perlopi frammenti di ossa e polvere
granellosa, rovesciate dall'urna non sarebbero volate in faccia
a nessuno.
Avevano invitato alla cerimonia solo gli amici pi stretti
di Adam Berendt. Dieci giorni dopo la sua morte. Marina,
che aveva tenuto l'urna in casa sua, aveva detto che non la
sopportava pi, che dovevano lasciare che le ceneri di Adam
riposassero in pace.
Roger era d'accordo. Inutile tenere le ceneri dentro un'urna
sulla mensola di un caminetto sapendo che Adam voleva essere
disperso nella terra del suo giardino. (Solo che adesso a
Adam sarebbe interessato veramente? Cio, se l'avesse potuto
sapere, gliene sarebbe fregato qualcosa di dove andavano a
finire lui o le sue ceneri? Probabilmente no.)
Cerimonie! In realt non significano niente, per senza di
esse veniamo sopraffatti dal dolore.
Dal mattino del goffo amplesso nello studio di Adam, al
quale n lui n (immaginava) Marina desideravano ripensare,
ogni volta che si ritrovavano insieme venivano colti dalla
timidezza e, sotto sotto, da un senso di profondo disgusto e di
rabbia. Per Roger l'impotenza di qualsiasi genere, e soprattutto
sessuale, era umiliante; se era stato impotente una volta,
molto probabilmente lo sarebbe stato di nuovo; era l'inizio di
una maledizione, e la colpa era di Marina Troy. No, la colpa
era di Adam Berendt. Marina Troy era testimone, vittima innocente.
Incredibilmente, l'aveva preso a pugni. Ma lui se l'era
voluta. E, sapendolo, si detestava. Adesso quella donna quasi
non lo guardava pi in faccia. Esisteva ancora una forte attrazione
sessuale tra loro, ma era diventata maligna, beffarda.
Roger era conscio degli occhi bassi di Marina, del suo sguardo
che lo sfiorava appena, come se lui non fosse che un nugolo di
moscerini, persino mentre gli parlava, ed era costretta a parlargli
per via del morto, non potevano evitarsi tanto facilmente.
Roger la chiamava e Marina non rispondeva mai al telefono,
anche quando lui era sicuro che fosse in casa; se la
chiamava in libreria, la commessa gli rispondeva che Marina
non c'era, persino quando telefonava dalla macchina parcheggiata
in Pedlar's Lane e sapeva benissimo che era in negozio;
pensava: Ecco com' che un uomo diventa un molestatore,
un criminale: viene spinto da una donna. Ma no. Era assurdo. Roger
non era uomo da imporsi a nessuna donna, nemmeno nell'interesse
di una terza persona. L'avrebbe avuta vinta su Marina
Troy, come nella maggior parte delle sue cause, grazie
alla sua seriet, alla sua integrit, alla sua astuzia di avvocato.
Si rendeva conto che Marina aveva paura di lui e che gli portava
rancore perch lui era vivo, mentre il loro amico era morto,
e Roger capiva quel sentimento. Ma io sono vivo e Adam 
morto. Non riusciva a credere che Adam e Marina fossero stati
amanti, malgrado quello che credevano tutti. Aveva l'impressione
che Adam avesse resistito alle adoranti donne di
Salthill, forse aveva sempre resistito alle donne che lo adoravano,
e non aveva creduto nemmeno per un attimo che le lettere
e i regali che Marina aveva trovato nascosti nel suo studio
significassero che Adam era stato l'amante di quelle donne.
Voleva dirglielo, rassicurarla e consolarla, ma naturalmente
non poteva parlargliene, era rimasta troppo ferita, umiliata. E
io ero presente. Non c' da meravigliarsi che mi odi! Roger telefonava
a Marina e le lasciava messaggi sulla segreteria; lei non
mancava mai di richiamare, perch era una persona educata e
scrupolosa, ma lo faceva sempre quando sapeva che lui non
c'era e i messaggi che gli lasciava sulla segreteria erano quasi
incomprensibili, tanto parlava piano, ma precisi; lo facevano
rabbrividire, sembrava la voce di uno che parla dal sottosuolo
da dentro una bara. Nel rispondere alle sue telefonate, si presentava
invariabilmente come Marina Troy. Neanche Roger
potesse confonderla con qualche altra Marina.
Sia Roger che Marina avevano le chiavi della casa di
Adam in River Road, ma se uno dei due vedeva la macchina
dell'altro ferma nel vialetto, naturalmente, tirava dritto.
A parte quella mattina. Per spargere le ceneri di Adam nel
giardino. Era un lavoro da fare insieme, una cerimonia. Roger
e Marina, e gli altri a guardare.
(Abigail Des Pres non era venuta, aveva detto a Roger che
era stravolta dal dolore e comunque odiava le cerimonie:
Qualsiasi genere di rito impersonale, e falso. Nemmeno
Camille Hoffmann era venuta perch - aveva riferito il marito
Lionel con lieve imbarazzo - era troppo doloroso per lei
ammettere che Adam era morto: Preferisce pensare che sia
vivo, che sia partito per un lungo viaggio. Che sia una cosa
temporanea. C'era per Augusta Cutler, splendida come
una top model, occhiali scuri, cappello di paglia a larghe tese
e vestito estivo scollato color papavero, che osservava avidamente
il giardino di Adam, le piante, i fiori selvatici e le erbacce,
come se fosse un luogo sacro che aveva intenzione di
memorizzare. Una ninfa matura, ormai di mezz'et, convinta
per non di essere di mezz'et, ma pi giovane, addirittura
pi dei suoi stessi figli ormai grandi; Roger la capiva, bench
la sua presenza lo mettesse a disagio. Il suo profumo
dolce e intenso aleggiava nel giardino, coprendo addirittura
l'odore forte e muschiato delle piante di pomodoro. Si appoggiava
al braccio del marito Owen solo perch i tacchi alti
delle scarpe eleganti sprofondavano nella terra. Augusta era
l'unica persona sorridente nel giardino di Adam Berendt e il
suo sorriso era inflessibile, aveva la perfezione della porcellana.
Anche mentre si asciugava gli occhi lucidi e dal trucco
sbavato, continuava a sorridere come se lo facesse per il bene
di Adam, a quella cerimonia in suo onore. Aveva preso la
mano di Roger e gliel'aveva stretta forte tra le dita. Si era chinata
e, profumata e prosperosa, gli aveva bisbigliato all'orecchio:
Roger! Grazie di aver organizzato tutto! Solo tu hai
preso le cose in mano, in questo disastro. Adam sarebbe contento,
se ci vedesse! Non credi? Voleva bene ai suoi amici di
Salthill, eravamo tutto quello che aveva. Quella dichiarazione,
che a Roger era parsa demoralizzante, per Augusta era palesemente
positiva. Gli erano tornate in mente le foto della voluttuosa
signora Cutler nuda, con la dedica a Adam, il suo
corpo sensuale di mammifero sul divano, il volto sognante
che pareva una maschera proteso per essere baciato. A meno
che Marina le avesse portate via, o distrutte, cose che riteneva
improbabile, quelle foto dovevano essere ancora nello
studio di Adam, fra altri ricordi di donne adoranti, e Roger
ebbe l'impressione che Augusta lo sapesse, e che sapesse che
lui lo sapeva, tanto lo guardava esplicitamente, con quel sorriso
misterioso. Sussurrando: Non  finito veramente, no?
Con Adam, intendo. Il nostro amore.)
Il giardino pieno di erbacce di Adam! Era dietro la vecchia
casa di pietra, delimitato da una rete metallica alta un metro
e mezzo che aveva messo su lui stesso; quando era in vena,
Adam era uno che sapeva fare tante cose, e bene. Ma come
giardiniere non era mai stato meticoloso e adesso il giardino
era infestato di erbacce che, in promiscuo tumulto, sembravano
celebrare la sua assenza. Persino l'aria era pi densa l
fuori, pi umida. Nugoli di moscerini ti volavano in bocca, ti
si impigliavano nelle ciglia. C'erano farfalle monarca dalle
grandi ali frementi e altre variet di insetti volanti che scintillavano
come piccole gemme nell'aria. E api che svolazzavano
di fiore in fiore, soprattutto tra i fiori gialli dei pomodori,
intente a diffondere il polline. Dall'erba alta sul fiume arrivavano
zanzare attratte dall'odore del sangue e si posavano
sulla pelle nuda delle loro vittime delicatamente, creature
fragili, simili a disegni di Saul Steinberg o chi per lui; Roger
se ne schiacci distrattamente una sulla fronte e si ritrov
con le dita sporche di sangue. Ne vide una vicino al collo di
Marina Troy e si azzard ad allontanarla con la mano. Marina,
con le labbra strette, corrucciata, non ci fece caso. Ti amo.
Non puoi perdonare? Per un'occasione di tale solennit, Marina
non era particolarmente ben vestita. Si era messa un camicione
nero informe che le arrivava a met polpaccio, di un
luccicante tessuto sintetico che le si appiccicava ai fianchi
snelli e alle cosce per elettricit statica; volendo, le si potevano
vedere le ossa della pelvi; aveva le gambe bianche, senza
calze. I capelli rossi opachi le scendevano arruffati sulla
schiena. Nel vederli, il pensiero del loro profumo intenso ed
esuberante eccit Roger che, mentre portava l'urna nel giardino,
si vide nel ruolo di amante di Marina, con le dita strette
sui suoi capelli, la bocca premuta sul suo collo bianco, a
leccarle la pelle sudata; solo che quel pensiero gli ripugnava.
Roger Cavanagh era vestito di tutto punto, con la barba appena
fatta e i capelli tagliati da poco, come il suo amico Lionel
Hoffmann, come il suo amico Owen Cutler, come il suo
amico Avery Archer: Roger Cavanagh era uno di loro.
Disperdere ceneri umane, mescolarle alla terra con il rastrello
era un compito meno facile di quanto Adam avesse immaginato.
(Ma Adam non aveva immaginato niente di tutto
questo, e Roger era arrabbiato con lui per aver messo in moto
quell'ingranaggio.) Per mescolare le ceneri alla terra con un
rastrello, bisogna prima zapparla, bisogna prima strappare le
erbacce, e nel giardino di Adam ce n'erano un sacco, tra le
piante di pomodoro, i fusti del granoturco, le canne dei fagioli,
le file di fagiolini, zucchini e zucche e lattughe trascurate che
avevano prodotto vistosi semi simili a genitali. Nel giardino
c'erano denti di leone ovunque, cardi che arrivavano alle ginocchia,
uno stramaledetto rampicante con i fiorellini dorati
che, quando provavi a strapparlo, come aveva fatto Roger, ti
tagliava le mani come filo di ferro. Marina aveva cercato di
aiutarlo ma senza grande risultato, brandendo una zappa con
lo sguardo vuoto, maldestra. Roger, che non aveva nessuna
pazienza per i lavori all'aria aperta, aveva ripulito un tratto di
terreno vicino ai pomodori prima che arrivassero gli altri, ma
adesso che erano l naturalmente ognuno aveva da dire la sua,
Beatrice Avery raccontava che l'ultima volta che era stata in
quel giardino in compagnia di Adam, nel mese di giugno,
Adam era particolarmente fiero dei girasoli, guarda come sono
alti, pi alti di un uomo, con la faccia rotonda, di un giallo
brillante, spargiamo le ceneri di Adam sotto i girasoli in fondo
al giardino, ma Roger aveva stroncato la proposta prima che
qualcun altro potesse appoggiarla, per la miseria c'erano troppe
erbacce laggi. Non aveva nessuna intenzione di strappare
altra erba, zappare o rastrellare ancora in quel giardino della
malora, n quel giorno n mai.
Ci mise a tacere Beatrice Avery e chiunque altro avesse
avuto altre idee. Roger pens: Se non vi piace il mio atteggiamento
andatevene pure a cagare, tutti quanti. Sudava e sent un malsano
rimescolamento nella pancia quando sollev impacciato
l'urna, inclinandola da una parte, e Marina si avvicin con un
lieve affanno, come se lo spirito di Adam fosse presente e la
sua dignit in pericolo. Gli mormor: Lascialo fare a me, per
favore lascialo fare a me. In seguito Roger ricord che non lo
aveva chiamato per nome, non lo aveva chiamato affatto, come
se per lei fosse privo di identit. Marina quasi gli strapp
di mano la pesante urna e Roger, preoccupato, la moll, ma
questa scivol dalle dita di Marina e cadde pesantemente a
terra, e tutti rimasero senza fiato. Oh! Roger imprec sottovoce,
o forse non sottovoce - 'fanculo! - e, con il viso in
fiamme, si chin e fin di rovesciare la stramaledetta urna, in
modo non molto cerimonioso, semplicemente sollevandola e
svuotando ceneri, frammenti di ossa e polvere per terra. Ho
affrontato questa cosa assolutamente raccapricciante, ricord in
seguito, fingendo di non essere io a farla e che ci che ne usciva non
fosse nulla di umano.
Solennemente, con zappe e rastrelli, sparsero quel che restava
di un essere umano nella terra. Ci volle un po', perch
era pi di una semplice idea, occorreva zappare e rastrellare
veramente, con pazienza e concentrazione. Sopra le loro teste
pass un aereo enorme a una lentezza esasperante, l'aria
e la terra vibrarono, c'era da impazzire, ma bisognava sopportare.
C'erano una ventina dei loro amici di Salthill ad assistere,
perlopi taciturni e solenni, e solo Augusta Cutler
scoppi inaspettatamente in lacrime, ma forse le sue erano
lacrime di estasi, e quel momento per lei era sacro, suprema
consumazione con Adam Berendt, chi poteva dirlo? Roger
era concentrato nello sforzo di non starnutire, ma cominci a
starnutire lo stesso. Scusate! Oh, porca miseria.
Dopo la cerimonia se ne andarono tutti in fretta. Marina
Troy invece indugiava, in ginocchio nella terra appena smossa.
Marina, sar meglio che andiamo le disse Roger con il tono
severo da avvocato, ma Marina non gli diede retta. Roger
sapeva che, se l'avesse toccata, la forza di quel tocco l'avrebbe
colpito all'inguine, tagliente come una coltellata, e che lui da
una parte desiderava quella sensazione ma, essendo un uomo
ragionevole, no, non ne voleva sapere, non voleva avere nulla
a che fare con quella donna. Non era neppure bella! Se avesse
voluto mettersi con una donna, avrebbe preferito di gran lunga
una bella donna, una come Abigail Des Pres. Si avvi in
fretta verso la macchina, ansioso di andarsene. Disperdere le
ceneri di Adam lo aveva stranamente spossato. E anche trovarsi
in compagnia di Marina Troy. Quella donna gli aveva annientato
la sessualit, bench sembrasse ignara di averlo offeso
nella sua virilit. Perch si sentiva di nuovo attratto da lei?
Non  vero. Adam, avevi ragione: non metterti con nessuna.
L'ultima volta che l'aveva intravista, Marina Troy era inginocchiata
nel giardino, piccola, quasi nascosta dalla vegetazione,
con farfalle dalle ali colorate che le svolazzavano sopra
la testa.
Da allora l'aveva vista di rado a Salthill, da lontano; per tatto
e per rassegnazione si era tenuto alla larga dal Salthill
Bookstore e non le aveva mai telefonato. N mai l'avrebbe fatto!
Solo che una sera, all'inizio di settembre, tornato da un appuntamento
con una donna che conosceva a Manhattan e con
la quale di tanto in tanto andava a letto, forse per tenere viva
un'amicizia che si stava affievolendo, si era ritrovato a comporre
il numero di casa di Marina Troy, con l'intenzione di lasciarle
un breve messaggio neutrale - "Marina? Sono Roger.
Mi piacerebbe vederti. Okay?" - ma il telefono aveva squillato
a lungo nella vecchia casetta in legno di North Pearl Street e
nessuno aveva risposto. L'indomani Roger era entrato nella
libreria per sentirsi dire, da una donna mai vista prima che si
era presentata come la direttrice del negozio, che la signorina
Troy era "via". Stupito, Roger aveva chiesto: Via dove?. La
donna aveva scosso la testa con fare solenne e si era limitata a
ripetere: Via.
Ma per quanto tempo?
Per... La donna aveva esitato ... un anno.
Un anno? Ho capito bene? Un anno?
Roger era pi che stupito; stava cominciando ad arrabbiarsi.
L'intenzione  quella. Mi dispiace, non so altro.
Ma... dov' andata Marina?  mia amica.
La donna era giovane, tuttavia aveva l'aria compassata e
piena di disapprovazione. Si accigli quasi fosse incaricata
di custodire un segreto che le pesava come una chiave gigantesca
appesa al collo. Se fosse veramente sua amica, signor
Cavanagh, le avrebbe detto dove andava, immagino.
Roger rispose incollerito: Marina  pi di un'amica, deve
occuparsi dell'eredit di Adam Berendt, ha delle responsabilit,
non pu sparire per un anno.
Ma la giovane donna scosse la testa, inflessibile. No, non
gli avrebbe detto dov'era Marina Troy. E nella sua affermazione
c'era una certa ambiguit, e sul suo viso una lieve, impercettibile
elusivit che indussero Roger, abituato a decifrare
le pi piccole sfumature nelle parole della parte avversa, a
concludere che forse non sapeva neppure lei dove fosse Marina.
Ma sarete in contatto, se lei dirige il negozio durante la
sua assenza.
 la signorina Troy a contattare me. Quando lo desidera.
Furioso e indignato, Roger usc dal Salthill Bookstore facendo
tremare il campanello sopra la porta.
Nessuno dei loro comuni amici sapeva dove fosse andata
Marina. Parecchie donne si dissero sorprese e offese dal fatto
che fosse partita senza salutarle. Tutte, come Roger, si sentivano
tradite. Camille Hoffmann ammise di sapere che Marina
aveva intenzione di stare via per un anno, che aveva affittato
la casa, ma si era rifiutata di dirle dove andava, di
lasciarle un numero di telefono o un indirizzo di casella postale.
 come se tutto stesse andando a catafascio, nel caos
pi completo dichiar Camille con una fermezza che lasci
sorpreso Roger, il quale non aveva mai preso molto sul serio
la moglie di Lionel. Le si leggeva negli occhi che era addolorata,
ma anche che aveva il coraggio di resistere al dolore.
Comunque non ci lasceremo prendere dalla disperazione,
vero? Nessuno di noi. Io certamente no.
All'improvviso nella stanza entr un grosso cane, una specie
di lupo, Apollo, il cane di Adam. Parve non riconoscere
Roger: ringhi minaccioso, rasp per terra con le unghie, il
pelo ritto e gli occhi fulvi sbarrati. Erano mesi che Roger non
vedeva il cane dell'amico e lo trov sorprendentemente in
buona salute, per quanto magro, con un che di selvatico. Il
pelo argentato era ruvido e arruffato, ma era un bel cane.
Apollo! Mi conosci. In quel momento Apollo riconobbe
l'amico del suo padrone e cominci ad abbaiare eccitato come
un cucciolo. Sembrava proprio che fosse tornato cucciolo.
Gli annusava le gambe e l'inguine, gli leccava le mani,
vecchio amico affettuoso.
Sottovoce Camille disse: E in pensione da me. Finch
Adam non torna da dove  andato. Nelle isole greche, credo.

4.
Ecco Robin sul campo da hockey! Il cuore gli fece un balzo
d'orgoglio: Roger aveva riconosciuto la figlia all'istante. I capelli
castano chiaro raccolti in una coda di cavallo erano una
novit. Rapida e decisa, correva a fianco del gruppo di ragazze
con la mazza pronta. La palla, in quel momento lontana da
lei, fu colpita da una giocatrice della squadra avversaria, vol,
scivol sul terreno, il centravanti della Ryecroft in divisa verde
la and a prendere, una ragazza alta, con le spalle larghe, i
capelli biondo platino, ci furono applausi da bordo campo,
grida di incoraggiamento. Quant'erano belle le ragazze da
quella distanza: la maggior parte pi alte di Robin, robuste,
brandivano le temibili mazze da hockey come amazzoni. Roger
le osservava pieno di ammirazione. Gli era difficile seguire
Robin nella confusione del gioco, era arrivato troppo tardi
per trovare posto nelle tre file di sedie ed era a bordo campo,
lontano dall'azione. Ecco che arrivava di nuovo Robin, con la
mazza in pugno, rubava la palla a un'avversaria, correndo
forte con le gambe muscolose per dribblare nella direzione
opposta, la passava a una compagna di squadra che pareva
letteralmente volare, la palla saltava, scivolava, finiva nella
rete mentre il portiere si tuffava disperatamente e cadeva. Altri
applausi! Roger si un al coro, gridando: Bel colpo! Brava!.
Sperava che Robin lo avesse visto, che sapesse che il Papi
c'era e non l'aveva tradita.
Come era successo in passato, non spesso, una o due volte,
e per buoni motivi che aveva avuto un bel daffare a spiegare.
In fondo non era arrivato molto tardi, aveva perso solo il
primo quarto della partita. L'altra squadra era in vantaggio
di due punti soltanto. Era in mezzo ai tifosi della Ryecroft,
un gruppetto di adulti e di adolescenti, perlopi ragazze.
Sebbene la scuola fosse ormai mista, per un secolo era stata
esclusivamente femminile e sulla East Coast aveva fama di
essere una discreta scuola femminile, che attirava pochi maschi,
generalmente non molto studiosi; come diceva Robin
sprezzante, le ragazze erano come sarebbero dovuti essere i
ragazzi, e i ragazzi una massa di sfigati.
Nell'intervallo, Roger si spost verso la panchina per fare
ciao a Robin, per salutarla, e vide con orrore che la ragazza
alta e in gamba, con la coda di cavallo, non era sua figlia! Ecco
Robin, difatti, pi bassa, pi robusta, con i capelli pi scuri,
crespi e bagnati di sudore; Roger la salut con la mano, lei
lo vide e gli fece un sorriso misurato, alz il pugno in segno
di vittoria e Roger rispose imitando il suo gesto. Mise le mani
ai lati della bocca. Ti voglio bene, tesoro! Robin non pareva
particolarmente entusiasta di vedere il padre, forse lo
faceva apposta, ovviamente era rimasta un po' delusa nel
sentire il messaggio che le aveva lasciato in segreteria e che
non fosse riuscito ad arrivare prima della partita come promesso,
o forse semplicemente era tutta presa dal gioco, dalla
tensione e dall'eccitazione. Lo sport di squadra: Roger conosceva
l'ebbrezza, la gioia animalesca e quasi indicibile che
anima un branco di giovani uniti in un'impresa comune . La
conosceva, e invidiava un po' la figlia.
L'arbitro fischi e il gioco riprese. Roger aveva trovato un
posto libero in terza fila. Si lasci prendere dalla partita e cominci
a tenerci, a desiderare che la squadra verde vincesse
contro quella azzurra, a sperare che la sua Robin facesse una
bella figura. (La verit era che Robin non aveva mai saputo
perdere, nemmeno da piccola. Anche quando giocava con
suo padre, doveva sempre vincere. Roger temeva l'ennesima
cena con il broncio, questa volta allo Hanover Inn, un ristorante
a tre stelle di Baltimora dove aveva prenotato un tavolo per quella sera. E poi c'era Washington, un intero
weekend con la figlia.) Roger balzava spesso in piedi, strizzando
gli occhi per vedere Robin, e cercava di seguire il gioco.
Gridava con gli altri tifosi fino a ritrovarsi rauco.
Una partita, una partita come tante, tutte uguali, vista una viste
tutte. Ma, se sei in campo, ognuna  un caso a s, irripetibile.
La tua vita.
Al liceo Roger aveva fatto parte per un po' della squadra
di atletica e per un po' di quella di nuoto. Era svelto, intelligente
e piuttosto coordinato ma, essendo pi basso della media,
non aveva abbastanza resistenza per affrontare la gara, o
forse gli mancava la volont, la spinta che occorre per vincere
in quello che  solo un gioco. Al college non aveva praticato
nessuna attivit sportiva. Lo sport gli sembrava un insensato
spreco di tempo, energia, talento. Gli atleti che i
compagni tanto ammiravano a lui sembravano degli illusi.
Nel mondo la vittoria non tocca a chi  pi veloce nel corpo,
ma nella mente. Roger Cavanagh non intendeva coltivare il
proprio corpo, bench ne fosse abbastanza soddisfatto, ma la
propria mente. E anche questa  una gara. A cui non puoi non
partecipare.
La Ryecroft segn. Pareggio. Poi l'altra squadra fece altri
due gol. Nell'ultimo quarto di partita, le due squadre erano
di nuovo pari. Tensione! Suspense! Roger si alz a gridare
insieme con gli altri, cercando di seguire la figlia, ma continuando
a perderla di vista. E a perdere il filo: perch era andato
fino a l? Senti, Robin, sai che ti voglio bene, no? Ma continuava
a pensare a Marina Troy. A chiedersi dov'era andata,
senza dirgli niente, poi. Perch erano complici. In un
complotto, un reato. Avevano violato la legge con possibili gravi
conseguenze per Roger Cavanagh, avvocato. S, ma adesso
era concentrato sulla partita di Robin. S, capiva che provare
desiderio per Marina era assurdo, e oltre tutto futile. Lui teneva
alle accanite ragazze della Ryecroft, a quelle amazzoni
che galoppavano su e gi per il campo, brandendo le mazze
come falci. E la palla sarebbe potuta essere una testa umana.
No, troppo piccola. Genitali maschili? Forse prima o poi gli
antropologi avrebbero studiato - ricerca morbosa - il significato
recondito delle usanze ludiche dell'umanit, del decoro,
della civilt stessa. Adam Berendt aveva sempre dato
l'impressione di osservare la suburbia di Salthill come se lui
fosse di un altro pianeta, dove l'aria era pi fresca e pi
asciutta, come se lui vedesse tutto pi chiaramente di loro,
nonostante avesse un occhio solo, ma li perdonasse, pi indulgente
lui nei loro confronti, misteriosamente, di quanto
non fossero loro nei confronti di se stessi.
Uomini delle caverne. Che vivevano nell'ombra. Come fuggire?
Ma fuggire da cosa?
Gli sportivi in gamba sotto sforzo danno il meglio di s,
quelli meno bravi danno segni di cedimento. Roger soffriva
nel vedere che l'ala azzurra giocava meglio di sua figlia e che a
mano a mano che la partita andava avanti Robin diventava
pi rossa, pi imbronciata e goffa. (Per amor di giustizia va
detto che non era l'unica il cui gioco si era visibilmente deteriorato,
mentre quello delle due o tre giocatrici migliori stava
diventando spettacolare.) Ma ecco che, decisa, accanita, Robin
galoppava sulle gambe possenti, la mazza in pugno, si scontrava
con altre ragazze altrettanto decise e accanite. A Roger
torn in mente la figlia in costume da bagno l'estate precedente,
le cosce robuste, grasse e muscolose al tempo stesso, stupefacenti,
pi grosse delle sue e molto pi grosse di quelle di Lee
Ann; non che Robin fosse precisamente massiccia, ma era di
ossatura robusta, una ragazza che non sarebbe mai stata magra.
Ogni tanto, si perdeva. Durante un'azione piuttosto lunga,
la palla le pass vicino e lei si volt disperatamente, allung
la mazza e prese lo slancio, ma la manc, e la palla fin in
mano alle avversarie dall'altra parte del campo verso una rete
facile. Dov'era Robin? Caduta per terra.
Si rialz subito, per. Ancora prima che qualcuno potesse
aiutarla.
Ma zoppicava. L'arbitro ferm il gioco e la fece uscire. Per
la miseria, che sfortuna. Oh, tesoro! Era di nuovo la sua bambina,
che ha bisogno del Papi.
Robin tuttavia insisteva, sorridendo coraggiosamente, che
stava bene, aveva solo commesso un errore ed era scivolata.
O forse mi ha dato una gomitata. Ma l'errore  stato mio.
Cercava di non piangere. Ragazzona con la faccia rossa e
l'odore di chi ha fatto uno sforzo fisico, i capelli appiccicati
alla fronte e il fiatone. Dopo la partita, che negli ultimi minuti
di gioco la Ryecroft aveva vinto per un pelo, diede al padre
ansioso un bacio veloce, accaldato, girandosi per allontanarsi
una frazione di secondo dopo essersi stretta a lui, che la
voleva abbracciare. Dal divorzio in poi c'era una sorta di imbarazzo
fisico tra di loro. Roger disse: Tesoro, sei stata bravissima.
Avete giocato benissimo. Ho seguito tutte....
Robin lo interruppe, a disagio: Certo, Papi.
Con una lieve impertinenza, o forse con orgoglio, dal momento
che Roger era ancora un uomo ragionevolmente bello
e giovanile, Robin lo present a numerose euforiche compagne
di squadra che sorrisero timidamente e lo chiamarono
signor Cavanagh. Poi, sforzandosi di non zoppicare, and
con le altre a fare la doccia e a cambiarsi e gli diede appuntamento
al dormitorio circa un'ora pi tardi. Roger guard le
ragazze andare via, chiassose ed esaltate; avevano vinto per
un punto solamente ed era stato un colpo di fortuna: una vittoria
delle pi dolci. Una vittoria immeritata.
Roger fu contento di avere un'ora libera. And a bere qualcosa
nell'unico albergo della cittadina, uno Hyatt Regency con
il bar dietro una cascata. Dio, quanto era scosso! Non se n'era
reso conto. L'eccitazione della partita, lo shock nel vedere Robin
a terra. La tensione di essere padre. Ci si abituava mai?
Doppio scotch, con acqua.
La Vergine delle rocce. Gli aveva raccontato del dipinto alla
Frick. Non ricordava il nome del pittore. Morboso amore materno.
Chiamava spesso Roger quando erano tutti e due a
Salthill, per invitarlo a cena. A volte con amici, e lui accettava;
a volte da solo, e lui declinava l'invito. Sapeva che cosa
sarebbe successo se si fosse trovato da solo con Abigail Des
Pres, in casa sua, in quello splendido cottage riecheggiante
di solitudine in Wheatsheaf Drive, dove la tragica divorziata
aveva continuato a stare, forse per inerzia. Come una principessa
vittima di un incantesimo, la Bella Addormentata. Ma
non sono io il principe che la risveglier con un bacio. Abigail Des
Pres era una donna gradevole e attraente e i soldi non le
mancavano, ma faceva parte delle donne che adoravano
Adam Berendt anche da morto e Roger non aveva intenzione
di mettersi in concorrenza con un morto. Adam era un avversario
abbastanza temibile gi da vivo.
Eppure, di tanto in tanto, la vedeva. La loro era un'amicizia
romantica. Avevano dei segreti in comune. Abigail era
stata amica di Lee Ann quando i Cavanagh erano sposati e
credeva, come Roger, che Lee Ann lo avesse trattato ingiustamente.
Se un uomo non  sempre "fedele" alla moglie bisogna
chiudere un occhio, ma quando una donna... Abigail
aveva lasciato cadere la frase in un silenzio carico di disapprovazione.
Roger, irritato, aveva ribattuto: Non sono stato
infedele a Lee Ann.  una delle sue invenzioni. Abigail aveva
ascoltato solenne. S. Lo immagino.
Roger e Abigail erano come fratello e sorella. Dopo i rispettivi
divorzi, il loro rapporto era diventato vagamente incestuoso.
Si assomigliavano persino, scuri di capelli, emotivi,
tendenti al sospetto e alla paranoia. Mentre la risata di Abigail
era acuta, simile a un vetro che va in frantumi, quella di Roger
era bassa, come ghiaia che viene scossa. Abigail era una donna
che erotizzava le amicizie con gli uomini, mariti delle amiche
compresi, ma per un desiderio nevrotico di compiacere il
prossimo, non per un desiderio reale; Roger riteneva che, come
molte belle donne della sua classe, Abigail fosse stata abituata
a non provare desiderio per nulla, n sesso, n cibo, n
bevande. Come uno di quei raffinatissimi levrieri di razza
troppo selezionata, tanto nervosi che li si vede materialmente
tremare. Mentre Marina era tutta volont, ferrea e distante,
Abigail era assolutamente priva di volont, morbida, arrendevole,
cedevole al tatto come l'acqua. Roger sapeva che, se
avesse voluto, sarebbe potuto diventare l'amante di Abigail,
sprofondare in lei senza mai toccare il fondo.
In luglio, poco dopo aver disperso le ceneri di Adam nel
suo giardino, Roger aveva ricevuto una telefonata da Abigail.
Lo aveva chiamato in studio, sconvolta, e aveva insistito
con la segretaria per parlargli immediatamente, anche se
lui era in riunione. Si tratta di un'emergenza. Non posso
aspettare. E appena lui aveva risposto, era scoppiata a piangere.
Roger stentava a capire quello che diceva. Roger! Devi
aiutarmi.  successo un fatto terribile.
Era questo che Roger avrebbe poi ricordato:  successo.
Non:  tutta colpa mia. Per un pelo non ammazzavo mio figlio.
Roger era subito partito per Middlebury, Vermont. L'auto
presa a noleggio era distrutta, Abigail e il figlio quindicenne
Jared erano stati medicati in un ospedale locale; avevano riportato
lesioni lievi. Abigail aveva ecchimosi e lacerazioni al
viso e un occhio nero. Quando Roger era entrato nella stanza
gli aveva preso le mani e aveva pianto di gratitudine. Oh,
Roger! Non lo dimenticher. Dopo un po' aveva detto: Dovevo
morire. Era destino. Roger l'aveva esortata a non essere
ridicola, aveva solo avuto un incidente. Ma quando aveva
parlato a quattr'occhi con Jared, il ragazzo era arrabbiatissimo,
ostile. Anche lui aveva la faccia contusa, la mandibola
gonfia, qualche costola incrinata e una brutta distorsione all'avambraccio.
La tenga lontana da me, signor Cavanagh! La
odio. Non voglio vederla mai pi. Il padre del ragazzo, Harrison
Tierney, che a Roger non era mai piaciuto molto, era in
viaggio per Middlebury per affrontare la crisi.
Roger si present alle autorit di Middlebury dicendo di
essere l'avvocato di Abigail Des Pres. La posizione di Abigail
era grave. A quanto pareva aveva bevuto: il suo tasso alcolemico
era risultato superiore al limite ammesso nel Vermont.
Viaggiando a forte velocit su una strada di campagna, aveva
perso il controllo della vettura in una curva e aveva sfondato
il guardrail, finendo in un fosso e contro un gruppo di
alberi. La parte anteriore della Lexus si era accartocciata come
una fisarmonica. Se n lei n il figlio erano morti o feriti
gravemente era solo per pura fortuna. Jared non indossava
la cintura, aveva rischiato di sfondare il parabrezza ed essere
catapultato fuori.
Nessun segno di frenata. Nessun tentativo di fermare l'auto?
Roger disse alle autorit che la sua cliente era una madre
dolce e affettuosa per natura che, dopo un divorzio difficile,
aveva sofferto di "forte tensione nervosa". Aveva detto alle
autorit che il ragazzo era impressionabile ed eventuali sue
affermazioni azzardate (tipo che la madre era pazza, che
aveva cercato di ucciderlo e di uccidersi) non andavano prese
sul serio.
Roger non intendeva intromettersi tra Abigail e Jared. Per
quanto Abigail implorasse, il ragazzo si rifiutava di vederla.
Era maleducato con Roger, che chiamava con evidente disprezzo
"signor Cavanagh". Voleva abbandonare i corsi estivi
e stare dal padre fino alla fine del mese e alla partenza per
l'Africa - un safari? una scalata? sempre che riuscisse a guarire
per tempo - e non vedere mai pi sua madre. N Roger
voleva incontrare Harrison Tierney. A Salthill aveva giocato a
tennis in doppio con Harry un paio di volte e lo trovava un
essere abominevole. Era risaputo che, unico tra gli uomini di
Salthill, barava. Sia quando giocava a tennis, che a golf e persino
a squash. Gli altri erano gentiluomini e non gli dicevano
niente. Roger lo disapprovava, lo trovava personalmente
sgradevole, ma non poteva fare a meno di ammirare la sua
aria spavalda. Dava sempre l'impressione di divertirsi.
Harry se ne frega di quel che pensiamo di lui diceva Lee
Ann. Per questo noi ci pensiamo continuamente. Non dirmi
che lo trovi attraente aveva chiesto Roger incredulo e
Lee Ann aveva risposto con quel suo sorriso a labbra strette
che gli dava sui nervi: Certo. Le donne sono masochiste,
non te ne sei accorto?  il fondamento implicito dell'istituto
del matrimonio. Roger ricordava una sera a casa Tierney alcuni
anni prima, una di quelle cene con tanti invitati che per
le donne sono cos appassionatamente importanti e che gli
uomini sopportano a malapena. Harry si era avvicinato a Roger,
che fumava una sigaretta appoggiato allo stipite di una
porta dopo cena, perch le sigarette non erano ancora state
bandite da quel genere di occasioni. Harry era il padrone di
casa e come tale si sarebbe dovuto comportare, invece gli
aveva dato di gomito e aveva esclamato ridendo: Che senso
ha tutto questo? Bel busillis, eh? Cristo! Roger aveva sorriso,
confuso. La professione gli aveva insegnato a stare sempre
all'erta. Gli uomini stavano osservando un gruppo di
mogli, la moglie di Harry, Abigail, la moglie di Roger, Lee
Ann, Beatrice Archer e un paio di altre signore di Salthill che
parlavano tra loro eccitate, con i volti luminosi come fiori appena
sbocciati. La luce delle candele rendeva quelle donne,
pi vicine ai quaranta che ai trenta, stranamente bellissime.
C'era una misteriosa innocenza e semplicit nella loro bellezza,
come se non fosse mai stata messa alla prova; come se
nessuna di loro avesse mai gridato di dolore nel partorire,
tremato e mugolato nell'orgasmo, sudato, defecato. Come se,
sotto i loro vestiti costosi, avessero corpi perfetti e lisci come
bambole di lusso. Fluttuavano in quello stato di euforia festosa
in cui avevano bisogno di toccarsi e farsi reciprocamente
complimenti esagerati su capelli, pelle, vestiti, bellezza.
Naturalmente erano tutte amiche, si conoscevano da anni.
Erano sorelle, nate tutte dallo stesso grande uovo. Era come
se - Roger se ne accorse, con la mano di Harry posata sulla
spalla in una parodia di gesto fraterno, lo vide - cercassero
l'una nell'altra, magiche superfici riflettenti, una traccia della
propria immortalit. Erano petali colorati e brillanti che fluttuavano
sul caos buio e insondabile che si trovava sotto
Salthill e arrivava fino al centro liquefatto della Terra. Roger
rabbrivid e si allontan dalla mano di Harry Tierney. Harry
disse: Per loro  cos importante, vero?. Roger chiese: Che
cosa? L'amicizia?.  davvero "amicizia"? Harry riflett
un istante, poi accanton l'idea. Non so che cosa sia "l'amicizia".
Chiamiamola "vita sociale". Come alghe in uno stagno.
Organismi minuscoli legati da un'intimit fortissima,
simbiotici e "sinergici", ma sempre e comunque alghe in uno
stagno. Roger, che credeva nel valore dell'amicizia, o perlomeno
cos gli piaceva pensare, come pure dell'amore per Lee
Ann e la figlia, esclam: Su, Harry. Hai dato questa magnifica
cena stasera, vieni a tutte le nostre feste.... Harry rise.
Aveva la disinvoltura del sicario, era intoccabile. Per me
non farebbe nessuna differenza, se non vedessi mai pi nessuno
di Salthill in vita mia. E neanche per te, Cavanagh. Roger
ribatt rigido: Se lo dici tu. Grazie per avermi informato.
Non c' di che disse Harry, dandogli un pugno su una
spalla come se fossero compagni di liceo. Consulenza gratuita.
Attraversando la campagna di incomparabile bellezza del
Vermont e dello stato di New York, Roger riport Abigail
Des Pres a casa, a Salthill. Aveva sistemato le cose con l'autonoleggio
e patteggiato una multa salata per guida pericolosa
in stato di ebbrezza, con ritiro della patente per sei mesi.
Non le fece domande riguardo all'assenza di segni di
frenate sull'asfalto, ma fu lei, dopo un po', riscuotendosi
dalla sua apatia ed esaminandosi in uno specchietto i tagli e
i lividi sulla faccia, a dirgli che si era sentita "come stregata",
incapace di agire, al momento dell'incidente. Al volante
era sempre stata prudente, cauta, addirittura timorosa, ma
qualcosa l'aveva spinta ad andare forte, quella sera, pur non
essendo abituata alla Lexus e non conoscendo la strada.
Non era ubriaca, ripeteva. Ricordava tutto con una chiarezza
terribile.  stato come se una mano mi avesse girato il
volante. Verso destra, per farci finire fuori strada. La mano
di un demone. Con aria indifferente Roger chiese: La mano
di un "demone"?. Abigail rispose: S. Aveva il potere
di girare il volante e farci morire tutti e due, ma non era,
non credo, reale. Voglio dire, non fisica. Non ne aveva parlato
alle autorit di Middlebury perch sarebbe potuta sembrare
un'accusa nei confronti di Jared, come se Jared avesse
allungato una mano per girare il volante, e non era stato lui,
anche lui era innocente; non aveva osato dire nulla per paura
di essere presa per matta. Non intendeva dirlo a nessuno
tranne a Roger, e lo supplic di non raccontarlo ai loro amici
perch la voce si sarebbe sparsa ovunque, a Salthill. Che
vergogna! Roger la interrog sulla "mano di demone" e
Abigail ammise che forse era stata una forza, pi che una
mano vera e propria. Ma aveva la forma di una mano. L'aveva
vista! Certamente l'aveva sentita. Appena mi ha afferrato
il volante, sono rimasta paralizzata, non sono riuscita a
reagire. Non sarei stata in grado di rimettermi in carreggiata,
di controsterzare, di frenare... Si interruppe, leggermente
affannata, con gli occhi pesti fissi su Roger. ... cos come
non potrei farlo adesso, su questa macchina. Contro la tua
volont. Roger rise, a disagio. Abigail stava scherzando,
vero? O no? Jared non mi vuole pi parlare. Dice che ho
cercato di ammazzarmi e di ammazzare anche lui. Ma non 
vero, Roger. Tu mi credi, no? Roger replic: Abigail, certo.
Sono il tuo avvocato. Scoppi a ridere, era una battuta.
Ehi, no. Sono tuo amico.
Quando furono sul Tappan Zee Bridge, alto sul fiume
Hudson, Abigail cominci a parlare, rassegnata, del fatto che
aveva perso Jared cos poco tempo dopo aver perso Adam.
Cos era scritto, immagino. Roger obiett: Tu dici? Non
sono d'accordo. Ma Abigail, toccandosi i cerotti sulla faccia
e strizzando gli occhi per guardarsi nello specchietto, disse
con un sospiro: Me lo sento, sai. Alla mia et. La tua et?
Roger rise. Sei la pi giovane del gruppo. No. La pi giovane
 Marina Troy. Roger rimase in silenzio a chiedersi che
cosa sapesse Abigail di lui e Marina. In quello stagno pieno
di alghe che era Salthill, sembravano tutti al corrente degli
affari degli altri, pur facendo grandi sforzi per mantenerli segreti.
Come se gli leggesse nel pensiero, Abigail sollev con
delicatezza l'argomento delle lettere e cartoline che aveva
spedito ad Adam: le aveva trovate tra le sue carte?
No. Non ti preoccupare.
Oh, non mi preoccupo. Non c' nulla di vergognoso nell'amare
una persona. Abigail si tolse uno dei cerotti pi piccoli,
sollevando il mento. Sembrava un vaso delicatissimo
misteriosamente insudiciato, crepato. Anche quando l'amore
non  ricambiato.
Adam ti voleva molto bene, Abigail.
Dici?
A modo suo.
Ti... ti ha mai parlato di me?
Sai benissimo che era troppo discreto per fare una cosa
simile.
S, ma... parlava mai di donne con te?
Veramente no.
Sai se era mai stato sposato?
Il tono di Abigail era ansioso. Roger trov irritante che desse
ancora cos tanta importanza alla cosa. No. Non credo.
Davvero? Abigail riflett. Eppure avrei giurato che era
padre. Sarebbe dovuto esserlo. Amava i bambini e amava...
be', amava la vita. Dici che non ha mai avuto figli? Ho sentito
che si sono fatti avanti dei figli grandi, per l'eredit...
Voci infondate la interruppe Roger indispettito. Non
siamo riusciti a trovare nessun erede.
 ancora presto, no? Potrebbero ancora farsi vivi.
S. Ma ne dubito.
Perch un uomo come Adam, un uomo cos buono, non
dovrebbe avere figli e uno come Harry, che non  affatto
buono e francamente odia la vita, avere un figlio e volerselo
tenere tutto per s, poi? Abigail scosse la testa e sospir.
Non  giusto.
Non  logico disse Roger. Adam sarebbe stato d'accordo.
Dopo un po' Abigail, quasi non riuscisse a resistere alla
tentazione, disse: Adam giocava d'azzardo, sai. Voglio dire,
ogni tanto. A Las Vegas.
Ah, s?
Un anno, nel 1997, credo, "guadagn" undicimila dollari.
Dovette metterli nella denuncia dei redditi!
In realt Roger lo sapeva gi. Anzi, sapeva ben di pi. Ma
disse soltanto, in tono di ammirazione: Sono un sacco di
soldi, doveva giocare seriamente. A poker, immagino?
Credo. Non ne parlava molto. Sembrava che si vergognasse.
O forse faceva finta di vergognarsi, per evitare di parlarne.
Per lui il gioco era una specie di esperimento, diceva, una specie
di esperimento con l'universo e i "punti di contatto" dell'universo
con la sua mente. Non prendeva nulla seriamente
disse Abigail pensosa. Era solo un atto, hai presente. Che
osservazione strana, Roger non se l'aspettava da quella donna!
Rimase colpito dal fatto che, da quando aveva avuto l'incidente
- da pochissimo, quindi - Abigail Des Pres stava diventando
pi riflessiva; a meno che non avesse cominciato
quando era morto Adam. Prendere seriamente ogni atto in
quanto "atto" significa sottoscrivere ci che esso rappresenta,
dare per scontato un futuro, e questo credo che Adam non lo
facesse. No, Adam non giocava seriamente, perch era solo
un modo per fare soldi, un lavoro, una strana forma di investimento.
Roba che disprezzava. Prendeva seriamente solo la
vita, che  una cosa di cui non si pu parlare.
Cercava la verit. Come Socrate.
Socrate! Abigail suonava incerta.  un personaggio inventato
da... Chi era, Platone? O sono due persone diverse?
Roger dovette riflettere. Si pensa che fossero due persone
diverse, ma chi lo sa...  passato tanto tempo.
Tanto quanto? Mille anni?
Duemila, direi.
Duemila anni! E la vita  cos breve. Abigail sospir e si
tocc la pelle delicata con la punta delle dita. Con la coda
dell'occhio Roger le vide le dita scintillanti di anelli e si sent
in parte rassicurato. Una donna con le dita scintillanti di
anelli costosi non pu essere profonda. Strano che Adam
fosse cos preso da gente vissuta tanto tempo fa, ti pare? Non
credeva nel tempo, forse? Nel fatto che gli esseri umani cambiano?
Nel "progresso" dell'umanit.
No. Ma non credeva neppure il contrario. E tu?
Io? Abigail rise, mostrando la dentatura bianca e perfetta
come se fosse un altro accessorio. Che importanza ha che
cosa penso io? Abbandonata prima dal marito e ora anche
dal figlio. Si asciug gli occhi con un fazzolettino piegato
con cura. Sono... sono solo melma in uno stagno.
Roger rise, trovandola antipatica. Abigail Des Pres era ancora
la moglie di Harry Tierney. Be', come tutti, credo.
Cerchiamo di essere qualcosa di pi, per, ti pare? implor
Abigail. Gli tocc un polso, intuendo che stava per perdere
la sua approvazione, lei che si nutriva di approvazione.
Alcuni di noi ci provano con tutte le loro forze.
S, lo immagino.
Per tutto il resto del viaggio fino a Salthill, Roger guid in
silenzio.
Nella casa buia di Abigail, le pos la valigia nell'ingresso e
stava gi per andarsene in tutta fretta, quando lei gli prese le
mani tra le sue. Roger! Ho paura di non resistere da sola.
Non subito. Se fosse stato abbastanza all'erta e abbastanza
forte, forse sarebbe riuscito a sfuggirle; ma fu colto da un'inerzia
perversa, come un banco di sabbie mobili. Morbida e
cedevole come l'acqua, ma cocciuta come una bambina, Abigail
gli si avvicin e gli gett al collo le braccia sottili, tremanti,
ma forti. Abbiamo cos tanto in comune, Roger. Sono
anni che ti osservo. Entrambi abbiamo sofferto. E i nostri figli
hanno la stessa et. Sono come fratello e sorella. Questo ci
lega, no? Parlava con ansia, il viso proteso verso quello di
lui. Roger ebbe un brivido di panico e una fitta, tagliente come
un rasoio, di desiderio sessuale. Sono cos solo, fisicamente.
Aiutami, Signore. Il viso livido e luminoso di quella donna, il
suo orrendo occhio nero lo eccitavano; come se fosse stato lui
la causa della sua sofferenza. Non vedr mai pi n Adam
n Jared. Lo so. Parlava quasi con calma, rassegnata. Come
se avesse ucciso suo figlio e trovasse in questo un'amara
soddisfazione, la stessa che avrebbe provato Roger se Robin
avesse smesso di volergli bene e si fosse alleata con la madre
nel disprezzarlo; anche per lui sarebbe stata un'amara soddisfazione.
Mi ami? Almeno un po', per favore. Lo baci avidamente
e Roger si ritrov a baciarla, nella penombra del
soggiorno alto come una chiesa, teatro di tante feste. Era come
se anni e anni di feste fossero stati unicamente un preludio
a quella scena, a quella delicata consumazione. Roger e
Abigail barcollarono verso a un divano foderato di seta e vi
caddero sopra goffamente abbracciati. Eccitati, ansanti, maldestri
come adolescenti. L'alito di Abigail era forte come la
liquirizia. Ti amo, oh, ti amo, ti amo. Roger pens che Abigail
non sapeva pi chi era, che aveva dimenticato come si
chiamava. Anche lui faceva fatica a ricordare come si chiamava
lei, dove si trovavano. In fretta, spinse da parte, butt
per terra, che cosa? Piccoli, ma ingombranti cuscini di seta.
Per la miseria! Cominciarono a fare l'amore, con quanta rapidit
e facilit stava succedendo, cosce affusolate di donna,
pancia improvvisamente nuda, molto calda, ciuffo ricciuto e
morbido come lanugine; era come se i loro corpi bramosi, ferini,
avessero preso il sopravvento e la loro personalit fosse
stata annullata, annientata. Bocca carnosa, famelica, di donna
sulla bocca di Roger; sarebbe potuta essere di qualsiasi
donna, una bocca qualsiasi, e Roger all'improvviso fu immensamente
felice, sicuro che la tensione del suo ventre
avrebbe presto trovato sfogo, sarebbe esplosa in un delirio di
piacere indipendente dal cervello. Mi ami? Almeno un
po'? implorava la donna. Dimmi di s. Puoi dirmi una bugia.
Ti prego! Gli sbottonava la camicia, audace, cercava la
cintura dei pantaloni, con dita che Roger spinse via per
aprirsela da solo, il pene eretto, duro e caldo come quello di
un ragazzo, e la donna che lo guidava dentro di s, luccicante
come una pozza d'acqua, ma tutto a un tratto un rumore
confuso li interruppe. Cosa? Che cos' stato? Tesi come archi
pronti a scoccare la freccia, rimasero sdraiati vicini ad
ascoltare. Un ciuffo di capelli di lei gli si era impigliato fra le
labbra. Abigail alzava e abbassava ansiosamente la piccola
cassa toracica sotto quella di lui. Sulle prime il rumore pareva
essere nella stanza con loro, in un angolo buio, o forse nel
caminetto. Poi fu chiaro che veniva da fuori, frenetico raspare
sulla porta di casa.
Apollo?

5.
Robin scese le scale pesantemente, zoppicando.
Nel vedere che lui la fissava, disse in tono beffardo, mentre
un rossore rabbioso le saliva al viso: Sono cresciuta parecchio,
eh, Papi, dall'ultima volta che mi hai visto, un anno
fa?
La prima sorpresa - anzi, no, il primo shock e la prima delusione
- gli si dovevano essere letti chiari in faccia: per andare
a cena Robin si era messa un paio di pantaloni larghi e
sporchi, una maglietta verde pappagallo della Ryecroft sotto
una camicia di flanella abbottonata solo in parte, che le tirava
sul seno grosso, e un paio di scarpe da ginnastica luride. I
capelli ancora umidi le cadevano lisci e flosci intorno al viso
tondo da bambina, la pelle era arrossata, come se se la fosse
sfregata con l'asciugamano. Tra le ragazze pi carine, pi
femminili e meglio vestite nell'atrio del dormitorio Robin
spiccava: dava nell'occhio, con la sua aria ribelle. Vedendo il
padre che si sforzava di sorriderle, gli rise in faccia. Poi le si
contrassero le mascelle in un breve sorriso maligno.
Roger, con le guance in fiamme, decise di lasciar passare la
stoccata. L'insinuazione che non la vedesse da un anno,
quando l'aveva vista pi di recente, e lei lo sapeva benissimo.
L'insinuazione che fosse sconcertato - disturbato - dal
suo corpo pi maturo, dal seno e dai fianchi robusti. Cercando
di non sembrare n severo n implorante, disse: Stiamo
andando in un bel ristorante, tesoro. Pensavo che ti mettessi
qualcosa di un po' pi...
Robin rise. "Elegante"? Tranquillo, sei abbastanza "elegante"
tu per tutti e due.
Robin aveva una sacca da viaggio a tracolla, si rifiutava di
usare le valigie. Quando Roger si offr di portargliela, lo respinse.
 cos che mi faccio i muscoli, Papi. Roger ricord
che Lee Ann aveva detto che, nell'ultimo anno, alla figlia era
presa la fissazione dell'hockey e dello sport in genere. Si
sent sgomento: quella ragazza cos oppositiva era sua figlia?
Quella ragazzona rozza, non bella, con gli occhi pericolosamente
accesi, che lo guardava con aria ribelle e lo sfidava a
criticarla? Roger l'aveva aspettata mezz'ora nell'atrio del
dormitorio, costretto a osservare altre ragazze con cui non
voleva confrontare la figlia, ma incapace di non pensare, con
una stretta al cuore, La paternit  una partita a dadi. Ho giocato,
ho perso.
Nonostante tutta la sua indifferenza, Robin aveva gli occhi
pieni di un'emozione che Roger non intendeva provocare.
Non lui! Era la prima fase del suo weekend con la figlia. Lee
Ann gli aveva detto che Robin non parlava mai ("mai, dico,
mai") di lui, era chiaro che Robin ce l'aveva con suo padre, e
lui era intenzionato a riconquistare il suo amore, la sua fiducia.
Disse, comprensivo: Non importa. Vai bene cos, tesoro.
Possiamo sempre andare a mangiare da un'altra parte. L'importante
 che tu non ti sia fatta male in campo.
Robin, che sorrideva e faceva smorfie alle altre, un gruppo
di ragazze vestite come lei, rivolse nuovamente l'attenzione
a Roger e disse con calore: Ho male dappertutto, non solo
alla caviglia. Sono massacrata. Ma non mi sono fatta male,
nel senso che non ho bisogno di fare i raggi, di andare in infermeria
o chiss che.
Uscirono dal dormitorio, qualcosa doveva essere stato deciso.
Robin si lamentava scherzosamente dei dolori, dei lividi,
delle storte che si prendevano giocando a hockey. Tutte le
ragazze uscivano dal campo massacrate, anche le pi brave.
Era una specie di "segno del coraggio". Il centravanti, la ragazza
con i capelli biondo platino che era la migliore di tutta
la squadra della Ryecroft, a volte aveva dolori tali che quasi
non ce la faceva a sollevare la testa dal cuscino, la mattina
dopo una partita. Mentre attraversavano la corte quadrangolare,
Robin salut con la mano e a gran voce numerosi studenti,
sia maschi che femmine, a Roger fu fatto capire che era
molto conosciuta, un personaggio nella scuola. La chiamavano
"Robin", "Robbie", "Rob". Nello sguardo le brillava una
sorta di convulso piacere. Camminava in fretta, calcando i
tacchi per terra, Roger stentava a tenere il passo. Mi sembra
che ti trovi bene qui, tesoro, vero? Sono contento.
Robin alz le spalle, il commento del Papi era troppo banale
per degnarlo di una risposta.
Mentre andavano allo Hanover Inn in macchina, Roger
cerc di parlarle della partita perch voleva farle i complimenti,
capiva che Robin fremeva, era ancora eccitata, pur essendo
fisicamente stanca, e arrabbiata, senza dubbio in preda
a emozioni turbolente riguardo alla squadra e all'allenatore
che l'aveva fatta uscire, ma rispondeva soltanto a grugniti.
Roger le chiese se le piacevano le sue compagne di squadra,
che sembravano ragazze "simpatiche" e Robin sbuff e rise.
Oh, Papi, "simpatiche". Sei come la mamma. Avete un vocabolario
talmente limitato. Roger rise, perch era vero. Erano
parole che si dicevano, tipo perfetto, oppure splendido, parole
in codice di cui si era perso da tempo il significato. Roger disse:
Be', a me sembravano simpatiche. Per quel poco che ho visto.
Andate cos d'accordo...
Con un'alzata di spalle e un tono fattosi improvvisamente
cupo, Robin disse: Perch mi chiedi se mi piacciono? Quello
che conta  se io piaccio a loro.
Roger non seppe come rispondere.
Si chiese: si considera cos poco importante che quel che
prova lei non conta?
Diciamocelo, Papi: se io piacessi di pi a loro, magari mi
piacerebbero di pi.
Credevo che ti piacessero. Credevo...
Oh, certo. Mi piacciono da morire. Robin rise e si pul il
naso con il dorso della mano. Era seduta con una gamba muscolosa
accavallata sull'altra, il polpaccio appoggiato sulla
gamba dei pantaloni color cachi. Di tanto in tanto si massaggiava
la caviglia. Aveva un paio di calzini bianchi molto simili
a quelli del padre. Roger intravide la pelle ruvida, arrossata.
Disse: Spero proprio che non sia una distorsione. Perch
non ti sei fatta vedere da qualcuno? Robin fece spallucce.
Roger continu: Se non migliora, possiamo cercare un dottore
domani mattina.
Robin fece un verso nauseato.
Oh, certo, Papi. Sai che spasso. Invece di andare allo Air
and Space Museum.
Se ti sei fatta male...
Non mi sono fatta male. Sono pi resistente di quanto
pensi. Non sono delicata come la mamma, che praticamente
si scioglie sotto la pioggia. O fa finta. Per farsi soccorrere dal
caro George. Robin fece una risata aspra.
Roger non aveva intenzione di seguirla su quella strada,
no, grazie! Con tenerezza disse: Avete giocato proprio bene.
Tutte e due le squadre. Quelli che erano vicino a me a guardare
la partita erano ammirati. Anch'io ero ammirato. Spero
che tu non ci sia rimasta male, tesoro, che l'allenatore ti abbia
fatto uscire. Non poteva fare altro. Stavi giocando bene....
Robin lo interruppe, spazientita. Ho giocato da schifo. 
stata la partita peggiore di tutto l'anno. Nemmeno in allenamento
ho mai giocato cos male.
Ma quando sono arrivato...
Appunto! esclam Robin eccitata. Prima che arrivassi
tu, andavo fortissimo. Avevo quasi segnato. Ho rubato la
palla alla loro giocatrice migliore. Poi, quando ti ho visto e
ho cominciato a sentirmi osservata - come se tu volessi con
tutte le tue forze che non sbagliassi - ecco che ho cominciato
a far cazzate.
Roger fu colto talmente alla sprovvista da quello sfogo che
continu a guidare in silenzio. Sua figlia aveva usato la parola
cazzate con lui! Per la prima volta. E in quel modo brutale.
Gli dava la colpa della propria performance scadente. Offeso,
disse: Robin, non mi sembra giusto e nemmeno logico.
Volevi che venissi a vederti giocare e io sono venuto. E non
hai giocato male...
S, invece. Ho giocato malissimo. Ho messo male il piede
e sono caduta apposta, per finire in panchina. Era indignata
che suo padre fosse talmente idiota da aver bisogno di quelle
spiegazioni di una semplicit avvilente. Ed  stato per colpa
tua, perch c'eri tu. Rovini sempre tutto.
Sempre? Cosa...?
Uno dei miei prof dice che la telepatia esiste. Certe persone
mandano messaggi mentali e altre li ricevono. Tu, Papi,
sei uno di quelli che li mandano. E i segnali che mandi sono
negativi per chi li riceve.
Roger disse: Sono tutte stronzate.
Eppure dovresti saperlo.
Che cosa vorresti dire?
Robin alz le spalle. Accese la radio e cambi cinque o sei
canali. L'auto attraversava veloce un paesaggio suburbano.
Il traffico del venerd pomeriggio si stava intensificando.
Avrebbe dovuto ordinare un altro whisky, dopo il primo, il
tempo l'avrebbe avuto. Abigail Des Pres aveva ragione. Lei e
Roger avevano una cosa in comune: i figli adolescenti. Una
cosa che creava un legame fra chi ce l'aveva, come l'emofilia
o le emorroidi.
Quando gli scriveva con la posta elettronica, Robin spesso
esordiva cos: caropapimorto. Voleva essere spiritosa? Be', a
lui non faceva ridere. Non rispondeva mai, li ignorava. Spesso
Robin firmava i suoi messaggi brevi e criptici scrivendo
bacibaci, nibor. "Robin" alla rovescia. Voleva forse essere
spiritosa?
Roger disse: Robin, tesoro, mi dispiace vederti cos. Aspettavo
con ansia questo weekend. C' qualcosa che non va?.
Il prof dice che la vita  "fondamentalmente" sbagliata.
Perch la Natura  una lotta continua, specie contro specie e,
all'interno della specie, individuo contro individuo. La Natura
 una matrigna crudele. Cristo, come si fa a progettare
una roba del genere?
Roger lanci un'occhiata alla figlia, allarmato. A giudicare
dall'emozione che suscitava nella ragazza, si sarebbe detto
che la teoria darwiniana dell'evoluzione era un'idea nuova,
radicale. Forse a quindici anni, quando si  appena cominciato
a pensare sul serio, lo .
Roger obiett: Ma l'insegnante vi avr spiegato anche
che gli esseri umani hanno raggiunto un grado di evoluzione
superiore. Abbiamo la civilt, la moralit, la legge....
La "legge"! Vallo a dire agli ebrei che sono stati gasati nei
forni dai nazisti.
... abbiamo cose in cui crediamo, cose per cui siamo disposti
a morire, che vanno al di l della lotta per assicurarci
cibo e territorio...
Queste "cose in cui crediamo" sono fragili canoe che vanno
bene per fare un giro quando il tempo  bello, ma se c'
una tempesta, allora ognuno per s e Dio per tutti.
Come si fa a guidare nel traffico caotico dell'ora di punta
di un venerd e contemporaneamente a difendere l'umanit
e la civilt dalle accuse di una quindicenne furibonda? Roger
si ritrov a dire, con il tono che usava quando Robin era una
bambina e guardava il padre ammirata, con i suoi bellissimi
occhi castani lucenti: Dimentichi, Robin, che l'amore fa la
differenza. Gli esseri umani appartengono a una specie capace
di amare. Soprattutto i loro consanguinei. Gli individui si
sacrificano gli uni per gli altri, talvolta rinunciano alla propria
vita per gli altri,  un istinto. Un genitore per un
figlio.... Lasci la frase speranzosamente in sospeso e si prepar
alla risata sprezzante di Robin pensando che lo avrebbe
punto nel vivo, che non l'avrebbe sopportata.
Invece Robin lo sorprese dicendo, a voce pi bassa: Mi 
dispiaciuto sentire, sai, dello zio Adam. Borbott il nome
come se si vergognasse a pronunciarlo.
Ah, gi.
Me l'ha detto la mamma, dopo che vi siete parlati. Me
l'ha accennato, cio. Lanci un'occhiata a Roger, impegnato
nella guida. Si era esposta, aveva lasciato scoperta una fiammella
tremula e questo le faceva paura. Si massaggiava energicamente
la caviglia e la zona dolente tutto intorno.
Una morte cos improvvisa... Siamo rimasti tutti molto
scioccati e rattristati. Ha avuto un attacco cardiaco - tua madre
probabilmente te l'avr detto, ti ha fatto leggere gli articoli
sul giornale? - mentre cercava di salvare una bambina
nel fiume.
S. Ho visto. Che sfiga.
Sfiga! Roger si irrigid, detestava quelle parole in bocca a
sua figlia, ma si guard bene dal protestare.
Voglio dire... riprese Robin, pi morbida. Cio, che tragedia.
Mi hanno fatto una rabbia quei coglioni dei genitori di
"Samantha"! Mi veniva voglia di annegarli. Tacque, ansando.
Lui chiedeva mai di me? Dopo che la mamma ha deciso
di andare via?
Certo, tesoro. Sempre. Adam ti era molto affezionato,
sai.
Ah, s?
Lo sapeva, ma aveva bisogno di essere rassicurata. Roger
la rassicur.
Cos parlarono, soprattutto di Adam. Roger vide con sollievo
che erano quasi arrivati allo Hanover Inn. Era molto
pi tranquillo sul conto della figlia e lei pareva pi tranquilla
su di lui. Se c'era un adulto che a Robin era piaciuto, negli
anni vissuti a Salthill, era Adam Berendt.
Titubante, Robin disse: La mamma mi diceva che aveva
sentito da certi amici che il signor Berendt aveva... delle cose?
Cose che nessuno si aspettava di trovare in casa sua?.
Quali cose?
Oh, non so.
Che genere di cose?
Sono solo pettegolezzi, sai com' la mamma. Racconta
qualsiasi cosa le dicano.
Tesoro, che genere di cose? Sono l'esecutore testamentario
di Adam, sono al corrente di tutto.
La mamma diceva che ha sentito dire che il signor Berendt
aveva, cio, un sacco di soldi nascosti. Dentro certe
scatole. Sotterrati in cantina? Milioni di dollari? Lo osservava
attentamente. Vedendo che faceva una smorfia, aggiunse:
Io non ci ho creduto. Perch avrebbe dovuto nascondere i
soldi in quel modo? Lui o chiunque altro, voglio dire. Se hai
dei soldi li metti in banca, no? Gliel'ho detto, alla mamma.
Crede a tutto in una maniera da far piet.
Con cautela Roger rispose:  ovvio che Adam non teneva
soldi nascosti in casa.  una voce assolutamente infondata.
Gliel'ho detto, alla mamma, che mi sembrava ridicolo. Lo
zio Adam disprezzava il denaro, se ne fregava delle cose materiali.
S, abbastanza.
Qualche volta ci sono stata, nella cantina dello zio Adam.
Quando lo andavamo a trovare. Avr avuto, non so, dieci anni.
Tanto tempo fa.
Ah, s?
Era una cantina vecchissima. Faceva un po' paura. Lo zio
Adam diceva che forse ci avevano seppellito della gente, un
sacco di tempo fa. Voglio dire, se ammazzavano uno nella taverna,
perch prima quella casa era una taverna, lo seppellivano
in cantina.  vero?
Non sapeva bene perch, ma non gli piaceva la piega presa
dalla conversazione. Ne dubito, Robin. A Adam piaceva
scherzare, sai.
Era cos buffo. A volte mi faceva proprio ridere. Robin si
strofin energicamente il naso. Anche quando non c'era
niente di buffo, lo zio Adam riusciva a far ridere la gente.
Era un dono che aveva, s.
Roger stava parcheggiando la BMW dietro l'albergo quando
Robin improvvisamente scoppi a piangere. La abbracci
e lei gli nascose la faccia contro la spalla.  come se mi fossi
resa conto solo ora che non vedr mai pi lo zio Adam. Accidenti.
Entrarono nell'albergo, dove Roger aveva prenotato una
suite all'ultimo piano, il quarto. Lo Hanover Inn era un locale
"storico" lungo la Baltimore Pike, arredato con numerosi
pezzi originali di epoca coloniale. Osservando le due camere
dai soffitti altissimi e un po' fredde, Robin comment: Chiss
quanta gente  morta qui.
Con i pantaloni larghi, la maglietta verde e la camicia di
flanella che le tirava sul seno da donna fatta, Robin si piazz
con le mani sui fianchi dondolando da un piede all'altro, come
se stesse studiando il posto. Gli ambienti eleganti la intimidivano
e nello stesso tempo le suscitavano reazioni infantili.
Roger, che stava appendendo i vestiti in un armadio, la
vide che si girava, strizzava l'occhio e si sorrideva allo specchio.
La crisi di pianto nel parcheggio l'aveva messa in imbarazzo
e in subbuglio. Con gli occhi ancora lucidi, inclin la
testa per cogliere la luce nello specchio, si lisci la camicia di
flanella logora sul petto, fece un'altra smorfia e sorrise. Nello
specchio, a distanza ravvicinata, la faccia rotonda da eschimese
di Robin, la pelle ruvida, color gesso da sarto, pareva
quasi attraente. Con disinvoltura, con l'aria da studentessa
brillante, esclam: Papi! Tu che hai una mente logica, da avvocato,
e tutto, se ti dicessi -  solo un'ipotesi, Papi, capito? -
che un uomo che assomigliava allo zio Adam a volte mi
"toccava"? Quando ero....
Roger si volt con gli occhi sbarrati. Cosa, Robin?
Robin lo fiss impassibile. Aveva smesso di dondolare, ma
aveva sempre le mani sui fianchi. Ho detto se. E un'ipotesi.
Non parli sul serio, vero?
Te l'ho detto, Papi,  solo un'ipotesi. Come dire? Un
esperimento. Un esperimento logico. Ti sto solo chiedendo
come reagiresti, se...
Scusa, ma questa cosa non mi diverte affatto. Roger deglut
a fatica. Aveva qualcosa in mano, una gruccia di metallo,
e non sapeva pi cosa stava facendo.
Robin, spazientita, replic: Non deve divertirti, infatti. 
un esperimento con la realt. Introduci un elemento estraneo,
tipo, in una situazione seria. In chiesa, per esempio. O a
un funerale. Quando la gente dice le solite cose, banalit. Esistono
mondi paralleli, sai. Universi paralleli. Lo dice l'insegnante
di matematica.
"Universi paralleli"? Ma di che cosa stiamo parlando?
Non stiamo parlando del vero Adam Berendt, Papi. Non
 il caso di fare quella faccia disgustata, o colpevole, non so.
 un'ipotesi. Come nella logica. Un universo parallelo.
Che razza di sciocchezze vai dicendo?
Non possiamo dimostrare che non esiste un universo
parallelo, e a buon diritto quanto il nostro. Il tono di Robin
era trionfante. Roger vi riconobbe l'eco di un adulto
che si fa bello davanti ai suoi studenti, divertendosi a impressionarli
e a confonderli. Gli venne voglia di prenderlo
a schiaffi.
Ma, ragionevole, disse: Un'affermazione che non pu essere
confutata non  scientificamente valida. Non regge dal
punto di vista logico. Come le favole.
Secondo l'insegnante di matematica...
Digli che spara un sacco di cazzate la interruppe Roger
appendendo la gruccia nell'armadio con tanta forza che il
gancio si pieg.
Dille, caso mai.  una donna. Robin era felice che il padre
fosse caduto in fallo. In tono sfottente disse: Okay, le
dir: "Signorina Ringler, mio padre, che  un grande avvocato,
le manda a dire che lei spara un sacco di cazzate". Rise
sguaiatamente. Roger rinunci a rispondere per paura di
non riuscire a controllarsi. Si ritir nel bagno, intenzionato a
farsi doccia e barba per la seconda volta quel giorno. Voleva
ripulirsi delle schifezze che la figlia arrabbiata gli aveva scaricato
addosso allo stesso modo in cui, da piccola, per dispetto
si divertiva a rovesciare sul pavimento della cucina ci
che aveva nel piatto per farlo raccogliere alla tata con la faccia
rossa.
Uno dei criptici scambi di messaggi e-mail tra caropapimorto
e nibor dell'estate precedente, che Roger fino a quel
momento aveva pi o meno dimenticato, era stato il seguente:
Perch tu e la mamma vi siete sposati? Avete fatto uno sbaglio.
N.
* * *
Ci siamo sposati per il motivo pi ovvio: eravamo innamorati. Siamo
stati molto felici insieme per tanti anni, non  stato uno sbaglio. Sei
nata tu.
B.
* * *
appunto!!!
n.

6.
Una tregua. A cena nel ristorante dell'albergo, placati dalle tremule
fiammelle di piccole candele che sembravano lumi votivi,
Roger e la figlia furono cordiali. Furono educati, sorridenti.
Furono pazienti l'uno con l'altra; il Padre si limit a ridere per
il fatto che la Figlia continuava a cambiare idea sul primo piatto.
La Figlia si era addirittura lavata il viso in fiamme, aveva
fatto il gesto di pettinarsi i capelli arruffati, si era tolta la brutta
camicia di flanella e aveva un bel maglione nero a trecce sopra
la maglietta verde. Si era data un po' di rossetto, Roger sperava
non l'avesse fatto per prenderlo in giro, e in quella luce lusinghiera
aveva un'aria esotica, era bella. Sorridendole, Roger
si chiese se nella sua famiglia o in quella di Lee Ann ci fosse
sangue di nativi americani, magari eschimesi o Inuit.
Non riparlarono dello zio Adam. Basta con le ipotesi.
Roger era rimasto scosso dalla conversazione in camera,
ma si consol pensando.  arrabbiata. Non con Adam, ma con te.
Davvero? Doveva rassegnarsi, anche se era convinto che la
rabbia della figlia fosse ingiusta. Adesso, dopo aver tirato un
po' troppo la corda su in camera, Robin era pi dolce, rispettosa
e cauta nei confronti del Papi. Forse quelle parole rozze
e crudeli avevano scioccato anche lei.
Quando la cena fu servita, Robin mangi avidamente. Una
ragazzona nell'et dello sviluppo: l'appetito la divorava come
un fuoco da alimentare continuamente. Lombata di manzo,
patate fritte, pane e burro. Mangi anche le patatine di Roger,
innaffiandole di ketchup. Roger rise e scherz con lei. Era
spiritosa, con la battuta pronta, faceva il verso agli insegnanti,
s, anche la tanto rispettata Miss Ringler venne presa maliziosamente
in giro, tutti gli adulti le sembravano ridicoli, pieni di
s, boriosi. Roger non poteva darle torto. Era affascinato. Voleva
lasciarsi affascinare. Ordin una seconda caraffa di vino
rosso. Si sentiva leggermente depresso. No, ottimista. Va tutto
bene. L'hai vista giocare a hockey. Non ti odia. Dal momento che
ridevano e che stavano per esaurire le cose di cui ridere, Roger
raccont a Robin della disavventura di Abigail a Middlebury,
Vermont. Robin conosceva Jared Tierney perch avevano
frequentato entrambi la Salthill Middle School. Jared pu
ringraziare di essere ancora vivo, eh? rise Robin. Tu non
cercheresti mai di uccidermi, Papi, vero?
Robin disse Roger, trasalendo anche se sapeva che la figlia
stava scherzando, non sono cose da ridere.
Lo so. Scherzavo, Papi.
Bene. Lo so, tesoro.
Mentre mangiavano il dessert, torta di noci con due palline
di gelato alla crema, Robin disse: Sei molto amico della
signora Tierney, immagino, se sei andato fino nel Vermont
per aiutarla. Lo guard con sospetto, seduto di fronte a lei,
come se ci avesse pensato solo in quel momento.
S, direi di s.
Non era una delle donne di cui la mamma diceva... Cosa
diceva?
Robin strinse i denti. No, Robin.
Sei innamorato di lei, adesso? La domanda era scherzosa,
quasi sfottente. Ma Roger ne percep tutta la ferocia.
No, assolutamente.
Non sei innamorato di Abigail Tierney?
Roger non aveva nessuna voglia di rispondere. Quando
Lee Ann lo interrogava in quel modo - spesso in camera,
mentre lui si spogliava per andare a letto ed era quindi pi
vulnerabile, esposto, infastidito, e tuttavia riluttante a
opporsi alla moglie, perch sapeva quanto lei desiderasse straziare
la sua carne e anche la propria, quanto desiderasse essere
ferita, devastata, umiliata - reagiva in modo stoico, con
calma. Pensava: Non devo lasciarla cominciare. Ora disse a Robin:
No, tesoro. Ammesso che la cosa ti riguardi. Non sono
innamorato di Abigail. Una pausa. Si chiama Des Pres,
adesso. Da quando ha divorziato.
Ostinata come sul campo di hockey quando inseguiva avversarie
pi veloci di lei, Robin ribatt: Per sei stato con lei
nel Vermont.
Robin, non sono stato "con" lei. Sono andato a darle una
mano, l'ho fatto per lei e per Jared. Era una situazione difficile
e io sono il suo avvocato.
Da quando?
Da un po'.
Ah,  questo che sei! Il suo avvocato! Robin lo disse come
se fosse il nome di una malattia rara.
Roger sorrise. All'improvviso si sent montare dentro un'ira
oscura. Guard la figlia che si metteva in bocca il gelato
ruotando il cucchiaio in un modo che gli ripugnava. Senti,
Robin, il mio lavoro, la mia professione, la mia vita... Non
hai diritto di disprezzarli. Quello che guadagno...
Robin continuava a leccare il cucchiaio. Con calma disse:
Certo, Papi, lo so.
La legge  una professione rispettabile. E decisamente
non facile. Ma  grazie a quello che guadagno che...
Tranquillo, Papi! Lo so.
Roger aveva le labbra intorpidite, come anestetizzate.
Stentava a credere di aver pronunciato, davanti a quella figlia
sarcastica, con le sopracciglia che sembravano bruchi
pelosi, parole tanto vuote e autolesioniste.
Rimasero in silenzio per un po'. Roger sentiva pulsare i
timpani. Gli sarebbe piaciuto prendere la figlia per le spalle e
darle una bella scrollata. Era esasperante quanto lo sono i
bambini piccoli, senza sottigliezza, senza finezza, come se
non sapesse neanche lei che cosa voleva. Come sua madre.
Vuole far male e basta. Le provocazioni di Lee Ann nei suoi
confronti a volte si concludevano facendo l'amore, rudemente,
velocemente, senza sentimento; quel tipo di amore che,
nel matrimonio, segnala l'inizio della fine del matrimonio;
perch il matrimonio non  passione, ma tenerezza, sentimento
puro. Per Robin, invece, Roger provava avversione fisica,
ripugnanza. Aveva voglia di toglierle quel sorrisetto
dalla faccia con un ceffone.
Eppure Robin insisteva. Fondamentalmente, Papi, tu difendi
criminali in giacca e cravatta. Che cosa c' da vantarsi
tanto?
Criminali?  ridicolo.
Perch? Non lo sono?
Roger si chiese se la figlia sapeva davvero cos poco del suo
lavoro. Della sua vita. O se quello era uno dei suoi modi per
tormentare il Padre. Rispose: Io mi occupo in prevalenza di
contratti, testamenti. Negozi giuridici. Il nostro studio lavora
sempre pi con aziende, non con privati. Andiamo di rado in
tribunale. Pensavi che facessi il penalista?.
S. Perch, non lo fai mai?
Rarissimamente.
Non aiuti la gente, allora? I poveri...
I "poveri" non sono gli unici ad aver bisogno di aiuto e a
dover essere tutelati dalla legge. Roger parlava con calma,
ma il pulsare martellante dentro la sua testa continuava. Mi
sembra che tu abbia un'idea molto limitata della mia professione.
Non ti occupi mai di questioni di vita o di morte ribatt
Robin, esasperata. Non sono importanti! Non pi di tanto.
Roger si sforz di sorridere, padre affabile, pur circondato
dalla corruzione. Disse: La maggior parte delle azioni che
compiamo nella vita non sono "importanti", tutto considerato.
Sono importanti per noi. I miei clienti non sarebbero d'accordo
con te, tesoro.
Chiamare tesoro quella creatura giovane e sdegnosa, con le
sopracciglia come bruchi pelosi, i capelli sul viso, le mandibole
che stritolavano torta di noci! Il Padre stava facendo
uno sforzo, uno sforzo enorme. Era evidente che stava facendo
uno sforzo enorme. Ma Robin non cadde nel tranello, accantonandolo
con un gesto della mano chiusa a pugno. A
che cosa serve la legge, Papi? Fondamentalmente per far arricchire
gli avvocati, no? Voglio dire, fondamentalmente.
La legge... Roger esit, un uomo sull'orlo dell'abisso. La
legge  uno dei fondamenti della civilt. Senza la legge...
Robin lo interruppe con foga. Che cos' la civilt? Solo
una struttura di potere, no? Un 'egemonia, si dice. Per tenere
sottomesse le masse, e le donne. Certo, a quelli come te la
"legge" piace. Per forza,  sempre dalla vostra parte!
Senza la legge prosegu Roger a denti stretti, saremmo
dei selvaggi.
E invece non lo siamo?
Se lo fossimo, tesoro, te ne accorgeresti.
Robin guard il padre al di l della tovaglia bianca, delle
posate e dei piatti sporchi, e per un attimo si scopr, lasciando
intravedere un'oscura, rabbiosa consapevolezza del limite
fino al quale la Figlia si poteva spingere e del limite fino
al quale il Padre si sarebbe lasciato spingere prima che avvenisse
una catastrofe. Ma quanto era deliziosa la possibilit
della catastrofe! Roger vide nell'ammiccare dei grandi occhi
della figlia la stessa espressione di maligna innocenza che
doveva aver preceduto la deliberata distorsione alla caviglia
durante la partita. Se io mi detesto, perch non dovresti detestarmi
anche tu?
Abbass velocemente gli occhi, il viso congestionato.
Spinse via il piatto del dessert con la punta delle dita, in un
gesto pignolo di improvvisa ripugnanza. Come se alla fine si
fosse disgustata e avesse avuto paura.

7.
Roger dorm male, quella notte. Nella stanza che aveva scelto
per s, comunicante con quella della figlia. (Robin aveva
chiuso a chiave la porta in punta di piedi, Roger l'aveva sentita.)
Continuavano ad aprirglisi gli occhi, era disorientato,
confuso, le budella come serpenti attorcigliati. Non riusciva
a immaginare come sarebbe stato il weekend. L'intero sabato
e buona parte della domenica a Washington, in compagnia
di sua figlia.
S, ma Roger era suo padre, le voleva bene.
Certo, s, le voleva bene.
Non era stato lui a volere il divorzio, solo l'orgoglio gli
aveva impedito di implorare in ginocchio.
Perch sei infedele?
Perch? Per solitudine.
Solitudine? Chi ti manca, che cosa?
Per paura della solitudine, forse. Adam, non lo so!
Ma mettere a repentaglio il matrimonio, la famiglia, per un motivo
che non sai spiegare?
Se lo sapessi spiegare, Adam, non lo farei, cazzo, ti pare?
Quando si svegli, con gli occhi che bruciavano, lacrime
di rabbia, delusione, senso di abbandono, non riusciva a ricordare
dove diavolo fosse. Ma era solo, Adam non c'era
pi. Aveva perso il suo migliore amico e che cosa gli era rimasto,
in cambio?
Si alz per andare nel bagno. In punta di piedi. Per non
svegliare Robin nella stanza accanto.
Gli sarebbe piaciuto parlare con Adam. Parlare e ridere
con lui. Non gli aveva ancora raccontato della disavventura
di Middlebury. Uno come Adam avrebbe apprezzato il
pathos e il lato grottesco della vicenda.
Quel desiderio disperato di unirsi a una donna: alla met
perduta della propria anima. La met perduta, di qualsiasi
cosa fosse.
Il modo in cui lui e Abigail Des Pres si erano staccati di
colpo, come bambini colti in flagrante. Abigail era andata ad
aprire la porta, chiss perch si era sentita in dovere di aprire
a quel raspare furioso sulla porta, e con un balzo era entrato
Apollo, simile a un lupo, con gli occhi fulvi e lappole nel ruvido
pelo argentato. Zoppicava e ansimava. Bench dovesse
essere stato accucciato fuori della porta, adesso che la porta
veniva aperta pareva che avesse corso e fosse entrato con un
grande slancio folle. Era famelico e Abigail gli aveva dato da
mangiare in cucina. Abigail e Roger avevano guardato mangiare
il mezzo pastore mezzo husky, poi Abigail aveva chiesto
educatamente a Roger, che si era rassettato i vestiti e aveva
pi o meno ritrovato la calma, se voleva fermarsi a cena,
ma Roger aveva declinato freddamente. Forse che Roger Cavanagh
non era niente di pi - o addirittura niente di meno -
di un cane, da lasciarsi sfamare per piet da quella donna?
Se n'era andato, non voleva vederla mai pi. Il solo pensiero
di lei, della sua bocca rossa e morbida, il suo occhio nero
e il viso pieno di lividi, il corpo esile e tremante di desiderio,
gli ripugnava. Essere trattato cos era un insulto alla sua
virilit! E all'altra donna, quella con i capelli rossi, non voleva
pensare affatto.
Eppure si sentiva responsabile di Abigail Des Pres, si
preoccupava per lei e si ritrov a telefonarle; in realt non
voleva e fu sollevato poich lei non rispose e non scatt nessuna
segreteria cui lasciare un messaggio. Alla fine, una settimana
circa dopo l'episodio di Apollo, Roger and a trovarla
in Wheatsheaf Drive. Nel viale d'accesso circolare davanti
al cottage c'era il furgone di un giardiniere. Roger vi parcheggi
dietro. Se Abigail era in casa. Se lo vedeva. Se era destino,
era destino. Avrebbe cancellato completamente il suo
amore per la rossa, sarebbe sprofondato in lei senza toccare il
fondo e l'avrebbe fatta finita. Gli pareva di sapere gi che, se
avesse fatto l'amore con quella donna solo una volta, lei l'avrebbe
adorato, sarebbe diventata sua moglie. Roger voleva
risposarsi, il pensiero di rimanere solo ancora a lungo lo faceva
stare male. Ma quando and a suonare alla porta, il capo
della squadra di giardinieri gli disse, facendosi sentire oltre
il rombo di motori tanto potenti che a Roger vibrava la
scatola cranica, che la signora Tierney era andata via per tutta
l'estate. A Nantucket.
Al mattino partirono per Washington sotto una pioggia
battente. Il vento scuoteva la macchina, Roger aveva la sensazione
che non sarebbero mai giunti a destinazione.
Il giorno precedente era stato autunnale, bellissimo. Quello,
invece, era una massa di nubi tempestose che sparavano pioggia
come cannonate. La prima colazione all'antico Hanover
Inn non era stata un'esperienza gradevole. Dapprima Robin si
era rifiutata di ordinare, atteggiando il viso da pechinese in
una smorfia di simulata nausea infantile. Non faccio mai
colazione. In tono di disapprovazione Roger, come ogni buon
genitore, aveva detto: Dovresti mangiare qualcosa, la prima
colazione  il pasto pi importante della giornata. Le labbra
del Caropapimorto erano intorpidite. Non aveva idea di quel
che stava dicendo. Discorsi da Caropapimorto. Come se avesse
soltanto bisogno di essere un po' corteggiata, Robin si era
lasciata convincere facilmente. Okay. Se insisti, mangio!
Con tetra soddisfazione aveva ordinato uova, salsicce e waffles
che aveva divorato avidamente, abbassando la testa sul piatto.
Roger, sfogliando "USA Today", omaggio dell'albergo ai
clienti, aveva cercato di non farci caso. Quanto a lui, non aveva
voglia di niente, se non di caff, nero, appena fatto, tutte le tazze
che aveva osato berne. Nella BMW, sotto la pioggia, il cuore
gli balzava e batteva sordo nel petto. Robin si lament di aver
mangiato "da far schifo", massaggiandosi la pancia, dando la
colpa al Caropapimorto, com'era logico. Cominci ad armeggiare
con l'autoradio. Nessuno dei CD nel vano portaoggetti
era di suo gusto. Erano diretti nella capitale per vedere, pi
che altro, musei. Bellissimi musei! Al telefono, quando avevano
organizzato quel weekend, il primo weekend con la figlia
da un numero di mesi che Roger preferiva non ricordare, Robin
era entusiasta come una bambina. In particolare non vedeva
l'ora di andare allo Air and Space Museum. Qualche anno
prima, in terza media, aveva annunciato che intendeva studiare
lo spazio, "l'universo"; voleva diventare un'astronoma,
o un'astrofisica, forse addirittura viaggiare nello spazio. Con
gran convinzione aveva detto ai genitori: I viaggi spaziali saranno
comunissimi, nel ventunesimo secolo! Ci andremo tutti!.
Roger aveva sorriso, sentendo fare una simile dichiarazione
alla figlia allora tredicenne. Forse i giovani hanno il dono di
vedere il futuro?
Mentre la gente di mezz'et  prigioniera del passato.
A met della strada per Washington, verso le dieci, Robin
fu colta improvvisamente dal mal di pancia. Diarrea? Papi,
esci alla prossima, ti prego. Devo andare in bagno al pi presto.
Si lamentava piano e dondolava sul sedile accanto a lui,
con la fronte imperlata di sudore. Roger si ferm immediatamente
a una stazione di servizio con fast food e Robin scese
dalla macchina gemendo e corse sotto la pioggia verso l'entrata,
piegata in due per il mal di pancia. Preoccupato e stupito,
Roger la segu. E ora? E adesso? Non voleva pensare
che sua figlia si fosse ingozzata apposta a colazione per sentirsi
male. Forse, una volta cominciato a mangiare, non era
riuscita a trattenersi... Roger aspett, in preda ai sensi di colpa.
In un caso o nell'altro  colpa tua. E lo sai.
Dopo qualche minuto Robin usc dal bagno delle donne.
Aveva la faccia bianca come la colla e le labbra color gesso,
gli occhi lucidi di lacrime, con una strana espressione esaltata.
Si avvicin a Roger tremando, sorridente. Quando lui fece
per accarezzarla, per chiederle come stava, Robin mormor
con spietato candore: Ho le nausee mattutine, Papi.
Nel locale c'era della musica rock adolescenziale a volume
piuttosto alto. Roger si mise una mano vicino all'orecchio.
Come hai detto, tesoro? Non ho sentito.
Hai sentito, Papi. Hai sentito benissimo.
Robin si allontan dal suo Caropapimorto barcollante, con
un sorriso che metteva in mostra tutti i denti, e usc dal ristorante.
Stordito, come in sogno, ma un sogno che non riconosceva,
Roger la segu.
Nausee mattutine.
Nausee mattutine?
Non aveva sentito. S che aveva sentito.
Gli pareva di avere la testa chiusa dentro una gigantesca
campana riecheggiante.
Robin! Tesoro, aspetta...
Era sicuro che fosse un malinteso. Uno scherzo. Robin era
una brava attrice, una comica nata. Non era il tipo da...
Cerc di aiutarla ad arrivare alla BMW, perch ondeggiava
come se stesse per svenire, ma fu respinto. In macchina si
pieg in due, con le braccia incrociate sulla pancia. Emanava
un forte odore di vomito, aveva un alito pestilenziale. Roger
si mise al volante, cercando di mantenere la calma. Tesoro,
hai detto... nausee mattutine? Vuol dire che...?
Robin replic secca: Lo sai benissimo che cosa vuol dire,
Papi.
Tua... tua madre lo sa?
No.
E... lui?
Lui chi?
Il... Il... Roger non riusciva a pronunciare quella parola,
che in quel momento gli parve oscena: padre.
Rimasero in un silenzio teso per un tempo che parve eterno
ma che dur al massimo due o tre minuti, con la pioggia
che colava sui finestrini della BMW grigia metallizzata ultimo
modello. La mente di Roger lavorava frenetica, cercava
di ricordare se Lee Ann aveva mai accennato al fatto che Robin
avesse un ragazzo, che vedesse dei ragazzi. Cercava di
ricordare se a scuola Robin gli aveva presentato un ragazzo
di cui avrebbe dovuto ricordare il viso. Cercava di capire che
cosa poteva sapere della gravidanza, dell'aborto, una quindicenne
studentessa di una scuola privata progressista.
Ansando, sforzandosi di trattenere i singhiozzi, Robin disse:
Sai benissimo chi  il padre, Papi. O no?.
Io?
Pensaci!
Io non so, tesoro. Chi?
Robin si volt verso di lui e sporse il fuori il labbro inferiore
in una smorfia di scimmiesco disdegno. "Tesoro". Quante
donne hai chiamato cos?
Roger era imbarazzato. Paralizzato dall'indecisione. Doveva
telefonare a Lee Ann, immediatamente. Dovevano consultarsi.
Bisognava prendere una decisione. Non pens a chiedere
alla figlia di quanto era, quando sarebbe nato il bambino. In
seguito avrebbe ricordato che l'idea stessa di bambino gli era
parsa irreale come quella di eternit o di viaggio spaziale.
Robin si soffi rumorosamente il naso. Era chiaro che gioiva
della propria infelicit, oltre che di quella del padre. Quella
mattina si era messa di nuovo la camicia di flanella sdrucita,
abbottonata fino a met sul seno abbondante, con la
maglietta verde sotto. Coscione avvolte da pantaloni cachi,
piedi che parevano cunei in scarpe da ginnastica luride.
Quale ragazzo poteva provare attrazione sessuale per Robin
Cavanagh? Roger intu un che di orgoglioso in lei. Visto, Papi?
Qualcuno mi desidera, anche se tu non mi vuoi.
Poi Robin si volt e gli parl. Roger non riusc a capire le
sue parole. Tu, Papi. Sei tu.
Vedendo la sua espressione esterrefatta e schifata, Robin
rise. Apr di nuovo la portiera e scese dalla macchina, sotto
la pioggia, lasciandolo a fissarla. Che cos'era quella storia?
Che cosa stava succedendo? Che cosa aveva detto Robin?
Osceno, innominabile! Non l'avrebbe mai dimenticato, per
tutta la sua vita. Tu, Papi. Sei tu.
Cominci a tremare, i denti gli battevano dal freddo. Sua
figlia lo accusava di... Cosa? Incesto? Violenza carnale?
Non era possibile. S, invece: era possibile.
Accuse di figlia isterica. Vendetta di quindicenne.
Anche se nessuno le avrebbe creduto! Lee Ann, tanto per
cominciare, non le avrebbe creduto.
Spaventatissimo, con le ginocchia che tremavano, scese
dalla macchina e segu Robin dietro il ristorante, sotto la
pioggia fredda e battente, al riparo di una tettoia, vicino a un
cassonetto traboccante di spazzatura. Se glielo avessero chiesto,
non avrebbe saputo dire dove si trovavano, che posto
era. Robin era rannicchiata contro il muro, le braccia incrociate
sul petto, il viso tondo da bambina inacidito dal rancore,
ma con una luce cupa di gioia estatica. La pioggia le aveva
scurito i vestiti e le correva sulle guance, gocce come
lacrime da cartoni animati. Quando Roger fece per toccarla,
per posarle delicatamente una mano sulla nuca, si ritrasse di
scatto come un puledro nervoso e scoppi di nuovo a ridere
con aria di sfida. Timidamente disse: Ehi, Papi, non lo sono.
Scherzavo.
A Roger occorse un lungo momento per assimilare quella
novit.
Non sei... incinta?
Chi ha detto che lo ero? Oddio, Papi, che schifo!
Vuoi dire che mi prendevi in giro?
Robin fece la faccia da pechinese. Certo che tu credi proprio
a tutto, eh? Alle cose pi vili, brutte e schifose, sul conto
della tua Robin. Rise di nuovo e corse via, sfuggendogli come
un bravo giocatore di hockey sfuggirebbe a un avversario
goffo; torn di corsa alla macchina, che aveva la portiera
aperta sotto la pioggia, e si sedette. Era un gioco, correre sotto
la pioggia, farsi seguire dal Padre. Frastornato, il Padre la
insegu ancora una volta.
Soffiandosi il naso, Robin annunci: Preferirei tornare a
scuola, Papi. Questo viaggio non  stato una bell'idea. Ho un
sacco da studiare. Ti dispiace?.
Non vuoi pi andare a Washington? E i musei...
No, meglio di no.
Ma, Robin, perch? Avevamo organizzato tutto...
Te l'ho detto, ho un sacco da studiare, devo rimediare in
due materie. E la mia compagna di camera ha degli amici
che la vengono a trovare oggi e domani, dei tipi strani, scatenati,
di Exeter.
Roger infil la chiavetta nell'accensione senza vedere nulla.
Sua figlia non era incinta. Non lo stava accusando di incesto,
di violenza carnale. Era stato tutto uno scherzo, una burla.
Un giorno, forse, ne avrebbero riso.
Roger prosegu sull'autostrada fino alla prima uscita che
gli permettesse di tornare indietro, a Nicodemus, nel Maryland.
Pioveva meno forte, anche se sui finestrini della BMW
correvano ancora rivoletti d'acqua. Il cielo sopra di loro era
carico di nuvole dense come muco. Robin, rabbrividendo di
piacere, con aria di sfida, tratteneva a stento un attacco di infantile
ridarella e guardava Roger con la coda dell'occhio.
Hai una faccia, Papi! Dovresti vedere la faccia che hai.
Ruot lo specchietto retrovisore verso di lui, che non pot fare
altro che vedersi riflesso.


Addio!

1.
Follia. Venne il mattino, finalmente and con la macchina fino
a Jones Point. Trov la casa dei Thwaite. Una casa di legno
e mattoni con vista sul fiume. Era una giornata fredda e
scialba di ottobre. Adam era morto in piena estate. Ormai
sembravano un paese straniero, le circostanze della sua morte.
Per mezz'ora rest seduta in macchina, ferma poco pi
avanti della casa, a fumare una sigaretta. Non era una nevrotica
squilibrata, non dava veramente la colpa della morte di
Adam ai Thwaite.
S, ma di qualcuno la colpa dev'essere.  scomparso un uomo.
Non era partita con intenzioni precise. Era una donna
emotiva, impulsiva, istintiva; in tutta la sua vita di donna
energica e affascinante aveva "dato ascolto al suo cuore". Era
questa la qualit di Augusta Cutler che pi la caratterizzava.
Temeva che, senza, sarebbe rimasta del tutto priva di personalit.
Era sabato, la bambina non poteva essere a scuola.
Fremeva di eccitazione, come in procinto di presentarsi su
un palcoscenico illuminato. Per settimane, mesi, aveva provato
e riprovato quel momento. Ma solo con l'immaginazione,
perch non aveva mai creduto veramente che avrebbe
fatto una cosa simile. Adam, tanto per fare un nome, non
avrebbe approvato.
Gussie! Per amor del cielo. Lasciami andare.
Fremeva di eccitazione, e questo non era da Augusta Cutler,
donna dagli effetti calcolati. Donna solitamente entusiasta
di vedersi, di ammirare la bellezza della propria faccia,
del proprio corpo, dei propri vestiti, del proprio stile, attraverso
gli occhi degli altri. O forse era paura? Paura di quel
che avrebbe potuto dire o fare. Quando finalmente le aprirono
la porta, si trov davanti una donna giovane dall'aria
stressata. Disse:
S? Che cosa vuole?
Era la moglie di Harold Thwaite. Augusta non era sicura
del nome. Janet? Janice? Le parve sfacciatamente giovane.
Era un insulto per una donna pi anziana che la giovane signora
Thwaite portasse una felpa e un paio di jeans. Che fosse
magra, una decina di chili meno di Augusta Cutler, il seno
nascosto dalla felpa con la scritta jones point community
college. Era sabato mattina, si sentivano voci forti di bambini
nella casa, dietro. Squill un telefono. L'espressione della
signora Thwaite era tesa, sospettosa.
Augusta disse velocemente: Signora Thwaite? Lei non mi
conosce. Mi chiamo Augusta Cutler, abito a Salthill, ero...
ero.... Non sapeva come descrivere il proprio rapporto con
Adam, non volendo rivendicare intimit, non volendo suonare
sentimentale, una buona amica di Adam Berendt. Mi...
mi chiedevo se non potremmo parlare. Solo un attimo.
La giovane donna fiss quella di mezz'et con allarme e
crescente repulsione, ma qualcosa, una sorta di necessit di
essere cortese, la trattenne; non osava sbattere la porta in faccia
ad Augusta Cutler.
Dietro di lei si lev una voce infantile: Mamma?
Augusta, un po' rigida, disse: Signora Thwaite? Penso
che lei sappia... chi era Adam Berendt.
La signora Thwaite rispose: Veramente no. No. Era sorprendentemente
compunta, nervosa. Un tic le contrasse la
palpebra sinistra. Non sapevamo chi fosse.
Ad Augusta batteva forte il cuore. A volte, anche prima
della morte di Adam, si sentiva svenire; salendo una rampa
di scale anche breve, le capitava che le girasse la testa; la sua
pelle ancora morbida e luminosa, la sua bellezza ancora giovanile,
mantenuta con idratanti, creme, trattamenti al viso e
iniezioni di collagene traeva in inganno sia lei sia gli altri,
perch aveva cinquantadue anni e non era una donna dedita
all'attivit fisica.
Capisco. Mi rendo conto. Non lo conoscevate.  per questo
che speravo disse Augusta in tono quasi implorante,
che voleste conoscerlo. Lei e Samantha. Ho portato queste.
Nella borsa aveva un mazzetto di fotografie. Adam Berendt
con i suoi amici di Salthill. Adam Berendt con alcune
delle sue sculture. Adam Berendt da solo. Posso entrare?
In quel momento si rivel qualcosa in Augusta, come il lampo
bianco dell'osso che perfora la pelle. Il dolore vivo e accecante
che lo accompagna. Dietro la donna, in una stanza pi
in fondo, apparve la bambina. Una bambina bionda con i capelli
vaporosi che aveva in mano un piccolo oggetto.
Samantha? Sei tu Samantha? chiese Augusta. Sarebbe
entrata in casa, se la donna dall'aria stressata in jeans e felpa,
veloce come un'atleta, non le avesse sbarrato il passo.
Mi dispiace. Chiunque lei sia,  meglio che se ne vada.
Mi faccia parlare con sua figlia, la prego. Solo un minuto.
Ho detto di no, mi dispiace.
Per lei sarebbe molto importante, credo disse Augusta,
non tanto adesso, quanto in futuro. Quando sar pi grande
e ci ripenser. Lei le permetter di ripensarci, vero? Terrete
vivo il ricordo di Adam, vero?
Con voce tremante di collera la giovane donna disse: Le
ho detto di andarsene! Non voglio che entri in casa mia. Lei
ci sta molestando! Se non se ne va, chiamo la polizia. Questa
 una casa privata, lei non  stata invitata, ne abbiamo gi
passate abbastanza, ora basta..
Augusta prese fiato per protestare, ma la porta le fu sbattuta
in faccia.
Come osa!  morto per... per la sua famiglia! Per il vostro
bene, la vostra egoistica felicit!
Fu una scena assurda e melodrammatica. In seguito Augusta
l'avrebbe ricordata vagamente per pensare solo: Ero
io? Quella donna disperata ero io?
Ovviamente batt in ritirata, torn a Salthill e alla sicurezza
della sua casa. Ebbe un'ultima fuggevole visione della
bambina bionda che guardava nella sua direzione e ascoltava.
Per lei sar importante. Un giorno. C'era quella consolazione,
di cui era certa.
Nessuno a Salthill sarebbe mai venuto a saperlo. Augusta
non si confidava con nessuno, tranne Adam. Ma ormai la follia
l'aveva toccata, ah! era viva.
Partenza. C'era una donna di giunonica bellezza, cinquantaduenne.
Annunci al marito: Me ne vado. I figli ormai
grandi se n'erano andati e loro erano rimasti soli nella villa
con sei camere da letto di Pheasant Run, in una zona piena di
verde e di ville altrettanto grandi e lussuose, pochi chilometri
a ovest di Salthill-on-Hudson, nello stato di New York. Me
ne vado da questo posto, da questo mausoleo. Fin dalla pi
tenera infanzia aveva fatto sogni magici in cui volava rasente
la superficie della terra, balzava verso il cielo e prorompeva
in uno strano, magnifico, discorso cantato, che tutti ascoltavano
e ammiravano e nessuno capiva. A volte, nei sogni, era
splendidamente nuda, sfrontata e impavida. Perch non riesco
a respirare. E devo respirare, per vivere. Era vero, l'aria
nella casa dei Cutler era talvolta asfittica. Inspiravi profondamente,
ma ti sentivi mancare l'ossigeno. Salendo una rampa
di scale anche breve, ti capitava che ti girasse la testa, ti sentivi
stordito come un viaggiatore nel tempo. Che posto  questo,
perch sono qui? La casa era circondata da eleganti alberi d'alto
fusto, pini di Scozia e cedri glauchi dell'Atlante, i cui aghi
profumati entravano nel suo sonno e la facevano gridare forte:
S, cara? Cosa c'?. Suo marito fece uno dei suoi vaghi
sorrisi distratti. Stava leggendo le pagine economiche del
"New York Times". Aveva udito la voce della moglie, ma non
le parole. Spesso di notte, quando dormivano nello stesso letto,
quando Augusta lo svegliava perch russava forte o si
agitava troppo, Owen diceva: Un attimo, cara. Lo disse anche
in quel momento, aggrottando la fronte per qualcosa che
aveva letto sul giornale: Un attimo, cara. S? Era un'epoca
di magiche trasformazioni, l'inizio del ventunesimo secolo.
Un'epoca di improvvise battute d'arresto e partenze. Di acquisizioni,
fusioni, scomparse brusche e irrimediabili. Potevi
farti togliere con un peeling la vecchia faccia sfilacciata e
sostituirla con una morbida e nuova. Potevi farti rifare persino
la vista con il laser. Il marito si accigli, gli occhiali da presbite
sulla punta del naso. Secondo alcuni, Owen Cutler era ancora
un bell'uomo; altri lo consideravano un pallone gonfiato,
lievitato. Un altro esempio di integrit. Ma aveva un
cuore romantico e spesso veniva sorpreso a guardare la moglie
in pubblico con una sorta di reverente ammirazione.
Gussie? Che cos'hai detto? Quanto si sentiva feroce e pi
forte Augusta, ora che aveva preso la sua decisione! L'uomo
con un occhio solo le era entrato nell'anima, l'aveva costretta
a vedere la vita senza illusioni. E la Thwaite, che le aveva
sbattuto la porta in faccia. S, era l'ora. Da quanti anni siamo
sposati, Owen? Bench sapesse gi la risposta cont sulle
dita delle mani, due, tre volte. Prima di scendere al pianterreno,
quella domenica mattina ventosa di fine ottobre, si era lavata
il viso con l'acqua molto fredda. Aveva gli occhi dilatati,
splendenti come luminarie natalizie. A cinquantadue anni
non si  giovani, ma nemmeno vecchi. Quell'uomo non la conosceva,
conosceva solo il guscio, la scorza di lei, i modi di
fare femminili, il trucco e i vestiti, la fonte inesauribile di
emozione. Non la conoscevano i suoi figli adulti e di sicuro
non i suoi amici. Solo l'uomo con un occhio solo aveva conosciuto
la sua anima. Perch cos'era Augusta, se non uno spicchio
di sole che brilla tra nubi temporalesche? Ah! era viva.
Trentun anni. Trentadue alla fine di questa settimana. Basta.
La faccia del marito aveva una carnagione porosa, florida,
la bocca stranamente piccola, appuntita come un becco.
Da sopra le lenti a mezzaluna guardava la moglie, una donna
passionale, una donna che gli era cara anche nei suoi eccessi,
con un sentimento simile allo stupore. Aveva cinquantacinque
anni, prendeva un farmaco forte per la pressione alta. I
genitali gli pendevano dentro i boxer, nascosti sotto i vestiti,
come organi scorticati, un po' rattrappiti; senza sapere perch,
era sempre consapevole della loro presenza. Strano pensare
che il suo seme, una volta tanto caldo, aveva generato
dei figli, i suoi figli. Ormai erano cresciuti e se n'erano andati,
ma a volte nella casa silenziosa si udivano i loro passi vibranti,
i loro bisticci, gli echi di alte voci infantili. Cosa, Gussie?
Basta che cosa? Per trentun anni Augusta era stata ostaggio
dei figli, nessuno poteva immaginare quanto questo l'avesse
fatta soffrire, quanto fastidio avesse provato per il proprio
stato di moglie, di madre e addirittura per le comodit di cui
godeva in qualit di signora Cutler, quanto il suo animo sminuito
si dibatteva prigioniero come un uccello intrappolato
in un camino. Gussie, hai la febbre. Sei tutta spettinata, sei
scalza, non stai bene. Il marito non aveva idea di quanto
Augusta avesse amato Adam Berendt, non aveva idea della
sua appassionata vita interiore. Non l'avrebbe mai saputo.
Era socio di una serie di cliniche nella contea di Rockland e
nel Nord dello stato. Aveva fatto pochi ma oculati investimenti.
Anche lui era un sognatore fin dall'infanzia, anche lui
faceva sogni magici! Sogni di felicit intensa, che svanivano
tragicamente appena apriva gli occhi. A Salthill era un personaggio
conosciuto, dovunque andasse riceveva calorose
strette di mano. Era stupito del fatto che nessuno si fosse ancora
accorto che Owen Cutler era uno strato di bollicine che
galleggiavano nel vuoto. Lo riempiva di meraviglia, senso di
colpa e gratitudine il fatto che gli altri gli stringessero la mano,
che le donne si mettessero sulla punta delle loro scarpe
costose per sfiorargli la guancia con le labbra, come se lui fosse
reale quanto loro. Cosa, Gussie? Vide che la moglie
muoveva la bocca, ma non riusc a capire quello che diceva.
Era come se tutto a un tratto parlasse una lingua straniera e
pronunciasse disgustose parole incomprensibili. E la bocca,
che era sempre truccata voluttuosamente di rosso acceso, come
un'opera d'arte, era nuda e pallida, le labbra sottili. A diciannove
anni Augusta Fitzgerald era stata una delle debuttanti
pi belle e pi "vivaci" di Atlanta, in Georgia, e si era
prontamente trasferita al Nord per sfuggire al suo destino.
Eccolo, il suo destino, quell'uomo che si alzava in piedi per
rivendicare i propri diritti su di lei. No! Non toccarmi. Ti ho
detto che  tutto finito. Un lieve vento autunnale aveva soffiato
per tutta la notte, ripulendo il cielo. Sui tetti di ardesia
erano caduti aghi di sempreverdi come pensieri isolati nella
notte. Il marito vide il pericoloso lampo selvaggio negli occhi
della moglie, ma non os toccarla. Voleva soltanto calmarla,
temeva una donna isterica. No! Mai pi. Lei lo schiaffeggi
con furia. Owen Cutler rimase stupito che quel corpo morbido
e carnoso fosse tanto forte. Ti prego, Gussie! Hai la febbre.
Non stai bene. Era un'epoca di animi sminuiti e di emozionanti
storie romantiche. Il Presidente e la Stagista. Come
Giove e Io, infiammati di passione. Creature confusionarie,
goffe, bovine, ma belle. Nessun mortale poteva avere l'ardire
di giudicarli. L'esultanza infantile sulla faccia della Stagista
con il basco quando si affaccia per essere pubblicamente abbracciata,
baciata, innalzata al successo dal Presidente che
sorride come un ragazzo. E poi c'era la storia tragica dell'Atleta
Nero e della Bella Bionda, sua ex moglie, madre dei suoi
figli. Tutta l'America aveva palpitato per loro. L'Atleta Nero
era un bell'uomo dal sangue caliente nel fiore degli anni, che
aveva amato la Bella Bionda fino ad ammazzarla. La sua passione
era tale che le aveva quasi staccato la testa dal collo con
un coltello da macellaio. Passione virile, che poteva far palpitare
individui di minor calibro e suscitarne l'invidia. Owen
Cutler ammetteva di non essere pi mosso dalla passione, ma
il suo cuore era ancora sensibile alle storie romantiche, o al ricordo
di un amore romantico. La sua bellissima giovane sposa
con l'abito di pizzo di un bianco abbagliante, l'amore della
sua giovent. Diventata ora questa donna di mezz'et che lo
accusava. Owen, non abbiamo pi nessun mistero l'uno per
l'altra. Siamo cadaveri imbalsamati insieme, questo  il nostro
mausoleo. Non lo sopporto pi. Finalmente cominci a piangere,
ma quando lui cerc assennatamente di trattenerla, gli
graffi la faccia con le unghie, lo prese a schiaffi e a calci come
un gatto impazzito. Augusta! Maledetta te. Era un uomo
che imprecava raramente e adesso quella donna lo aveva
spinto a maledirla. Augusta corse via. Scapp al piano di sopra.
Owen, tremante per lo shock e la rabbia, non le corse dietro.
Quanto temeva, disprezzava, detestava le donne isteriche!
Le donne di Salthill. Arpie urlanti che piangevano la
morte dell'uomo con un occhio solo. Un farabutto, quel Berendt.
Un individuo sospetto. E ancora pi sospetto da morto.
Lui, Owen Cutler, pensava raramente alla morte. Se gliel'avessero
chiesto, si sarebbe vantato di essere indifferente, stoico.
Era stato battezzato nella chiesa episcopale e credeva nell'immortalit
dell'anima, ma fino a un certo punto. Non per
tutte le anime, non per le masse, per le anime brulicanti del
sottosuolo, ma per quelle dei civilizzati popoli occidentali.
Aveva fatto testamento da tempo. Firmato, sigillato, valido.
Un documento giuridico come tanti in una vita di documenti.
Non intendeva assecondare la moglie nella sua isteria, non
sarebbe servito a nulla. Le donne di Salthill fantasticavano su
Adam Berendt perch era un vecchio elefante malandato che
viveva fuori del branco, ai margini della radura. Che aveva
evitato il matrimonio, la vita domestica. Aveva qualcosa di indisponente,
Berendt. L'uomo con un occhio solo aveva sempre
ragione; anche quando ammetteva che forse si era sbagliato,
riusciva a passare per quello che aveva ragione; uno di
quelli che mettono tutti gli altri dalla parte del torto. Quando
Owen aveva saputo della morte di Berendt, la prima parola
che gli era salita alle labbra era stata: "Bene!" Se avesse pensato
veramente che Augusta era stata l'amante dell'uomo con
un occhio solo... Che il suo corpo caldo e sensuale si fosse
aperto a quel bruto... Se fosse stata infedele a Owen... No.
Impossibile. Le donne fantasticavano, inventavano. Per salvarsi
la vita. Gli uomini dovevano capire, perdonare. Queste
donne, fisicamente ancora bellissime, desiderabili, che conservavano
come per magia la propria bellezza fin dopo la soglia
dei cinquanta, oltre le gravidanze, oltre la menopausa...
andavano perdonate, se avevano un debole per le storie romantiche
e l'esagerazione. Bench, naturalmente, fosse malsano.
Owen si rifiutava di correre dietro ad Augusta come un
cagnolino. Che sia lei a venirmi a cercare. Si tampon il viso
con un fazzoletto di carta e rimase sorpreso nel vedere quanto
poco aveva sanguinato. Trent'anni prima i litigi tra lui e Augusta
scoppiavano improvvisi come incendi, a volte Augusta
lo picchiava e lui si difendeva e finivano a fare l'amore, ansanti
e felici. Ora non pi. Era tutto finito. Owen era contento
che Berendt fosse morto e non fosse pi a Salthill. Attraverso
una delle finestre dai vetri elegantemente piombati, vide il sole
che ammiccava e lo derideva perch prendeva cos sul serio
la sua vita di bollicine.
Al piano di sopra, Augusta si vest in fretta. Soldi ne aveva:
ne aveva un sacco, in banconote di grosso taglio. Si era
preparata in gran segreto per una fuga come quella. Avrebbe
comprato il biglietto all'aeroporto. Ma dove? Dove posso
andare? Adam, mandami un segno. Le brillavano gli occhi
come a un pazzo che ha una visione. Non si sarebbe lasciata
distogliere dalla sua visione. I maledetti figli l'avevano tenuta
in ostaggio fino a oltre vent'anni d'et. L'uomo al piano di
sotto la teneva in ostaggio. E s, la sua "femminilit" la teneva
in ostaggio. Ma ora non pi.
Adam, sto facendo la cosa giusta, vero? Devo respirare.
Se solo le avesse permesso di amarlo. Come solo lei sapeva
amare.
Gussie, cara. Non possiamo.
Ridendo lei aveva detto: Stronzate!
Ridendo, davanti a Adam che sembrava leggermente
scioccato dal suo comportamento. Bench scherzassero molto
e si scambiassero battute salaci, era un uomo da non toccare
con indifferenza, o in modo provocatorio. Ma Augusta
ignorava il lato meditativo di Adam, quello che si preoccupava
delle sue sculture e di cose noiose come la filosofia e la
ricerca della verit. Perch non faceva pi attenzione a lei,
perch non adorava lei? La sua voluttuosa bocca femminile
che, in privato, in compagnia di uomini disinibiti che non
fossero suo marito, amava proferire parole blasfeme. E oscene.
Provocante: Perch non mi scopi almeno una volta, Adam?
Prova, su! Lui rideva, si voltava dall'altra parte, s, ma Augusta
vedeva che era lusingato ed eccitato.
Sai che non sarebbe una volta sola, Gussie. E non sarebbe solo
una scopata.
Certo che lo sapeva! Non avrebbe dovuto mettere a repentaglio
la loro amicizia. Perch l'amicizia con Adam Berendt
era diventata la cosa pi preziosa della sua vita. Nemmeno
la maternit aveva significato tanto per lei.
Fu in giugno, diverse settimane prima di morire, che Adam
and a fare il bagno nella piscina dei Cutler, come faceva spesso
su invito di Augusta, e quel pomeriggio c'era solo lei e gli
vide di nuovo le lucide cicatrici di bruciature sul petto, tra i peli
brizzolati, e altre sottili, leggere come piume, sulla schiena, e
per la prima volta os parlargli di quelle cicatrici, perch erano
soli ed era un momento di possibile intimit e nella piscina
Augusta os toccarlo e lo sent rabbrividire al tocco delle proprie
dita. Hai avuto un incidente da piccolo, Adam?
Augusta sapeva che non avrebbe dovuto insistere. Ma
non riusc a trattenersi. Altre persone sono rimaste ustionate con
te, Adam? Le era presa un'improvvisa, terribile, fame di sapere,
una bramosia quasi materna! Ma Adam si allontan come
se non avesse sentito e nuot fino all'altro lato della piscina.
Si  allontanato da me a nuoto. Ha nuotato verso la morte.
L'acqua chiara e tremolante in cui Adam Berendt nuotava
sollevando spruzzi con corte bracciate, la testa bagnata ritta
e attenta come una lontra, pareva galleggiare in un cielo lontano
riflesso. Solo una volta, dopo aver preso un leggero calmante,
Augusta era tornata alla casa di Adam in River Road.
A contemplare intimidita, inorridita, la terra in cui erano state
sparse le ceneri del suo amato. Era la fine di luglio, il giardino
era pieno di erbacce, cardi altissimi e rampicanti fioriti,
un tripudio di vita sotto il sole e, a parte il rumore di insetti e
uccelli, il silenzio pi totale. I pomodori di Adam erano rachitici,
chiazzati di nero per il caldo e la mancanza di pioggia;
i fagioli erano appassiti, colpiti da qualche malattia.
Ovunque c'erano afidi, scarabei. I girasoli languivano vicino
alla staccionata, molto meno alti di quando li curava Adam.
La vita divora la vita, soleva dire Adam, ma l'uomo spezza il ciclo,
l'uomo ha la memoria. Ma era vero? Quanto affidabile era
la memoria? Quanto effimera, quanto destinata all'oblio?
Augusta, aggirandosi nel giardino, donna in carne che si sarebbe
potuta prendere per una donna molto pi giovane,
una donna ancora in cerca, ancora desiderosa, ammazz
zanzare e moscerini sempre pi esasperata e improvvisamente
si mise a piangere. Poi rise. Oh, era ridicolo! Perch
era l? A fissare la terra friabile sotto i sandali costosi, a cercare
che cosa? Granelli di polvere, la vita perduta di Adam Berendt?
Persino Adam avrebbe riso di lei. Gussie! Per amore del
cielo, torna a casa. Era uno stramaledetto moralista, Adam Berendt, sempre l a consigliare alle donne di Salthill di tornare
a casa dai mariti, dalle famiglie; facile per lui, il bastardo, che
non aveva n moglie n famiglia. Avrebbe potuto sfidarlo,
avendo avuto degli amanti diversi anni prima; non molti,
ma qualcuno s; amanti scelti con cura, che non abitavano a
Salthill, ma appartenevano alla sua stessa classe sociale; che
conoscevano, anche se alla lontana, suo marito; che rispettavano
suo marito e, di conseguenza, la bellissima Augusta
Cutler; s, il pene di numerosi uomini era stato accolto dal
suo corpo morbido, sensuale, desiderabile, s, e le aveva dato
piacere, bench intermittente ed erratico, e Owen non ne
aveva mai saputo nulla. (Aveva forse capito? Sospettato? A
volte, vedendolo che la guardava, alle cene, che posava su di
lei quello sguardo impersonale da proprietario fiero della
sua propriet, Augusta aveva avuto un brivido di paura e si
era chiesta se sapeva.)
Non molto tempo dopo quella visita al giardino di Adam,
per posta era arrivata una normalissima busta gialla indirizzata
alla sig.ra augusta cutler con la scritta personale, senza
indirizzo del mittente, con timbro di Salthill. Nella busta
c'erano sei o sette fotografie di Augusta nuda, scattate da lei
stessa con il cavalletto e l'autoscatto, stesa nuda su un sof
nella posa dell'Olympia di Manet, opulenta e vestita solo di
perle, con un fiore tra i capelli e il gatto persiano, bianco come
la neve, ai suoi piedi. Le foto che aveva regalato a Adam
per scherzo. (Be', non solo per scherzo. Le pose erano seducenti,
sordide, vistose, lascive e invitanti.) Quanto avevano
riso! Ad Adam erano piaciute moltissimo le foto della sua
amica Gussie, le aveva riposte con cura per conservarle. Ma
poi era morto. Non si pensa mai: il mio amato potrebbe morire.
E poi? Di occuparsi dei suoi effetti personali era stata incaricata
un'altra donna. Le foto erano state trovate. Non c'era
nessun biglietto o lettera di accompagnamento, ma
Augusta supponeva che fosse stata Marina Troy a spedirgliele.
Un gesto cos pieno di tatto era tipico di quella giovane
rossa taciturna. Augusta le fu enormemente grata, perch
qualcuno avrebbe potuto ricattarla; si era esposta a un rischio
tanto increscioso, a uno scandalo; nello stesso tempo
Augusta era enormemente imbarazzata, addirittura mortificata.
Per la miseria: erano affari di Marina Troy, se Augusta
Cutler era stata innamorata di Adam Berendt? (Ma la paura
peggiore era che quella donna pi giovane di lei sapesse che
Adam non aveva ricambiato l'amore di Augusta. Quello sarebbe
stato il vero oltraggio.) Augusta, donna generosa, e
spiritosa, and al Salthill Bookstore in Pedlar's Lane e, in un
tipico accesso di consumismo, compr libri per un valore di
oltre trecento dollari. Augusta era un'avida lettrice di romanzi
rosa, purch mascherati da romanzi "seri", "letterari";
altrimenti la prosa non riusciva ad attirare la sua immaginazione,
sprofondava in fantasticherie romantico-erotiche da
cui nessuna opera di narrativa riusciva a scuoterla. Quel
giorno, per, nella libreria di Marina, Augusta rimase delusa:
Marina se ne stette nascosta nell'ufficio sul retro, mentre
lei venne servita da una giovane commessa, una studentessa
universitaria. Per favore, saluti Marina da parte della sua amica
Gussie. Un giorno di questi la chiamer per invitarla a cena. Per
un motivo o per l'altro, tuttavia, Augusta non telefon mai a
Marina; si era ripromessa di tornare presto nel negozietto di
Pedlar's Lane a comprare altri libri, ma per un motivo o per
l'altro non lo fece; l'estate fin; Augusta cominci a evitare
Marina, ogni volta che si incontravano per caso; la sola vista
di quella giovane rossa, alta, dinoccolata e malinconica, cominci
a infastidirla; in autunno poi sent dire da amici comuni
che Marina era partita all'improvviso da Salthill, aveva
affittato la casa e assunto una persona per dirigere la libreria;
correva voce che fosse andata a vivere sui monti Catskill, o
forse Adirondack, o Pocono, in una casa che Adam Berendt
le aveva lasciato in eredit. Quella notizia la sconvolse, perch
a lei Adam non aveva lasciato nulla. Si impose di Non essere
gelosa, non conosci la situazione. Adam provava pena per lei.
Era te che amava.
Augusta stava facendo le valigie, si accingeva a partire,
con il cuore pieno di euforia. Fin dall'infanzia aveva fatto sogni
magici! Persino l'occhio di Dio si posava su di lei con
amorevole approvazione. Oh, Adam. Amore mio. Verr da te.
Te lo giuro.

2.
Le ricerche. E il marito and in cerca della moglie, pentito, forse
solo in apparenza, perch in cuor suo era ancora molto arrabbiato
con quella donna isterica. La cerc in camera da letto,
ma non c'era; la cerc nelle camere adiacenti, compreso il
suo bagno pieno di vapore e di profumi, ma non c'era; la cerc
nell'ala della casa destinata agli ospiti, ma non c'era; la cerc
al piano di sotto, nel salotto di rappresentanza e nel soggiorno
di famiglia, in sala da pranzo e in cucina e nel solarium, ma
non era in nessuno di questi posti; la cerc nel proprio studio
e la cerc in cantina e la cerc nelle scale di servizio e nei ripostigli,
ma non c'era. Augusta? chiam. Augusta cara? gridava
allarmato, ma non ci fu risposta, non poteva esserci risposta
perch la donna che da quasi trentadue anni era sua
moglie era sparita e nella casa non c'erano rumori, a parte i familiari
echi fantasma, mere vibrazioni acustiche che, nel momento
stesso in cui ci si sforza di sentirle, svaniscono.


PARTE SECONDA.
E IO NON VI SCAPPER.


Il manto dell'oscurit.

1.
Contea di Damascus, Pennsylvania. Dove sono arrivata, come
un'eremita, per scoprire... qualunque cosa ci sia da scoprire per me
in questo luogo.
Proprio qui, nella casa sulle Pocono che Adam Berendt le
aveva intestato, fece la prima scoperta della sua nuova vita:
in una stanza sul retro rinvenne alcune sculture incompiute,
palesemente opera di Adam. Aprendo una porta per entrare
in quella che aveva creduto fosse l'ennesima stanza semivuota,
in un antro buio con il pavimento in legno disseminato
di fogli di giornale, in un'atmosfera in cui il tempo sembrava
essersi fermato, rinvenne oggetti grandi come piccoli
esseri umani; assemblaggi appena abbozzati di rottami di
metallo e plexiglas, fogli di alluminio e plastica, legno marcio,
giunchi essiccati, pezzetti d'argilla e vetro lucente. La
sua prima reazione fu di paura: quegli oggetti... erano vivi?
Ma la seconda fu di gratitudine.
Adam! Li hai lasciati per me.
Gi nella prima ora della sua nuova vita. Aveva gi iniziato
a prendere possesso della casa di pietra in quella bella
giornata autunnale. Gi girava da proprietaria per stanze
che intravedeva appena. Gi parlava da sola. Come non
avrebbe mai fatto, a Salthill. Neppure nella sua casetta solitaria
in cima a North Pearl Street. Ma qui, tra le colline ai piedi
delle Pocono, nel Nordest della Pennsylvania, in sedici ettari
di pinete e campi incolti, nella bella e antica casa che Adam
Berendt le aveva intestato, non c'era nessuno che potesse
sentire. Silenzio come vetro da infrangere.
Tutto questo... Mio? Che meraviglia.
Era davvero meraviglioso. Quasi da ogni finestra si vedevano
panorami di colline, pinete, montagne. Camminava
nelle stanze della vecchia casa di pietra, disorientata da quell'inatteso
senso di possesso. Un rombo nelle orecchie, come
di una cascata in lontananza. Perch era tutto cos nuovo,
senza precedenti, per lei. La mia casa. Regalo lasciatole dal
suo amato, per un'unica ragione: l'aveva amata.
Adam aveva amato la Marina Troy che doveva ancora diventare.
La Marina Troy artista che per codardia, per terrore,
per semplice paura dell'insuccesso dieci anni prima aveva
messo da parte la propria vena artistica. Era quella, la Marina
Troy che Adam Berendt aveva amato.
Certamente non la Marina "anestetizzata"!
Aveva l'atto di propriet dell'immobile al 1183 di Mink
Pond Road, contea di Damascus, Pennsylvania. Aveva le
chiavi. Aveva con s la piantina della casa e una lista di nomi
e numeri di telefono che Adam le aveva lasciato. Vecchi di
anni, per, probabilmente ormai inutili; Marina avrebbe
chiesto un po' in paese.
Costruita nel 1923 da gente benestante di Philadelphia, la
casa di pietra era a quasi due chilometri di distanza dall'abitazione
pi vicina, lungo una strada sterrata e tortuosa che si
interrompeva bruscamente circa un chilometro dopo il cancello
di Marina. Si vedevano poche case, dalla strada, nascoste
da fitti ciuffi di betulle, pini, querce nane e da enormi
massi color argilla. Il paese pi vicino - ammesso che Damascus
Crossing, popolazione quattrocento abitanti, potesse
definirsi un paese - era a una decina di chilometri pi a ovest.
La prima vera citt, la squallida East Stroudsburg dalla
sfrontata bruttezza, era a una cinquantina di chilometri, sul
fiume Delaware. Marina, isolata in quello splendido luogo
remoto, respirava un'aria che sapeva di freddo e di pietra,
come in un pozzo profondo, sottoterra; voleva convincersi di
aver preso la decisione giusta, di non essersi lasciata guidare
dal dolore e dalla disperazione, dalla necessit di sfuggire alla
morte di Adam, alla morbosit ossessiva dei pensieri notturni,
a un lutto che era come mordicchiarsi l'interno delle
labbra o come quando l'organismo, all'ultimo stadio dell'inanizione,
inizia a nutrirsi delle proteine del cervello, auto-divorandosi
in un ciclo letale. Marina, scappa, salvati la vita.
Uno di noi, annegato,  gi troppo.
Per salvarsi la vita, ecco. Ecco perch era venuta qui.
Oddio, Adam! Aiutami a resistere.
Cominciava a vedere le cose in modo pi chiaro: la casa
era vecchia, c'era parecchio da fare per renderla almeno in
parte abitabile per l'inverno. Come minimo bisognava dare
aria alle stanze, fare pulizia. C'erano ragnatele dappertutto, i
pavimenti erano coperti di fogli di giornale macchiati, le veneziane
erano rotte e lasciavano penetrare una giocosa luce
autunnale. Era cos diversa dalla casetta ordinata di Salthill...
Qui fluttuavano per aria granelli di polvere. Sopra i pochi
mobili erano state stese lenzuola sporche. La casa era su due
piani, collegati da una stretta scala. Nei bagni angusti gli impianti
funzionavano a malapena. La cucina era ampia, rimodernata
in uno stile anni Settanta gi fuori moda, il linoleum
per terra era sudicio e mezzo scollato. Marina si sforz di immaginare
Adam in quella stanza, seduto al tavolo di legno
grezzo accanto alla finestra, le spalle robuste chine in avanti
per guardare fuori verso una montagna in lontananza, ma
non riusciva a mettere a fuoco l'immagine. La verit era che
Adam non aveva vissuto a lungo in quella casa. Per anni non
aveva messo piede nella sua "casa di pietra in montagna".
Pagava un custode che la tenesse in ordine, e un'agenzia immobiliare
del posto la affittava a villeggianti estivi.
Non c'era nulla di Adam qui? Marina non ne avrebbe trovato
alcuna traccia? Come avrebbe fatto a sopportare tanta
solitudine?
Marina era troppo inquieta per sedersi anche solo un attimo.
Era ancora tesa dopo aver attraversato il New Jersey sulla
I-80, e poi quel tuffo nell'ignoto... Fece ancora un giro della
casa: contava le stanze al pianterreno e quelle al piano
superiore e ogni volta otteneva un numero diverso, come la
protagonista di una fiaba colpita da un incantesimo. Erano
tre le stanze al primo piano, no? O quattro? E al piano terreno?
Il grande, ampio soggiorno-sala da pranzo, con il camino
di pietra largo pi di tre metri per poter contenere grandi
ceppi, ornato, come la legna accatastata, di carnevaleschi festoni
di ragnatele. Nella stanza accanto, quella che dava su
un ripido ghiaione, c'erano alcuni scaffali traballanti carichi
di romanzi tascabili, gialli, riviste di enigmistica e cartamodelli
per lavori a maglia; la carta da parati era di un acceso
rosso papavero che le pareva impossibile Adam avesse mai
tollerato, figurarsi scelto. Era la casa di un estraneo, una casa
inattesa. E ovunque, per terra, minuscoli scheletri di uccelli e
roditori; ovunque, insetti rinsecchiti; una grande quantit di
falene grigio perla, con le ali decorate di geroglifici neri. Strane
falene! Grosse come colibr. Marina ne raccolse una per
osservarla da vicino. Le ali erano rivestite da una polverina
impalpabile, lucente; gli occhi neri brillavano come schegge
di mica.
Guarda, Adam... Una vera opera d'arte!
Marina torn in s e con un brivido la lasci cadere per
terra.
Si strofin distrattamente sui vestiti le dita impiastricciate
di quella polverina e riprese il giro della sua nuova casa. La
sua casa! Di sua propriet, e sotto la sua responsabilit. Cercava
di non pensare al fatto che dietro quell'esaltazione si
nascondeva qualcosa che somigliava molto alla paura, al panico.
Era un po' come un'avventura della giovent perduta,
no? Ogni stanza era una sorpresa, le assi del pavimento
scricchiolavano sotto i piedi come un avvertimento. Strano:
il panorama visto da una stanza era lievemente diverso da
quello che si vedeva da un'altra. Dov'era il Mount Rue? L'aveva
visto, prima: nemmeno mille metri di altezza, la vetta
pi alta delle Pocono. Ecco High Knob, una cima appena pi
bassa. O le stava confondendo? I rampicanti che coprivano
le finestre e i vetri sporchi le impedivano di vedere bene.
Sent un rumore improvviso sopra la propria testa, uno scalpiccio
proveniente dal soffitto: uno scoiattolo? una poiana?
(La zona delle Pocono era piena di poiane dalla coda rossa,
Marina le aveva viste volteggiare nel cielo sopra Mink Pond
Road, quasi a invitarla a proseguire. Di qua! Di qua!) Ascolt
attentamente, ripetendosi che non era nulla, certo.
Fu allora che apr la porta sul retro. Fece resistenza, come
se fosse stata chiusa con un paletto, ma cedette subito. Marina
non riusciva a ricordare se aveva gi visto quella stanza,
durante la sua breve esplorazione della vecchia casa. C'erano
cos tante porte: in cucina ce n'era una che conduceva nello scantinato; altre erano ripostigli, una dava su una dispensa.
Questa si apriva invece su una stanza di cui Marina non
si era accorta fino ad allora, probabilmente aggiunta sul retro
della casa in un secondo tempo; spalanc la porta senza indugio,
entr e il respiro le rest mozzato in gola. Che cosa
erano quelle strane cose?
Abbozzi di opere d'arte, sculture incompiute di Adam.
Doveva essere il suo laboratorio, ben pi piccolo e buio dello
studio di Salthill; una specie di antro scuro, che odorava di
polvere, di umidit e di chiuso. Di malinconia. Rampicanti
nodosi ricoprivano le finestre come vasi sanguigni esposti.
Pur essendo una giornata autunnale di un bianco luminoso,
nella stanza entrava poca luce. Marina premette l'interruttore,
ma ovviamente la lampadina non si accese; non aveva ancora
chiesto l'allacciamento.
Sono la nuova proprietaria dell'immobile al 1183 di Mink Pond
Road, a Damascus Crossing. Potreste provvedere ad allacciarmi il
contatore?
Entr timidamente nell'ex studio di Adam, pensando a
quanto era fortunata. Finalmente qualcosa di Adam Berendt!
Lasciato l, forse dimenticato. (O forse Adam aveva deciso di
intestarle la casa, anni prima, sapendo che un giorno lei l'avrebbe
trovato?) Rimase incantata nel vedere che molte sculture
erano dello stesso stile di quelle che conosceva, l'ambizioso
Laocoonte per esempio; queste per erano poco pi che
scheletri, abbozzi. E anche finite sarebbero rimaste in scala ridotta.
Le arrivavano a malapena all'altezza delle spalle, mentre
i lavori di Adam spesso erano molto grandi, imponenti.
Non sapendo resistere alla tentazione di toccare - era una scultrice,
e gli scultori devono toccare - Marina pass le dita sul
metallo contorto, sui fragili fogli di plastica, di alluminio e di
cellophane, su schegge di vetro incastonate nell'argilla. Quanti
anni erano passati da quando Adam le aveva toccate per
l'ultima volta? Polvere e ragnatele ovunque, come trine di
sporcizia. Adam era stato poco accurato nel fissare i materiali,
li aveva legati assieme con filo di ferro, spago, corda da bucato,
e alcuni pezzi avevano finito per staccarsi dalla struttura
cadendo a terra. Oh, Adam, guarda cos'hai fatto. Le pareva
di sentirlo protestare, rispondere che aveva voluto cogliere il
caotico, effimero fluire della vita; di quella roba, chiamata arte,
che accade per puro caso, un caso spesso maldestro e assurdo
ma irripetibile. La maggior parte degli scultori ambiscono alla
permanenza; Adam invece riteneva che la permanenza fosse
"sopravvalutata". Per questo era sciatto e negligente. A volte.
Bastava guardare lo stato in cui erano ridotte quelle opere.
I suoi amici di Salthill avevano dovuto portargli via alcuni
dei suoi pezzi migliori perch non li distruggesse e ora, per
uno scherzo del destino, erano queste opere a sopravvivergli.
Le sculture incompiute nella vecchia casa sulle Pocono
Mountains erano rozze, appena abbozzate, e a un occhio
ostile sarebbero apparse tutt'altro che promettenti; ma Marina
Troy sapeva che non era cos! Sapeva che, se l'artista avesse
perseverato, quei semplici bozzetti si sarebbero potuti
evolvere lentamente, per stadi successivi, in qualcosa di ben
diverso. A volte si  come colpiti da un fulmine. In ognuno di
quegli assemblaggi c'era una visione, la visione dell'artista,
una visione che poteva ancora concretizzarsi ad anni di distanza.
Marina immaginava di aggiungere altri pezzi, determinare
la traiettoria delle curve e portarle a compimento.
Cos'altro erano quelle sculture abbandonate di Adam Berendt,
se non enigmi, gemme preziose occultate nel fango?
Era il tardo pomeriggio di una calda giornata di settembre.
Nove settimane dopo la morte di Adam. Una giornata
iniziata nell'ansia, nella cupa oscurit, in un posto cos lontano
nel tempo che Marina faticava a ricordarsene. Il suo cuore
batteva sereno, ora. Era pervasa da una grande felicit, come
una luce che inizia a brillare a poco a poco.
Adam! Posso finirle io per te. Ecco perch sono qui.
Fuori, al calare del sole, Marina prese a girare tra le erbacce
alte, ingiallite. Sembravano onde cristallizzate, ma brulicavano
di piccoli insetti e moscerini ronzanti. Indossava un paio di
pantaloni e una camicia con le maniche lunghe. Le spine la
pungevano come importuni sconosciuti. Rose selvatiche nascoste
nell'erba. Bisognava tagliare tutto, prima che quelle erbacce
invadessero ogni cosa. Sulla facciata della casa c'era
una veranda di legno pitturata di magenta e grigio e ormai
scrostata; la zanzariera, arrugginita e bucherellata, era da sostituire.
Un ostinato rampicante che sembrava glicine era riuscito
a sfondarla e presto avrebbe coperto l'intera veranda e le
finestre. Anche quello andava tolto, prima che invadesse ogni
cosa. Buongiorno, sono Marina Troy, la nuova proprietaria dell'immobile
al 1183 di Mink Road, avrei bisogno del suo aiuto.
Ciononostante, com'erano belle le onde cristallizzate delle
erbacce, le rose selvatiche e i rampicanti. Si avvicinava l'autunno
e presto le foglie decidue avrebbero cambiato colore,
sullo sfondo dei pini sempreverdi. E su, in alto, il cielo pallido
come un acquerello di un colore indistinto; un fievole
seppia-oro sfumato nell'azzurro.
E il telefono?
Non voleva il telefono.
Non sarebbe stato meglio metterlo?
No.
Nel caso in cui...
No.
Non sarebbe stato pericoloso, da incoscienti? Una donna
da sola in quel posto sperduto, senza...
No.
Temeva che Roger Cavanagh la chiamasse. C'era un ricordo
in comune, tra loro, che li univa come un lembo di pelle.
No, no! Il solo pensiero la disgustava. Nei momenti di debolezza
avvertiva un cupo dolore sordo tra le gambe, si svegliava
di notte da sogni erotici in cui si apriva gemendo di
desiderio a quell'uomo, a meno che non fosse diventato un
uomo qualsiasi, splendido corpo maschile flessuoso da toccare,
accarezzare, baciare, supplicare Prendimi! Oh, ti prego...
Si svegliava in preda all'agitazione e alla vergogna. Cosa poteva
fare che non fosse squallido, pietoso, disgustoso, una
donna senza un amante, quando il desiderio sessuale diventava
cos forte? Era quasi convinta che Roger Cavanagh
avesse intuito cosa provava. Sognava anche lui di Marina?
Erano stati sul punto di divenire amanti: era quasi successo;
ma non era successo. Una scena farsesca! Marina aveva un
vago, assurdo ricordo - certo che era assurdo! - di Adam che
ridendo fragorosamente li guardava lottare avvinghiati come
due nuotatori che rischiano di affogare, sul pavimento
ruvido del suo studio. Sapeva che Roger non l'avrebbe perdonata
per quell'episodio, e nemmeno lei intendeva perdonarlo.
Com'erano stati maldestri, il giorno in cui avevano disperso
le ceneri di Adam nel suo giardino... Quando lui per
caso le aveva toccato il braccio e Marina si era ritratta disgustata.
No, no! Non era una persona irrazionale (ma non era
questo che dicevano di s le persone irrazionali?), ma non
sopportava l'idea di essere toccata da Roger Cavanagh. Lui
per aveva continuato a telefonarle per tutta l'estate. Marina
aveva saputo da amici comuni che chiedeva spesso di lei.
Roger Cavanagh era un uomo, un avvocato, e considerava il
telefono come un'estensione della sua volont; e la sua volont,
volont di avvocato, andava esaudita. Marina lo sapeva,
e questa consapevolezza la riempiva di terrore. Ma era
riuscita a sfuggirgli e avrebbe continuato a farlo. Era scappata
fino alla contea di Damascus, in Pennsylvania, per sfuggirgli.
Non voglio te.  Adam che voglio. Adam che amo.
Con il tempo, probabilmente, Roger sarebbe riuscito a trovarla.
Marina preferiva non pensarci. Aveva delegato ad altri
le sue responsabilit di Salthill. Una giovane donna che si
chiamava Molly Ivers avrebbe gestito la libreria in sua assenza;
se Marina avesse avuto qualcosa da dirle, l'avrebbe chiamata
da Damascus Crossing, e le aveva dato il numero di
un'agenzia immobiliare della zona per eventuali comunicazioni
urgenti. Le aveva lasciato anche un numero di casella
postale gi in paese, che le aveva fatto giurare di non rivelare
a nessuno. Aveva inoltre lasciato un recapito ai parenti nel
Maine, nell'eventualit in cui fosse accaduto qualcosa a sua
madre. Troppo, fin troppo!
Facendo un ampio giro attorno alla casa, avanzando a fatica
tra l'erba alta, trov per caso i resti di un vecchio pozzo. Aveva
una paura infantile dei buchi cos profondi, senza fondo, come
le trombe degli ascensori che scendevano fino a... dove? Non
guardare! L'acqua potabile proveniva da una sorgente sotterranea
che certamente alimentava anche quel pozzo, coperto
da assi di legno e con ogni probabilit ormai in disuso. Nella
propriet c'erano altre costruzioni: un piccolo garage con una
parete ricoperta di bitume, una dpendance per gli ospiti che
pareva fatta di tronchi, una rimessa e un capanno diroccato. Il
garage era pieno zeppo di vecchio ciarpame, una falciatrice
manuale arrugginita, vasi di terracotta incrinati, una bici con
una gomma sgonfia. Niente che fosse di Adam. La dpendance
era un monolocale spoglio con un tappeto intrecciato, sbiadito
fino a diventare incolore, una stufa di ghisa panciuta ricoperta
di ragnatele, un letto a castello con i materassi macchiati.
Per terra c'era una scarpa da ginnastica da bambino, senza lacci.
E i resti mummificati di un uccellino grigio, uno zigolo.
Nella rimessa c'erano un trattore con le gomme sgonfie, attrezzi
da giardinaggio, scatole e mobili: tutto era coperto di ragnatele,
nulla sembrava essere appartenuto a Adam. Detriti di
vite di sconosciuti, che avrebbero potuto affascinare Marina se
trasformati in arte, ma che cos non erano di alcun interesse
per lei. Mentre era ferma sulla soglia, qualcosa si mosse dietro
il trattore e sgattaiol via; Marina intravide, indistinta, una
creatura dal manto scuro, troppo grande per essere un procione,
ma si sforz di pensare che fosse solo un procione e non
qualcosa di pi pericoloso. Il cuore le batteva forte, come se
avesse fatto una corsa. Sapeva che non c'era ragione di aver
paura, era sola. Ma rest cos, a tremare in mezzo all'erba.
Sedici ettari. Tutti suoi.
L'auto nel vialetto accanto alla casa, una jeep grigio acciaio
dall'aspetto militaresco, la fece sussultare. Era nuova,
un nuovo acquisto. Marina aveva deciso che per la contea di
Damascus le serviva un'auto pi spaziosa, pi solida, e aveva
dato in permuta la sua utilitaria. Durante il viaggio verso
la Pennsylvania, in un delirio di macchine e camion, era stata
contenta della tenuta di strada di quel pesante veicolo e
aveva iniziato ad apprezzarne l'altezza. Ma non si era ancora
abituata a esserne la proprietaria. A vederla.
Tutto mio?
Questa casa, questo regalo, nella contea di Damascus! Ne
aveva parlato con pochissimi, a Salthill. Roger Cavanagh doveva
esserne al corrente, ma lei non glielo aveva mai detto.
Quando Adam le aveva fatto quel regalo, anni prima, Marina
si era irritata, anzi arrabbiata, perch per quanto propostole
con le migliori intenzioni la offendeva. Avrebbe voluto
protestare: Ma, Adam, io ti amo! Non sentiresti la mia mancanza?
Come fai a pensare di mandarmi via per un anno?.
Bastava il nome Damascus a farla star male. Ma ora che in
quel meraviglioso luogo sulle montagne la luce del tramonto
le tagliava il viso e il collo come la lama di una falce, cominciava
a chiedersi: forse Adam aveva intenzione di venire a
trovarla, durante quel suo anno di assenza? Forse voleva stare
con lei in quella vecchia casa in pietra, lontano da Salthill-on-Hudson
e dalla curiosit dei loro amici?
Forse lo aveva frainteso.
Si pent di non avergli chiesto di pi: perch aveva acquistato
quella casa, quando ci aveva vissuto, perch non l'aveva
mai venduta. (Era vero per che Adam aveva molte altre
propriet, in localit sperdute; alcune intestate a nomi diversi.)
Ricordava che le aveva raccontato, en passant, di aver
trascorso l dei weekend - "in ritiro", aveva detto - quando
abitava nella contea di Nassau, a Long Island, ma appena
Marina aveva insistito per sapere che cosa faceva in quel periodo
della sua vita e perch abitava a Long Island, Adam
aveva fatto spallucce e si era limitato a rispondere, evasivo:
Nulla di monumentale importanza, Marina. Era stato come
vedersi chiudere in faccia una porta, gentilmente ma con
fermezza. Le era sembrato un uomo colpito da amnesia e ormai
rassegnato alla propria condizione. Chi avesse osato
smuoverlo lo avrebbe fatto a proprio rischio e pericolo.
Tuttavia Marina rimpiangeva amaramente di non essere
riuscita a smuovere Adam Berendt.
Forse lo aveva fatto un'altra donna. Ma non Marina Troy.
Intanto, distratta dai propri pensieri, Marina camminava
ai margini della radura, scendeva oltre la rimessa, dove il
terreno si faceva pianeggiante e paludoso. Poco pi in l ricominciava
la pineta. Era chiaro che il bosco avanzava, insinuandosi
nella radura con nuovi alberelli, cespugli, rose selvatiche,
erica. La natura spingeva, sempre, e l'uomo tentava
di resisterle. A pensarci dava un brivido di paura e al tempo
stesso di soddisfazione: appena l'uomo smetteva di resistere,
la natura irrompeva trionfante. Se Marina non l'avesse impedito,
nel giro di pochi anni l'intera propriet sarebbe stata invasa
dalla foresta e cancellata per sempre. Il viale di accesso
da Mink Pond Road sarebbe sparito.  mia responsabilit,
vero? S. Si sentiva rincuorata. Fiduciosa. C'era un motivo
se Adam Berendt le aveva fatto quel dono, e lei se ne sarebbe
mostrata degna.
Sent un odore penetrante, nauseabondo. Il terreno sotto i
suoi piedi era cedevole. C'era della spazzatura sparpagliata
qua e l: legni marci, un secchio di bitume indurito, giocattoli,
una bambola di gomma, nuda e senza capelli, con gli occhi
verdi di vetro. Marina era indignata che i vecchi affittuari
di Adam avessero lasciato quel luogo in simili condizioni!
D'istinto raccolse la bambola. Il viso era scialbo e inespressivo,
ma gli occhi brillavano come pietre preziose. Marina li
stacc con le unghie e, gettata via la bambola, se li studi nel
palmo della mano. Era stato un gesto strano, da parte sua.
Iniziava gi a ragionare da artista, a trarre ispirazione da oggetti
trovati per caso: Ho visto questi, cosa significa?. L'odore
per la distrasse. Arricci il naso, nauseata. L'istinto le
diceva di andare via, ma la curiosit la spinse avanti, tra le
rose selvatiche e i giunchi, finch non vide, inorridita, un -
cosa? - un corpo nudo di donna, dai capelli castani, aggrovigliati,
che giaceva inerte seminascosto tra l'erba alta.
No. Era un animale.
Veramente? Un animale, s, doveva essere un animale
morto.
Gli occhi di Marina si riempirono di lacrime per lo spavento.
Riusciva a malapena a vedere. Il cuore le martellava
fortissimo nel petto.
Si sporse in avanti con cautela, doveva capire. Scopr con
grande sollievo che no, naturalmente non era un essere umano,
ma la carogna di un cervo virginiano.
Una cerbiatta, parzialmente decomposta. Gran parte del
ventre e del tronco mancavano, strappati via con crudelt
dai predatori, ma la testa c'era ancora, esile collo piegato da
una parte, bocca spalancata, la posa straziata del cavallo morente
nel Guernica di Picasso.

2.
Successe nel trentanovesimo anno di vita di Marina Troy,
quando inaspettatamente e pi o meno felicemente viveva
da sola in una casa di pietra isolata nella regione selvaggia
delle Pocono Mountains, nel Nordest della Pennsylvania, nei
pressi di Damascus Crossing, contea di Damascus, un paesino
che fino a qualche tempo prima non aveva neppure mai
sentito nominare.
Era una pazzia! La grande avventura della sua vita.
Dal suo arrivo, a settembre, fino alla fine dell'anno, Marina
si dedic a completare i frammentari assemblaggi di
Adam Berendt. Non si potevano definire "sculture", erano
embrioni che lei doveva portare alla luce. Alternava momenti
di esaltazione ad altri di totale sconforto: era rischioso,
quel che stava facendo. Aveva rimandato a tempo indeterminato
i progetti relativi al proprio lavoro: questo era un lavoro
molto pi urgente. Alcune mattine si alzava piena d'ispirazione,
carica di energia e di voglia di mettersi subito all'opera,
scalza com'era, in camicia da notte di flanella e maglione
sulle spalle, la bocca ancora impastata di sonno; altre, quando
la pioggia autunnale batteva sui vetri della casa di pietra
piena di spifferi, si svegliava intorpidita, con un senso di oppressione,
come se avesse un peso sul petto, una grossa creatura
pelosa, scura, di cui non riusciva mai a vedere il muso.
Eppure ce l'ha. Respira il mio fiato. Ha occhi di vetro giallo, piccoli
e rotondi. Doveva spingere via quella creatura pelosa, prima
di riuscire a svegliarsi davvero; e anche allora restava sdraiata
ancora un po', a respirare con affanno, ad ansimare in quel
letto sconosciuto, a battere le palpebre, gli occhi fissi su quel
soffitto sconosciuto, fino a quando, tornata in s, non ricordava
dove si trovava, e perch.
Contea di Damascus, Pennsylvania. Una vecchia casa per
le vacanze in pietra, in mezzo a sedici ettari di bosco, un posto
bellissimo, isolato e fuori mano, regalatole da Adam Berendt.
Ma stava iniziando a considerarlo come un lascito.
Ereditato da Marina secondo le volont di Adam.
Lascio questa casa in eredit a Marina Troy. La mia cara amica
Marina Troy.
Immaginava cosa stessero dicendo di lei a Salthill-on-Hudson.
Dov' finita Marina, perch si comporta in modo cos avventato?
Sar sconvolta, in lutto? Come pu abbandonare la
sua vita, le sue responsabilit?  vero che star via, da sola,
per un anno? E... perch? Il cuore di Marina batteva forte per
l'indignazione, al solo pensarci. Non avrebbe dato alcuna
spiegazione, n si sarebbe difesa. Era determinata, aveva preso
la sua decisione. Voleva chiudere con la vita anestetizzata
di Salthill. Cos l'aveva definita Adam, "anestetizzata". Mai
pi! Aveva affittato la casetta di North Pearl Street, aveva assunto
una persona affidabile che la sostituisse in libreria e
aveva rinunciato a occuparsi degli effetti personali di Adam
Berendt, perch non voleva scoprire altro della sua vita privata,
segreta. Voglio ricordarlo cos come lo conoscevo. Non voglio
darmi per vinta.
Una volta sveglia e uscita del tutto da quel sonno profondo,
seducente, ostinato, appena si metteva all'opera nello
studio sul retro della casa - le strette finestre ora erano libere
dai rampicanti fuori e dalle ragnatele dentro e il sole, quando
c'era, vi filtrava da est - si sentiva molto pi forte. Non
c'era alcun dubbio, era felice. Ora che si era radicalmente
semplificata la vita, era felice. Era arrivata nella contea di
Damascus con l'intenzione di riprendere a praticare l'arte
che aveva abbandonato oltre dieci anni prima, ed era ancora
pienamente intenzionata a farlo, in futuro, non subito. 
pi importante questo.  fondamentale. Aveva la sensazione
di discutere direttamente con Adam, di poterlo convincere.
Entrava in uno stato come di trance, lavorava incessantemente.
Non stava inventando nulla: il suo era un restauro,
piuttosto, una divinazione. Non uno degli oggetti che aggiungeva
alle opere incompiute di Adam, non un frammento di
metallo o plastica, scheggia di vetro o ramo d'albero, era
semplicemente una sua idea. Ai muri dello studio aveva attaccato
alcune foto delle sculture finite da Adam a Salthill
(per combinazione, tra le poche cose che aveva messo in valigia
da portare sulle Pocono c'erano quelle foto, perch non
aveva voluto andar via senza avere con s qualche ricordo
dei lavori di Adam), e restava sovente immobile a guardarle,
quasi senza vedere, rapita dall'incantesimo del loro mistero.
Vieni a me. Prendimi. Illuminami!
Le sembrava strano, scorretto, ingiusto, che Adam Berendt
non fosse stato considerato in vita uno scultore di grande talento.
Le sue opere avrebbero dovuto essere esposte nelle gallerie
pi importanti. I musei pi famosi avrebbero dovuto acquistarle.
Se solo Adam non fosse stato cos poco ambizioso!
Di certo era dotato e originale quanto Raul Farco, di cui aveva
acquistato anonimamente una scultura per il Salthill Arts
Council. Di certo aveva un rapporto ossessivo con l'America
come Rauschenberg e nei suoi pezzi pi austeri si rivelava potente
quanto Henry Moore... Ma non  giusto pensare cos. 
offensivo nei confronti di Adam.
Con il passare del tempo due opere di Adam, riprodotte in
foto, esercitarono una grande influenza su Marina. Il "crocifisso
naturale", composto di rami di quercia grottescamente
contorti, con una base di rocce e pietre di forma insolita, e il
"Laocoonte americano" di plastica traslucida, che sembrava,
persino in foto, cambiare continuamente tonalit, come fosse
vivo, come se respirasse. Mentre ricordava eroico l'originale
di quell'assemblaggio imponente e inquietante nello studio
di Adam, l, in quello spazio angusto e poco illuminato, l'opera
sembrava acquisire un'aria maligna, sprezzante. Se mi
prenderete. Ma non mi prenderete mai.
Marina non stava copiando direttamente le opere di Adam.
No!
Una volta completate, se le sculture le fossero apparse degne
dei precedenti lavori di Adam e non un insulto alla sua
memoria, avrebbe trovato loro una collocazione in una rispettabile
galleria di New York. Quello che stava facendo era
ardito, rischioso, senza precedenti. La serie delle Pocono, di
Adam Berendt - cos sarebbe stata battezzata - avrebbe recato
chiara l'impronta di Adam Berendt e nello stesso tempo
sarebbe stata interamente nuova, unica. Le opere di Berendt
che l'artista non era vissuto abbastanza per creare. Un miracolo.
Marina avrebbe dovuto ammettere il proprio ruolo in quella
creazione, non farlo sarebbe stato scorretto; ma durante quel
lavoro, coscienziosa come un monaco zen in meditazione,
svuotava la mente di ogni ricordo, riflesso, impulso, idea
propria, per lasciarsi guidare dalla visione di Adam. Aveva
portato con s molti dei libri di Adam, e durante i pasti e nel
pomeriggio leggeva avidamente, e rileggeva, mandando a
memoria brani di Platone, Ovidio, Blake, Walt Whitman, Gerard
Manley Hopkins, che Adam aveva sottolineato. Indizi,
forse, dei recessi pi profondi e sfuggenti dell'anima del suo
amato, che lui non le aveva mai rivelato...
Mi sveglio e il manto dell'oscurit sento, non il giorno.
Che ore, oh, che nere ore abbiamo passato, questa notte!
Che paesaggi hai scoperto, cuore! Che vie hai percorso!
E quante ne devi ancora, nel giorno della luce pi lunga...
Quando lavorava alle sculture di Adam, sentiva la sua energia
scorrerle lungo i nervi, sui polpastrelli. Lavorava assorta
per ore. Era solo parzialmente cosciente, tutta l'energia concentrata
nelle dita. Se le accadeva di vedere con la coda dell'occhio
un movimento improvviso fuori della finestra, ai margini
della radura o nella foresta, o nel cielo che sovrastava il Mount
Rue, quasi non lo registrava. Perch il suo sguardo era rivolto
"all'interno". Mentre le sue mani lavoravano, le capitava, o le
pareva, di sentire un veicolo che si avvicinava sulla strada dissestata,
oppure una voce che si sollevava nel vento per poi spegnersi
subito dopo; le capitava di cogliere una visione fugace
(un essere umano? un animale?) al limitare del bosco. Ma nulla
poteva turbarla davvero, nulla poteva distrarla.
Per tutto l'autunno e l'inizio dell'inverno Marina lavor cos,
e fu felice. Lentamente, molto lentamente, faceva progressi!
La sua strategia consisteva nel concentrarsi su un'opera di
Adam alla volta, affrontandola come un enigma, come la protagonista
di una fiaba costretta a risolvere un enigma, pena
chiss quale terribile destino che  preferibile non conoscere.
Si concentrava lentamente, approfondendo, espandendo, e
quando incontrava un ostacolo passava a un'altra opera, poi
ancora a un'altra, perch sperava di completare tutte e undici
le sculture pi o meno simultaneamente. Adam lavorava cos,
su vari pezzi in sequenza, variando stili e modalit.
Finch la testa non prendeva a girarle al punto che le veniva
da ridere. Era in pieno delirio. Finch (a met pomeriggio)
non si ritrovava la mente svuotata della visione dell'altro
che temporaneamente abitava in lei.
E, nella notte, quel peso peloso sul petto. Quella creatura
che le premeva il muso sulla bocca per toglierle il fiato, che le
schiacciava il seno sulle costole. Soffocava! Eppure quella
creatura era calda, stranamente confortante. Provava a sollevare
le braccia per stringerla a s. Il suo pelo, lungo e fitto,
color grigio fumo, si infoltiva per l'arrivo dell'inverno.
A volte Marina restava sulla porta ad ammirare il proprio
lavoro. Quelle cose rachitiche e frammentarie che aveva trovato
nella vecchia casa di pietra iniziavano a prendere forma,
a diventare interessanti. Forse.
Marina, che mi dici del tuo lavoro?
 questo il mio lavoro, Adam!
Intendevo il tuo vero lavoro, Marina.
Adam,  questo il mio lavoro. Abbi fiducia in me.
Su un vecchio tavolo di legno grezzo, in cucina, graffiato
ma bello, sotto la finestra, Marina accumulava oggetti disparati,
come faceva, anni prima, da ragazza. Una falena gigante,
grigia, con geroglifici sulle ali. Piume di poiana, minuscoli
scheletri di uccelli, bottoni, un sonaglino di legno per
neonati trovato nella rimessa. Gli occhi verdi, di vetro, cavati
alla bambola di gomma vicino alla palude. Spesso, mentre di
pomeriggio faceva il primo pasto della giornata, con una fame
da lupo, Marina contemplava quegli oggetti.

3.
Le uniche telefonate che Marina faceva a Salthill erano per
lavoro. Una volta al mese parlava con l'agente immobiliare
cui aveva affidato la casa di North Pearl Street e ogni luned,
alle diciotto in punto, con la ragazza affidabile che la sostituiva
in libreria. Marina non aveva ancora il telefono in casa,
resisteva con scaramantica cocciutaggine. Anche se avesse
chiesto di non essere messa sull'elenco telefonico, non sarebbe
stata al riparo dalle chiamate indesiderate. E da quelle che
non voglio fare io nei momenti di solitudine e debolezza.
Aveva vagamente promesso alle amiche di chiamarle ogni
tanto, ma per il momento non le sembrava possibile. Avrebbero
provato a darle dei consigli. (A cosa servono le amiche,
se non a dispensare consigli, richiesti e non?) Si sarebbe trovata
a recitare il ruolo di "Marina Troy", e con scarsi risultati.
La ragazza che la sostituiva in libreria, Molly Ivers, era incrollabilmente
allegra e positiva. Gli affari nel pittoresco negozietto
di Pedlar's Lane andavano "bene", "non male, considerato
il tempo da lupi", "ottimamente", " fantastico". Un
popolare giallista di Salthill, che aveva pubblicato un bestseller
recensito dal "New York Times", era passato in negozio
su richiesta di Molly e aveva firmato una catasta di libri.
Ne avevano venduto trentadue copie in pochi giorni. Marina,
che chiamava da una cabina nel suo remoto avamposto
sulle Pocono, approv.  fantastico. Cercava di mostrarsi
entusiasta come la sua dipendente di dieci anni pi giovane,
cercava di sembrare entusiasta per non farla preoccupare. E
comunque era vero che era fantastico. Vendere trentadue copie
di un libro, o due; tremiladuecento o trentaduemila; vendere
libri sul serio o con la fantasia; in un posto come il
Salthill Bookstore si potevano vendere solo con la fantasia.
Che cosa significava? Quel che comincia a sfuggirmi, Adam,  il
significato. Della mia vita passata. Marina ricordava l'amore
che fin dall'adolescenza aveva nutrito per i libri, una passione
molto pi innocente di quella per l'arte, ma non riusciva a
capire, adesso, come l'amore per i libri potesse convivere con
il tentativo, o il desiderio, di venderli. Perch quando si vende
quello che conta  la quantit; la quantit  lo scopo del
commercio, perch ci si metterebbe in affari, se no? Ma cosa
sono poi gli affari, esattamente? Come Socrate, Adam aveva
l'abitudine di porre molte domande su ci che  ovvio. Ma le
domande riguardanti l'ovvio erano le pi difficili.
Marina? Ci sei ancora?
S, Molly... Che belle notizie!
La prossima settimana viene Sallie Bick. Hai presente
quella dei libri sull'alimentazione? Viene a firmare libri e a
parlare con la gente. Domenica tengo aperto dalle due alle
sei. Servir anche un piccolo rinfresco. Non coster molto si
affrett ad aggiungere. Da mangiare ne porta l'autrice!
Sembra eccezionale. Mi dispiace tanto non poterci essere.
Ci fu una pausa imbarazzante. Persino Molly Ivers, che
non dubitava mai di nulla, dubit di quell'affermazione.
Abbassando la voce come per paura che qualcuno potesse
sentire, disse: C' un uomo, un certo Roger Cavanagh, che
ogni tanto passa... Un avvocato? Lo conosci, credo... Chiede
sempre di te.
Davvero!
 un buon cliente. Compra sempre edizioni cartonate.
Sembra preoccupato per te.
Te l'ho detto, Molly. Digli semplicemente che sono via.
Marina, lo sa che sei via. Ma vuole sapere dove.
"Via"  gi abbastanza. Marina sent che arrossiva di fastidio,
di disappunto. Devo chiudere, Molly. C' gente che
aspetta per telefonare.
Riuscir a rintracciarmi, un giorno o l'altro. Mi far innamorare
di lui. Non succeder! No, non succeder.
A Damascus Crossing, a volte Marina chiamava da una
cabina fuori dell'officina Pryde Gas & Auto Repair, di cui sin
da settembre era diventata cliente abituale; quando, dopo
ore di lavoro nello studio di Adam, la vecchia casa su Mink
Pond Road diventava troppo solitaria e opprimente, Marina
doveva fuggire, faceva un giro in auto fino al fiume Delaware,
o andava in un discount vicino a East Stroudsburg, e queste
spedizioni, che cercava di considerare come parte della
sua meditazione artistica, richiedevano un bel po' di benzina.
Si rendeva conto che tra i quattrocento abitanti di Damascus
Crossing stava diventando un personaggio chiacchierato.
La signorina Troy, quella che vive in Mink Pond Road
tutta sola. Cercava di non badare alle occhiate insistenti dei
garzoni dell'officina quando parcheggiava accanto alla cabina
del telefono, furtiva come una signora che sgattaiola dentro
una toilette mobile sotto lo sguardo di tanti uomini.
Altre volte, per non affrontare le loro occhiate, chiamava
dall'immobiliare County Line Realty, anch'essa in paese. Era
l'agenzia che per anni si era occupata di affittare la casa di
Adam Berendt, provvedendo anche alla sorveglianza, a tutti i
servizi necessari e alle pulizie durante la perenne assenza del
proprietario. La gestiva una signora di mezz'et di una cordialit
aggressiva, Beverly Hogan, che doveva essere la titolare,
in una casa in finto legno di sequoia stile ranch, con tante
bandierine sventolanti come in un frenetico applauso. Marina
temeva che la County Line Realty non facesse molti affari in
quei mesi di bassa stagione; a eccezione della piccola Toyota
di Beverly, lo spiazzo ricoperto di ghiaia era quasi sempre
vuoto. Beverly Hogan era la prima persona che Marina aveva
conosciuto a Damascus Crossing; le aveva fornito preziose
informazioni. (Inclusi i nomi di "disinfestatori altamente raccomandati"
per combattere roditori e insetti, ad esempio.)
Aveva insistito perch Marina facesse uso, gratis, dei telefoni
dell'agenzia per le chiamate locali; le interurbane fu invitata a
farsele addebitare sulla carta di credito. Il fatto che Marina
non avesse il telefono destava viva preoccupazione in Beverly,
quasi Marina fosse una ragazzina cocciuta, bisognosa
del buonsenso di un'adulta. A parte l'esagerata socievolezza,
il trucco e il profumo eccessivi e quei capelli ossigenati maldestramente,
Beverly Hogan le ricordava certe matrone di
Salthill: donne ricche devastate dalla solitudine e dall'insoddisfazione
sessuale, afflitte da una tendenza alla logorrea che
era quasi un tic, con mariti misteriosamente lontani e figli ormai
adulti che le avevano deluse. Com'erano di buon cuore
quelle donne: generose, gentili, sollecite; e come facevano
venire voglia di scappare balbettando scuse e distogliendo gli
occhi. Da quando Marina si era trasferita nella casa di pietra,
Beverly era andata diverse volte a trovarla, senza essere stata
invitata, e l'aveva spaventata bussando alla porta; e se Marina
era nello studio e non la sentiva, passava allegramente tra
l'erba alta per bussare alla porta sul retro. Volevo solo sapere
come va, Marina. Se hai bisogno di qualcosa. Marina non
aveva incoraggiato quelle visite, ma dopo si era sentita in colpa.
Ormai avrebbe preferito fare le sue telefonate dalla cabina
che puzzava di pip, ma sapeva che Beverly la teneva d'occhio
e si sarebbe offesa e indignata se Marina non fosse passata
a trovarla una volta ogni tanto per dimostrarle una gratitudine
che in realt non provava. Beverly Hogan era una di
quelle donne che non molti vorrebbero come amica, ma che
tutti preferiscono non avere per nemica.
Beverly le afferrava sempre la mano e gliela stringeva, come
quel burrascoso pomeriggio di novembre. Come va,
Marina? le chiedeva sempre fissandola con lo sguardo pieno
di comprensione da dietro gli occhiali di plastica rossa. La
sua sollecitudine era opprimente, Marina sapeva che ogni
suo comportamento veniva memorizzato. E forse anche le
sue innocue telefonate a Salthill venivano ascoltate, e memorizzate.
Mentre Beverly batteva rapida al computer, Marina fece
una breve telefonata a Molly Ivers. Era stata una settimana
sorprendentemente buona per le vendite, rifer Molly, considerato
il tempo da lupi; e le cose sarebbero di certo migliorate
con l'avvicinarsi del Natale... Quando Marina riattacc,
Beverly era gi pronta con due tazze di caff istantaneo e biscottini
al burro di arachidi fatti in casa. Sentirei la tua mancanza,
Marina, se non passassi di qui per usare il telefono le
disse con l'aria di chi non vuole intromettersi, ma come ti
ho detto, io non potrei vivere senza telefono in casa; abitando
in mezzo al bosco, poi. Fossi in te, chiederei l'allacciamento
prima che arrivi l'inverno.
S mormor Marina, forse lo far.
Alla prima nevicata seria rischi di restare isolata.
S.
 una comunit molto unita, questa. Ci aiutiamo l'un
l'altro. Un sacco di famiglie vivono qui da generazioni. Beverly
raccont di vedove che abitavano da sole in posti come
Mink Pond Road e di una sua vecchia zia che aveva avuto
un ictus, un vicino era passato per caso a trovarla e le aveva
salvato la vita. Chiam il 911 dalla cucina di zia Louise. Ma
ci voleva il telefono, capisci. Per fare quella chiamata.
Oh, lo so. Hai ragione, Beverly.
C' qualcuno che non vuoi che ti chiami, vero, Marina?
Gli occhi di Beverly si spalancarono come per smentire la
propria curiosit. O forse ti sei trasferita qui per... fuggire?
Da...?
Marina fece una risatina ambigua, arross e scosse la testa.
Il caff caldo le bruci la lingua. Prese un biscotto e lo sbriciol
tra le dita.
La gente mormora, sai. Io gli dico, una donna adulta ha il
diritto di avere la sua vita. La sua privacy.
Gi.
Un ex marito, magari? Mia sorella, quante ne ha passate
con il suo ex! Sapessi quante volte ha chiamato la polizia!
Oh, mi dispiace.
A me dispiace. Indovina chi se la sorbisce. Beverly sorrise
torva, aggiustandosi gli occhiali. Le pupille le ballavano
come pesciolini dietro le lenti bifocali. Ti risparmio i particolari...
Ci sono due tipi di uomini, quelli che non riescono a
tirar su nient'altro che il telecomando e quelli che perdono la
testa e ti vorrebbero ammazzare perch ti "amano" cos tanto.
Sbott in una grassa risata. Marina sent la propria risata
seguire quella di Beverly, come un'utilitaria incontrollabilmente
trascinata nella scia di un'auto pi veloce. Astutamente
Beverly domand: Hai la Tv, vero? So che c'era un televisore,
in casa. Un bel modello.
S.
Era vero? Marina non se ne ricordava.
Certo, la ricezione non sar buona come dalle parti di
New York. Qui in montagna avrai bisogno della parabola.
Ce l'abbiamo tutti.
Marina annu da brava bambina. A un certo punto quella
conversazione stranamente intensa avrebbe raggiunto la
quota prestabilita di saggezza dispensata e la donna pi vecchia
avrebbe liberato la pi giovane. Marina sbatt le palpebre.
Che sonno! Si era messa all'opera presto, quella mattina,
in un'alba nebbiosa grigio ardesia, aveva disperato di riuscire
a fare tutto quel che si era ripromessa, aveva iniziato a temere
di crearsi delle illusioni, di dare un'amara delusione a
Adam. Come aveva potuto immaginare di essere in grado di
"restaurare"... "divinare"? Che follia!
Accortasi che Marina si stava allontanando da lei con il
pensiero, Beverly la riscosse con la sua imperiosa giovialit.
Marina! Hai comprato quella splendida casa direttamente
dal signor Berendt? Senza intermediari, vero?
Marina esit. ... uh. S.
O forse il signor Berendt ha incaricato un agente del New
Jersey? Non ne ho saputo nulla.
... No, certo.
Beverly annu con fare misterioso. Un vero gentleman,
era. Ma certo non un tipo facile da capire. Vedendo che Marina
stava zitta, Beverly continu, arricciando le labbra. Siamo
rimasti tutti molto colpiti. Sai, morire a quel modo... A
cinquantanni soltanto...
S. Una cosa... imprevedibile.
Certo, non  che si facesse vedere molto, negli ultimi anni.
Avr avuto una vita troppo piena! In genere, quando veniva
a Damascus Crossing restava soltanto per il weekend.
Non andava mai a caccia, n a pescare, e nemmeno a sciare
in inverno. Stava quasi sempre da solo. Un'estate si  fermato
per un mese, faceva lo scultore, giusto?
Lo scultore, s.
Ma non di statue. Cio, non scolpiva figure umane. Faceva
cose pi del genere moderno. "Astratto". Incomprensibile.
Beverly sospir. Continuava a mangiare i biscottini a
piccoli morsi, per non ingollarli in un sol boccone sotto gli
occhi di Marina, e le cadevano le briciole sul petto abbondante.
Mah, viene da chiedersi chi glielo fa fare a uno di occuparsi
di cose cos. Certo, magari un grande artista come Picasso
fa i soldi.
Marina sorrise. Dove stava andando a parare quella conversazione?
Si sentiva a disagio e speranzosa al tempo stesso.
Beverly aveva conosciuto Adam Berendt in un'epoca in
cui lei non lo conosceva ancora; pi giovane, ormai lontano
nel tempo. Abbassando la voce come per paura che qualcuno
potesse sentire, le disse: C'era qualcosa di triste in quell'uomo,
non  vero? Nel viso... Quell'occhio cieco, e quell'altro cos penetrante,
era come se ti scrutasse dentro. Una volta
gli ho chiesto di punto in bianco - sono un po' sfacciata a
volte! - gli ho chiesto se aveva famiglia, se aveva figli, e... sai
cosa mi ha risposto?.
Cosa?
"No" e "s", mi ha risposto.
"No" e "s". E che significa?
Mi caschi il naso se lo so, Marina ridacchi mestamente
Beverly
Marina non faticava a immaginare Adam Berendt che rispondeva
no e s a quella donna. Intendendo che no, non era
padre, e che s, in un altro senso aveva dei figli.
Gli piacevano i cani soggiunse Beverly con sguardo furbetto.
Davvero?
Aveva un bel cane. Un pastore. Uno di quei vecchi cani
guida. All'espressione perplessa di Marina, spieg: Quelli
per i ciechi. Li usano solo per qualche anno, poi li mandano "in
pensione". Vogliono solo cani giovani. Cos se uno vuole pu
prendersi un vecchio cane guida, sono di ottima compagnia.
C' un posto a Stroudsburg dove li regalano. Certe volte il signor
Berendt veniva qui con uno di quelli. Il brutto  che
muoiono giovani. Insomma, i pastori sono grossi, e i cani grossi
vivono meno di quelli piccoli, si sa. Chiss perch, poi.
Marina scuoteva lentamente la testa. Si sentiva un po' frastornata,
come uno intrappolato in un'auto lanciata a tutta
velocit e obbligato ad ascoltare il chiacchiericcio incessante
dell'autista.
 una tragedia, se inizi a volergli bene. Ti affezioni.
S. Lo so.
Marina socchiuse gli occhi: vedeva Adam, in pantaloni
corti, le gambe muscolose abbronzate e villose, che si chinava
ad abbracciare Apollo, e il cane che gli leccava la faccia.
Sent un'assurda fitta di gelosia all'idea che Adam osasse
mostrare il suo affetto, un affetto illimitato, infantile, fisico, a
un cane. Toccare a quel modo Marina Troy gli sarebbe stato
impossibile.
Le bruciarono gli occhi di lacrime, che asciug di nascosto.
Beverly Hogan, dallo sguardo acuto, ovviamente vide tutto.
Forse l'aveva spinta volutamente fino a quel punto. Adesso
lo so: lo amavi. E non lo conoscevi meglio di me, brutta presuntuosa.
Marina guard l'orologio. Sperava di essere libera, ormai,
di potersene andare. Il cielo sopra le montagne era un ammasso
livido e minaccioso, c'era sapore di neve nell'aria. Beverly
l'accompagn alla porta invitandola a tornare per
prendere un caff, per bere qualcosa, per mangiare assieme,
a qualunque ora, a casa sua, che era a un passo da l. E a pensarci
sul serio, a farsi mettere il telefono. Marina borbott un
vago assenso. Le sembrava di vedere le goffe opere incompiute
di Adam che la attendevano nello studio come embrioni
abortiti, rimproverandola di non aver saputo dar loro vita.
Beverly stava dicendo con una calda voce piena di ricordi:
Una volta portai Adam Berendt a un'asta in una fattoria. In
una bellissima casa antica di mattoni, semidiroccata, sul fiume
Delaware. Compr alcune cose. Aveva solo contanti, nel
portafogli. Una delle cose che compr fu quest'anello. Glielo piazz davanti alla faccia, un'ametista scura e vitrea in
un'elaborata incastonatura d'argento; lo portava al medio
della mano destra, in mezzo ad altri anelli molto meno degni
di nota.
Marina disse piano:  bellissimo.
S. Beverly continuava a tenere tesa la mano paffuta e lo
osservava accigliata, abbozzando un sorrisetto soddisfatto.
Lo dicono tutti quelli che lo vedono.
Perch quando sono in questa casa di pietra che ho finito per
amare non riesco a ricordare che aspetto ha da fuori? E perch
quando sono fuori non riesco a ricordare com' dentro?
Perch continuo a perdere la strada? Quelle cose nella stanza
sul retro si prendono gioco di me.
I paesaggi alle finestre sembrano incompatibili l'uno con l'altro.
Il Mount Rue  sparito per giorni dietro la nebbia.
Il respiro mi si ferma in gola. Il peso di quella creatura pelosa sul
petto di notte. Il suo muso umido sulla mia bocca. Che mi toglie il
fiato.

4.
Eppure qualche giornata buona c'era. Pi che buona!
Non era una follia, provare a fare quello che stava facendo.
Vedeva distintamente che s, aveva fatto progressi in
quelle ultime dodici settimane.
Si svegliava presto, carica di energia, di ispirazione, di
speranza. Si scrollava di dosso i dubbi della notte, si lavava il
viso con l'acqua fredda e sorrideva allo specchio. Marina, cara!
le diceva la voce incoraggiante di Adam. Lavorava nello
studio tutta la mattinata fino al primo pomeriggio, rifiutando
di scoraggiarsi, rifiutando di disperare; brancolava come
una cieca, s, ma una cieca che a poco a poco stava trovando
la strada.
Giunse un rumore lieve, un grattare sul vetro alle sue
spalle, dall'altra parte della stanza. Unghie o artigli sul vetro.
Non un suono forte, casomai incerto, interrogativo.
Marina? Di chi  questa casa?
E a volte, mentre tentava di concentrarsi nella lettura, veniva
distratta da suoni che provenivano da sopra la sua testa.
Assi del pavimento che scricchiolavano in maniera quasi
impercettibile. Aveva chiuso quelle stanze per l'inverno, non
poteva esserci nessuno, ovviamente.
Una notte ud delle voci provenire dal lato della rimessa,
non lontano. Frammiste al fischio del vento. Il vento! C'era
sempre vento, da un po' di tempo. Scosse la testa, confusa,
per schiarirsi le idee. Stava leggendo uno dei libri di Adam, i
Pensieri di Pascal, e lo sentiva vicino come non le succedeva
da tempo, la sua voce sommessa, perplessa, ironica, ma gentile.
Poco basta a consolarci, perch poco basta ad affliggerci, aveva
sottolineato in rosso Adam, aggiungendo un S! a margine.
E un'altra frase, che la fece sorridere: Tutta l'infelicit degli
uomini deriva da una sola causa, dal non sapere starsene in pace,
in una camera. Ma da fuori giunse una risata soffocata, forse
un colpo di tosse di un uomo. E poi il silenzio.
Le palpebre di Marina divennero improvvisamente pesanti,
il libro le scivol tra le dita e le cadde su una caviglia,
risvegliandola di botto.
Poi una mattina la vide: la creatura della notte, dal folto
manto scuro.
Quella che le si posava sul petto la notte. Cos calda, cos
seducente, confortante e opprimente.
Era assolutamente immobile. Si stagliava contro una roccia
color terracotta nel pallido sole bianchiccio di novembre.
Una specie di grosso gatto, il pelo coperto di arabeschi, troppo
grande per essere un comune gatto domestico; un gatto
selvatico, una lince forse, con le orecchie tese e pelose, il
muso schiacciato come un gufo e gli occhi fulvi, attentissimi.
Marina era in cucina e si accucci per osservare la creatura
dalla finestra. Le si ferm il cuore di fronte a tanta bellezza.
Il modo in cui il vento le increspava il pelo. Pelo color mogano,
scuro, di certo vellutato. Soffice coda grigio fumo.
Cerca un modo per entrare. Sa che cosa vuole. Dopo un attimo il
felino prese a muoversi tra le foglie cadute intorno alla casa,
Marina lo sent, anche quello era un rumore che aveva sentito
spesso, di notte. Com'era flessuoso, quel grosso gatto,
com'era furtivo... Non trotterellava come un cane o un lupo,
piuttosto scivolava con grazia inquietante, la testa e il corpo
fermi mentre le zampe si muovevano agili. C'era qualcosa
di quasi comico, da cartone animato, in quelle zampe che si
muovevano sciolte mentre il corpo rimaneva fermo, come
immobile.  cos che si muove di notte. Quando nessuno vede.
Marina segu il felino dietro un angolo, e a una delle finestre
della sala da pranzo sollev velocemente la testa, ma l'animale
doveva averla notata, perch gli brillarono gli occhi e
in un istante corse via, sparendo nel bosco.
Maledizione.
La bellissima creatura dal manto scuro era venuta alla sua
porta e lei l'aveva fatta fuggire come una sciocca.
Mise degli avanzi di pollo vicino alla porta sul retro, in
una vaschetta di alluminio. Poche ore dopo erano spariti.
"Notte", l'avrebbe chiamata. Perch il suo manto era cos
scuro che anche alla luce del sole era chiaro che si trattava di una
creatura notturna. Quel che vediamo di giorno non  tutto.
Aveva l'impressione di spiegarlo a Adam. Era rabbuiato,
evasivo. Non si poteva mai sapere, con lui. Aveva un lato cos
razionale, cos saggio; cavilloso, al servizio della verit, come
il suo maestro Socrate; poi per c'era l'altro lato, di cui
Marina non era stata al corrente fino a dopo la sua morte, il
lato oscuro dei segreti e delle menzogne sfacciate; l'insospettabile
ricchezza e le ricevute dei casin di Las Vegas, le disgustose
foto pornografiche e i nomi falsi, tutti quei nomi
falsi che aveva usato; e a cosa serviva poi esattamente, c'era
da chiedersi, un nome falso?
"Notte", l'avrebbe chiamata.

5.
La posta si accumulava nella cassetta di M. Troy all'ufficio postale
di Damascus Crossing; si trattava in gran parte di buste
inoltrate dal suo indirizzo di Salthill. Una di queste portava
l'intestazione Abercrombie, Cavanagh, Kruller & Hook, studio
legale, 1, Shaker Square, Salthill-on-Hudson, New York.
Marina si domand, come capita a molti di noi, perch mai le
serie di nomi degli studi associati somiglino tanto a un'insensata
conta da bambini.
Oh, ma perch'.
Infil in fretta e furia la busta in mezzo alle altre nella borsa
a tracolla, o forse in una tasca della giacca color cachi; le
guance le bruciavano come se avesse preso uno schiaffo. Perch
quell'uomo insisteva a contattarla? Marina aveva rinunciato
a occuparsi degli effetti personali di Adam e un assistente
di Roger era stato incaricato di sostituirla, dunque non
c'erano ragioni ufficiali per cui dovesse scriverle.
Torn a casa in macchina irritata. Immaginava che, se Roger
Cavanagh le dava la caccia, fosse per vendicarsi. Un giorno o
l'altro. Far in modo che io m'innamori di lui, mi sedurr per farmi
fare l'amore con lui e poi, trionfante, mi ripudier. Lo so. Tuttavia
accadde questo, stranamente: che quando Marina fu a casa,
apr i sacchetti e svuot le tasche sul tavolo di legno della cucina
e, bench il resto della posta ci fosse tutto, la busta di Abercrombie,
Cavanagh, Kruller & Hook era sparita.
Marina la cerc nella jeep, nel vialetto, tra le foglie cadute
davanti alla porta d'ingresso, la maledetta busta da Salthill,
quella che non voleva e che a forza di non volere aveva in
qualche modo disintegrato; e ora, certo, si sentiva in colpa,
piena di rimorsi, perch forse tutta quell'antipatia nei confronti
di Roger Cavanagh era irrazionale, o forse pi che antipatia
era paura, paura di sentire su di s il suo sguardo voglioso,
lo sguardo ferito di quando lei l'aveva picchiato, s,
nella furia l'aveva picchiato, non se lo sarebbe mai pi scordato.
Che vergogna, che spudorata manifestazione della sua
parte pi animale; e i graffi che gli aveva fatto, nella sua frustrazione
sessuale, no, non se lo sarebbe mai pi scordato,
non se lo sarebbe mai perdonato.
E non avrebbe mai pi ritrovato la busta.
Ci fu una gelata improvvisa. Un incrostarsi di bianco sottile
come piume tra l'erba alta del prato e sui mucchi di foglie
secche. Una nuova rigidit nell'aria, come un'impellenza.
Sulla porta di servizio i resti di un coniglio parzialmente
sbranato. Mancava la testa, il tronco era squarciato. Appena lo
vide, con la scia di sangue sulla brina, Marina immagin dovesse
trattarsi di un animale ferito che si era trascinato verso la
casa nella radura in cerca di aiuto. Ma quando guard pi da
vicino cap.  una preda, di sicuro. I resti di una preda.
Ebbe un moto di piet. Forse anche un brivido di terrore.
Avvolse la povera carcassa mutilata in fogli di giornale e la
port via per nasconderla dietro la rimessa.
(Ma conserv un ricordo. Un pezzetto di carta imbrattata
del sangue del coniglio. Cosa significava, un disegno cos?
Stampato sul foglio stampato... Come la carta stampata  parola
impressa.)
Notte, il predatore.
Notte, che aveva portato per lei quella preda insanguinata.
Notte, che non si poteva prevedere! N chiamare, o allontanare.
Notte dagli occhi gialli e fulvi. Notte dalle affilate zanne di
rasoio. Notte il carnivoro, muso che odora di sangue. Notte, che
le balzava sul petto. Notte, il manto opprimente di quel peso
che le schiacciava i seni morbidi sulle costole. Notte che le bloccava
le braccia, impedendole di spingerla via. Notte che la faceva
gemere piano, singulto strozzato nella gola. Notte dal temibile
ghigno, muso umido e baffuto, schiacciato sulla sua
bocca semiaperta, sulle sue labbra asciutte, nella paralisi del
sonno l'orrore di Notte che le succhiava via l'ossigeno.

6.
Giusto per respirare un po', per vedere il cielo.
Irrequieta! Guidare senza meta sulle strade di montagna.
Strade dai nomi inconsueti. Evitando le autostrade trafficate,
le zone commerciali: area sciistica di buck hill, vacanze sulle
pocono - ufficio vendite, motel timber hill. Lungo le spirali
dei tornanti che scendevano fino al fiume. Paesini dai nomi intriganti
sparsi lungo le rive: Dingmans Ferry, Bushkill, Welshtown,
Shoemaker, Echo Lake. Nomi romantici, Adam.
Ma quelle localit non erano mai romantiche quanto i loro
nomi.
Si ferm a scattare qualche Polaroid. Le montagne, il cielo,
il fiume Delaware. Quella fosca luce plumbea sul fiume, il
fiume turbolento e sinuoso. Come un organismo vivente. Letale
per chiunque vi si tuffasse. Era affascinata dalle rocce
calcaree che affioravano, pi alte di lei, ripide e verticali,
grezze e umide, affilate come enormi artigli. Silver Thread
Falls, Cascate del Filo d'Argento. Un nome carino, non  vero,
Adam? C'erano anche Kane's Mills e Foxboro. Lungo il
fiume Marina fotograf vecchie fabbriche abbandonate, tessili,
di conserve, di guanti. Sono bellissime. Non del tipo di
bellezza che d nell'occhio, ma...
Lasciami perdere, Marina, cara. Sono un uomo morto, lo sai.
Ma io non sono morta, Adam. Abbi fiducia in me.
Gelosa, io? Niente affatto.
Probabilmente non era neppure un'ametista, l'anello.
La furba Beverly Hogan non aveva detto che lo fosse.
Era bello, comunque, e anche antico. Ma non aveva pi di
un secolo. Probabilmente quello che Marina aveva scambiato
per un'ametista era solamente un bel vetro viola tagliato
in modo da sembrare una pietra preziosa. Comprare un
anello per Beverly Hogan a un'asta era proprio da Adam Berendt:
uno dei suoi impulsivi atti di generosit.
Ciononostante Marina non riusciva a ritornare alla
County Line Realty. Non ancora.
'Giorno, signorina Troy! Come ce la passiamo, eh?
Come ce la passiamo. Marina non ne aveva idea, ma abbozz
comunque un sorriso che significava Benone!
Quel saluto cos gioviale nascondeva un sottofondo di aggressivit,
di insolenza. Un misto tra uno jodel e un'aggressione
sessuale con un corpo contundente. Doveva farsi animo,
ogni volta, prima di entrare nella stazione di servizio
Pryde Gas & Auto Repair, abbassare il finestrino, chiedere il
pieno. Il giovane vecchio rick (nome cucito sulla pettorina
della tuta macchiata di olio) dallo sguardo truce arrivava trascinando
la gamba zoppa e la salutava a voce alta. Facciamo
il pieno, signorina Troy, eh?
S, Rick, grazie.
Doveva sorbirsi Rick Pryde o fare benzina altrove, che sarebbe
stato un po' scomodo. In qualche modo Rick Pryde
aveva finito per affascinarla. E l'intimidiva, certo. Beverly
Hogan l'aveva avvertita che i Pryde, con percezione extrasensoriale,
sapevano se facevi benzina altrove, e te lo facevano
capire; era normale a Damascus Crossing che, nel bene e
nel male, tutti sapessero gli affari degli altri.
Rick pareva stare sempre in agguato dietro le finestre
appannate della stazione di servizio, quando Marina si fermava
alla pompa. (Le sembrava anche che la tenesse d'occhio quando
faceva le sue rare, furtive telefonate dalla cabina accanto all'officina.)
Era misteriosamente storpio, con un'andatura claudicante
e la pelle coperta di preoccupanti cicatrici da ustione.
Come quelle di Adam. Ma molto pi brutte. Aveva un sorriso sardonico
da zucca di Halloween, grossi denti storti macchiati di
nicotina, lunghi baffi scuri pendenti e una barba ispida che nascondeva
il mento sfuggente. Rick se la prendeva sempre comoda
nel servire i clienti, ma si sforzava di dar loro un'impressione
di attenta, scrupolosa, vigorosa cortesia. Sorrise e sbuff
per sottolineare lo sforzo che stava facendo nel pulire l'ampio
parabrezza e lo specchietto retrovisore di Marina con uno
straccio che lasciava strisce di unto sul vetro. Come sempre,
stava masticando qualcosa di grosso e succoso che lo costringeva
a fermarsi spesso per sputare, con lo sguardo assorto, un
getto di liquido marrone che pareva acido; poi si asciugava la
bocca con il dorso della grossa mano lercia e sorrideva a Marina,
che aveva voglia di voltarsi dall'altra parte ma non ci riusciva.
Marina si chiedeva se il giovane vecchio dagli occhi truci
fosse il figlio o il fratello del burbero, taciturno Pryde, l'anziano
proprietario della stazione di servizio.
Un pomeriggio, mentre le stava facendo il pieno, tutto a un
tratto Rick disse a Marina: Ho notato che guarda la mia strana
faccia, a volte, signorina Troy. E pure la gamba. Forse dovrei
spiegarle come ho fatto a ridurmi cos. Rise bonariamente,
nel vedere l'imbarazzo di Marina. Era evidente che gli piaceva
trovarsi in posizione di potere. Le raccont che era l'unica vittima
della guerra del Golfo in tutta la contea di Damascus. Era
stato tiratore scelto nei marine. I tiratori scelti dei marine erano
il meglio del meglio. Ma essere il meglio del meglio aveva
un prezzo, e lui lo aveva pagato, e continuava a pagarlo. Gli
avevano fatto una plastica al viso e sei interventi alla gamba, e
se lei pensava che non erano serviti a un cazzo, be', si sbagliava,
perch prima delle operazioni stava molto, ma molto peggio,
non l'avrebbe riconosciuto neanche il suo cane.
Le chiese a bruciapelo, furbescamente, se ricordava le date
della guerra del Golfo.
Marina si sent bruciare le guance. Aveva la testa completamente
vuota.
Dieci anni fa? O prima? Negli anni Novanta.
Rick disse, scoprendo i denti gialli in un apparente sorriso:
Non si vergogni, signorina. Non lo sa nessuno. A parte i disgraziati
come me e i loro amici. E gli iracheni. Loro se ne ricordano,
credo. Rise come un bambino dispettoso. Mastic,
si chin in avanti per sputare in mezzo agli stivali, si strofin
i baffi macchiati e le sorrise ancora. Da gennaio a marzo del
1991. Le date sono queste.
Cos tanto tempo fa! sospir Marina.
Scommetto che non riesce a indovinare quanti anni ho.
Era una sfida. Marina era imbarazzatissima. Rick era un ragazzo
e nello stesso tempo un devastato uomo di mezz'et.
Vedendolo passare per la strada, pelle scabbiosa e passo zoppicante,
gli si sarebbero dati quarantacinque anni.
Trenta?
La bocca di Rick ebbe un piccolo spasmo. Sorrise appena.
Ci siamo andati vicino, eh? Ha la vista buona, signorina.
Ma se lo pu immaginare, nel 1991, quanti anni potevo
avere.
No! Sembra giovane.
Be', non lo sono.
Rick rise. Sul display della pompa le cifre continuavano a
girare. Marina, a disagio, si domandava quanto sarebbe durato
ancora l'interrogatorio.
Mi dispiace, Rick. Chiss quanto ha sofferto...
La sofferenza  niente, signorina Troy, eh. Ma che cavolo,
non mi lamento, capisce; sono vivo, sono qua. E non si pu
dire la stessa cosa per molti dei miei compagni. Muoveva la
bocca come si preparasse a sputare ancora, ma non lo fece,
non in quel momento.
Mi dispiace. Era poco, forse, ma Marina non trovava di
meglio da dire. Parole come batuffoli sporchi in bocca.
Rick si strinse nelle spalle. Eravamo un po' arroganti, noi
ragazzi. Il nostro motto era "Metteteci dove volete, che gli
centriamo la testa anche da settecento metri". Aspett per
vedere che effetto faceva quella frase su Marina e lei ebbe la
reazione che ci si aspetta da qualunque donna sensibile: trasal.
Comunque, cazzo,  andata.
Si tolse il berretto sudicio e tir indietro i capelli neri con
un improvviso gesto rozzo. Marina ebbe un moto di qualcosa
di molto simile all'attrazione sessuale; una sensazione che
non provava da mesi. Fino a quel momento non le era neppure
passato per la mente che Rick, con la sua tuta unta d'olio,
gli occhi e la pelle bruciacchiati, fosse un essere dotato di
sessualit, e non molto pi giovane di lei; pareva orgoglioso
di mostrarsi cos di fronte a una donna.
Le cifre sul display della pompa rallentavano. Rick, assorto
nei suoi pensieri, come se fosse l'argomento pi naturale del
mondo, disse: Ho preso questa cattiva abitudine, nel Golfo,
per riuscire a stare svegli molte ore di fila, sa cosa facevamo
noi ragazzi ?... ci strofinavamo il tabacco sugli occhi. Fece il
gesto di leccarsi l'indice e di avvicinarlo all'occhio. Marina fece
un'altra smorfia, e Rick rise compiaciuto. No, signorina.
Non sono messo cos male. Non lo faccio pi.
Finalmente il serbatoio era pieno. Il totale era inquietantemente
alto. Marina pag in contanti e Rick calcol rapidamente
il resto con aria professionale.
Chiese con indifferenza: Vive in Mink Pond Road, signorina?
Nella casa di pietra? Quella che era del signor Benedict?
Facciamo anche servizio spazzaneve, sa?. Le spieg che erano
quaranta dollari a botta, se ci si accordava in anticipo; ma se
il cliente aspettava di restare bloccato dalla neve prima di chiamare,
allora gli veniva a costare cinquanta dollari. Interveniamo
soltanto in caso di consistente accumulo precis Rick
con enfasi, come se non tutti i servizi spazzaneve facessero cos.
Ci stiamo molto attenti, signorina. In un inverno medio
mettiamo che le spaliamo la strada dieci volte: normalmente
sono cinquecento dollari, ma se si prenota prima sono solo
quattrocento. E in pi non rischia di trovarsi in mezzo ai boschi
in una situazione d'emergenza, se firma ora.
Un pickup si ferm alla pompa, dietro Marina, che si affrett
a dire:  una buona idea, Rick. Stavo proprio per chiederle
dello spazzaneve; la mia strada  lunga ottocento metri
ed  difficile da...
No, signorina. Sar al massimo quattrocento metri. Ma
potrebbe restare bloccata comunque. Non sarebbe la prima
volta che succede. Il tono di Rick era minaccioso.
Cos Marina prenot il servizio spazzaneve dell'officina
Pryde, perch le tenessero la strada sgombra durante l'inverno.
In seguito avrebbe ripensato a questa come a una delle
sue decisioni sagge e razionali, in mezzo a tante che non lo
erano affatto.
Alcune notti dopo, il due dicembre, ci fu la prima vera nevicata
della stagione. Per tutto quel giorno scuro e tempestoso
Marina osserv preoccupata briciole di neve mulinare oltre
la finestra e battere come granelli di sabbia sul vetro e sul
lato esposto a nord degli alberi; preg che non mancasse la
corrente; alla sera accese il fuoco nel camino e vi si raggomitol
davanti, in attesa, con un libro in mano.
Ma la neve cess di cadere verso mezzanotte, quando se
n'erano accumulati meno di dieci centimetri. Il servizio
spazzaneve dei Pryde non si present.

7.
Il manto dell'oscurit... non il giorno. La sagoma della lince dalla
pelliccia scura si stagliava in mezzo alla neve. Marina
guardava dalla finestra, come se la creatura l'avesse chiamata
per nome.
Erano cos brevi le giornate... C'era una sola chiazza di nuvole
lucenti in mezzo a giganteschi nuvoloni neri. Praticamente
non c'era sole.
L'umanit potrebbe immaginare il sole, se non fosse mai
esistito?
Ma c'era la notte, cos affidabile. C'era Notte.
La creatura delle nevi fuori della finestra. Il suo manto si
era fatto pi folto e pi lucido con l'arrivo dell'inverno.
Orecchie pelose, muso da gufo, occhi luminosi come
catadiottri. Marina, Marina!
Devo sentirmi terribilmente sola. Queste allucinazioni...
Le caddero i capelli sul viso quando si chin sul davanzale.
Si spost furtiva dalla buia camera da letto alla stanza accanto,
a un'altra finestra; si chin sull'altro davanzale nel
tentativo di seguire la lince che girava intorno alla casa. Se
avesse fatto un gesto avventato, Notte sarebbe sparita.
Tuttavia, veniva svegliata da qualcosa che si muoveva furtivamente
tra le foglie morte che il vento spingeva contro la casa.
Marina lasciava dei pezzetti di carne per il gatto. Anche se
forse i procioni ci arrivavano per primi. Attendeva alla finestra
per vedere se la creatura si avvicinava, ma non succedeva
niente, non mentre lei stava l a guardare; gi la mattina
dopo, per, la carne era sparita e le vaschette di alluminio
buttate da una parte come spazzatura. E al posto del cibo
trovava la carcassa semidivorata di un coniglio, forse uno
scoiattolo. Resti straziati di carne sanguinante, delle dimensioni
di un pugno di uomo; che strano, cuore e interiora venivano
rimossi con precisione chirurgica e lasciati ben visibili sulla neve accanto alla carcassa. A volte le veniva da
vomitare, ma guardava sempre. Notte li lasciava per lei.
Intanto, sui davanzali della casa di pietra piena di spifferi
si accumulavano oggetti.
La falena, con le sue grandi ali dai bellissimi disegni. Scheletri
di uccellini delicati come merletti. Bottoni estratti dagli interstizi
del parquet. Un sonaglio da neonato, occhi di bambola
verdi, di vetro. Fogli di giornale coperti di macchie color
ruggine simili a costellazioni lontane. E altri piccoli oggetti
trovati per caso, di nessun valore, che le avevano colpito gli
occhi, toccato il cuore.
Marina era come un uccellino che fa il nido con quello che
trova intorno a s. Una gazza ladra avida e ingegnosa.
Nell'aria gelida del primo mattino, il fiato fumante, Marina
scattava foto degli oggetti lasciati per lei nella neve, dietro
la casa. Feti straziati, sembravano. Presa in giro della sua maternit
mancata. Straziante, disgustosa, raccapricciante la
sofferenza di creature cos indifese; Marina chiudeva istintivamente
gli occhi, ma era determinata a scattare le foto, perch
cos sembrava volere il destino.
Le orme della lince sulla neve, sulla scia di sangue: Marina
Troy fotograf anche quelle, affascinata.
Accumul oggetti del genere per tutto l'inverno nella vecchia
casa di pietra, nude istantanee quadrate sui davanzali;
ma perch, poi?
Notte, Marina non l'avrebbe mai fotografata.
E un giorno, nella rimessa, mentre era in cerca di materiali
per le sculture di Adam, scopr una scatola piena di scartoffie
ammuffite.
Una piccola scatola di cartone nascosta in mezzo a mobili da
giardino smangiati, pieni di ragnatele e cacche di topo. Erano
soprattutto vecchi tabulati pieni di colonne e cifre, quasi del
tutto sbiaditi. Estratti conto? Forse erano di Adam Berendt, ma
non c'era nulla che lo indicasse. Finalmente Marina si imbatt
in un nome, su un altro documento: Ezra Krane. Le suonava
enigmaticamente familiare ma, per quanto si sforzasse, non
riusciva a collegarlo a nulla. In cima a un documento dell'Ufficio
canadese delle imposte - Rendiconto delle somme versate o accreditate
a cittadini non residenti in Canada - appariva un altro
nome, anche questo vagamente familiare, Samuel Myers.
Marina continu a rovistare tra i documenti, pochi dei
quali interessanti, finch non trov per caso un foglio strappato,
scritto con una grafia che conosceva bene.
La grafia di Adam! Marina l'avrebbe riconosciuta ovunque.
Ma il nome, la firma, le erano ignoti.
Ripetuto in colonna per tutta la pagina.
Perch? Perch mai Adam doveva firmare con un altro
nome?
Adam? Eri tu Francis Xavier Brady?
Se  cos, mantieni il segreto.
Chiunque fosse Brady, da qualsiasi posto venisse, Adam non voleva
che lo sapessimo. Se lo ami, mantieni il segreto.
Okay?
Marina strapp il foglio in mille pezzi. Ma si sarebbe ricordata
di Francis Xavier Brady come se fosse stato Adam in
persona a rivelarglielo.

8.
Un freddo mattino deprimente Marina si fece una treccia alla
meno peggio, se la arrotol sul capo stretta da farsi venire il
mal di testa, la fiss con qualche forcina e si cal un berretto
di lana sulla fronte. Aveva un aspetto scialbo, insignificante e
disinvolto al tempo stesso, in pantaloni, stivali, giaccone cachi
imbottito. Le dava un piacevole sollievo sentirsi cos
asessuata; a prima vista, sarebbe potuta sembrare un giovanotto
qualunque della contea di Damascus su una jeep. Attravers
il paese, poi prese la statale e super la stazione sciistica
di Timber Hill, dove nelle belle giornate dalla strada si
vedevano gli sciatori volar gi da pendi di un bianco accecante
senza nessuna paura di cadere, di farsi male. Marina
invidiava il coraggio di quegli sconosciuti e la loro voglia di
divertirsi, ma le sembrava che la vita richiedesse gi fin troppo
coraggio e non ci fosse tempo per giocare. Si sentiva ansiosa.
Non stava facendo grandi progressi con le sculture di
Adam, ma perch? Quanto desiderava completarle! Aveva
attaccato ai muri le foto delle sue opere pi riuscite, ma le
immagini non l'ispiravano. Si sentiva forzata, intimidita,
perch sotto l'incantesimo della bravura di Adam non poteva
far altro che imitare; non in maniera cosciente, certo, non
era affatto quella la sua intenzione.
Le migliori sculture di Adam Berendt erano rozze e
sgraziate, ma agli occhi di Marina erano magiche combinazioni
degli elementi pi disparati. Pezzi di ferro, legno, plastica,
tonalit terrestri e trasparenze, contrasti repentini, a volte
dissonanti. Bizzarre o splendidamente scarne, volutamente
sgradevoli a volte, persino inquietanti. Adam voleva che apparissero
casuali, ma Marina sapeva che non c'era mai nulla
di casuale nella loro creazione.
Al deposito di rottami Shawnee Marina chiese al proprietario
dal collo taurino se poteva dare un'occhiata in giro.
Mio marito fa lo scultore e mi manda a cercare materiali. Il
proprietario la guard in tralice, borbottando: Non vendiamo
forniture per "scultori". Infatti, non  questo che vuole.
Lui cerca rottami, scarti, oggetti gli rispose Marina. Il tizio
fece spallucce e le disse che, s, certo, poteva guardare in
giro se trovava qualcosa. Marina si accorse che la teneva
d'occhio dal prefabbricato che usava come ufficio. Stava provando
a "vedere" con gli occhi di Adam. Aveva avuto una
settimana di grande frustrazione, ma ora, all'aria aperta, si
sentiva ottimista.
Era la settimana di Natale, settimana di sfrenato ottimismo
americano. Anche se Marina non intendeva festeggiare
il Natale ed era arrivata al punto di detestare quella tirannica
ricorrenza, sentiva nell'aria la frenesia natalizia. Persino il
deposito di rottami Shawnee era decorato con orrendi festoni
argentati e un Babbo Natale illuminato di plastica rossa,
appollaiato sul tetto.
Cosa vedi di bello, Adam? Cosa c' che ti piace?
Scelse tra le auto rottamate pezzi di metallo contorti e scoloriti.
Un fanale spaccato, un tappetino macchiato, una leva
del cambio rotta. Targhe corrose dalla ruggine. Orrende
bamboline di gomma ciondolanti dagli specchietti retrovisori,
con i vestitini rigidi di sporcizia. Pomelli e maniglie, frammenti
di specchi. Quanti vetri rotti a questo mondo, per la
maggior parte frammenti di specchi. Il proprietario del deposito,
che si chiamava Steve, usc a chiederle se avesse bisogno
di aiuto per caricare tutta quella roba sulla jeep, ma lei
gli rispose rapida che grazie lo stesso, ma no, andava bene
cos. E andava bene davvero: Marina era diventata forte, nella
sua nuova difficile vita. Quando domand al tizio quanto
gli doveva, lui l'allontan con un gesto. Per l'amor di Dio,
signora,  solo robaccia. Pu prenderne quanta ne vuole.
Ma cinque dollari, almeno? La prego. L'uomo si accigli,
come se Marina l'avesse inavvertitamente offeso; ma anche
lui l'aveva offesa chiamandola signora, facendola sentire
estranea alla comunit, liquidandola come una "straniera", o
peggio ancora, una turista. Si ritrov a raccontare a Steve che
lei e suo marito vivevano non lontano da l, in Mink Pond
Road, a nord di Damascus Crossing, in una casa di pietra costruita
negli anni Venti; si ritrov a chiedergli (ma perch,
perch lo faceva?) se aveva mai incontrato suo marito Adam
Berendt, e quello scosse la testa, no, pensava proprio di no.
Steve era pi giovane di Adam, ma aveva la sua stessa corporatura
massiccia e quella pelle psoriasica e squamosa, come
bruciata. Sono sicura che l'ha incontrato, qualche anno
fa insistette Marina. Dev'essere venuto a cercare delle cose.
"Adam Berendt", lo scultore.
"Berendt"? ripet Steve corrugando la fronte come per
dare l'impressione di stare davvero cercando di ricordare, ma
alla fine scosse la testa. Credo di no, signora. Mi dispiace.
Tornando a casa, Marina si chiese perch mai doveva importarle
tanto che lo sfasciacarrozze si ricordasse di Adam.
Che cosa mi prende?
Le vendite prenatalizie al Salthill Bookstore andavano
"piuttosto bene", "un paio di giorni frenetici, persino", "non
cos male, tutto considerato" (considerato cosa? si domand
Marina). Molly Ivers rifer allegramente di aver dovuto tenere
aperto il negozio fino alle sette e anche le otto, a volte; ma
la sua vocetta allegra le arrivava sfilacciata, mero suono immesso
in una cornetta. Marina, che avrebbe tanto voluto credere
all'entusiasmo della sua sostituta, si sent prendere dallo sconforto. Ci stiamo rimettendo dei soldi? Stiamo fallendo? La
libreria, come Salthill e dintorni, era diventata per Marina un
luogo lontano, come diventa lontana una parte del corpo
anestetizzata; ma sapeva che il dolore c'era, che lei lo sentisse
o meno. Quella maledetta "pittoresca" libreria era il suo
mezzo di sostentamento, almeno finch non ne avesse trovato
un altro.
Quel tizio villano e insistente che veniva a chiedere di te,
l'avvocato Cavanagh - credo si chiami cos - ha smesso di
venire. Ecco, finalmente una buona notizia, Marina!

9.
Saldi postnatalizi da Home Depot, Kmart, Wal-Mart, Sears,
JCPenney, Discount King... Marina vagava per gli enormi
centri commerciali come un fantasma tra massicce, grandiose
scenografie tratte da dipinti di Bruegel. Come facevano
quegli americani a essere tanto pi veri di Marina Troy? E
tanto numerosi: chi a spingere carrelli stracolmi di merce, chi
a cambiare regali, chi a fare eccitanti nuovi acquisti a prezzi
"imbattibili". Nei negozi risuonavano ancora a tutto volume
canti natalizi, imperversava l'atmosfera festiva. Con gennaio
sarebbe giunta la stagione morta, il momento di stanca, ma
per adesso no.
Marina, che ora possedeva una casa, era anche lei attenta
alle offerte. Non poteva permettersi di snobbare le svendite.
Elettrodomestici scontati del quaranta per cento, asciugamani
di spugna in mucchi disordinati, stivali da donna impermeabilizzati
a met prezzo, badili da neve, trappole per topi,
tende da doccia, biancheria intima, televisori, rimanenze di
moquette scontate del sessanta per cento...
Ci sar qualcosa che voglio? Qualcosa di cui ho bisogno?
A volte, nei grandi magazzini, le pareva di vedere volti conosciuti.
In fondo a un'affollata corsia illuminata da luci
fluorescenti c'era Beverly Hogan con il fard sulle guance e i
capelli biondo cenere brillanti come una parrucca. Al Wal-Mart
era rimasta scioccata vedendo Beatrice Avery... ma certo
non poteva essere lei, non avrebbe mai messo piede in un
Wal-Mart. Aveva visto uomini che assomigliavano ai suoi
amici di Salthill, e, sempre a distanza, donne che sembravano
l'affascinante Augusta Cutler. Folle di acquirenti le impedivano
di vedere meglio, bimbi che correvano come matti la
urtavano, la musica natalizia in sottofondo le faceva venire il
mal di testa. S, qualche volta vide anche Adam Berendt.
Guardava, e le si offuscava la vista. Adam Berendt, un po'
sovrappeso, che faceva la spesa da Sears con la grassa moglie
di mezz'et, soffermandosi a valutare piastrelle di linoleum
"a un prezzo straordinario"...
Marina distolse lo sguardo.  la solitudine? Ma io non mi
sento sola! Nel parcheggio tra Sears e il Mexican Villa illuminato
vide una coppia che litigava animatamente, il giovanotto
arrabbiato era Rick Pryde, capelli neri lunghi e scompigliati,
lunghi baffi pendenti, barba, giubbotto rosso lucido con testa
di lupo nera sulla schiena; questo Rick Pryde non zoppicava,
per, e aveva la voce un po' pi stridula. La ragazza era giovane,
non pi di diciannove anni, con la faccia tonda, graziosa e
petulante, che ricordava molto quella della cassiera del 7-Eleven
di Damascus Crossing con cui Marina aveva avuto qualche
breve e cortese scambio di battute. La lite si faceva sempre
pi accesa. Marina, che non litigava mai, Marina Troy, che apparteneva
a una classe - cui a Salthill-on-Hudson appartenevano
tutti - dove non si alzava mai la voce in pubblico, ascoltava
con affascinata apprensione. Nessun uomo le aveva mai
parlato cos, nessun uomo le avrebbe mai parlato cos. Puttana!
Cazzo, non puoi mica... Stammi bene a sentire... Tu,
sta' a sentire! 'Fanculo, sta' a sentire tu... Marina, accanto
alla jeep, apr la portiera lentamente, distrattamente. Non trovava
pi i guanti, aveva le dita scoperte, gelate. Faceva molto
freddo, neve sporca e granulosa sotto i piedi, eccessive luci natalizie
e, sopra, un cielo notturno limpido da far male. Marina
era andata al fiume Delaware e si era attardata a scattare foto
perdendo la cognizione del tempo, e sulla via del ritorno si era
fermata d'impulso al centro commerciale di East Stroudsburg,
non aveva fretta di tornare nella casa deserta piena di spifferi
di Mink Pond Road. Adesso, inaspettatamente, assisteva a
una lite fra due estranei, giovanile furia sessuale di due sconosciuti.
Non ti immischiare, si disse, e contemporaneamente si
mise in una posizione da cui il ragazzo la vedeva e cominci a
guardarlo fisso, perch aveva spinto la ragazza contro l'auto e
le stava torcendo un braccio; la ragazza singhiozzava e lo
schiaffeggiava in un modo che a Marina pareva pericolosamente
provocatorio. Sembrava la scena di un telefilm, uno di
quelli che Marina Troy non guardava mai. Tuttavia intervenne,
risoluta. Scusate? C' qualcosa che non va? La sua voce
risuon pi forte di quanto non si aspettasse. Che cosa succede?
Il viso che si volt era una variante del grezzo, mascolino,
astioso Rick Pryde, furibondo per l'intromissione. Non sono
affari suoi, signora le rispose con voce carica di sarcasmo. Si
faccia i cazzi suoi, signora.
Il cuore di Marina batteva fortissimo. Era la prima volta
che si comportava cos. Ti sta facendo male? domand alla
ragazza. Hai bisogno d'aiuto? La ragazza scoppi a piangere
pi forte, si divincol rapida dal giovane con il giubbotto
rosso e corse impacciata verso Marina. Il giovane inve
contro di loro, ma avanz solo di qualche passo e poi si
ferm, non volendo attirare l'attenzione delle guardie del
centro commerciale.
La ragazza supplic: Mi darebbe un passaggio, signora?
Basta che mi porti via di qui. Aveva il viso gonfio dal pianto,
rosso e rigato di lacrime, gli occhi molto vicini, vistosamente
sbavati di mascara. Era affannata, scarmigliata. Marina
si domand per un attimo se la ragazza e il giovane
arrabbiato non fossero per caso sposati.
Che cosa sto facendo? E uno sbaglio!
Ma anche Adam agiva con impulsivit. Anche lui era coraggioso.
Apr la jeep e la ragazza mont su. Le tremava cos tanto
la mano che riusc a malapena a inserire la chiavetta nell'accensione,
a mettere in moto e uscire dal parcheggio, mentre
il giovane gridava Puttane! Stronze! Sembrava proprio un telefilm.
E Marina non aveva idea di come sarebbe finito.
Avrebbe ricordato, in seguito, di essersi sentita agitata e calma
al tempo stesso. Incongruamente calma. Come si fa a sapere
cosa fare, come comportarsi, in circostanze del genere?
Chi pu sapere qual  il comportamento giusto? Vide nello
specchietto il giubbotto rosso, il giovane con i baffoni e la
barba che gesticolava come un matto, le seguiva, la faccia distorta
dall'ira, il pugno alzato. Marina lo semin passando
con la jeep sul ciglio sconnesso di una strada d'accesso. Si vide
correre addosso un semaforo e, non sapendo cosa fare,
pass con il rosso. Guidava su una strada di contea con un'estranea
piangente a fianco. La ragazza mormorava, battendosi
i pugni sulle cosce: Lo odio, lo odio odio odio. Marina
si offr di accompagnarla a casa, ma forse lei non sent. Vuole
solo farmi del male, quel bastardo, vuole solo farmi del
male... prima non si fa vivo e poi dice che la colpa  mia. Era
meglio se morivamo tutti e due.
Marina guidava alla cieca, senza sapere cosa fare, cosa dire.
Di fronte a tutta quella emotivit. Si stava dirigendo a
sud, grosso modo, verso Stroudsburg, in direzione opposta
rispetto a Damascus Crossing; erano le sette passate. La ragazza
piangente occupava cos tanto spazio! Come se sulla
jeep fosse salita una bambina gigante strizzata dentro abiti
aderenti, sexy e vistosi. Forte di fianchi, viso tondo e scintillante
come una luna piena, capelli che sembravano elettrici.
Indossava jeans firmati con borchie metalliche, una bella
giacca di camoscio marrone su una maglia gialla da pochi
soldi che le fasciava il petto giovane e prorompente; aveva
una serie di orecchini luccicanti a entrambe le orecchie e un
piercing con una perlina sul sopracciglio sinistro. Odorava di
sigarette e di lacca, di birra e di calda esasperazione femminile.
Era chiaramente eccitata da quel litigio, aveva gli occhi
spalancati e le narici dilatate. Marina sentiva che respirava
affannosamente.
Le domand un'altra volta dove voleva che la portasse,
ma quella, testardamente, finse di nuovo di non sentire. Era
inferocita, risentita. Mi ha fatto male, quel bastardo. Lei l'ha
visto, signora! Ho i testimoni! Non ha nessun diritto.
Marina domand: Come, ti ha fatto male?.
In tanti modi! In tutti i modi possibili.
Andiamo alla polizia, allora? Vuoi che mi fermi, che chiamiamo
la polizia e lo denunciamo?
La ragazza si volt e la squadr con espressione vagamente
scioccata. Ges, no! Per carit, signora, niente polizia.
Con aria di disgusto aggiunse: Lui  un poliziotto. Lui e i
suoi fratelli.
Pi tardi, a mente fredda, Marina avrebbe pensato Potrebbe
rintracciare il mio numero di targa. Se  un poliziotto. Se vuole,
mi pu rintracciare. Ma per il momento pens solo alla ragazza
piangente accanto a s.
Si fermarono a una tavola calda. La ragazza voleva lavarsi
la faccia e fare una telefonata.
Era un locale spazioso, illuminato come un palcoscenico,
rumoroso per via della clientela giovane e della musica rock
sparata a tutto volume. Si andarono a sedere in un spar in
fondo. Marina non riusc a farsi dire dalla ragazza dove viveva.
Si chiamava Lorene, non disse altro. Signora, lei non ...
una specie di... assistente sociale, vero? chiese, mordicchiandosi
l'unghia del pollice e aggrottando lievemente la fronte liscia
e vellutata. Tipo... una dei servizi sociali della contea?
No, assolutamente rise Marina. Sono una cittadina
qualsiasi.
Non di questa zona, per...
S. Abito a Damascus Crossing.
La ragazza scosse la testa dubbiosa, come se non avesse
mai sentito nominare Damascus Crossing. Non sembra una
di qui, e non parla come una di qui.
Sono originaria del Maine.
Del Maine? Ges! Scoppi a ridere, colpita. Le sembrava
una nazione straniera? Una provincia del Canada, magari?
Disse: Be', certo lei  molto gentile, signora.
Mi chiamo Marina.
Lorene si accigli. Evidentemente non voleva chiamare
per nome la propria benefattrice. Come non si chiamerebbe
mai per nome un'insegnante delle superiori. Non stava bene,
era maleducazione.
Timida, disse:  un bel nome, Marina.
Anche Lorene  un bel nome.
La ragazza si strinse nelle spalle e fece una smorfia. Oh,
be'. Come a dire non c' mica bisogno di farmi tanti complimenti,
signora, non  proprio il caso di trattarmi con i guanti!
And alla toilette e ci rest per un po'. Marina ordin due
tazze di caff. Si chin un po' in avanti, i gomiti sul tavolo, le
mani fredde sulle guance calde. Poco distante c'era Adam Berendt
che la osservava. Se lo avesse guardato dritto in faccia,
non lo avrebbe visto, ma con la coda dell'occhio ci riusciva
quasi. Era sorpreso, sconcertato? Si chiedeva come mai Marina
era l? In quel posto rumoroso, appena fuori da Stroudsburg,
Pennsylvania? Aveva a che fare con lui? E come? Era
contento di lei, comunque, Marina lo sentiva: gli piaceva che
una volta tanto avesse agito d'impulso.
Quando Lorene ritorn e si lasci cadere pesantemente
sulla panca, Marina not che si era lavata la faccia; si era tolta
le sbavature di mascara, ma aveva gli occhi ancora lucidi e
rossi. Aveva la faccia tonda, senza spigoli, le labbra sottili di
un cremisi lucido. Avrebbe potuto essere una diciassettenne
matura come una ventisettenne immatura. Marina la trovava
stranamente bella, con tutti quegli orecchini luccicanti e la
perlina sul sopracciglio sinistro. I capelli irregolarmente ossigenati
le scendevano fin sulle spalle; continuava a tirarseli
indietro con la mano, scostandoseli dal viso con un gesto
ampio, elegante. Aveva gli occhi vitrei, le pupille dilatate: era
una tossica? O soltanto agitata, ansiosa? Marina sent un brivido
di eccitazione, come in presenza di un pericolo che per
l'attirava.
La cameriera port i caff. Lorene svuot due bustine di
zucchero nella sua tazza. Tir su con il naso, rovist nella
borsetta in cerca di un fazzolettino, Marina le pass il suo
pacchetto aperto e lei si soffi il naso, ubbidiente come una
bimba, e rise. Sa, signora? Questa potrebbe essere, tipo, la
svolta della mia vita. Ora, stanotte. Pensavo a questo.
 una bella cosa, Lorene. No?
Mi ha fatto pensare. Devo pensarci.
Lorene parl in modo frettoloso, concitato e sconnesso, di
nuovi progetti, era venuto il momento di fare progetti, disse,
aveva "lasciato perdere un casino di persone", si sentiva in
colpa, per, "grazie a lei, signora" adesso vedeva tutto in un
altro modo, e gliene era grata. Marina immaginava che Lorene
avesse alle spalle un matrimonio fallito, che fosse divorziata o
separata; magari c'era un figlio di mezzo, che ora viveva con
dei parenti... Stava per farle una domanda, quando Lorene
l'interruppe: Sa cosa? Devo fare una telefonata, signora. Ecco,
s, una telefonata. Era nervosa, sovreccitata. Meglio che
la faccia adesso. Cos poi mi faccio venire a prendere. Ma esitava,
come in attesa del permesso di Marina.
Marina disse: S, okay, falla. Mi sembra una buona idea.
Lorene si strofin il naso, imbarazzata. Credo di non avere
spiccioli.
Marina le diede un po' di monetine da dieci e venticinque
centesimi.
Lorene disse: Grazie, Marina!. E sorrise.
C'era voluto cos poco a trasformare quel volto accigliato...
Marina cap come un uomo potesse essere attratto da lei.
Lorene and di nuovo via, assentandosi per un'altra decina
di minuti, e quando ritorn scuoteva la testa, delusa, evasiva.
Quelli a cui aveva telefonato non rispondevano, spieg.
Dovrei prendere il pullman, per andare dove devo andare.
Potrei partire domani. Ma prima bisogna che li chiami.
Dov' che devi andare? Potrei accompagnarti io.
Lorene scosse la testa senza guardarla negli occhi. Non si
fida di me. Ma perch? Ma no, grazie. Prendo il pullman.
Dove lo prendi, il pullman? A Stroudsburg?
Oh, dove capita. La voce di Lorene suonava noncurante,
annoiata. Devo solo fare un'altra telefonata.
La situazione inizi a diventare ambigua. Marina sapeva
di essere stata respinta, ma sorrise e le diede qualche banconota,
perch aveva finito gli spiccioli; Lorene biascic un grazie
e se ne and di nuovo, ragazzona con un bel viso e una
perlina sul sopracciglio, i capelli ossigenati ed elettrici, spar
per altri dieci minuti, mentre Marina beveva il caff incurante
del fatto che la caffeina le avrebbe tamburellato in corpo
per tutta la notte. Si guard un po' intorno e il cuore le balz
in gola: Rick Pryde stava entrando nel locale; no, era il giovane
che le aveva gridato dietro di tutto. Anzi, no, un estraneo
con la barba nera incolta e i capelli in disordine, ma senza
giubbotto rosso, allampanato e con le spalle strette, che Marina
non aveva mai visto prima.
Lorene torn con una sigaretta spenta tra le dita tremanti.
Me la sono fatta offrire da uno all'ingresso disse ridendo.
Sar rincoglionita, Cristo santo? Qui non si pu fumare, vero?
e si lasci cadere pesantemente sulla panca. Il suo
giovane viso era rosso come se avesse corso. Rise ancora, e si
asciug il naso con un tovagliolino sgualcito. Potrei prendere
un pullman, tipo, da Stroudsburg. Domattina.
Per... dove?
Lorene biascic qualcosa che suonava come "Pittsburgh",
muovendo appena le labbra.
Pittsburgh? Hai... qualcuno laggi?
Dei parenti. Lorene guard Marina dritto negli occhi,
candida. Vedi? Non ti sto mentendo.
Marina le domand se aveva bisogno di soldi, per il pullman,
e Lorene fece spallucce, imbarazzata, e borbott una specie
di "no", o forse "non so", agitandosi sulla panca, a disagio.
Disse: Vede, se riesco a fare questa telefonata magari no.
Era ambigua. Marina non capiva, ma esitava un po' a insistere.
Be', se ne hai bisogno, Lorene, te li presto volentieri.
Sul serio.
Lorene si guard le mani, arrossendo. Aveva le unghie
smaltate, ma lo smalto bordeaux cominciava a staccarsi. Portava
anelli alla destra e alla sinistra. Scosse la testa come per
chiarirsi le idee. Non posso accettare, tipo, l'elemosina.
Non prenderla cos, Lorene. Ti faccio un prestito.
Senta, signora, lei  molto gentile, davvero. Ma credo
proprio di no, okay?
Mi chiamo Marina replic Marina con un sorriso.
Be'. Marina. Anche Lorene si sforz di sorridere.
Durante quello scambio, Lorene non aveva fatto altro che
scostarsi i capelli dagli occhi e guardare dietro la testa di Marina,
muovendo continuamente gli occhi vicini e con le pupille
dilatate. Era inquieta come una belva in trappola. Marina
provava ad aiutarla, ma Lorene era troppo distratta e la
seguiva solo a met. Parlare con lei era come spingere un
enorme masso su per un pendio, ma Marina era decisa a non
arrendersi.
Quel ragazzo, quello che ti minacciava... Cosa fa nella
polizia?
Lorene guard Marina, spaventata. Chi l'ha detto?
Tu.
Io! Cazzo.
Cosa questo volesse dire, Marina non lo sapeva. In un attimo
la faccia da bambina di Lorene si era chiusa, come un
pugno.
Marina disse: Non sarai mica sposata con lui?. E Lorene
rise. Sposata con quello? Ma nemmeno... Marina aggiunse:
Se ti ha minacciata, tieni presente che lo puoi denunciare.
Parlava con fare deciso, bench non fosse affatto sicura di
quel che stava dicendo.
Lorene sbuff, sprezzante: Denunciarlo? Uno come lui?
Scusi, signora, sa, ma questa  una stronzata.
Marina trasal, di fronte a tanto disprezzo. Chiese a Lorene
se voleva dell'altro caff e quella rispose, irritata: No, grazie!.
E poi: S... magari. Arriv la cameriera. Marina ordin
per entrambe. Aveva la netta impressione che Lorene stesse
aspettando imbronciata che lei facesse qualcosa, o che succedesse
qualcosa; passiva e scalpitante al tempo stesso, si leccava
le labbra, si scostava i capelli crespi dagli occhi. In uno specchio
sul muro Marina intravide un uomo sulla quarantina con
una giacca a vento sbottonata e un berretto da baseball che
guardava distrattamente Lorene passandole accanto. Non
sembrava che la conoscesse, solo che fosse attratto da lei. Il suo
sguardo attraversava Marina Troy come fosse invisibile.
Marina stava dicendo:  cos bella la campagna da queste
parti! Peccato che stiano costruendo troppo....
Lorene guardava Marina come se non la stesse ascoltando,
come se le sue parole stranamente esuberanti le volassero incontro
come palloncini. Be', s, costruire costruiscono. Non
che io ci faccia molto caso. Arriv la cameriera con i due
caff e Lorene si vuot altre due bustine di zucchero nella
tazza. Manco mi ricordo, tipo, com'era prima.
Sei sempre vissuta qui?
Lorene port la tazza alle labbra sottili. Il caff era ancora
fumante, ma lei era impaziente di bere. Distratta, sembrava
stesse per chiedere vissuto dove? ma riusc a borbottare un
S... credo. E un momento dopo: Cio, no... solo da qualche
anno. Fece una risatina irritata. Sembrava stesse per aggiungere
qualcosa, invece tacque.
Marina disse: La contea di Damascus, dove abito io, 
una zona piuttosto montuosa. Bella, ma un po' isolata.
Pensa che la strada che porta a casa mia non  neppure
asfaltata.
Lorene disse, sprezzante: Come fa a trasferirsi qui uno
che potrebbe stare da un'altra parte, per tutto l'anno, voglio
dire, proprio non lo capisco. Certo, d'estate  bello. Oppure,
a chi piace sciare... Ma starci sempre, Cristo santo!. Rise di
gusto, lasciando intendere che non voleva essere scortese n
troppo critica, ma solamente sincera.
Marina ribatt fredda: La casa dove sto, l'ho ereditata. 
un posto bellissimo.
Lorene, improvvisamente interessata, chiese: Oh, s? E
da chi?.
Un uomo. Un uomo a cui ero molto legata.
Gli occhi di Lorene si spalancarono per la compassione. E
che poi ... mancato?
Marina annu. Espressione delicata e piena di tatto, mancato.
Era contenta che Lorene si fosse espressa cos.
Lorene, tirando su con il naso, ma con aria di rimprovero,
disse: Anche mio padre. Due anni fa, in questo periodo. A
Natale.  per questo che ora sono nei casini, credo. Cancro ai
polmoni, che poi gli  andato anche al cervello. Brutta storia.
Per non ci ha lasciato niente di che, glielo dico io. Non riusciva
a togliersi il vizio. Lorene sollev la sigaretta che, senza
badarci, aveva preso a sbriciolare tra le dita.
Marina disse: Mi dispiace. Ti faccio le mie condoglianze.
Lorene, imbarazzata, replic: Gliel'ho detto, sono gi
passati due anni.
Per sentirai ancora la sua mancanza.
E il suo amico? Stavate, tipo, insieme?
S.
Com'era schietta, Lorene, proprio come una bambina;
schietta, pi che brusca. E anche di questo Marina le era grata.
Sorrise, giusto per non mettersi a piangere. Si sent arrossire.
Nessuno mi ha mai parlato cos. Nessuno, da anni.
Sporgendosi in avanti con sincera curiosit, i capelli di
nuovo sul viso, Lorene domand: Cosa gli  successo, Marina?.
Marina rispose sottovoce:  morto in un incidente sul
fiume Hudson l'estate scorsa.
Come le sembrava strano: era bello, in un certo senso, riuscire
a parlare a quel modo della morte di Adam, con un'estranea.
Come se fosse stato un avvenimento collocato in un
preciso momento. Non una condizione definitiva, ma un
semplice avvenimento. La morte di Adam Berendt.
Ma, tipo, nuotando? O in barca?
Una splendida barca a vela bianca rispose Marina con
improvvisa emozione. I suoi occhi erano pericolosamente lucidi,
il cuore le traboccava d'emozione. Si  tuffato in acqua
per salvare una bambina che stava per annegare. Un gesto
avventato, date le circostanze, perch l'avrebbero salvata comunque.
Ma Adam doveva farlo!  morto cos.
Dio. E lei era sulla barca? Ha visto tutto?
Marina si copr il viso, momentaneamente sopraffatta.
Lorene, con l'aria di chi conosce il dolore della perdita e
ne parla con cognizione di causa, disse: Che storia triste,
Marina. Dev'essere stato tremendo, un incubo. Quanti anni
aveva?.
Marina esit. La mia et.
Sapeva che Lorene stava provando a indovinare quanti
anni aveva. Una donna che aveva superato la trentina e probabilmente
dimostrava meno della propria et. O di pi?
Marina non voleva che quella giovane impaziente liquidasse
il suo perduto Adam come un uomo di mezz'et.
Ripensandoci, per: Certo anch'io sono vecchia, per lei. Di
un'altra generazione.
Si asciug gli occhi e spost la discussione su questioni
pi concrete. Cosa doveva fare Lorene? Si sentiva addosso il
peso di una responsabilit non sgradevole. Come una sorella
maggiore. Una volta tanto! Riport il discorso sul viaggio in
pullman fino a Pittsburgh, sul ritorno in famiglia di Lorene,
e si offr di "prestarle" cinquanta dollari; Lorene rifiut; Marina
insistette; infine, con grande imbarazzo, Lorene cedette.
Be', allora okay, insomma. Ma glieli restituisco, Marina, 
una promessa. Mi dia il suo indirizzo. Okay? Fece un sorriso
breve, risentito. Negli occhi le brillavano in egual misura
gratitudine e risentimento. Marina tir fuori dal portafoglio
due biglietti da venti e tre da cinque, li cont, ne aggiunse un
altro da dieci, tutta entusiasta della propria generosit; su un
tovagliolo pulito scrisse con cura il proprio nome e indirizzo:
Marina Troy
R.R. #3, Box 139
Damascus Crossing, pa 18361
A disagio, come se temesse che qualcuno la stesse osservando,
Lorene prese le banconote senza contarle; pieg con
cura il tovagliolo, come se fosse prezioso, e lo mise insieme
ai soldi in una tasca della giacca di camoscio. Pronunci un
"grazie" quasi impercettibile.
Marina le domand: E per stanotte come fai? Se il pullman
non parte fino a domattina?.
C'era quel punto da considerare. Lo sguardo di Lorene si
fece vacuo.
Devo provare di nuovo a chiamare quel numero
esclam, improvvisamente agitata. Come le ho detto.
Potresti fermarti da me, Lorene.
Lo so che non vorrai. Ma potresti fermarti da me.
I loro occhi si incontrarono. Lorene si volt di scatto, avvampando.
La situazione tornava a farsi confusa. Lorene
aveva fretta di andare al telefono, ma si alz dalla panca con
riluttanza, gli occhi piccoli e scuri, scuri e vitrei come biglie;
odorava di sudore e di profumo. In piedi, guard per un attimo
Marina dall'alto, poi si chin all'improvviso. Grazie,
Marina! mormor, la baci a un angolo della bocca; e poi
spar.
Marina sedeva immobile, come se l'avessero colpita con
un pugno.
La sua mente era un turbinio d'ali. Ali di falene. Il bacio le
bruciava all'angolo della bocca.
Con il senno di poi, al ricordo di quella sera confusa e insensata
della sua vita, Marina avrebbe pensato, tranquilla:
Ma certo. Perch sorprendermi? In quel momento, per, la delusione
fu terribile. Non le pass neppure per l'anticamera
del cervello che quella ragazza che si faceva chiamare Lorene
fosse uscita dalla tavola calda sparendo per sempre. Era,
anzi, in fervida attesa del suo ritorno; osservava lo specchio
cercando la ragazzona con i capelli ossigenati e la giacca di
camoscio che doveva apparire alle sue spalle da un momento
all'altro.
Passarono dieci minuti, quindici. Marina inizi a sospettare
che ci fosse qualcosa che non andava. Sul tavolino, granelli
di zucchero, una sigaretta sbriciolata, un tovagliolo spiegazzato
che profumava di rossetto bordeaux.
And a cercare Lorene al telefono pubblico vicino all'ingresso,
ma non c'era. Non c'era nessuno al telefono. Non era
neppure nella toilette delle donne. Concitata, preoccupata,
sempre pi in apprensione, Marina si mosse rapida nel locale
affollato per cercarla. Vide molte ragazze che somigliavano
a Lorene, o alla ragazza che si era presentata a lei come
"Lorene", ma della ragazza che cercava non c'era traccia.
In ansia, domand alla cameriera se l'aveva vista uscire
dal locale e quella rispose: La sua amica? Credo di s. 
uscita con un tizio. Una decina di minuti fa.
Marina ingoi amaro. Un tizio!
Spaventata, domand com'era il tizio.
La cameriera scroll le spalle. Un tizio e basta.
Aveva i baffi? La barba? Un giubbotto rosso?
Il chiasso in quella parte del locale era cos forte che la cameriera
dovette mettersi la mano all'orecchio per sentire,
...giubbotto, come?
Rosso.
S, giusto.
Che follia! Che vergogna! E il peggio doveva ancora venire.
L'avventura non si concluse nella tavola calda East Hills, ma
nel parcheggio. Dove scoprii che tutte e quattro le ruote della jeep
erano state accuratamente tagliate. E sul parabrezza un'incrinatura
come una stella impazzita, dove lui aveva dato una botta, probabilmente
con una mazza da baseball. Puttana! Stronza! Lesbica!
Mi sembrava quasi di sentirlo. Fortunatamente il parabrezza non
si era frantumato e potei ritornare a Damascus Crossing, a notte
fonda, dopo aver fatto sostituire le gomme (per quasi seicento dollari).
Ridete di me, se volete, ma non compatitemi!
Diciamo solo che Marina Troy ebbe quel che si meritava.

10.
Fu negli ultimi giorni di dicembre, alla fine dell'anno, che la
creatura dal folto manto and, furtiva, a posarsi sul suo petto.
Quel peso soffocante. Grosso, sempre pi grosso. Non respiro!
Aiuto! La notte quella cosa dal manto scuro, dal muso odoroso
di sangue, le premeva forte sulla bocca, la coccolava, la baciava,
calda, scura, pelosa, opprimente, munita di denti e di
artigli. Thwaite, Thwaite! Grido soffocato, gutturale. Disperata,
Marina si ritrasse nel sonno e si scroll via di dosso quella
cosa, nauseata, disgustata. Ma cosa mi sta succedendo? Non
ce la faccio pi. Stava diventando pazza. Thwaite, la pazzia.
Notte, la pazzia. Si alz da quel letto disfatto, come da una sepoltura
raffazzonata.
A piedi nudi, tremante, and nello studio sul retro della
casa piena di spifferi. Le cose, le cose di Adam, erano sempre
l, ad attenderla. Accese l'interruttore, illuminandole con la
violenza di quella forte luce, senza diafane ombre romantiche
a mitigarne l'impatto. E le vide per quel che erano: sgraziati
aborti di "sculture" cui aveva lavorato con incrollabile
fiducia per mesi. La vanit del suo sforzo la travolse come
un'ondata di acqua sporca. La futilit. Il delirio. Le veniva
quasi da ridere: era stato un fallimento totale. Le opere frammentarie
che Adam Berendt aveva lasciato in quella casa
non erano state completate da Marina Troy, ma sabotate. Naturale:
Marina non sapeva nulla di Adam Berendt, quell'uomo
era un estraneo, in fin dei conti; Marina non aveva accesso
alla sua visione artistica, come non aveva avuto accesso al
suo cuore. Era solamente se stessa.


Old Mill Way: la metamorfosi.

1.
Tutto nell'universo  coincidenza! disse una volta Adam Berendt.
Oppure nulla lo .
Ma che Shadow entrasse nella vita di Camille Hoffmann il
giorno in cui suo marito Lionel si decise a confessarle il proprio
segreto non poteva essere una semplice coincidenza.
Camille, ho una cosa da dirti.
Ho una cosa da dirti. Quelle parole. Parole terribili, da far
accapponare la pelle. Parole che nessuna moglie di mezz'et
vorrebbe mai sentir pronunciare, con finta noncuranza e un
osceno sorriso speranzoso, dal proprio marito di mezz'et.
Ho una cosa da dirti. Lionel Hoffmann parlava con aria imbarazzata,
colpevole. Non era il tipo da balbettare, eppure
adesso balbettava. Com'era assurdo che gli dovessero venire
gli occhi lucidi, che gli si dovesse chiudere il naso come per
una reazione allergica... Eppure si era preparato per mesi a
quella scena. Era dalla terribile notte dopo la cremazione di
Adam Berendt che si preparava. Infinite volte aveva mormorato
tra s e s quelle parole, scomode, disgustose come sassolini
in bocca. Ma adesso le doveva pronunciare.
Camille?... Mi ascolti... vero?
Non la chiam tesoro, Camille, cara. Neppure per addolcire
la pillola, disse tesoro, Camille, cara. Mai pi tesoro, Camille, cara.
L'orrore di quella consapevolezza la assal, come un presagio
di morte imminente.
S, Camille ascoltava. No! Camille canticchiava tra s e s,
accucciata in un angolo della cucina, mentre Lionel stava in
piedi sulla porta, dietro di lei. Anche questa era una scena da
telefilm, una scena da cinema, eppure crudele, insolita, dolorosa
come il trapano del dentista senza anestesia. Non me l'aspettavo...
Non sospettavo nulla. No! Eravamo cos felici in quella
casa. Stava pulendo energicamente, con della carta da cucina
bagnata, le piastrelle del pavimento. Erano piastrelle costose,
che imitavano il disegno di un pavimento in legno del diciottesimo
secolo, con tanto di buchi, nodi, imperfezioni, fenditure.
Da anni Camille Hoffmann era la signora dell'antica casa
meravigliosamente restaurata in Old Mill Way; e da anni Lionel
Hoffmann ne era il signore. Quell'immobile, di cui gli
Hoffmann erano comproprietari, aveva un valore di due milioni
e mezzo di dollari. Non venderemo mai! Mai. Era raro che
marito e moglie si vedessero in maniera cos vivida, e ancor di
pi che affrontassero una scena drammatica; da quando i figli
erano cresciuti e se n'erano andati di casa, la loro vita era stata
essenzialmente priva di drammi. No, non l'avrei mai detto. Come
avrei potuto, eravamo cos felici! Eppure adesso l'atmosfera
domestica fremeva come l'aria prima di un temporale.
Camille strofinava il pavimento con ampi gesti colpevoli.
Apollo aveva sporcato mangiando. E Lionel non doveva sapere
che spesso, in sua assenza, il cane mangiava dentro casa
e non fuori, come Camille gli aveva promesso e ripromesso;
Lionel non doveva sapere (ma ovviamente lo sapeva: l'allergia
non mancava mai di avvertirlo) che durante la settimana,
mentre lui era a Manhattan, Apollo teneva compagnia a sua
moglie e riceveva la pappa in un angolo della cucina, dove
Camille posava una scodella su alcuni fogli di giornale; ma,
da quando era scomparso il suo padrone, l'incrocio fra pastore
e husky si era fatto cos famelico, cos inquieto e nervoso
anche nel mangiare, che spruzzava cibo e sporcava ben oltre
i margini del "New York Times".
Certo, Camille lo rimproverava. Provava a educarlo come
aveva fatto Adam, dolcemente ma con fermezza. Fai il bravo,
Apollo, per favore! lo supplicava. Su, da bravo! Lionel
la sentiva, anche quando Camille pensava di non essere a
portata d'udito. E quanto l'offendeva, questa cosa, sentire
sua moglie che implorava un cane di fare il bravo... In quegli
infiniti weekend a Salthill che Lionel doveva sopportare
chiuso in quella casa con Camille, a vivere quell'esistenza
cieca da cavernicoli, mentre la sua amante, Siri, dalle lunghe
gambe color caffelatte e dai brillanti occhi scuri, dolenti e appassionati,
era lontana, nel suo appartamento nell'East Village,
a condurre la sua vita misteriosa, distante da lui quasi
fosse stata a Tangeri... Siri, tesoro mio! Pensami, come io ti penso.
A Lionel non sarebbe piaciuto accorgersi che anche lui
implorava. Mentre nella casa di Old Mill Way Camille cercava
di cancellare ogni traccia di Apollo, come un'adultera che
tenta di cancellare le tracce del proprio amante nell'ingenua
speranza di ingannare il marito. Camille non si fidava a lasciare
a Lina, la donna delle pulizie, l'onere di eliminare i peli
del cane, la sua forfora e l'inconfondibile odore che tanto
offendeva le sensibili narici di Lionel, e passava lei stessa l'aspirapolvere
e lo straccio, apriva le finestre e rimproverava
affettuosamente Apollo, creatura solitaria e bisognosa di attenzioni.
Quando sentiva Camille parlare al cane, Lionel
stringeva i denti stizzito. Camille usava toni di supplica, di
rimprovero, isterici e seduttivi. Apollo, per favore. Devi imparare
a ubbidire. Fallo per Adam, se non vuoi farlo per me.
Lionel avrebbe potuto benissimo cacciarlo via per sempre,
ma non voleva fare scenate; non voleva essere crudele nei
confronti del cane, n della moglie, tanto emotiva; non voleva
eccedere nella crudelt; non era una persona crudele, era
un gentiluomo. Cos voleva essere considerato nella cerchia
di Salthill, un gentiluomo. Mi piace, che porti rispetto a tua moglie,
aveva sussurrato Siri tra le sue braccia, ma non hai rispetto
per me?
Camille? Puoi voltarti a guardarmi?
Con voce grave, colpevole. Perdio, cos'aveva Camille? Il
pavimento  pulito, Camille. Non m'interessa - non molto -
che tu abbia dato da mangiare al cane in casa. Io... e qui Lionel
esit, come chi rallenta il passo sul ghiaccio sottile, ho
una cosa da dirti.
Oh, Lionel! Non mi ero neanche accorta che eri qui.
Sorrideva. Sbatteva le palpebre, come se avesse la luce negli
occhi. E la cascante faccia da bambina era lucida come il
pavimento che aveva appena finito di pulire. Perch, donna
di infantile innocenza, non aveva il bench minimo sospetto.
Era vestita in modo un po' buffo, tuta da giardiniere di jeans
su dolcevita salmone; cos accucciata per terra sembrava
avere due cosce gigantesche. I capelli, castani con qualche
nota di grigio, erano raccolti e legati con un fermaglio. Non
portava trucco, sembrava senza ciglia. Avr avuto le ciglia,
una volta? si chiedeva Lionel, infastidito. Quella bocca sorridente
aveva un'elasticit gommosa che gli faceva venire in
mente le labbra di una bambola, che nessun uomo avrebbe
mai, mai voluto baciare.
Non si ricordava quando l'aveva baciata per l'ultima volta.
Il solo pensiero lo riempiva di un colpevole senso di repulsione.
Oh, Siri!
Camille? Perch non ti alzi in piedi, per favore?  difficile
parlarti, cos.
Camille ridacchi e si tir su; barcoll, come se la vista di
Lionel le avesse fatto venire un capogiro, e anche questo le
scaten una risatina. Lionel dovette resistere alla tentazione
di sorreggerla, come si fa con gli anziani o con gli infermi.
Lionel! Sei arrivato in anticipo. ... gioved? Oppure no:
venerd.
Era venerd. La fine della settimana. Il venerd Lionel ritornava
con l'Amtrak delle 19,08 o delle 19,45. Era un abitudinario,
come tutti gli uomini della famiglia Hoffmann. Ma
quella sera, spinto da Siri, era tornato prima, con il treno delle
18,48.
Devi dirglielo! Me l'hai promesso!
Camille, mi spiace se ti ho spaventata. Pensavo avessi
sentito arrivare la macchina.
(Certo che l'aveva sentita. Perch, altrimenti, si sarebbe affannata
a pulire il pavimento della cucina? Perch, altrimenti,
avrebbe cacciato bruscamente di casa Apollo, che ora
guaiva piagnucoloso nel cortile?)
Mi dispiace, io... ho una cosa da dirti.
Quelle parole. Deboli, vuote, trite parole! Lionel ebbe un
brivido di nausea. Era un fantoccio alto un metro e ottanta
con un buco al posto della bocca, attraverso cui qualcuno o
qualcosa pronunciava parole di una banalit cos goffa che
nessuno avrebbe potuto scambiarle davvero per sue.
Ma la brava Camille riusc a fargli un sorriso di incoraggiamento.
I suoi occhi senza ciglia erano gi lucidi di terrore.
Lionel, caro? Che cosa?
Guidava la macchina nuova, l'Acura bianca. Sul sedile accanto
a lei c'era Apollo, agitato e ansimante. Non era un sogno,
era mattina, un nuovo giorno. Usc da Salthill Road e
svolt per imboccare West Axe Boulevard. Non aveva dormito
tutta la notte, era stata contenta quando finalmente era
spuntata l'alba, e adesso guidava, come se nulla fosse successo,
come se la sua vita non fosse stata spaccata in due da un terribile
colpo d'ascia, diretta al mercato ortofrutticolo di West
Nyack. Aveva gli occhi ancora gonfi. Sullo spartitraffico erboso
c'era un cane dall'aria terrorizzata, con le auto che sfrecciavano
nei due sensi. Quella povera creatura era stata abbandonata?
Abbandonata cos, senza piet? Si era smarrita? Camille
rallent e vide che il cane si avventurava gi dallo spartitraffico,
saltava di nuovo su, poi provava a ridiscendere, trovando
infine il coraggio per lanciarsi alla cieca nella corsia di destra.
Fu investito in pieno da un furgoncino, che lo scaravent a una
decina di metri di distanza, sul ciglio della strada, come un
mucchio di stracci. Oddio! Oddio! Camille inchiod e, incurante
dei clacson e del pericolo, scese dall'auto per raggiungere
il cane investito, che si trascinava dal marciapiede verso il
ciglio erboso lasciandosi dietro una scia rosso brillante. Era un
bastardino di piccola taglia, mezzo labrador, senza medaglietta,
e mugolava per il dolore e lo spavento. Apollo, accanto a
Camille, abbaiava sovreccitato.
Non era un sogno. Il traffico scorreva rapido sul viale
affollatissimo come sempre. Il furgoncino era sparito. Nessuno
si fermava. Era un sabato mattina d'ottobre, la prima
mattina da quando Lionel Hoffmann era andato via dalla casa
di Old Mill Way, la prima mattina di Camille Hoffmann
da donna separata. Camille si port una mano sul cuore infranto
e scoppi in lacrime per il cane ferito. Anche tu! Anche tu!
Si inginocchi tra le erbacce insanguinate e avvicin
coraggiosamente la mano al cane che si dibatteva con la bava
alla bocca. Il sole brillava sui suoi splendidi, inutili, anelli.
Parole che, una volta pronunciate, non si possono rimangiare.
Come hai potuto, eravamo cos felici!
Il rimorso incupiva visibilmente il volto di Lionel, come
sangue che si raccoglie in una sacca trasparente. Aveva un'irriconoscibile
voce roca, si sentiva come se avesse delle spine
conficcate in gola.
Camille balbett, mi dispiace.
A me, dispiace!
Camille tentava coraggiosamente di fare la spiritosa. Anche
se il pavimento le ondeggiava ubriaco sotto i piedi. Anche
se, a forza di sorridere, la bocca le faceva male.
Camille, dovevo dirtelo. Era... il momento.
S?
Non potevamo continuare, certo... In questo modo.
Non potevamo?
Era scioccata? Attonita? Con quel suo sorriso abbagliato e
abbagliante. Lionel era ben lungi dal sorridere. Non c'era
niente da ridere. Non era il momento di fare dello spirito. Si
sentiva il naso chiuso, i seni nasali pieni di cemento. Colpa
di quel maledetto cane! Lionel ce l'aveva un po' con il suo
amico Adam, che era stato cos imprudente da morire lasciandogli
quell'animale. Perch in fondo Apollo era questo:
un animale. Quando i suoi figli erano piccoli, era stato spiegato
loro che il pap aveva l'allergia e non poteva stare a
contatto con gli animali: n cani, n gatti, e nemmeno pappagalli.
Forse era vero anche allora, almeno fino a un certo
punto. E comunque adesso lo era certamente. Assolutamente.
Gli lacrimavano gli occhi per il dolore, la tristezza e l'eccitazione.
Con urgenza, come per coinvolgere Camille nel
dramma, disse: Tu lo sapevi, vero, Camille? Io penso che tu
lo sapessi gi.
Sapessi... cosa?
Camille sorrideva, reggendosi al tavolo della cucina per
non perdere l'equilibrio. Leggeva nella faccia del marito un
miscuglio di piet, rimorso, compassione e fastidio. Era una
scena cui non era preparata. Una scena che conosceva bene,
che aveva gi visto al cinema e in Tv, ma che non sapeva recitare,
esattamente come non avrebbe saputo recitare la scena
della propria morte. Cos all'improvviso! Cos a freddo! Crudele
come uno schiaffo in pieno volto.
Questi mesi proseguiva Lionel estatico, come se le sue
parole non facessero una grinza, ... quest'ultimo anno. Dal
novembre scorso, per essere esatti.
... novembre?
Camille non aveva solo difficolt di equilibrio, ora, ma anche
di udito. Era tutto cos assurdo! Aveva nelle orecchie il
ronzio del frigorifero. O forse era il sangue che le pulsava
nella testa? Sul tavolo c'erano pezzi di carta da cucina appallottolati,
sporchi. Il pavimento brillava. Senza macchia.
... l'ho conosciuta. La donna che io... con cui mi... mi vedo.
Mi vedo? Quel curioso eufemismo aleggiava tra loro come
un turbinio di granelli di polvere.
Camille, io non volevo che succedesse.  iniziato con quel
dolore... alla schiena, al collo... ti ricordi? "Schiacciamento della
colonna cervicale", cos aveva detto il dottore. E dopo...
Lionel fece uno sguardo sognante e confuso, come burro che si
scioglie su una bistecca calda. Sollev le mani in un gesto di
impotente resa davanti al destino.
Camille cercava di capire le bizzarre parole del marito. Che
avesse bevuto sul treno? Non era da Lionel; ma niente di tutto
questo "era da Lionel", in fondo. Ricordava che si era lamentato
di un mal di schiena, mesi prima, di un dolore alla cervicale,
ma... cosa c'entrava la cervicale con questo? Il ronzio nelle orecchie
era diventato un boato. La bocca di suo marito si muoveva,
Camille vedeva i suoi occhi ansiosi e infervorati, le sue parole
le arrivavano come manciate di fango che qualcuno le
stesse gettando addosso. Lionel, esitante, si avvicin come per
toccarla, ma alla fine non lo fece e lei rest l, imbambolata, come
uno che  stato ferito a morte ma  ancora in piedi. Lionel,
rigido, guardava sgomento la donna che aveva colpito al cuore,
senza muovere un passo verso di lei.
Non vuole gi pi toccarmi. Il mio matrimonio  gi finito. La
mia vita.
In quel momento inopportuno prese a squillare il telefono.
Il telefono! Camille si mosse come una sonnambula per
andare a rispondere. Sorrideva ancora. Una telefonata era un
evento gradevole, di norma. Lionel non riusc a sopportare
la voce allegra, cordiale e coraggiosa della moglie. Pronto?
Oh, Marcy, ciao. E se la svign in fretta e furia, come un criminale
che fugge dalla scena del delitto.
Marcy, la loro figlia. Ventisette anni.
Lionel era terrorizzato all'idea che lei e il fratello - Kevin,
venticinque anni - potessero venire a conoscenza della notizia.
Oh, pap, come hai potuto! Spezzare il cuore alla mamma!
Il piano di Lionel consisteva nel prendere giusto un paio di
cose e tornare a New York con la Lexus, la pi vecchia tra le
due auto di casa Hoffmann, la sua preferita. Siri aveva promesso
di aspettarlo nell'appartamento di 61st Street. (Forse gli
avrebbe preparato una delle sue squisite cenette indiane vegetariane.)
Da mesi Lionel nascondeva nella ventiquattrore vestiti,
carte e documenti da portare in citt; con grande discrezione,
confidando che Camille non se ne accorgesse. E Camille
non se n'era accorta. In compagnia di Siri, a Manhattan, acquistava
vestiti nuovi e oggetti per la casa, che Siri considerava
bella ma troppo impersonale e seriosa. Non riflette niente di te,
Lionel! La tua unicit.
A distanza, Lionel sent Camille che parlava come se nulla
fosse accaduto. Che brava era Camille, che donna garbata!
Si nascose il viso bruciante fra le mani. Che diamine
aveva combinato? Non poteva pi rimediare? Quando abbass
le mani, aveva la bocca distorta da una smorfia, da
una risata. Era una maschera da doccione, deformata dalla
sofferenza.
Che folle corsa! In mezzo al traffico del sabato mattina Camille
fece i due chilometri sulla 9W che la separavano dal
centro veterinario dello Homeless Animal Shelter della contea
di Rockland, a nord di Salthill-on-Hudson, con il cane
che sanguinava, guaiva e si dimenava sul sedile dell'Acura.
Al centro veterinario, dove qualche mese prima Camille aveva
portato Apollo, era in servizio un medico dall'aria giovanile
che pareva ricordarsi di lei, un certo dottor Lott, il quale
la guard con aria stupita portare in braccio l'infortunato
nell'ambulatorio, incurante delle macchie di sangue e di urina
sul vestito e del fatto che il cane agonizzante ora le leccasse
le mani, ora gliele mordesse ringhioso, agitando il moncherino
di coda. Camille sussurrava: Non morirai, non
morirai. Lo giuro!.
Ma il veterinario, dopo averlo visitato, sugger di sopprimerlo.
Era un maschio, gravemente ferito alle zampe posteriori,
alla colonna vertebrale, alla milza; il sanguinamento
esterno si poteva tamponare, ma per fermare l'emorragia interna
ci sarebbe voluto un intervento chirurgico d'urgenza.
Potrebbe essere molto costoso, signora Hoffmann. E non
molto efficace. Camille era preparata a questa possibilit.
Guard il dottor Lott e la sua giovane assistente a testa alta,
con assoluta determinazione. No. Questo cane non verr
soppresso. Fate tutto il possibile per salvarlo. Il dottor Lott,
accigliato, chiese: Ma di chi ? Non ha medaglietta, n collare.
Camille ebbe l'impressione che il cane, legato con le cinghie
al tavolo d'alluminio, avesse capito quelle parole e la
guardasse ansante e tremante di paura. Rispose: Era destino
che io lo trovassi e lo salvassi. E stato investito da un furgone
e lasciato a morire in West Axe Boulevard nell'esatto
momento in cui passavo di l; ho assistito alla scena, non pu
essere stato un caso, dottor Lott! Non ci sono coincidenze
nell'universo, a meno che non sia tutto una coincidenza, il
che  impossibile! Dovete salvarlo. Camille, senza fiato,
alz la voce. Il veterinario scuoteva la testa, con l'aria torva.
Ripet a Camille che l'intervento sarebbe stato dispendioso e
che non poteva assicurarle che il cane sopravvivesse; Camille
rispose a voce alta: Dottor Lott, pagher quel che c' da
pagare. Non voglio arrendermi. Era destino. Il veterinario la
guardava come se non l'avesse mai vista bene. Era un quarantenne
energico e giovanile, abituato a dire agli altri, specie
alle donne, cosa fare o non fare, e la determinazione di
Camille lo impressionava. Camille si sent improvvisamente
al centro della scena. Era una sensazione splendida. Ora che
non sono pi una moglie, non ho nemmeno pi bisogno di essere
una donna.
Che cosa aveva fatto, che cosa aveva fatto!
Aveva abbandonato la casa di Old Mill Way.
Libero! Era libero. Aveva il cuore gonfio di felicit, come
un palloncino che sta per scoppiare.
Finalmente poteva rimettere insieme le due met della sua
vita. Basta con l'ipocrisia. Basta con i sotterfugi. Portarla alla
luce, devi portarla alla luce. Devi partorirla. Piano piano Lionel
si era convinto che era stato il suo amico Adam Berendt a
suggerirglielo. In sogno, con la visione della caverna. La voce
di Adam. Nessuna vergogna, mai pi. Riunisci insieme le met
spezzate della tua vita. La famiglia e gli amici avrebbero capito,
una volta conosciuta Siri. Una volta che avessero visto come
gli aveva fatto bene essere innamorato. Innamorato, per
la prima volta in vita mia. Per anni - decine di anni! - era
stato una mummia vivente. Aveva pronunciato parole da
mummia, rincorso desideri da mummia. Finch a un certo
punto il suo corpo non si era ribellato attraverso il dolore, un
dolore lancinante, un dolore sordo, persistente e insopportabile
al collo e alle vertebre cervicodorsali, che lo aveva quasi
paralizzato. Era arrivato a provare disprezzo di se stesso; ma
ora era un uomo nuovo. Da quando Siri era entrata nella sua
vita era diventato un uomo nuovo. Avrebbero capito, la famiglia
e gli amici; lo avrebbero perdonato. Con il tempo, i
pi generosi sarebbero stati felici per lui.
Lionel guidava verso sud sulla 9W, verso lo svettante George
Washington Bridge, sulla Lexus verde metallizzato che teneva
la strada come se avesse i cingoli. Guidava in un trasporto
di contentezza. Beato. Prese il livello pi alto del ponte,
passando sull'ampio fiume che scintillava, argenteo come stagnola
increspata. Adam non era morto invano, in quel fiume!
In mezzo alle travate dell'enorme ponte brillava lucente
una luna piena simile a un occhio spalancato.
Siri, amore! Ho lasciato Salthill.
Non  una coincidenza.  stato Adam a portarmi qui.
Il cane investito era sotto i ferri. Senza speranza, era senza
speranza! Eppure Camille era speranzosa. Prov a sedersi in
sala d'attesa, ma si rialz subito e si mise a passeggiare nervosamente.
Anche il bravo Apollo era nervoso, ma stava a
cuccia ubbidiente, con i vispi occhi canini fissi su Camille,
come se il destino dello strano cane, ma anche il suo, dipendessero
da lei. S, vi salver! Vi salver entrambi. Si era lavata
alla meno peggio nella toilette togliendosi le macchie di
sangue da mani e avambracci, ma gli abiti, costosi abiti sportivi
Ann Taylor, pantaloni beige di cotone e giubbotto in tinta,
erano indelebilmente rovinati. Da buttare. Camille si accorse
delle occhiate degli altri clienti nella sala d'aspetto. In
circostanze diverse si sarebbe sentita mortificata, invece in
quel momento se ne fregava. Molti erano l con cani al guinzaglio
o gatti nelle gabbiette, anche loro in ansia. Una donna
che Camille conosceva di vista e che aveva portato il bulldog
a una visita di controllo le domand come mai era l, e Camille
le raccont del cane abbandonato, investito. Si chiama
Shadow.  saltato fuori dal nulla, ed  venuto da me.
La donna, che accarezzava la testa del bulldog sbuffante,
rispose che capiva perfettamente.
Che ansia! Camille passeggiava nervosa per la sala d'aspetto
con gli abiti macchiati e puzzolenti e i capelli arruffati.
Non pareva affatto la moglie di un milionario di Salthill. In
fondo alla sala si sentivano i guaiti provenienti dal canile
adiacente. Stonato coro di guaiti, abbaiare senza fine, specchi
che si riflettevano l'uno nell'altro all'infinito. Quanto soffrono
questi animali sospir, e di chi  la colpa? Non si rivolgeva
a qualcuno in particolare. Quei guaiti le spezzavano
il cuore. Quanta sofferenza, quanto dolore, in quegli animali.
Era stata impulsiva, egoista, a cercare di salvare la vita a quel
cane? Voleva tenerlo in vita per s?
Anche Adam adottava animali abbandonati. Apollo era
uno di questi, l'aveva trovato sul ciglio di una strada. E nel
suo testamento Adam aveva lasciato migliaia di dollari allo
Homeless Animal Shelter della contea di Rockland.
Non  una coincidenza, sei stato tu a condurmi qui. Oh, Adam!
L'operazione dur settanta minuti. Shadow sarebbe sopravvissuto;
non avrebbe mai recuperato del tutto l'uso delle
zampe posteriori, spieg il dottor Lott, ma perlomeno era vivo...
Per ora, signora Hoffmann. Lo trattennero sei giorni e
quindi lo lasciarono alle cure di Camille; le presentarono un
conto di duemila dollari e senza batter ciglio lei stacc un assegno
per quella somma e ne aggiunse un secondo, di quattromila
dollari, intestato allo Homeless Animal Shelter della
contea di Rockland. La segretaria si alz immediatamente
per andare a chiamare il dottor Lott, il quale le strinse la mano
sbalordito. Signora Hoffmann! Grazie.
Camille rispose recisa: No, dottor Lott, grazie a lei.

2.
Si era innamorato in modo innocente del suo tocco.
Quasi non la vide, quando inizi a innamorarsene. Il dolore
gli avvolgeva la testa come un'aureola diabolica. Lei non
era nessuno, per Lionel Hoffmann: "Siri", una giovane fisioterapista
assegnatagli per puro caso alla Neck and Back Clinic
di Park Avenue. Angelo misericordioso in camice bianco.
Pura come una garza sterile, e non molto pi interessante
per lui, almeno all'inizio. (Bench le sensibili narici di Lionel
avessero avvertito subito quel profumo di noce moscata che
sembrava effondersi dalla sua pelle e dai capelli neri, straordinariamente
folti, che teneva intrecciati e raccolti sulla nuca.)
"Siri" era le sue mani: agili, gentili, esperte, pazienti. Durante
le sedute parlava poco; quando Lionel si irrigidiva o
faceva una smorfia di dolore si limitava a mormorare: Signor
Hoffmann, per favore, provi a rilassarsi.
Non in tono di rimprovero, con gentilezza. Come quando
si rimprovera un bambino, per il suo bene.
Da settimane, o forse erano mesi, anni, Lionel soffriva di
repentine e dolorose fitte al collo. Dall'estate precedente erano
via via peggiorate e ormai gli pareva di avere degli aghi
ghiacciati che si irradiavano verso il basso, lungo la spina
dorsale e, con allarmante frequenza, verso l'alto, fino alla base
del cranio. Si svegliava in piena notte, terrorizzato e con la
gola asciutta per la paura di avere un tumore. Certo, un tumore!
Che come un minuscolo seme aveva messo radici nella
sua carne e ora cresceva, cresceva, succhiandogli via la vita.
In uno dei testi di medicina pubblicati dalla Hoffmann
Publishing, Inc., aveva letto del cervelletto: la parte dell'encefalo
che regola l'equilibrio e coordina i movimenti muscolari.
Fra i sintomi di lesioni o malattie di origine organica al cervelletto
ci sono: difficolt di eloquio e di deambulazione, paralisi, astenia
cronica. C'erano giorni in cui Lionel riusciva a malapena a
trascinarsi gi dal letto. E aveva solo cinquantatr anni!
Con ansia colpevole Lionel ripensava al suo fratello minore,
Scott, morto a trentasei anni, nella tomba da... quanto? A
Scott cinquantatr anni sarebbero parsi tanti, una veneranda
et. Io per non sono ancora pronto per morire. Non ho ancora
vissuto.
Lionel si diceva che non poteva essere un tumore, pi probabile
che fosse uno strappo di un tendine, una contrattura
muscolare del collo che si era procurata giocando a tennis, a
racquetball, o a golf. (Non che Lionel avesse molto tempo
per queste attivit.) Un uomo di mezz'et che si considera
"attivo", "energico", preferisce spiegarsi il dolore come risultato
di un comportamento virile, piuttosto che collegarlo
a una vita sedentaria, a posture errate o a un inevitabile processo
di invecchiamento; non vuole spiegarsi il drastico crollo
del desiderio sessuale, l'indifferenza allo stimolo sessuale (il
corpo familiare di una moglie amata, per esempio), l'incapacit
di mantenere l'erezione, come inevitabile risultato dell'invecchiamento.
Era stato Harry Tierney, che Lionel incontrava sporadicamente
al Century Club, a indirizzarlo alla Neck and Back di
Park Avenue. Lionel non avrebbe mai tirato fuori il suo problema,
troppo personale per essere discusso con Harry Tierney,
se durante lo scambio di saluti non gli fosse scappata una
smorfia di dolore e non avesse tenuto il capo bizzarramente
inclinato. Harry gli aveva chiesto cos'aveva e Lionel aveva risposto
che probabilmente si era procurato uno stiramento
giocando a golf; era un dolore che andava e veniva, non fortissimo
ma fastidioso, perch lo costringeva a preoccuparsi per
la salute pi di quanto fosse sua abitudine. Harry non si era
lasciato trarre in inganno da quella posa distaccata e gli aveva
consigliato di non prendere la cosa sottogamba. Gli aveva dato
il nome di un "luminare dell'ortopedia" e suggerito di fissare
un appuntamento il prima possibile. Con la schiena non
si scherza, amico mio. Ti far fare un po' di fisioterapia e ti rimetter
in sesto, vedrai.
Che strano, Lionel non si aspettava che Harry Tierney gli
parlasse con tanta apparente schiettezza. Certo, erano amici,
o almeno un tempo lo erano stati. Tierney era noto per il suo
cinismo e l'arguto sarcasmo. Nella cerchia di Salthill Lionel
lo aveva sempre evitato, perch non approvava i suoi modi
faceti e i toni finto-galanti che usava con le donne, Camille
compresa. (E Abigail, sua moglie, donna di languida bellezza
che tutti i mariti di Salthill contemplavano a distanza di
sicurezza, con una sorta di libidinoso timore reverenziale.)
Ma Tierney mostrava una certa deferenza verso Lionel, amministratore
delegato della Hoffmann Publishing, Inc., e
questo lo lusingava. Da quando era andato via da Salthill,
divorziando dalla povera Abigail per sposare una donna pi
giovane, Tierney sembrava una versione ringiovanita di se
stesso, con i capelli pi scuri (tinti?), i baffi, la pelle abbronzata,
anche se un po' segnata, e gli occhi stranamente chiari e
luminescenti, che a Lionel facevano venire in mente quelli
dei pesci che vivono a grandi profondit. Harry Tierney aveva
un che di predatorio e al tempo stesso di innocente; di lui
una volta Adam Berendt aveva detto: Quell'uomo  un bastardo
come uno scorpione  uno scorpione: non pu farci niente. Le
simpatie di Adam andavano tutte ad Abigail, la moglie abbandonata
e ferita.
Harry aveva detto, strofinandosi un po' il collo: Quando
hai male, la vita diventa pi piccola di un tovagliolino da
cocktail. Non conta quanti milioni di dollari hai, Lionel. Pensa
alla salute!. Lionel aveva abbozzato un sorriso, senza capire
bene di che cosa stavano parlando. Dolore? Denaro?
Non si fidava di Harry Tierney. Per pareva sincero, e non
era neanche ubriaco.
Adam Berendt era ancora vivo, quando si era svolta quella
conversazione. Bench Harry Tierney e Lionel Hoffmann
avessero parlato di comuni amici di Salthill, non avevano
nemmeno nominato Adam, che si diceva avesse avuto con
Abigail una lunga e appassionata relazione. Nel salutarlo,
Harry gli aveva posato sulla spalla una mano troppo calda e
pesante e Lionel aveva storto il naso perch emanava lo stesso
odore urico e bagnato del rognone. Salutami Salthill,
amico mio! gli aveva detto Harry. Quel benedetto inferno.
Era scoppiato in una chiassosa risata, felice del proprio
geniale ossimoro, e Lionel aveva dovuto tenergli dietro per
non offenderlo.
Quel benedetto inferno: cosa aveva voluto dire Harry Tierney?
Segu il suo consiglio, a ogni modo, e prese un appuntamento
con l'ortopedico di Park Avenue che Tierney gli aveva
raccomandato. Stando tutto curvo su un lato entr nel lussuoso
studio del medico: il dolore lo annientava, si sentiva
come se avesse un tubo al neon al posto della spina dorsale.
Fu una visita brusca e brutale, che gli rig di lacrime le guance
ben rasate. L'ortopedico gli spieg che si trattava quasi
certamente di uno "schiacciamento della colonna cervicale"
causato da un'eccessiva tensione dei muscoli del collo, probabile
risultato di anni di "sollecitazioni posturali scorrette";
le strutture del collo, i muscoli, le articolazioni e i legamenti
erano stati "sottoposti a un eccessivo carico" e si era formato
del "tessuto fibrotico". Lionel ascoltava corrucciato e affascinato
al tempo stesso. Nel giro di pochi minuti era diventato
vulnerabile come un beb. Va bene tutto, basta che non sia un
cancro. Basta che non sia mortale. Ma il danno...  reversibile?
domand Lionel, trepidante. L'ortopedico, tombolotto
ultraquarantenne dalla pelle rosea, ascolt distrattamente la
domanda, impegnato com'era a scrivergli la ricetta e rispose:
S, se comincia subito la terapia. Niente medicinali! Noi non
crediamo nella soppressione del dolore, ma nel suo controllo.
Le raccomando di seguire il trattamento tre volte la settimana.
Questo, con qualche esercizio da fare da solo, le servir
a controllare il dolore fino a eliminarlo del tutto.
Mentre Lionel si riabbottonava la camicia con le dita tremanti,
l'ortopedico gli sorrise con aria fraterna e disse: Lei 
fortunato. Il suo dolore non  di origine organica, ma puramente
"meccanica". L'uomo  in gran parte un insieme meccanico
di ossa, muscoli, tessuti, organi e fasci nervosi. Noi
abitiamo questi robot, ma non dobbiamo farci suggestionare
da loro, perch loro non sono noi, e noi non siamo loro. Tenga
sempre a mente che la gestione della sua colonna vertebrale
dipende da lei. Se ha un problema alle vertebre, deve imparare
ad affrontarlo e a prevenire lo sviluppo di nuovi sintomi.
Ci rivediamo fra tre settimane, Lionel, e le assicuro che
gi allora star pi diritto, e si sentir molto, molto meglio.
La sua stretta di mano era calda e rassicurante, ma con
un'impercettibile nota di soverchieria. Anche quella volta
Lionel ebbe la sensazione che l'argomento della discussione
andasse ben oltre il semplice dolore fisico.
Alla lussuosa Neck and Back Clinic, in Park Avenue all'altezza
di 52nd Street, Lionel fu affidato alle cure di una giovane
fisioterapista di nome Siri. Nella nebbia del dolore, si accorse
appena della sua presenza. Nella nebbia del dolore,
pi rabbioso e sofferente a ogni passo, tenendosi vergognoso
il collo che pulsava come un neon con tutte e due le mani,
Lionel segu la fisioterapista nella grande sala dove altra
gente martoriata dal dolore - perlopi uomini di mezz'et
come lui - faceva esercizi alle macchine. C'era una fumante
vasca da idromassaggio e una piscina di limpida acqua color
zaffiro dove alcuni nuotavano con prudenti bracciate. C'erano
specchi discretamente velati, vasi di piante dall'aspetto
tropicale e opere d'arte cromate e lucide con una fisicit estetica
alla Henry Moore, anodine, levigate fino alla perfezione.
In diffusione c'era della musica impressionista, Debussy o
Ravel, non il finto rock dei centri benessere da yuppie che si
trovavano a midtown. Niente giovani splendidamente proporzionati,
distesi ad allenarsi sul pavimento nell'ardore
narcisistico dell'autocontemplazione allo specchio. Niente
clienti sani! Lionel intu che tutto questo doveva costare un
occhio della testa e che l'ortopedico doveva essere socio della
clinica e trarre spietatamente profitto dal dolore altrui.
Arriv barcollando nella stanza della fisioterapista, senza
finestre e con i muri bianchi, cui si accedeva direttamente
dalla sala. Si tolse gran parte dei vestiti ubbidendo alle indicazioni
della giovane donna e si distese, con difficolt e con
il suo aiuto - Signor Hoffmann! Pia-no - su un lettino dall'imbottitura
rigida. Si vergogn a morte di essersi lasciato
sfuggire un lamento tanto forte. Gli venne un attacco di panico
al pensiero di non potersi pi mettere a sedere senza
l'aiuto di qualcuno. Stette immobile, gli occhi chiusi. Si impose
di essere forte. Pens: Io, Lionel Hoffmann, sono diventato
un malato. Nessuno deve saperlo. N il personale della Hoffmann
Publishing, Inc. n, di certo, sua moglie e gli amici di
Salthill. Lo spaventava diventare oggetto di occhiate curiose
e compassionevoli; lo innervosiva il pensiero che le amiche
di Camille si informassero sul suo stato di salute con la premurosa
sollecitudine tipica di Salthill. (A Salthill erano le
donne, ovviamente, a soffrire delle pi svariate e misteriose
malattie. Emicranie, "nervi", disappetenza, depressione.
C'erano poi un malanno multiforme, comunemente e approssimativamente
definito "una forma influenzale", e una
patologia pressoch ubiquitaria chiamata "sindrome da
stanchezza cronica" - "virus di Epstein-Barr" - che affliggeva
le donne prive di lavoro e di responsabilit, come Abigail
Des Pres. Laddove in un'altra epoca queste donne si sarebbero
scambiate ricette di cucina, cartamodelli e abiti smessi
dai figli ormai cresciuti, nella Salthill-on-Hudson di oggi erano
i sintomi l'oggetto di scambio, il forte legame che le univa.
I malanni di Camille erano cos palesemente di origine
psicosomatica, radicati non nel suo corpo ma nelle sue fantasie,
che Lionel per imbarazzo non le chiedeva mai come si
sentiva e non discuteva le sue scelte in fatto di medici e medicine.
Lionel non sopportava di poter essere confuso con
persone cos prive di volont!
Signor Hoffmann, per favore, cerchi di rilassarsi. Se non
si rilassa, sente pi male.
La fisioterapista parlava con calma ma con autorit. Lionel
strinse ancor pi forte gli occhi. Era deciso a non gridare
e a non sussultare dal dolore, se solo poteva evitarlo. La prima
seduta, intensa e sfiancante, dur cinquanta minuti. A
poco a poco Lionel riusc a rilassarsi, mentre le dita agili e
straordinariamente forti della fisioterapista individuavano e
massaggiavano, piegandoli al proprio volere, quelli che chiamava
i "muscoli traumatizzati", le "localizzazioni del dolore".
Gli fece ritrarre il capo come una tartaruga e distendere
il collo come un serpente. Gli fece fare "flessioni laterali" e
"rotazioni" del collo. Gli stir le vertebre, poi gliele scosse
come dadi. Gli ruotavano gli occhi nelle orbite a ogni improvviso
e accecante lampo di dolore; il sudore gli imperlava
tutto il corpo e gli scendeva lungo i fianchi. Di tanto in tanto
arrivava l'ammonimento: Non si irrigidisca, per favore. Signor
Hoffmann. In alcuni esercizi Lionel doveva stare supino o
prono, in altri seduto. All'inizio non sopportava gli esercizi
da disteso, che lo mettevano in una posizione di sottomissione,
lui cos abituato all'autorit; ma con il tempo sarebbe arrivato
a preferirli, proprio perch era abituato all'autorit e
non ne poteva pi di esercitarla. La fisioterapista si chinava
su di lui, con il suo camice bianco di nylon senza una piega,
intimamente vicina come sua madre decenni prima; ma, a
differenza di sua madre, non parlava quasi mai e Lionel gliene
era immensamente grato. Ne aveva fin sopra i capelli delle
chiacchiere femminili! Quando non era obbligato a parlare,
o a sentir parlare gli altri - perch questo costituiva la
fetta pi grande della sua vita adulta - poteva sentirsi libero,
e anonimo. Le lacrime gli rigavano le guance perch gli esercizi
erano molto dolorosi; ma erano anche lacrime di gratitudine.
La fisioterapista era cos silenziosa che Lionel inizi a
chiedersi se magari non parlava bene l'inglese. Come si chiamava,
"Shura", "Siri"? Era mediorientale, forse? Indiana?
Eppure non sembrava avere un accento particolare: aveva
una voce gutturale, puramente musicale. Attraverso gli occhi
semichiusi, Lionel aveva una visione sfuocata del viso
bruno della ragazza, delle sue labbra serrate, i grandi occhi
esotici, neri e infossati, che lo fissavano intensi. Ma non  me
che vede. Sono libero: non mi conosce. Quel profumo di muschio
e noce moscata si effondeva dai suoi folti capelli scuri, intrecciati,
accuratamente legati e raccolti sulla nuca.
Si domand quanto fossero lunghi, sciolti. Pens a una
massa di capelli vellutati, a una cascata di ciocche lucenti.
Alla fine della seduta, la fisioterapista gli mise un collare,
grande e pesante come quello di un cavallo da tiro, e lo riemp
di acqua bollente. Per dieci stupefacenti minuti Lionel si sent
svuotato di ogni dolore, in estasi. Com'era felice! Come uno
spirito che si stacca dal proprio corpo, contemplava dall'alto
la propria vita, colmo di benevolenza per i suoi simili e per se
stesso. Si ripromise di essere pi gentile e premuroso con Camille;
pi paziente verso i suoi figli, che spesso considerava
troppo immaturi per la loro et. Nel weekend si sarebbe organizzato
per incontrare Adam Berendt, il suo pi grande amico.
Adam, che intuizione ho avuto! Il segreto della vita ...
Ma quando, prima di andar via, Lionel le mise in mano alcune
banconote, la giovane fisioterapista si ritrasse con garbo
e mormor con espressione contrita, mortificata: Grazie,
signor Hoffmann, ma no. E Lionel allora la guard, erano
pressappoco della stessa statura, e il cuore prese a battergli
assurdamente forte.
Mi perdoni le disse rapito.  la mia prima volta.
Quando mi sono innamorato di te,  stato in un attimo. Le tue
mani, il tuo tocco... Oh, Siri!
Ben presto Lionel Hoffmann cominci ad attribuire a tutto
il resto della propria vita, a tutto quanto non fosse Siri, una
consistenza di poco superiore a quella delle immagini ipnagogiche
che balenano dietro le palpebre quando, esausti, si
comincia a sprofondare nel sonno.
Ma resistette e attese fino alla terza settimana di terapia,
quando stava molto meglio, prima di chiedere a Siri se potevano
"vedersi", qualche volta; invito che Siri declin recisamente,
sebbene con gli occhi bassi e imbarazzata; e con quell'espressione
contrita, mortificata, da cui si intuiva (o Lionel
se l'era solo immaginato?) che le dispiaceva molto non essere
in condizione di poter accettare l'invito, dargli una delusione.
Lionel vedeva in quella ragazza dalla bruna bellezza,
misteriosamente silenziosa, una sensibilit ai sentimenti
altrui che poteva solamente essere di origine straniera, perch
di certo non aveva nulla di americano. E se non fossi un tuo
paziente, Siri? Sarebbe diverso? domand; lei si volt di
spalle, colta da un imbarazzo ancora maggiore, e biascic un
forzato Come faccio a dirlo, signor Hoffmann!...
Lasciando la questione, pens Lionel, ambigua e aperta a
ogni interpretazione.
Adesso sapeva il suo nome completo: Siri Joio. Lo pronunciava
spesso, a voce alta, quando era certo che nessuno potesse
sentire. Sapeva, dalle poche frasi che era riuscito a
estorcerle, che viveva a Manhattan, nell'East Village, probabilmente
da sola; che aveva pochi parenti; che aveva sempre
desiderato fare la fisioterapista, aiutare gli altri, "alleviare il
dolore". Lionel fu molto colpito dal suo idealismo, che gli ricordava
il proprio di tanti anni prima, quando non era ancora
entrato nell'azienda di famiglia. Lionel rassicur Siri che
s, certo, lo stava aiutando, e lui gliene era molto grato.
Per... Significa che, quando star bene, non ci vedremo
pi? Non  giusto.
L'unica risposta di Siri fu una risatina nervosa.
Di notte i suoi sogni erano costantemente perfusi della
presenza di lei. Il collo, le spalle, le cervicali e il resto della
colonna erano zone erogene. Il sangue della giovent perduta
gli affluiva nei genitali svegliandolo sull'orlo dell'orgasmo.
Durante il giorno, alla Hoffmann Publishing, Inc., nelle
riunioni e ai pranzi di lavoro, Lionel veniva colto da improvvise
esplosioni di buonumore e di fiducia. Lo so che non mi abbandonerai,
Siri! In altri momenti, quando gli tornava il dolore
al collo e alla colonna vertebrale, sordo, tetro, pulsante,
veniva sopraffatto da un senso di desolazione, disgusto per
se stesso, disperazione. Ma certo, sono troppo vecchio per te. E
tu hai visto la mia debolezza messa a nudo. Erano passati anni
dall'ultima volta che si era sentito cos indeciso, preda di
emozioni cos volubili. Anni da quando aveva capito che l'amore
porta con s la paura: il timore di non essere ricambiati,
di vedersi risputare in faccia i propri sentimenti.
Non riusciva a ricordare di aver mai amato Camille cos.
Non riusciva a ricordare di aver mai amato nessuno cos.
A Camille aveva detto soltanto di avere un piccolo problema
al collo e alla schiena, di essere in cura da un ortopedico a
Manhattan. Presa com'era dai propri problemi e dall'intensit
della vita sociale di Salthill, ottovolante lanciato a tutta velocit
da cui uno rischiava di non riuscire a scendere mai pi in
vita sua, Camille ebbe un moto di compassione, ma non si dimostr
particolarmente preoccupata. Comunque le hai fatte,
le radiografie, vero, amore? E non c'era niente di... serio?
Lionel rassicur la moglie che no, non c'era niente di "serio".
Gli piaceva non provare che un minimo disagio in sua
presenza. In sua assenza pensava ben poco a lei. Siri, hai occupato
tutta la mia vita. Siri, abbi piet!
Un giorno, alla quinta settimana di terapia, mentre Lionel
era sdraiato, ansimante, la faccia contratta in una smorfia di
dolore dopo un difficile esercizio di "flessione cervicale", Siri
continu a massaggiargli dolcemente il collo; poi si ferm un
attimo e gli accarezz la fronte, madida di sudore. Gli occhi
di Lionel si aprirono di colpo. Vide gli occhi scuri, teneri, di
Siri che lo fissavano. Le afferr la mano e la tenne stretta per
un lungo, intenso momento.
Malati. Ne vedeva ovunque, ora. Li compativa, li guardava
con disprezzo; si voltava subito dall'altra parte, quando i
loro occhi lucidi di dolore cercavano i suoi.
Retrazione della testa da seduto. Estensione del collo da seduto.
Retrazione della testa in posizione sdraiata. Estensione del collo in
posizione sdraiata. Flessioni laterali del collo. Rotazione del collo.
Flessione del collo da seduto. Ciascuno di questi esercizi andava
ripetuto dieci volte. Ogni serie completa andava eseguita
a casa, due o pi volte al giorno, secondo necessit, cos aveva
detto Siri.
Ma ho bisogno anche del mio dolore! Il dolore mi lega a te.
Non a Salthill, ma nell'appartamento in East 61st Street,
Lionel dormiva, o almeno ci provava, con un'imbottitura
tubolare rigida tra federa e cuscino, chiamata "rullo cervicale".
L'aveva acquistata alla clinica, come gli aveva raccomandato
Siri. A volte sognava che Siri, dagli ardenti occhi scuri e dal caldo
profumo di noce moscata, gli premeva una sbarra sulla nuca.
La sua voce gutturale, quasi impercettibile. Signor Hoffmann!
Si rilassi, perfavore. A volte sognava di essere nudo in un
luogo pubblico, scomodamente inginocchiato con la testa su
un secchio, il collo pulsante di dolore, mentre sopra di lui veniva
sollevata la lama di una ghigliottina, pronta a decapitarlo.
Lo sapeva, se lo sentiva: un giorno avrebbe accettato di
uscire con lui!
(Sul serio?  ridicolo, sono troppo vecchio. Adam riderebbe di me. )
S, ma Siri era cos delicata. Lionel l'aveva sentita parlare
con altri pazienti, prima e dopo la sua seduta. L'aveva sentita
parlare al telefono. E le sue forti, agili dita sapienti erano cos
delicate. Alleviare il dolore era la sua missione. Era un angelo
misericordioso in camice bianco. Camice e pantaloni di nylon,
senza una piega. Il camice era troppo largo per consentirgli di
intuire la forma dei suoi seni, ma si capiva che non erano piccoli
e neppure eccessivamente grossi, volgarmente mammiferi.
Fisicamente Siri era tutta diversa da Camille: snella, esile
come un ragazzino; cosce, fianchi, busto, spalle e braccia perfettamente
proporzionati, appena un filo di muscoli, neppure
un grammo di grasso. Povera Camille: grossa di fianchi e di
seno, faccione tondo e roseo di chi non voleva mai scontentare
nessuno, doveva aver saltato qualche anello dell'evoluzione;
le donne di oggi non avevano pi bisogno di fianchi larghi per
sopravvivere al parto, n di due abbondanti sacche da latte. Il
pensiero della pancia piatta e levigata di Siri lo faceva sudare.
Sto diventando ridicolo! Aiuto...
Eppure, continuava a essere convinto che avrebbe accettato
di uscire con lui. Non mancava pi molto.
Il turno di Siri alla Neck and Back Clinic di Park Avenue
finiva alle diciotto. Lionel fece in modo di essere l ad attenderla
per quell'ora su una limousine presa a noleggio. Lei
trasal, vedendolo: disapprovava, s, ma di certo era lusingata.
Siri, ti devo parlare. In privato. Signor Hoffmann! 
vietato! Vietato? Non ci credo! rise Lionel. Era un innamorato
inaspettatamente allegro, come i Fred Astaire o i Gene
Kelly di una volta. Non fosse stato per quel problema alla
cervicale, si sarebbe persino lanciato in una danza l sul marciapiede.
Era impaziente come un ragazzino e aveva un sorriso
irresistibile. Improvvis, spiritoso, come non aveva mai
fatto nella mummificata Salthill: La Costituzione degli Stati
Uniti, Siri, sancisce la libert di espressione dei cittadini. Sei
cittadina statunitense, mia cara?. Aveva un tono canzonatorio
ma convinto; scherzoso ma irremovibile. Siri ridacchi, a
disagio, puntandogli addosso i suoi scuri, dolci occhi esotici
e scuotendo la testa in un modo che lui non seppe interpretare.
Forse s, forse no. Quel giorno aveva i lucidi capelli neri
ordinatamente tirati all'indietro con la scriminatura nel mezzo;
vista di profilo, gli ricordava un'antica egiziana. Com'era
bella! Possiamo parlare in macchina... Mentre ti accompagno!
Cos non devi prendere la metropolitana. Signor
Hoffmann, se ci vede il mio responsabile... Possiamo andare
a cena. A bere qualcosa, e poi a cena. Dopo ti riaccompagno
a casa. Dobbiamo parlare, Siri. Lo sai. Ma signor
Hoffmann... La ragazza sembrava sinceramente preoccupata;
ma chi poteva vederli, alla fin fine? Non c'era nessuno, in
giro. Os prenderla sottobraccio e la condusse fino all'auto
in attesa; lei non oppose resistenza, pur non sembrando
d'accordo; ed eccoli, finalmente insieme, da soli, seduti dietro,
mentre l'autista si districava lento nel traffico, protetti da
vetri oscurati. Al sicuro da sguardi indiscreti e dal protocollo
della clinica. Che sollievo! Erano nella limousine, intimamente
vicini, entrambi senza fiato, ma ora Lionel era in posizione
dominante. Spettava a lui esercitare l'autorit con il
tocco delle sue mani e le strinse le dita tra le proprie, ridendo
della sua stessa spavalderia. Siri prov a sorridere, spaventata,
esitante; obiett: Signor Hoffmann... ma Lionel aument
la stretta.
Si muovevano nella lenta processione di vetture luccicanti.
Il traffico del centro. Lionel Hoffmann era residente a
Salthill, possedeva degli immobili a Manhattan e valeva 
alcuni milioni di dollari; e Siri Joio, che non era affatto stupida,
n ingenua come forse appariva, non poteva non saperlo.
Chiamami Lionel, Siri. Dovresti saperlo, ormai, che mi
chiamo cos.
Ecco, inizia! D'ora in poi niente potr fermarmi! La baci dolcemente
nella limousine, poi si sedettero a un tavolo appartato,
a lume di candela, in un ristorante dell'East Side, il bel viso e la
testa lievemente brizzolata di Lionel chinati verso Siri mentre
le parlava. Siri fu molto taciturna, a tavola, lasci parlare lui.
Lionel non si era mai accorto di essere un uomo tanto amareggiato
e tanto convincente. Sessualmente eccitato, ma pur sempre
un gentiluomo. Fece di tutto perch Siri se ne accorgesse,
che era un gentiluomo. Le parl della sua vita. Non l'aveva
mai considerata degna di essere raccontata, fino a quella sera,
quando inizi a raccontarla a una bella ragazza giovane che
ogni tanto sollevava lo sguardo e lo osservava fisso, non senza
una certa timidezza, accarezzandogli la mano. Se si era gi
sorbita i racconti di numerosi ricchi signori di mezz'et, pazienti
della clinica, non lo diede a vedere. E se pensava ad altro,
durante i monologhi calmi ma appassionati di Lionel, non
diede a vedere neanche questo. Sembrava affascinata dalla vita
di Lionel Hoffmann, che era stata, come lui la defin, una vita
di privazioni, stoicismo e senso del dovere... L'etica protestante,
la teologia della quieta disperazione... Spero che
almeno a te sia stata risparmiata, Siri! Mentre raccontava,
Lionel cominci a pensare che sin dalla pi tenera et ogni sua
azione era stata volta a soddisfare desideri altrui e che l'unica
cosa privata, segreta, nella sua vita, era accaduta per caso, da
bambino: la terrificante scoperta della coppia hippy morta
sulle sponde del lago di Broom Hills. Fu come trovare un tesoro.
Un tesoro raccapricciante. Ma non avevo la pi pallida
idea di cosa volesse dire. Che poteva farsene, Siri, di quella
strabiliante confessione? Ma continu ad ascoltare, attenta.
Gli occhi fissi su di lui. Quella luce nei suoi occhi. Occhi ipnotici.
Profumo di noce moscata, di pelle calda. I capelli pesanti
sulla nuca che Lionel non vedeva l'ora di sciogliere; non vedeva
l'ora di nasconderle la faccia nel collo, di immergersi in lei.
Cameriere, un'altra bottiglia di vino! (Anche se Siri aveva bevuto
solo acqua minerale.) Era pi forte di lui, doveva parlarle
della sua vita. La sua vita prima di incontrare lei. Devo ringraziare
Dio per il dolore. Il dolore che mi ha portato fino a te.
Adesso ne capisco lo scopo. Non ci sono coincidenze nell'universo,
Siri. Mentre lui parlava, lei sussurrava S e Ah s? e mostrava,
con la calda intensit dello sguardo e scoprendo i denti
in frequenti sorrisi, di essere molto colpita, ed eroticamente attratta
da lui; di ammirarlo, pur essendone un po' intimidita:
perch lui adesso le stava raccontando in modo piuttosto dettagliato
della Hoffmann Publishing, Inc., la casa editrice di
manuali e testi medici pi importante degli Stati Uniti; le raccontava
di quanto la sua famiglia andava fiera dei suoi successi
e di quanto a lui dispiaceva aver barattato tanta parte della
propria vita in cambio del "successo". Si era sposato troppo
giovane; si era sposato soprattutto per compiacere i suoi; aveva
sposato una ragazza dolce, che non aveva mai amato davvero,
ma che i suoi avevano approvato. Mia moglie. I miei figli.
La mia vita prima di incontrare te. Tutto questo appartiene
al passato, Siri. Ora mi sento annegare in un mare di felicit.
S... che strano enigma, la vita!
Dopo il ristorante. Nell'appartamento di East 61st Street.
Entrando, la mano stretta in quella di Siri, Lionel ebbe un attimo
di panico: e se per fargli una delle sue maldestre sorprese
- come quella della festa per il suo quarantesimo compleanno,
che aveva lasciato attonito il suo poco socievole
marito, che si imbarazzava tanto facilmente - Camille fosse
venuta a Manhattan e fosse stata l ad aspettarlo? Ma, grazie
al cielo, l'appartamento era vuoto. Lionel rise forte della soggezione
infantile che vedeva stampata sul viso di Siri. S.
Abito qui. Mi fermo quattro notti alla settimana. Bello, vero?
L'appartamento, che gli Hoffmann possedevano dal
1975, era arredato elegantemente anche se con poca fantasia;
sei stanze con soffitti alti, lampadari fuori moda, tende di
broccato e preziosi tappeti orientali. Lionel, che non ci faceva
caso da anni, fu soddisfatto di vedere quell'appartamento attraverso
gli occhi spalancati della ragazza. Come l'adorava,
come la desiderava! C'era qualcosa di incredibilmente erotico
in una giovane fisioterapista che, fuori dall'ambiente in
cui esercita la propria autorit, deve sottomettersi all'autorit
altrui. Con voce esitante diceva: Signor Hoffmann, non
sarei nemmeno dovuta venire.  meglio che me ne vada.
Ma per tutta risposta Lionel la baci. Signor Hoffmann!
ansim lei, cercando di staccarsi da lui. Lei  sposato, non
va bene. Lo sa che non va bene. Oh! Si liber dal suo abbraccio
e scapp in un'altra stanza. Lionel la segu e la chiuse
in trappola. Si sentiva grande, minaccioso, temibile, possente.
Perch Siri non indossava il suo nylon bianco d'ordinanza,
Siri non era la sua fisioterapista, in quel momento, Siri
era totalmente in suo potere, come solo i suoi figli lo erano
stati, anni prima. Non temere, piccola. Non ti far del male
disse Lionel. Signor Hoffmann. La prego. No mormor Siri.
Erano nello studio. Sulla lucida scrivania di mogano c'erano
le foto incorniciate della famiglia Hoffmann. Come in un
film hollywoodiano, la luce pareva concentrarsi proprio sulle
foto, anzi, sembrava quasi che quei minuscoli visi sorridenti
brillassero di luce propria. Lionel e la sua graziosa mogliettina,
Camille, Marcy e Kevin bambini sorridenti: che
bella famiglia, famiglia americana, ritratti che Lionel non ricordava
di aver guardato e che sarebbero stati coperti di polvere
se nell'appartamento non fosse venuta, due volte la settimana,
la donna delle pulizie. Signor Hoffmann! Questa 
sua... moglie? E questi sono i suoi... figli? Come sembrava
addolorata, in quell'istante. Fragile. Lionel sent di amarla
ancor di pi, e di desiderarla. La abbracci, le nascose la faccia
nel collo e inspir profondamente il profumo speziato
che lo eccitava in maniera intollerabile. Signor Hoffmann.
Non va bene. Devo andare. Per favore! Si ritrasse, ma lui la
trattenne; la baci, premendo forte la bocca sulla sua per farle
aprire le labbra, che dapprima resistettero, poi cedettero.
Barcollarono insieme, caddero insieme, in deliquio. Lionel
sentiva il cuore di Siri che gli batteva contro il petto. Sentiva i
suoi battiti, i suoi pensieri spaventati e affannosi. Le sciolse i
capelli, che caddero in una cascata di ciocche lucenti. Si ritrovarono
su un amorino foderato di raso. Lionel cominci impaziente
a strapparle via i vestiti. Come da settimane sognava
di fare con il camice bianco e i pantaloni di nylon. Non vedeva
l'ora di strapparle via quel camice bianco e quei pantaloni,
e solo il suo estremo autocontrollo gli aveva impedito di
farlo. Adesso Siri rideva, sbigottita. La sua era una risata selvaggia.
Lionel, mugolando, si strinse a lei per farle sentire la
sua prodigiosa erezione. In quel luogo che Camille aveva arredato
e personalizzato secondo i dettami di un decoratore di
interni troppo caro, che a Lionel non era mai piaciuto granch,
dove sono stato tanto solo, anche fisicamente, cos triste. Signor
Hoffmann! Non va bene! Oh, lo sa che non va bene...
mormorava Siri; e Lionel, per tutta risposta, mugolava, momentaneamente
incapace di parlare. Erano anni che non sognava
neppure di abbracciare una donna come stava abbracciando
Siri in quel momento. Nessuno stringeva una moglie
in un abbraccio del genere, il solo pensiero era assurdo. L'incontenibile
passione sessuale non si addiceva a un marito e
una moglie, era un'aberrazione. Domand rabbioso: Cosa
c' che non va bene? Come pu non andare bene? Non provo
desiderio per mia moglie. Non prover mai desiderio per lei.
Non devo pi provare desiderio per tutto il resto della vita?
Sono obbligato a restare in questa trappola, a morire prigioniero
del mio matrimonio? Come posso sopportare questo
destino? E perch dovrei, in ogni caso?. Nella furia della
passione, era diventato magniloquente e Siri si era fatta piccola
piccola, come sconcertata; ma Lionel le vide un lampo
rivelatore negli occhi, una diversa considerazione di lui. Erano
in camera da letto, ora. Finestre alte e strette, impalpabili
tende bianche. Tappezzeria di seta, avorio a righine verdi.
Com'era tutto di buon gusto, in quella casa! A parte i sogni
volgari di Lionel. Il suo corpo di maschio. Troppe notti solo
in quel letto. Assurdo letto enorme con il copriletto di raso
verde e la testata di mogano intagliata. Dio solo sapeva dove
l'avevano trovata, Camille e il suo amico decoratore. Il rullo
cervicale era inserito nel cuscino di destra, perch era a destra
che Lionel dormiva; ebbe un pensiero fugace, un virile
imbarazzo all'idea che la ragazza che aveva portato fin l potesse
scoprirlo; ma poi gli venne in mente che Siri lo sapeva
gi, era stata lei a farglielo comprare. Signor Hoffmann...
Non va bene... Oh, per favore... Ma gli resisteva con una
frazione appena della forza di cui lui la sapeva capace. La
volont di Lionel dominava totalmente quella di Siri. Com'era
strano, com'era eccitante, per Lionel, che quella giovane
donna dalle dita sapienti e allenate, fisioterapista dotata della
magica autorit di scacciare il dolore, potesse essere cos
debole al suo cospetto; la resistenza di Siri si spegneva lentamente
come una fiamma al soffio. E il desiderio di Lionel era
attizzato da quella passivit. Perch le donne non erano pi
creature passive, ormai. Persino Camille, nei primi anni del
loro matrimonio, quelli pi sperimentali, aveva fatto del suo
meglio per "prendere l'iniziativa" con il marito perplesso e
imbarazzato, ispirata dagli articoli erotici delle riviste femminili
e dai manuali di sesso... Ma Siri, la splendida esotica
Siri, tanto pi giovane di Camille e ben pi sensuale di quanto
Camille fosse mai stata, sembrava spaventata da lui, dalla
sua mascolinit. Si erano invertiti i ruoli: ora il padrone era
Lionel, e lei la sottomessa. Dov'era il dolore al collo che l'aveva
tenuto in scacco per cos tanto tempo? Erano state le cure
di Siri a scacciarlo, era stato Lionel a spegnerlo con la forza
di volont? Era stato il desiderio sessuale a dissiparlo?
Lionel e Siri caddero sul letto. Lei aveva gli abiti sbottonati, e
anche la camicia e i pantaloni di Lionel erano aperti; Siri sussurrava
il suo nome in deliquio, non pi "signor Hoffmann",
ma "Lionel", finalmente. Aveva la faccia pallidissima, simile
alla corolla di un fiore, gli occhi bassi. Lionel poteva fare di
lei quel che desiderava. Sapeva che non lo avrebbe respinto.
La sua volont di maschio non si era mai espressa tanto, si
sentiva dentro una fontana bollente. Inguine, pene, persino
la colonna vertebrale: il suo intero corpo era pervaso dal
trionfo del desiderio. La donna era nuda tra le sue mani, sulla
sua bocca una ciocca di lunghi capelli scuri, sciolti; le si
mise sopra, tremante - erezione enorme, come un bastone! -
si spinse dentro di lei e smise di pensare, che sollievo smettere
di pensare, il cervello svuotato da un accecante bagliore
bianco. Non morir come Adam. Non morir! Gemendo, la donna
si muoveva sotto il suo peso. La sua volont era stata
sconfitta da quella di Lionel; Siri giaceva, ubbidiente, come
in trance. Non c'era cocciutaggine femminile, non c'erano
accettazione mancata o la civetteria che tanto fa arrabbiare il
maschio. Lionel le pompava dentro la vita attraverso quel
buio, indicibile luogo in mezzo alle gambe. Pompava gioioso,
sprofondando nell'oblio. Era solo vagamente conscio delle
braccia sottili, tornite e muscolose, color caffelatte, che si
alzavano per cingergli il collo, del suo flebile sussurro finale
di trionfo, Lio-nel!. I lunghi capelli scuri e lievemente appiccicosi
sparsi sull'abbagliante lino bianco del cuscino come
zampe vellutate di ragno. La bocca, grande e dalle labbra
sottili, che succhiava quella di lui. Lionel sentiva i suoi grandi
denti dritti, sentiva il bacino che premeva, che saliva e
scendeva con ritmo famelico. Stavano annegando insieme.
Nella furia della passione, il rullo cervicale sfugg dalla federa
e cadde a terra, rotolando per qualche metro come in una
fuga disperata. Il cuore di Lionel, da troppo tempo in disuso,
martellava violentemente. Il suo corpo era coperto da una
pellicola di bruciante sudore salmastro. Mai, in vita sua, aveva
provato tanto... potere! Un'energia inimmaginabile pervadeva
tutto il suo corpo! Ansimava Oh, cara, oh....
Nel tumulto dell'orgasmo aveva dimenticato il nome della
donna.

3.
C'era una donna che tante volte si svegliava al mattino e si
accorgeva di avere il cuscino umido, il viso bagnato di lacrime,
perch aveva pianto nel sonno.
Cos tante volte... Federe di lino a motivi floreali tinta su
tinta bagnate, imbrattate di dolore. Nel tardo autunno - o era
gi l'inizio dell'inverno? - della vita di Camille Hoffmann.
S. Era gi dicembre, il mese pi buio. Lui era andato via a
ottobre.
Che vergogna. Come far a resistere? Ma io lo amo, lo perdono!
Deve saperlo, che lo perdono. E che lo amer per sempre.
Ma una consolazione l'aveva. Apollo e Shadow dormivano
ogni notte sul pavimento, ai piedi del letto della padrona.
Apollo a sinistra, Shadow a destra. Come le statue di cani
dell'antico Egitto, a guardia dell'effigie funeraria della mummia
loro padrona.
Se durante la notte Camille si rivoltava nel letto angosciata,
se gemeva o singhiozzava nel sonno, entrambi i cani si
svegliavano all'istante e si mettevano seduti, all'erta.
Non l'avrebbero mai abbandonata, loro.
Dopo la brusca e sorprendente partenza dalla casa di Old
Mill Way e il trasferimento a Manhattan, in East 61st Street,
Lionel Hoffmann aveva tentato di "mantenersi in contatto"
con Camille; intendeva comportarsi in modo "equanime e
corretto"; fino a met novembre si erano parlati ogni giorno
per telefono. Poi, per qualche motivo a lei ignoto, il marito
aveva iniziato a essere "irreperibile" quando gli telefonava
in ufficio; quando lo chiamava a casa non rispondeva mai
nessuno e, se lasciava un messaggio, spesso Lionel si dimenticava
di richiamarla. Le rare volte che richiamava, le parlava
in modo vago e distratto, come se stentasse a ricordare chi
era. (Ma non era possibile, no?)
Un giorno, durante una di queste impacciate conversazioni,
Camille credette di sentire un bisbiglio. E una risatina
soffocata. E Lionel che borbottava, mormorava qualcosa.
Camille fece educatamente finta di niente.
Nelle settimane successive alla separazione, Lionel l'aveva
rassicurata ripetutamente, come un soldato che pronuncia
un giuramento, che s, le voleva bene, la rispettava; che le
avrebbe sempre voluto bene, come a Marcy e Kevin; ma che
probabilmente non era pi innamorato di lei.
C'era quell'importante distinguo da fare. Di quelli a cui si
vuol bene, raramente si  innamorati.
Camille disse pronta: Oh, s... Va bene, Lionel... capisco.
Non devi prenderlo come un fatto personale, Camille.
Cerca di capire.
Oh, ma capisco benissimo!
Se ti colpisce un fulmine, non  un fatto personale.
No, certo.
Lo sai, caro, che ti perdono? Ti amer per sempre. E la casa in
cui siamo stati cos felici ti aspetta sempre.
Camille, devo chiudere ora.
Oh, s. Grazie per la telefonata, Lionel.
Camille, sei tu che mi hai chiamato.
Certo. Allora grazie per...
Ciao!
Non che non avessero cose di cui discutere. Le propriet
in comune, gli investimenti, le finanze; il futuro del loro matrimonio.
(L'incresciosa parola "divorzio" non era ancora
stata pronunciata.) Le reazioni dei figli a questa notizia cos
assurda e inaspettata. (Comunque Marcy e Kevin non sono
pi due bambini, giusto? diceva Lionel tranquillo.) Non
parlavano mai della donna, di certo bellissima e pi giovane,
della quale pareva che Lionel si fosse innamorato, malgrado
Camille fosse disponibile, aperta e in un certo qual modo
persino comprensiva.
Una volta, al termine di una telefonata estremamente
sconnessa, Lionel mormor con un filo di voce, come in preda
a una fitta di dolore, che non avrebbe voluto farla soffrire,
non intenzionalmente.
Gentile da parte tua, Lionel. Molto gentile.
Dopo aver riattaccato, Camille rise. Con i palmi delle mani
si strofin gli occhi rossi, che le bruciavano. Una risata
acuta, breve. Apollo e Shadow accorsero subito.
Il bell'Apollo con la testa alta abitava nella casa di Old
Mill Way in assenza di Adam. Apollo, nobile incrocio tra un
pastore tedesco e un husky, tenacemente leale, intelligente,
che Adam aveva affidato a Camille, la sua migliore amica.
Apollo, che aveva forse sei anni, cane di mezz'et dagli occhi
vispi e pieni di sentimento. Il pelo argentato era pi folto e
lucido adesso, grazie alle crocchette arricchite di vitamine
che Camille gli comprava, alle sue cure premurose e al suo
affetto incondizionato. Il piccolo e meno appariscente Shadow,
invece, era un mezzo labrador con occhi lucidi e malinconici,
muso sottile da volpino, orecchie malconce, ruvido
pelo nerastro ondulato, denti macchiati; giovane vecchiotto:
da una parte sembrava un cucciolo immaturo, non ancora
addestrato a non sporcare in casa (ma fortunatamente Lionel
non c'era), per altri un cane ormai vecchio, zoppo, con problemi
alla colonna vertebrale e tre zampe soltanto; povero,
che tremava al minimo rumore esterno o allo squillare del telefono;
che non aveva ancora imparato a non abbaiare dentro
casa; ma che era anche insaziabilmente affettuoso, devoto
nei confronti della sua nuova padrona. Quando a Camille
pareva di cogliere un larvato ricordo di terrore nei suoi occhi
lucidi, mollava a met qualunque cosa stesse facendo e si sedeva
per terra ad abbracciarlo e consolarlo. Shadow! Bravo
cane! Sei al sicuro, qui con me. Per sempre.
Shadow aveva la pessima abitudine di saltare addosso a
Camille, mugolando, abbaiando, leccandola e baciandola,
agitando il sedere e scuotendo il moncherino di coda; a volte,
preso dall'emozione, la mordicchiava, o le dava dei veri e
propri morsi, con i suoi denti sorprendentemente aguzzi, facendole
uscire il sangue. No, no, Shadow, non fare cos. In
quelle occasioni Apollo accorreva, geloso o desideroso di essere
abbracciato anche lui; gli si avventava addosso, gli girava
intorno, li spingeva con il muso, guaiva, leccava Camille
in faccia. Apollo! Non fare il maleducato! Camille rideva,
eccitata come una ragazzina, in equilibrio precario sui talloni;
a volte ruzzolava per terra; i cani la baciavano e le leccavano
il viso lasciandole sulla pelle scie di saliva acida che,
quando asciugavano, le scaldavano il viso come i raggi fugaci
del sole pomeridiano.
Parli sul serio, mamma? Dimmi che stai scherzando!
Camille strinse gli occhi. Sua figlia Marcy la conosceva
davvero poco, se pensava che potesse scherzare su una cosa
del genere.
Pap se n' andato? Se n' andato di casa?  andato a stare
a New York? In nome di Dio, ma che sta succedendo?
Mamma!
Cosa dire ai ragazzi? Quali parole scegliere, delicate ma
concrete, senza isterismi, per dirlo a Marcy e Kevin? Il dolore
privato e la pubblica vergogna di essere una moglie abbandonata
erano forse superati dall'angoscia di essere una madre
che non  riuscita a tenere unita la famiglia. E la responsabilit
di spiegare tutto a Marcy e Kevin ricadde su Camille, ovviamente.
Era crudele e inesatto da parte di Lionel affermare che i loro
figli, per quanto avessero pi di vent'anni, fossero adulti. Come
se gli "adulti" fossero immuni al dolore e alla delusione.
Camille sapeva che i ragazzi erano legati alla casa di Old Mill
Way e avevano rivisto e modificato nella loro memoria un'adolescenza
assai polemica, arrivando a ricordare come idilliaci
anni in cui invece avevano sostenuto di odiare Salthill e di
essere arcistufi, come tutti i loro amici, di quella suburbia
bianca e benestante". Erano diventati maggiorenni nell'epoca
pi competitiva e materialista dell'intera storia americana -
escluso forse l'ultimo decennio del diciannovesimo secolo - e
appartenevano a quella generazione di giovani americani costretti
ad ammettere che probabilmente non sarebbero mai
riusciti, con le proprie forze, a raggiungere lo stesso livello di
successo e di prosperit dei loro genitori. Marcy aveva conseguito
una laurea in materie umanistiche alla New York University,
ma lavorava a Seattle per il settimanale online Slate
con mansioni cos vaghe che padre e madre intuirono che doveva
trattarsi di un ruolo poco pi che impiegatizio. Kevin,
che si era laureato allo Harvard College e alla Harvard Business
School, non era ancora riuscito a distinguersi fra i suoi
brillanti rivali; anche lui aveva un lavoro poco definito nel cyberspazio,
collegato per sessanta frenetiche ore alla settimana
per conto della Techinvest.com di Boston; cominciava gi a
perdere i capelli e soffriva di colon irritabile per lo stress; proprio
come Lionel alla sua et, si rifiutava di entrare nell'azienda
di famiglia nella speranza, o nell'illusione, di fare carriera
da solo. (La strategia di Lionel era non fare pressioni sul figlio.
Quando Kevin sar pronto a lavorare con me, lo capir lui e
lo capir io. Camille, che conosceva bene le tattiche ambigue
ed evasive di quel gentiluomo di suo marito, dedusse che dietro
quell'affermazione si celavano una segreta sfiducia nelle
doti manageriali del figlio e il desiderio di non farlo entrare
nella Hoffmann Publishing, Inc.)
Angosciata e profondamente vergognosa, Camille aveva
rimandato per settimane le telefonate a Marcy e Kevin. Dieci
giorni prima della festa del Ringraziamento si rese conto che
doveva assolutamente chiamarli, perch di certo i figli davano
per scontato il consueto pranzo in Old Mill Way - che preparava
Camille - tavolata di almeno venticinque invitati, parenti
da entrambi i rami della famiglia e qualche amico, come
Adam Berendt. (Camille non riusciva nemmeno a pensare
che Adam non sarebbe mai pi stato ospite alla sua tavola,
forse la soluzione migliore era non organizzare mai pi nessun
pranzo?) N Marcy n Kevin avevano mai espresso particolare
entusiasmo per la festa del Ringraziamento, ma in genere
tornavano a casa, per senso del dovere o per mancanza
di altri inviti; tuttavia quando Camille li inform, desolata,
che quell'anno non ci sarebbe stato alcun Ringraziamento, rimasero
entrambi sconvolti e angosciati, e Marcy reag con
rabbia. Camille non pot fare altro che confessarle, balbettando,
che a quanto pareva lei e Lionel avevano dei "problemi
matrimoniali" e che Lionel si era "trasferito a New York, temporaneamente".
La discussione prese subito una brutta piega.
Marcy disse, acida: Si  trovato un'altra, eh? Lo sapevo!
Mamma! Ti sei cullata nei tuoi sogni, ti sei lasciata andare per
anni! Pap  un bell'uomo e non  esattamente un poveraccio,
non te n'eri accorta?. Con la figlia infuriata che la rimproverava
dall'altro capo del continente, Camille si sent venir meno.
Uno dei cani le strofinava la testa sulle ginocchia e le leccava
dolcemente le mani: Apollo. Anche il piccolo, ispido
Shadow le si avvicin, uggiolando in modo quasi impercettibile
e appoggiandosi a lei con tutto il suo caldo peso peloso
per confortarla. Marcy, non  un fatto personale. Tuo padre
vorrebbe tanto che noi capissimo questo. Cosa significa che
non  "personale"? Questa conversazione rasenta l'assurdo!
Lionel ha detto che... che  come un fulmine che ti colpisce,
non c'entra niente con... Ma il fulmine lo ha lanciato pap,
mamma! Smettila di fare lo struzzo. Il fulmine  pap, cazzo!
Marcy, ti prego... Adesso gli telefono! Ho un paio di cosette
da dirgli. Oh, Marcy, preferirei di no, piccola mia, per favore.
Sono sicura che si tratta solo di un momento di aberrazione,
che torner a casa entro Natale. Non ha mai fatto nulla
di neppure lontanamente simile a questo, prima, e... Ora
che ci penso, la settimana scorsa l'ho chiamato in ufficio e mi
hanno risposto che il signor Hoffmann era "momentaneamente
irreperibile". E lui non mi ha pi richiamato prosegu
Marcy. Ha paura di parlare con me! Marcy, sono certa che
tuo padre intende chiamarti al pi presto. Tu e... Non dirmi
che pap si  messo con una ragazzina.  cos, vero? Marcy,
io... Questa  la stronzata pi grossa che ho sentito in tutta
la settimana, e ti giuro, mamma, che ho passato una settimana
di merda. Marcy singhiozzava di rabbia. Camille temeva che
sua figlia le sbattesse il telefono in faccia, come aveva gi fatto
in pi di una occasione, di fronte a provocazioni ben minori, e
al tempo stesso sperava che lo facesse. Voglio arrivare fino in
fondo a questa storia! esclam Marcy furibonda. Prendo un
aereo e vengo a casa, Ringraziamento o non Ringraziamento!
Non si sente altro che di padri che divorziano per risposarsi
con ragazze della mia et ma, per la miseria, nella famiglia
Hoffmann non succeder, non senza un contratto prematrimoniale
sottoscritto da me e Kevin! Cazzo, mamma! Hai messo
su almeno dodici chili da quando sono andata via di casa.
Camille chiuse gli occhi di fronte a queste frecciate velenose.
Sapeva di meritarsele, ma non per questo le facevano meno
male. Fu costretta a ripensare a quando Marcy frequentava le
medie; era la pi cicciottella della sua compagnia e le era venuta
l'ossessione delle diete; detestava il proprio viso senza
spigoli che somigliava tanto a quello di sua madre e, una
volta che Camille l'aveva rimproverata perch non mangiava,
si era voltata furibonda e aveva pronunciato parole che
Camille non avrebbe mai dimenticato: Lasciami in pace,
mamma! Preferisco morire piuttosto che essere grassa come
te. In quel periodo, Camille era sovrappeso di quattro chili a
dir tanto.
Non aveva mai raccontato a Lionel quella scena. Era stata
sul punto di parlarne con Adam Berendt, ma si era fermata
nel timore che anche Adam potesse compatirla. L'ultima cosa
che voleva da Adam era la piet.
Come se avesse intuito lo scoramento della madre, Marcy
inizi ad abbassare un po' il tono. Ehi, mamma? Sei ancora
l? Senti, mi dispiace. Avrai, come dire, il cuore infranto,
immagino. Camille, che si asciugava gli occhi, non ebbe il coraggio
di rispondere, e allora Marcy le domand di nuovo se
c'era un'altra donna, a quanto sapeva lei; e Camille, mettendo
insieme tutta la dignit che riusc a trovare, rispose: Devi
chiedere a tuo padre, Marcy. Solo lui lo sa.
Stanca e demoralizzata da quella discussione, Camille
avrebbe voluto distendersi sul divano, ma sapeva di dover
chiamare subito Kevin, prima che fosse Marcy, infuriata, a
rintracciarlo. Per fortuna Kevin era in casa e rispose al telefono.
Anche lui rimase scioccato dalla notizia. Pap  andato
via? Se n' andato di casa? Ma  impazzito? Cosa sta succedendo,
mamma? Camille rispose prudente:  solo un momento
cos, Kevin. Ho chiamato tua sorella, l'ho spiegato anche a lei.
Lionel .... Aspetta. Fammi capire, mamma. Pap si  trasferito?
A New York? Da quando? E perch non me l'avete detto?
Quando l'hai detto a Marcy? Ehi, ma non  che... c' di mezzo
un'altra? Mamma? La voce di Kevin era quella di un adolescente
tormentato, ora, cos diversa dalla sua solita intonazione
perplessa, vagamente cinica. Camille balbett: Io... io
davvero non so, Kevin, davvero. Pu darsi che mi abbia detto...
che abbia detto qualcosa... sono rimasta cos confusa...
non credo di aver capito bene. Effettivamente Camille non
ricordava bene. Lionel aveva davvero pronunciato quelle sinistre
parole donna - con cui mi vedo - dal novembre scorso, o Camille
se le era solo immaginate, in una specie di crudele sogno
autolesionista? Le sembrava francamente poco plausibile che
Lionel avesse potuto "vedersi con una donna" - qualunque
cosa significasse quell'espressione - per un anno intero, senza
che lei, sua moglie, lo venisse a sapere. Kevin, che aveva sempre
preso le parti della madre perch percepiva un ingiusto
sbilanciamento di forze nel rapporto tra i genitori, e forse anche
perch vedeva nella madre il suo unico alleato contro un
padre cos forte, esclam incredulo: Ecco! Per la miseria. Alla
sua et, a pi di cinquantanni, penseresti che si vergogni.
Sbott a ridere, beffardo, come se l'idea di Lionel Hoffmann
che commetteva adulterio, di Lionel Hoffmann amante clandestino,
fosse assolutamente comica. Camille si ritrov a ridere
nervosamente con lui. Allontan con gesto pigro i cani che,
nel loro impeto consolatorio, le leccavano frenetici le mani e la
guardavano con supplici occhi canini, non riusciva a concentrarsi,
oh! era stanca, da quando Shadow era entrato nella sua
vita (grazia divina non sollecitata) provava una tale riconoscenza
per lo Homeless Animal Shelter della contea di Rockland
che si era offerta di prestarvi servizio come volontaria
due pomeriggi alla settimana. Anche Kevin era indignato all'idea
che non ci sarebbe stato "alcun Ringraziamento" quell'anno,
e si chiese, con il tono corrucciato di un ragazzino, se
non ci sarebbe stato "neppure un Natale". Camille rest in silenzio.
Le faceva male la testa. Si domand: perch una donna,
potendo vivere con dei cani, dovrebbe desiderare di vivere
con dei figli e un marito? I cani non giudicano. I cani amano e
basta. Kevin intanto aggiungeva, stizzito, che forse era il caso
di tornare a casa per vedere che cosa diavolo sta combinando
pap. Raccont a Camille di avergli mandato un'e-mail
(su una questione riservata, professionale) senza ricevere
alcuna risposta. Era davvero a New York? In East 61st Street?
Camille mormor che supponeva di s. Anche lei aveva telefonato
a Lionel e lui le aveva ritelefonato solo dopo qualche
tempo. Kevin disse, scoraggiato: Mamma, non lasciare che
venda la casa.  intestata a tutti e due, o sbaglio? Propriet, investimenti,
risparmi, avete tutto cointestato? Non lasciarti fregare.
Non lasciare che venda la nostra casa. Camille, accarezzando
le teste ossute dei cani, ebbe un improvviso impeto di
nostalgia del figlio; da bambino Kevin si faceva spesso male, e
piangeva; era frustrato dalla vita, anzich incattivito come la
sorella; se fossero stati vicini, Camille lo avrebbe abbracciato e
forse avrebbero pianto insieme. Ma Kevin era distante e ansimava
all'altro capo del filo. Oh, no, Kevin! Tuo padre non
sar mai cos crudele da vendere questa casa. Anzi, sono certa
che torner entro... entro Natale. Quando questa pazzia avr
fatto il suo corso.
Che sorpresa! Camille ricevette una cartolina da Lionel,
dalle Barbados. Si era preso cinque giorni di ferie, diceva. L'avrebbe
contattata presto per parlare di progetti futuri. Le suggeriva
di iniziare a pensare a un rappresentante legale. Si scusava
per la sua irreperibilit dicendo semplicemente che la sua
vita era tornata a essere nuova e piena di mistero, e incredibilmente
gioiosa.
Era una storia triste e moraleggiante, la storia di una moglie
abbandonata di Salthill.
Beatrice Archer, gli occhi lucidi di commozione, avrebbe
commentato: Me lo sentivo. Dal momento in cui ho parcheggiato
davanti alla casa degli Hoffmann e ho visto i bei
crisantemi di Camille ridotti in quello stato, i vasi di terracotta
rotti, ho capito subito che era successo qualcosa di molto
grave.
Quel giorno di inizio dicembre, Beatrice and coraggiosamente
a far visita a Camille Hoffmann. Non era stata invitata;
le aveva telefonato svariate volte e Camille non l'aveva
mai richiamata. Ma non possiamo abbandonare Camille come
ha fatto Lionel. Quella povera donna  sotto shock. Beatrice
Archer era una bella, giovanile donna di mezz'et, moglie
di un eminente internista di Salthill; aveva capelli biondi
scintillanti di riflessi dorati che le incorniciavano il viso perfetto
come ali scolpite e un modo di fare ficcante come la
prua di una nave rompighiaccio. Era il tipo di donna che teneva
molto alle amiche, specie da quando i suoi figli erano
cresciuti e se n'erano andati da casa. Una donna dalle
profonde convinzioni neocristiane. Aveva insistito perch
suo marito Avery contattasse Lionel Hoffmann a New York e
cercasse di vederlo, se possibile. Per farlo ragionare. Lionel!
Chi l'avrebbe mai pi detto! Non pu non rendersi conto che
 una cosa cos sconveniente. (Ma Avery disse che Lionel non
si faceva trovare. Alla Hoffmann Publishing, Inc., la segretaria
lo aveva informato laconicamente che il signor Hoffmann
era "momentaneamente irreperibile".) Cos un giorno Beatrice
decise di andare in Old Mill Way, la strada che si incrociava
con Old Dutch Road, dove gli Archer vivevano in una
casa in stile neogeorgiano magnificamente restaurata, circondata
da un ettaro e mezzo di bosco; Beatrice pens che
Camille non poteva rifiutarsi di farla entrare. Quante volte,
in fin dei conti, ci siamo fatte visita...
Ma c'erano quegli impresentabili crisantemi, irritanti per
una padrona di casa meticolosa come Beatrice Archer. E le
tende tirate a molte delle numerose finestre della casa. E i cani,
che improvvisamente sbucarono dal nulla, circondando
Beatrice mentre si avvicinava alla porta e suonava il campanello
con l'indice tremante. Riconobbe Apollo, l'adorato cane
di Adam, che non vedeva da quando Adam era morto. Fortunatamente
il cane parve riconoscerla. Apollo? Mi conosci:
sono l'amica di Adam, Beatrice. Apollo, bravo cane! L'incrocio
di pastore tedesco scodinzolava e abbaiava, ma con
molto meno entusiasmo di quanto Beatrice avrebbe desiderato.
Ben pi preoccupante era invece il cane piccolo e nero,
un buffo incrocio di labrador, con tre zampe e gli occhi lucidi,
che Beatrice non aveva mai visto prima. Vivevano entrambi
con Camille? O il nero era un randagio? Il suo latrato
era come lo stridere delle unghie su una lavagna, e pareva
bellicoso. Avevo il terrore che mi mordesse o mi strappasse
i vestiti prima che Camille venisse ad aprire. Aveva i peli ritti
e ringhiava. E poi era cos deforme! Sembrava un demonio.
Quando Camille, con il fiatone, le and ad aprire con
una salopette sudicia, i capelli arruffati e ingrigiti legati stretti
che le lasciavano scoperto il viso, i cani la stavano annusando,
la stavano fiutando indecorosamente. Camille li allontan,
scusandosi, e spieg che non erano abituati alle
visite. Non che siano pericolosi, certo. Apollo e Shadow sono
due cani buonissimi.
Beatrice, conscia di non essere stata invitata e del fatto che
Camille non era del tutto in s, abbracci calorosamente l'amica,
baciandola sulla guancia. Lacrime di sincera compassione
le si raccolsero negli occhi perfettamente truccati, grandi
e luminosi. Camille, che sollievo rivederti! Eravamo tutti
terribilmente in pensiero per te, non rispondi al telefono,
non sei venuta alla raccolta di beneficenza per la Planned Parenthood,
ti sei chiusa come un riccio. Hai urtato la sensibilit
dei tuoi amici, Camille, e perch? Era tipico di Beatrice
Archer esprimere compassione sotto forma di rimprovero.
Arrossendo violentemente, Camille non seppe cosa rispondere
e invit Beatrice a entrare, scusandosi ancora mentre i
cani le trottavano dietro continuando a spingere Beatrice e a
fiutarle le gambe. Beatrice avrebbe poi raccontato di quanto
era rimasta male, quel tanfo di cani in una casa cos bella;
c'erano pile di posta ancora da aprire su un tavolo di ciliegio,
nell'atrio. Come se i proprietari della casa fossero morti e
qualcuno stesse facendo il minimo indispensabile, portando
la posta in casa, ma senza aprirla.
L'imbarazzante visita dur meno di un'ora. Le due donne
sedettero nella cucina country, ampia e a soqquadro, illuminata
dal sole invernale. Sui davanzali c'erano violette africane
appassite, sul pavimento in un angolo le ciotole dei cani, una
rossa e una gialla, appoggiate su fogli di giornale macchiati.
Beatrice ebbe l'impressione che gran parte delle stanze fossero
state chiuse a chiave, forse per evitare che i cani facessero
danni. Ebbe un'impressione di emergenza, come se Camille
temesse che stesse per succedere qualcosa; o forse era gi successo,
e quelli erano i risultati. Beatrice rifer poi che Camille
non era stata esattamente maleducata, la poveretta era incapace
di maleducazione. Mi ha chiesto se volevo un caff, ma
poi non me lo ha offerto. L'avr dimenticato, credo! Beatrice
era irritata e incuriosita dall'insolito aspetto della sua amica.
Erano trascorsi meno di due mesi da quando Lionel se n'era
andato e gi Camille aveva smesso di tingersi i bei capelli castani
e ondulati. Non si truccava e la sua pelle sembrava arrossata
e ruvida come se fosse stata troppo tempo all'aperto,
al freddo. Sorrideva nervosamente, batteva le palpebre prive
di ciglia. Guardava Beatrice con gli occhi sbarrati, come se
stesse cercando di seguire una conversazione in una lingua
straniera cui partecipava in uno strano modo frammentario.
Beatrice not che la tuta di jeans di Camille, che le tirava sui
fianchi larghi, era piena di macchie che sembravano impronte
infangate dei cani. Not le sue unghie spezzate e sporche. Che
segno di decadenza femminile, quelle unghie! A Beatrice era
quasi venuta voglia di farle un po' di manicure. Ma non volevo
turbarla, chiaro. Non volevo sembrare invadente. Volevo
solo che capisse che i suoi amici di Salthill pensano a lei. Le ho
detto che Abigail Des Pres desiderava molto rivederla, per offrirle
un po' di "conforto spirituale" e qualche "consiglio
pratico di tipo legale" - perch Abigail ovviamente ha avuto pi
o meno lo stesso problema qualche anno fa, con Harry - ma
Camille mi ha interrotto dicendo, con questo tono balbettante
e quasi arrabbiato: "Non ce n' alcun bisogno. Non avr bisogno
di nessun avvocato. Ringrazia Abigail, ma la nostra situazione
 diversa. Mio marito probabilmente ritorner per Natale.
Parliamo spesso al telefono. Mi vuole molto bene. Vuole
bene ai ragazzi,  affezionato a questa casa. Siamo entrambi
molto affezionati a questa casa. Non venderemo mai questa casa".
Un fiume di parole! Aveva le guance in fiamme! Avremmo
potuto scoppiare a piangere tutte e due, credo,  stato un
momento tanto... tanto... Allora le ho preso le mani, che erano
gelate e tremavano, e le ho detto che certo, era proprio cos,
che quando l'aveva saputo, Avery aveva subito detto "Lionel
ritorner". E allora Camille si  illuminata e mi ha chiesto,
"L'ha detto davvero, Beatrice? Lionel ritorner?"
Dopo quel momento, Camille inizi a parlare pi apertamente,
anche se in modo un po' sconnesso. Si interrompeva
di frequente per ridere e asciugarsi gli occhi. Con infantile fiducia
confid a Beatrice che erano stati Marcy e Kevin, ancor
pi di lei, a restare sconvolti dallo strano comportamento del
padre. Ammirano tanto Lionel, sai,  un esempio di integrit
morale per loro. Come per me! Le confid una storia
interessante, di come cio, pochi giorni dopo la partenza di
Lionel, avesse tolto tutte le bottiglie aperte dall'armadietto
dei liquori, whisky, scotch, bourbon, gin, mettendole in uno
scatolone per gettarle nella spazzatura, in modo da non avere
la tentazione di bere. Le bottiglie ancora chiuse, e tutto
quel che c' nella cantina di Lionel, non saprei neppure come
aprirle... quindi sono al sicuro. Lei e Beatrice risero assieme
per questa rivelazione. Quanta prudenza da parte di Camille,
cui girava la testa dopo un solo bicchiere di vino bianco,
quanto buonsenso. Beatrice, che era anche lei sensibile all'alcol
e che evitava di bere salvo in occasioni mondane, e comunque
sempre con parsimonia, avrebbe voluto saper essere
altrettanto saggia, nel caso Avery l'avesse lasciata. (Ma
Beatrice non riusciva a immaginare di venire abbandonata
dal proprio devoto marito pi di quanto riuscisse a immaginare
la propria morte, e cio solo come possibilit teorica.)
Camille le mostr una cartolina dalle Barbados, che Lionel
doveva averle spedito di recente, di un hotel sul mare con
un'ampia spiaggia bianca. L'Hilton, dove siamo stati insieme.
Penso voglia dire che Lionel sta ripensando al nostro
matrimonio, no? Ai nostri bei ricordi. Altrimenti non avrebbe
spedito una cartolina cos. Sarebbe crudele, e Lionel non 
un uomo crudele. Le tremava la voce. Beatrice si affrett a
dire: Certo che no! Lionel  forse il pi cortese e sollecito
gentiluomo di Salthill. Molto pi di Avery. Camille non registr
l'ironia di quelle parole e continu a guardare con occhi
fissi e attoniti il messaggio sulla cartolina. Beatrice non
pot fare a meno di domandarsi se Lionel fosse scappato ai
Caraibi con la sua presunta amante, splendida, esotica, giovanissima
fisioterapista conosciuta in una clinica di Manhattan.
Certo non era il caso di chiederlo a Camille.
Camille si scus ancora di non essere andata alle riunioni
della Planned Parenthood n degli Amici della Biblioteca, o
dagli Amici della Salthill Pro Musica, e nemmeno degli Amici
del Salthill Arts Council... Stava limitando la propria attivit
di volontariato allo Homeless Animal Shelter della contea
di Rockland, dove avevano un gran bisogno di aiuto e di
donazioni. Raccont a Beatrice di quando, passando in macchina
in West Axe Boulevard proprio la mattina dopo che
Lionel era andato via, aveva visto investire e lasciar morire
un cane sul ciglio della strada; si era fermata e l'aveva portato
al centro veterinario, dove era stato salvato con un intervento
d'urgenza. Nel raccontarlo, pareva molto commossa.
Shadow  uno di noi, un sopravvissuto. Lo chiamo Shadow,
ombra, perch  arrivato come un'ombra sotto quel sole accecante;
ho sollevato lo sguardo e di colpo l'ho visto. Il cane
a tre zampe rizz le orecchie sentendo pronunciare il proprio
nome. Gli brillarono gli occhi. Beatrice, che provava uno
schizzinoso disgusto per le creature deformi o sfigurate, ebbe
un'improvvisa percezione della vita interiore di quel cane,
ammesso che si possa dire che un cane ha una vita interiore;
rabbrivid. Camille,  davvero generoso da parte tua
prendere un cane sconosciuto. Un cane abbandonato, menomato,
per giunta. In un momento cos difficile della tua vita.
Camille ribatt in tono di disapprovazione:  il momento
giusto. Me lo sentivo. Non esistono coincidenze. Un
pensiero balen improvviso nella mente di Beatrice. Hai intenzione
di prenderne altri? Cani senza padrone? Camille,
come per scusarsi, disse: Oh, Beatrice, temo di no! Mi piacerebbe,
questa casa  cos assurdamente grande, ma Apollo e
Shadow forse sono gi abbastanza. Persino se passassero tutto
il giorno fuori e dormissero nella stalla, sai, Lionel  allergico
ai peli di cane. Beatrice sugger volenterosa: Che fortuna
avere questa scusa, con i figli piccoli. Con i nostri non
sapevamo come fare, ci assillavano in continuazione. Come
se non avesse sentito, Camille prosegu: Certo, Apollo non
rester con noi per sempre, sai. Beatrice mormor: No?. E
Camille: Be', Adam  in viaggio in Egitto, ora, credo. Chiuse
gli occhi come per non vedere l'imbarazzo di Beatrice.
Non so bene quando ritorner. Dopo Capodanno, immagino.
Beatrice armeggiava nella borsa in cerca di un fazzoletto,
improvvisamente scioccata. Camille disse sorridente:
Ho fatto dei sogni cos realistici, ultimamente, Beatrice!
Credo di aver riconosciuto il Mediterraneo, Lionel e io abbiamo
fatto una crociera in Grecia, dieci anni fa. Ma anche il deserto,
le piramidi, e questo strano fiume lucente che doveva
essere il Nilo, un fiume cos antico, le cui origini risalgono alla
notte dei tempi. Sono immagini che vede Adam, presumo.
Rise come una ragazzina. Non  da Adam, d'altronde,
non mandare cartoline a nessuno?
Beatrice si ritrov a balbettare attonita: S, non...  da
Adam dimenticarsi dei suoi amici. Voglio dire... be', s, suppongo
di s.
Al nome "Adam", Apollo prese ad agitarsi. Entrambi i cani
erano a cuccia alle spalle di Camille, come per farle la
guardia. Apollo rizz le orecchie e batt ripetutamente la coda
come un batacchio argenteo. Ma il cane di Adam non aveva
la stessa fiducia della povera Camille nell'esistenza del
padrone, Beatrice lo vedeva. L'attimo di malinconia pass.
Poco dopo, Beatrice salut l'amica con un bacio e usc dalla
casa di Old Mill Way. Che sollievo! Il deprimente odore di
cane, l'atmosfera eccessivamente intensa, come se ogni cosa
che dicevano avesse avuto un doppio significato, uno dei
quali in qualche modo condiviso dai cani. Nell'insieme, comunque,
Beatrice fu contenta della visita ed era persuasa che
Camille gliene fosse grata. Era riuscita a strapparle la vaga
promessa di andare a cena a casa Archer durante il weekend
e di pranzare con lei e Abigail Des Pres al nuovo ristorante
tailandese di Salthill la settimana successiva. Il primo principio
della sanit mentale vuole che si mantenga quell'impegnativa
vita esteriore che viene detta vita sociale. Quale fosse
il secondo, Beatrice non sapeva bene.
Camille prender con s Thor. Certo!  logico.
Beatrice pass il resto della giornata a telefonare a una serie
di amiche per raccontare loro la storia affascinante della visita
a casa Hoffmann. Furono tutte d'accordo sul fatto che Camille
era in stato di shock e che bisognava starle vicino. Beatrice fu
vista come un angelo misericordioso. Forse un giorno Camille
avrebbe raccontato a tutti la storia di come Beatrice Archer
le aveva salvato la vita... Quella sera Avery torn tardi da un
congresso a New York. O a Boston, o a Chicago? Mentre si
svestiva in silenzio nella camera da letto dalle luci soffuse,
Beatrice gli raccont la storia della visita in Old Mill Way.
Quella povera donna  in stato di shock, Avery. Neanche il
tempo di riprendersi dalla morte di Adam, e Lionel la lascia,
maledetto lui. Non ti ha pi richiamato? Ti ha snobbato? Si vergogna,
immagino. E ha ragione di vergognarsi. Lionel Hoffmann
che lascia Camille in un momento del genere!
Avery disse: Forse Lionel voleva solo salvarsi la vita, cara.

4.
Ucciderei per questo. Non esiste nient'altro.
Risvegliatosi in stato di estasi, i capelli intrecciati di una
donna sulla bocca, inspir profondamente l'aromatico, sensuale
profumo femmineo frammisto a quello del proprio
corpo. Erano nudi. Nuotatori annegati insieme, le membra
avvinghiate. Aveva i genitali turgidi di sangue, era tornato a
essere un uomo nel fiore degli anni. Il desiderio lo percuoteva
come un maglio, frantumandogli le ossa. Non poteva resistere,
gemeva remissivo.
Niente! Nient'altro.
Camille? S, ti richiamo presto. Ho giusto il tempo di lasciarti
un messaggio, volevo dirti che ti penso. So che  stato
difficile.  un momento difficile anche per me. Ma voglio che
tu sappia che...
Scaltramente le mani di lei si muovevano su di lui, da dietro.
Carezzando, lisciando, premendo dolcemente. Premendo
un po' meno dolcemente. Era la sua ragazzina dispettosa,
a volte, dal profumo muschiato, che sussurrava: Signor Hoffmann.
Non faccia rumore... Nessuno deve saperlo!
Gli sfugg un lamento, un gemito soffocato. La cornetta
ora penzolava dal filo attorcigliato.
Alle Barbados. Felice come una ragazzina insaziabile nel
lussuoso hotel, suite con vista sulle palme, sull'ampia spiaggia
bianca, sul sognante mare color zaffiro. Forse mi ami davvero.
Signor Hoffmann. Mentre facevano l'amore sotto il sole
Siri emetteva gridolini da bambina che si  fatta male. Lionel
non aveva mai provato un desiderio tanto forte. Scaltramente,
la femmina si prostrava di fronte a lui, il maschio. Baciandogli
le mani, il petto, la pancia. Premendogli il viso sul pube.
Se sua moglie avesse mai fatto una cosa cos... La sola
idea era assurda, rivoltante. Ma Siri lo pretendeva, Siri sapeva
prendersi quel che voleva, incurante delle sue deboli proteste.
Persino quando la respingeva lei proseguiva, e allora le
mani di Lionel l'afferravano per stringerla pi forte, per premerla
contro di s. Nel cuore della notte lo svegliava usando
la bocca. Lui spalancava di colpo gli occhi. Il soffitto sopra di
loro fluttuava come un velo di seta. Le portefinestre del terrazzo
erano aperte sul mare sciabordante.
Niente! Non esiste nient'altro.
Un giorno Siri vuole vedere dove vivi. La tua vera vita.
Parlava scherzosamente in terza persona, come una bambina.
Una bimba volitiva e dagli occhi scaltri. Lionel
immagin che avesse osservato le foto incorniciate a casa sua. La
famiglia Hoffmann di qualche anno prima. La splendida casa
settecentesca restaurata di Old Mill Way, a Salthill.
Dove  la tua vera vita. Dove Siri non  gradita. Scherzava,
ovviamente. Giocava al dottore, ruzzando nuda nel letto,
boccheggiante, mettendosi a cavalcioni su di lui, cosce ben
tornite strette intorno al paziente.
Signor Hoffmann. Faccia il bravo. Provi provi provi a rilassarsi.
La sua segretaria lo inform, compunta. Lo avevano cercato
sua figlia, suo figlio, e s, ancora la signora Hoffmann. Diverse
volte, in quei giorni. Grazie, Irene! Li richiamo presto.
Sorrideva, vispo. Era lui a comandare, l. Se
richiamano, gli dica cos. Irene continuava ad avere l'aria
dubbiosa. Gli dico cosa, signor Hoffmann? Che li richiamo
presto.
Maria, che tutti i gioved faceva le pulizie nell'appartamento,
esitava a dirglielo: dall'armadietto nel bagno degli
ospiti erano sparite diverse costose saponette francesi. Le saponette
della signora Hoffmann e i cosmetici Elizabeth Arden
della signora Hoffmann. Idratante, crema per le mani,
sali da bagno. E forse una delle salviette. Di spugna bianca,
bordata di raso bianco. Maria, occhi timidi e inglese incerto,
sperava che il suo datore di lavoro capisse che lei non c'entrava,
non era stata lei a prendere quelle cose.
Alle Barbados, a novembre, erano stati felici. O almeno, lui
lo era stato. Lei lo era sembrata. E cos anche durante il fine
settimana ai primi di dicembre a Santa Monica, dove si era
fermato dopo un impegno di lavoro, portandola con s. L'avrebbe
giurato. Era innamorato. Siri era bellissima! E se non
bellissima, Siri era... Siri. Lionel era pazzo di lei. Boccheggiava,
per tenere il suo passo sulla sabbia compatta del Pacifico.
Come la guardavano gli altri uomini, e i ragazzi! Siri a piedi
nudi con la canottiera aderente e gli slip del bikini. E i capelli
sciolti, fitti e ondulati, sulla schiena. Ammettiamolo: gli piaceva
l'intensit di quelle occhiate. Occhiate da maschio predatore.
Era stato sposato decine di anni senza vedere una sola volta
occhiate cos. Era elettrizzato! No, era disgustato. Era una
cosa meschina, indecente. Ma eccitante. La lucentezza della
sua pelle. Pelle sporca, macchiata, o almeno cos sembrava, a
volte. La risata gutturale. Non ti ama, idiota! Non gliene frega un
cazzo di te. Ride di te con i suoi giovani amanti.
Disgustosi, quei pensieri. Lionel provava ribrezzo per
quei pensieri, ma persino il disgusto di s lo eccitava, se aveva
a che fare con Siri. Per troppo tempo il disgusto di s non
era stato che fine a se stesso. Pal-loso! come dicevano i ragazzi.
Pal-loso come l'insipida tappezzeria cos femminile
per la quale Camille aveva tanto insistito. Pal-loso come i
concerti dell'associazione Pro Musica per i quali Camille insisteva,
dove a lui cadeva la bella testa brizzolata e il cervello
sprofondava nel pi dolce oblio, mentre Camille gli dava gomitate
per ridestarlo. Quello di adesso era un disgusto molto
diverso. Quello di adesso era un disgusto con una carica sessuale.
Lo portava con s sotto la camicia, sulla pelle umida.
Nei boxer, nel turgore dei genitali. Si irritava - e la sua irritazione,
il suo nervosismo, lo disgustavano - se Siri non era disponibile
quando aveva bisogno di lei. Si irritava se Siri aveva
"altri piani" per il pomeriggio o per la serata. Se Siri era
"fuori citt" per il fine settimana. O se c'era un'altra fisioterapista
di turno alla Neck and Back Clinic. Sapeva che Siri
aveva una vita propria. Lui era un uomo sposato e non le
aveva mai parlato di matrimonio. Come non aveva mai parlato
di divorziare dalla moglie triste e noiosa. Certo, Siri aveva
una sua vita, come pi volte gli aveva fatto presente. Siri
non si poteva comprare: come fisioterapista s, ma per il resto
no. E persino come fisioterapista non era obbligata a trattare
i pazienti che non desiderava. Era una politica della
Neck and Back, naturalmente. Accadeva infatti che qualche
paziente (maschio, predatore) si incapricciasse della propria
fisioterapista e cercasse di contattarla fuori della clinica, di
seguirla, di perseguitarla. Ma Siri non si pu comprare, signor
Hoffmann. Va bene?
Andava bene, ma non andava bene. Lionel amava svestirla
rudemente, strapparle di dosso il camice bianco, i pantaloni
di nylon. Lei assecondava le sue richieste indossando il
camice nell'appartamento di East 61st Street. Lo accontentava
portando i capelli intrecciati e legati sulla nuca. Era un
piacere tutto suo, toglierle le forcine, liberare i lunghi capelli
ondulati che profumavano di noce moscata, di quel leggero
odore animalesco, un po' aspro, che amava. Mentre facevano
l'amore, Lionel le attorcigliava una ciocca di capelli attorno
al collo, per gioco. Lei lo provocava: Signor Hoffmann! Tira!
Fammi male! Lo so che ti piace. Rideva nel vedere che il viso gli
si scioglieva nell'orgasmo come qualcosa di marcio che si
scioglie nell'acqua. Rideva, mordendogli il labbro inferiore,
stillandogli una goccia di sangue.
Non poteva crederci: era diventato un padre cos.
Quel brutto episodio, a Natale. Stava per partire per Key
West con Siri. Lei, che doveva raggiungerlo in East 61st
Street, era in ritardo. Squill il telefono. Impaziente, imprudente,
sollev la cornetta. E rest basito sentendo la voce di
Marcy. Il tono piagnucoloso, da bambina piccola e offesa, di
Marcy. Pap? Sei tu? Sono Marcy, tua figlia. La voce era carica
di sarcasmo e Lionel immagin il suo sguardo truce.
Ho provato e riprovato a chiamarti, la mamma me l'ha detto,
ma pap, cosa sta succedendo? Quest'anno niente Natale...
E, come un codardo, Lionel riattacc.
Non posso crederci. Sono diventato un padre che sbatte il
telefono in faccia alla figlia.
Non l'avrebbe raccontato a nessuno. Neppure a Siri, cui
raccontava gi fin troppi segreti. Invece si vers uno scotch e
lo bevve. Rise, per. Era buffo.
Gennaio, anno nuovo. Le cose iniziarono a cambiare. Siri
inizi a sussurrargli tra le braccia, con un tono di leggero
scherno: S, mi ami, ma mi rispetti? Lionel intravide nello specchio
il suo viso da bambina piccola e offesa e fu colpito da
quanto era grossolano. E gli occhi lucidi e furenti, come quelli
di Marcy.
Maria and a supplicarlo. Oh, signor Hoffmann! Dallo
studio mancava un portafoto. La cornice era costosa, di pelle.
Maria era ansiosa di spiegare al suo datore di lavoro, che
ascoltava torvo e silenzioso, che non era stata lei a prenderla;
ogni settimana spolverava le foto e si soffermava sempre a
guardarla, quella con il signor Hoffmann cos giovane e sorridente,
sulla spiaggia, e la signora Hoffmann cos giovane e
bella, e la bimba cos dolce, e il maschietto, che bella famiglia
felice; la povera Maria stava per sciogliersi in lacrime davanti
all'enigmatico silenzio del suo datore di lavoro; lo implor
di capire che non era stata lei, a portar via la foto, n gli altri
oggetti, per favore, signor Hoffmann, le credeva, vero?
Lionel si pass le dita sulle palpebre. Certo, Maria.
Non disse nulla a Siri. Nessuna accusa. Eppure Siri pareva
risentita. Taceva, faceva la sostenuta. Si rifiut di accompagnarlo
a un cocktail dove Lionel l'aveva immaginata, in
una delle sue lussuose fantasie erotiche, in uno splendido
abito di seta verde lime con spacco sulla coscia, comprato da
Kyrie, una boutique trendy di Madison Avenue. S, mi ami,
signor Hoffmann. Ma mi rispetti? Mi rispetti come la signora
Hoffmann? Strappava la seta, i raffinati bottoni rivestiti. Finch
lui non l'afferr per le braccia muscolose, la strinse e
sent la forza di lei venir meno, Siri che singhiozzava sul suo
petto, o sembrava singhiozzare. Perch sono fatta per essere offesa
da te, non rispettata. Rispetti solo tua moglie, l a Salthill, in
quella casa.
Certo, Lionel rispettava sua moglie Camille. E le voleva
bene.
Nonostante quel che dicevano i suoi figli.
Nonostante quel che diceva tutta Salthill.
Non sarebbe stato crudele con Camille. Non avrebbe trattato
quella che per trent'anni era stata sua moglie come facevano
tanti altri, quel bastardo di Harry Tierney per esempio.
Oh, Cristo, ma mi sento soffocare. Se solo Camille mi lasciasse.
Quella maledetta casa! Anche di Adam sono stufo. Della sua morte.
Prendendo l'aperitivo con Harry Tierney giur che non
sarebbe stato crudele con Camille. Sarebbe stato generoso
nella divisione dei beni. Le avrebbe lasciato la casa. Camille
era affezionata a quella casa, i figli anche, la cosa pi corretta
era lasciargliela senza mezzi termini, "e addio". Harry
Tierney, che sembrava ringiovanito, lucidi capelli neri sulla
testa e sopracciglia nere brizzolate, occhio sinistro semichiuso,
ammiccante, sollev il bicchiere di scotch e disse allegro:
E io brindo a quest'idea, amico. Quel famigerato bastardo
egoista di Harry lo stava forse prendendo in giro? Rideva di
Lionel Hoffmann, l'esempio di integrit? Lionel cominci a
parlare rapido. Lui era un uomo per bene, s, era cristiano e
orgoglioso di esserlo. Aveva ricevuto un'educazione da gentiluomo.
Harry Tierney ascoltava e masticava noccioline. I
due, che a Salthill non erano mai stati amici, in un certo senso
lo erano diventati a Manhattan, dove ora vivevano entrambi.
Erano allo Skytop Club, al 200 di Park Avenue, al
cinquantaseiesimo piano, con vista su Manhattan di notte,
scintillante di luci simili a gioielli. Da lontano non si pu distinguere
fra un gioiello vero e uno falso perch entrambi
sono brillanti, scintillanti. E Manhattan era cos, brillante,
scintillante. Dopo qualche minuto Harry Tierney interruppe
Lionel per chiedere: E chi  questo tuo nuovo amore, Lionel?
Sembra una cosa seria. Arrossendo Lionel balbett:
N-non, non so ancora. Harry rise: Non sai ancora come si
chiama la tua ragazza? Non so ancora se  il mio... Lionel
esit, come se avesse la bocca piena di qualcosa di appiccicoso:
... amore. Harry gli chiese quanti anni aveva, e Lionel,
la lucidit annebbiata dallo scotch, rispose: Mah, sui...
trenta. Credo. Harry annu, come se fosse la risposta giusta.
E dove l'hai conosciuta, Lionel? Alla clinica. Quale clinica?
La Neck and Back di Park Avenue. Sai, quella che mi
hai consigliato tu qualche mese fa, quando avevo male al
collo. Harry inarc le sopracciglia masticando rumorosamente
noci del Brasile.  una delle fisioterapiste? Quale?
Lionel deglut. Sorrise confuso. Aveva il coraggio di pronunciare
- in quel posto, di fronte a quell'uomo - il nome che significava
tanto per lui? S-Siri. Siri! Harry lo disse con
un tono che lo preoccup. Con lo sguardo velato, rallentando
la masticazione. Era visibilmente stupito, e anche imbarazzato.
Per la prima volta in vita sua, Lionel vide Harry Tierney
restare senza parole.
Lionel continu a frequentare la clinica. Il dolore al collo
era miracolosamente diminuito, ma aveva il terrore che potesse
ritornargli. Senza Siri, c' solo dolore. Da paziente di Siri,
Lionel doveva togliersi la camicia e sdraiarsi tranquillo, passivo,
senza resistenze, sul suo lettino; a volte si comportavano
da perfetti estranei, chiamandosi con tono formale "signorina
Siri", "signor Hoffmann". Le mani agili e sapienti
della fisioterapista lo controllavano. Che splendida tensione
erotica tra loro! Il pene pulsava di sangue, Lionel gemeva di
desiderio che Siri si rifiutava pudicamente di appagare.
Signor Hoffmann! Se qualcuno ci vede...
Giorni in cui Siri spariva. Dove? Con chi? Lionel non osava
accusarla, lei gli rideva in faccia dicendo che dal suo punto
di vista non spariva, giusto? Spariva solo per lui.
Appartengo ancora a me stessa, spero. Non sono di tua
propriet.
Voleva farsi sposare, pensava Lionel. Proprio come, una
vita fa, aveva voluto farsi sposare Camille. Anello di fidanzamento,
celebrazioni di rito culminanti in una sontuosa festa
di nozze, matrimonio e una casa, un bambino, poi un altro.
Lionel fu colto da capogiro, aveva gi vissuto la propria
vita.
I figli, bambini cresciuti e con esigenze ormai da adulti, lo
bombardavano di telefonate, le pi imbarazzanti alla Hoffmann
Publishing, Inc., e di e-mail. Lionel non accendeva
quasi pi il computer in East 61 st Street, non ce la faceva
proprio. Si aggirava per il quartiere un po' fatiscente dove
viveva Siri, nei pressi di St Marks Square. Lo infastidiva essere
il pi vecchio da quelle parti, eccezion fatta per i barboni
che parlavano da soli o si appisolavano nei portoni.
Telefon in clinica, si sottopose all'umiliazione di andarci
di persona. Le ragazze alla reception lo conoscevano. Le
fisioterapiste lo conoscevano. Alcune abbozzarono sorrisi di
comprensione, o di compassione. O forse ridevano di lui?
Signor Hoffmann! Siri non c' oggi. Con tutta la dignit
che la voce tremolante gli permetteva, Lionel domand se
sapevano dove fosse andata; era fuori citt per caso? E quando
sarebbe tornata? Chi erano i suoi amici, i suoi amici uomini,
come si chiamavano? Almeno i nomi si potevano avere,
pagando, naturalmente?
Signor Hoffmann. No.
Il dolore al collo ritorn. Lionel si curv tutto da un lato,
tenendosi il collo con la mano. Camminava in una traversa di
midtown, diretto al Plaza Hotel dove aveva prenotato per
pranzare con Kevin; alla fine si era deciso ad accettare di incontrare
Kevin, che lo implorava: Pap! Dobbiamo parlare. Sul
serio, dobbiamo parlare. Ho paura per la mamma, le conseguenze
che pu avere su di lei! Ma quando Lionel arriv al Plaza, Kevin
non c'era. Lionel domand al maitre e scopr che non c'erano
prenotazioni a suo nome. Il maitre controll il registro e
scopr che la prenotazione era per il giorno prima.
Siri ritorn. Siri telefon a Lionel. In una tasca della pelliccia
di foca che le aveva comprato da I. Magnin Lionel scopr
una carta d'imbarco per un volo Continental, da San Diego a
New York. Posto 3E, prima classe, finestrino. Chi l'aveva pagato?
si domand Lionel. Lui stesso?
Giornate estenuanti, alla Hoffmann Publishing, Inc.! Siri
aveva provato a suggerire a Lionel l'idea di vendere l'azienda,
andare in pensione da multimilionario e viaggiare per il
mondo: perch no? non rischi certo di diventare povero, e la vita 
cos breve... Siri aveva un amico, un avvocato divorzista, specializzato
anche in contratti prematrimoniali. Quella casa a
Salthill dove non mi hai mai portato, non credi che si dovrebbe vendere?
Una villa cos grande e costosa per un'anziana signora triste
che ci abita tutta sola... Lionel era l'amministratore delegato
della Hoffmann Publishing, Inc. ed era temuto e rispettato
da tutti. Persino gli azionisti pi vecchi lo approvavano. Certo,
non era l'uomo che era stato suo padre, ma la casa editrice
andava a gonfie vele. Avevano cavalcato l'onda della
prosperit americana, vendevano sempre pi libri, facevano
sempre pi utili, anno dopo anno. C'erano degli investitori
interessati, ovviamente, tra i quali un grosso gruppo americano.
Se Lionel avesse deciso di vendere, avrebbe ricavato
una fortuna. Ma avrebbe dovuto affrontare il resto della famiglia.
Oh, era davvero stanco di pubblicare volumi illustrati
di ottocento pagine a duecento dollari l'uno su argomenti
come endocrinologia, gastroenterologia, chirurgia otorinolaringoiatrica,
chirurgia oftalmica, chirurgia cardiovascolare!
Se un tempo era stato sinceramente attratto dalla medicina,
come suo padre prima di lui, ormai aveva perso ogni interesse.
L'umanit era subissata da informazioni specialistiche,
cos come nell'universo c'era un numero incalcolabile di
wormholes, e bastava soffermarsi a riflettere sull'entit di
queste cifre per farsi venire vertigini, nausea, scoramento e
noia esistenziale. Fare soldi era ben pi facile. Fare soldi in una
economia liberista in piena espansione. Fare soldi, come aveva
fatto lui, e avrebbe potuto esserne orgoglioso, volendo. Se
si fosse ancora considerato un uomo dotato di orgoglio.
Rise forte. Pensando a quanto si somigliassero giocare al
dottore e giocare all'editore per fare soldi.
Nessuno ha il diritto di giudicarmi.
Pensieri come vespe impazzite dentro la testa di Lionel!
Pensava che non si sarebbe fatto vessare da sedicenti moralisti;
non dai figli invadenti, non da quella moglie stranamente
rassegnata, non dalla famiglia Hoffmann e neppure dagli
amici di Salthill. Ex amici! E neppure dal caro estinto.
Adam Berendt non era uno stinco di santo, tutt'altro! Anche
Adam aveva fatto speculazioni in immobili e junk bonds,
e c'era qualcosa di losco, chiss, forse addirittura di illegale,
nei suoi affari; chi se lo sarebbe mai aspettato da uno che faceva
finta di vivere come Socrate, dedito alla Verit e alla
Bellezza? Lionel ne aveva sentite di cotte e di crude su di lui,
nei mesi successivi alla sua morte. Si diceva che avesse utilizzato
falsi nomi in strani progetti finanziari e che sotto il
pavimento del suo studio ci fosse un nascondiglio zeppo di
lettere d'amore scrittegli da molte donne, tra le quali alcune
mogli di Salthill, e scioccanti foto di donne nude, alcune con
esplicite scene di sesso, scattate dallo stesso Adam.
Lionel sorrise all'idea. No, era disgustoso. Rivoltante. Ma
anche liberatorio, per certi versi.
Forse quelle voci erano esagerate, forse no. Chi poteva saperlo?
(Lionel sapeva delle volgari voci che giravano su di lui a
Salthill, perch sua figlia Marcy lo aveva informato via email,
apposta per spaventarlo. Lionel Hoffmann che aveva
una storia con una donna "abbastanza giovane da poter essere
sua figlia", s, proprio quel Lionel Hoffmann, che si vedeva
con una "modella", una "ballerina in un locale notturno",
una "pornostar", una "squillo d'alto bordo".)
A ben pensarci, se Camille aveva avuto una storia con
Adam, si spiegava la sua disponibilit a perdonarlo. E i messaggi
che gli mandava dritti al cuore. Lionel, caro, ti amer per
sempre. Sar per sempre la tua moglie devota. Voglio che tu lo sappia!
Tua Camille. Quando Siri li trovava, si infuriava e li strappava
in mille pezzi. Siri era convinta che Camille non avesse
affatto intenzione di perdonarlo, ma di manipolarlo.
Far di tutto per tenerti con s, ma non per amore. Sono
io quella che ti ama, mio signor Hoffmann.
E gli dimostrava come.
Qualche giorno dopo, in una strada di midtown, Lionel ud
una voce familiare che lo chiamava e voltandosi vide venirgli
incontro un Roger Cavanagh cordiale e sorridente. Lionel!
Diamine, come stai? Si strinsero la mano. Per Lionel fu
come un'apparizione emersa dalle nebbie di un tempo lontano
e vagamente rimpianto. Roger, una delle anime ferite di
Salthill, gli era sempre piaciuto.
Come sto? Sto... sto bene.
Andarono a bere qualcosa in un bar di Sixth Avenue. Gli
occhi di Roger brillavano di segreti. Era in citt per lavoro:
stava facendo del volontariato per il National Project to Free
th Innocent. Sai, una delle cause per cui si batteva Adam.
Gli ha lasciato cinquantamila dollari. Mi sono fatto coinvolgere.
Parl con irritante vivacit di un ricorso in appello
presso la corte federale di cui si stava occupando, per conto
di un nero, Elroy Jackson Jr, condannato nel 1989 per omicidio
di primo grado nella contea di Hunterdon, nel New Jersey.
Lionel ascolt, o almeno ci prov. Che noia, l'idealismo
altrui. Macch: era invidia, quella che provava. Essere capace
di appassionarsi a qualcosa di diverso da se stessi e dai
propri ridicoli bisogni sessuali...
Lionel provava a non pensare a Siri. Alla loro ultima incomprensione.
Al fatto che non la capiva. Gli sembrava di
essere uno che, dopo un pasto luculliano, si sente come se
avesse del piombo nell'intestino.
Intanto Roger, cambiato argomento senza che Lionel se ne
fosse accorto, proseguiva: Il matrimonio! E questo il grande
mistero, vero, Lionel? Non possiamo restarne fuori, ma non
riusciamo neppure a starci dentro. Noi uomini non siamo
fatti per essere addomesticati come gli animali,  evidente.
La natura ci ha fatti promiscui, poligami. Lo sanno tutti. Lo
sanno i nostri ormoni. Siamo fatti per inseminare il maggior
numero possibile di femmine, prima di collassare o venire
uccisi da altri zelanti riproduttori.  la "natura", e la natura 
inesorabile. Nello stesso tempo, qualsiasi soluzione alternativa
al matrimonio con una donna che ami  una vita di merda.
Lo sai tu, Lionel, e lo so anch'io. Roger beveva, facendo
cadere con noncuranza la cenere sul tavolo. Erano in un locale
chic chiamato The Cigar Bar, dove prosperose cameriere
emergevano dall'ombra come schiave nubiane, in fuseaux e
top di spandex nero, i luminosi visi truccati come maschere
concupiscenti. Lionel rise nervosamente, piccato dalla battuta
di Roger. Lo so? Che cosa saprei, io? Roger non bad al
tono ostile di Lionel e disse: Non c' vita nella solitudine,
neppure nell'essere soli. Come facesse Adam, non riesco
proprio a capirlo. Se c'era un uomo fatto per la famiglia era
lui! Secondo me, pensava di non "meritare" di vivere appieno.
Aveva fatto qualcosa, o causato indirettamente qualcosa,
penso. Quando era bambino. Non gliel'ho mai chiesto direttamente,
ovvio. In veste di suo esecutore testamentario ho
dovuto fare ricerche sul suo passato, ma sono sempre andato
a sbattere contro un muro di gomma. Era del Minnesota, ma
anche del Montana. Era nato nel 1948, o nel 1946. Sono quasi
certo che avesse cambiato nome in via ufficiale. E utilizzava
altri nomi in via non ufficiale. Se uno vuole cancellare il proprio
passato un motivo deve esserci, giusto? E un amico dovrebbe
rispettarlo. Lionel, incuriosito, domand: Cambiato
nome? E come si chiamava prima?. Gli venne in mente
che tutta la follia della sua vita nasceva dal fatto che era rimasto
un Hoffmann" senza esserlo veramente. Se solo
avesse avuto il coraggio di cambiare nome e di scegliersene
un altro; di rinunciare al denaro della sua famiglia... Roger
prosegu: Un uomo ha bisogno di una famiglia tanto quanto
ne ha bisogno una donna. Io lo so, perch la mia l'ho perduta.
Ho perduto mia figlia, che mi odia a morte. Mi sono innamorato
di una donna, ma  andata male. Roger si
interruppe, fece un cenno per chiedere un altro drink. Lionel
era in imbarazzo. Immagin che si riferisse a Marina Troy.
Alla cerimonia della cremazione di Adam aveva visto Roger
con Marina e aveva assistito all'inquietante scena della dispersione
delle ceneri di Adam, aveva visto la faccia amareggiata,
turbata, che aveva fatto Roger quando Marina l'aveva
respinto. Persino quello, aveva invidiato.  scomparsa da
Salthill. Mi ha lasciato. Perch, anche se non eravamo quel
che si definisce amanti,  me che voleva lasciare. Al diavolo!
Roger rise amaro. I due uomini rimasero un po' a bere in silenzio.
Lionel era rassegnato a passare la notte da solo, in attesa
di telefonare a Siri il mattino dopo. E iniziava a rassegnarsi
all'idea di sposarla. Perch, se non l'avesse sposata,
l'avrebbe perduta. E se l'avesse perduta, non avrebbe retto.
Doveva divorziare da Camille, dunque, e questo avrebbe distrutto
sua moglie. In una societ razionale, pragmatica, poligama,
Lionel avrebbe semplicemente potuto prendere Siri
come seconda moglie. Una nuova donna, giovane e prestante.
Una femmina fertile. A quell'et, nei suoi floridi cinquantanni,
avrebbe potuto avere diverse giovani mogli e
non sarebbe diventato una mummia, con quel dolore che gli
pulsava nel collo. Si domand come si comportava l'inquieto,
impavido Roger per il sesso. Per l'amore.
D'improvviso e con aria circospetta Roger disse: La vera
novit, Lionel,  che sar padre. Lionel domand: Sarai cosa?.
Roger ripet con un sorriso: Sto per diventare padre.
Lionel ribatt: Ma lo sei gi, padre. Sar padre per la seconda
volta disse ancora Roger, e stavolta voglio fare sul
serio.
Ora che si era davvero conquistato l'attenzione di Lionel,
gli raccont che la madre era una giovane assistente che lavorava
con lui per il National Project to Free th Innocent,
con la quale "si vedeva" dall'autunno precedente, ma di cui
non era innamorato. E di certo neanche Naomi lo  di me.
Si era parlato dell'eventualit di un aborto, ma "di comune
accordo" avevano deciso di far nascere il bambino e... Roger
parlava con fare concitato e contemporaneamente stordito,
come uno che ha appena preso una gran botta in testa. Lionel
ascoltava sbigottito e incredulo. Padre! Per la seconda
volta! E con una donna che non amava!
Il pensiero di Siri incinta di un figlio suo lo eccitava e infastidiva
al tempo stesso. Per, che testimonianza di virilit,
per un uomo di mezz'et.
Non pot fare altro che chiedere per quando fosse previsto
il parto e Roger, orgoglioso, gli rispose l'undici luglio. Poi
aggiunse a voce bassa: Quando Robin verr a saperlo, sar
disgustata. Lionel confess d'impulso: Anche i miei figli
sono disgustati di me. Scoppiarono a ridere.
Bevvero, risero. Lionel si sent chiudere il naso. Nel bar
c'erano uomini che fumavano sigari. Con ostentazione e lascivia.
Le prosperose cameriere fasciate di lucido spandex
nero si muovevano tra nuvole di fumo con fieri sorrisi imperturbabili.
Lionel rideva, ma sembrava che avesse la mandibola
bloccata. Un dolore bruciante gli sal dalla base della
nuca irradiandosi nel cranio. Calde lacrime presero a scorrergli
lungo le guance, ma nella penombra fumosa del Cigar
Bar il suo amico pot fingere, con l'impeccabile tatto di
Salthill, di non essersene accorto.
Fu quella sera che Lionel, ritornato da solo nell'appartamento
di East 61st Street, vi sent aleggiare un leggero odore
di sigaro. Pens ingenuamente: Ce l'ho nei vestiti, nei capelli.
Non  qui. Prov a ricordare se il presidente avesse fumato il
sigaro, ma gli pareva di no.
In camera vide il copriletto di raso verde sistemato alla
meno peggio sulle lenzuola stropicciate; incredulo si chin a
osservare chiazze di muco grandi come monete, ancora umide,
sul lenzuolo di sotto. Sperma di un altro uomo? Possibile?
C'erano sbavature di rossetto sui cuscini, color sangue
secco, la tonalit del rossetto di Siri. Tra le lenzuola, l'intenso
profumo di noce moscata di Siri, e l'odore aspro e animalesco
di un altro, di un maschio sudato. Nel bagno piastrellato
di un bianco accecante, tutti gli asciugamani parevano essere
stati frettolosamente adoperati e riappesi un po' storti o lasciati
per terra; la doccia gocciolava e nello scarico c'erano
capelli lunghi come serpenti. L'aria era ancora umida, ma la
condensa era gi evaporata dagli specchi. In quello dalla cornice
zincata sopra il lavabo, il viso cereo e allibito di un uomo
ondeggiava stupidamente, come un palloncino nella mano
di un bimbo. La bocca era semiaperta e il cervello
svuotato come da una martellata.

5.
Apollo! Shadow! Thor!
Le bastava apparire sulla soglia, inquadrata dai raggi del
sole e, prima ancora che li chiamasse, i cani arrivavano di
corsa. Sollevava le mani, le batteva appena tre volte. Quanto
adoravano la loro padrona, e quanto le sembravano belli!
Per primo arrivava Thor, ansante e festoso, il pi giovane
dei tre; un dobermann asciutto e muscoloso, scuro e levigato,
energia pura, occhi guizzanti e denti aguzzi. Lo seguiva il
vecchio Apollo, posteriore massiccio e petto ampio da pastore-husky,
ma bisognoso di coccole come un cucciolo. Infine il
pi piccolo, Shadow, un ragnetto a tre zampe dal ruvido
manto nero, che agitava il sedere respirando in maniera cos
affannosa che sembrava rantolasse. Bravi cani! Venite! Come
un tempo aveva provato soddisfazione nel nutrire marito
e figli e nel preparare cene per tavolate di ospiti nella sua
sala da pranzo, cos ora provava un piacere ancora pi
appassionato - e pi rilassato - nel nutrire quei cani in un angolo
della cucina, ognuno nella sua ciotola. Ecco qui, Thor.
Qui, Apollo. Non fare il maleducato! Ed ecco qui, Shadow.
Non sporcate... Bravi cani! Una ciotola di plastica gialla per
Thor, una rossa per Apollo, una verde scuro per Shadow e
una pi grossa, bianca, di acqua per tutti e tre, ordinatamente
disposte su fogli di giornale.
I fogli di giornale (di solito i listini di borsa del "New York
Times") Camille li cambiava ogni due o tre giorni, a seconda
di quanto sporcavano i cani nel mangiare.
Adesso, con il nuovo anno, la splendida casa di Old Mill
Way non era pi una tana buia, era diventata uno spazio aperto
alla luce. Camille rideva al ricordo di quando si preoccupava
per i mobili, le tende e i tappeti. Era arrivata persino ad arrabbiarsi
quando i bambini lasciavano impronte di fango sui
pavimenti immacolati delle stanze al piano terra. Era stata fisicamente
male quando, dopo il tradizionale cenone di San
Silvestro, aveva scoperto delle bruciature sul parquet del bagno
degli ospiti appena rimesso a nuovo, dove qualcuno, probabilmente
ubriaco, aveva spento una sigaretta. (A casa nostra,
Lionel. Uno dei nostri cosiddetti amici, te l'immagini...
Chi pu essere stato? Camille e Lionel si trovarono d'accordo
nel sospettare di Harry Tierney, che qualche tempo dopo
sarebbe andato via da Salthill facendosi beffe di tutti.) Ma che
importanza avevano cose tanto futili? Il giorno successivo al
suo arrivo, Thor, giovane dobermann molto emotivo, aveva
dribblato Camille per precipitarsi in sala da pranzo e gettarsi
con un ringhio feroce contro la finestra (forse aveva visto passare
oltre il vetro qualcosa, l'ombra di un uccellino?), aveva
affondato i denti nelle antiche tende di merletto e con uno
strattone le aveva tirate gi. Apollo e Shadow, per non essere
da meno, gelosi del nuovo cocco della padrona, avevano preso
ad abbaiare eccitatissimi. Oh, cattivoni! Cos mi distruggete
la casa! aveva riso Camille.
In realt era preoccupatissima. Temeva la reazione di Lionel
quando, entro breve, sarebbe ritornato a casa.  anche
casa sua, e soffre di allergia. Rimarr sconvolto. E cosa
avrebbero detto i parenti, suoi e di Lionel, venendo a far loro
visita? E le amiche di Salthill, come Beatrice Archer e Abigail
Des Pres, che telefonavano spesso preoccupate perch Camille
trascorreva troppo tempo da sola? (Camille avrebbe
voluto ribattere che non era sola: aveva Apollo, Shadow e
Thor. E aveva il volontariato allo Homeless Animal Shelter,
che per lei significava molto; aveva iniziato a stringere qualche
amicizia, l, e altre ne avrebbe fatte. Gente come me. Gente
che capisce gli animali. A Natale, Camille aveva donato una
somma cospicua alla sezione del New Jersey delle American
Associated Humane Societies e in primavera avrebbe collaborato
come volontaria alla campagna a favore di una nuova
legge per rendere gli abusi e i maltrattamenti sugli animali
reati penali, anzich semplici violazioni punibili con multe
simboliche.) In questa nuova fase della sua vita, Camille si
sentiva come un'esploratrice che si avventurava con circospezione
in un territorio nuovo e imprevisto, a cui la vita
precedente non l'aveva preparata.
Ma si sarebbe preparata, con il tempo. Ne era certa!
Perlomeno, la temuta stagione delle feste era passata. In
un modo o nell'altro, Camille era riuscita a resistere. Non si
era mai resa conto del tutto di quanto potesse risultare oneroso
essere, o mostrarsi, felice; mantenere una strenua, caparbia
facciata di felicit solo perch lo richiedeva il calendario.
Marcy e Kevin erano venuti a trovarla, cupi e amareggiati,
gelosi dei cani. Come fa a tornare pap, se ci sono questi?
Lo sai che  allergico aveva detto Marcy stizzosa. Camille
aveva cercato di spiegare: Tuo padre non c', mia cara. E nel
frattempo anche questi poveri cani meritano di avere una casa.
Marcy, con voce piena di sarcasmo, aveva esclamato:
Mamma! La prossima volta che veniamo ci farai trovare un
canile in giardino?.
Che bisogno c' di un canile, pensava Camille, quando c'
la dpendance? Un lusso inutile, considerata la nuova situazione.
Il calvario delle feste era stato peggiorato dalla nebulosa
presenza di Marcy e Kevin. Entrambi le rinfacciavano di aver
dovuto annullare i progetti per le vacanze per poter restare
con lei in un momento cos delicato e doloroso; avevano ripetutamente
provato - invano - a contattare per telefono ed email
il padre, che continuava a sfuggire. Li sent dichiarare
cupi, al telefono con i loro amici, che "la mamma ha bisogno
di noi, poveretta,  traumatizzata". "Pap ha bisogno di noi,
ha l'esaurimento nervoso." Erano andati alla sede della Hoffmann
Publishing, Inc., a Manhattan, e nell'appartamento di
East 61st Street, ma senza risultato. La segretaria sosteneva
che il signor Hoffmann non c'era, che era all'estero, in ferie; e
quando Marcy le era passata davanti spalancando la porta di
prepotenza, alla scrivania di suo padre non c'era nessuno.
Roba da magia nera. Pap  uno stregone, riesce a sparire
aveva detto, disgustata. Nell'appartamento scoprirono con
disappunto che le loro chiavi non entravano pi nella toppa.
Il padre non si fidava pi di loro, al punto che aveva fatto
cambiare le serrature! Roba da Kafka aveva detto Kevin. Il
disonore del padre sopravvive al figlio.
Ciononostante, con l'approssimarsi del Natale Marcy e Kevin
si erano infantilmente intestarditi a pensare che Lionel potesse,
anzi no, dovesse, far ritorno alla casa di Old Mill Way,
almeno per la sera della vigilia! Camille, che all'inizio di dicembre
si era lambiccata con quella fantasia e poi aveva rinunciato
a crederci, tentava di smorzare le loro illusioni; era
molto probabile che Lionel fosse all'estero, a quanto pareva
lui e la sua nuova giovane amica viaggiavano molto, soprattutto
in lussureggianti localit tropicali. Marcy chiese, sprezzante:
Questa "nuova giovane amica" di pap, tu sai chi ?
Sai cosa fa? Io lo so!. Kevin rispose: S? E cosa? Chi te l'ha
detto?. So che  del Terzo Mondo dichiar Marcy con l'aria
saputa, e che non  di razza bianca. Ecco cosa so. Kevin
sbott irritato: Ma chi te l'ha detto? Mi sembra una palla.
Se ti dico che lo so, vuol dire che lo so ribatt Marcy avvicinandogli
minacciosa la faccia da bulldog. A Salthill ho incontrato
una certa signora divorziata, il cui ex marito usciva
"in doppia coppia" con pap e la sua amica, anche lui accompagnato
da una puttana del Terzo Mondo, e... Kevin cominci
ad alzare la voce con la sorella e Camille intervenne decisa,
interponendosi coraggiosamente. Proprio come faceva
vent'anni prima. Per favore ragazzi disse abbassandosi a
usare il gesto teatrale e meschino di torcersi le mani, non fatemi
questo, non a Natale. Vi imploro. Entrambi i figli risero.
Chiusi in un'altra ala della casa, Apollo abbaiava e Shadow
quasi ululava, per paura che la loro padrona fosse stata
aggredita.
Marcy, ragazzona dall'andatura goffa, andava avanti e indietro
per la casa canticchiando in falsetto: Din don dan,
din don dan, che felicit, il Natale non verr, che felicit....
Kevin, che aveva la fissazione di pettinarsi in modo da minimizzare
la calvizie incipiente o da massimizzare i pochi capelli
smorti e radi che gli restavano, prese da parte Camille e
le disse che era preoccupato per la sorella, che a parer suo
era caduta in una "depressione patologica" a causa del comportamento
scandaloso del padre e prossima al burn-out per
via del suo lavoro "spietatamente competitivo". In un altro
momento, Marcy prese da parte Camille per confidarle
quanto fosse in pensiero per il fratello minore, che a parer
suo stava attraversando una "crisi d'identit sessuale" aggravata
dal comportamento scandaloso del padre e dalla
"incapacit di agire in modo deciso" della madre. Camille
sorrise e promise di fare il possibile.
Quando fu incresciosamente evidente che Lionel non sarebbe
tornato a casa per la vigilia di Natale, che non li avrebbe
coperti di regali e non avrebbe nemmeno telefonato per
bofonchiare qualche scusa, tocc a Camille placare Marcy e
Kevin, o perlomeno provarci. Marcy sentenzi tragica: E la
prima volta in vita mia che mio padre, che credevo di amare e
da cui credevo di essere amata, non passa il Natale con me.
Kevin comment con foga: Che schifo! Questa non  una tragedia
greca, che ha un senso! Questa  una tragedia e basta.
La prima volta, cazzo, la prima volta in vita mia! Maledetto
Natale del cazzo!  solo consumismo, d'accordo, la nostra
cultura  appestata di beni materiali, ma come cazzo si fa, altrimenti,
a comunicare affetto? Su, avanti, ditemelo voi. In
quel momento squill il telefono e Camille si precipit a rispondere.
In una rappresentazione teatrale, quello squillo
avrebbe annunciato un possibile lieto fine, ma nella vita vera,
con i cani che abbaiavano e ululavano poco pi in l, non era
cos logico. Il cuore le balz comunque in petto come a una ragazzina.
Anche se continuava a ripetersi coscienziosamente
Mantieni la calma. Calma, Camille! quei pochi secondi bastarono
a richiamarle alla mente il piacevole ricordo del primo incontro
con Lionel, chiss quanti anni prima, nella casa rumorosa
e fumosa della confraternita universitaria, su a Colgate;
lui era arrabbiatissimo perch la sua accompagnatrice se l'era
squagliata con un altro della confraternita e Camille, bench
ancora giovane, era stata calma, dolce e rassicurante, e quello
aveva fatto la differenza. Dannazione, per! Al telefono c'era
solo Beatrice Archer, che chiamava per augurarle un felice
Natale e per riferirle, en passant, che sapeva di un "bellissimo
cane, dolce e affettuoso", un dobermann di nome Thor, bisognoso
di trovare un padrone al pi presto. Camille aveva
qualche soluzione da suggerirle? Thor  un dobermann di
razza, troppo sensibile per poterlo chiudere in un posto anonimo
e freddo come un canile. Ha bisogno di una vera casa,
Camille! Avery e io vorremmo tanto prenderlo con noi, ma...
Camille evit di lasciar trasparire la delusione - no, la cupa
disperazione - nella propria voce. Grazie, Beatrice, ma non
posso prendere un altro cane. Non posso proprio. Tremo al
pensiero di cosa dir Lionel quando torner. Cerca di capire!
Sconvolta, riattacc senza aspettare che la melodiosa voce da
soprano di Beatrice avesse finito.
Quando ritorn dai ragazzi, Marcy stava cantando stridula
Bianco NON-Natale.... Kevin disse, con voce carica di sarcasmo
adolescenziale: non era pap al telefono, vero?.
Fu cos che trascorsero la vigilia e il giorno di Natale. Camille
Hoffmann e i suoi figli ormai grandi si scambiarono i
regali e il marito-padre assente non venne pi nominato.
Quando, la mattina del ventisette, Marcy e Kevin ripartirono,
Camille si lasci cadere sul divano e dorm per sei ore di
fila. Fu svegliata solamente dai cani che mugolavano e grattavano
alla porta. Che felicit! Si sent il cuore pi leggero. E
per un attimo non ricord neppure perch.
Ai primi di gennaio, Beatrice Archer le telefon di nuovo.
Camille! Se solo lo vedessi! Lascia che venga a mostrarti
Thor, giusto cinque minuti.
Beatrice, non posso, te l'ho spiegato.
Cinque minuti, Camille! Te lo prometto, cinque minuti al
massimo.
Beatrice, no.
Camille, non  da te. Sento un'asprezza insolita nella tua
voce. Se solo accettassi di vedere un attimo questa povera
dolce splendida creatura...
Come poteva dire di no? Come poteva indurire quel suo
cuore ridicolo, ormai gi infranto?
Fu cos che, con il nuovo anno, Thor and a vivere con
Camille. Tre cani! Sto diventando un'eccentrica, temo.
Appena aveva visto Thor e l'aveva guardato in quegli occhi
luccicanti e disperati, Camille aveva capito che non poteva
dire di no. Un dobermann pinscher di razza! Era appartenuto
al figlio maggiore degli Archer, Michael, che non poteva
pi tenerlo", come le spieg evasiva Beatrice. Camille gli
parl sottovoce e il cane parve reagire, timidamente. Era
senza dubbio un bell'esemplare, sebbene troppo ansioso ed
eccitabile: il lucido pelo scuro gli fremeva in continuazione,
persino durante il sonno. Con gli altri due cani era timoroso
e remissivo e i rumori e i movimenti improvvisi lo spaventavano.
Al rombo dell'elicottero privato di un vicino di casa,
mugolava e abbaiava. Aveva denti giovani e affilati e Camille
lo sapeva bene! (In quella prima settimana, aveva ringhiato
e mostrato i denti varie volte anche a lei, tanto era terrorizzato.)
Mentre gli faceva la toeletta, Camille scopr con
orrore che intorno al collo aveva il pelo consumato ed era
pieno di cicatrici, come se fosse stato legato molto stretto; in
altre parti del corpo presentava escoriazioni e cicatrici sospette
e teneva sempre la coda tra le zampe come se fosse
stato abituato alle urla e ai calci. Camille rimase ingenuamente
stupita: com'era possibile che Michael, il figlio degli
Archer, ex compagno di scuola di Kevin, ora analista di
mercato a Wall Street, fosse stato cos crudele con il proprio
cane? Gli accarezz con dolcezza la testa ossuta e gli
sussurr: Te lo prometto, Thor: nessuno ti far mai pi del male,
mai pi.
A gennaio, Thor. A febbraio, Fancy.
Fancy  il mio tesoruccio, e la mia futura orfana, temo.
Bisogna essere schietti, cara.
La signora Florence Ferris di Lost Brook, una tenuta di otto
ettari confinante con Old Mill Way, aveva convocato Camille
al proprio capezzale, nell'enorme villa in stile Tudor.
L'anziana donna era ultranovantenne e gravemente invalida
dopo una serie di ictus e altri disturbi della vecchiaia. Come
il suo compianto marito, l'ammiraglio Ferris, compagno di
partite a golf del presidente Eisenhower, era nota per le sue
opere di beneficenza e per i generosi contributi a organizzazioni
come la Salthill Pro Musica e la County Historical Society.
Camille aveva visto l'illustre signora solo poche volte,
durante alcuni incontri di beneficenza. Sapeva che essere invitata
alla tenuta di Lost Brook era un grande onore, ma si
sentiva a disagio; cosa poteva volere da lei la signora Ferris?
Un barboncino dal pelo candido e riccioluto stava disteso sul
copriletto trapuntato accanto al rattrappito corpo di bambola
della signora Ferris. Camille pens: No! Un altro cane no! Assolutamente
no. La signora Ferris disse: Mia cara, mi dispiace
tanto di non averla conosciuta meglio, durante la mia vita. E
ora.... La signora Ferris rise mesta, ma energica. Camille fece
per ribattere qualcosa, ma la signora Ferris prosegu: Mi
consenta di essere schietta, mia cara. Ho sentito parlare tanto
bene di lei. Adotterebbe il mio tesoruccio, la mia Fancy? Le
voglio molto bene e vorrei tanto sapere che avr una casa, un
padrone buono e affettuoso non troppo lontano da qui. Non
 pi giovanissima, ha otto anni,  dotata di un animo molto
sensibile e non voglio che venga sradicata e traumatizzata
pi di quanto gi sar per la mia... dipartita. Camille sorrideva
confusa, ripetendosi: Assolutamente no! Lo giuro, no. La
notte precedente aveva fatto un sogno molto realistico su
Lionel, non l'uomo rigido e pieno di sensi di colpa che aveva
visto nell'ultimo periodo, ma com'era quindici o vent'anni
prima, capelli scuri, prestante, spesso affettuoso; nel dolce
sogno in technicolor pattinavano mano nella mano sul
ghiaccio sotto un improbabile cielo caraibico, innocentemente
felici... La signora Ferris, intanto, stava dicendo energica:
I barboncini, sa, sono la razza pi intelligente che esista. E
Fancy  di un'intelligenza diabolica, la avverto. Ma  anche
tanto dolce. A volte sembra che legga nel pensiero!  capace
di addentare, di mordere persino, ma solo se provocata. Non
lasci che le si avvicini qualche bimbo irrequieto, Camille!.
Rise, intenerita. E poi Fancy  un'ereditiera. Vero, Fancy?
Il barboncino riccioluto spalanc gli occhi lucidi e furbi e
abbai forte a Camille, tre volte, come in Morse.
Signora Ferris cominci Camille con una certa riluttanza,
vorrei tanto poter adottare la sua splendida cagnetta.
Ma mio marito  allergico ai cani e sicuramente uno di questi
giorni...
La signora ingiunse: Fancy, smettila di strisciare e tremare,
un po' di contegno! Ti presento la tua nuova padrona.
Fancy sbirci Camille da dietro una piega della trapunta
sul letto della signora Ferris. Emise un altro piccolo segnale
Morse, e un ringhio gutturale.
Signora Ferris, grazie per la fiducia, davvero, ma...
Fancy  un'ereditiera, e non sia mai detto che una Ferris
viva di stenti. L'anziana signora Ferris ammicc maliziosamente.
Camille arross e balbett: Oh, ma io... non ho bisogno
di soldi, signora Ferris. Ne ho pi di quanti me ne servano,
glielo assicuro. Certo, per aiutare gli animali sfortunati
non sono mai troppi, naturalmente. Quanto a questo...
Quanto a questo, Fancy ha trovato la casa giusta per lei,
non  cos? E la sua padrona potr "andarsene" serena.
In un modo o nell'altro accadde - Camille non cap bene
come - che Fancy le venne affidata; la signora Ferris la ringrazi
sentitamente stringendole forte le mani, piangendo.
Fancy guaiva e si dimenava tra le braccia di Camille. Addio,
Fancy! D'ora in poi abiterai con la mia cara amica e vicina
di casa Camille. Fai la brava e ubbidisci alla tua nuova padrona.
Se penserai a me, pensami con dolcezza. Ora va'!
Un'infermiera e una domestica, nelle rispettive uniformi,
aiutarono Camille a trasportare il barboncino che uggiolava
tremante, la sua cuccia di vimini con il cuscino e il guardaroba
di maglioncini, cappottini, stivaletti, e scatole e sacchetti
di speciale cibo dietetico. Indispettita ma passiva, Fancy lasci
un bello schizzo d'urina sugli abiti di Camille, ma sulla
via di casa non abbai istericamente come Camille aveva temuto,
e non la morse. Non ancora.
E ad aprile, dieci giorni prima di Pasqua, tocc a Belle trasferirsi
nella casa di Old Mill Way.
Di tutta la famiglia canina di Camille, come lei usava chiamarla,
Belle era di gran lunga il caso pi pietoso. Era stata
portata al centro veterinario un pomeriggio in cui Camille
era di turno; era una mezza bulldog, visibilmente incinta,
senza collare, color fango e quasi quattordici chili di peso,
tutta sanguinante. A sentire i passanti che l'avevano portata
l, era stata legata al paraurti posteriore di un pickup da alcuni
ragazzi sadici che l'avevano poi lasciata a morire sul ciglio
di una strada di campagna a nord di Salthill. Aveva le
zampe scorticate, la spalla destra slogata, numerose costole
rotte; pancia, posteriore e ventre erano ridotti a un ammasso
sanguinolento.
Tra i numerosi volontari dello Homeless Animal Shelter
della contea di Rockland, solo Camille aveva avuto voglia di
assistere la povera cagnetta nella sua lenta convalescenza.
Solo Camille ebbe la pazienza di nutrire la bestiola traumatizzata,
costretta a stare sdraiata su un fianco con le zampe
fasciate e le costole ingessate. La imboccava con le mani, come
una bambina. Doveva indossare guanti protettivi fino al
gomito, perch c'era il pericolo che in preda a un attacco di
panico cercasse di morderla, ma Camille non si preoccupava.
Si affezion subito alla cagnolina tremante e coraggiosa che
gi dal giorno successivo all'operazione provava a scodinzolare
ogni volta che la vedeva avvicinarsi. "Belle", ti chiameremo
cos. Perch un giorno sarai di nuovo una belle. Non
aver paura. Sei al sicuro, adesso. Camille cullava la cagnolina
avvolta nelle bende. Belle, Belle! Non ti faranno pi male,
Belle! Avrai la tua rivincita.
E venne un mattino di aprile, non molto dopo che Camille
aveva portato Belle a vivere in casa con s e con gli altri cani,
in cui il telefono squill e Camille rispose, aspettandosi di
sentire la voce di uno dei suoi nuovi amici; invece era una
voce roca, che l per l non riconobbe, tremante come un rospo
spaventato in fondo a un pozzo. Camille? Sono Lionel.
Ci fu un lungo silenzio. Il cuore di Camille batteva dolorosamente.
Posso tornare a casa?
Come nei sogni, Camille prov a parlare, ma non ci riusc.
Si sent cadere, svenire. La cornetta le scivol dalle dita. I cani
accorsero subito a leccarle il viso e le mani, raccolti in uno
stretto, geloso cerchio tutt'intorno a lei.


La ragazzina con il basco rosso.

Eccola:  lei!
Durante l'autunno e per tutto l'inverno e la primavera le voci
furono implacabili. Impietose. Come foglie secche e strappate,
spazzate da nuvole con guance gonfie di vento. Fruscii,
bisbigli beffardi. Mai davanti a quella bella maschera che era
la faccia di Abigail, naturalmente, sempre dietro le spalle.
Eccola: la madre che ha perso il figlio. Che  stata ripudiata dal
figlio. Incredibile! Ha cercato di uccidersi in macchina con lui.
Erano le amiche di Abigail. Le sue vicine di Salthill. Conoscevano
la sua anima a brandelli. Le auguravano di riprendersi,
proprio come si farebbe con un convalescente. Ciononostante,
scuotevano la testa in confusa disapprovazione.
Sorridevano stupefatte al pensiero che una di loro avesse potuto
comportarsi cos male. Sorridevano, attonite. Povera Abigail,
ma beveva?
Conoscete gi la risposta.
Da quella sera nel Vermont, quando la mano del demone si 
posata sul volante per condurre Abigail e Jared alla morte,
Abigail non ha pi bevuto. Lo giura! Neppure la bevanda alcolica
di elezione a Salthill, il vino bianco secco, e questo costituisce
un problema: La vita, cruda e sobria, non  vita, almeno
come la intendiamo noi.  qualcos'altro. E che cos',
allora? Un referto d'autopsia. Un aggiornamento ininterrotto
sul traffico trasmesso da una delle martellanti stazioni radio
di New York City. Oppure una serie ininterrotta di video musicali
su MTV da guardare nella mezz'et, non nell'adolescenza,
legati come salami, con gli occhi tenuti aperti a forza. Per
sempre.
Cos, Abigail aveva pianificato il suo suicidio per il trenta
aprile scegliendo, con tipica modestia, la fiacca e deludente
domenica successiva alla Pasqua che Abigail, episcopaliana
non osservante, trovava adatta, dal momento che il giorno di
Pasqua sarebbe sembrato troppo simbolico, un vero e proprio
pugno nello stomaco. Capito? Nessuna risurrezione per
questa donna! Inevitabilmente, per, succedeva qualcosa (lo
squillo insistente del telefono, l'ansia che a chiamare potesse
essere Jared a cui non parlava da mesi) che la distraeva. E la
mattina seguente  il primo maggio; significa forse qualcosa?
La prima mattina della mia nuova vita postuma?
Abigail guida per Salthill-on-Hudson, lentamente (tremante!),
lungo Pearl Street, donna di ancor giovane aspetto con gli
occhiali scuri, fascinosamente decadente come una rockstar
d'altri tempi in fase di disintossicazione, sulla sua lucente
BMW color fantasma, in uno stato di animazione sospesa, in
attesa di sentire qualcosa! Qualsiasi cosa! Dopo tutto sono viva, 
primavera e non sono morta. Ma la sua mente  offuscata come
il bordo di un bicchiere da cocktail macchiato di rossetto perch,
non essendo riuscita a morire il giorno prima,  obbligata
ad andare avanti con la sua vita assurda e snervante, una vita
che farebbe invidia a miliardi di persone, la vita di una quarantatreenne
(s, durante il malessere invernale, Abigail ha festeggiato
un altro compleanno) divorziata di suburbia, senz'anima
ma con un fitto carnet di appuntamenti; una vita fatta di
appuntamenti, incontri e commissioni, come grani di un rosario
che girano continuamente su se stessi; ormai Adam se ne 
andato, anche Jared se ne  andato e Abigail non  riuscita a risposarsi;
non  neppure riuscita a liberarsi dalle lamiere contorte
del suo matrimonio per trovare un altro uomo da amare
e da cui essere amata e per un breve istante, in Pearl Street,
passando davanti al vecchio cimitero dove sono sepolti i patrioti
della Rivoluzione Americana, davanti all'edificio in stile
neogeorgiano restaurato di recente in cui ha sede la biblioteca
pubblica, all'angolo di Shaker Square, la sua mente si  appannata
a tal punto da non ricordare neppure se  venuta in
citt per pranzare con la copresidentessa degli Amici del
Salthill Medical Center per la Festa Annuale della Fioritura
Primaverile, oppure se sta andando verso Wheatsheaf Drive,
verso casa; quella bellissima casa senza vita come un mausoleo.
Non ricorda se il giorno prima, dopo aver allineato la sua
preziosa riserva segreta di barbiturici, antidolorifici e Prozac
sul ripiano della cucina, aveva deciso di chiamare Jared per
l'ultima volta (solo una telefonata!) prima di buttare gi tutto
con la vodka, oppure se, con lodevole magnanimit, aveva
deciso di risparmiarlo, visto che dopo tutto ( sua madre, dovrebbe
saperlo!) ha solo sedici anni e soffre ancora per il tormentato
divorzio dei genitori; improvvisamente, all'incrocio
tra Pearl e Ferry Street, in attesa che scatti il semaforo, Abigail
vede la ragazzina con il basco rosso...
Deve essere sola.  sempre sola.
Sembra cinese, sugli undici anni. Minuta, con lineamenti
delicati, il viso perfetto come un petalo di fiore, capelli scuri
dritti e lucenti sulle spalle, frangia dritta; in mano stringe una
custodia per violoncello e cammina come se fosse controvento.
Indossa una giacchetta semplice, pantaloni perfettamente
stirati e un piccolo basco rosso, pugnalata di colore vivace.
Abigail l'ha vista diverse volte in giro per Salthill, casualmente,
e si  commossa... Non la conosce e la ragazza non conosce
lei. A volte ha con s la custodia per il violoncello, a volte no.
Salthill  cos piccola che, senza volerlo, si riconoscono le persone
anche senza saperne il nome. La ragazzina con il basco
rosso frequenta la scuola media in North Chambers Street;
Abigail l'ha vista camminare all'uscita della scuola, da sola.
L'ha vista nella biblioteca pubblica, da sola. Alla scuola media
di Salthill ci saranno certamente altre alunne di origine cinese,
ma la ragazzina con il basco rosso  sempre sola; o, almeno,
tutte le volte che Abigail l'ha incontrata, era sola. La prima
volta che l'ha notata, stava cercando di farsi timidamente
strada tra un gruppetto di chiassosi e maleducati compagni di
scuola che ciondolavano sul marciapiede fuori dalla biblioteca,
cinesina minuta alle prese con ragazze e ragazzi della sua
et che la ignoravano, come se non esistesse, e la spintonavano
mentre lei cercava di passare. La crudelt inconsapevole
degli adolescenti! Abigail era furibonda e avrebbe voluto precipitarsi
in suo aiuto, prenderla per mano e spingere via gli altri.
Che villani i bianchi! Si era sentita avvampare in preda a
un gradevole senso di vergogna razziale. Essendo la razza di
maggioranza, i bianchi possono vergognarsi della propria
razza senza doverne rendere conto a nessuno. Abigail si era
fermata ad alcuni metri di distanza pensando a cosa avrebbe
fatto se, per esempio, uno dei bulletti le avesse strappato il basco
dalla testa o l'avesse trattata in malo modo, aggressivamente.
Abigail era una madre di Salthill e quei ragazzi sarebbero
rimpiccioliti di fronte all'autorit di una madre. (O no?)
Essendo la madre di Jared, non si sarebbe n sorpresa n
scioccata del linguaggio di quei marmocchi viziati di Salthill,
la serie di merda, vaffanculo e stronzo, pronunciati con naturalezza,
turpiloquio tipo suca, baciami il culo, fottiti! Invece era
scioccata e allibita. Dopo tutto, erano poco pi che bambini.
Ragazzine di dodici e tredici anni che fumavano per strada.
Rossetto appariscente, ombretto, minigonne aderenti. Ragazzini
in pantaloni larghi da rapper Banana Republic e Gap, costose
scarpe da ginnastica slacciate. Figli di pap multimilionari
che emulavano quella che nella loro testa era la moda
bullo-di-ghetto-nero dove i pap erano quasi tutti in prigione,
assenti o morti. Jared, almeno, aveva gi superato quella fase.
Abigail sperava che l'avesse superata.
Che tristezza! Suo figlio si rifiuta di parlare con lei, lungi dal
vederla. Abigail fa la coraggiosa, ma porta la deformit della sua
vergogna in pubblico, gozzo enorme nel collo.
Quel giorno dell'autunno precedente, Abigail cercava di
non dare nell'occhio mentre osservava la ragazza dal basco
rosso alle prese con i bulletti scalmanati, troppo timida per
parlare, il viso cereo come una maschera, i bellissimi occhi a
mandorla infossati, solenni e bassi, tra il sovreccitato buonumore
dei compagni di scuola. Abigail pens orgogliosamente:
 superiore a tutti loro. Lo devono sapere! In realt, sembrava
che i ragazzini bianchi di Salthill non l'avessero neppure notata.
Ora Abigail  seduta al volante della sua BMW color
fantasma e osserva la bambina che passa a meno di un metro
dalla macchina tenendo in mano la custodia del violoncello e
sente nuovamente una fitta di affetto, il desiderio di proteggerla.
La cinesina ha un aspetto malinconicamente precoce.
Una vecchia anima in un giovane corpo.  possibile? S, 
bellissima agli occhi di Abigail, sebbene a occhi pi severi
potrebbe risultare insignificante.  l'innocenza di ragazzina
pura ad accelerare il battito del suo cuore infranto. Perch non
ho mai avuto una figlia? Che errore. In effetti, Harrison non
aveva desiderato tanto neppure il primo figlio che, perlomeno,
era un maschio. Un piccolo portatore di DNA con un pene
in miniatura e gli stessi accessi di stizza di Harry. La prospettiva
di un secondo figlio, di una moglie con il pancione e il
fiato corto invece di una splendida debuttante, di un'altra
stagione di pannolini puzzolenti, disinfettante e tata straniera
per casa... No, grazie! Abigail sospira. Guarda la ragazzina
con il basco rosso che si allontana, ignara della donna bianca
con gli occhiali da sole firmati al volante di una BMW color
fantasma che la osserva con tanto interesse. Chiedendosi chi
pu essere la madre di quella bambina. Che donna fortunata!
Chiss come le assomiglia con quei lineamenti delicati,
capelli neri splendenti, il modo di fare schivo... Ma, piano
piano, si americanizzer, spezzando il cuore della madre.
Ciononostante, ne vale la pena. Ci regalano qualche anno di felicit,
saremmo egoisti a chiedere di pi. Un pensiero attraversa la
mente di Abigail: dovrebbe forse sposare un americano di
origine asiatica? Ci sono scapoli di origine asiatica di pi di
quarant'anni? Le sembra di ricordare che non divorziano di
frequente, si sposano giovani e restano fedeli; se hanno rapporti
adulterini, tutto avviene nell'ambito della loro razza e
classe sociale; come era solito dire il suo ex marito Harry
Tierney di ritorno dai viaggi di lavoro a Tokyo e Taiwan, gli
asiatici sono imperscrutabili: Lo fanno apposta. Per farci fare
la figura dei coglioni. Abigail comincia a pensare che,
forse, se riuscisse ad accalappiare un asiatico e a farsi sposare,
risolverebbe tutti i suoi problemi. C' una piccola comunit
di americani di origine asiatica a Salthill e nei ricchi dintorni,
ma - stranamente - neanche uno nella cerchia sociale
di Abigail, come del resto - altrettanto stranamente, dato che
Salthill  una comunit cos liberal-democratica - non ci sono
n neri n ispanici. (Ci proviamo! Ci proviamo continuamente!
sostengono sincere le padrone di casa di Salthill. Li
invitiamo, ma alle nostre feste non vengono. E se vengono,
vengono una volta sola e poi non li vediamo pi.) Abigail
sa - nel suo cervello girano affabili clich culturali come bucato
in una lavatrice - che i bambini di origine asiatica vanno
benissimo a scuola e sono "legatissimi ai genitori". Il numero
di facce asiatiche a Salthill aumenta di anno in anno e Abigail
pensa che, almeno in teoria, sia un fatto positivo. Suppone
che la bambina con il basco rosso sia la figlia prediletta di
una di queste nuove famiglie e che suo padre sia un funzionario
di banca, un medico, un dirigente in una societ di biotecnologie,
di quelli che hanno acquistato case da diversi milioni
di dollari nei nuovi quartieri che hanno nomi quali
Lincoln Green, Pheasant Hollow, Liberty Vale.
Abigail viene destata dallo stato di trance in cui si trova da
un leggero colpo di clacson alle sue spalle ( a Salthill, non a
New York) e attraversa rapidamente l'incrocio. Non sa bene
quale sia la sua meta ma non importa, perch  quella la meta
di Abigail Des Pres, e come il suo suicidio,  passibile di
variazioni. Invece di proseguire, svolta a sinistra in Quaker
Street e poi di nuovo a sinistra in Front Street, con l'intenzione
di ritornare in Pearl Street. (Cosa sta facendo?) (Ecco la
scusa: il cielo primaverile  coperto, nuvoloni scuri e minacciosi,
folate di vento che spruzzano pioggia, e se la bambina
con il basco rosso viene sorpresa da un acquazzone...) Sfortunatamente,
per,  costretta a rallentare nelle strade strette
di Salthill, bloccata dal traffico lento e intasato, ad aspettare
con impazienza che le signore che fanno spese (Abigail le conosce,
non pu certo mettersi a strombazzare) riescano con
gran difficolt a entrare in un parcheggio con le loro macchine
lussuose, come ciccione che cercano di entrare in un corsetto.
Quando finalmente guadagna l'incrocio fra Pearl e
Ferry Street e percorre lentamente Pearl Street per parecchi e
inutili isolati, la bambina con il basco rosso  sparita.
Ma cosa cazzo fai adesso, mamma? Spii la figlia di qualcun altro?
Tu sei malata, mamma.
No, io e Jared parliamo poco in questi giorni. Per, sento
spesso la sua voce.  sempre nei miei pensieri. Sento di essere
rimasta in contatto con lui, in qualche modo.
Abigail Des Pres non spia nessuno! Figuriamoci una bambina
innocente di undici anni! Basti vedere come procede ligia
verso il Lemon Tree per pranzare con la copresidentessa
della Festa Annuale della Fioritura. (Le  venuto in mente di
contattare tutti gli insegnanti di musica di Salthill, che non
dovrebbero essere tanti, e chiedere con discrezione se conoscono
una bambina cinese di circa undici anni che studia
violoncello e porta un basco rosso... S, e poi?  rischioso.) Si
ritrova a essere la met bruna di una coppia di donne di
Salthill impeccabilmente vestite e pettinate, a pranzo nel
nuovo ristorante pi "in" della citt, il Lemon Tree. Tra giovani
camerieri vestiti di bianco, tintinnio di posate scintillanti,
quella che sembra una sonata per clavicembalo di Bach ripetuta
all'infinito, brusio e mormorio di fondo simile allo
scorrere del sangue nelle orecchie. Davanti a ogni signora c'
un piatto colmo di sfiziose foglie di insalata, vinaigrette a parte.
La domenica dopo Pasqua, ieri, mi sembrava una buona
idea, ma non ci sono riuscita.
Una buona idea per cosa, Abigail?
Per uccidermi. Per riprogrammare la mia vita. Per pulire
la casa, riordinare il guardaroba e buttar via i vestiti che non
metto pi da un anno. Troppo da ragazzina.
Come dici? "Troppo da cretina"? Non sento, con questo
rumore!
Ragazzina, cretina. Abigail ride quasi troppo spontaneamente.
Non ha importanza.
Purtroppo per lei, Abigail si ritrova a bere vino bianco. Da
quando? Si era detta Mai pi! L'aveva promesso anche a Roger
Cavanagh, che l'aveva galantemente tolta dai guai a Middlebury,
Vermont. Non voglio bere mai pi! La compagna di pranzo
di Abigail, Beatrice Archer,  una bionda con riflessi dorati di
et misteriosa, tra i trentacinque e i cinquanta, con uno splendido
cappello di paglia a tesa larga come la protagonista di un
film della Merchant-Ivory, che sorseggia vino rosso e parla
entusiasta dell'imminente Festa della Fioritura organizzata dagli
Amici del Salthill Medical Center, importante manifestazione
benefica in programma per met maggio, per la quale
Abigail ha dato la propria disponibilit pensando che prima
della fine della Festa non potr suicidarsi e neppure permettersi
un esaurimento nervoso. In effetti,  stata Beatrice, copresidentessa
della Festa, a telefonarle il giorno prima, interrompendo
i suoi progetti suicidi per ricordarle l'appuntamento e
l'importantissimo lavoro che dovevano ancora svolgere, telefonare
ai volontari, coordinare le pubbliche relazioni, definire
gli accordi con il Salthill Inn, dove si terr il lussuoso rinfresco,
per una quota di partecipazione di centocinquanta dollari
a persona. Ai fiori provvederanno membri, fioristi e asili nido
locali e un poeta vincitore di un premio Pulitzer (maschio, di
origine irlandese, "romantico") legger le sue opere agli intervenuti.
Le labbra macchiate di vino rosso si dischiudono in un
brillante e radioso sorriso.
Appoggiati al tavolo e bacia Beatrice! Forse sei lesbica,  questo
il segreto del tuo malessere sessuale.
...Ventisei, sette, otto... trenta. Trentuno.
Su un immacolato mobile della cucina, Abigail aveva allineato
barbiturici, una miscellanea di antidolorifici e gli ultimi
nove Prozac che le erano rimasti. Aveva trovato alcune pillole
di Harry del 1987. Se le tue medicine risalgono a presidenze
precedenti aveva saggiamente osservato Abigail rivolta all'invisibile
telecamera di sorveglianza sul soffitto, che nella
sua mente si confondeva con l'ormai perduto amico Adam Berendt,
significa che sei rimasta troppo a lungo nella stessa casa.
Aveva preso la bottiglia di Absolut Vodka e se l'era sistemata
davanti, come su un altare. Aveva cominciato a tremare,
ma forse era un buon segno. Sono seria, determinata. Se non
avesse avuto l'intenzione di andare fino in fondo, sarebbe stata
calma, no? Ma forse avrebbe potuto bere fino a non farcela
pi, ingerire alcol in dosi sempre pi massicce fino a farsi andare
il fragile cuore in fibrillazione, fino a farlo scoppiare. In
quel modo tutta Salthill pu dire: "Povera Abigail! Beveva
per allontanare le sofferenze,  stato un incidente". Trentun
pillole ingerite nello spazio di pochi minuti, buttate gi a sorsi
di vodka, sarebbe stato molto pi incriminante.
Adam! Ecco il mio dilemma. Sono tristemente viva, come
puoi vedere, ma non voglio essere causa di dolore al mio
prossimo morendo.
Smettila, Abigail! Lo sai che non posso sentirti.
Ma devo saperlo: se mi suicido, il mio deve essere un atto
cosciente e razionale, un atto esistenziale, o devo semplicemente
farla finita e basta? Senza lasciare niente di scritto?
Abigail, sei ridicola. Ti ho detto che non posso sentirti. Non esisto
pi.
Ma Adam! Lo sai quanto sono insicura. Sai quanto mi
preme fare la cosa giusta, ma... qual  la cosa giusta? Sai,  da
tanto tempo che non sono felice.
E chi lo ? Pensi che ci sia da ridere a essere morti?
Be', forse potrei raggiungerti.
Dispersa sotto forma di cenere nel mio giardino? Con un rastrello?
E chi lo far?
Mi manchi tanto, Adam.
Silenzio.
Adam, sei arrabbiato con me? Non fare cos, ti prego...
Silenzio. Abigail lo sentiva sospirare. Adam aveva la fastidiosa
abitudine di strofinarsi le nocche sulle palpebre producendo
un suono appiccicaticcio. Abigail aveva l'impressione
di sentire anche quello.
Adam, non farlo!  un vizio terribile.
Sono gi cieco da un occhio, quindi...
Abigail rise senza allegria. Adam, per favore. Ho bisogno
del tuo consiglio. Se riesco a uccidermi, devo lasciare qualcosa
di scritto? Per esempio...
Mio caro Jared,
ho preso questa decisione, penso che sia la cosa pi saggia da fare.
Ho il cuore infranto. Forse non ho abbastanza coraggio. Ma non
sentirti in colpa, tesoro. Ricordati sempre che non sei tu il responsabile
della vita incasinata di tua madre.
In ogni caso, ti voglio bene.
Con affetto,
mamma
Vedi Adam, anche nella morte cerco di far colpo su Jared.
Lo corteggio, e nemmeno in maniera tanto velata. Ho utilizzato
una parola giovanile come incasinata, che non ho mai
usato in vita mia. Adam, sono patetica?
Silenzio cupo, carico di disapprovazione.
Adam, per favore! Sono patetica?
Abigail, sei una donna ferita. Ma sei forte e guarirai.
Sono forte e languir. Hai detto cos?
Guarirai, Abigail, gua-ri-ra-i.
Abigail rise allegramente. Adam, ho trascorso tutta la
mia vita a languire. Passiva, spenta, con la coda tra le gambe.
Gli altri mi guardano e vedono una donna attraente. Pi sto
male, pi sembro "esotica". Esternamente, sono un levriero
afgano di razza, ma nell'intimo mi sento un bastardino randagio.
La bionda splendente sua compagna di pranzo al Lemon
Tree sorride ad Abigail, perplessa. "Adagio"? Cosa hai detto,
Abigail?
Ha pensato a voce alta? Abigail fissa l'insalata nel piatto
che sembra, per un terribile attimo, un nido di piccole serpi
verdi e viscide. Chiude gli occhi e la forchetta le scivola dalle
dita. Il ronzio e il mormorio del Lemon Tree continuano anche
senza di lei, proprio come far l'universo dopo l'estinzione
della nostra specie. Non sono capace di vivere senza amore.
Signore, perdonami, non sono abbastanza forte. Abigail si
sforza di scacciare dalla mente l'immagine della faccia sciupata,
brutta e bella, di Adam. Beatrice si sporge in avanti con
fare da cospiratrice, al collo porta una collana di monete d'oro
luccicanti; racconta ad Abigail che, alla fine, Lionel Hoffmann
 tornato da Camille. E meno male! La povera Camille
si comporta in modo cos strano. Ha adottato tutti i cani
abbandonati della contea di Rockland, e adesso la sua bellissima
casa puzza come un canile.
Abigail replica freddamente: Camille era molto sola, Beatrice.
Non dovremmo permetterci di giudicarla.
Non la sto giudicando si affretta a puntualizzare Beatrice.
 una donna straordinaria. Nessuno di noi immaginava
quanto! Adesso si prender cura di Lionel: l'hanno dovuto
operare di urgenza per un'ulcera perforata e presto dovr essere
operato anche alla schiena. E poi soffre di... Camille ne
parla malvolentieri... Insomma, una specie di "esaurimento
nervoso". Beatrice parla in tono molto grave, trattenendo un
sorrisetto. Ho sentito dire che stava con una ragazza di New
York pi giovane di sua figlia Marcy e molto, molto perfida.
Abigail, che ha sentito gli stessi pettegolezzi, ma anche
che la perfida ragazza era stata presentata a Lionel dal suo
ex marito Harry, che a sua volta aveva avuto una storia con
lei, sta zitta. Beatrice prosegue il suo racconto:
Camille  sollevata e contenta che Lionel sia tornato, ma
si rifiuta di dar via i cani. Lionel vorrebbe disfarsene, naturalmente,
ma non ha pi nessuna autorit. Beatrice si interrompe
per un istante, adesso il suo sorriso  radioso. Cammina
con il bastone. Si  anche parecchio ingrigito. Sembra
che non potr pi tornare a dirigere l'azienda di famiglia,
nemmeno dopo l'intervento alla spina dorsale. Avery ha sentito
dire che l'ha sostituito un giovane aggressivo, che vuole
lanciarsi su Internet e pubblicare manuali di medicina pi
divulgativi, di largo consumo, anche in altre lingue. Camille
ha responsabilit che non ha mai avuto prima, ma sembra
che se la stia cavando egregiamente. Come sempre, doner
quintali di fiori alla Festa della Fioritura. "Non rinuncerei a
Lionel per i miei cani; perch dovrei rinunciare ai miei cani
per Lionel?" mi ha detto. "Hanno tutti bisogno di me allo
stesso modo".
Abigail  abbastanza sensibile da ricordare il sottile ma
umiliante dolore che ha provato quando Apollo, il cane di
Adam, ha preferito Camille Hoffmann a lei. Le poche volte
che era andato alla sua porta, portandole una camicia o un
maglione del padrone, Abigail l'aveva fatto entrare, ma
Apollo non si era mai fermato a lungo. Era inquieto, in casa
sua, proprio come il padrone! Abigail non ha mai parlato di
questo suo dolore con nessuno. Com' ingiusto per che Camille,
donna insignificante, grossa di fianchi, che vestiva
senza gusto, non solo abbia di nuovo il marito, ma sia anche
diventata la padrona dell'adorato cane di Adam Berendt; ancora
pi ingiusto dal momento che Abigail era molto pi
amica di Adam Berendt rispetto a lei. Se ha mai amato una
donna, quella ero IO. Senti, ma Camille continua a parlare di
Adam come se fosse ancora vivo? chiede Abigail, con gli
occhi socchiusi.
Beatrice freme. S!  l'unico argomento che non oso affrontare
con lei. Se parli di Adam al passato, si arrabbia.  un
argomento che la turba tantissimo.
E dove sarebbe Adam, adesso? chiede Abigail con noncuranza.
Cos, per curiosit.
Sta andando a Benares, in India. Citt sacra ind, dice
Camille.
In India? Pensavo che Adam fosse sul Mediterraneo.
Gi. Per adesso Camille lo "vede" diretto verso oriente.
Come fa a saperlo? Abigail sente una fiammata di gelosia.
Adam le manda delle cartoline?
Beatrice ride, come se Abigail avesse detto qualcosa di spiritoso.
Non avrei mai pensato che proprio Camille, che 
terrestre come una contadina di Bruegel, si facesse delle fantasie
a questo modo. Ti pare?
Abigail, pur essendo risentita con Camille, sente il bisogno
di difenderla. Reagiamo alla morte ognuno in maniera
diversa, Beatrice. Sono sicura che ci facciamo tutti delle fantasie,
anche se ci consideriamo "realisti". Vorrei solo avere la
fede di Camille: in Adam, nei suoi amati cani, nell'accudire
quel rottame di marito che l'ha tradita. Beve un sorso di vino
bianco secco con gli occhi socchiusi e ha la perversa visione
del sedicenne Jared che fa ritorno, ferito, da un incidente
in montagna, magari su una sedia a rotelle, che viene consegnato
alle cure della madre. Per sempre.
Oh, e la sinusite. Un attacco terribile! dice Beatrice improvvisamente,
come se ci avesse appena pensato.
Di cosa? Di "sinusite"?
Lionel ha anche quella. Sembra che sia allergico ai cani.
Le donne cominciano a ridere. I loro occhi accuratamente
truccati diventano lucidi.
Il pranzo potrebbe finire su quella nota gioviale se non
fosse che il cameriere, prima che Beatrice chieda il conto,
insistendo per offrire lei, si avvicina con due bicchieri di... cos'?
champagne?
Omaggio del signore seduto al tavolo in fondo, signore.
Con i suoi pi cordiali saluti, ha detto. Le donne si guardano
attorno, sorprese, e vedono il loro amico Owen Cutler.
Povero Owen, che pranza da solo al Lemon Tree in un giorno
infrasettimanale! Owen si  levato gli occhiali e sorride
coraggiosamente alle due donne che, anche da lontano, percepiscono
il suo desiderio di essere invitato al loro tavolo.
Beatrice sussurra: Oh, mio Dio. Owen  cos solo! Non ho
nessuna voglia di ascoltare l'ennesima lamentazione sul conto
di Gussie. Abigail rabbrividisce,  d'accordo. Da quando
sua moglie  sparita da Salthill, Owen la chiama, a volte la
sera molto tardi, per chiacchierare, per invitarla fuori a cena,
per farsi consolare (a meno che Abigail non si stia immaginando
tutto) se non sessualmente ( difficile per Abigail immaginare
di andare a letto con Owen Cutler), almeno romanticamente.
Un bicchiere di champagne  esattamente
quello che Abigail desidera e non oserebbe mai chiedere,
quindi si affretta a protestare: Per favore, porti via i bicchieri.
Io e la mia amica non siamo donnacce. Parla con una sincerit
tanto sfacciata che sia il cameriere che Beatrice la fissano
attoniti.
Uscendo dal Lemon Tree, si fermano doverosamente al tavolo
di Owen per ringraziarlo della sua gentilezza, ma non
accettano il suo insistente invito a sedersi con lui. Ho fatto
sogni cos brutti, ultimamente dice Owen, stringendo affannosamente
le loro mani. Ho sognato che Gussie era morta e
il colpevole ero io. Le donne si liberano dalla presa gelata di
Owen, rassicurandolo che Gussie  sicuramente ancora viva
e ritorner da lui molto presto. Sul marciapiede fuori dal ristorante,
dopo un momento di esitazione, Beatrice rivela di
aver sentito dire che Augusta  morta. E che Owen  il colpevole.
Abigail, che ha sentito dire la stessa cosa, trema visibilmente
cercando di mettersi gli occhiali da sole firmati.
Beatrice,  ridicolo! Nessun marito di Salthill ucciderebbe la
propria moglie nel vero senso della parola.
Come ci si sente a perdere il proprio figlio?  come un aborto
praticato senza anestesia.
Abigail percorre Pearl Street nella direzione in cui aveva
camminato un paio di ore prima la ragazzina con il basco
rosso. Adam, lo so.  ridicolo. Ma non sto facendo del male
a nessuno, no?
Silenzio. Che significa disapprovazione.
Non attaccher discorso. Non voglio allarmarla, ma se
dovesse aver bisogno di un... del consiglio di un adulto. Dovesse
prendere una storta, per esempio. Avesse bisogno di
un passaggio fino a casa.
Ogni volta che Abigail ritorna in Wheatsheaf Drive spera
invano che Jared l'abbia cercata in sua assenza. La sua voce
sulla segreteria telefonica, un messaggio nella casella di posta
elettronica. Ehi, mamma! Come stai?
Una volta, Jared le mandava messaggi di quel tipo, non
spesso,  naturale. Pochi, ma meglio di un cazzo di niente.
Fino al giorno dell'incidente. Fino alla mano del demone. Fino
al pronto soccorso, al suo rifiuto di vedere la madre. Sua
madre! Umiliandola terribilmente, l'aveva accusata di fronte
a Roger Cavanagh. Mortificandola terribilmente, aveva fatto
chiamare Harrison perch lo andasse a prendere e lo portasse
a casa sua. Si era poi ristabilito quel tanto che bastava per
andare in Kenya a fare un safari con il padre e la sua nuova,
bellissima e giovane moglie, e in Tanzania a fare trekking sul
Kilimangiaro. Prima della partenza non aveva salutato sua
madre e dall'Africa non le aveva spedito neppure una cartolina.
Sarebbe potuto anche morire! E se fosse morto?  inutile
pensare a quelle cose. Recitare un rosario di dolore. Abigail
lo sa! Tuttavia, entrando nella casa da cui la vita 
fuggita, in cui non c' pi nemmeno un'eco fantasma del ricordo
della voce di Jared bambino, del riso di Jared bambino,
Abigail non riesce a trattenersi.
Roger l'aveva consolata, anche se con poco tatto. Prima
o poi, Jared si accorger che Harry  un bastardo e torner
da te.
Abigail aveva riso. Dici che quando Jared si render conto
che Harry  un bastardo, allora sua madre gli sembrer
lievemente migliore? Sai che prospettiva...
Roger, che non amava essere contraddetto nemmeno per
flirt, aveva ribattuto irritato: Guarda che neanche mia figlia
Robin vuole avere niente a che fare con me. Eppure non ho
cercato di ucciderla.
Abigail c'era rimasta male: Roger, io non ho cercato di
uccidere Jared. Cosa stai cercando di dirmi?
Questa storia della mano del demone. Andiamo, tesoro.
Tesoro! Abigail lo aveva fissato. Roger l'aveva tolta dai guai
con grande professionalit, a Middlebury, muovendo il giudice
a compassione. Chiaramente era attratto da lei. Il minimo che
posso fare  far l'amore con lui. Forse dovremmo sposarci... Ma Roger
aveva continuato, crudele: Non sei conscia di aver cercato di
uccidere Jared, naturalmente. Dal punto di vista legale, al massimo
ti avrebbero potuto accusare di omicidio colposo e io avrei
potuto farti prosciogliere anche da quell'accusa. Ma le tue azioni
suggeriscono un'intenzione inconscia, dovresti saperlo.
La mano di Abigail era scattata in avanti e l'aveva schiaffeggiato.
Gesto di una donna isterica, da film, solo che Abigail non
era isterica e quello non era un film. Roger, scioccato, si era allontanato
da lei, con le lacrime agli occhi. Abigail era rimasta
altrettanto scioccata e aveva sussurrato: Perdonami, Roger.
Roger aveva afferrato le spalle sottili di Abigail e l'aveva baciata,
con forza. Non c'era affetto in quel bacio che sembrava il
morso di una vipera, solo rabbia e rancore. Ad Abigail avevano
fatto male le spalle e la bocca delicata per ore, dopo. Si era messa
sulla bocca del ghiaccio che, sciogliendosi, le era colato lungo
le braccia.
Quel triste episodio era avvenuto in gennaio, nella casa di
Abigail. Era stato tanto imbarazzante quanto il vano tentativo
di fare l'amore in ottobre, quando Apollo li aveva interrotti
grattando rumorosamente alla porta posteriore. Negli ultimi
tempi, Abigail ha sentito dire da numerose fonti che Roger  innamorato
- non di Marina Troy? - ma di un'avvocatessa che
nessuno a Salthill conosce, pare "giovanissima", che sta per
"dargli un figlio". Abigail si  imbronciata come un'adolescente
respinta.
Se quel giorno avessimo fatto l'amore, quel figlio sarebbe
potuto essere il mio.
Una stagione malinconica, per le storie romantiche. Ciononostante,
Abigail  speranzosa.
Cos, questa sera, nella Pryce House (1771), storico edificio
di mattoni puntigliosamente restaurato in Shaker Square, sede
della Salthill Historic Society, Abigail Des Pres ascolta, in
una posa di attenzione delicatamente femminile, un architetto
locale di giovanile mezz'et parlare di un tema molto stimolante:
Il futuro di Salthill: l'importanza del prossimo decennio.
Com' appassionato l'architetto, e quanto  noioso!
La cosa pi impressionante di quell'uomo sono le narici, cavit
enormi nel naso adunco, che si contraggono vibrando
quando inspira e si dilatano quando espira. Abigail lo ascolta
attentamente - mani incrociate in grembo, busto in avanti,
angolazione tipo torre di Pisa - anche se dimentica tutto
quello che l'architetto dice, nemmeno la sua coscienza fosse
una Tv su cui fa zapping un inquieto adolescente armato di
telecomando. Come la maggior parte delle persone nella sua
cerchia, Abigail  iscritta, da anni, alla Historic Society, ma
solo di rado assiste a riunioni e conferenze; questa sera  qui
in alternativa a buttar gi trentun pillole a sorsi di vodka,
con la speranza di incontrare un uomo interessante. A
punzecchiarle la coscienza  stata la rivelazione che Adam Berendt
non ha solo lasciato 35.000 dollari alla Historic Society,
come contributo alla tutela del patrimonio architettonico e
ambientale della zona, ma ha partecipato attivamente ad alcune
iniziative della societ. (Era mai andato alle riunioni,
per? Abigail ha molti dubbi in proposito.)
 una piovosa sera di maggio. Una sera romantica. Abigail
 contenta di non essere morta! Per andare in centro dalla
sua casa in Wheatsheaf Drive ha attraversato un paesaggio
verde brillante stile Monet, campi, colline, alberi e
arbusti in fiore; un paesaggio di grandi ville unifamiliari, con
le finestre illuminate, i cui abitanti sono nascosti alla vista
ma misteriosamente presenti. Le sembra una vita fa, la sua
vita da signora Tierney, quando ogni volta che entrava in
una stanza, il figlioletto Jared le correva incontro e le si aggrappava
alle gambe gridando: Mam-ma! Ti voglio bene!.
La vita era cos semplice, Jared cos piccolo. Un bambino
sa che l'amore  tutto.
Abigail  seduta nella seconda fila di sedie pieghevoli nella
sala buia e polverosa della Pryce House.  una delle donne
pi giovani (cio, sotto i cinquantanni) e, sebbene animata
da pensieri suicidi, ha come al solito un aspetto radioso,
pur essendo forse un tantino troppo truccata. Per l'occasione,
indossa un nuovo tailleur primaverile di Armani, in lino
grigio-rosa, stretto in vita, spalline leggermente imbottite; i
capelli color fumo, con i colpi di sole fatti proprio quel pomeriggio,
le ondeggiano accattivanti intorno alla testa. La
bocca  una prugna matura, polposa e lucida, che qualsiasi
uomo sano di mente ha voglia di mordere, gli occhi vacuamente
brillanti. Il suo cuore, grande come il pugno di un
neonato, batte forte di speranza. (E di caffeina. Abigail, nel
tentativo di evitare gli alcolici,  diventata caffeinomane.)
Mentre l'architetto dalle enormi narici parla appassionatamente
della "necessit spirituale" di preservare non solo i
preziosi siti storici della regione ma anche i loro "contesti
ecologici", Abigail si guarda intorno furtiva. Inconsciamente,
cerca (come sempre, del resto) Adam Berendt. Consciamente,
cerca Uomini Interessanti. Di origine asiatica? A dire
il vero ce ne sono relativamente pochi, non pi di una quindicina,
la maggior parte dei quali anziani signori; i membri
della Historic Society sono perlopi donne bianche di una
certa et, alcune delle quali vecchie e inferme. (Che miniera
d'oro  Salthill per le istituzioni benefiche! I suoi abitanti, infatti,
non sono soltanto ricchi, ma ricchi e vecchi, ovvero la
migliore tipologia di ricco. La nobile vedova Florence Ferris,
morta di recente all'et di novantatr anni, ha lasciato un'eredit
di oltre quaranta milioni di dollari da dividere tra le
sue associazioni preferite, Historic Society compresa.)
Dalla parte opposta della sala, sotto uno sbiadito dipinto a
olio che ritrae il vicepresidente Aaron Burr mentre spara al
generale Alexander Hamilton nel famoso duello avvenuto
nel luglio del 1804 nella vicina Weehawken, nel New Jersey,
c' uno sconosciuto con i capelli scuri e folti che potrebbe essere
di origine asiatica; dal suo profilo si intuisce una faccia
piatta e sta seduto immobile, come se ascoltasse il relatore
con la stessa attenzione di Abigail. (Ma cosa gliene importa
del futuro di Salthill a uno di origine asiatica? Come deve
sembrare squallida la "storia americana" a chi discende da
civilt grandi e antiche come quella cinese o giapponese, le
cui unit di misura sono i millenni e non i secoli, in cui miliardi
di esseri umani hanno vissuto, sono morti e sono stati
dimenticati, effimeri come lucciole.) Pensa Abigail candidamente:
Un uomo di origine asiatica darebbe un respiro pi ampio
alla mia vita. Non deve essere per forza un amante, basta che sia un
amico. Anche una donna andrebbe bene! Senza un respiro pi ampio
rischio di morire.
Si sente gi meglio. Isolare un problema significa cominciare
a risolverlo.
 consapevole di trovarsi in un'assemblea potente, sebbene
non pi giovane.  dagli anni Sessanta che Salthill vive
un "fervore patriottico" alquanto combattivo. A differenza di
altre comunit suburbane meno facoltose, Salthill-on-Hudson
 stata in grado di sostenere i costi esorbitanti di varie
cause per preservare il suo patrimonio artistico e per fermare
le imprese edili ogni volta che cercavano di violare il piano
regolatore. Alcuni avvocati locali si sono arricchiti grazie alle
cause contro l'amministrazione federale, statale e di contea,
bloccando la costruzione di bretelle autostradali e l'ampliamento
e il miglioramento delle strade statali, bloccando la
costruzione di unit abitative sovvenzionate con fondi pubblici,
di residenze per anziani, di un parco scientifico per le
biotecnologie da centinaia di milioni di dollari (Esperimenti
di guerra batteriologica in mezzo a noi), di nuove fognature,
strade di campagna asfaltate, cliniche, una succursale
dell'universit di stato, altre scuole pubbliche e persino sentieri
naturalistici attrezzati per i disabili. Il nemico  il cambiamento,
il nemico  il "progresso", il "profitto", almeno all'interno
della comunit. Adam si prendeva gioco delle
paranoie di Salthill, ma aveva lasciato parte della propria
eredit alla Historic Society e la Deppe House al comune.
Abigail sapeva che Adam stava cercando di alleviare il senso
di colpa.
Ma per cosa? Abigail non ne ha idea.
Forse, da adulti, si  tutti colpevoli.
L'architetto, il cui nome  assolutamente aspro e improbabile,
Gustave, Garrick, Gerhardt? - Oldt, o Ault - parla da
mezz'ora e non sembra intenzionato a smettere. Che viso
strano e brutto: infantile e volpino allo stesso tempo, con un
naso lungo e adunco, narici sporgenti e sopracciglia contorte
sopra occhi infossati e malinconici. Il mento  lungo e stretto,
ma cadente. Mentre parla, gli brillano i denti bianchi, umidi;
spesso sorride, nervoso. Deve avere poco meno di cinquantanni.
Indossa una giacca scura, invernale, di tweed,
abbondante sulle spalle e forse senza un bottone, come i capi
di seconda mano che comprava Adam Berendt. All'architetto
per manca il portamento di Adam, la sua sicurezza. Non
ha neppure un briciolo dell'innata eleganza sexy di Adam.
Gesticola, mentre parla. Ha i capelli troppo lunghi dietro alle
orecchie e il nodo alla cravatta un po' allentato, e storto. Ciononostante,
Abigail prova un certo interesse e riesce quasi a
convincersi che sia sessuale. Oldt, o Ault,  un uomo intelligente,
dai saldi principi. I suoi occhi si muovono qua e l per
la stanza (dove alcune persone sono, almeno in apparenza,
attente quanto Abigail, mentre altre, specie di sesso maschile,
sono semiaddormentate), ma si soffermano spesso su di
lei. Sembra voler chiedere conferma ad Abigail, sembra implorarla.
Perch le immagini del futuro hanno cos poco fascino
per noi? Perch catturano cos poco l'interesse? Perch
non abbiamo ancora vissuto nel futuro. Abbiamo vissuto, attraverso
i nostri avi, solo nel passato. Il passato  un paese
che conosciamo o che crediamo di conoscere. La nostra missione,
quindi,  preservare il passato in modo intelligente, e
preservare le nostre anime. Ma Oldt, o Ault,  troppo brutto.
Non  possibile baciare un uomo con quelle narici, anche
tenendo gli occhi saldamente chiusi.
Le luci della sala sono state abbassate, l'architetto  pronto
a mostrare alcuni lucidi. Che sollievo, Abigail non deve pi
guardarlo in faccia.
Ma  vero che il passato  un paese che conosciamo, che
vale la pena preservare? Abigail se lo chiede. Nelle ultime
settimane, da quando ha programmato la sua morte,  stata
perseguitata dalle parole sconsiderate pronunciate da Jared
nella stanza d'hotel di Middlebury. Siamo come alghe in uno
stagno. Una pozza piena di melma verdastra. Il suo sguardo
sprezzante, la piega della sua bellissima bocca. Abigail prova
una fitta di dolore, al ricordo. Perch non gli era andata vicino,
non l'aveva abbracciato? Perch era stata cos stupidamente
timida? Jared aveva bisogno di lei, era infelice, Abigail
avrebbe dovuto abbracciarlo, piangere con lui. No, no,
no. Non siamo alghe in uno stagno. Siamo esseri umani, abbiamo
un'ANIMA.
Abigail si asciuga gli occhi, sconvolta. Ha fallito come madre.
Non per aver tentato di uccidere il figlio, ma per non
aver saputo insegnargli a vivere.
Lucidi di monumenti storici della zona. "Prima" e "dopo"
il restauro. Abigail ne riconosce alcuni. L'architetto Oldt, o
Ault,  il titolare di uno studio specializzato nella tutela e nel
restauro di siti storici; sembra che abbia avuto molto successo
e che abbia vinto numerosi premi. Nella penombra, quell'uomo
emana autorevolezza, carisma persino. Se potessi
amarlo. Se potessi amare uno come lui. La vecchia Griswold
House (1683) in pietra, nella vicina cittadina di Galilee-on-Hudson.
Il vecchio ufficio postale (1797) di Bethel-on-Hudson.
La Union Cliff House (1840), antica stazione di posta in
River Road, non lontana dalla Deppe House di Adam. Lo
Hudson Hotel (1883) di Hastings-on-Hudson, spettacolare
edificio in stile vittoriano semidistrutto dalla ferocia di
un'impresa edile ma salvato in extremis dall'impegno dei
fautori della tutela del patrimonio storico. Abigail osserva
quelle immagini autoincensatorie attraverso un velo di lacrime.
Persino le case pi brutte diventano belle, grazie alla
Storia. La Swan's Ferry Quaker Meeting House (1845), un
tempo in rovina e ora succursale della biblioteca della contea
di Rockland, il Palisades Battle Memorial Bell Tower (1911),
la banca stile classic-revival in Main Street, a Salthill (1925),
propriet di un'agenzia immobiliare; il Rialto, cinema art dco
(1934), sempre in Main Street, restaurato e riaperto come
cineforum. Poi l'architetto mostra alcuni lucidi relativi a edifici
fatiscenti nella zona, da riqualificare con urgenza. La sua
conclusione  appassionata: I prossimi anni, in questo inizio
di millennio, sono di importanza cruciale. Spero che tutti
voi darete il vostro contributo. La storia riguarda tutti.
Riqualifica me! Anch'io sono in rovina, pensa Abigail.
Si accendono le luci.  l'ora del rinfresco. Abigail sbatte le
palpebre, un po' abbagliata. Il suo primo impulso  scappare
e tornare a casa, alla sicurezza del suo mausoleo. Il secondo
impulso  rimanere.  l per un motivo. (Ma quale?) Viene
salutata da conoscenti e vicini, strette di mano, rituali baci
sulla guancia. Siamo solo, tipo, come alghe in uno stagno. Una
pozza piena di melma verdastra. Tutte queste brave persone, rispettabili
e noiose, che conosce da anni. Abigail Tierney! Da
quanto tempo. Abigail ha una risposta standard per quel
genere di commento, petulante come una cheerleader del liceo:
Non sono pi la signora Tierney, sono tornata signorina.
Harry e io abbiamo divorziato. Abigail fa molta attenzione
a pronunciare l'assurda parola "signorina" come
l'ingenua di una situation comedy, per segnalare allo spettatore
di non preoccuparsi per lei, ma di sorridere, proprio come
fa Abigail. Non sopporta che la risposta automatica a
questa sua dichiarazione sia Oh! Come mi dispiace, e si  preparata
un'altra risposta petulante: A me no, quindi non dovrebbe
dispiacere neanche a lei.
Ora possiamo cambiare questo cazzo di discorso, per favore?
Abigail Des Pres, la mitica divorziata nevrotica di Salthill,
decisamente la donna pi bella nella Pryce House, si trova al
centro dell'attenzione maschile. Troppo. Come un pallone da
football richiesto a gran voce e poi calciato via. Gli uomini
fanno a gara per ottenere da lei un vacuo sorriso sbigottito. Il
suo vicino di Old Mill Road, l'ottantenne B-> con la sua
carrozzina motorizzata, e poi S-, il distinto giudice federale
con cui una volta  uscita, che sotto il gessato scuro indossa
il sacchetto da colostomia; in quel momento richiama
l'attenzione di Abigail in un modo sia intimo che intimidatorio.
La bacia sulla guancia di porcellana e le sussurra in tono
di rimprovero: Abigail, dove sei finita? Non sei mai in casa,
quando ti telefono, e non mi richiami mai. Sono molti gli
uomini in sala che brandiscono i simboli di una virilit perduta
e compianta: due hanno un sigaro, un altro una pipa
spenta. Uno, che cerca di attaccare discorso con Abigail, accarezza
l'involucro spiegazzato del suo sigaro nascondendolo nella tasca della giacca; l'altro, sorridendo nervosamente,
incapace di spingersi vicino ad Abigail, accarezza il proprio
sigaro, apertamente, stringendolo e afferrandolo con violenza
controllata. Poi c' una vecchia conoscenza, P-, che
Abigail potrebbe avere amato molto tempo prima, che tiene
in bocca con fare meditabondo, come spesso fa in simili occasioni,
una pipa spenta. A quegli uomini  proibito di fumare,
inutile chiedersi il perch.
Abigail! Ti trovo in gran forma, come al solito.
Abigail  stordita dal disappunto. L'uomo dai capelli scuri
che aveva immaginato essere di origine asiatica in realt  solo un conoscente di Salthill; uno che ha fatto i soldi con i junk
bonds, ex compagno di golf di Harry; G-, che sovrasta Abigail
dall'alto dei suoi circa cinquanta chili di pi, le bacia la
guancia bench lei non l'abbia incoraggiato. Si  sottoposto a
un qualche restauro facciale e ha un aspetto "giovanile"; i capelli
sono coraggiosamente scuri, di un nero corvino, folti in
maniera sospetta; sotto la costosissima acqua di colonia ha un
lieve sentore di qualcosa di molto nero, tipo lucido da scarpe.
Mentre Abigail parla, G- le guarda la bocca. La loro conversazione
 goffa, sconnessa. In un'altra occasione, Adam sarebbe
accorso in suo aiuto. Oh, dov' Adam! G- sta dicendo ad Abigail
con un ghigno che da tanto si ripropone di chiamarla... da
anni! Per piangere assieme, per condividere i ricordi di
quel bastardo di H. T. che, sinceramente, ti ha trattato, scusa il
linguaggio, come una merda. Avrebbe voglia di togliersi di l
e andare a bere qualcosa all'Inn? E magari cenare insieme,
una sera di queste? Abigail vorrebbe sfuggirgli, in qualsiasi
modo, ma G-l'ha messa con le spalle al muro e continua a
fissarle avidamente la bocca. (Sta per baciarla? In pubblico?
Abigail  agitata e in preda al panico come una tredicenne.)
G la fa spostare alla luce e le spiega, sottotono, sottovoce,
che sta diventando sordo da entrambe le orecchie, ma leggo
le labbra. Istintivamente, le fa schioccare. Abigail diventa
rossa e riesce, in qualche modo, a sfuggirgli. I rinfreschi sono
un po' come una partita di calcio, bisogna muoversi continuamente.
S-signorina Des Pres? B-buongiorno.  l'architetto
con il viso volpino e infantile allo stesso tempo.
Durante la conferenza, Abigail si era sentita sempre pi a
disagio, vedendo che la guardava spesso, ma si era detta che
forse se lo stava immaginando. Adesso sembra che voglia attaccare
discorso. Si chiama "Gerhardt Ault" e salta fuori che
era amico di Adam Berendt. Non quanto lei, signorina Des
Pres. Ma lo ammiravo tantissimo. Era un vero americano.
Abigail si rabbuia. Non sa se le piace che Adam venga etichettato
cos, come se fosse un villano rachitico di un quadro
naif di Edward Hicks. Abigail gli stringe controvoglia la mano,
che  viscida ed eccessivamente appassionata. Potrebbe
essere un quindicenne, anzich un uomo di successo, con
una certa reputazione. Non si  messo profumo. Emana un
disagio sudato e appiccicaticcio, un odore biancastro, come
di ostriche lievemente rancide. Visto da vicino, non ha solo il
naso grande, ma anche i pori e le narici, profonde come caverne.
E una leggera balbuzie. Ma ha un che di infantile, 
quasi affascinante. Abigail sorride in quel suo modo "da
femmina"; per quanto brutto, Ault  pur sempre un uomo, e
comportarsi "da femmina"  un riflesso nervoso per Abigail
(e per la maggior parte delle donne della sua classe sociale),
come quello dei polli che, decapitati, continuano a correre di
qua e di l schizzando sangue mentre la testa mozza sbatte le
ciglia e sorride civettuola con il becco, preparandosi a morire.
Gerhardt Ault parla delle sculture di Adam Berendt, che
"ammira moltissimo"; sembra convinto, a torto, che Abigail
sia una "scultrice" e lei, che dieci anni prima ha fatto un corso
e non ha la pazienza richiesta per quel tipo di disciplina, 
troppo scocciata per dirgli come stanno le cose.  questo che
vedi in me: una scultrice? Mentre parla, Ault  pervaso da una
strana animazione. Le ricorda... be', non esattamente Adam
Berendt; ma Adam come sarebbe potuto essere, pi giovane,
meno grasso, con la faccia sottile anzich rotonda; meno sicuro
di s, un po' a disagio con le donne. Adam, se avesse
avuto due occhi funzionanti e infossati, malinconici. Adam,
con un naso lungo e adunco. Che senso ha? Sul tweed di
Ault ci sono peluzzi di lana o di forfora. L'uomo  lievissimamente
pi alto di Abigail con i tacchi. La sua cravatta - insignificante,
a righe -  girata al contrario, gli si vede l'etichetta
strappata. Di Macy's! Distrattamente, Abigail gliela
raddrizza. Gesto istintivo, da moglie. Avrebbe potuto farlo,
soprappensiero, anche con Adam. L'effetto su Gerhardt Ault
 elettrizzante. Un caldo rossore stupito gli copre le guance.
Gli si allargano in maniera preoccupante le narici, come occhi
sgranati. Il suo sguardo  pervaso dall'emozione. Come se
gli avessi toccato il pisello. Gli ho toccato il pisello? Oddio. Ault
comincia a parlare, balbettando, e Abigail si affretta a dire,
paonazza in volto: Mi scusi, architetto! Non so cosa mi 
preso. Ault risponde: Ma si immagini, signorina Des Pres.
Anzi, la ringrazio: sono sempre in disordine.
L'uomo ride, emettendo un suono stridulo.  chiaro che
non ha i denti incapsulati. Vorrebbe aggiungere qualcos'altro,
ma Abigail si scusa e fugge via con eleganza.
Alghe in uno stagno. Una pozza piena di melma verdastra.
Abigail si tira su a sedere e pensa: la generazione di Jared 
consapevole delle interrelazioni ecologiche e tuttavia non ha
il senso del sacro. (Come poteva Abigail portare il proprio figlio
nella chiesa episcopale, in cui neppure lei credeva? E
Harrison Tierney si vantava di essere stato un "ateo convinto"
gi nel ventre materno.) Ma "l'ecologia", per i ragazzi
americani,  pi o meno alla stessa stregua del cyberspazio.
Un videogioco. Fantasia. La natura consuma tutto e definisce
tutto. Possibile che non esista niente al di l della natura?
Non c' da meravigliarsi che Jared e i suoi amici non nutrano
il bench minimo interesse per la Storia. Cos' la Storia
se non una massa di cose vecchie e morte fatte da persone
vecchie e morte?
La vita divora la vita, ma l'uomo spezza il ciclo, l'uomo ha la
memoria.
Lo aveva detto una volta Adam. Oh, perch Abigail non
aveva abbracciato Jared per piangere con lui la morte di
Adam? Perch era stata cos restia a parlargli con sincerit?
Perch stavi approfittando della sua angoscia adolescenziale. Lo
stavi corteggiando. Tuo figlio!
Il suicidio? Potrebbe essere un errore. (Un errore terribile!)
Dal momento che quasi tutto il suo patrimonio andrebbe a
Jared, il suo unico figlio, e siccome Jared  minorenne, sarebbe
Harry Tierney, il bastardo, ad amministrarlo. Il mio nemico
mortale. Devo morire dopo di lui!
La mattina seguente, alle dieci in punto, suona il telefono e
Abigail risponde controvoglia S? respingendo la vergognosa
speranza che sia Jared (perch naturalmente non lo ,
non lo sar mai pi), e una voce adenoidea le balbetta nell'orecchio:
S-signorina Des Pres? Abigail? Buongiorno. Abigail
risponde educatamente: Ci conosciamo?. E la voce: Ci
siamo conosciuti ieri sera, alla Historic Society di Salthill.
Davanti ad Abigail prende forma un'immagine sfuocata della
brutta faccia dell'architetto, gli occhi malinconici, le narici
enormi e il sorriso contratto e voglioso. Oddio, perch l'aveva
toccato? Perch Abigail si comporta cos? Come si sente crudele
nella sua vestaglia trapuntata Laura Ashley, scalza, a
guardare dalla finestra una striscia di prato in salita che arriva
fino all'orizzonte come un forte mal di testa verde. Mi chiamo
Gerhardt Ault. Ci siamo parlati, ieri sera.
Ma certo. Lei  stato molto... ha detto cose molto interessanti.
Davvero? Grazie!
Abigail chiude gli occhi. Perch dice quelle cose? Sembra
che la sua bocca agisca indipendentemente da lei, come la testa
del pollo decapitato.
Ci provo, sa? Credo moltissimo in quello che facciamo, io
e i miei soci. Non solo le ristrutturazioni, ma il recupero del
territorio. Sa, noi prima di tutto guardiamo il paesaggio. In
passato, l'architettura del paesaggio era l'ultima cosa e spesso
non c'erano soldi a sufficienza per...
Abigail appoggia il viso al vetro della finestra.  in una delle
molte, troppe stanze del suo mausoleo. Non ce la fa pi a vivere
da sola. Quando si  soli si pensa troppo. Il cervello non si spegne
mai fino al momento di dormire. Che rabbia. Quando Roger
Cavanagh l'aveva baciata, in quella stessa stanza, avrebbe dovuto
ricambiare il suo bacio, gettargli le braccia al collo e baciarlo,
baciarlo. Magari anche premergli contro il bacino. Cos
adesso il figlio di Roger sarebbe potuto essere il suo.
P-posso invitarla a c-cena? Stasera?
Stasera? Proprio no. Abigail deve pensare per un istante
alla persona a cui sta parlando.
D-domani sera?
Ho un altro impegno, mi dispiace.
Come si sente crudele. Un'amazzone, con un seno tagliato
per poter tirare meglio con l'arco. Capisce il debole di Camille
Hoffmann per i cani. Con i loro occhi da cane, imploranti,
ansimanti, che strisciano ai tuoi piedi.
Domenica?
Abigail sospira. Vorrebbe ridere, incredula. Il suo spasimante,
in apparenza timido, il balbettante Ault, le sta con il fiato sul
collo! Abigail deve tenere il ricevitore lontano dall'orecchio.
Domenica, credo di s. Grazie. Arrivederci!
 l'unico modo per fuggire. Abigail mette gi il telefono
ed esce dalla stanza anche se, quasi subito, l'apparecchio ricomincia
a squillare.
Harry. Dimmi solo come sta Jared.
Pausa. Harry  chiaramente sorpreso di sentire la sua voce.
O forse sta cercando di capire con chi parla? Sono passate
tante donne nella sua vita, appiccicose ma effimere, come alghe
in uno stagno.
Non avremmo bisogno di parlare, altrimenti. Dimmi solo
come sta.
Harry deglutisce a fatica. Abigail lo sente.
Abigail, non ho deciso io di farlo venire a stare qui. Ma
dovevo andare incontro ai suoi desideri.
Abigail non dice niente. Stringe con forza la cornetta per
impedirle di tremare, visto che lei trema tutta.
Sostiene che, sai... Che hai cercato di ucciderlo.
Abigail chiude gli occhi. Non io! La mano di un demone.
Che sia vero o no Harry cerca di essere gentile, quella s
che  una sorpresa, lui ne sembra convinto. Forse se ne vuole
convincere.
Harry, ti prego. Mi dici semplicemente come sta Jared,
per favore?
Non ti manda delle e-mail? Pensavo che ti scrivesse.
Figuriamoci, se lo pensavi.
Vuoi dire che non ti ha mai scritto? Neanche un'e-mail?
Abigail emette un suono debole, remissivo. L'ultimo verso
di un pollo decapitato.
Quel ragazzo! Be',  un ragazzo.
Harrison, non farti pregare. Finisce sempre cos: striscio,
imploro. Dimmi solo come sta mio figlio, sta bene?
Segue una lunga pausa. Abigail  ansiosa. All'altro capo
del filo, i rumori di fondo (la bellissima seconda moglie Kim
che sgrida una domestica?) si interrompono improvvisamente,
come se Harry avesse chiuso la porta con un calcio
(atteggiamenti che hanno sempre fatto trasalire Abigail).
 un ragazzo.  suonato come i suoi amici. Ha sedici anni.
Mi chiedi se sta bene?
In che senso " suonato"? Abigail sente, nonostante il
suo miglior istinto materno, una debole speranza. A Jared
manca la mamma! Sta attraversando un periodo particolare
e, presto, si riconcilier con sua madre.
Harry ride irritato. Te li elenco, i sensi in cui  suonato. Accademico,
sociale, familiare, psicologico. Gli puzzano i piedi.
Sono le scarpe. Le scarpe da ginnastica, senza calzini.
Gli puzzano indipendentemente dalle scarpe da ginnastica
afferma Harry. Abigail se lo vede, il suo ex marito, che si
passa le dita tra i capelli sempre pi radi e fa una smorfia, maschera
da doccione. Sguardo che indica profondo disgusto
oppure orgasmo imminente. Anche se  vero che con quelle
scarpe gli puzzano molto di pi. Harry si interrompe per un
attimo e Abigail adesso lo vede storcere il naso. Harry  sempre
stato schizzinoso, nauseato anche dal minimo odore di
cacca di bambino. Abigail, giovane madre infatuata, contenta
di avere una scusa per fare a meno di vestiti firmati, strette
scarpe italiane e visite settimanali dal parrucchiere, tra i bisogni
del bambino si era trovata bene. Persino la sua cacca era
una buona cosa, dal momento che indicava un corretto funzionamento
dell'apparato gastrointestinale. O no?
 che mi sento cos sola. Mi manca Jared.
Altra pausa. L'emozione sincera e improvvisa imbarazza
Harry Tierney, specie se non pu farci una battuta sopra.
Certo. Ma Jared dice che bisticciavate sempre.
Non  vero!
Lo so, ma lui... A quell'et cosa vuoi che sappia?
Harry,  successo qualcosa tra te e Jared?
Harry sospira. Abigail sente di nuovo un'assurda punta di
speranza. Dice che lo braccavi, con la storia del fumo. Dice
che non  vero che fuma.
Harry, l'ho visto con i miei occhi.
Ci sono cose peggiori.
Fa uso di droghe? Jared ...?
Ha sedici anni. Sta in collegio. Quando  a casa,  a
Manhattan. Cosa ti posso dire?
Di questo si tratta, allora? Di droga? Quale?
Ad Abigail sembra di vedere Harry che storce di nuovo il
naso come se ci fosse cattivo odore. Le viene in mente di quando
si lamentava del suo "spirito materno", come lo chiamava
lui. Aveva sentito le battute crude che faceva con i suoi amici
maschi. Quand' che una fica non  una fica? Quando si chiama
mamma. Ad Abigail brucia la faccia, rimpiange di non avere
davanti l'ex marito per graffiargli la faccia grassa, acida e compiaciuta.
Piagnucola: Non l'ho mai braccato, davvero. Se mai l'ho
abbrancato. Braccare, abbrancare, abbracciare! Azioni completamente
diverse, ma che nella mente di un ragazzino si possono
confondere.
Be',  proprio questo il punto.
Abigail sa che, alla fine di quella conversazione, sar esausta
e ferita come dopo una corsa nuda tra i rovi, ma non sembra
in grado di interromperla. Dice: Harry, non ho cercato
di uccidere Jared. Lo sai, vero?.
Lunga pausa. Non credo che tu volessi deliberatamente
uccidere Jared o te stessa. Non sei una donna ponderata.
Abigail ride, infastidita. Cosa sono, allora? Un'istintiva?
Una primitiva? Le vengono in mente le aborigene di posti
sperduti dell'Australia, gonfiate dalla gravidanza, con i seni
che cadono fino all'ombelico.
Sei una donna molto femminile.
Vale a dire?
Vale a dire che non sempre prevedi le conseguenze delle
tue azioni. Prima agisci, poi rifletti.
Tu invece non rifletti mai.
Harry ride. Solo chi riflette prova rimorso. Perch dovrei,
allora?
Abigail pensa che sia impossibile avere la meglio su Harrison
Tierney.  uno che ti d ragione persino sulle interpretazioni
pi estreme dei suoi atti e riesce sempre a sfuggirti.
"Gli incidenti non esistono" dice Jared. Una stronzata che
deve avere imparato dal tuo amico Berendt.
Abigail non risponde alla provocazione. Rispetta troppo
Adam Berendt per trascinarlo nella sua vecchia disputa con
Harry Tierney.
Harry ride. A parte il fatto che il ragazzo mi ha quasi ammazzato.
Me, suo padre. Zoppico ancora adesso.
Harry, cosa  successo?
Stavamo sciando, ad Aspen. A un certo punto, non chiedermi
come, Jared ha perso il controllo degli sci e mi  venuto
addosso mentre scendevamo lungo una pista piuttosto ripida;
sono scivolato di pancia sugli sci di Kim e poi non ricordo
pi niente. Mi sono risvegliato in ambulanza. Con due fratture
piuttosto brutte, anzi molto brutte, al femore destro. Almeno
non ho una placca di metallo nel cranio, eh?
Abigail pensa in fretta, in attesa che Harry se la prenda
con lei. Ecco a cosa si arriver.
Harry, mi dispiace moltissimo. Sono...
Senti, lo so che hai quel tuo bel sorriso da debuttante. Con
tutti i denti in vista. Ride. Non dire stronzate.
 vero, Abigail sta sorridendo. Solo con la bocca, tesa e un
po' storta.
Jared si  fatto male?
Solo qualche graffio. Lo conosci:  impossibile ucciderlo.
Sono sicura che si  trattato di un incidente, Harry. Jared
non ti farebbe mai male di proposito.
Certo, certo.
Abigail sa che dovrebbe metter gi il telefono. Parlare con
Harry  come giocare a un ping-pong psicologico. Ma il battito
del suo cuore  accelerato; impossibile resistere.
Harry chiede: Hai sentito di Roger Cavanagh?
Sta per avere un altro figlio.
 fantastico! Alla sua et.
Roger non  vecchio.
Nessuno di noi  vecchio, Abigail.  solo che non siamo
pi giovani.
Roger sembra molto felice. ...
 in stato di shock. Povero scemo.
Conosci la madre?
No borbotta Harry. Le donne incinte non suscitano interesse
in lui. Francamente, sono rimasto molto sorpreso. Ho
sempre pensato che Roger avesse una cotta per te.
Abigail lascia passare anche quell'ultima provocazione.
Dice: Hai sentito che Lionel  tornato a casa? Lui e Camille
si sono riconciliati.
S, che  tornato a casa lo so.  un rottame, povero stronzo.
Ma mi sembra eccessivo dire che si  "riconciliato".
Corre voce che sia stato tu a presentare a Lionel quella
sua amante esotica. (Abigail sa che dire quelle cose  come
gettare benzina sul fuoco e sa che se ne pentir.) Che  una
delle tue "fisioterapiste".
Harry ride di cuore. Ma non nega.
Un altro degli stratagemmi di Harry Tierney. Non scusarti,
non offrire spiegazioni. Non negare. Abigail afferma maliziosamente:
Una fisioterapista che fa anche la prostituta part time.
Una giamaicana "esotica" dalla pelle bruna.
Giamaicana? Chi diavolo te l'ha detto?
Abigail sorride. La faccia di Harry! Se la immagina benissimo.
Soltanto i suoi amici pi stretti sanno che Harry Tierney
 un razzista non dichiarato.
Corre voce. Conosci Salthill.
Conosco Salthill dice Harry con rabbia.  proprio per
questo che me ne sono andato.
Non sapevi che la ragazza di Lionel era -  - di colore?
Pausa. Abigail sente il respiro dell'ex marito. Si chiede se
Kim, quella che l'ha sostituita nel ruolo di moglie, ha tirato
su il ricevitore per ascoltare di nascosto la loro conversazione;
questi scambi intensi, pieni di adrenalina, sono una speciale
forma di adulterio riservata alle coppie divorziate. Abigail
si domanda se Jared non  nei paraggi.
No, dev'essere a scuola. In territorio neutrale, a distanza
di sicurezza da Pap e Mamma.
Harry dice: Non  vero, non lo . Siri non  come dici.
Grugnisce, segno che  meglio cambiare discorso. Quindi
chiede, con il suo tipico tono malizioso: E tu, invece, come
stai, Abby? Ho sentito delle voci....
Abby! Che si traduce con povera scema. Che genere di voci?
Voci.
 come stuzzicare uno in coma con un bastone. Abigail 
quella in coma, Harry quello con il bastone. Il suo intento
non  torturare, in realt, ma vedere se la donna in coma prova
dolore.
Ma Abigail  attenta, interessata. In mancanza di una propria
vita interiore, ha bisogno di sapere che gli altri immaginano
una vita per lei.
Che "esci" con molti uomini. Perlopi handicappati.
Abigail ride, ferita. A dire la verit, sto pensando di smettere.
Smettere cosa?
Smettere di uscire con molti uomini. Abigail ride nuovamente,
verso di animaletto strozzato. Poi aggiunge, quasi
sottovoce: Anzi, di vivere. Sto pensando di smettere questa
cazzo di vita.
Silenzio da parte di Harry. Non profondo, ma goffo e irrequieto.
 l'uomo che si vergognava perch la moglie aveva
un nodulo al seno delle dimensioni di un cece. Che si vergognava,
e si scocciava, che suo padre fosse morto di una morte
lenta e, soprattutto alla fine, scomoda e intempestiva, visto
che lui doveva andare all'estero per motivi di lavoro. Poi
ride nervosamente. Abigail se lo immagina con le guance
paonazze e si corregge velocemente: Ehi, non dico sul serio,
naturalmente.
Lo so risponde Harry in tono piatto, e butta gi il telefono.
"Vivere". Diamo per scontato che gli altri siano in grado
di farlo meglio.
Abigail parla a voce alta nel silenzio che la circonda. Non
ricorda se  stato Adam a sentenziarlo o se  stata una sua
scoperta personale. Se l'ha detto Adam, allora  un'osservazione
profonda. Se sono stata io, "Abby", allora  l'ennesima
stronzata di una deficiente infelice.
Silenzio.
Abigail aspetta che Adam o qualcun altro la smentisca.
Ride. Certo che esco con degli "handicappati". E con chi,
se no?
Adam Berendt disapprova l'odio di Abigail verso se stessa?
 testardo? Schivo? Oppure, semplicemente, non c'?
Abigail, smettila. Sai che non esisto. Sono solo cenere. L'hai detto
tu stessa: fertilizzante.
Che furba! Abigail insiste per vedersi con Gerhardt Ault direttamente
al ristorante, lo Swan's Ferry Inn sul fiume, cos da
poterci andare con la sua macchina e avere la possibilit di
scappare. Ciononostante  speranzosa, non cinica. Mi piace.
"Gerhardt". Non ricorda molto bene che faccia abbia. Si
chiede se Gerhardt non fosse per caso il nome dell'architetto
di Hitler. Esci con molti uomini, perlopi handicappati. Abigail
vorrebbe protestare: non  vero che esce con molti uomini.
Non lo ha mai fatto.
 una tiepida sera di primavera. L'ora legale fa s che il sole
resti pi a lungo in cielo in giornate pi lunghe. Per quelli
a cui piacciono le giornate lunghe,  la stagione ideale. Per
quelli a cui piacciono gli incredibili "sprazzi" fluorescenti
delle azalee in fiore, non  una stagione cinica. Perch non
essere fiduciosi? Quello stesso giorno, Abigail si  offerta di
presentare Donegal Croom, il poeta di origine irlandese che
legger alcune sue poesie in occasione della Festa della Fioritura
di met maggio. Abigail si  impegnata a restare viva almeno
fino ad allora.
Non pianto in asso le mie amiche. Mai!
Abigail arriva con venti minuti di ritardo allo Swan's
Ferry Inn. Gerhardt, seduto a un tavolo, strizza gli occhi per
leggere il libro che si  portato alla luce tremolante di una
candela; ha l'aria di essere arrivato con venti minuti di anticipo.
Quando Abigail gli si avvicina, alza lo sguardo sorpreso,
come se si fosse dimenticato chi  quella donna e perch
lui  l. Scatta in piedi e il tovagliolo, gi aperto e posato in
grembo, gli cade per terra attorcigliandoglisi chiss come intorno
alle caviglie. Abigail!  cos... ... Balbetta, ammiccandole,
sorridendole, stringendole goffamente la mano.
S, anche per me dice Abigail. Si siede velocemente, con un
sorriso inespressivo. Come al solito, le parte nella testa il manta
Perch, perch sono qui, perch proprio qui, ma lo spazza via come
farebbe una casalinga con la scopa. Il successivo turbine di
parole  Un drink, presto, un drink! Ma Abigail riesce a respingere
anche questo pensiero. Gerhardt ha gi cominciato a parlare.
Lo sguardo malinconico da cagnolino fisso su Abigail, voglioso.
Cosa le sta dicendo? Abigail cerca di ascoltarlo. Ci prova.
Gerhardt Ault  un uomo molto gentile. Ce ne sono ovunque, a
Salthill: uomini di mezz'et, molto gentili e terribilmente noiosi.
Perlopi sposati. (Perch Gerhardt Ault non lo ? Abigail ha
la sensazione che presto le verr svelato il motivo.)
In quella serata romantica a lume di candela Gerhardt ha un
aspetto pericolosamente volpino. Indossa una camicia bianca
di taglio squadrato, con il colletto grande, farfallino a scacchi
(con clip) e un'altra giacca di tweed. I capelli, di un colore chiaro
e indefinito, sembrano un groviglio di trasparenti spaghetti
di riso. Quando sorride, ad Abigail viene voglia di contargli i
denti: di sicuro ne ha troppi. Indossa occhiali bifocali, che si toglie
in tutta fretta e si infila nella tasca della giacca, con la vanit
di un uomo timido e brutto che spera, in qualche modo, di
non esserlo. Per essere affrancato da altri occhi miopi. L'obiettivo di
tutte le storie romantiche. Abigail chiede a Gerhardt cosa stava
leggendo e lui glielo racconta.
Ordinano da bere: acqua Perrier, con una fetta di limone,
per entrambi.
Abigail vorrebbe chiedere se anche Gerhardt ha un buon
motivo per non bere ma non lo fa, naturalmente. Ha troppo
tatto per una domanda del genere. E sarebbe troppo deprimente
sentirsi rispondere che  sempre stato "allergico" all'alcol.
Mentre Gerhardt parla, animato, lo sguardo luminoso e
sfuocato fisso su di lei, Abigail d un'occhiata furtiva al resto
della sala per vedere se c' qualcuno che conosce. O forse
cerca Adam Berendt. Lo Swan's Ferry Inn (1791)  uno dei
"monumenti storici" sul fiume, ristorante a tre stelle, costoso,
buio come una segreta, con stampe di scene equestri, frustini
e finimenti alle pareti; su un muro c' un grande dipinto
a olio del presidente George Washington in alta uniforme,
folta parrucca riccioluta, giacca rosso regale, galloni dorati,
spada con impugnatura in ottone, preziosa spilla della Society
of Cincinnati sul risvolto della giacca e, sullo sfondo,
come il disegno di un cartone animato per bambini, la magnifica
carrozza presidenziale giallo canarino trainata da sei
cavalli bianchi. Sebbene Washington fosse relativamente giovane
all'epoca del ritratto, ha un aspetto austero e di
mezz'et, il viso indurito.
Si diceva che Washington fosse stato cliente abituale dello
Swan's Ferry Inn. La stessa cosa veniva detta per la Deppe
House, a pochi chilometri di distanza. (Frequentava solo la taverna
o anche il bordello?) A Adam piaceva molto fare battute
un po' macabre sugli scheletri sepolti sotto il pavimento di
terra della sua cantina... Alla fine del suo matrimonio, Abigail
Tierney si era incontrata alcune volte con Adam Berendt allo
Swan's Ferry Inn; non nella pretenziosa sala da pranzo, ma
nel pub, accanto al camino. Che posto romantico! Abigail sospira.
Ricorda con improvvisa lucidit la sera d'inverno in cui
aveva i piedi gelati nei sabot di capretto e Adam glieli aveva
scaldati con le mani appoggiandoseli in grembo, sotto al tavolo.
Mani forti, da scultore. Era stato un gesto intimo ma innocente.
Come se Abigail fosse una bambina e Adam il padre
che la puniva con dolcezza. Abigail, per, non aveva saputo
resistere al desiderio di stuzzicarlo passandogli le dita dei
piedi sull'inguine e Adam era arrossito e glieli aveva spinti
via. Oh, scusa aveva detto Abigail sottovoce. Non che fosse
veramente dispiaciuta. Le succedeva raramente, peraltro.
Adam, a disagio, aveva alzato le spalle guardandola con l'occhio
buono e le aveva detto: Sei ancora sposata. Non dovresti
giocare all'adulterio. Abigail aveva ribattuto: Giocare? E
chi vuol giocare?. Era vero, ufficialmente lei e Harry vivevano
ancora insieme, quando lui non era a Manhattan, ma Abigail
aveva capito che il suo tempo da signora Tierney stava
pian piano volgendo al termine. Aveva fatto la biopsia alcune
settimane prima soltanto; sembrava che suo marito provasse
repulsione per lei, come se fosse gi deturpata. Abigail non
aveva voluto parlarne ad Adam (anche lei si vergognava?) ma
gli aveva detto: Quando ero ragazza, pensavo che, una volta
diventati adulti, l'adulterio fosse qualcosa che si doveva fare.
Come giocare a bridge. (Era vero? Erano vere le disarmanti
confessioni di Abigail?) Adam aveva risposto con un borbottio
di disapprovazione e aveva cambiato subito argomento.
Perch, con tutti i posti che ci sono, Abigail ha accettato di
vedere Gerhardt proprio allo Swan's Ferry Inn? Ha paura di
mettersi a piangere da un momento all'altro.
Gerhardt sta parlando di "Gail, la moglie morta". Di gi! E
in un momento inopportuno, con il cameriere sorridente che
incombe su di loro armato di enormi menu simili a lastre di
marmo incise. Mentre Abigail esamina le confuse scritte in
corsivo, antipasti, primi, secondi, cerca di concentrarsi sulle
parole del suo accompagnatore, su quel fiume, quella cascata
di parole, come se il marito affranto non le avesse mai dette a
nessuno e avesse scelto Abigail e quel dannato momento
inopportuno per qualche ragione chiara solo a lui. Le tocca
dividere l'attenzione tra gli antipasti e il lutto balbettato di
Gerhardt Ault. Il quale le confida che sua moglie  morta sei
anni prima di cancro al pancreas. All'inizio l'oncologo le
diede cinque mesi di vita, che poi si rivelarono meno di tre.
Anche la defunta signora Ault era un architetto ed era specializzata
in chiese. Gerhardt deve "ancora riprendersi dal trauma".
Abigail, annuendo compassionevole, d un'occhiata alla
sfuocata colonna dei secondi, per lei niente carne rossa, forse
coq au vin, o trancio di pescespada, scampi, animelle no...
Gerhardt ha entrambi i gomiti appoggiati sul tavolo,  curvo
in avanti, gli occhi malinconici lucidi, le enormi narici che si
contraggono e si dilatano, e rovescia il proprio dolore su Abigail
Des Pres come se versasse alla cieca un secchio di liquido
dentro a una tazza da t. Forse Abigail interpreta la confessione
di Gerhardt in modo ingiusto: Non pensare di poter fare breccia
nella mia vita. Sono puro, profondo. Sono in lutto. Non dice
niente, si morde il labbro, riluttante a offrire gli avanzi rinsecchiti
della propria sofferenza domestica, il Divorzio e la Perdita
del Figlio, e cos Gerhardt accelera, sempre pi curvo,
con la postura tipica del discesista spaventato che sta per perdere
il controllo degli sci. E c' la nostra figlioletta Tamar. Ha
undici anni. L'abbiamo adottata.  ancora traumatizzata. A
volte non parla... per giorni. Le lacrime riempiono gli occhi
di Gerhardt e Abigail deglutisce a fatica. Dev'essere difficile
comunicare con lei dice Abigail, se , insomma, se sta muta.
 gi difficile comunicare con... (Ma cosa sta dicendo? Sta
forse dicendo ragazzi normali?) Lascia la frase a met, pentita.
Tamar  adottata ripete Gerhardt. Ha messo da una parte il
menu stile lastra di marmo senza averlo neppure guardato.
Abigail si sente crudele, maleducata, avida, ad avere guardato
il proprio e lo chiude immediatamente. Gail desiderava
tanto avere un figlio, "qualcuno per cui vivere, al di fuori di
noi due". Io la capivo. Un uomo potrebbe anche non essere p-pronto
quanto una donna, ma io... io amavo Gail, avrei fatto
qualsiasi cosa per lei. P-per farla felice. C'era questo lato di lei
che ho conosciuto solo dopo il matrimonio, una specie di lato
materno-spirituale. Devo ammettere che sono rimasto sorpreso!
Forse non ero molto maturo. Sono sempre stato concentrato
sul mio lavoro. Sono uno stakanovista. Be', anch'io
v-volevo un bambino. Voglio dire, non ero contrario. Sembra
che stia per annegare. Abigail mormora qualcosa per consolarlo:
Naturalmente, per l'uomo  diverso. L'uomo lascia il
seme in un piccolo buco da cui, nove mesi dopo, la donna spinge
fuori un'anguria munita di braccia e gambe. Ecco la differenza.
Gerhardt, grato di tanta comprensione, afferma: Ci abbiamo
provato e riprovato. Ci siamo rivolti a medici, specialisti, cliniche
per problemi di fertilit. Abbiamo pregato! Alla fine
siamo andati in un centro cristiano per le adozioni - Gail viene
da una famiglia di missionari presbiteriani - che ci ha messi
in contatto prima con una rumena, con cui per non siamo
riusciti a concludere nulla, e alla fine.... Il suo tono ha assunto
un che di falso e irritato. Che quest'uomo gentile e confuso
si sia pentito della figlia? Vorrebbe forse non avere pi il peso
di quella responsabilit? Abigail vede il cameriere che indugia
nei pressi del tavolo con un mezzo sorriso logoro e stoico.
Comincia a dire qualcosa di conciliante e pratico allo stesso
tempo, per richiamare l'attenzione di Gerhardt sulla situazione
reale e presente, sul fatto che ci si aspetta da loro che ordinino,
mangino, paghino e se ne vadano, il tutto in un tempo
ragionevole, un paio d'ore al massimo, ma improvvisamente
le vengono le lacrime agli occhi, improvvisamente Abigail
Des Pres comincia a piangere, Abigail Des Pres piange, sabotando
la perfezione del trucco con cui si  mascherata la faccia;
 sorpresa da tanta debolezza, da tanta goffaggine; scoppiare
in lacrime in un luogo pubblico; d la colpa a Adam e al
suo dannato puritanesimo davanti al caminetto del pub. Nasconde
il viso in fiamme nel tovagliolo bianco di lino, si alza
dalla sedia senza vedere e mormora parole di scusa: Non
posso rimanere. Buonanotte!.
Fugge dalla sala da pranzo dello Swan's Ferry Inn. In una
confusione di lacrime, mortificazione, dolore, sente un uomo
chiamare il suo nome, Abigail!, ma non  una voce che riconosce,
una voce capace di farla fermare.
Elimina come-cavolo-si-chiama dalla lista. Un handicappato di
meno.
Nel corso della vita, Abigail Des Pres ha trascorso "momenti
perduti", come li chiama lei. Momenti in cui capisce
come sarebbe non essere. L'atmosfera della casa in Wheatsheaf
Drive, il vuoto tranquillo delle stanze, da cui la persona
che  stata, o che ha creduto di essere, si  allontanata.
A volte ride, sorprendendo persino se stessa. Cosa c' di
tanto divertente?
La faccia di Harry. Me la vedevo! Quando mi ha raccontato
dell'"incidente" sugli sci. Jared che gli  andato addosso.
Abigail si asciuga gli occhi; che scena ridicola: Harry, Ja-
red e l'affascinante seconda moglie Kim, con il culo nella
neve.
Adam? Dai, prova almeno a sorridere.
Abigail. Perch ridere delle disgrazie altrui?
Vaffanculo. Perch  divertente, ecco perch.
Vuoi che Harry rida di te?
Certo. Sono troppo divertente, lascia che rida, quel coglione.
Abbiamo passato degli splendidi momenti insieme,
quando Harry mi faceva ridere. Per esempio, mi faceva il
solletico con le sue mani ruvide. O faceva le imitazioni delle
"minoranze etniche". Certo, non erano divertenti da un punto
di vista morale, umano, ma erano estremamente spassose
in modo cattivo, malato.
Abigail, sei ancora innamorata di Harry?
Stronzo! Sono innamorata di te.
Sei innamorata del dolore che ti ha causato. Ormai  un segno
caratteristico, per te.
Non  vero niente. Sai una cosa? Io Harry lo vorrei morto!
Cio, in un certo senso. Non proprio morto morto, magari paralizzato.
S! Che Jared gli fosse caduto addosso e gli avesse
spezzato la spina dorsale, ecco quello che vorrei, che fosse
una testa su una sedia a rotelle spinta da Kim che alza gli occhi
al cielo scocciata.
Abigail, dovresti vergognarti. Questa cattiveria non  da te. Hai
bevuto?
Va' a cagare, che cosa te ne frega? Non sono affari tuoi.
L'hai promesso a Roger. Ti ha tolto dai guai a Middlebury, ricordi?
Che vada a cagare anche lui. Mi ha spezzato il cuore.
L'hai mandato via tu, Abigail. Non lo ami.
Harry l'ho amato all'inizio. Non c' nessuno come il primo.
Ero vergine ed ecco che arriv Harry a sfondarmela. Dicono
che le donne non siano masochiste di natura, che  la
cultura che ci rende malate. Ma noi come facciamo a saperlo?
Non c' cultura senza natura. Non c'... cazzo, ma cosa
sto dicendo, Adam? So di cosa sto parlando?
Stai facendo una distinzione molto sottile, Abigail. Ma ti stai
perdendo.
Harry era il nostro inconscio. Il mio e quello di Salthill.
Non lo amo, ma mi manca. Quasi quanto mi manchi tu,
Adam.
Ora hai detto una cosa coraggiosa, profonda. Quale perspicacia,
per una di Salthill!
Ma, Adam,  vero?
Silenzio.
Adam, ti prego dimmelo.  vero?
Silenzio. Maledetto Adam, ma dov'era finito? Ancora quel
gioco? "Se mi prenderete e io..."
Adam, dai. Abigail  in punta di piedi, tenta di restare
in equilibrio. Un tempo  stata una ballerina abile e leggera,
ma ormai  come se avesse i pesi alle caviglie. Barcolla, ondeggia,
sbanda per le stanze vuote. Sequenza da capogiro,
come in uno specchio che riflette all'infinito stanze magnificamente
arredate ma vuote vuote vuote.
Messaggio telefonico di un uomo che si presenta a bassa
voce, scusandosi di averla "turbata", che dice che gli piacerebbe
"moltissimo" rivederla o almeno avere la possibilit di
parlarle "prima possibile, spero" e Abigail digita rapida il "3"
per cancellare. Basta handicappati!
Davanti alla biblioteca pubblica di Salthill in una bella
mattina di maggio improvvisamente c' confusione; vicino
all'entrata, appena oltre i tornelli. Abigail, spinta dalla curiosit,
si avvicina e vede una donna di mezz'et, con le guance
paonazze, i capelli grigi tagliati corti e una tuta di jeans con
dei girasoli sulle tasche, che affronta uno dei bibliotecari.
Signora Hoffmann, la prego! Sa che non  permesso portare
cani in biblioteca.
 Camille Hoffmann!
Abigail fissa l'amica, prestando attenzione a mantenere le
debite distanze.
Com' furibonda Camille! Salda sulle gambe, che sembrano
tronchi d'albero. La sua morbidezza di mamma mammifera
sembra aver lasciato il posto a qualcos'altro di pi duro
e insensibile. Il tono della voce  controllato, quasi minaccioso.
Mi scusi, ma questi non sono cani. Non solo. Camille
tiene al guinzaglio due grossi, bellissimi cani: Apollo di
Adam, che ha ubbidito al comando della padrona e si  messo
a cuccia, e un giovane dobermann pinscher magro e lucente,
troppo capriccioso per stare fermo in un posto, che tira
il guinzaglio e ringhia. Abigail riconosce immediatamente
Apollo, naturalmente, ma il dobermann le  del tutto nuovo.
Un certo numero di persone si sono affacciate dalla sala di
lettura a osservare, in modo discreto. A Salthill, scene del genere
sono piuttosto rare. Abigail si sente in dovere di intervenire,
ma... per dire cosa? (Francamente avrebbe confidato
in seguito a Beatrice Archer, avevo paura del dobermann
pinscher.) Il bibliotecario, imbarazzato e a disagio, insiste
perch Camille lasci i cani fuori dalla biblioteca; Camille ripete
che i suoi cani non sono "come tutti gli altri"; il bibliotecario
minaccia di "chiamare la sicurezza"; alla fine Camille si
volta con sussiego e mormora: Apollo! Thor! Chi non ci
vuole non ci merita, credetemi. E non merita nemmeno i nostri
soldi. Andiamo.
Qualcuno applaude alle sue spalle: Abigail Des Pres, che 
sua amica, se ne guarda bene.
Un improvviso grattare alla porta della camera da letto.
La porta viene impudentemente aperta, prima che Abigail riesca
a svegliarsi del tutto.
Un animale peloso! Apollo! Corre nella camera buia, stringendo
tra i denti quella che sembra essere una vecchia camicia di flanella.
Quella che Adam usava quando lavorava in giardino, sporca
di terra.
Abigail  scesa dal letto, cerca di prendere la camicia. Apollo non vuole lasciarla andare. Abigail insiste ma Apollo scrolla
la testa e ringhia. Abigail insiste, sempre pi disperata.
La lotta continua, faticosa, per tutta la notte.
 per me un grande onore, una grande emozione. Quando
studiavo al Bennington College...
Quando Abigail Des Pres studiava al Bennington College
alla fine degli anni Settanta, idealista laureanda in lettere, si
innamorava di frequente di uomini pi vecchi di lei, irraggiungibili;
uno di questi, quando lei aveva diciannove anni
ed era al secondo anno di universit, era il poeta di origine
irlandese Donegal Croom. All'epoca, Croom aveva appena
pubblicato la sua prima raccolta di poesie, SeaChange, ed era
stato acclamato negli Stati Uniti come l'erede di Dylan Thomas,
"la versione pi lirica" di William Butler Yeats. Nella
folla di giovani donne entusiaste e piene di ammirazione assembrata
in un edificio di legno del campus, Abigail aveva
ascoltato con il batticuore il bel tenebroso Croom che leggeva
le sue appassionate poesie incantatrici, meno oscure di
quelle di Thomas e Yeats, ma ricche, sensuali, "brutalmente
eloquenti" e "primordiali, affascinanti" (come sostenevano i
critici su entrambe le sponde dell'Atlantico). Abigail aveva
pianto di felicit. Non si era mai commossa in quel modo di
fronte a una performance pubblica. Aveva subito comprato il
libro e si era messa in coda insieme a un sacco di altre ragazze
entusiaste per aggiudicarsi l'autografo del poeta.
(Aveva sbagliato a scrivere il suo nome! Aveva aggiunto
una "r"!)
(Era forse un messaggio segreto?)
Abigail aveva ringraziato timidamente il poeta e si era allontanata
con la testa che le girava. Anche se Donegal Croom
l'avesse degnata di una seconda occhiata, Abigail, ragazza
agile, magra, con capelli scuri lucidi lunghi fino alla vita, fuseaux
neri e T-shirt abbondante, era troppo agitata per accorgersene.
La sua et, ancora verginale, solo per poco, e
profondamente romantica, era quella giusta per stringere al
petto il libro color verde mare. Anche lei scriveva poesie,
frammenti apnoici, e immaginava un giorno di poterle mettere
in musica e di ballarle; sarebbe stata a un tempo poetessa,
compositrice, coreografa e ballerina. (Gli insegnanti di
Bennington, ex radicali anni Sessanta amanti delle droghe
pi esoteriche e ispiratrici, incoraggiavano Abigail, come i
suoi compagni, di talento e no.) Per giorni, dopo la lettura di
Donegal Croom, nella testa di Abigail erano brillati versi di
poesia, musicali, separati dal significato; come battiti di ali di
farfalla; riusciva quasi a vederli, a toccarli, ma le sfuggivano.
Com'erano belli, per. Lei lo sapeva!
Adesso, ventiquattro anni pi tardi, Abigail ha ancora la
sua copia di SeaChange, che nel frattempo  diventata un
pezzo da collezione. Croom ha scritto molti libri di poesie e
ha vinto molti premi compreso il Pulitzer, la sua reputazione
in certi ambienti  ancora ottima. (Per curiosit, digitando
"Donegal Croom" su Internet, Abigail ha scoperto che una
prima edizione autografata di SeaChange in condizioni perfette
pu valere anche 3000 dollari. Naturalmente non lo
venderei mai.) Rileggendo il sottile libro, Abigail avverte
un'eco dello shock viscerale di un tempo; non cos forte, ma
comunque palpabile. Come afferma la sopraccoperta, sono
poesie di magia ed eros. Se solo... quando gli porgevo il libro
da firmare, i nostri occhi si fossero incontrati.
Abigail va al Salthill Bookstore per acquistare altri libri di
Donegal Croom. Nella vetrina ne sono esposti una mezza
dozzina, oltre a una fotografia pubblicitaria del bel poeta dai
lineamenti marcati e dai capelli lunghi, nel fiore degli anni. Il
viso  pi vecchio, ma inconfondibilmente irlandese; i capelli con spesse venature grigie incorniciano il viso segnato dal
tempo. Quanti anni pu avere Croom? Quarantacinque?
Abigail  venuta a sapere che Croom  stato sposato tre volte
ma che adesso  scapolo, almeno ufficialmente; le pare un
buon segno.  disponibile. Magari si sente solo. La vetrina  stata
allestita in previsione dell'arrivo di Donegal Croom alla
Festa della Fioritura, pubblicizzata dappertutto a Salthill. 
un'ottima causa! Anche se, per un momento, Abigail non ricorda
pi quale sia. Apre la porta della libreria e il campanello tintinna, in modo caratteristico, sopra la sua testa. Abigail
ha la gradita sensazione di entrare in un'oasi protetta mettendo
piede nel negozio vecchio stile di Marina Troy, con le
fotografie incorniciate di T. S. Eliot e Virginia Woolf, James
Joyce, Willa Cather, William Faulkner e altri simboli del secolo
passato appesi ai muri, lontani dall'epoca moderna dell'elettronica
e di Internet quanto gli di dell'antichit. Sono
nobili personaggi che Abigail ammira e intende "rileggere"
entro breve.
Come al solito, entrando nel Salthill Bookstore, Abigail d
un'occhiata in giro, con una punta di senso di colpa, in cerca
di Marina Troy (Il senso di colpa deriva dal fatto che Abigail
ha cercato, in un certo qual modo, di sedurre Roger Cavanagh;
e a Salthill  sensazione diffusa che Roger e Marina facciano
coppia, sebbene in maniera indefinita e forse senza
consumare.) Ad Abigail manca molto Marina! Per anni ha
provato un'attrazione unilaterale nei suoi confronti, un sentimento
simile a quello che si potrebbe provare per una sorella
pi piccola o una cugina eccentrica, difficile; versione
solitaria della stessa Abigail, coraggiosamente immune alle
lusinghe e alle tentazioni degli uomini. Nell'anima,  ancora
vergine. Nessuno pu conquistarla. Abigail non la vede da tanto
tempo.
Buongiorno, signora Des Pres!
Abigail si sforza di sorridere in risposta al saluto, sempre
un po' troppo entusiasta, di Molly Ivers, la sostituta di Marina.
Molly  una ragazza vigorosa e cordiale, stile scout, che indossa
un ampio caffettano viola e pantaloni di nylon neri; capelli
biondi con frangia infantile sul viso rotondo da
bambolotto. Mentre Marina salutava timidamente i clienti, a
Molly piace dare un caloroso benvenuto! Si dice che, nonostante
la forte concorrenza da parte dei centri commerciali e
di Internet, il negozietto di Pedlar's Lane abbia lavorato
sorprendentemente bene in assenza di Marina, grazie alle continue
e intrepide campagne di Molly: letture pubbliche di poeti
e scrittori, ricevimenti accompagnati da rinfreschi, il Salthill
String Quartet, apertura la domenica e la sera dopo cena. Ma
come fa a far tutto, chiede la gente a Molly Ivers, e durante
un'intervista alla "Salthill Weekly Gazette", Molly ha confessato:
Non dormo mai!.
A Salthill ha cominciato a girare voce che Marina Troy non
torner pi. Affitter o vender il negozio a Molly.  cos distrutta
dalla morte di Adam Berendt, poverina.
Abigail sa che non dovrebbe fare domande, perch verr
sicuramente snobbata, ma non resiste alla tentazione di chiedere
notizie di Marina e Molly risponde, circospetta: Oh,
Marina sta molto bene, grazie. Abigail vorrebbe chiedere
dov', ma lo ha gi chiesto una volta ed  stata snobbata, come
sono stati snobbati anche altri della sua cerchia che hanno
fatto la stessa domanda. Invece, Abigail le chiede quando
torner Marina e Molly risponde a bassa voce, come se le
stesse facendo un gran favore: Oh, signora Des Pres! Marina
sta lavorando ad alcune opere d'arte, "sculture", e dice
che  molto felice. Spera di ritornare in autunno e di organizzare
una mostra. Abigail rimane sorpresa da quella rivelazione.
Preferisce pensare a Marina come a una versione pi
nevrotica e pietosa di s.  felice? Vuol dire che... Abigail si
interrompe, senza sapere cosa dire. Si  ripresa dalla morte di
Adam? Com' possibile?
Naturalmente, Abigail non pu fare una domanda del genere.
Anche se la facesse, Molly Ivers non saprebbe come rispondere.
Abigail compra vari libri in brossura di Donegal Croom,
prende la macchina e va in un parco nei pressi della scuola
media per sedersi a leggere su una panchina. Nota che le fotografie
di Croom in copertina restituiscono un'immagine
praticamente inalterata del poeta nonostante il passare degli
anni. La sua poesia, si sono meravigliati i critici,  "primordiale",
"fiera", "lirica e selvaggia", "potente come una forza
della natura". Abigail legge, affascinata, sebbene non riesca
sempre a capire fino in fondo, dell'antico eroe guerriero
gaelico Cuchulain e del dio crudele degli aztechi messicani,
Quetzalcoatl, supervisore di fastosi riti sacrificali di scorticamento
e di cannibalismo. Le poesie di Croom sono popolate
da falchi, serpenti, pantere, squali, stalloni e tori. Abigail avverte
un brivido di identificazione con il cavallo sventrato
della controversa poesia di Croom, "La corrida".
Come le viscere del cavallo urlante
Si torcono nella polvere e nel Tempo
Cos la mia anima si torce resistente
e folle all'Oblio.
Abigail ammira l'arguta assonanza (se di questo si tratta)
e la "visione stoica e intransigente del poeta di una natura
che 'prima di Dio era amore', per citare le parole del mentore
di Croom, D. H. Lawrence" (citazione tratta dalla copertina
del libro).
Abigail alza lo sguardo, udendo voci e risate. Ragazzini
che tornano a casa da scuola. Prova un senso di perdita: Jared
si  allontanato da lei e sembra che non abbia intenzione
di ritornare. Da quanto tempo non vede la cinesina con il basco
rosso? Due settimane? Per quanto ne sa Abigail, la bambina
 scomparsa. La sua famiglia se ne  andata da Salthill.
Oppure non  mai esistita. Abigail sente una stretta al cuore,
la perdita di una presenza mai conosciuta.
 per me un grande onore, una grande emozione. Quando
studiavo al Bennington College...
Il giorno della Festa della Fioritura, Abigail si alza presto.
Ansiosa, riscrive e prova pi volte la presentazione di Donegal
Croom. E se il poeta, notoriamente molto "sensibile", trovasse
offensiva la sua adulazione servile? Alle nove ha appuntamento
dalla parrucchiera. Si trucca con cura estrema,
talismanica. Gli occhi in particolare. La poesia di Croom  piena
di occhi. Si cambia pi volte, come una fanciulla frivola di
un'altra epoca, pi romantica. Alla fine, indossando un nuovo
tailleur Herms di seta grezza color champagne accompagnato
da una sciarpa di seta nera, un elegante cappello di paglia
nera e un paio di dcollet nere di Gucci, Abigail arriva
al Salthill Inn con mezz'ora di anticipo, come richiesto da
Beatrice Archer.  cos emozionata! Il mio destino. La mia sorte.
Perch no? Sono ancora giovane. Abigail ha trascorso talmente
tante ore a leggere e rileggere le poesie di Croom e a scrivere
e riscrivere la sua presentazione di cinque minuti, che ha le
pupille dilatate come se si fosse iniettata della belladonna in
vena; il suo cervello non veniva messo a cos dura prova dai
tempi del college, quando doveva comporre ricami lunghi
venti pagine su argomenti quali luci e ombre in Cuore di tenebra
di Joseph Conrad, "il peccato originale" nel Signore delle
mosche di William Golding, il tema del "doppio" in Delitto e
castigo di Dostoevskij. Nell'atrio del Salthill Inn, Abigail vede
la sua amica Beatrice in compagnia di un uomo pi anziano,
dal viso sfatto, con un giubbotto di jeans. Abigail, vieni
qui! Beatrice  ansiosa e afferra la mano di Abigail come una
scolaretta. L'uomo con la giacca di jeans deve essere... Donegal Croom?
Abigail lo fissa, scioccata. Naturalmente si aspettava
che il poeta fosse invecchiato rispetto a come lo ricorda,
ma questo sembra il padre di Donegal Croom... Ha una bianca
chioma leonina che scende in ciocche color gesso a incorniciare
il viso coperto da una ragnatela di capillari; il naso 
decisamente gonfio, gli occhi iniettati di sangue e non molto
a fuoco. Ciononostante, indossa un giovanile giubbotto di
jeans, una maglietta e un paio di jeans neri; la pancia gli sporge
sopra la fibbia della cintura di corda. Al lobo dell'orecchio
sinistro porta un orecchino d'oro che luccica come un piccolo
occhio perverso. Quando Beatrice gli presenta Abigail,
Croom la scruta in modo scortese. Le sue narici fiutano come
quelle di un cane eccitato.  poco pi alto di Abigail: si  accorciato?
Emana un odore vagamente acre, mischiato a un
pi fresco profumo di dentifricio e acqua di colonia. Sembra
che non si faccia la barba da qualche giorno e che non si sia
pettinato i capelli arruffati. Abigail si sorprende a ridere in
modo frivolo. Signor Croom, una volta lei mi ha chiamato
"Abrigail". Tanto tempo fa. Croom replica con voce tonante:
Bene! Questo merita un aperitivo, "Abrigail". La porta via
da Beatrice Archer e da varie altre donne sorridenti in attesa
di essere presentate al grande poeta e la guida nel bar scarsamente
illuminato adiacente alla hall.  solamente mezzogiorno
e dietro al bancone non c' nessuno. Barista! Donegal Croom
scopre i denti in una parodia di sorriso e batte il
pugno sul bancone.  un'emergenza. Abigail, mortificata,
 in piedi al suo fianco; lui le tiene il polso come se fosse un
ostaggio. Salthill. Periferia di New York? Sono mai stato
qua prima d'ora, cara? Sei molto bella, ma vi assomigliate
tutte. Abigail cerca di spiegare che Salthill-on-Hudson non
 proprio periferia, bens un paese che risale ai primi del Settecento,
ma Croom, distratto dalla ricerca del barista, non la
ascolta. Lei vuole dirgli quanto  potente la sua poesia;
quanto  stata importante per lei in tutti quegli anni; quanto
sollievo d la poesia a chi deve affrontare le difficolt della
vita... Alla fine arriva un nero baffuto, in impeccabile giacca
bianca, che prende le ordinazioni serio ma cortese. Due
whisky al malto. Lisci ordina Croom. Abigail non capisce se
uno dei due drink  per lei oppure se sono entrambi per il
poeta; giura a se stessa di non toccare alcolici. Con incredibile
rapidit, Donegal Croom tracanna met del suo whisky e
sospira soddisfatto. Nel frattempo si  seduto su uno degli
sgabelli del bar, la testa tra le mani. Ai suoi piedi c' una valigia
di tela malconcia;  arrivato direttamente dall'aeroporto
La Guardia, senza passare dalla sua camera del Salthill Inn
dove passer la notte. Sembra essersi dimenticato di Abigail,
mentre si porta il bicchiere di whisky alle labbra e dondola
un po' sullo sgabello con le spalle curve. Mormora tra s...
che cosa? Abigail immagina parole in gaelico, potenti e misteriose.
Da una distanza cos ravvicinata, vede quanto ha i
capelli radi dietro la testa; sembra quasi che gli scivolino via,
lasciando scoperto il cuoio capelluto rosa pallido. Donegal
finisce il secondo whisky e ne ordina un terzo, ma Abigail si
intromette coraggiosamente: Lasci stare, cameriere! Dobbiamo
andare, adesso.
Croom si volta verso Abigail con sguardo torvo. Per un
istante, sembra non riconoscerla. Poi, sospirando, dice: Va
bene. Hai ragione, mia cara. Hai sempre ragione. Inaspettatamente,
le appoggia con dolcezza la mano sulla spalla ossuta.
Le sue dita increspano la bellissima seta grezza. Ti hanno
mandata da me, vero? La mia musa. Bene. Dondolandosi
sullo sgabello, si piega verso Abigail, come se volesse baciarla;
Abigail resta immobile, ipnotizzata. Cosa sta succedendo?
Cosa intende dire Croom chiamandola musa? Sulla soglia,
Beatrice Archer e alcuni altri membri del comitato si sbracciano
preoccupati. Abigail dice sottovoce: Mi scusi, Croom.
Credo che sia ora di andare. Vuole seguirmi?.
Ovunque tu vada, mia cara. La belle dame de merci.
Le prende la mano e le bacia il palmo con un gesto cos
improvviso e intimo che Abigail si sente svenire. E le mie amiche
hanno visto! Per il momento, Abigail Des Pres non pu essere
pi felice.
Come un grosso, goffo pesce ritto sulla coda, Donegal
Croom viene condotto da Abigail nella rumorosa sala da ballo.
Ci sono fiori ovunque, un'apoteosi di fiori che fa venire le
vertigini, alcuni recisi, altri in bellissimi vasi. E ci sono piramidi
di libri di Croom, in attesa di essere venduti dopo il rinfresco,
autografati dal poeta. Che avvenimento elegante e festoso!
Croom sgrana gli occhi, come un uomo che si sveglia
con difficolt da un sogno. In quello spazio cavernoso viene
diffusa della musica "gaelica" di cui Croom sembra voler
rintracciare la provenienza. Devo essere morto. Questo
spiegherebbe tutto. Abigail guida Croom nel dedalo di tavoli
sontuosamente decorati, determinata a portarlo sul podio.
Il poeta si appoggia pesantemente a lei e respira con affanno.
Ha i capelli sugli occhi,  paonazzo. Inciampa sugli
scalini che portano al podio, ma Abigail lo sorregge, come
una vecchia e fidata moglie. Lo fa accomodare su una sedia e
gli si siede accanto sorridente. S, sorridente! Le sue amiche
la guardano, ammirano il cappello nero di paglia sopra il
luccicante casco di capelli, il sensazionale tailleur di Herms;
forse sono invidiose di Abigail Des Pres per la prima volta
dopo anni. Ad Abigail piace quella sensazione. Per  molto
nervosa. Come Donegal Croom, non ha appetito, non ha voglia
di crema di asparagi con un pizzico di prezzemolo e vol-au-vent
ai frutti di mare, insalatina condita con vinaigrette
ipocalorica e, per dessert, lamponi freschi. Da bere, scarse
quantit di uno chardonnay molto secco e non particolarmente
buono. (Visto che Abigail non beve, Donegal Croom si
appropria con discrezione anche del suo bicchiere.) Abigail
osserva l'enorme sala adorna di fiori attraverso gli occhi
iniettati di sangue del poeta: vede i tavoli con donne dal viso
di petalo e vestiti colorati, cos tanti tavoli, cos tante donne,
che chiacchierano come uccellini. Che baccano! E dappertutto
mazzi di rose, gigli, iris, orchidee, gardenie... Abigail vede
le donne di Salthill, le sue sorelle: tutte bellissime. Strano che
siano tutte bellissime. Insulse donne trasformate in dee grazie
alla magia dell'opulenza. Non ci sono pi "donne brutte".
Capelli meringati, visi illuminati dal trucco, sorrisi da piranha,
gioielli ammiccanti come semafori nella notte.
Quell'odore misto, ubriaco, di una miriade di profumi. Aiutami
cara. Oh, Ges. Non vorrei far acqua mormora Donegal
Croom in un orecchio ad Abigail, che non riesce a capire
se stia scherzando o dica sul serio, visto che il suo viso rosso
e segnato da una ragnatela di capillari  contratto in una
smorfia di... che cosa? Attesa, paura? Gratitudine per l'applauso
eccitato e infantile delle signore di Salthill? Ma Abigail
Des Pres deve precederlo e Beatrice Archer la sta gi presentando.
E in piedi vicino al podio, con le sue dcollet di
Gucci dal tacco alto. Trema visibilmente. Oh,  cos spaventata!
Le sue amiche la guardano, nella speranza che faccia bene.
Ma non troppo, cos che possano invidiarla ancora di pi.
 per me un grande onore, una grande emozione. Quando
studiavo al Bennington College... La presentazione scorre
via come in un sogno e improvvisamente Abigail si ritrova
seduta al suo posto, rossa in viso, a desiderare che quell'applauso
eccitato e infantile sia, almeno in parte, per lei. Donegal Croom
 in piedi, la pancia prominente gli struscia contro
il leggio. Ha inforcato gli occhiali da presbite che gli
conferiscono una falsa aria da nonno, nonostante l'orecchino
d'oro che gli brilla impudico all'orecchio. A Salthill, nessun
uomo della sua et porta l'orecchino: l'orecchino lo portano i
camerieri gay, che non sono molto numerosi. Croom incombe
in tutta la sua mole dietro il leggio e respira inopportunamente
nel microfono emettendo un suono che sembra un
rombo in lontananza. Aggrotta la fronte sfogliando tascabili
sciupati, senza fretta. Non si  preparato? Ha preso alla leggera
un avvenimento cos importante per gli Amici del
Salthill Medical Center? Alla fine, Croom comincia a parlare
con un tono di voce dapprima a malapena udibile, poi pi
forte e melodico, come un carillon a cui  stata data la carica.
In tono oracolare, proclama alle oltre trecento donne assiepate
nella sala, che lo fissano avidamente, che la poesia  "una
rivelazione mistica",  "anarchica", "dionisiaca",  "divinazione".
Confida loro che la poesia gli ha "salvato la vita". La
poesia "ha dato alla mia vita il suo significato particolare". E
per poter comprendere la poesia, oltre che per crearla, bisogna
"soccombere al demone interiore. E avere fede!". Questa
dichiarazione viene seguita da uno scroscio di applausi. Gli
occhi iniettati di sangue di Croom scrutano la sala, il vertiginoso
spazio fiorito che gli sta davanti, l'espressione rapita
delle donne e, finalmente, comincia a leggere con un tono
che sfiora la passione, o un suo convincente simulacro. "Il girifalco",
"Il giaguaro morente", "Il vecchio della brughiera",
"Giovane passione", "Ferite suppurate", "Il serpente con le
piume", "La corrida". La sala da ballo  pervasa da un piacevole
fremito collettivo. Cosa racconteranno quella sera le distinte
signore di Salthill-on-Hudson ai mariti della lettura
del poeta di origine irlandese Donegal Croom? Come possono
trasmettere il brivido di piacere illecito e brutale provocato
dalle sue parole sensuali, il sottilmente erotico movimento
in avanti del bacino durante la recitazione dei suoi versi? Come
faranno a spiegare la gioia "anarco-dionisiaca" del dolore,
la "rozza divinazione" che le tocca nel vivo del loro essere
con un palpito adulterino? Se gli occhi attenti delle donne
hanno notato che il Donegal Croom in piedi davanti a loro 
un rottame sulla cinquantina che assomiglia solo vagamente
alla bella foto dei cartelloni pubblicitari, sono troppo piene
di tatto per ammetterlo. Sono donne abituate a non vedere le
imperfezioni negli uomini, pur essendo ansiosamente consapevoli
delle pi piccole imperfezioni in loro stesse. Forse alcune
delle donne di Salthill trovano gratificante il fatto che
Croom, pur essendo indiscutibilmente un grande poeta, non
sia poi molto pi attraente o virile dei loro mariti. Non  stato
forse insignito di un premio Pulitzer e di molti altri riconoscimenti?
Che poesia meravigliosa. Cos ispiratrice. Ho comprato
tutti i suoi libri! La Festa della Fioritura  una causa cos
nobile.
Mentre Donegal Croom legge le sue poesie perversamente
sensuali e incantatrici, Abigail socchiude gli occhi per rievocare
il Donegal Croom della sua giovent. Un uomo di cui si
era innamorata, anche se a distanza. Un girifalco che trasudava
tenerezza, forza, sicurezza della propria virilit, che accennava
a misteriose ferite, fallimenti, "sconfitte della razza
e dell'anima". Nel 1978 Croom non leggeva le poesie, le recitava
con aria eccitata, di scoperta. Abigail cerca di rievocare
anche se stessa diciannovenne, vergine semplice e idealista
con i capelli stile hippy, che credeva che "la cosa che voleva
di pi al mondo" fosse fare la ballerina stile Balanchine. Naturalmente,
a diciannove anni, Abigail era gi troppo vecchia.
E le mancava quel quid che hanno solo le ballerine vere,
quell'inesprimibile mix di talento, determinazione e
audacia. No. Io ero una codarda. Mi vergogno cos tanto! 
a Adam Berendt che fa questa confessione perch capisce
che, nei momenti di estrema follia, Adam la protegge.
Con fervore, Donegal Croom si lancia in quella che descrive
come la sua composizione pi controversa e pi personale:
"La musa oscura: una sestina". C' un'atmosfera tesa nella
sala mentre Croom recita sottovoce, in tono incantatorio,
quello che sembra essere un omaggio, o un vituperio, alla
"bocca di donna cui mancano i denti soltanto / come mancano
i denti alla Morte". Abigail si sente bruciare la faccia.  lei
l'unica donna che capisce il significato delle parole di
Croom? Le altre sorridono indecise, incoraggianti. Abigail si
sente sollevata quando l'aria condizionata entra in funzione
con un ronzio che copre le parole di Croom. Sposta l'attenzione
sui camerieri in divisa che trasportano enormi vassoi
da una parte all'altra della sala piena di fiori, impassibili e
meccanici come robot. Sono quasi tutti ragazzi, con la pelle
di svariate tonalit. Bianchi, gialli, neri. C' n' uno, magro,
capelli scuri, che assomiglia a Jared, a parte il viso, pi maturo,
e la virile dignit con cui si muove, che Jared in analoghe
circostanze non avrebbe. Abigail avverte il disprezzo dei camerieri
obbligati dalle leggi dell'economia a servire le donne
di Salthill; nota l'intenzionalit con cui ignorano la poesia
ampollosa di Donegal Croom, come se non fosse pi importante
del ronzio emesso dal condizionatore. Non giudicateci
duramente! Anche noi una volta abbiamo avuto la vostra et.
Improvvisamente Croom smette di leggere, come se fosse
stanco oppure annoiato o come se il pubblico lo avesse irritato
ascoltando in silenzio, compostamente scioccato, quella
che Abigail immagina dovesse essere una poesia "esilarante".
Croom ha letto per meno di mezz'ora (sebbene si fosse
impegnato per contratto a parlare quaranta minuti per 5000
dollari pi le spese) e adesso si rifiuta, con un cenno sdegnoso
della mano, di rispondere alle domande del pubblico. Poco
male, pensa Abigail. In piedi, splendente nel suo tailleur
di Herms e cappello di paglia nero, d il via agli applausi.
Sfoderando il suo sorriso migliore. Le sue amiche e vicine di
Salthill applaudono generosamente, perch sono donne generose,
e il faticoso interludio giunge al termine.
Alla fine del rinfresco, Beatrice Archer dai riflessi dorati nei
capelli corre ad abbracciare Abigail e la bacia affettuosamente
sulla guancia, macchiandola di rossetto. Ha gli occhi lucidi,
sbarrati. Sei stata meravigliosa, Abigail! Siamo tutte cos orgogliose
di te.
Una ragione per vivere? Perch no?
Nonostante l'ambigua performance di Donegal Croom,
viene acquistato un numero dignitoso di libri, i cui proventi
andranno al Salthill Medical Center, e dopo aver rilasciato
laconico alcuni autografi, Croom insiste perch Abigail l'accompagni
nella sua stanza. Ha programmato di passare la
notte a Salthill, in previsione di "una ripresa e una recrudescenza".
Confessa ad Abigail di sentirsi "debole", "sull'orlo
della depressione", come sovente gli capita quando si trova a
leggere le sue opere davanti a un pubblico "ostile alla poesia".
Abigail protesta: Oh, Croom! Il pubblico non ha manifestato
ostilit alla poesia, ma ammirazione sviscerata per
lei. Croom esplode in una risata malinconica, arrabbiata e
adolescenziale, che ad Abigail fa venire in mente Jared e che
le suscita un moto di compassione. Croom appare decisamente
contrariato. Sebbene abbia autografato parecchi libri,
non gli basta; qualsiasi numero di libri venda e firmi con la
sua florida e impetuosa mano, non gli baster mai. Abigail
capisce che  uno di quegli uomini (nella sua esperienza le
persone di quel tipo sono sempre stati uomini) che danno
per scontata l'ammirazione degli altri e rimangono delusi
quando questa  meno esuberante di quel che si aspettavano.
Il suo ex marito Harrison Tierney era cos. Pur disprezzando
gli altri, pretendeva la loro ammirazione e si infuriava
quando gli veniva negata.
Solo Adam Berendt era diverso. Cos diverso! Adam era
sempre sorpreso quando piaceva a qualcuno.
Abigail accompagna Donegal Croom nella sua camera di
albergo in uno stato di nervosa euforia.  stata scelta dal famoso
poeta per "stare con lui" e chiss a che cosa potr condurre
tale intimit? Sembra veramente attratto da me. Un'intesa
quasi mistica. Forse Croom si ricorda di Abigail dai tempi di
Bennington, nel 1978; forse lo aveva colpito in maniera indelebile.
Poco probabile, ma  qualcosa a cui aggrapparsi! Abigail
sa che Croom ha avuto relazioni con varie poetesse di
una certa importanza; ha vissuto con un'artista famosa; 
stato sposato tre volte, ma non ha mai avuto figli. (Per mia
scelta. In una famiglia un insaziabile ego infantile  pi che
sufficiente. Ecco quanto Donegal Croom ha dichiarato in
un'intervista al "New York Times" pubblicata sul Web.) Abigail
sa che non  un uomo affidabile, di sicuro le spezzer il
cuore, ciononostante lo accompagna in camera, lasciando
che si appoggi pesantemente a lei mentre va verso il letto.
Oddio, dove siamo? Salthill? Montagna di sale? Il paradiso
suburbano americano. Il bagno caldo che ti lascia appesantito
dall'acqua, intontito e incerto se sei vivo o morto - indifferente!
Sebbene esageri, Croom sembra veramente stanco.
Ha il respiro corto, affannoso. Forse  ubriaco: mentre firmava
i volumi  riuscito in qualche modo a mettere le mani su
parecchi altri bicchieri di chardonnay.
 cos romantico! Ci siamo conosciuti molti anni fa, ero solo una
ragazza, una laureanda a Bennington, poi ci siamo rivisti a Salthill
e abbiamo ritrovato l'intesa di una volta, all'istante. Chi pu spiegare
cose simili? Bisogna soccombere al demone interiore e avere fede!
Croom fa molto rumore in bagno, lascia la porta socchiusa
e, dopo un 1 tingo interludio di rubinetti e colpi di tosse, riemerge
con i capelli umidi tirati all'indietro e procede a zigzag
verso Abigail che  in piedi, apparentemente innocente, a leggere
una copia del suo ultimo libro di poesie, Il cuore scorticato.
Le prende la mano, le sorride enigmatico e si lascia cadere all'indietro
sul letto a baldacchino con un rumore di ossa che
scricchiolano. Per un istante il suo viso rosso segnato da ragnatele
di capillari, bellezza maschile in rovina, si contorce
dal dolore. Sebbene Croom si sia rinfrescato in bagno, c' un
residuo di qualcosa di acido e non lavato; le narici sensibili di
Abigail si arricciano. Solo tu! Tu mi hai salvato la vita. Abigail
sente una punta sia di orgoglio che di apprensione, ma
ubbidisce quando Croom le ordina di slacciargli e levargli le
scarpe, di allentargli la cintura e di accendere l'aria condizionata.
Ubbidisce quando Croom le intima di sedersi accanto a
lui sul letto. La mia Elena! Sei l'unica di quelle stronze che ha
orecchio. Mi hanno invitato apposta per insultarmi. Abigail
protesta immediatamente dicendogli che nessuno l'ha insultato
e che, al contrario,  piaciuto moltissimo al pubblico, come
 piaciuta, in particolare, la poesia "La corrida", opera cos
forte e controversa, proprio cos, tutti i presenti sono rimasti
molto affascinati dalla musa oscura: Certo, la sestina  una
forma inconsueta per loro, Donegal. Ma hanno capito il significato
subliminale. La sua poesia  cos profondamente radicata
nel sublime. Affascina e commuove anche chi non ha
molta consuetudine con la "forma" poetica. Quella dichiarazione
tutta d'un fiato, ispirato amalgama di citazioni critiche,
fa s che il poeta, con la schiena appoggiata ai cuscini, apra gli
occhi, gusci d'uovo rotti, e guardi intensamente Abigail.
Davvero? Credi che quelle donne abbiano capito? A loro
modo, s. Croom sorride sornione. La poesia  come scopare,
mia cara. A livello subliminale. Lo sapevi? Abigail  presa
alla sprovvista da quella rivelazione, ma  decisa ad assecondare
Croom perch, dopo tutto, il poeta  lui. Che continua:
Quello che fa il poeta, quello che io ho cercato di fare,  scopare
il pubblico, collettivamente; fargli sentire qualcosa, farli
venire, anche contro la loro volont. Il poeta  sempre maschio,
il pubblico sempre femmina. La poesia  il trionfo della
volont superiore e non voglio dire che io, Donegal Croom,
sono "superiore", se non nell'interesse della poesia, quella divinazione
trascendentale pi elevata che chiamiamo poesia,
che  sia mistica che erotica, essendo l'eros il mistero pi alto.
Croom parla in tono appassionato, ma seccato. Pensi che
tutto ci sia arrivato al pubblico, oggi? Quella maledetta aria
condizionata non ha interferito? Abigail risponde: S, Donegal!
La sua lettura  stata potente, profonda, erotica e tutti
noi, a Salthill, ce la ricorderemo per molto, molto tempo.
Croom ribatte, quasi umilmente: Non credo che a Salthill
vengano molti poeti a leggere le loro opere, vero?
Non del suo calibro, Croom.
Con qualche difficolt, Croom prende la mano di Abigail e
se la porta alle labbra. Bacio morbido e carnoso, come la carezza
di una lumaca. Mia cara. Mia Elena. Sei la mia musa.
La mia adorata musa della montagna di sale, con il suo ridicolo cappello di paglia. Siamo estranei, ma le nostre anime sono
affini. In questo posto infernale. "Che ore, oh, che nere ore abbiamo
passato questa notte!" Non mi lascerai, vero, cara? Finch...
Abigail sa che Croom intende finch non ti mander via,
ma acconsente con un sorriso, togliendosi il ridicolo cappello
di paglia e appoggiandolo sul comodino. Croom mormora
qualche parola affettuosa e le bacia la morbida parte interna
del polso; con la mano libera, leggermente tremante, lei gli accarezza
il viso arrossato, caldo e morbido come pasta di pane.
Ormai si  abituata all'odore acre, di lievito, emanato dai vestiti
del poeta e ha per lui un moto di tenerezza, quel poveruomo
 cos stanco. Un grande poeta, la cui opera  acclamata
in tutte le antologie di poesia del XX secolo, cos stanco. E
ha solo cinquantaquattro anni! Improvvisamente e timidamente,
come se si aspettasse di essere respinta, gli dice:
A-avevo un amico, il mio migliore amico, che adesso se ne  andato,
e ho un senso di vuoto nel cuore che non mi toglier pi
e questo mio amico ammirava tanto la sua poesia, Croom! Teneva
corsi di arte qui a Salthill e ci leggeva le sue poesie, per
ispirarci. Adam le leggeva splendidamente, quasi quanto lei.
(Forse Abigail mente. Forse sta pensando alle poesie di Walt
Whitman e Gerard Manley Hopkins e non a quelle di Donegal
Croom. Tuttavia, Croom  stato chiaramente influenzato da
entrambi i poeti, quindi c' un'evidente affinit.)
Veramente? Le mie poesie? E quali? Croom stringe la
mano di Abigail ancora pi forte, parlando con l'entusiasmo
di un ragazzino.
Abigail risponde: "SeaChange", "Il serpente con le piume",
"La corrida", naturalmente, e "Il cuore scorticato". E
molte altre. Parla sottovoce, in modo seducente, sgranando
gli occhi sinceri. Come la maggior parte delle donne, nei momenti
intimi e improvvisati come quello scopre il suo vero talento;
e con quanta maestria lo sa usare: fa inturgidire l'ego
maschile. Mentre Abigail tesse la sua storia, con leggerezza e
senza sforzo, come un ragno tesse la sua tela, Donegal Croom
ascolta attentamente e la ispira, come se i ruoli si fossero invertiti
e Croom fosse diventato la musa di Abigail. Chi era
questo tuo amico? chiede Croom e Abigail risponde: Uno
scultore. Mi manca molto. Con sorprendente compassione,
Croom osserva Abigail come se la vedesse per la prima volta.
Lo amavi? Era una persona importante per te? Abigail fa
cenno di s. Il suo sorriso radioso da giunchiglia. Le pare quasi
di vedersi. Croom chiede:  morto, vero? Come?. Abigail
parla in modo pacato, attenta a non commuoversi.  annegato.
Nel fiume Hudson, nel tentativo di salvare una bambina.
Croom esclama: Annegato! Come Shelley.  stata una morte
da eroe, eh? Buon per lui, ha avuto coraggio. Quanti anni aveva?.
Abigail esita, valutando le alternative: dire che Adam
aveva l'et di Donegal rischia di generare ansia nel poeta e far
svanire l'atmosfera erotica di quella conversazione; dire che
era pi vecchio potrebbe fargli pensare che anche Abigail 
pi vecchia; tuttavia, affermare che era pi giovane di quello
che era le ripugna. Adam... non so... non aveva et. Eravamo
amanti che si toccavano solo di rado, ma con estrema profondit.
Non credo che i fatti semplici, la parte esteriore delle cose,
ci abbia mai minimamente interessato. Croom  d'accordo.
Le accarezza il braccio, la spalla e i capelli lucenti, quindi
dice:  strano, non credi? Profondo e al tempo stesso banale,
che possiamo "amare" solo alcune delle migliaia di persone
che incontriamo nell'arco della vita. A volte proviamo... ma 
troppo tardi.
Abigail in tono di sfida risponde: No. Non  mai troppo
tardi. L'amore pu... rinascere.
Croom ride tristemente e nel frattempo si strofina il cavallo dei jeans sgualciti. Dice, sottovoce: Mia cara Elena! Nel
"Giaguaro morente" affronto una questione personale e molto
privata che non ho mai svelato praticamente a nessuno,
almeno credo, perch s, mi vergogno molto, sono estremamente
mortificato, la mia vanit maschile  ferita, ma devo
dirtelo: ho avuto un cancro e mi  stata "asportata" la prostata,
come mi hanno delicatamente comunicato. Pare che siano
intervenuti in tempo, perch adesso sto bene, ma non ho pi
il controllo della vescica. Porto il pannolone, cara. Sempre.
Mi ci sono abituato, come credo che voi donne vi abituiate
alle mestruazioni, a portare assorbenti, tamponi, che si inzuppano
di sangue, e a preoccuparvi che gli altri sentano l'odore.
Il mio caso  peggiore, tuttavia, piscio in continuazione,
il mio corpo fa acqua come un rubinetto che perde.
Abigail fissa Donegal Croom, troppo sorpresa per reagire.
Oh, certo, sono anche impotente. Non c' neanche bisogno
di dirlo, eh?
Croom ride. Sta ancora accarezzando i capelli di Abigail,
con espressione intenerita. Il suo respiro  pi regolare, adesso
sembra meno angosciato, anche se molto stanco. Le palpebre
cominciano ad abbassarglisi. Sembrerebbe tarda notte,
anzich un pomeriggio assolato di una giornata di met
maggio. Sembrerebbe un luogo lontano e segreto, una specie
di caverna e non una bella stanza, bench arredata in modo
un po' eccessivo, dello "storico" Salthill Inn. Croom sta rapidamente
sprofondando nel sonno e Abigail gli rimane accanto,
restia ad andarsene cos presto, senza capire se  stata
congedata. Potrei amarti comunque, Donegal. Amo la tua
poesia! sussurra Abigail. Le palpebre bluastre di Croom,
tuttavia, si sono chiuse definitivamente, come abbassate da
dita invisibili. La mandibola si rilassa, le labbra sono umide,
flaccide. Croom comincia a russare sonoramente e, nel sonno,
sussulta come un grosso cane che cerchi invano di scrollarsi;
poi trasale, come se avesse incespicato in uno scalino.
Abigail gli accarezza il viso, i capelli ruvidi, provando una
strana sensazione di appagamento. Allora  cos? S,  cos! Si
sente osservata da Adam Berendt. Adam ha vegliato e veglier
su di lei. Non ha ragioni per vivere, se non che  Adam
stesso a volere che lei viva. E quell'incontro con Donegal
Croom lo ricorder come intenso, spirituale. Le vengono in
mente versi brillanti, morbidi e fugaci come petali o ali di
farfalla. Una fiamma danzante, cos bella. Le si riempiono gli
occhi di lacrime di gratitudine. Allunga la mano per toccare
la fiamma, ma  scomparsa.
Quando Abigail ritorna, esausta, alla casa mausoleo di
Wheatsheaf Drive, trova sulla segreteria telefonica una voce
esitante, balbettante, che riconosce a stento, con un leggero
senso di colpa. E di fastidio. Abigail Des Pres? P-pronto! Sono
Gerhardt? Gerhardt Ault? Si ricorda di me, spero, ci siamo
incontrati al... Abigail Des Pres, la belle dame sans merci,
manda avanti il nastro. ... Mi chiedevo se, una di queste sere,
era libera e se... (Perch certi messaggi sono cos lunghi,
vere e proprie saghe, tanto che prima della fine ti sei gi dimenticata
l'inizio, ma non lo riascolterai sicuro?) ... e v-v-vorrebbe,
so che  un po' brusco e non convenzionale e che
potrebbe offenderla, Abigail, ma v-vorrebbe, voglio dire solo
come proposta astratta, s-sposarmi?
Abigail  troppo esausta per rimanere scioccata o anche
solo incredula. Non  neppure sicura di aver capito bene. Digita
"3" per cancellare, senza riascoltare.
Una stagione malinconica, per le storie romantiche!
Abigail non penser pi al suo timido e balbettante pretendente
architetto Gerhardt Ault (sebbene continui a sentir parlare
tanto bene di lui a Salthill:  un vedovo "bravo", "gentile",
"rispettabile" e "di successo"), fin quando, il luned seguente,
mentre va a Salthill, per una delle sue banali ma vitali spedizioni
suburbane, vede, per caso, Gerhardt Ault assieme alla cinesina
con il basco rosso, mano nella mano, mentre attraversano
un prato in prossimit dell'Arts Council. Sembra che i due
siano in confidenza, sebbene al momento non stiano parlando.
Gerhardt porta la custodia del violoncello della ragazzina.
Abigail li fissa, allibita.  sua figlia!
Riesce a superarli in macchina senza essere vista. Il cuore
le batte di un amore travolgente, irresistibile.


Caropapimorto.

1.
Sulle prime, il messaggio di sua figlia Robin brill sullo schermo
del computer di Roger Cavanagh come la gemma di una
poesia.
CAROPAPIMORTO
dubito che tu sia
il mio vero padre
non c' niente di te
in me
e mi sta bene cos
ti prego di non cercarmi
MAI PI
per dirmi, mentendo,
che "mi vuoi bene"
(r)

2.
S, per le nostre vite  uno scombussolamento. Ma Robin 
irremovibile, e forse  meglio per tutti.
... lunghi minuti stregati. A fissare il rapido mutare delle
cifre dell'orologio digitale di cristallo sulla scrivania del suo
ufficio. Con una voce di donna che gli penetrava nel cervello.
Con la cornetta premuta contro l'orecchio indolenzito.
Com'era ipnotico il lampeggiare dei secondi! Battiti del cuore.
L'orologio digitale sulla scrivania di Roger, costoso in maniera
assurda, segnava il tempo con la stessa precisione di
un orologio da grande magazzino, ma gli oggetti pratici ed
economici non si addicevano a Roger Cavanagh dello studio
Abercrombie, Cavanagh, Kruller & Hook, 8 Shaker Square,
Salthill-on-Hudson. (Chi cazzo sono io? - "Cavanagh".)
Seduto alla scrivania nel suo ufficio trendy, ascoltava la donna
che diceva di essere la sua ex moglie che gli parlava nell'orecchio
con una serenit esasperante.
Roger aveva amato Lee Ann. Ne era consapevole. Com'era
consapevole di una serie di episodi sparsi della sua vecchia
vita ormai perduta; da lontano, con un vago senso di incredulit.
In quell'ufficio, nel luglio precedente, si era innamorato -
di chi? - della donna dai capelli rossi, la donna difficile, la
proprietaria della libreria, quella che lo aveva lasciato. Marina
Troy. Si era innamorato di Marina Troy quando lei aveva
sottoscritto come testimone la firma falsa di Adam Berendt.
Quando era riuscito a persuaderla a commettere un reato, a
compromettere la sua integrit per Adam. E per lui.
Adesso Marina era sparita dalla sua vita. Adesso Robin
era sparita dalla sua vita.
La donna dai capelli rossi aveva dovuto lasciarla andare.
Non poteva correrle dietro, perdio. S, potrei, ma non lo far.
Sua figlia, come poteva lasciarla andare? Era sua figlia, la
sua unica figlia. Anche se aveva messo al bando il Carobabbomorto,
anche se era, come stava dicendo Lee Ann con sinistra
soddisfazione, "mortalmente seria".
Dopo l'infelice incontro nel Maryland, sembrava che lui e
Robin si fossero allontanati come era successo a lui e Lee Ann
qualche anno prima. Quell'e-mail era un colpo, ma non certo
una sorpresa. Roger aveva cercato di compiacere la ragazza,
ma lei non era compiaciuta. Aveva cercato di dimostrarle il
suo amore, ma lei non voleva il suo amore. Aveva annunciato
alla madre di non voler tornare per il secondo semestre alla
Ryecroft School, che dopo la visita di suo padre era come "contaminata".
Insisteva per trasferirsi in una scuola pi piccola a
Brunswick, nel Maine. Nel Maine! Cos', la quarta scuola in
tre anni, o la quinta? Tutto per mettere pi distanza fra s e suo
padre. Roger cercava di avere un tono tranquillo, come se
parlasse a un cliente. Con i clienti era sempre calmo. Lee Ann
ammise che s, era uno scombussolamento, ma forse era "meglio
per tutti". Roger era confuso dall'arrendevolezza dell'ex
moglie. Lee Ann era una donna di solido buon senso: si aspettava
che non acconsentisse a un'altra delle assurde pretese
della figlia. Invece Lee Ann stava dicendo, pensierosa: Per
Robin  meglio rompere cos con te, piuttosto che volerti troppo
bene. Volermi troppo bene! Roger rise, incredulo. Robin
mi odia a morte. Odia il mio lavoro. Odia il mio cazzo e la
mia anima. Lee Ann disse, severa: Non essere volgare, Roger.
Questa  una delle tue caratteristiche pi sgradevoli. Robin
dice che lo fai per "affermare la tua autorit di maschio",
che  un atto di "terrorismo sessuale". Lo dice Robin? Sembrano
le cazzate che dicono i suoi insegnanti. Ciao, Roger. Io
chiudo. Ma fu Roger a riagganciare per primo. Non riusciva
a sopportarlo, era un delirio.
La vita privata! Non ne voleva pi sapere. Si sarebbe tuffato
nell'asetticit del lavoro, e il lavoro l'avrebbe salvato.
Eppure stava ancora fissando le cifre lampeggianti dell'orologio.
 tutto qui, dunque? Una folle corsa in avanti. Secondi,
ore. Giorni. Anni. Un breve transito in una galleria illuminata, e
poi... l'oblio.
Solo qualche giorno prima aveva compiuto gli anni. Ne
aveva quarantotto! E nessuno l'amava! Si sent torcere dal vittimismo
come se avesse avuto la pancia piena di anguille. Non
capiva se era in preda allo sconforto o all'ira. O alla vergogna.
Avrebbe voluto chiedere a Lee Ann, avrebbe quasi voluto
implorarla di dirgli cosa aveva fatto, lui, per offendere cos
sua figlia.
O cosa c'era in lui che non le andava.
Non ti occupi mai di questioni di vita o di morte. Tu difendi
criminali in giacca e cravatta. Che cosa c' da vantarsi tanto?

3.
Una cosa sapeva per certo: mai alludere a debolezze personali,
n al suo stato di uomo divorziato e di padre disprezzato,
davanti a quelli di Abercrombie, Cavanagh, Kruller & Hook.
Allo studio aveva fama di essere efficiente, informato,
metodico e freddo come una ghigliottina. Roger era un bravo
avvocato che faceva soldi per s e per i suoi clienti.
Che cos' un avvocato, se non una macchina per fare soldi?
Che cosa c' da vantarsi tanto? l'aveva schernito Robin, arricciando
il naso come se avesse sentito un cattivo odore.
Per la miseria, Roger non se ne vantava, non ne era orgoglioso.
L'orgoglio  prerogativa dei giovani. Ma Roger funzionava,
e avrebbe continuato a funzionare.
Soprattutto aveva imparato a non parlare mai di cose personali
con gli amici di Salthill. Gli uomini (con cui giocava a
tennis, a squash, e qualche volta a golf) rifuggivano le confidenze
come gli untori. Le donne erano ansiose di invitarlo a
cena (specialmente durante la settimana, quando i mariti
erano in citt) e di succhiare quel che restava della sua linfa
vitale in nome di una deliziosa e fremente empatia.
E poi c'era Abigail Des Pres. Quella donna lo faceva infuriare,
si rifiutava di pensare a lei.
Invece, quando lavorava con persone nuove, che conosceva
appena (Roger era da poco entrato a far parte della sezione
locale del National Project to Free th Innocent), a volte
gli scappava una frase imprudente. Mia figlia, che ha quindici
anni, mi ha buttato via come una scarpa vecchia.
E perch non avrebbe dovuto? Ne ha tutti i diritti.
A rispondergli cos fu una giovane donna di nome Naomi
Volpe. La persona incaricata di assistere Roger nel caso Elroy
Jackson.
Ne ha tutti i diritti? Mia figlia? Roger era irritato.
Naomi Volpe disse: Nella sua testa lei non  "tua figlia".
Credimi. Nella sua testa lei  se stessa.
Infatti, pens Roger. Era proprio quello il problema.
Era la prima volta che Roger Cavanagh e Naomi Volpe si
trovavano soli insieme fuori della sede del National Project,
a Manhattan. Stavano andando con la macchina di Roger
nella contea di Hunterdon, nel New Jersey, per incontrare il
difensore d'ufficio che aveva rappresentato Elroy Jackson Jr
nel disastroso processo del 1989. Era una giornata nuvolosa
di fine ottobre, non molto tempo dopo il traumatico messaggio
Caropapimorto. Roger, che guidava, trov offensivo il tono
della giovane assistente. Non era abituato a sentirsi apostrofare
con tanta franchezza dai sottoposti, specie se femmine;
invece Naomi Volpe gli puntava addosso gli occhi da furetto
come se Roger Cavanagh e la sua reputazione di bravo avvocato
non la impressionassero per nulla. E diceva: Gli uomini
vedono le figlie come propriet, appendici, ma il punto di
vista delle figlie  totalmente diverso. E ricorda: una quindicenne
di oggi sa molte pi cose di quante ne sapeva una diciottenne
anche solo dieci anni fa. I ragazzi americani crescono
in fretta. Lo disse con irritante sicumera, senza
ammettere nemmeno la possibilit di avere torto. Lo disse
con una delle voci che Roger le aveva sentito utilizzare al telefono
diverse volte da quando era entrato nel National
Project, e che immancabilmente gli faceva venire voglia di
prenderla per il collo e darle una scrollata. Invece si limit a
dire: Non  solo che quindici anni sono pochi. Robin  anche
molto immatura.
Ah, s? La replica di Volpe fu secca.
Ha... una vena di crudelt. Si immagina tutta una serie di
cose e...
Credi che solo gli adolescenti siano crudeli, signor C.?
Signor C. ! Era una presa in giro o una bizzarra forma di deferenza?
O forse era un approccio giocoso, o addirittura sensuale?
Con Naomi Volpe, che aveva pregato Roger di chiamarla
semplicemente "Volpe", non si poteva mai sapere.
Certo che no. Ma quella adolescenziale  una crudelt speciale,
inconsapevole, che sembra totalmente scollegata dal
senso della realt e dalla responsabilit. Roger stava pensando
alla provocazione di Robin, quando aveva accusato Adam
Berendt di averla "toccata". "Toccata!" Che fantasia! Che perfidia.
 solo un'ipotesi, papi, capito? No, Roger non capiva. Pur
di fargli del male, Robin aveva tirato nel mezzo Adam Berendt,
una persona a cui aveva voluto bene, di questo Roger
era sicuro. Disse: Fa male ammettere che forse i figli che hai
cresciuto non sono... "equanimi". Non sono "buoni".
E tu? Tu lo sei?
Un avvocato nato, questa Volpe. Peccato che non fosse
nemmeno laureata. Era solo un'assistente. Praticamente, stava
pensando Roger, una subalterna. Per aveva un talento
naturale per il contraddittorio, l'interrogatorio. Un avvocato,
quando entra in azione,  come una macchina da taglio: se ti
avvicini troppo alla lama, ti fa a brandelli. Ma Roger Cavanagh
era abituato a fare la macchina da taglio, non chi ci lascia
le dita.
Roger disse, eludendo la domanda: Robin, nella sua immaginazione,
mi ha demonizzato, e non ho idea del perch.
Volpe si stava accendendo una sigaretta, soffiando il fumo
fuori dal finestrino. Rise. Infatti, signor C., me ne rendo
conto.
Roger, seccato, chiese: Hai esperienza di figli?.
Altroch! Sono stata figlia per sedici anni.
Non lo sei pi? I tuoi genitori sono morti?
Per me s.
Roger rabbrivid.
Questa Volpe era davvero un martello pneumatico, per
quanto fosse alta poco pi di un metro e mezzo e fosse una
degli ultimi arrivati, al National Project. Si diceva che avesse
"molta esperienza" di condanne a morte; aveva lavorato in
Texas, la patria delle esecuzioni. Viveva a Jersey City e faceva
la pendolare fino alla East 15th Street di Manhattan. Sceglieva
vestiti scuri, che si sarebbe potuto mettere un gay giovane
e trendy: magliette di cotone con le maniche lunghe
infilate in pantaloni che evidenziavano le piccole natiche
tonde e sode, stivali stringati di pelle nera, giacca di pelle nera.
Si poteva restare l a osservarla (come, quasi inconsciamente,
aveva fatto Roger) senza riuscire a capire se fosse bella
o insignificante. Se si sentisse bella o insignificante. Aveva
una bocca cos piccola che sembrava invisibile, a parte quando
sorrideva mostrando un lampo dei suoi denti da furetto.
La sua risata stridula era tutto fuorch contagiosa: suono
beffardo, metteva in allarme. Ride di me? Roger un po' ammirava
il suo corpo asciutto, da ragazzino, con seni inaspettati
e in qualche modo perversi che sembravano pietre ficcate
dentro abiti attillati. E i capelli! Di un castano scuro e lucente,
rasati sulla nuca e tenuti dritti sulla testa e sulle tempie - con
gel, olio, o quant'altro - le davano l'aspetto, sicuramente non
voluto, di un personaggio dei cartoni animati che ha appena
infilato due dita in una presa. La pelle sembrava macchiata,
come se ci avesse passato sopra una gomma da cancellare
sporca. A tutte e due le orecchie le scintillavano borchie e
cerchietti, e un anello d'argento alla narice sinistra le dava
un'aria feroce da aborigeno. Pur essendo molto pi giovane
di lui, a Roger Cavanagh non sembrava per niente giovane;
non aveva nulla di fanciullesco o di affascinante. Aveva la
fronte corrugata anche quando era serena; le sopracciglia
scure, marcate, interrogative. Quando erano stati presentati,
aveva detto: L'avvocato Cavanagh di Salthill-on-Hudson.
Quale onore. E Roger non aveva voluto pensare che l'avesse
detto con ironia.
Durante il viaggio nel New Jersey cominciarono a conoscersi
meglio. Volpe confid a Roger di essere stata ammessa
a diverse prestigiose facolt di giurisprudenza, di essersi
iscritta alla New York University, ma di aver poi abbandonato
gli studi: troppe stronzate, illeciti, mozioni, esposti, ordinanze
e precedenti, ormai non gliene fregava pi niente a
nessuno della giustizia, dell'etica. Ora per rimpiangeva di
non essersi laureata, bisogna essere avvocati per poter influire
su questa "merdosa societ consumistica" in cui tutto  in
vendita, specialmente la giustizia. Roger pens che probabilmente
non era stata una studentessa brillante. Era in gamba,
certo, ma non aveva abbastanza pazienza. Era inquieta e irritante.
Si era accesa una sigaretta senza chiedergli il permesso.
(Bench la macchina fosse di Roger e l'appuntamento cui
stavano andando anche. E Roger stesse cercando di ridurre il
numero di sigarette, che stava diventando eccessivo.) Il modo
aggressivo di Volpe di dire le cose in faccia con ogni probabilit
indispettiva i docenti di giurisprudenza, soprattutto
da parte di una donna. Nello studio Abercrombie, Cavanagh,
Kruller & Hook, dove regnava l'armonia, non c'era nessuno
di nemmeno lontanamente simile a Volpe. Anche a
Manhattan, fra avvocati navigati, professionisti legati a organizzazioni
liberali tipo ACLU, si vedeva che Volpe era diversa.
Attraversava a grandi passi le stanze ariose con i soffitti alti
della sede del National Project, al terzo piano di un vecchio
casamento, con la spavalderia di un fantino, le natiche da ragazzo
fasciate in pantaloni aderenti di uno strano tessuto che
frusciava e sussurrava: Il mio culo. Il mio culo. Ehi, lo vedi il mio
culo? Roger aveva sentito chiacchiere sulla "intensa ed eclettica
sessualit" di Volpe, e anche un'indiscrezione, cui a suo
tempo non aveva fatto molto caso , secondo la quale aveva
avuto un bambino e lo aveva dato in adozione a una coppia
facoltosa. Volpe non gli piaceva per partito preso. Nonostante
fino a quel momento si fosse dimostrata un'assistente davvero
capace. Avevano un temperamento troppo simile per
poter andare d'accordo. Roger lo sapeva! Conosceva il tipo.
Volpe diceva di venire dal Midwest, ma il suo accento gli
sembrava di Brooklyn. Parlava veloce e con impazienza e
dava l'impressione di credersi superiore a chiunque avesse
intorno, cosa che irritava molto Roger (era lui quello superiore,
di solito) e che al tempo stesso lo affascinava. Gli era capitato
di sentirla parlare al telefono con una voce terribilmente
sarcastica a persone (come l'ex avvocato difensore di Elroy
Jackson) che avrebbero dovuto essere trattate con cortesia
professionale, non fosse altro per poterle manipolare. (Un
bravo avvocato  anche un bravo manipolatore, oppure non
vale niente.) Da quando era entrato nel National Project e andava
in sede due o tre volte alla settimana, nel tardo pomeriggio
o nelle prime ore della sera, aveva sentito quella donna
scontrosa e con i capelli dritti dirne di tutti i colori a
sostituti procuratori, avvocati, clienti, assistenti sociali e docenti.
L'aveva sentita parlare a raffica in spagnolo. Volpe
aveva anche criticato una stagista del National Project, ex
secchiona lenta e dagli occhi bovini che gli altri membri dello
staff si sforzavano di trattare con pazienza. Durante il viaggio
nel New Jersey, Volpe riusc a vantarsi con Roger di aver
vissuto e lavorato in tanti posti diversi, Arizona, Florida,
Alaska, a Vancouver, nella British Columbia, e poi in Texas,
in Sudafrica, a Citt del Capo, dove per un anno aveva insegnato
inglese ad africani adulti. L'anno pi faticoso e ricco
di soddisfazioni della mia vita. (E allora perch se n'era andata,
chiese Roger, e Volpe ammise che era stata costretta,
perch era stata aggredita e malmenata, ma per fortuna non
violentata" da un gruppo di giovani neri drogati e non aveva
pi retto allo stress del lavoro.) Aveva collaborato con assistenti
sociali nel Bronx e sempre nel Bronx aveva fatto l'assistente
in un ufficio di patrocinio legale gratuito. Aveva rinnegato
le sue origini borghesi di bianca dell'indiana all'et
di sedici anni. Era furente per quello che il "sistema" aveva
fatto a Elroy Jackson Jr., come agli altri di cui il National
Project to Free th Innocent si faceva carico, e credeva sinceramente
che negli Stati Uniti esistesse un "tacito ma calcolato
apartheid" e che l'emergere di alcuni afroamericani nello
sport, nello spettacolo, nell'arte e persino nella giurisprudenza
fosse frutto di una cospirazione. Vedi, la norma  Elroy Jackson.
Non il giudice Clarence Thomas. Le "eccezioni
alla regola" sono marchi di fabbrica, loghi che la classe dominante
pu indicare con orgoglio. "Questi membri delle
minoranze si sono comportati bene nella nostra cultura capital-consumistica,
perch gli altri non fanno lo stesso?"  un
po' come per le donne in politica, citate a dimostrazione del
fatto che questa  una societ egualitaria, anzich una societ
malata e masochistica in cui le donne vengono stuprate, maltrattate
e assassinate ventiquattr'ore su ventiquattro. Roger,
che guidava con gli occhi fissi sull'asfalto che scorreva davanti
a lui, ebbe la visione di un enorme magazzino tipo
Wal-Mart aperto ventiquattr'ore su ventiquattro a scopo di
violenza.
Era certo di non aver n riso, n dato mostra di dissentire,
ma Volpe sbott: Se tu fossi nato con la fica, signor C., capiresti.
Come hai detto, scusa?
Hai sentito bene. La fica.
Roger trasal. Era risentito, perch se avesse usato lui una
parola come "fica" avrebbe rischiato di essere accusato di
molestie sessuali, mentre la piccola, feroce Naomi Volpe, con
i sui occhi da furetto, i capelli dritti e l'anello al naso poteva
spararle grosse quanto le pareva.
Vedendo l'espressione di Roger, Naomi disse, con finta
deferenza: Oh, scusa, signor C., avrei dovuto dire "se tu
fossi nato donna anzich maschio bianco e privilegiato, capiresti".
Capirei cosa?
Roger stava perdendo il filo della conversazione. Parlare
con l'assistente era come giocare a ping-pong guidando: pericoloso.
Volpe rispose: Cosa significa essere muti e marginali.
Essere sessualmente succubi.
Sinceramente, Volpe, tu non mi sembri affatto muta. E
non mi sembri nemmeno una donna sessualmente succube
di qualcuno o qualcosa.
 un'accusa, signor C., o una minaccia? O un'avance?
Ma stava sorridendo.

4.
Roger sapeva benissimo che  meglio evitare le relazioni, per
quanto superficiali, con le colleghe. Tant'.
In un buco di studio legale a Somerville, nel New Jersey,
Roger e la sua assistente Volpe incontrarono il difensore
d'ufficio che aveva rappresentato Elroy Jackson al processo
del 1989: Reginald "Boomer" Spires, obeso, molliccio e untuoso,
dal sorriso impacciato; non molto alto, doveva pesare
almeno centotrenta chili, ossa escluse. Salve, prego, entrate.
Benvenuti. Non  proprio alla vostra altezza, vero? Scusate.
Roger, guardandosi intorno nell'ufficio angusto e disordinato,
inorrid. Anche Volpe, con il suo volto impassibile e l'atteggiamento
tracotante, sembr sorpresa. "Boomer" Spires
tese la mano, sudata, appiccicaticcia e delle dimensioni di un
guantone da baseball, e Roger dovette trattenersi dall'indietreggiare,
perch le mani non sono contagiose, vero? Con il
tono di chi racconta una barzelletta complicata, Spires si scus
del fatto che nel suo ufficio non ci fosse posto per sedersi a
meno di spostare pile di documenti dalle sedie, cosa che non
aveva trovato il tempo di fare e che non sembrava disposto a
fare nemmeno in quel momento, forse perch anche il pavimento
era ingombro. Vedete, divido la stanza con un altro
difensore d'ufficio, specializzato in casi psichiatrici. Uno
spasso. Spires rise, ansimando. Roger e Naomi non fecero
altrettanto. Scusatemi, gente, ho problemi alle ginocchia, mi
devo sedere disse Spires, rovinando all'indietro sulla poltroncina
girevole ... spero di non essere scortese. Roger intu
che Spires non si preoccupava affatto di essere scortese,
ma rispose educatamente: Certo che no, avvocato. Non le
ruberemo molto del suo prezioso tempo.
Spires aveva promesso di raccogliere tutto il materiale che
aveva su Elroy Jackson Jr, in realt solo poche carte processuali,
materiale che Roger aveva gi. Era impossibile capire se
Spires fosse sinceramente preoccupato per la sorte di Jackson,
o se stesse solo fingendo in occasione di quell'imbarazzante
incontro. Mentre parlavano del caso, Roger cercava di non
guardarlo; ma non aveva mai visto da vicino un esemplare
cos ripugnante in tutto il consesso umano, e tantomeno fra i
suoi colleghi. Spires sembrava fatto di strati sovrapposti di
grasso, che grondavano grasso oleoso. Nuca lardosa, faccia
tonda, salsicciotti al posto delle dita. Roger non sapeva dire se
lo urtava di pi che Spires fosse nominalmente maschio come
lui, o che fosse un avvocato, membro della sua stessa categoria
professionale, tanto disprezzata sia da Naomi Volpe che
da Robin. Che cosa c' da vantarsi tanto? Su una parete, appena
visibile dietro una pila di carte, c'era il diploma della Rutgers
Law School. Roger avrebbe voluto chiedere a quel tizio che
cosa gli era andato storto nella vita, com'era che un laureato
in giurisprudenza uscito da una discreta e solida universit
come la Rutgers fosse finito in quel cesso di ufficio ad ansimare
emanando puzza di fallimento, gonfio come il cadavere di
un annegato. Roger rabbrivid. Potrebbe succedere anche a te,
amico. Non  mai troppo tardi.
Aveva commesso un illecito, dopo tutto. Aveva falsificato
la firma di un morto. Con l'aiuto di un complice aveva perpetrato
una frode (per quanto a fin di bene) ai danni dello
stato. Ragione sufficiente per essere radiati dall'albo. Sapevi il rischio
che correvi.
"Boomer" Spires stava facendo del suo meglio, senza grandi
risultati, per convincere i suoi scettici ospiti del National
Project to Free th Innocent che s, lui ci si era messo d'impegno
per difendere Elroy Jackson Jr, ma no, in realt aveva
avuto poco tempo per prepararsi, il suo cliente era stato ferito dalla
polizia, non era mentalmente "al cento per cento" ed era apparso
"maledettamente colpevole" agli occhi di una giuria
composta in prevalenza da bianchi, insomma, era stato uno di
quei processi in cui non ce la puoi fare. Salve, gente, questa 
la contea di Hunterdon: "Colpevole fino a prova contraria".
Per roba che voi a New York liquidate come reati minori, un
breve soggiorno dietro le sbarre e poi rilascio sulla parola, qui
nel New Jersey si punta dritti alla giugulare. La pena di morte
qui  di casa quanto il wrestling in Tv, capito? Spires parlava
fra scoppi di ilarit che facevano tremolare le sue guance grasse.
I suoi occhi si muovevano furtivi nelle orbite, come gelatine
che si squagliano. Era abbastanza scaltro da capire che Roger
e la sua assistente non erano venuti a Somerville per fare
due chiacchiere e stava cominciando a mettersi sulla difensiva.
Roger calcol che Spires doveva essere fra i quarantacinque
e i cinquanta - come lui! - ma conservava un'aria infantile
e sbarazzina, sembrava un ragazzetto grasso che cerca di risparmiarsi
l'umiliazione del confronto con gli adulti. La sua
capigliatura consisteva in rari follicoli su un cranio bianchiccio.
Puzzava non solo di sudore nervoso, ma anche di quelle
scatole di cartone in cui si consegnano le pizze a domicilio. Roger
trov particolarmente disgustoso che indossasse una maglietta
sbiadita dei Grateful Dead e pantaloni in poliestere che
sembravano un pallone intorno alle sue anche. Come se Elroy
Jackson Jr, recluso nel braccio della morte del penitenziario di
massima sicurezza di Rahway in attesa dell'iniezione letale
programmata per sette mesi dopo, non meritasse almeno un
po' di sobriet. Roger, esaminando i resoconti stenografici del
processo, cominci a fargli domande pi aggressive. Perch
non ha insistito per far testimoniare questo "coimputato"?
Avrebbe potuto controinterrogarlo.  chiaro che mentiva. Si
era messo d'accordo con la pubblica accusa. Perch non ha
mosso un'obiezione?
Spires, cambiando posizione sulla poltroncina girevole, replic:
Insomma, cio,  passato tanto tempo, io sono un uomo
occupato, molto occupato, e Jackson era solo uno dei miei
tanti clienti "svantaggiati", se cos si pu dire. Tipo, neri e
ispanici? Non ce ne sono molti in questa contea, percentualmente
parlando, direte voi, ma quei pochi che ci sono, perlopi
a Somerville,  Boomer Spires che ha l'onore di rappresentarli,
capite? Questa  stata pi o meno la mia carriera,
avvocato Cavanagh. Giusto per mettere in chiaro i nostri diversi
punti di vista, capisce?. Roger lo incalz con freddezza:
Ho esaminato questo resoconto e i verbali del processo e
francamente, "Boomer", sono sbalordito. Nel lontano '89 lei
non si impegn granch in questo caso, vero? Bench fosse in
ballo una condanna a morte! Aveva mille motivi per muovere
obiezione e non lo fece una sola volta. Questo cosiddetto
coimputato aveva precedenti per rapina a mano armata ed
era gi stato in galera, mentre a carico del suo cliente, Jackson,
c'erano solo sciocchezze e il rapporto originale della polizia
dice che non c'era alcuna "prova concreta" che collegasse
Jackson alla sparatoria, che si era cacciato nei guai scappando
dalla scena di un delitto mentre la polizia gli intimava di fermarsi,
e si  ritrovato ferito, accusato di omicidio aggravato,
dichiarato colpevole e condannato a morte. Ma lei dove aveva
la testa?. Spires bofonchi torvo: E me lo chiede! Quante
centinaia di casi come questo crede che abbia avuto - e non mi
riferisco alla condanna a morte, ma al tipo di cliente, gente come
questo Leroy, Elroy - da quando mi sono stabilito a Somerville
nei primi anni Ottanta? Pensa che mi piaccia stare qui a
Somerville? Sentite gente, voi avete il vantaggio di poter giudicare
a posteriori. Ma del senno di poi sono piene le fosse. Venite
qui pensando di potermi insultare.... Spires si stava scaldando,
tentava la carta dell'indignazione. La poltroncina
girevole scricchiol pericolosamente sotto il suo peso e gli
brillarono gli occhi gelatinosi. Vedete, io non sono un socio
dell'Abercrombie & Fitch. Non guadagno cinquecento dollari
all'ora. Quanto credete che mi paghi l'onorevole stato del
New Jersey? Sono fortunato se prendo cinquecento dollari alla
settimana. Naomi Volpe, che era stata ad ascoltare in silenzio
prendendo appunti, all'improvviso intervenne duramente
in difesa di Roger. Ehi, stia calmino! L'avvocato Cavanagh
si occupa di questo caso, che lei ha mandato a puttane, come
volontario. La sua parcella  di zero dollari all'ora.
Gradualmente Spires croll. Si vedeva che era uno cui piaceva
crollare, ma con comodo. Era uno di quelli che invocano
la clemenza della corte. Okay, ammise di non aver dedicato
molto tempo al caso Jackson perch non aveva avuto molto
tempo, lo stato del New Jersey faceva lavorare i difensori
d'ufficio come bestie da soma, e chi non era d'accordo poteva
prendere la porta e andarsene. E poi ho cominciato a convincermi
- mi dispiace ammetterlo, ma mi rendo conto che  meglio
parlare a cuore aperto, magari voi mi capite, insomma -
che i miei clienti erano tutti colpevoli, capite? Perch la maggior
parte lo . Qualcuno li deve pur commettere questi reati,
le rapine ai 7-Eleven e ai distributori per quattro soldi, lo
spaccio e via dicendo, no? E chi , se non gente come Jackson?
Non dico che sia sempre cos, perch che i poliziotti del New
Jersey sono razzisti  un fatto, come tutti i poliziotti d'altra
parte, e nessuno gli dice niente, anzi c' gente che gli d ragione
e comunque questo tipo di discriminazione razziale  solo
la punta dell'iceberg. Cio, io lo so. Eccome se lo so. Voi mi
guardate male, disapprovate, ma bisogna essere ciechi o fare
gli struzzi per non saperlo. Ci sono i clienti colpevoli, ce n'
un sacco, e ci sono anche gli psicotici. Altroch! Gli psicotici
sono individui indifesi, ma non sono il massimo da difendere,
capite?  la natura umana. Non sono come i suoi clienti di
Salthill, avvocato Cavanagh. Jackson forse era uno psicopatico,
i poliziotti gli hanno sparato, forse l'hanno anche picchiato,
e gli hanno estorto una confessione, sapete come sono i poliziotti,
e questa  la contea di Hunterdon, mica Manhattan.
Jackson ha subito pressioni psicologiche, okay. E adesso arrivate
voi, dodici anni dopo. "Del senno di poi son piene le fosse".
Se avessi il vostro senno di poi al momento giusto, avrei
gi vinto alla lotteria, e non sarei qui, potete scommetterci.
Okay, avvocato Cavanagh, pu anche darsi che all'epoca io
non abbia notato certe cose, vuole impiccarmi? Okay, a Jackson
 andata storta. Pensa che sia l'unico? Finire nel braccio
della morte  come essere colpiti da un fulmine. Jackson  uno
dei tanti. Lei non sa cosa vuol dire, vero, avvocato Cavanagh,
essere colpiti da un fulmine? Piagnucolava, come un bambino.
Roger aveva l'impressione che in tutta la sua vita adulta
"Boomer" avesse ottenuto l'impunit appellandosi all'incompetenza.
Era uno specialista in umilt. Era talmente sincero
che ti veniva voglia di prenderlo a pugni nella pancia,
perch non provava nemmeno a fingere. Roger stava dicendo:
Il risultato della sua incompetenza, avvocato Spires, 
che un innocente  rinchiuso da dodici anni nel braccio della
morte. La sua esecuzione  gi stata sospesa cinque o sei volte.
Certo, l'accusa ha occultato prove scagionanti e il giudice non
ha fatto un buon lavoro, ma loro sono loro, e lei  lei: lei era pagato
per rappresentare Elroy Jackson Jr, un innocente che rischiava
la pena di morte, e ha fatto un lavoro del cazzo. Dovrebbero
radiarla dall'ordine.
Radiarmi! Spires era allo stesso tempo sprezzante e allarmato,
la sua orrenda maglietta si era scurita di sudore sotto le
ascelle e sulla pancia. Dietro la sua testa una finestra sporca,
affacciata sulla strada principale di Somerville, li guardava
male. Senta, avvocato, io faccio quello che posso. Non sar
granch per i suoi standard, ma  il mio massimo, okay? Mi
scaricano tutti questi casi merdosi e io mi arrabatto,  un po'
come risalire la corrente in canoa remando solo con le mani,
non  che posso fare tanto,  facile per lei giudicare! Se lei...
Roger interruppe queste stronzate vittimiste dicendo: Al National
Project risulta che lei in aula "si appisolava". Lo ha detto
Jackson e altri lo hanno confermato. Ho letto sulla trascrizione
che il giudice le disse: "Sveglia, avvocato Spires. Non  mica a
casa davanti al televisore". Spires protest: Non "mi appisolo"
mai in aula! Figuriamoci. Pu essere che mi riposi gli occhi,
soffro di emicranie, mi viene da stare con gli occhi chiusi,
cos', un crimine? Sono un depravato? Ci provi lei. Si metta nei
miei panni. Vada un po' a lavorare in quel tribunale. Anche lei
"si appisolerebbe". Vi appisolereste tutti e due, che adesso mi
guardate come se fossi una merdaccia. Non mi sono mai addormentato,
e chiunque lo dica, sia pure il giudice, rischia una
denuncia per diffamazione.
La sua argomentazione conclusiva sembra pronunciata
da uno che dorme in piedi disse Roger.  incoerente e ripetitiva.
Non arriva mai al punto fondamentale, e cio che
Jackson era innocente e il suo "coimputato" ha mentito, l'ha
messo in mezzo e se l' cavata con un'imputazione minore.
Lei non ha controinterrogato i testimoni dell'accusa. Non ha
chiamato nessuno a testimoniare. Ha trascurato tutte queste
cose. Cos'ha fatto? Ce lo spieghi.
Spires rispose:  facile per lei, come no, criticare un altro
avvocato a posteriori. Okay, dov'era lei nel 1989? Quando
questo ragazzo aveva bisogno di un difensore con le palle?
Perch non si  offerto volontario allora, avvocato Cavanagh?
E agli appelli, vogliamo parlare degli appelli? Dov'era lei?.
Naomi Volpe si intromise bruscamente: Senta, immondo
ciccione che non  altro! Se fossi in lei, mi taglierei la gola.
Abbandonerei la professione e risparmierei la pena di morte
a gente come Elroy Jackson.
Fu allora che Spires tent di sollevarsi dalla sedia, o forse fece
un improvviso gesto per difendersi, come se avesse pensato,
o finto di pensare, che Volpe volesse prenderlo a schiaffi; e
Volpe interpret il gesto, o finse di interpretarlo, come aggressivo,
e lo colp con una rapidit sorprendente, usando tutte e
due le mani, di taglio. Probabilmente era una mossa di arti
marziali, anche se Roger non la conosceva. Vide Spires venire
colpito sui due lati del collo grasso, vide l'espressione di stupore
e dolore sul suo volto e lo sent piagnucolare emettendo
un verso che sembrava aria che esce da un palloncino. Spires
cadde dalla poltroncina aggrappandosi al bordo della scrivania
e trascinando a terra una cascata di documenti, bicchieri di
carta e contenitori vari. Rimase sul pavimento come un cucciolo
di balena, rosso in viso e ansimante. Andatevene. Andate
via di qui mormor.
Volpe avrebbe voluto rispondere ma Roger, prudentemente,
la tocc sulla spalla e la condusse via. Se ne andarono senza
pi dire una parola. Non c'era nessun bisogno di mettergli
le mani addosso disse Roger ridendo. Volpe rispose
furibonda: Mi faccia pure causa, il bastardo. Non mi vergogno
di averlo colpito.  lui che merita l'iniezione letale, non
Jackson. Roger aggiunse, come per placare un cane inferocito:
Non ti preoccupare, Volpe, sono l'unico testimone dell'aggressione,
e sono dalla tua parte.
Dopo l'incontro con "Boomer" Spires, Naomi Volpe era
rossa come se si fosse scottata al sole. Era troppo nervosa per
restare seduta buona nella macchina di Roger. Potevano fermarsi
a bere qualcosa? Certo disse Roger. Anche a me non
dispiacerebbe farmi un bicchiere. Quel buco di studio legale
si sarebbe trasformato in un'avventura da raccontare. Un'avventura
vissuta insieme. Cavanagh e Volpe ora erano complici
nel loro sacro furore. Risero crudelmente dell'avversario
sconfitto. Ma che stronzo disse Naomi Volpe ad alta voce,
incurante che altri potessero sentirla. Ti rendi conto di che testa
di cazzo ? E di che dimensioni. Ma  un uomo, quello? Mi
viene da ridere. Grasso com', avr un cazzo cos. Sollev un
mignolo. Te lo dico io che me ne intendo. I solchi sulla sua
fronte si fecero pi profondi. Gli occhi da furetto brillarono di
perfidia. Il suo volto macchiato e triangolare a Roger sembr
attraente, nella penombra di un bar del New Jersey. Gli piaceva
il modo in cui la sua assistente si infervorava per una causa
comune. Dopo qualche birra e una sigaretta o due trov toccante,
segno di grande lealt, che Volpe fosse dalla sua parte
quando nessuno lo era, e che si arrabbiasse con qualcuno che
non era lui. Era entrato nel National Project per farsi rispettare
da sua figlia, e se Robin non l'avesse rispettato, perlomeno
lui le avrebbe dato un motivo per farlo, e magari si sarebbe rispettato
di pi anche da solo. Il National Project era una delle
cause in cui si era impegnato Adam Berendt. Una buona causa.
Se Naomi Volpe lavorava nel National Project, era una
donna da rispettare. Quando uscirono dal bar era buio, e il
buio era gradevole. Ci si pu stufare della luce. Ci si pu stufare
della sobriet. Avevano perso la nozione del tempo, ma
chi se ne frega. Era sicuramente troppo tardi per tornare alla
East 15th Street. Mentre Roger guidava, cercando di ritrovare
l'interstatale, Volpe continuava a parlare, animata, infervorata.
Si chinava in avanti sul sedile, senza la cintura di sicurezza.
A un semaforo Roger si accorse che si stuzzicava la faccia;
lo aveva fatto anche al bar; era un gesto nervoso, di stizza, era
anche un vezzo di Robin, si schiacciava i punti neri, se li tormentava
con le unghie fino a farsi uscire il sangue. Roger allung
un braccio per toglierle la mano dal viso. Dai, non fare
cos. Era la prima volta che la toccava in modo tanto intimo.
Volpe lo fiss, poi sorrise. Ritir la mano, staccandola da quella
di Roger. Erano entrambi eccitati, con il respiro corto. Roger
la accarezz sul viso, sui capelli dritti. Naomi si sporse in
avanti per dargli un bacio, brusco e veloce, come un morso.
Roger se l'era immaginato, o il piccolo, barbarico anello al naso
gli aveva sfiorato la pelle? Il desiderio lo pervase come cera
fusa. Non riusciva a ricordare l'ultima volta che era stato con
una donna. Annasp, cercando di afferrare le strette spalle
muscolose di Volpe, come un naufrago che si aggrappa per
non annegare. Rispose al suo bacio con passione. Poi risero
entrambi, senza fiato. Perch ce l'hai con me, Naomi? Sono
dalla tua parte disse Roger. Volpe gli afferr i capelli con entrambe
le mani. Nessuno  dalla mia parte, signor C.
Roger imbocc una strada senza uscita in una zona di capannoni,
uno scalo merci. Non aveva idea di dove fossero.
Naomi Volpe gli stava gi strapazzando la giacca sportiva e
la camicia di cotone bianca, sgualcendo il tessuto con le mani
come se volesse strapparlo.

5.
Stava guidando da qualche parte, in mezzo alla neve.
Una strada di montagna? L'aria era luminosa e limpida come il
vetro. Dietro una macchia di sempreverdi occhieggiava una finestra
illuminata. Aveva una vista acutissima. O forse un cannocchiale...
C'era la giovane donna dai capelli rossi dietro la finestra,
la vedeva passare, volto bianco e solenne, lunghi capelli arruffati
controluce. Era la donna che amava, ma lei non lo vedeva... o s?
Chiam: Marina!
Rimase a guardare, e la donna gli chiuse in faccia la finestra. E
le tende.
Si svegli, nel suo letto di Salthill, sessualmente eccitato e
vergognoso.
La mattina seguente chiam Naomi Volpe alla sede del
National Project. Lei lo mise in attesa.
Rapporti occasionali! A Roger sembravano una cosa d'altri
tempi, una cosa anni Settanta. Non aveva mai avuto "avventure"
come quella con Naomi Volpe, nonostante le accuse di
Lee Ann. Roger era pi tradizionale, pi romantico e possessivo.
Lui voleva che il sesso significasse qualcosa. Non sapeva
dire esattamente cosa, ma sentiva che doveva significare qualcosa.
Non che fosse innamorato di Naomi Volpe, ma si aspettava
che lei fosse innamorata di lui. Doveva perlomeno essere
propensa ad amarlo. Da parte sua, Roger voleva sentirsi protettivo
nei suoi confronti. Voleva provare tenerezza, affetto.
Era normale, no? Aveva penetrato il suo corpo sodo e nervoso,
aveva fatto l'amore con lei, a meno che non fosse stata solo
una scopata ("scopare" era una parola che Volpe pronunciava
con la stessa naturalezza con cui un altro avrebbe detto "cio"
o "ah"), e comunque lui l'aveva colpita, le aveva fatto provare
qualcosa, ne era certo, e questo era importante... o no?
In tutto, Roger e Naomi Volpe fecero l'amore meno di una
dozzina di volte durante quell'autunno-inverno. La loro non
era esattamente una storia d'amore, ma nemmeno un'amicizia.
Volpe sembrava avere a noia l'intimit. A differenza delle altre
donne con cui Roger aveva avuto una storia, non mostrava
grande interesse per i rapporti "intimi". Era fisicamente irrequieta
e quando era fra le sue braccia, a meno che non stessero
facendo l'amore, Roger le sentiva ribollire i pensieri. Volpe parlava
molto in posizione eretta, ma a letto no, e non aveva mai
incoraggiato Roger a parlare di s, dopo la loro prima conversazione
a proposito di Robin; quando Roger rispolver l'argomento,
per lui affascinante e ossessionante, della sua "diabolica"
figlia, Naomi Volpe lo ascolt a malapena. Volpe si scaldava
solo quando parlava di Elroy Jackson. Si arrabbiava per conto
del condannato a morte e parlava con acredine del "nemico",
dei "pubblici ministeri bianchi". (Anche quando erano tecnicamente
di pelle nera, i pubblici ministeri erano succubi dell'lite
bianca.) Roger constat che Naomi Volpe odiava con passione,
ma amava con indifferenza. I loro rapporti sessuali, sporadici e
imprevedibili, almeno per Roger, sembravano avere origine da
scatti d'ira di Volpe. (Per essere una che si proclamava a gran
voce sostenitrice delle classi pi deboli, Volpe apprezzava i ristoranti
costosi. La sola condizione che poneva era che fossero
doumtown, Union Square inclusa.)
Fecero l'amore diverse volte nell'appartamento di Volpe a
Jersey City, dove non era chiaro se Roger fosse invitato a restare
per la notte o no, o se non volesse restare lui, ansioso di
tornare a Salthill per passare la mattinata nel suo ufficio di
Shaker Square. A volte, soli negli uffici di East 15th Street e sopraffatti
dal desiderio, facevano l'amore l, su un divano, tante
volte quante Volpe riusciva a ottenere dal quarantottenne
Roger Cavanagh. Pi Volpe era incazzata per le ingiustizie
del mondo, pi urgente era il suo desiderio sessuale. Affondava
le dita nei capelli di Roger, si aggrappava, gemeva e sussultava
sotto di lui, allacciandogli le caviglie dietro le reni. In
pi di un'occasione lui temette di rompersi la schiena: era sesso
un po' troppo giovane per lui, un po' aerobico, acrobatico.
Non che si lamentasse! I baci erano piccoli e veloci morsi di
serpente. A volte facevano l'amore con tanta irruenza da non
avere il tempo di prendere precauzioni, del tipo mettere un
preservativo. No, non ti preoccupare. Prendo la pillola. Dai.
Roger era sessualmente lusingato, affannato e disorientato. E
si sentiva ferito, risentito. Si sarebbe allarmato se lei avesse cominciato
a telefonargli a Salthill, o se gli avesse lasciato e-mail
o messaggi al National Project, ma lo offendeva un po' che
non lo facesse; se gli diceva che non potevano vedersi perch
aveva un impegno con qualcun altro, che questo qualcuno
fosse maschio o femmina, Roger provava una fitta di gelosia,
nonostante sapesse che Volpe era un tipo assolutamente moderno,
non promiscuo ma amorale, indifferente alle convenzioni
sentimentali almeno quanto lo era a quelle relative al
trucco e all'abbigliamento femminile. Non si poteva dire che
Naomi Volpe gli fosse "infedele", perch il concetto stesso di
fedelt le sarebbe parso esilarante, oppure osceno. Roger si
diceva che andava bene, s, la pensava allo stesso modo.
Non  vero, invece. Vuoi che adori il tuo cazzo pi di qualunque
altro. Finch morte non vi separi.
Era vero che Roger si arrabbiava quando le telefonava e lei -
un'assistente! - non lo richiamava. Quando la incontrava al
National Project e lei lo guardava a malapena e ridacchiava
furbescamente sussurrandogli: Salve, signor C.! Bella cravatta.
Ride di me? Ma perch? Lui la trattava con cordialit, con disinvoltura.
Teneva le distanze. Nessuno dell'ufficio avrebbe
potuto indovinare che erano - saltuariamente - amanti. (Ma
era questo che erano?) Roger si infuriava quando lei si negava
accennando vagamente ad "altri progetti" per la serata. Se Lee
Ann l'avesse scoperto! Se i suoi amici di Salthill l'avessero saputo!
Roger trovava ingiusto essere trattato cos da una donna
non particolarmente attraente, con la pelle macchiata, un anello al naso e la voce stridula; una donna che aveva il semplice
compito di assistere gli avvocati e che si sarebbe dovuta mostrare
grata del fatto che uno di loro si interessasse a lei.
Dovette chiedersi: Volpe era lesbica?
Dovette chiedersi: chi erano i suoi altri amanti?
Non riusciva a parlare di queste cose con lei. Non voleva
farle sapere che pensava a lei in quel modo; non voleva farle
sapere che pensava a lei, stop. Da alcune sue osservazioni,
aveva dedotto che era bisessuale."Almeno in teoria." (Questo
era rincuorante: preferiva gli uomini? Il pene?) Una sera
in cui avevano bevuto un po', lei gli parl del potere occulto
dei feticci. Gli disse: Siamo tutti feticisti, solo che molti non
sanno di esserlo. Non hanno ancora scoperto il loro feticcio.
 come il gruppo sanguigno, signor C.! Prima di sapere qual
, puoi dirti "innocente" in quanto ignaro, ma questo non significa
che tu non abbia un gruppo sanguigno verificabile.
Roger fu colpito da questa cosa. Lui, un feticista!
Stronzate. Era un maschio eterosessuale assolutamente
normale.
Le chiese: E qual  il tuo feticcio, Naomi?.
Ti ho chiesto di non chiamarmi cos. Preferisco "Volpe".
 questo il tuo feticcio, non essere "Naomi"? Perch?
Volpe parve allarmata. La sua fronte si corrug. Era a disagio.
Abituata a fare domande, non era brava con le risposte.
Disse nervosamente: Signor C.,  tardi. Penso che prender
un treno per tornare a casa, questa sera. Buonanotte!.
Sessualmente succube. Ma non lo era, non ancora. Non di
Naomi Volpe.

7.
Chi aveva condotto Roger Cavanagh a questa impasse? Chi
se non il suo amico Adam?
In quanto esecutore testamentario di Adam, Roger aveva
trovato una cartella piena di documenti e ritagli di giornale
relativi al National Project to Free th Innocent. Il fatto che
Adam avesse lasciato all'organizzazione 50.000 dollari l'aveva
impressionato e ricordava una conversazione avuta con
lui pochi mesi prima che morisse in cui Adam aveva espresso
il rimpianto di non essersi iscritto a giurisprudenza e non
aver preso una laurea in legge, per poter "aiutare a combattere
l'ingiustizia". Roger aveva replicato seccamente: Pensi
che sia questo che fanno gli avvocati, Adam? "Combattere
l'ingiustizia"?.
S, alcuni s.
Roger, con un sorriso amaro, aveva accusato il colpo.
Va' a cagare, Berendt. La vita non  cos semplice.
Erano i non avvocati a idealizzare la legge, pens Roger.
Sempre che qualcuno la idealizzasse. Per un avvocato, la legge
 pragmatica quanto una piantina della metropolitana. 
una funzione, uno strumento. Per arrivare al punto X, devi
fare una certa strada. Se non ti interessa arrivare a X (se lo
scopo della tua vita  Y), non hai nessun bisogno di guardare
che strada bisogna fare per arrivarci. Puoi essere consapevole
dell'esistenza di X, ma X non esiste in relazione a te.
Adam aveva continuato a parlargli delle "ingiustizie" di cui
si era reso conto, del numero sproporzionato di neri reclusi nel
braccio della morte negli Stati Uniti, della probabilit che uomini
innocenti venissero giustiziati, e forse gli aveva anche
parlato di Elroy Jackson Jr, purtroppo Roger non se lo ricordava.
Era rimasto sulla difensiva. L'ingenua indignazione di
Adam l'aveva irritato. Non si pu affrontare l'idealismo altrui
senza desiderare di confutarlo e, non riuscendo a confutarlo,
lo si nega; si fa di tutto per dimenticarlo.
Dopo la morte di Adam, cominciando a scoprire cose stupefacenti
sul conto del suo amico (la quantit e variet dei
suoi investimenti finanziari, per esempio; o la misteriosa assenza
di una famiglia, di parenti), Roger si era reso conto che
"Adam Berendt" non era che una singolare invenzione: l'affascinante,
eccentrico filosofo/scultore che tutti a Salthill
avevano apprezzato e qualcuno aveva amato. Mai un accenno
ai soldi che continuava ad accumulare, e che avrebbe devoluto
a enti e associazioni "meritevoli". Adam aveva lasciato
che i suoi amici si facessero un'idea di lui diversa dalla
realt. Aveva lasciato che i suoi amici amassero un uomo che
non era mai esistito.
Era stato sfogliando la cartella sul National Project to Free
th Innocent che Roger si era appassionato al caso di Elroy
Jackson Jr, il pi documentato fra quelli in possesso di
Adam. C'erano pi di cento pagine fotocopiate, documenti
processuali, lettere, ritagli di giornale, appunti. Su alcuni
Adam aveva fatto delle annotazioni a margine. Era una miscellanea
di pathos. Leggere quell'incartamento significava
desiderare fortemente di non leggerlo, di relegarlo stizzosamente
in un angolo, di chiudere gli occhi. Com'era familiare,
per, in linea generale, quella sordida storia: un nero che
fugge dalla scena di un delitto quando la polizia gli intima di
fermarsi; un nero disarmato, che non c'entra niente con la rapina
a mano armata a un 7-Eleven a Somerville, nel New Jersey,
e l'uccisione di un giovane commesso; un nero inseguito
a piedi, gravemente ferito dagli spari della polizia, che
avrebbe poi "confessato", sotto coercizione, il proprio coinvolgimento
nel delitto; un nero con una serie di condanne
per reati minori alle spalle, tradito da un altro nero, pi scaltro...
C'erano testimoni che asserivano di aver visto Elroy
Jackson "nelle vicinanze" del 7-Eleven, altri di averlo visto
correre via prima della sparatoria, altri ancora di averlo visto
correre via "al momento" della sparatoria. Data la confusione,
a chi doveva credere la giuria? In ogni caso, Jackson non
era armato e non gli erano stati trovati residui di polvere da
sparo n sulle mani n sui vestiti. Aveva detto che lui non
c'entrava, ma era la sua parola contro quella del vero assassino.
Era la sua parola contro quella di un uomo un po' meno
nero, pi intelligente e pi scaltro, che aveva saputo trovare
un rapido accordo con il pubblico ministero, far ricadere la
colpa su un innocente e dichiararsi colpevole di imputazioni
minori. Dove ci scappa il morto, qualcuno deve pagare, e caro,
e quel qualcuno risult essere lo sfortunato Elroy Jackson.
Roger aveva letto e riletto l'incartamento. Cristo! Era un
chiaro errore giudiziario. Le prove che avrebbero potuto scagionarlo
o non erano state ammesse al processo, oppure
quell'incompetente dell'avvocato difensore non le aveva
presentate; bench le contraddizioni nelle testimonianze fossero
evidenti, il pubblico ministero era riuscito a dimostrare
la fondatezza delle accuse a una giuria composta in prevalenza
da pensionati bianchi che, prevedibilmente, aveva dichiarato
Jackson colpevole di omicidio, con l'aggravante della
rapina, e lo aveva condannato a morire con il metodo pi
nuovo e umano: l'iniezione letale.
L'esecuzione era stata pi volte sospesa. Erano oltre
vent'anni che non si eseguiva una condanna a morte nel
New Jersey. I politici e gli elettori di destra facevano pressione
perch le esecuzioni riprendessero, e i recenti pronunciamenti
della Corte Suprema degli Stati Uniti rendevano pi
difficile per i condannati il ricorso in appello. A mano a mano
che Roger procedeva nella lettura, diventava sempre pi
furioso e frustrato. Non c'era da stupirsi che Adam si fosse
tanto appassionato a quel caso...
L'incartamento conteneva alcune fotografie di Jackson: era
sui trentacinque-quarant'anni, aveva la pelle scura, il naso
largo, le labbra carnose, gli occhi irrequieti e infossati; nessun
tratto particolare; sfortunatamente, agli occhi dei giurati
aveva l'aria di uno che quei reati pu benissimo averli commessi.
(Ancor pi sfortunatamente, il presunto coimputato
di Jackson aveva una fisionomia pi da bianco e un viso meno
qualunque, pi "attraente". Oltre che un avvocato pi in
gamba.) Roger poteva immaginare la figura penosa che doveva
aver fatto in aula "Boomer" Spires. Il processo doveva
essere filato via liscio e spietato come un bulldozer. E poi a
incastrare Jackson c'era quella sconnessa e incoerente "confessione"
alla polizia, in seguito ritrattata, ma comunque rimasta
agli atti. E una volta messo agli atti un verdetto di colpevolezza,
la macchina della "giustizia" partiva, come un
tritacarne. In caso di condanna a morte l'appello era automatico,
nel New Jersey, ma il verdetto di colpevolezza di Jackson
non era stato messo in discussione per quasi dodici anni.
Leggendo queste cose, vedendo il lato oscuro della legge,
della sua professione, Roger prov nausea e vergogna. Comprendeva
il disgusto che sua figlia sentiva nei confronti suoi
e del suo lavoro e non sapeva come discolparsi ai suoi occhi.
Era tardi, Roger era solo nello studio di Adam Berendt,
nella casa di River Road che presto sarebbe diventata propriet
del Salthill Arts Council. Stanco e demoralizzato, aveva
appoggiato la testa sulle braccia. Aveva gli occhi che gli
pulsavano. Era strano essere soli in casa di Adam, senza di
lui. Non si era addormentato, per a un certo punto aveva
visto Robin, a pochi passi da lui, che lo guardava con... comprensione?
Povero babbo. Il babbo  stanco. Una questione di vita
o di morte. Di questo almeno potrai vantarti, eh, babbo?
A Roger era parso quasi di sentire la sua voce.

8.
Sar un'esperienza formativa per te, signor C.
A novembre, Roger e la sua assistente Naomi Volpe si recarono
a Rahway, nel New Jersey, per un colloquio con Elroy
Jackson Jr, recluso da dodici anni nel braccio della morte.
Dodici anni! Concetto intellettualmente semplice da afferrare,
ma ben lungi dal suggerire la crudele e sinistra realt che
sottintendeva. Era la prima volta che Roger metteva piede in
una prigione, figuriamoci in un penitenziario di massima sicurezza
per condannati a morte, e l'esperienza lo scosse, lo
disorient. Per mesi si sarebbe sognato quel carcere e il povero
Elroy Jackson. Mentre una guardia taciturna li accompagnava
verso un parlatorio, dopo aver oltrepassato una serie
di barriere monitorate elettronicamente, nell'aria carica di
presagi come uno straccio imbevuto di etere, Naomi Volpe
strinse il braccio di Roger con un inaspettato gesto di...
comprensione? Compassione per il pallore mortale dell'avvocato
di Salthill? Come se volesse dirgli: Andr tutto bene, ci sono io
con te. Sono tua amica.
Roger avrebbe voluto ricambiare stringendole la mano,
ma Naomi Volpe era gi fuori della sua portata.
Naomi Volpe tendeva sempre a essere fuori della portata
di Roger Cavanagh.
Si era vantata con Roger di avere esperienza di prigioni,
anche di penitenziari di massima sicurezza. Conosceva le
procedure e, contrariamente a Roger, non sembrava far caso
alle maniere brusche del personale e delle guardie carcerarie.
Ti vedono con la cravatta e ti etichettano: avvocato. Questa
 gente che odia gli avvocati. Anche quelli dalla loro parte.
Ma noi siamo qui per aiutare il nostro cliente, quindi battitene
le palle. Noi dopo usciamo, no? Parlava con entusiasmo.
Indossava una tuta da ginnastica nera e scarpe da ginnastica
nere e si era fatta rasare da poco i capelli sulla nuca e ai lati: a
prima vista sarebbe potuta sembrare un giovane detenuto.
Non aveva mai incontrato Elroy Jackson Jr., ma si erano
scritti e parlati per telefono, cos fu lei a presentare Roger al
prigioniero, spiegando perch era l: per preparare, assieme
a un avvocato dell'ACLU del New Jersey, un'istanza da presentare
alla corte federale per chiedere un nuovo processo o
il suo rilascio immediato. Jackson accolse la notizia con scarsa
emozione e con un fugace ghigno sardonico. Mormor
qualcosa tipo: Questa l'ho gi sentita. O forse era solo un
grugnito. Roger si trov a recitare il ruolo, per lui nuovo e
mai sperimentato, dell'avvocato bianco liberal ottimista a
tutti i costi. Uomo bianco alla riscossa!
Il colloquio, in uno stanzino senza finestre eccessivamente
illuminato, fu breve e deludente. Alla maggior parte delle
domande di Roger il condannato aveva gi dato risposte pi
esaurienti, particolareggiate e intelligenti in passato, come risultava
dai documenti in possesso di Roger. A distanza di
dodici anni, Jackson abbreviava il suo resoconto dei fatti e
sembrava ripetere senza sentimento parole gi molte volte
ripetute. Roger aveva l'impressione che quel detenuto di
mezz'et con la faccia sfatta, che assomigliava all'Elroy Jackson
del 1989 quanto un padre vecchio e malato assomiglia a
suo figlio, ricordasse ben poco dell'incidente che gli aveva
sabotato la vita; ricordava ci che era stato elaborato per lui
da altri. Aveva le palpebre pesanti e gli occhi arrossati, la pelle
scura e opaca ruvida come carta vetrata. Il suo corpo, nella
divisa della prigione, era informe come un sacco di farina.
Riusciva solo a tratti e con sforzo a interagire con i suoi zelanti
visitatori bianchi, a rispondere con mormorii e grugniti,
ansimando come se avesse un enfisema. Altra gente era venuta
a Rahway per lui in tutti quegli anni, l'esecuzione era
stata rimandata, ma la condanna a morte non era stata commutata
e la sua vita si stava consumando, come un distributore
di asciugamani rotto. Quando Roger gli assicur che le
prospettive di un nuovo processo, o addirittura di un annullamento
della sentenza, "erano molto promettenti", alla luce
degli "errori inammissibili" che aveva individuato, Jackson
grugn assorto e sorrise a mezza bocca. Guardava Roger Cavanagh,
con il suo gessato grigio e la camicia inamidata di
cotone bianco, come uno guarderebbe una mosca lievemente
fastidiosa che gli svolazza intorno. Mi segue, signor Jackson?
chiese Roger educatamente. Jackson si riscosse, come
un grosso cane che sta per scrollarsi, e mormor: Ben detto,
Spires.
Spires! Roger avvamp di orgoglio ferito; persino Naomi
Volpe rabbrivid, come se fosse stata testimone di un'oscenit,
e intervenne in tono di rimprovero: Signor Jackson, il
suo nuovo avvocato  il signor Cavanagh. E io sono Naomi
Volpe, la sua assistente. Lavoriamo per il National Project to
Free th Innocent. Non abbiamo niente a che vedere con
"Boomer" Spires.
Jackson borbott qualcosa di simile a delle scuse, ma nel
bel mezzo del borbottio cominci a ridere; o forse ebbe un
accesso di tosse, una violenta espettorazione di muco verdastro
nel fazzoletto che Roger Cavanagh non pot fare a meno
di porgergli in tutta fretta, estraendolo dalla tasca della giacca.
Un fazzoletto di cotone bianco, con le cifre, lavato e stirato
di fresco. La prego, lo tenga,  suo disse Roger con un
brivido di repulsione quando, con un gesto totalmente sincero
che sarebbe potuto essere di consumata ironia, Elroy Jackson
Jr accenn a restituire il fazzoletto sporco al suo legittimo
proprietario.
Poco dopo questo scambio il colloquio ebbe fine.
Una volta fuori, nell'aria acida del New Jersey, che a Roger
tuttavia sembr dolce dopo il chiuso della prigione, Naomi
Volpe disse con tetro umorismo: Allora, signor C.! Ti
piacerebbe vivere nel braccio della morte? Un po' diverso da
Salthill-on-Hudson, vero?. Roger, scosso dalla superficialit
della battuta e dalla profonda frustrazione di quell'ultima
ora, afferr Volpe per le spalle, facendola trasalire, l'attir a
s, baci la sua bocca sottile, e le disse a chiare lettere cosa intendeva
farle non appena avessero trovato un luogo appartato.
Gli occhi da furetto di Volpe si illuminarono. Gli aveva
premuto contro il bacino quando Roger l'aveva abbracciata e
l'aveva stretto alla vita con la stessa foga con cui lui aveva
stretto lei. Bene, signor C.! Stavo pensando esattamente la
stessa cosa.
Trascorsero il resto di quel lugubre pomeriggio e, dopo
una pausa per mangiare, ancora qualche ora, in una stanza
di un Ramada Inn lungo la Jersey Tumpike, dopodich Roger
non rivide Volpe, se non da lontano, per settimane.
E andava bene cos, pens. Per quanto brava a letto, quella
donna non era il suo tipo.

9.
Ti stai allontanando da Salthill. Per andare dove?
Sebbene passasse sempre pi tempo a New York e intendesse,
entro breve, prendere in affitto un monolocale in East
11th Street, Roger continuava a vivere a Salthill. All'epoca
del divorzio, quando lui e Lee Ann avevano frettolosamente
venduto la casa, aveva comprato una villetta di mattoni rossi
del 1901, da allora pi volte ristrutturata, in uno dei quartieri
"storici" di Salthill, da cui poteva andare a piedi in Shaker
Square. Era una casa alta e stretta dall'aria austera, di vecchi
mattoni, con le imposte e le finiture nere e un prato circondato
da una recinzione in ferro battuto, una casa che poteva
appartenere soltanto a gente che avesse soldi e buon gusto.
Ogni volta che vi si avvicinava, Roger provava l'orgoglio del
proprietario, e al tempo stesso si sentiva ingannato. Mia! Io
sono l'uomo che vive qui.
Non aveva mai portato Naomi Volpe in quella casa. Non
l'aveva mai portata a Salthill. Temeva la reazione della giovane
assistente dai capelli dritti alla sua vita suburbana. Signor
C.! Non sono affatto sorpresa.
Le aveva tolto quel sorrisetto dalla faccia pi di una volta,
scopandola. Aveva scopato quella donna linguacciuta fino a
lasciarla senza parole, gemente e sudata e aggrappata a Roger
senza nemmeno pi sapere chi era.
Signor C.! Il disprezzo di Volpe lo offendeva.
Uno sviluppo imprevisto: all'inizio dell'inverno Roger si
ritrov a lavorare al caso di Elroy Jackson Jr, o a rimuginarci
su, per tanto tempo quanto ne dedicava ai suoi clienti di
Salthill. I suoi clienti paganti! Cominciavano a dargli sui nervi,
non gliene fregava niente di loro. Dietro le loro cause c'erano
solo questioni di soldi e di orgoglio. Vincere, perdere,
accordarsi per molto, poco, o una via di mezzo. Chi se ne
fotte? Erano affari, e Abercrombie, Cavanagh, Kruller &
Hook erano uomini d'affari. Multimilionari, non miliardari.
La differenza per non li turbava, perch a Salthill godevano
di un'ottima reputazione, erano agiati signori di mezz'et
che pregustavano la pensione e gli anni "d'oro". I loro figli in
genere erano grandi, e facevano la loro vita.
Ogni mattina, controllando la posta elettronica, Roger si
faceva forza nel caso fosse arrivata un'altra enigmatica poesia
di Robin. Ma la ragazza aveva interrotto le comunicazioni
con il Carobabbomorto. Non gli restava che farsi una ragione
del suo abbandono. Nella sua testa lei non  tua figlia.
Nella sua testa lei  se stessa.
Roger quasi rimpiangeva la propria giovent perduta.
Sperperata a Salthill-on-Hudson. Avrebbe dovuto occuparsi
di diritti civili, tutela dell'ambiente, lotta alla povert. Avrebbe
dovuto sposare una donna che condividesse il suo impegno.
A quel punto avrebbe avuto altri figli, magari maschi. E
quei figli avrebbero amato e rispettato il loro padre idealista.
Invece si era innamorato della bella Lee Ann Stacey, che faceva
parte della confraternita Pi Phi alla University of Pennsylvania,
la cui astutissima madre le aveva fatto la lista di nozze
da Tiffany e il cui padre, dirigente assicurativo, aveva insistito
per aiutare i novelli sposi nell'acquisto della prima casa...
Non c'era da stupirsi se Volpe lo chiamava "signor C.", Roger
era un monogramma, non un individuo. Non sapeva nemmeno
lui chi era.
Ricordava il misto di ammirazione e disprezzo che i suoi
compagni di universit provavano per gli idealisti che rifiutavano
un posto in uno studio legale per dedicarsi a cause
"nobili". Il profondo, inconfessato desiderio che fallissero.
Sono come loro, adesso? Alla mia et? Cristo.
Era come avvicinare pericolosamente la mano a un tritacarne,
che se non facevi attenzione te la risucchiava e, se non
riuscivi a tirarla fuori, risucchiava anche te.
Owen Cutler chiam e si present a casa di Roger, al numero
11 di Belle Meade Place, con una bottiglia di costoso chardonnay
francese della sua riserva e una serie di squisitezze
acquistate alla Salthill Seafood. Non invitiamo praticamente
pi nessuno, sai. Da quando Gussie se n' andata. Se anche
trov stravagante quella frase, Roger non lo diede a vedere.
Tutti a Salthill sapevano che, da quando la moglie era scomparsa,
Owen Cutler era diventato sempre pi stravagante; si
era praticamente ritirato dall'attivit e passava la maggior
parte del suo tempo a casa (Caso mai Gussie chiamasse, o
tornasse all'improvviso) dove Roger aveva sentito dire che
aveva cominciato a coltivare fiori tropicali. Roger conosceva i
Cutler da molti anni ma, com'era normale nelle amicizie fra
"benestanti suburbani", non poteva dire di conoscere bene
Owen. Non ricordava di aver mai avuto una conversazione
seria e lunga con lui prima di quel periodo, quando le conversazioni
di Owen erano ormai pi serie di quanto chiunque desiderasse,
e pi lunghe. Gira una voce tremenda, Roger, l'avrai
sentita, secondo cui sarei in qualche modo implicato
nella scomparsa di Gussie sussurr Owen, con una voce tremula
fra il mortificato, l'addolorato e il vergognoso, evitando
lo sguardo di Roger. Ma io non c'entro. Roger, te lo giuro, io
non c'entro. Gussie ha venduto delle propriet ed  semplicemente
scomparsa, sparita dalla faccia della terra. I detective privati
che ho assoldato non hanno trovato nemmeno un indizio.
Roger provava compassione per Owen ma, temendo che l'amico
potesse trattenersi ancora a lungo, faceva poche domande;
invece quello continuava a parlare, un monologo pietoso,
stropicciandosi gli occhi arrossati e sospirando; alla fine disse,
tutto d'un fiato: Roger, io... io non vorrei offenderti... non
vorrei mai offenderti... ma tu e Gussie siete mai stati... intimi?
Siete mai stati... amanti?.
Roger sarebbe dovuto essere preparato a questo, sapeva
che Owen aveva gi rivolto ad altri quella domanda, ma rimase
scioccato comunque. Non solo era brusca e inaspettata,
ma l'idea stessa era sgradevole: Roger Cavanagh e Augusta
Cutler!
La donna di Salthill che Roger aveva amato era Marina
Troy, avrebbe voluto rispondergli. Non lo sapevano tutti?
Lo rassicur prontamente che no, lui e Augusta non erano
mai stati amanti, soltanto amici.
"Soltanto" amici? Buoni amici, per, mi pare.
Certamente, Owen. Eravamo tutti buoni amici. Cio...
siamo tutti buoni amici.
Gussie era attratta da te, sai. Diceva che era la tua "energia".
I tuoi occhi "da serpe". Vista l'espressione sul viso di
Roger, Owen si affrett ad aggiungere: Non so esattamente
cosa volesse dire Gussie, sai quanto era fantasiosa a volte,
ma... certamente intendeva affascinante. Ti trovava molto affascinante,
Roger.
Roger era senza parole. Cosa dire di fronte a una tale rivelazione?
Grazie! Oppure: Mi dispiace.
Gussie era anche pi intima, credo, con Adam, no? Eri il
loro confidente?
"Confidente"? In che senso?
Un amico con il quale si confidavano. Sai cosa intendo.
Owen Cutler, il volto sciupato dalla preoccupazione, dallo
stress e dal tempo, sorrideva con inquietante complicit a
Roger, che lo fissava senza capire. Adam rendeva molto felice
Gussie, lo so. Era uno con cui poteva parlare, aprire il
suo cuore. Le nostre mogli hanno molto da dire, Roger, molto
da confidare agli altri, se non a noi. Sono grato a Adam
per questo. Sinceramente, gliene sono grato.
Quando finalmente dopo mezzanotte Owen Cutler se ne
and, Roger impulsivamente chiam Naomi Volpe a Jersey
City. Il telefono squill, squill, squill!... Maledizione, part
la segreteria telefonica. Naomi! Sono "il signor C.". Mi manchi.
Dammi un colpo di telefono, di. Volpe non era il suo tipo,
come non lo era Gussie Cutler, ma in quel momento di solitudine
si sarebbe accontentato di una qualsiasi delle due.
Un altro giorno, Abigail Des Pres pass nello studio di
Shaker Square per invitare Roger a pranzo (Roger declin
educatamente) e sorridergli malinconica. Ti stai allontanando
da Salthill, Roger. Come Marina Troy.
Roger rispose bruscamente: No, non come Marina Troy.
Era stato sgarbato con la bella Abigail, la pi desiderabile
civetta divorziata di Salthill? Sperava di s.

10.
La legge americana  il massimo esempio di guerra condotta
"con altri mezzi". Forse era per questo che a Roger era piaciuta,
quando era giovane. Ora invece avrebbe voluto dialogare
con i suoi avversari. Gli accusatori di Elroy Jackson. Credeva
di poter ragionare con loro, perch sicuramente erano persone
ragionevoli, no? (Tutte le persone coinvolte nel processo di Elroy Jackson,
accusa, difesa e giudice, guarda caso, erano uomini.)
Uno dei nomi che gli saltarono agli occhi leggendo l'incartamento
fu "Calvin Ransom": un conoscente di Roger dai
tempi della Columbia. Ransom era stato sostituto procuratore
distrettuale nella contea di Hunterdon nel 1989 e aveva collaborato
all'istruzione della causa contro Jackson e il suo "coimputato".
Di recente, Ransom aveva ottenuto la carica di sovrintendente
della contea di Hunterdon; era diventato un
funzionario eletto, repubblicano. I conti tornano, pens Roger.
Lo ricordava come uno studente ambizioso, non molto diverso
da Roger Cavanagh. Ai tempi dell'universit non erano
amici, ma conoscenti in buoni rapporti, e si stimavano a vicenda,
o almeno cos a Roger piaceva pensare.
Mi parler con franchezza. Non mener il can per l'aia
con me.
Non fu impresa facile, per, prendere appuntamento con
Calvin Ransom. E quando si incontrarono, nell'ufficio dirigenziale
di Ransom, in un bell'edificio nuovo del comune di
Flemington, New Jersey, Roger si risent nell'apprendere
dalla segretaria che gli era stata accordata solo mezz'ora.
Mezz'ora! Che stronzo.
Da quando era entrato nel National Project to Free th Innocent,
Roger aveva cominciato a capire perch Naomi Volpe
e alcuni altri fossero spesso tanto impazienti e sgarbati.
Perch in lei covasse una collera simile a un getto di gas infiammabile.
Ed ecco Calvin Ransom, personaggio di medio rango nell'amministrazione
del New Jersey, probabilmente multimilionario:
cos' un sovrintendente se non uno nelle cui tasche capienti
i costruttori edili riversano denaro, specie in una contea
come quella di Hunterdon, New Jersey, un tempo agricola, ora
edificabile, nuovo paradiso della suburbio americana? Ransom
strinse la mano a Roger con vigore; era di una grassezza
porcina, aveva occhiali di metallo scintillanti e un atteggiamento
circospetto; Roger diffid immediatamente di lui, lo
detest e preg Dio che Ransom non stesse pensando la stessa
cosa di lui. Erano identici come gemelli, solo che Roger non
era ancora calvo, pesava dieci chili di meno e si trovava nell'umiliante
condizione di chi chiede aiuto. Quando sollev l'argomento
Elroy Jackson Jr, il volto di Ransom si vel. Si annoia!
Un uomo sta per morire e questo bastardo si annoia. Roger ebbe
l'impulso di affondargli un pugno nel ventre molle, ma mantenne
il suo atteggiamento di sorridente e affabile cortesia.
Spieg rapidamente la natura del suo interesse per quel caso e
la sua speranza di far uscire Jackson di prigione e not che
Ransom lo ascoltava con una dose molto moderata di attenzione,
sebbene non osasse essere esplicitamente scortese, almeno
per il momento. La sua strategia consisteva nel lasciarlo
parlare. E parlare, parlare. Alla fine Roger disse: Cal, francamente,
sono sbalordito. Non sono pratico di indagini di questo
genere, dove l'imputazione  grave e c' in ballo una condanna
a morte. Nel National Project faccio volontariato
soltanto, lavoro soprattutto nel mio studio. Ma le cose che ho
scoperto! Non solo errori durante il procedimento, ma anche
la deliberata volont dell'accusa di occultare le prove che
avrebbero potuto scagionare Jackson. Il rapporto originale
della polizia e i testimoni a favore dell'imputato non sono stati
ammessi al processo, e.... Calvin Ransom rispose con freddezza:
Una giuria ha giudicato Jackson colpevole. Una giuria
l'ha condannato a morte. L'appello  automatico. A quell'uomo
 stata garantita la tutela della legge. Aveva il tono cortese
e inespressivo di un politico che parla in Tv, con un disprezzo
cautamente trattenuto.
Roger esclam: "Tutela" della legge! La legge glielo ha
messo in quel posto. Nero....
Erano tutti neri. Buoni e cattivi. Anche il ragazzo cui hanno
sparato in faccia era nero, no?
Ispanico. Ma che c'entra? Elroy Jackson  stato sfigato. 
come se fosse stato colpito da un fulmine. Non era abbastanza
sveglio per affrontare quello che gli succedeva, e il suo avvocato
era un imbecille. "Boomer" Spires, lo conosci?
Dev'essere una macchietta qui al palazzo di giustizia, no?
Gli riderete dietro, immagino.
Ransom si strinse nelle spalle. "Boomer" Spires era una
presenza imbarazzante nel suo passato.
Roger si ritrov ad argomentare con lo zelo di uno studente,
mentre Ransom, seduto all'imponente scrivania con le mani
incrociate dietro il collo massiccio, fingeva di ascoltarlo.
Vedi anche tu come  stato manipolato questo caso, Cal. Sar
una corte federale a far luce. Non sto accusando te, Cal, ma la
pubblica accusa, tu eri solo un assistente. Quello che ha sparato,
il vero assassino, che sta scontando venticinque anni a
Rahway, ha scoperto dopo l'arresto che Jackson, uno che conosceva,
era sulla scena del delitto, fuori del negozio, che era
fuggito e che i poliziotti gli avevano sparato; allora ha
denunciato i suoi complici e si  messo d'accordo con la procura,
perch aveva un avvocato sette volte pi in gamba di "Boomer", si 
dichiarato colpevole di imputazioni minori e si  rifiutato
di testimoniare, in modo da evitare il controinterrogatorio.
Questo  l'errore pi marchiano, ma ce ne sono altri...
Roger ud la propria voce accorata, vide l'espressione risentita
sul volto di Calvin Ransom e cap di essere entrato in un
territorio a lui sconosciuto. Essere "coinvolto" - essere capace
di appassionarsi (vivamente) a qualcuno o qualcosa di diverso
da se stessi - non era da Roger Cavanagh. Tant'.
Ransom chiese, con un sorriso: Da quando sei diventato
un donchisciotte, Cavanagh?  un po' tardi, non trovi?.
Va' a cagare, Ransom.
Lasci l'ufficio del sovrintendente prima dello scadere
della sua mezz'ora. Provava orrore all'idea che funzionari di
tribunale, gente come Calvin Ransom, gente come lui, potessero
desiderare di mandare a morte un innocente. Ecco il nemico.
Gente che ucciderebbe per lavoro. Ma pi tardi, tornando
in macchina verso Salthill, si disse che era una gran bella
sensazione, una volta tanto, ammettere di odiare a morte
qualcuno e di essere ricambiati.

11.
E questi cosa sono? Fossili?
Dicembre, nell'appartamento di Naomi Volpe a Jersey
City, in cui Roger non metteva piede da settimane. In un ambiente
privo di eleganza fatto di mobili messi insieme a caso,
scaffali stipati di libri, un televisore sorprendentemente
grande su un tavolino basso di formica e scatoloni non ancora
svuotati da traslochi precedenti. Sembrava che l'appartamento
fosse stato spazzato da un vento fortissimo. C'era
odore di fumo di sigaretta, di cibo e di insetticida. (Blatte?
Forse era un bene che Roger non si fermasse mai a dormire.)
Roger l'aveva dovuta chiamare diverse volte prima che Volpe
lo richiamasse, dicendogli che era stata via, a Washington,
per lavoro. Roger sapeva che Volpe non era stata fuori citt
cos a lungo, ma non intendeva insistere sull'argomento. Il
fatto che fosse disposta a dare spiegazioni, e che addirittura
si scusasse, lo lusingava moltissimo.
A volte saltava fuori questo lato inconsueto di Volpe, che
si sarebbe potuto definire femminile.
Il semplice fatto di trovarsi nell'appartamento di Volpe a
Jersey City, in una terra di nessuno di case in affitto al confine
con la zona dei magazzini doganali, era eccitante per Roger.
Aveva ricordi fortemente erotici delle sue visite precedenti. In
genere Volpe lo portava subito nella sua spoglia camera da letto;
Roger aveva solo vagamente intravisto le altre stanze dell'appartamento.
Questa volta si trovava nello stretto soggiorno
rettangolare, mentre Volpe, in cucina, cercava dei bicchieri
puliti e qualcosa da bere; la circostanza era molto pi amichevole
e simpatica delle altre volte; per Roger era eccitato, e cominciava
a diventare impaziente. Esamin attentamente una
parete tappezzata di fotografie poveramente incorniciate ma
interessanti: ritraevano all'apparenza imboccature e interni
di grotte, e simboli cuneiformi incisi nella roccia. Scattate dove?
Nel sud-ovest? In Europa? Quelle forme stilizzate gli
sembravano stranamente familiari, Roger era certo di averle
gi viste.
Non intendeva farle capire che era arrabbiato perch lei
non si era curata di richiamarlo quando lui aveva tanta voglia
di vederla. Non voleva mostrarsi geloso! Non il signor C.
Volpe non l'aveva baciato quando era entrato in casa, ma
non l'aveva nemmeno respinto. Aveva lasciato che lui la baciasse
e le passasse avidamente le mani sul corpo. Il suo atteggiamento
era stranamente remissivo e distratto. Aveva
persino i capelli appiattiti. L'anello al naso era sparito, come
se non ci fosse mai stato. Chiaramente non era in sintonia
con l'umore del suo amante, stava pensando ad altro. Quando
Roger le aveva raccontato dell'incontro con quello stronzo
di Calvin Ransom e di altri sviluppi del caso Jackson, aveva
ascoltato aggrottando le sopracciglia, ma non aveva detto
quasi niente. Non aveva biasimato Ransom assieme a Roger,
si era limitata a stringersi nelle spalle come per dire: E allora?
 il nemico, cosa ti aspettavi?
Genitali femminili disse semplicemente Volpe, indicando
le fotografie mentre porgeva a Roger il suo bicchiere. Incisioni
rupestri di trentamila anni fa, a Les Eyzies. Belle, eh?
Roger fissava le fotografie, mentre il sangue gli affluiva al
viso. Genitali femminili! Ma certo, adesso capiva: semplici
forme stilizzate, geometriche, platoniche. Ossa pelviche, labbra,
vagine, vulve, clitoridi. Ce n'erano a centinaia. A migliaia!
Chiunque fossero, uomini o donne, quegli scultori
primitivi dovevano essere affascinati dal proprio soggetto
quanto un bambino dai propri genitali. Un mondo preistorico
perduto... Neandertal? Cro-Magnon? Antenati di Roger,
in teoria. Volpe gli stava dicendo che le fotografie le erano
state regalate da "una donna, un'amica molto speciale", che
poi era morta di tumore alle ovaie. Queste incisioni ci dicono
che il sesso  pura biologia, come i gomiti o i denti. Non
c' niente di mistico. Lo si potrebbe ridurre a un'equazione.
L'atto sessuale, il dare alla luce un figlio, sono cose che il corpo
fa. All'interno della femmina si crea una nuova vita, che
per questo tramite viene poi espulsa dal suo corpo . C' tanto
misticismo quanto nella riproduzione asessuata di un'ameba.
Volpe parlava come se stesse dando delle buone notizie,
ma Roger si sentiva leggermente depresso. Un'ameba!
Avrebbe voluto obiettare: Ma noi ci divertiamo di pi!
Si sedettero. Roger, rivolto verso le vagine incise sulla parete,
beveva e parlava. Si sentiva un po' sciocco. La sua erezione
pulsava come un ascesso a un dente. Perch Volpe non
intuiva il suo umore? O forse lo intuiva, ma aveva deciso di
ignorarlo? Si era tolta quell'anellino tanto sexy dal naso. Cosa poteva
simboleggiare questo? Si chiese se se lo fosse tolto per
quella sera, per lui; o se la sua visita fosse del tutto irrilevante.
Gli stava raccontando della ricerca "importantissima" che
aveva fatto, in parte collegata al caso di Elroy Jackson: percentuali
di neri, ispanici, asiatici e bianchi arrestati, incriminati,
dichiarati colpevoli e condannati alla reclusione a partire
dal 1980, a livello nazionale.
Per cercare di alleggerire l'atmosfera, Roger disse: Naomi,
sono fiero di te.
Fiero? Di me? Volpe era sbigottita, come se Roger avesse
detto un'oscenit. Si alz di scatto. Spar in cucina e Roger
ebbe l'impressione che volesse nascondersi. Quel comportamento
non era proprio da lei! Cominci a sentirsi a disagio,
alz gli occhi verso le incisioni cuneiformi nella roccia, che si
burlavano di lui con la loro semplicit.
Homo sapiens: la specie che sopravvaluta la biologia.
Volpe torn, ma non gli si sedette vicino. Aveva la fronte
corrugata e la pelle giallastra, leggermente gonfia. Indossava
la stessa tuta da ginnastica che si era messa per andare a
Rahway, che le cadeva larga sul corpo asciutto, come se fosse
dimagrita. Disse: Roger, ho una notizia da darti.
Roger, non signor C.?
S? Roger non era molto sicuro di voler sentire.
Credo di essere incinta.
Incinta!
Cio... sono incinta. Ne sono certa.
Il primo pensiero di Roger fu: Marina  persa per sempre.
Il suo secondo pensiero fu Una seconda chance!
Rimase l, seduto, sbalordito, a stringere il bicchiere fra le
dita intorpidite. Vedeva, pi che sentire, la giovane donna
dai capelli dritti che gli parlava, ed era talmente stupefatto
che non avrebbe saputo dire nemmeno come si chiamava, o
che rapporto esisteva tra loro. Naomi Volpe stava in piedi, le
braccia conserte, strette sotto il seno, come se avesse freddo;
le rughe divergenti sulla fronte pi profonde del solito; gli
occhi lucidi, scintillanti. Era scioccante, per Roger, l'idea che
quella maschiaccia potesse essere incinta. Roger associava la
gravidanza alla vulnerabilit e la vulnerabilit alla femminilit.
Volpe aggiunse: Lo so da quasi sei settimane. Ma non
sapevo cosa fare. La data prevista per il parto  la prima settimana
di luglio... in teoria.
Il cuore di Roger si era messo a martellare con forza. Aveva
cominciato a sudare. Sei settimane! La data prevista per il
parto! Si vedeva gi implorare perdono a Lee Ann, e Robin.
Il loro disgusto nei suoi confronti a quel punto sarebbe stato
totale.
Inebetito, chiese quello che doveva chiedere: perch non
gliel'aveva detto prima? Cosa aveva intenzione di fare? E...
come era potuto succedere?
Prendevi la pillola, no? Non mi avevi detto che la prendevi?
Naomi replic, improvvisamente furiosa: La contraccezione
non pu essere sempre una responsabilit della donna!
"Prendevi la pillola" -va'a cagare.
Volevo solo dire...
So benissimo che cosa volevi dire, signor C., ti si legge in
faccia.
Roger borbott delle scuse. Stava succedendo tutto troppo
in fretta perch lui riuscisse a elaborarlo. La fronte e gli occhi
gli pulsavano come sul punto di esplodere. Cristo! Solo dopo
si sarebbe reso conto di non averle preso la mano, di non essersi
istintivamente comportato come fa un uomo innamorato
quando la sua donna gli rivela che aspetta un figlio da lui.
(Da lui? Come poteva esserne certo?)
(Chiedere un test del DNA? Roger Cavanagh non era tanto
sfrontato, o tanto crudele.)
Questi pensieri probabilmente erano passati anche per la
testa di Naomi Volpe. Manteneva una certa distanza fra s e
Roger. Parlava con calma, in maniera quasi formale; i suoi
modi scontrosamente sexy erano spariti, come l'anello al naso.
Roger la preferiva cos, ma la desiderava di meno. Non la
desiderava affatto. L'erezione era avvizzita, sentiva freddo al
basso ventre. Gli era affluito tutto il sangue al cervello, o era
defluito? Roger colse solo una parte di quello che Naomi stava
dicendo: ... la soluzione c'. Proprio in East 151 Street, si
chiama "WomanSpace".
Roger disse: Ti aiuter. Voglio dire.... Il suo volto avvamp.
Pagher io. Questo, e qualsiasi altra spesa.
Naomi distolse lo sguardo con l'aria di chi prende penosamente
coscienza di qualcosa. Teneva l'avambraccio sinistro
premuto contro il ventre piatto, in una strana posizione. C'era
un dolore sottile, e una pi sottile remissivit, nel modo in cui
lo ascoltava. In passato, l'avrebbe interrotto. Non vuoi prenderti
un po' di ferie, Naomi? Dopo... l'intervento? Hai lavorato
molto. Per lo stipendio da assistente che prendi. Una vacanza,
durante le feste...?
Verresti con me? chiese Naomi, quasi ansiosa. Non voglio
andare da sola.
La domanda colse Roger di sorpresa. Io... forse potrei.
Potrebbe essere una buona idea.
Ai Caraibi propose Naomi con entusiasmo. Magari
Santo Domingo? Sono posti bellissimi. Anche tu hai lavorato
un sacco, Roger, con la tua doppia vita!
Era Naomi Volpe quella che parlava? Cos esitante e vulnerabile?
Roger avrebbe giurato di non averla mai vista prima.
Le and vicino e l'abbracci. Subito lei gli premette il viso
sul petto e lui sent il calore della sua pelle. Non c'era desiderio
fra loro, neanche il ricordo del desiderio. Roger stava
pensando: Questo  quel che bisogna fare. Questa  la situazione.
Rimasero cos, nell'appartamento di Jersey City, per un tempo
che sembr molto lungo, evitando di guardarsi in faccia.

12.
Alla fine Roger non accompagn Naomi Volpe a Santo Domingo.
Ammesso che fosse andata davvero l. Volpe aveva
capito che Roger non era molto entusiasta di stare con lei, ovviamente
non l'amava. Posso andare da sola. Sono grande.
Grazie per la premura! Sentendosi generoso e allo stesso
tempo in colpa, visto che era Natale, Roger stacc a Naomi
Volpe un assegno da 5000 dollari; Volpe sorrise nervosamente
nel leggere la cifra e mise via l'assegno. Signor C. ! Sei un gentiluomo.
Roger rise, imbarazzato. Pensava: Sono un coglione.
A Volpe fu accordato un periodo di ferie dal National
Project to Free th Innocent. Spar, e Roger non ebbe pi sue
notizie. Le settimane passavano, venne gennaio, e poi febbraio.
Roger scopr per caso che Volpe era tornata negli Stati
Uniti, ma che stava lavorando temporaneamente a Washington,
e a volte anche a Memphis o New Orleans. Chiamava il
suo numero di Jersey City e lasciava messaggi educati e cortesi.
Naomi? Sono Roger. Solo un saluto. Mi chiedevo come
stai. Chiamami qualche volta, ti dispiace? Contrariamente a
quanto ci si sarebbe aspettato, Volpe lo richiamava, ma scegliendo
accuratamente orari in cui era probabile che lui non
fosse in casa. I suoi messaggi erano brevi e circospetti. Diceva
che stava "facendo progressi" nelle sue ricerche sulla pena
di morte; diceva che si sentiva "ottimista, a volte". La sua
voce sembrava forzata. Roger pens Ha abortito,  in lutto.
Roger accus la perdita. Gli parve una seconda, amara
perdita. Prima Robin, e ora questa briciola di vita senza nome,
un feto di nemmeno due mesi. Una seconda chance, e lui
l'aveva distrutta.

13.
Volpe torn a lavorare a Manhattan all'inizio di marzo. Roger
rimase sorpreso e risentito di non essere stato avvisato: la
trov entrando in ufficio un pomeriggio. Inconfondibile, la
sua voce al telefono, corrosiva come soda caustica. Roger si
ferm sulla soglia del suo stanzino con la bocca secca. Eccola,
la donna che aveva messo incinta. Era abbronzata, aveva i capelli
tinti di un vivace color prugna, non pi rasati sulla nuca,
ma tagliati con le forbici, che le sfioravano le orecchie. Entrambi
i lobi luccicavano di metallo e l'anello al naso era tornato.
Indossava una maglia nera molto larga e pantaloni neri
di lana e, vedendo i seni prosperosi e la rubiconda pienezza
del viso, Roger rimase di stucco. Questa donna  incinta.
Alla vista di Roger, Volpe distolse rapidamente lo sguardo
e continu la sua veemente conversazione. Quando alla fine
riagganci, comment disgustata: Che imbecille! Peggio
che parlare con un risponditore automatico.
Roger disse: Naomi, noi due dobbiamo parlare, non credi?
Volpe rispose: Ora ho da fare, Roger. Ho settimane di email
arretrate.
Roger insistette: Noi due abbiamo qualcosa di cui parlare...
ti pare?.
Volpe disse, con voce pacata: Come faccio a saperlo, signor
C.? Non so tu, ma io non ho granch da dirvi.
Senti... come stai?
Bene. Mai stata meglio.
Roger la guardava, intontito. Sent le parole pi banali del
mondo uscire dalla propria bocca: S, hai una bella cera,
Naomi.
Subito Naomi si adir: Perch, non dovrei? Preferiresti che
fossi uno straccio? Avresti preferito che morissi dissanguata, o
imbottita di barbiturici?  questo che avresti preferito?.
Naomi, andiamo in un posto tranquillo, dobbiamo parlare.
"Dobbiamo", chi lo dice? Chi "deve"?
Solo qualche minuto. Vorrei soltanto...
Te l'ho gi detto, signor C., ho da fare, cazzo. Sono oberata
di lavoro, e sottopagata, sono schiava di questo sistema, non
ho preso una laurea in legge come voialtri che ve la tirate tanto,
ma sono dedita alla causa, capisci? Quindi smettila di tormentarmi.
Vai a importunare qualche altra assistente sfigata.
Roger tremava. Vide l'ira negli occhi da furetto di Volpe e
cap che era meglio battere in ritirata.
Nell'ufficio che divideva con un altro avvocato, Roger apr
la posta elettronica e scrisse un messaggio a Naomi Volpe:
Cena allo Union Square Caf alle otto? Sar quello con un'alabarda
nei pantaloni.
R.
Pochi minuti dopo Volpe rispose:
Signor C.l Sei un gentiluomo.
Roger sapeva che Naomi Volpe non poteva resistere alla
tentazione di un buon ristorante.
E fu cos che Roger scopr, con suo grande stupore, che s,
inizialmente lei aveva avuto intenzione di abortire, no, non
aveva programmato tutto sin dall'inizio, s, lui le "piaceva",
"pensava bene" di lui, lo "rispettava" come avvocato e come
uomo, no, non aveva voluto "ingannarlo". Ma il suo corpo
era suo, dopotutto. La sua vita era sua. La vita del bambino
che doveva nascere era una sua responsabilit. Il ruolo del
padre  minuscolo. In natura. Un momento ed  finito. Fece
schioccare le dita. Le brillavano gli occhi, il benessere la rendeva
florida, a Roger non era mai sembrata tanto bella. Pareva
bere di gusto.
Sapeva che non era il caso di farla infiammare, quindi
scelse le parole con cura: Naomi, sono semplicemente sconvolto.
Sono il padre, dopo tutto. Fece una pausa, per permettere
a entrambi di pensare Ma  proprio cos? Siamo sicuri,
senza un test? Io la considero una responsabilit di entrambi.
Pensavo avessimo preso una decisione, a dicembre. Non
ti accuso di nulla, Naomi, ma...
Volpe si infuri: "Non mi accusi"! Lo spero proprio! Chi
cazzo sei tu per giudicarmi? Non sono la tua assistente privata,
signor C.! Non sono la tua concubina, la tua schiava.
Non sono un recipiente in cui versare il tuo prezioso seme
per poi andartene via e dimenticartene, come quando ti pulisci
il tuo prezioso culo e tiri lo sciacquone. Se ho cambiato
idea e decido di far nascere questo bambino, magari trovandogli
una sistemazione adeguata, tu cosa c'entri? Siamo nel
ventunesimo secolo, non nel Medioevo. Una donna pu disporre
autonomamente del proprio corpo, voglio sperare!
Aveva le narici dilatate; si protese sul tavolo con tale drammaticit
che Roger si ritrasse. Con voce spaventosamente alta,
che attir l'attenzione delle persone sedute ai tavoli vicini,
dichiar: Ho liberamente scelto di non uccidere il mio
bambino come tu avevi disposto.
Roger obiett: Io non ho "disposto" un bel niente... io
non volevo....
Hai detto "pagher io per questo". Sono le prime parole
che sono uscite dalla tua bocca.
Naomi, io non credo...
E non intendevi dire che avresti pagato la retta del college,
o sbaglio?
A quel punto, credevo che tu volessi...
Non hai mostrato altra emozione se non sgomento. Forse
un po' di ribrezzo. No, non fare quella faccia colpevole, n
"preoccupata", ormai  troppo tardi. Non volevi nemmeno
toccarmi, perdio. Come se fossi una lebbrosa.
Naomi, ti ho toccata. Ero molto preoccupato per...
Il fatto , signor C., che tu non volevi questo bambino.
Questo bambino che porto dentro, da quattro mesi e una settimana,
e che scalcia. Non un feto, un bambino. Capito? Un bambino.
Hai rinunciato ai tuoi diritti morali e legali su questo
bambino quando hai cercato di comprarmi, hai staccato un
assegno e hai considerato chiusa la faccenda; non vedevi l'ora
di uscire dalla mia vita. Stronzo.
Roger si prese la testa fra le mani. Era tutto vero? E se anche
fosse stato in parte vero, era vincolante? Tent debolmente
di spiegarsi: Naomi, non avrei mai voluto che tu affrontassi
una gravidanza che non desideravi. Forse ti ho
fraintesa. S, ero sgomento. Non sapevo come reagire.
Volpe replic, con voce carica di sarcasmo: Perch eri terrorizzato
all'idea che un bambino potesse legarci. Che io mi
aspettassi che ci "sposassimo". L'idea di andare a vivere insieme,
di convolare a giuste nozze, ti terrorizzava, vero?.
Rise e bevve un gran sorso di vino. Chiaramente quella scenata
la divertiva. Roger si sarebbe poi chiesto se l'aveva preparata
prima o se - ma questo pensiero era troppo orribile
per lasciarlo affiorare alla coscienza - l'avesse gi recitata
prima, con un altro uomo. O pi di uno.
Si ricord del pettegolezzo giunto alle sue orecchie, secondo
cui Naomi Volpe aveva avuto un bambino e l'aveva dato
in adozione. A una coppia "molto ricca".
Se Naomi Volpe ha un bambino nella pancia, bisogna che
lo buttiamo nel cesso, giusto? Era questo che ti si leggeva in
faccia, signor C. Guarda che le tue cazzo di volgari, degradanti
emozioni da quattro soldi che ti illudi di nascondere al
mondo ti si leggono tutte chiare in faccia; le capirebbe anche
un cretino. Dimmi se sbaglio.
Roger tacque. Era vero. Bambino o non bambino, avrebbe
preferito bere una coppa di veleno piuttosto che vivere con
una donna come Naomi Volpe, non parliamo poi di sposarla.
Che sfiga! Se era scritto che Roger Cavanagh dovesse mettere
incinta una donna qualche mese fa, perch non Abigail
Des Pres?
Abigail era ancora abbastanza giovane, sebbene non pi
per molto. Era certamente una bellissima donna. Pi di una
volta erano stati l l per fare l'amore. Lui l'aveva amata... almeno
un po'. E Abigail era abbastanza malleabile, e abbastanza
nevrotica, per amarlo. Avrebbero potuto vivere insieme, a
quel punto preferibilmente nella casa di lei, in Wheatsheaf
Drive. Sposarsi. Avere un figlio loro due. La cerchia di Salthill
avrebbe accolto la loro unione come l'evento mondano pi
clamoroso di tutti i tempi. Una seconda chance per entrambi, e
naturalmente Roger aveva mandato tutto a puttane.
Il resto della serata allo Union Square Caf per Roger trascorse
in maniera confusa. Avrebbe appreso da Naomi Volpe
che intendeva "portare a termine" la gravidanza, che s, era
un'esperienza che aveva gi vissuto. Era stato un incidente
anche allora. Ma gli incidenti possono essere fruttuosi. Erano
alla seconda bottiglia di vino rosso. E non era un vino da due
soldi. Volpe divorava il suo filetto affumicato alla griglia con
appetito vivace, le labbra sottili luccicanti di unto. Con la disinvoltura
di una donna che si sveste in uno spogliatoio fregandosene
altamente di chi la osserva, lo inform, nel caso se
lo stesse chiedendo, che aveva gi abortito "con successo" pi
volte, la prima a sedici anni; ma di recente aveva assunto una
"posizione decisamente diversa" in merito alla funzione riproduttiva
della donna. Nella nostra societ capitalista e
consumistica, perlomeno. La gravidanza e il parto non erano
altro che esperienze fisiche che diventavano, nei cosiddetti
paesi avanzati, grottescamente sentimentali. Io non sono una
"madre" in quanto tale, lo sono solo per brevi periodi. Se il
bambino viene dato subito in adozione, cio. Tramite un intermediario
affidabile. Le adozioni oggi si fanno online, e funzionano
molto bene. Nessuno "compra" niente - quello  illegale.
 vero, soldi in ballo ce ne sono, e si tratta di cifre a cinque zeri,
ma  secondario,  una cosa discreta, nessuno "vende" in s e
per s.  un gesto generoso fare un bambino per chi desidera
disperatamente un bambino, no? Volpe rivolse questa domanda
a Roger come se si trattasse di un argomento di cui avevano
gi discusso e Roger dovesse conoscere la risposta. Si
tratta di coppie istruite, gente ricca e decisa a far valere i propri
diritti. Gente che fa volontariato per cause benefiche, gente
che fa donazioni generose, politicamente impegnata. Ma
quando non riescono ad avere il bambino che avevano pianificato
diventano matti. Sentono il bisogno di perpetuare la specie.
La civilt ha bisogno di corredi genetici superiori. Quindi
sarebbero favorevolmente impressionati dal pedigree del nostro
bambino: entrambi i genitori di pura razza bianca. E bianchi
intelligenti. Uno dei due un avvocato di grido, l'altra solo
un'assistente, ma con un quoziente intellettivo di 153, misurato
all'et di 15 anni. (Ho conservato il documento. Ce l'ho nel
portafoglio.) Nessun pericolo di ritrovarsi con un bambino
che ha problemi di crack o l'Aids. Niente lotteria del DNA. Rise
allegramente.
Roger sorrise debolmente: Potresti addirittura prendere
ordinazioni, no? "Un Cavanagh".
Quanto sei cinico. Io detesto il cinismo.
S, lo so. Tu sei un'idealista.
Amico, avresti potuto prendere delle precauzioni. Sapevi
il rischio che correvi.
Rischio? Era stato travolto dal desiderio sessuale. E anche
Volpe lo sembrava.
(O forse era stato un raggiro? Da lei abilmente pianificato
ed eseguito?)
Io non so borbott Roger, e intendeva dire: Io non so perch
ho corso quel rischio. Credevo che tu prendessi la pillola.
Mi sembra di ricordare che tu me l'avessi detto.
E allora? Capita di sbagliare i conti.
 capitato, sconsideratamente.
Roger sembrava una ragazzina che fosse rimasta fregata
per ingenuit e stupidit. Era veramente rimasto fregato per
ingenuit e stupidit; e forse, forse non era poi cos sorpreso,
o turbato, dal fatto che Volpe non avesse abortito.
Una cosa  certa disse Roger, nessun figlio mio verr
messo sul mercato.
La lunga cena termin quando Roger stacc a Naomi Volpe
un assegno da diecimila dollari. A "parziale rimborso" per i
servizi resi, saldo da concordarsi dopo la nascita del bambino,
all'atto della consegna al padre. Insistette perch stipulassero
un contratto. Certamente, signor C.! Tutto legale e alla luce
del sole rispose Volpe. Io non ho intenzione di crescere questo
bambino. Quando Roger le porse l'assegno, lei sbirci la
cifra, poi lo ripieg rapidamente e lo infil nella borsa. Era rimasto
un po' di vino nella seconda bottiglia, Naomi lo divise
fra i due bicchieri. Signor C.! Brindiamo al futuro di noi tre.

14.
La piscina luccicante color zaffiro ondeggiava nel crepuscolo.
Quanto avrebbe voluto tuffarsi, come se si tuffasse nel cielo. Ma si
vergognava. E se fosse andato a fondo? La donna dai capelli rossi
era nell'acqua, dalla parte opposta della piscina, e non l'aveva visto.
Nemmeno lui la vedeva in faccia. C'era anche il suo amico
Adam Berendt, che si tuffava audacemente, le spalle larghe e il petto
coperto di cicatrici e di peli bronzei ingrigiti, gambe e braccia che
si muovevano possenti. Roger grid: Adam? Mi aiuti? Dimmi cosa
devo fare. La sua voce incerta proveniva da ogni parte, ma doveva
essere possibile ignorarla, visto che Adam non le prestava la minima
attenzione, mentre nuotava. Roger si costrinse a entrare in acqua
e a nuotare nella scia di Adam. Se poi fosse andato a fondo, o
fosse riuscito a mantenersi a galla, non lo seppe mai, perch il sogno
fin con una lieve, silenziosa esplosione.

15.
 la cosa giusta. Per una volta sto facendo la cosa giusta.
Non voleva pensare Quella donna mi sta ricattando. Non ho
scampo.
Non voleva pensare: E se non fosse nemmeno mio figlio?
Comunque, non aveva voglia di tenere il conto dei soldi
che avrebbe dato a Naomi Volpe nel corso della loro poco ortodossa
amicizia, fra pagamenti veri e propri e "prestiti".
Prima i 5000 dollari per l'aborto abortito; poi 10.000 a marzo
e 8000 a giugno per "spese varie occasionali"; e i 12.000 finali
a luglio, dopo la nascita del bambino, all'atto della "consegna
al padre"... Inaspettatamente, il rapporto di Roger con
Volpe si fece sempre pi paterno. Come se Roger fosse il padre
della giovane donna. (E cosa importava, in fondo, chi
fosse il vero padre del bambino? Quello che contava davvero
era il bambino.)
Questo si diceva Roger, infatuato dell'idea della futura paternit.
Ora lui e Volpe facevano l'amore di rado, e solamente
quando Volpe, irritata da una giornata frustrante in ufficio,
prendeva l'iniziativa. Ma il calo della libido di Roger la frustrava
ancora di pi, e una sera esplose tempestandolo di
calci e schiaffi. Dannazione, Cavanagh! Non ti va proprio,
vero? Come tutti gli altri maledetti maschi di questa maledetta
specie: una sana donna incinta che vuole fare sesso ti
smonta. Roger protest: Amore, non vorrei far del male a
te, o al bambino. Volpe rise: Farmi del male? Come diavolo pensi di potermi fare del male, con quel cazzo moscio?
Quello? Non riusciresti a infilarlo nemmeno in un budino,
imbecille. E non chiamarmi "amore"! Tu non mi ami. Non ti
piaccio nemmeno. Non vedi l'ora di liberarti di me e di avere
il bambino tutto per te.
Roger ebbe un sussulto, ma non poteva negare. Lui e Volpe
erano diventati molto simili a una coppia sposata, nelle
ultime, spossanti fasi della battaglia.
Non la desiderava, ma desiderava controllare la sua vita e
quella del bambino. (E se lo avesse perso? Fumava ancora,
l'aveva sorpresa diverse volte. Beveva e si strapazzava. Se
fosse caduta in metropolitana? O scendendo da un taxi? Roger
non se lo sarebbe mai perdonato.) La mia seconda chance.
Non ho intenzione di sprecarla.
Quando la sera Volpe usciva con gli amici a Manhattan,
persino quando trascorreva buona parte della notte nell'appartamento
di un amante, Roger insisteva per riaccompagnarla
in macchina a Jersey City, a qualsiasi ora. Comunicavano
via cellulare: Roger lavorava fino a tardi nello studio,
cenava da solo nei paraggi e aspettava senza lamentarsi in
un bar o in macchina, parcheggiato in una traversa, che Volpe
lo chiamasse. Roger? Sei sveglio? Adesso puoi venirmi a
prendere. Poteva essere mezzanotte, l'una, le tre e mezzo,
Roger Cavanagh si era trasformato nell'autista privato della
sua assistente! A volte Volpe si impietosiva e gli diceva di andare
a casa, che avrebbe passato la notte in citt, che sapeva
badare a se stessa, ma Roger insisteva, diceva che non era un
problema; non aveva "niente di pi importante" da fare, in
ogni caso. Volpe rideva: Signor C.!  imbarazzante.
Roger rispondeva serio: Non per me.
Fu pi o meno in quel periodo che Roger incontr Lionel
Hoffmann in una strada di midtown e and a bere qualcosa
con il suo vecchio amico di Salthill al Cigar Bar di Sixth Avenue.
Com'era cambiato Lionel Hoffmann! Se era stato per
molto tempo un marito di mezz'et di Salthill, per quanto
abbastanza giovane, ora aveva l'aria di un lupo solitario, con
il viso smunto, sempre all'erta; era teso, ansioso, irrequieto;
mentre Roger parlava, lanciava continuamente occhiate alle
cameriere in abiti succinti e continuamente tirava su con il
naso e se lo soffiava, cosa che infastidiva Roger; malgrado
lui fosse ben disposto a parlare degli straordinari sviluppi
della sua vita privata, Lionel invece tenne la bocca cucita,
finch Roger non disse che gli era dispiaciuto sapere che lui
e Camille si erano separati, allora Lionel si soffi rumorosamente
il naso e borbott qualcosa come: S, dispiace anche a
me. E l'argomento fu chiuso.
Tuttavia: non molto tempo dopo, Roger vide il suo amico
di Salthill in compagnia di una giovane donna in un costoso
ristorante di midtown e si tenne a distanza per osservare, attraverso
uno specchio, la differenza di et e di tipologia fra
loro. La ragazza era molto giovane, elegante; una mulatta
dalla pelle chiara, o un'indiana; aveva i capelli intrecciati e
scintillanti, come un nido di serpenti; gli occhi si muovevano
irrequieti, anche quando Lionel le parlava appassionatamente
stringendole entrambe le mani. Per qualche penoso minuto,
Roger rimase a guardare, affascinato e disgustato.
Povero Lionel! Che fesso.
Roger cominci a documentarsi in maniera un po' ansiosa
e ossessiva su gravidanza, parto, neonati. Compr la maggior
parte dei libri dello scaffale dedicato a tali argomenti del
Salthill Bookstore. (Avvocato Cavanagh disse Molly Ivers
sbalordita, perch questo improvviso interesse per i bambini?
Sto per averne uno, a luglio.) Cominci a informarsi
presso i conoscenti di Salthill sulle bambinaie a tempo pieno.
A meno che non fosse molto concentrato sul lavoro, non passava
ora senza che Roger pensasse al nascituro. Volpe era
contraria alla "tecnologia medica intrusiva", quindi rifiut
di fare un'ecografia per sapere il sesso del bambino. Sar
una sorpresa, come lo  stata per i padri nei millenni. Con il
progredire della gravidanza, Roger prese l'abitudine di chiamare
frequentemente Volpe al cellulare. Era sempre disinvolto,
calmo. Come stai, Naomi? Signor C., sto bene rispondeva
Volpe ridendo, esasperata. Se non stessi bene,
saresti il primo a saperlo. Roger si annotava sull'agenda le
visite mediche di Volpe e si assicurava che ci andasse, perch
Volpe detestava tutti i medici, anche le donne. Diceva che lo
"sfruttamento capital-consumistico" del parto le dava il voltastomaco.
Siamo fatte per accovacciarci in un campo, o in
un fosso, partorire il bambino, tagliare il cordone ombelicale
con i denti e via.
Via dove? si chiedeva Roger.
Ma Volpe cominci a lamentarsi della gravidanza, quando
divent grossa, davvero grossa, al sesto mese. Si lamentava
dei problemi di vescica e di avere tutto "gonfio", e accenn
che forse era stato un errore decidere di portare a termine la
gravidanza, forse non era poi troppo tardi (nell'ultimo trimestre)
per abortire, da qualche parte? Roger rabbrivid nel
sentire quelle parole. Non riusciva a capire se Volpe fosse
sincera o se lo stesse mettendo alla prova, provocando o
prendendo in giro, se in quei momenti venissero a galla i
suoi desideri pi profondi o se stesse semplicemente recitando
una parte, improvvisando incautamente. Devo essere molto
cauto nel rispondere. Non devo contraddirla. Oddio! Aveva paura
di telefonarle un giorno e sentirsi dire bruscamente che il
bambino non c'era pi, che alla fine aveva cambiato idea.
La port nello studio dell'ostetrica e rimase ad attenderla
in sala d'aspetto, imbarazzato come ogni padre in attesa. Influenzato
da Volpe, aveva cominciato a vestirsi in maniera
pi "giovane", fuori dell'ambiente di lavoro; certo, la stempiatura
si accentuava e quel che restava dei suoi capelli folti
e robusti stava prendendo un'insignificante tinta grigia; era
diventato un po' irritabile, inquieto (come il suo amico Lionel?);
eppure era infallibilmente ottimista, giovanile... Un
pomeriggio la nuova segretaria dell'ostetrica gli chiese dove
vivessero lui e sua "figlia", e Roger rispose, offeso: Mia figlia
 in convitto in una scuola superiore privata nel Maine, e
io vivo a Salthill-on-Hudson. La ragazza lo fiss con un sorriso
perplesso, ma non fece altre domande. Quando Roger rifer
a Volpe la conversazione, lei si indign per lui. Tua figlia!
 ridicolo. Mio padre potrebbe essere tuo padre. Quanti
anni abbiamo  solo affar nostro. Lo afferr e lo baci violentemente
sulla bocca. Se qualcuno doveva insultare Roger
Cavanagh, quel qualcuno era lei.

16.
Quando l'ho saputo, non volevo crederci. Ma poi ci ho creduto
eccome. Bastardo egoista!
Doveva dirlo a Lee Ann, pur sapendo che (naturalmente)
Lee Ann l'avrebbe detto a Robin. Doveva fare la temuta telefonata,
ma colpevolmente, vergognosamente, la rimand il
pi possibile, fino a met aprile, quando Volpe era al sesto
mese, sapendo che a quel punto Lee Ann l'avrebbe certamente
gi saputo da amici comuni di Salthill. Roger Cavanagh
sta per avere un bambino da una donna che nessuno conosce. Una
donna molto pi giovane di lui, naturalmente. Tu pensa! Alla sua
et. Roger chiese: Cosa c' di "egoista" in questo, Lee Ann?
il fatto che non ti ho chiesto il permesso?. E Lee Ann rispose
arrabbiata: Pensi mai a qualcun altro, oltre a te stesso? Hai
pensato a Robin, a come la prender?. La gravidanza  stata
un imprevisto, Lee Ann. Sinceramente, in quel momento
non stavo pensando a Robin. Ci risiamo, con il tuo umorismo
di bassa lega. Sei veramente un bastardo egoista. Roger
replic, cercando di mantenersi ragionevole: Ma cosa
c' di egoista nel mettere al mondo un figlio voluto, di cui mi
prender cura, che amer.... Lee Ann lo interruppe, sarcastica:
Un figlio che amerai! Che spiritoso! Chiedi a Robin
cosa pensa del tuo "amore", figlio di puttana e riagganci.
Roger era sbalordito, e ferito, e alla fine anche furioso con la
ex moglie. Che diritto aveva di esprimere un giudizio morale
su di lui? Lee Ann aveva odiato la gravidanza. Aveva odiato
quella che chiamava la tirannia ormonale e il modificarsi del
proprio corpo. La vanit femminile che aveva sempre cercato
di nascondere, o di negare, era emersa a volte in sfoghi di
grande emotivit; in quel periodo aveva cominciato a essere
irragionevolmente gelosa di Roger. (Che a quel tempo, giovane
marito e padre fedele, non poteva essere accusato di provare
attrazione per nessun'altra donna, era pronto a giurarlo!)
E poi Robin entr nella loro vita, al centro della loro vita.
Una neonata gigante che schiacciava e deformava il loro matrimonio.
Accennarono vagamente all'idea di un secondo figlio,
sperando in un maschio, ma Robin era semplicemente
troppo impegnativa, anche da piccolissima; a quattro anni richiedeva
un incredibile investimento di tempo e di impegno
emotivo, specialmente da parte della madre, e il solo pensiero
di un secondo figlio suscitava repulsione in Lee Ann. Che, naturalmente,
cerc di stemperare questa repulsione con l'umorismo.
Una delle sue battute preferite divenne: Di Robin ne
basta una!.
E Roger qualche volta chiosava, fra s e s: Basta e avanza.

17.
Con il suo ragionevole tono da avvocato disse: Naomi? Non
vorrei sembrarti critico o invadente.... Volpe lo interruppe:
Be', non esserlo, signor C.. Lui continu, augurandosi di
non offendere quella donna volubile che portava in grembo la
sua felicit, la sua ragione d'essere, il suo stesso futuro: Ma
alle donne incinte si raccomanda di non fumare, no? Il tuo
medico ti ha sicuramente avvisata, ed  scritto dappertutto,
no?. Volpe espir voluttuosamente il fumo da entrambe le
narici e punt i suoi occhi insolenti da furetto in faccia a Roger.
Senti, fumer due o tre sigarette alla settimana. E non le
finisco nemmeno. Alla settimana? Era pi probabile che le fumasse
in un giorno. Roger disse: Comunque, Naomi, tu fumi.
E mi sembrava che avessi promesso.... Fumi anche tu.
Io non sono una donna incinta. Io non ho scelto di essere
una "donna incinta" rispose Volpe con rabbia, mi  stato
imposto. Spense con un gesto teatrale la sigaretta nel portacenere.
E non mi piace essere spiata, signor C. Siamo ai limiti
della molestia sessuale.
Risata acuta, inquietante.
Roger immaginava che il bambino nascesse deforme, o
troppo piccolo. O cerebroleso. Aveva sentito di un bambino
nato con gli organi esposti, compreso il tronco encefalico;
aveva sentito di un bambino nato senza spina dorsale; una
sua zia aveva avuto l'esaurimento dopo aver dato alla luce
un bambino malformato, con i lineamenti irriconoscibili, come
fusi insieme... Durante la notte si svegliava turbato, gemendo.
 stato uno sbaglio. Lee Ann ha ragione. Dove avevo
la testa?
Desider di non aver mai incontrato Naomi Volpe. Desider
di non aver mai deciso di entrare nel National Project to
Free th Innocent. In qualche modo, era colpa di Adam Berendt.
Avrebbe dato al bambino il nome di Adam. Sempre che
fosse nato.

18.
Poco dopo il primo luglio, Naomi Volpe spar.
Lasci un criptico messaggio per Roger:
Mi dispiace... Non sono sicura di riuscire ad andare fino in fondo.
Dare via il mio bambino, seppure al padre (biologico). Lo so, ho firmato
un contratto. Ma io e te sappiamo che quel contratto non  applicabile.
Specialmente se madre e bambino sono irreperibili.
N. V.
Era un appunto scritto a mano, sul retro di un foglio stampato;
dopo tre giorni d'inferno un secondo messaggio brill
sul monitor del computer di Roger:
Mi dispiace causarti un dispiacere. Scommetto che rimpiangi di avermi
conosciuta. Vorrei poter essere la vera madre di questo bambino.
Sei un brav'uomo, Roger. I tuoi difetti sono quelli della tua classe, contro
cui tu hai lottato. Lo so, ti ho promesso che avrei portato a termine
questa gravidanza e che il bambino sarebbe stato tuo.
Per favore smetti di cercarmi.  inutile, sono a pi di mille miglia da
te. Ma so dei tuoi tentativi, mi tengono informata.
Ti stai rendendo ridicolo.
Vorrei tanto che ci fossimo potuti amare, tu no?
N. V.
Roger butt gi in fretta una risposta e la mand all'indirizzo
e-mail di N.V. (collocato nello spazio, quell'indirizzo
era l'appartamento di Jersey City, ma Roger sapeva che l
non c'era nessuno), dopodich pass altri giorni di panico
ininterrotto. Perch Volpe gli stava facendo questo? Lo aveva
sempre disprezzato? O i suoi sentimenti erano sinceri? Roger
avrebbe ricordato i giorni precedenti la data prevista per
il parto (undici luglio) come i pi brutti della sua vita in assoluto,
anche se in seguito una perversa amnesia intervenne
a offuscarli, allo stesso modo in cui (si dice) una donna dimentica
i dolori del parto. Alla vigilia dell'undici luglio
piovve dal cyberspazio questo messaggio memorabile:
Le prime contrazioni sono cominciate. A intervalli di quindici minuti
circa. Ormai non si torna pi indietro, questo bambino nascer. Se
l'uomo avesse le doglie, la razza umana esisterebbe?
* * *
Volevi che uccidessi questo bambino,
ti ricordi?
Qualcun altro si  interessato a lui.
Devi ammettere che una coppia
affettuosa e istruita e benestante (sulla trentina)
 preferibile a un uomo solo (di mezz'et).
Se desideri il meglio per questo bambino,
Roger, devi ammetterlo, no?
N. V.
No! Roger non l'avrebbe mai ammesso, Roger viveva in
uno stato di frenesia, in attesa davanti al computer, o accanto
al telefono, andando su e gi per la casa di Salthill, in cui
Naomi Volpe non aveva, e non avrebbe, mai messo piede;
ubriaco, fumava una sigaretta dietro l'altra, andava a dormire
vestito stendendosi sul letto sfatto, sveglio, sanguinario,
in uno stato di sospensione per quarantott'ore, fino a quando
sullo schermo cristallino apparve finalmente questo messaggio:
Caro Roger Cavanagh,
n. v. mi ha chiesto di informarla...
buone notizie. Il bambino
 nato.  un maschio.
Pesa 3 chili e 900 grammi,  lungo
53 cm, ha tanti capelli neri e
gli occhi azzurri. Mangia regolarmente.
N V desidera dirle che  suo desiderio
fare la cosa giusta, non tenti di
RINTRACCIARLA, LA CONTATTER
LEI QUANDO SAR IL MOMENTO.
Il messaggio non era firmato. Roger sapeva che era inutile
rispondere a quell'indirizzo e-mail. Sarebbe stato come gridare
nel deserto. Che fosse Volpe? Volpe che lo metteva alla
prova, lo tormentava? Lo torturava? Che avesse scritto il suo
cognome sbagliato di proposito? Non farmi questo. Per la miseria,
mi hai dato la tua parola, se sono altri soldi che vuoi, s, te li
dar. Ma dammi mio figlio!
Durante un'estatica spedizione di shopping, poche settimane
prima, al BabyWorld del Palisades Mail, Roger aveva
comprato tutto il necessario per la stanza del bambino. Questa
stanza magica, dalle pareti bianche, dominata da una culla
di vimini di un bianco splendente, era accanto alla stanza
di Roger, al secondo dei tre piani della casa. La bambinaia
che Roger aveva assunto, una guatemalteca di nome Herlinda,
avrebbe occupato una stanza comunicante con quella del
bambino; quando Roger le mostr tale sistemazione, facendole
fare un rapido giro della casa, la donna gli rivolse molte
domande, la pi imbarazzante delle quali fu: dov' la signora
Cavanagh?
Roger le rispose con prudenza: Herlinda, non c' nessuna
"signora Cavanagh" al momento. La mamma  una mia
amica,  andata via per far nascere il bambino da sola. Forse
ipotizz, ispirato dagli attenti occhi scuri di Herlinda e dal
suo viso color terracotta,  tornata nella sua citt, per stare
con sua madre. In questo momento non siamo in contatto.
Ma  tutto a posto, Herlinda! Torner presto, lo prometto.
Anche se forse lei non avr occasione di incontrarla. Il bambino
sar presto qui, glielo prometto. Se Herlinda, bambinaia
con anni di esperienza e referenze eccezionali, nutriva dei
sospetti o dei dubbi, non lo diede a vedere. Quanto era
abituata ai modi enigmatici degli americani bianchi benestanti!
Chiese educatamente al signor Cavanagh un "anticipo"; un
assegno per una cifra considerevole "non rimborsabile", che
Roger si affrett a firmarle, con mani vistosamente tremanti.
S, pagher! Io sono quello che paga.
Ma - Dio, te ne prego - dammi mio figlio.

19.
Era preparato a un finale tragico. Non era preparato per un
lieto fine.
Aveva perso tutto il suo romanticismo. Se non avesse mai
pi toccato una donna in vita sua, tanto meglio!
Ma aspettava ancora notizie di Naomi Volpe. Si allontanava
di rado dalla casa di Salthill, per timore di non esserci se lei
avesse chiamato, o addirittura fosse venuta. (Forse gli avrebbe
portato suo figlio, glielo avrebbe "consegnato" personalmente.
Era sperare troppo?) Roger si portava il lavoro a casa e si teneva
in contatto con lo studio Abercrombie, Cavanagh, Kruller
& Hook per telefono e per e-mail; era capace di immergersi
nel lavoro per sedici ore al giorno; lavorava per i suoi ricchi
clienti di Salthill e lavorava per l'indigente Elroy Jackson Jr,
completando l'istanza da presentare alla corte federale la settimana
successiva. Quanta purezza, nel lavoro! Impersonalit,
integrit. Riusciva a mantenere la mente profondamente
concentrata e sana. Anche se in seguito avrebbe ammesso che
s, si era trovato sull'orlo del baratro, in quei giorni. Si costringeva
a farsi la doccia e la barba. Si costringeva a cambiarsi d'abito.
Quelle lunghe notti di mezza estate, insonni. Ad aspettare
che Naomi Volpe lo "contattasse". Ad aspettare di vedere il
suo bambino. Non osava pensare:  tutto un trucco. Una dannata
truffa. Quel bambino non  mai stato mio. Aveva previsto tutto,
l'ha venduto a degli estranei.
La sera del trenta luglio si addorment alla scrivania, con
la testa sulle braccia. Quanto pesava la sua testa, come una
delle pietre scolpite da Adam Berendt! La logica del sogno lo
indusse a credere di essere davvero una delle sculture di
Adam. Poi gli si present l'inafferrabile bambino. Il bambino
che pesava 3 chili e 900 grammi, lungo 53 centimetri, il bambino
con i folti capelli neri e gli occhi azzurri, il bambino che,
quando Roger tentava di afferrarlo, si allontanava. Dove si
trovava Roger?... In un posto con molta confusione, tipo la
Penn Station. Folle di volti indistinti. Sentiva gli annunci dei
treni, ma aveva sotto i piedi un terreno pantanoso, cedevole.
C'era Adam Berendt che gli parlava, lo consolava. Ma le parole
si perdevano. Adam, e il bambino che si sarebbe chiamato
"Adam". Questa era la logica del sogno. Se altrove non
avrebbe avuto alcun senso, l ne aveva. Roger incespicava,
cercava a tentoni il bambino, ma il bambino spariva... dove?
Roger si svegli gemendo, completamente sfinito.
Vide che c'era un nuovo messaggio ad attenderlo.
Signor C.! Chiamami. Sono tornata.
N. V.

20.
Roger lo ricorder sempre come la continuazione del suo
sogno.
Di corsa fino all'angolo della strada dove  parcheggiata la macchina.
Sotto un lampione.  seduta dal lato del passeggero, la portiera
aperta. La macchina  di un estraneo, c' una donna al volante,
ma Roger guarda Naomi Volpe, seduta di traverso sul sedile del
passeggero, le gambe fasciate nei pantaloni fuori dell'abitacolo, accavallate.
In grembo, un irrequieto fagotto bianco.
Leggermente beffarda, con una risata nella voce, dice: Guarda
chi c' qui, piccolo.  pa-p.

21.
Ora tutta Salthill parlava di Roger Cavanagh.
Roger? Padre? Di un neonato? E lo tiene lui?
Ma... la madre? Chi  la madre?
C'era un senso di panico collettivo, di ansia. Roger Cavanagh,
uno di loro, era uscito dalla trib per andarsi a prendere
ci che, a tutti quelli che lo conoscevano, sembrava la sua
massima felicit.
Perch adesso Roger, che si era sempre confidato poco con
gli altri, rispondeva alle domande degli amici con una sincerit
sorprendente. Con l'avventatezza del neopap, sembrava
curarsi ben poco della privacy. Faceva il giro delle case di
Salthill mostrando a tutti il bambino - "Adam" - e invitava
tutti ad andarlo a trovare a casa sua per bere qualcosa la sera,
o la domenica a qualsiasi ora: sullo sfondo la sorridente bambinaia
guatemalteca, e Roger che prendeva delicatamente in
braccio il bambino, orgoglioso, entusiasta, nella beatitudine
della paternit. S, a volte gli cambiava i pannolini. S, a volte
aiutava a dargli da mangiare o a fargli il bagnetto. E lo metteva
sempre a letto lui. Quello era un rito, sacro. Riconosceva di
non essere stato molto presente nell'infanzia di sua figlia, allora
era troppo preso dalla carriera, troppo giovane, ambizioso
e immaturo. Questa volta, voglio fare le cose per bene.
Gli era stata restituita la sua "vita perduta", diceva.
Agli amici uomini confidava: La mia vita era una merda,
un cesso intasato. Questo ha cambiato tutto.
Notarono che Roger Cavanagh sembrava "ringiovanito di
anni".
Notarono che Roger parlava con una nuova, piacevole
leggerezza, che ricordava un po' il fu Adam Berendt. Faceva
ridere gli amici e nello stesso tempo li scandalizzava leggermente.
Era spietato con se stesso, quando raccontava della
sua "asettica relazione" con la madre del bambino, la misteriosa
assistente che nessuno a Salthill aveva mai conosciuto.
Raccontava che, quando gli aveva consegnato il bambino, gli
aveva detto: Eccolo qui, signor C. Dov' il mio assegno?.
L'irresponsabile giovane donna si era trasferita a San Jos,
dove dirigeva una filiale del National Project to Free th Innocent.
Roger l'aveva caldamente raccomandata per quel
posto e le aveva pagato il trasloco. Lei gli aveva concesso
l'affidamento totale del bambino. Sul certificato di nascita
Roger Cavanagh figurava come padre. Aveva controllato il documento
decine di volte. Naomi Volpe, Roger Cavanagh. Da
questo accoppiamento tra estranei era nato Adam Cavanagh.
Roger aveva tutte le ragioni di credere che non avrebbe
pi rivisto Volpe.
Quando Beatrice Archer vide per la prima volta il piccolo
Adam e le fu permesso di prenderlo in braccio, scoppi a piangere.
Lei non avrebbe mai pi avuto un bambino suo! E questo
bambino era straordinariamente curioso, vivace, decisamente
maschio, un neonato robusto e scalciante con gli occhi azzurri
e qualcosa della mascella squadrata di Adam Berendt. Ma
naturalmente il piccolo Adam non  figlio di Adam. Lo sappiamo.
Beatrice era una donna che si appassionava alla felicit
degli amici, e talvolta alle loro sventure; era una donna che
amava le storie di vita vissuta, le imprevedibili svolte del destino.
Telefon agli amici che erano via per l'estate, persino a
quelli che erano andati in Europa, per raccontare loro le straordinarie
novit sul conto di Roger Cavanagh.
Inevitabilmente le chiedevano: chi  la madre? E Beatrice
spiegava: Nessuno di nostra conoscenza.

22.
Abigail sussurr: Strano, chiamarlo "Adam". Perch
l'hai fatto, Roger?.
Roger alz le spalle: Perch no?
Abigail e Roger si stavano allontanando dagli ospiti, radunati
sulla terrazza in pietra sul retro della grande casa di
Abigail. Era il fine settimana del Labor Day. Abigail e
Gerhardt erano appena tornati da un soggiorno di diverse
settimane a Nantucket e davano una cena per annunciare il
loro imminente matrimonio. (Abigail finalmente si risposa!
esclamavano gli amici.  la fine di un'epoca.)
Felice com'era di avere un figlio ormai di sette settimane,
Roger non fu granch felice di scoprire che Abigail stava per
sposare un architetto di Salthill di cui nessuno della loro cerchia
sapeva molto: Gerhardt Ault.
Un uomo decisamente poco attraente. Non lo si sarebbe
degnato di un secondo sguardo. Roger si era informato ed
era venuto a sapere che Ault aveva un'ottima reputazione
come architetto, quindi probabilmente aveva dei soldi e ne
avrebbe fatti ancora, ma Abigail Des Pres non aveva bisogno
di soldi, aveva bisogno di... cosa? Non di quell'uomo goffo,
brutto, puerile, dal viso sottile e adunco, con il mento sfuggente
e le narici cavernose, la stretta di mano nervosa ed
energica e una tendenza alla balbuzie. Ault era alto a malapena
quanto Abigail e la guardava con soggezione, chiaramente
innamorato; chiaramente adorante; ma com'era possibile
che Abigail lo ricambiasse? Che fossero amanti? Roger
sent una fitta di gelosia, quasi di rabbia.
Avrebbe potuto sposare lui Abigail Des Pres.
Dovunque fosse invitato quell'autunno, a Salthill e dintorni,
Roger portava con s il bambinone robusto e l'affidabile
bambinaia guatemalteca e, dopo che gli ospiti avevano tubato
attorno al bambino per un dignitoso lasso di tempo, il piccolo
Adam veniva rispedito con Herlinda nella sua stanza in
Belle Meade Place. Abigail, sollevando il bambino per stringerlo
fra le esili braccia nude e posandogli le labbra sulla
fronte calda, scoppi in lacrime che gratificarono il padre.
Mormor: Sono cos felice per te, Roger. Questa ... a dir poco
una sorpresa. Roger rispose: Sono molto felice per te,
Abigail, naturalmente con il tono convinto di chi lo pensa
davvero.
Con Gerhardt Ault Roger era gentile, educato. Prevedeva
di doverlo incontrare spesso, mondanamente parlando. Con
il tempo, avrebbe lavorato sul suo comportamento con Ault
allo stesso modo in cui lavorava a un accordo per un cliente,
chiedendo il massimo che fosse possibile pretendere e concedendo
il minimo con cui fosse possibile cavarsela.
Ault guardava, con il suo sorriso timido e speranzoso, a
pochi passi da loro, ma Abigail e Roger sembravano non accorgersene.
Quando il bambino fu rimandato a casa con Herlinda,
Abigail bevve un calice di champagne e fece scivolare
disinvoltamente la mano in quella di Roger. Vieni a parlare
un po' con me, Roger! Abbiamo cos tante cose da raccontarci.
Abigail gli chiese del suo volontariato e sembr ascoltarlo con attenzione (cosa che molti dei suoi amici di Salthill
non facevano) quando lui gliene parl; impulsiva, si offr di
fare una donazione. Era una delle cause di Adam, vero?
Roger rispose: S, una delle cause di Adam. Da questa causa,
Volpe. Da Volpe, il bambino. Ma si trattenne dal fare esplicitamente
questo collegamento, persino con Abigail Des Pres.
Quindi tocc ad Abigail parlare, con calore, con un tremito
nella voce, della sua nuova vita, non tanto di Gerhardt Ault
quanto della figlia adottiva tredicenne, Tamar, una ragazzina
cinese molto timida. Era stata adottata a un anno di et da
Ault e sua moglie, poi morta di cancro quando Tamar era ancora
piccola. E rimasta sconvolta dalla perdita della madre.
Non si fida di nessuno, e non la biasimo. Io voglio amarla come
una figlia, devo solo imparare. Quella ragazzina  come
un fiore appena sbocciato. I petali si sono schiusi appena appena...
e se il sole  troppo forte si chiudono di nuovo. Sorprese
Roger spiegandogli con passione di come cercava di
essere "molto tranquilla, quasi zen" nei rapporti con lei; non
entrava mai nella sua stanza se non era invitata a farlo, per
esempio; non le parlava se non sentiva che era la ragazzina a
volerlo. Non le "tendo agguati", non le faccio "imboscate",
come Jared mi accusava sempre di fare con lui. La cosa peggiore
che si possa fare con un figlio  imporre le proprie
emozioni... l'ho imparato! La porto in citt a vedere balletti,
musei, spettacoli.  una violoncellista promettente e io sono
la sua principale ascoltatrice. Parlo poco, cerco di non lodarla
troppo. Perlopi ascolto e basta. E cos che entriamo in comunicazione.
 cos che diventer sua madre. Oh, Roger,
pensi che funzioner? Ci tengo tanto... Tamar ama suo padre,
ma non riesce a parlare con lui, e anche Gerhardt ha difficolt
a parlarle... Le vacill la voce per una strana, estatica
emozione. Roger si commosse che Abigail gli facesse simili
confidenze, finalmente un atto di vera intimit fra di loro;
ma al tempo stesso era quasi risentito per questo nuovo e
chiaramente emozionante rapporto di Abigail con gli Ault, a
lui estranei. Chiese, innocentemente: E cosa pensa Jared di
sua madre che si risposa? Abigail si irrigid e distolse lo
sguardo, con la dignit di uno cui il cuore  stato prima spezzato
e poi riaggiustato, o quasi. Gli rispose: Harry si lamenta
del fatto che Jared sta diventando sempre pi difficile...
"pi adolescente". Litiga con lui e con la nuova moglie. Io
non lo sento pi. E mantengo le distanze. Ho una nuova vita,
Roger, proprio come te.
Cercando di farsi notare il meno possibile, Roger aveva
condotto Abigail dietro l'angolo della casa, fuori dalla vista
degli ospiti in terrazza. E Abigail lo aveva seguito di buon
grado. Roger sapeva che Gerhardt Ault non avrebbe mai
osato andare a cercarli, come nessun altro degli amici di
Salthill. Nell'immaginario di Salthill, Roger e Abigail erano
una "coppia" non meglio definita. Abigail aveva sfilato la
mano da quella calda di Roger, ma lui gliel'aveva ripresa e
gliela stringeva fra le dita. Le chiese, con cattiveria: Abigail,
tu non ami veramente questo "Gerhardt Ault", vero? C'
un'autentica intesa emotiva e sessuale fra voi due?. Roger
parl con il tono severo di un fratello maggiore. Abigail rispose:
Io rispetto e ammiro Gerhardt, non avrei potuto
amare che te. E rise, un suono come d'acqua che scorre.
Roger si volt da un lato, sorridendo con rabbia. Stronza!
Ma avrebbe lasciato che fosse Abigail Des Pres ad avere
l'ultima parola sulla loro storia romantica, lui era un gentiluomo.
Perch quando, pi tardi, rientr nella casa di Belle Meade
Place, ad aspettarlo nella stanza accanto alla sua c'era il suo
bambino, suo figlio!
"Adam Cavanagh", al centro della vita di Roger Cavanagh,
che prima non aveva mai avuto un centro.
Herlinda rifer al padre adorante ogni minimo meraviglioso
evento avvenuto in sua assenza (la pappa, il ruttino, il cambio
del pannolino, il bagnetto, il ciuccio, gli spruzzi, metti la
coperta, togli la coperta, gli strilli, i pianti, i versetti e i gorgogli,
i movimenti degli occhi, il piccolo Adam che "capiva",
che "sorrideva") e Roger ascolt attentamente, come se ne andasse
della sua vita. Molto tempo dopo che Herlinda fu andata
a dormire e il piccolo Adam fu piombato nel sonno pi
profondo, si chin sulla bianca culla di vimini, in adorazione.
Era tanto felice che cominciava a dimenticarsi di avere paura.


La scomparsa.

1.
Verso la fine di giugno, finalmente, arriv la telefonata.
Quella che Owen Cutler temeva di ricevere da quando, otto
mesi prima, Augusta era scomparsa dalla sua vita.
Signor Cutler? Se non  gi seduto, la prego di farlo adesso.
Era Elias West, l'investigatore privato a cui Owen aveva
affidato l'incarico di ritrovare Augusta. Chiamava dalla Florida.
Gli disse che era stato rinvenuto il corpo senza testa di
una donna bianca sulla cinquantina. Lo avevano scoperto alcuni
escursionisti durante una gita nella contea di Hendry, a
nord delle Everglades. La donna, non ancora identificata,
aveva subito violenza carnale, varie mutilazioni alla regione
pelvica e l'amputazione dei polpastrelli, evidentemente per
rendere pi difficile il riconoscimento. Per fortuna il corpo
era stato ritrovato entro le prime quarantotto ore e la decomposizione,
che in circostanze normali con quel clima sarebbe
stata molto rapida e devastante, non era ancora avanzata.
La denuncia di scomparsa era stata diffusa in tutto il territorio
nazionale. Visto che uno dei luoghi in cui West aveva
trovato tracce di Augusta era proprio la Florida, aveva pensato
che fosse il caso di avvertirlo. (Ad aprile era stata rinvenuta
una borsetta Gucci con i documenti di Augusta Cutler a
Miami Beach.) West fu molto diretto con il suo committente:
il signor Cutler se la sentiva di affrontare il viaggio fino in
Florida e soprattutto di vedere un cadavere in quelle condizioni?
Era sicuro, date le circostanze, di essere in grado di riconoscere
la moglie da nei, efelidi, cicatrici, e via dicendo?
Owen Cutler, dopo aver risposto al primo squillo, esit un
momento prima di dire di s. S, era seduto. La voce era flebile
ma calma. Lottava contro la solitudine - e la particolare
vergogna che quella solitudine comportava - lavorando nella
serra quando faceva freddo e nel magnifico giardino appena
risistemato quando faceva pi caldo; era ancora socio di
una serie di cliniche nella contea di Rockland, ma aveva
smesso di occuparsene attivamente. In quella splendida
giornata di giugno era seduto in cortile dietro al tavolo da lavoro,
sotto un pergolato di rose rosse, e leggeva il solito pacco
di giornali, tra cui il "Miami Herald" e "usa Today", alla
costante ricerca di notizie sulla scomparsa di Augusta.
Se quella donna  davvero Augusta, devo venire a reclamarne
il corpo. Siamo separati da troppo tempo.
Cosa significava veramente la scoperta della borsetta di
Augusta Cutler in un cantiere edile di Miami Beach?
Elias West pot solo esporgli la sua teoria, e cio che la signora
era stata a Miami dove evidentemente le era stata rubata
la borsa; poteva benissimo darsi che l'avessero scippata
e basta, non era detto che le avessero fatto del male... Potrebbe
essere la prova che mia moglie  ancora viva, allora?
chiese ansiosamente Owen Cutler. West gli aveva portato la
borsetta fino a Salthill perch lui la identificasse. Owen aveva
affondato il viso nella pelle rovinata e umida cercando di
ritrovare il profumo di sua moglie, ma non c'era profumo,
solamente fetore di marcio. E, in tutta sincerit, Owen non
era neppure sicuro che fosse proprio una delle borse di Augusta,
dato che ne possedeva un'infinit...
Ma certo, signor Cutler rispose West con enfasi, volendo,
la si pu senz'altro interpretare anche cos.
Il mattino dopo la telefonata di West, Owen prese un aereo
per Naples, Florida, dove trov l'investigatore privato e due
abbronzatissimi ufficiali di polizia della contea di Hendry ad
aspettarlo. Lo accompagnarono all'obitorio di Cropsey. Era
una giornata assolata, accecante, cocente, in quel girone infernale
che  l'interno della Florida, ma Owen sembrava non farci
caso. Lo trattavano come un invalido, e in effetti aveva il
passo incerto e dovette essere aiutato a salire sulla volante. Gli
brillava negli occhi una speranza innaturale.
L'atmosfera in macchina era cupa e sommessa, mentre
sfrecciavano sulle strade dall'asfalto tremolante per la calura.
Il pi anziano dei due ufficiali inform Owen che non
erano ancora riusciti a trovare "le parti mancanti della vittima",
e che c'era il rischio di non ritrovarle mai pi.
Certi criminali hanno una mente malata e si tengono la
testa delle vittime, oppure si premurano di distruggerla per
impedirci di identificare il cadavere.
Elias West, seduto sul sedile posteriore vicino al suo cliente,
rincarando la dose, aggiunse: Quando il cadavere non
viene identificato,  difficile trovare l'assassino, signor Cutler.
Owen si dimen come se avesse i vestiti troppo stretti:
Certo, capisco. Mi dispiace.
Lo informarono che la morte della donna che stava per vedere
non era stata causata n da coltellate, n dalla decapitazione,
ma da una garrotta.
Ci significa che era gi morta quando le hanno staccato
la testa. (Okay, ma cosa voleva dire? si domand il marito
angosciato.)
Su polsi e caviglie c'erano piaghe profonde da cui si deduceva
che era stata legata con del filo di ferro, che era stato tolto
prima di abbandonare il corpo, dato che nelle vicinanze
non era stato ritrovato.
Sembrava che la vittima avesse portato degli anelli, che
per non erano sul cadavere, evidentemente rimossi come i
vestiti. Ripeterono che la vittima doveva essere sulla cinquantina
e, prima del trauma, doveva essere stata "in buone
condizioni fisiche"; aveva partorito un figlio o pi di uno...
Sebbene Owen ascoltasse con attenzione, era in ansia e a un
certo punto chiese di potersi fermare a un distributore per
andare in bagno. Quando ritorn in auto, era pallidissimo ed
emanava odore di panico, di vomito. Gli ufficiali della contea
di Hendry ed Elias West erano rimasti in macchina a
chiacchierare, ma nel momento in cui Owen sal, si zittirono.
Owen si era portato in Florida una valigetta con alcuni
effetti personali, tra cui una fotografia di Augusta, nel caso ne
avessero avuto bisogno, e un'antologia intitolata La vita etica.
Owen non era mai stato un grande appassionato di Adam
Berendt (come ammetteva lui stesso), e aveva gioito (vergogna!)
nell'apprendere la notizia della sua morte, ma da
quando era scomparsa Augusta, si era avvicinato alla filosofia,
ricordando l'interesse di Berendt, in particolare per gli
insegnamenti di Epicuro ("Il limite estremo della grandezza
dei piaceri  la rimozione di tutto il dolore", "Coltiva il tuo
giardino") e degli Stoici, ("Al di fuori della mente umana
nulla  'bene' o 'male'"). Gli sembrava finalmente di vivere
una vita all'insegna della filosofia, una vita razionale; Gussie
sarebbe stata fiera di lui; lo sarebbe stata tutta Salthill, se l'avesse
saputo. Per superare il terribile senso di debolezza che
l'aveva colto, pose agli ufficiali di polizia una serie di domande
intelligenti sul loro lavoro e si mostr interessato alla
vita che facevano, per quello che ne poteva capire. Chiss
che cose orribili vi tocca vedere! La maggior parte della gente
non lo sopporterebbe. I due, per i quali il ritrovamento di
una donna senza testa che forse era la moglie di un facoltoso
uomo d'affari dello stato di New York era un inaspettato diversivo
alla noia del lavoro di routine, lo ringraziarono a
denti stretti.
Facciamo solo il nostro dovere, signor Cutler. Vediamo
come va a finire.
L'auto acceler verso il sole abbagliante. Owen non riusciva
a togliersi dalla testa il tono accusatorio di Augusta. Il
modo in cui l'aveva deriso, le sue parole indimenticabili, imperdonabili.
Non abbiamo pi nessun mistero l'uno per l'altro.
Siamo cadaveri imbalsamati insieme. L'aveva schiaffeggiata, l'aveva
zittita? L'aveva strangolata? (Ma come avrebbe potuto
trasportarne il corpo fino in Florida, nella contea di Hendry?
Di fronte a quel dilemma, il cervello gli and in tilt.)
Dicono che quando una moglie scompare e si presume
sia morta, il primo a essere sospettato  il marito continu
Owen in tono mite. Ma, in questo caso, sicuramente state
cercando altrove, no?
L'ufficiale che guidava lo guard dallo specchietto retrovisore
e il suo collega si volt con espressione sorpresa. Elias
West si intromise velocemente: La polizia non sta investigando
sulla scomparsa di Augusta, signor Cutler. Questo  un
caso a parte. Forse mi sarei dovuto spiegare meglio. Qui si
tratta di un cadavere non identificato e vengono svolte indagini
su tutte le persone scomparse che rispondono alla descrizione,
ma non necessariamente su sua moglie, signor Cutler.
Capito?. West, un ex sceriffo di polizia che era stato mandato
in prepensionamento a poco pi di quarant'anni, era un uomo
allampanato, curvo, vicino ai sessanta, con la chierica e
una gran massa di capelli grigi lunghi e ondulati, e sembrava
la caricatura di un giudice del Far West. Era umile e vanitoso;
esageratamente educato e profondamente cinico; indossava
camicie bianche e cravatte sottili, panciotti e giacche nere;
portava cinture con le borchie di metallo basse sui fianchi.
Aveva la faccia color mattone e gli occhi chiari e nervosi. Dava
l'impressione di avere un'arma e di volerla usare. Stava costando
una piccola fortuna a Owen Cutler, che lo interpretava
come un segno di esperienza da parte del detective. Era chiaro
che West e i due ufficiali di polizia si capivano al volo; erano
della stessa specie. Quando West aveva rivelato loro di essere
stato sceriffo, i due erano rimasti sorpresi e gli avevano
chiesto dove aveva prestato servizio e perch si era licenziato.
West aveva tagliato corto dicendo di essersi "preso dei proiettili
nella pancia". All'insaputa di Owen, gli avevano anche
fatto un sacco di domande sul suo cliente e West aveva rispettosamente
descritto il signor Cutler come un uomo onesto e
integro che cercava la moglie, la quale lo aveva lasciato forse
scappando con un amante, anche se a West non risultava alcun
candidato "vivente" a tale ruolo. La donna aveva venduto
delle propriet ed era sparita con circa mezzo milione di
dollari. La borsetta era stata rinvenuta a Miami Beach in aprile.
West aveva indagato molto senza scoprire nulla di importante.
Non era una semplice casalinga e non credo che sia
stata rapita. Augusta Cutler se n' andata di sua spontanea
volont. Per pu aver avuto dei problemi: avete visto nelle
fotografie quanto era bella e sexy. Oltre che ricca.
L'ultima volta che mi ha parlato, Augusta se n' uscita
con una frase profetica: "Siamo cadaveri imbalsamati insieme
e questo  il nostro mausoleo" disse Owen con voce perplessa.
Fece una risata strozzata, che suon come qualcosa
che finisce sotto le ruote di una macchina. Gli ufficiali della
contea di Hendry e l'investigatore Elias West lo ascoltavano
stupefatti, in religioso silenzio.
Per quel viaggio da incubo verso il centro della Florida,
Owen aveva indossato un abito di lino elegante ma stropicciato,
che Augusta gli aveva fatto comprare diversi anni prima
per il matrimonio del figlio pi grande. (Il marito disperato
sperava forse che, ammesso che il cadavere mutilato non
fosse suo e lei fosse stata nei dintorni, Augusta riconoscesse
quell'abito e si commuovesse?) Portava anche una camicia
sportiva bianca con il colletto sbottonato. Si era rasato in fretta
e furia, procurandosi diversi tagli e pensando con soddisfazione:
Se esce il sangue vuol dire che sono vivo. Era bianco come
gesso da sarta, la pelle leggermente butterata. Negli ultimi otto
mesi era diventato un uomo di pietra. Anche la testa, quasi
completamente calva, aveva assunto l'aria di un busto romano;
le ossa del viso erano sporgenti. La pelle del cranio era solcata
da innumerevoli striature e fossette, come erosa. Il suo
sguardo era nudo, vulnerabile, scoperto. Sembrava uno molto
miope che ha perso gli occhiali. A bordo della volante diretta
a Cropsey, Florida, Owen era l'unico a non portare occhiali
da sole, l'unico a tenere la bocca socchiusa, come se fosse perso
non nei propri pensieri ma nel ronzio dell'afa estiva al centro
della Florida. La sua bocca, che da tanto tempo non era
stata baciata da una donna, si era rimpicciolita, era diventata
piccola come una lumachina.
Un uomo morto. Postumo. Era cos che Salthill aveva finito
per considerare Owen Cutler e, prima di lui, l'imprevedibile e
voluttuosa Augusta. Sparire da Salthill era come sparire dalla
faccia della terra. Agli occhi di alcuni, Owen era un personaggio
tragico, emblema di una caduta possibile (ma non probabile!)
anche per loro, e lo evitavano, se lo incontravano pubblicamente;
per altri, che lo conoscevano da anni e provavano
per lui pi ammirazione che affetto, Owen aveva raggiunto la
statura della tragedia suburbana e lo evitavano pubblicamente.
Nonostante l'eroico sforzo che faceva per apparire elegante
nelle poche occasioni sociali a cui veniva ancora invitato,
nelle lente giornate in cui rimaneva a casa non si radeva e girava
con una vecchia tuta da giardiniere e un paio di pantofole
consunte. Era stato visto trascinare leggermente il piede sinistro,
come si trascinano le vocali in certi dialetti. A volte
sembrava che Owen non desse ascolto a ci che dicevano di
lui; altre, invece, che si concentrasse con molta attenzione sul
non detto. I suoi figli, con quell'opportunismo mascherato da
sollecitudine per i genitori tipico delle generazioni cresciute
durante gli avidi anni Ottanta, dicevano di temere che il padre
fosse "clinicamente depresso"; in famiglia esistevano precedenti
di demenza senile (Alzheimer?), sebbene non si fosse
mai manifestata sotto gli ottantacinque anni. Ma gli eredi erano
preoccupati che Owen Cutler potesse fare qualche "gesto
inconsulto", tipo sperperare tutto. Si erano molto allarmati,
quando aveva deciso di passare le responsabilit finanziarie
ai soci pi giovani e perso gradualmente ogni interesse per le
questioni finanziarie. Non leggeva neanche pi il "Wall Street
Journal"! Aveva offerto una ricompensa di 500.000 dollari per
qualunque informazione che potesse portare al ritrovamento
di Augusta, che forse non era una somma esorbitante, perch
anche i giovani Cutler volevano rivedere la propria madre
(naturale!), ma parlava inoltre di istituire una Fondazione
Augusta Cutler per sostenere le iniziative artistiche e benefiche
meritevoli della citt. A questo si aggiungeva un fanatismo
senza precedenti per le orchidee, il giardinaggio e la filosofia.
Owen si rendeva conto della disapprovazione dei figli e
ci pativa; soprattutto il figlio maggiore, manager rampante
uscito dalla Wharton Business School, esprimeva una "certa
apprensione" per la salute del padre; si faceva un gran parlare
del suo amico e vicino di casa, Lionel Hoffmann, che era tornato
alla casa di Old Mill Way in condizioni pietose, un invalido,
dopo aver rinunciato alla prestigiosa carica che ricopriva
nell'azienda di famiglia.  l'inizio della fine: quando far soldi non
interessa pi.
Owen aveva promesso ai figli di riferire loro eventuali
sviluppi significativi nella ricerca di Augusta. Ma non accenn
alla chiamata di Elias West, non vedendo alcuno scopo nel
farsi accompagnare in quel viaggio da incubo. Se il corpo mutilato
che stava andando a vedere era davvero di Augusta,
avrebbe risparmiato loro l'ultima e agghiacciante immagine
della madre; se non era lei, meglio non averne saputo nulla.
Tanto tempo prima, da amante devoto, aveva memorizzato
ogni pi piccola lentiggine sul corpo della moglie; il neo
sotto il seno sinistro (o forse era sotto quello destro), e quello
sulla guancia che per vezzo ingrandiva con la matita, a imitare
Marilyn Monroe. Ricordava l'areola bruna dei capezzoli
e il loro rosso turgore quando era eccitata. E poi l'inconfondibile
pelle morbida e chiara; il rossore sottopelle, il calore
impetuoso e l'irresistibile energia vitale che rendevano Augusta
cos meravigliosamente Augusta. Sebbene (lo sapeva!)
fosse possibile che lei fosse morta e che il cadavere che stava
per vedere fosse il suo, non riusciva a credere (non voleva!)
che Augusta fosse morta per davvero.
Se anche quel corpo fosse stato il suo. Se anche...
Era rimasto male nel sapere che Augusta aveva segretamente
venduto alcune propriet che aveva ereditato e si era
portata via la somma relativamente modesta di mezzo milione
di dollari. Ovviamente doveva aver aperto un nuovo conto
bancario, ma dove? Con quale nome? Nessuno lo sapeva.
Neppure Elias West era riuscito a scoprirlo.
Una volta gli aveva chiesto se era possibile che la signora
Cutler fosse fuggita con qualcuno, un amante, e Owen aveva
riso rabbiosamente e aveva risposto che no, era alquanto improbabile,
l'amante di sua moglie era morto.
(Bench, a pensarci bene: Adam Berendt era morto per davvero?
Owen non ne aveva visto il corpo. La salma non era stata
esposta. Non c'era nemmeno stato un funerale. Solo polvere
e frammenti di ossa sparsi con un rastrello nel suo giardino,
ma potevano essere appartenuti a chiunque. Magari lui e Augusta
avevano escogitato un piano geniale... Ma il solo pensare
a un piano tanto diabolico era troppo, per Owen.)
I dintorni di Cropsey, Florida, agli occhi lucidi e leggermente
strabici di Owen apparivano come una rapida
sequenza di facciate, simili a carte da gioco punteggiate di finestre
di cristallo luccicanti. Erano gi arrivati? Cos presto?
Era partito da Salthill solo quella mattina... Il pi anziano dei
due ufficiali di polizia gli si rivolse con voce neutra e gentile.
Signor Cutler?  pronto? Non sar una cosa facile.
Appena scese dall'auto, Owen sbatt contro un muro... di
calore? Calore oppressivo e tremolante? Elias West lo prese
sottobraccio. Attento, signor Cutler. Il pi giovane degli
agenti gli tenne la porta aperta e lo avvert che c'erano degli
scalini. Dentro l'aria era fredda, ma tutt'altro che fresca; aveva
un vago odore chimico a coprire il fetore sottostante; Owen arricci
il naso spaventato. Attento agli scalini, signore. Il corrimano...
(Perch mai lo trattavano come un vecchio? Owen
Cutler aveva solo cinquantasei anni. Nella sua famiglia a cinquantasei
anni eri considerato giovane. Il primo infarto, i problemi
alla prostata o al colon erano ancora da venire, per la
miseria!) Sent un brusio, una voce di donna. Si capiva subito
che erano in qualche regione straniera degli Stati Uniti, da
quell'accento del Sud. Gli sconosciuti in uniforme che lo scortavano
lungo il corridoio lo infastidivano. Dove lo stavano
portando? Un mare di vuote insulsaggini, lo sapevi gi, e ora non ti
devi stupire. Gli Stoici insegnavano (ci credevano davvero?)
che la mente dell'uomo  la misura di tutte le cose: "il bene",
"il male", "il piacere", "il dolore". Le nostre esperienze non
"esistono": siamo noi a crearle. L'uomo cui viene rapita la moglie
e distrutto l'amore deve esaminare il fenomeno "moglie",
"amore", "perdita", senza soccombere all'emotivit. Signor
Cutler? Vuole avvicinarsi ancora un po', per favore? Il telo
venne appena sollevato, strategia per mostrare solo una parte
del corpo al suo potenziale parente pi prossimo. Il collo, il
moncone da cui era stata recisa la testa, non venne scoperto.
Perch quella era Augusta, Owen se ne accorse subito. Gli venne tenuta
nascosta anche l'area pelvica, con suo grande sollievo. Il
tronco aveva un colore strano, non sembrava neppure umano.
Seni larghi e flaccidi pieni di lividi, ventre floscio e prominente,
cosce grosse. Orrenda! Quella non era certamente Augusta
Cutler! Owen le osserv le mani... c'era qualcosa che non andava?
Le dita erano troppo corte. Niente unghie! Augusta
curava molto le mani: crema idratante profumata e manicure
tutte le settimane. Il sabato mattina, dal parrucchiere. Smalto
impeccabile. Anelli, un brillante grosso ma molto raffinato, la
fede nuziale ricevuta in eredit e lo smeraldo che le aveva regalato
Owen per il ventesimo anniversario di matrimonio.
Dov'erano andati a finire gli splendidi anelli di Augusta?
Owen inorrid particolarmente all'idea di quella perdita. Una
donna vanitosa e infantile, ma lui l'adorava. S, ma nessuno la
conosceva veramente, solo Adam Berendt. Signor Cutler? Si
aspettavano qualcosa da lui. Forse non stava interpretando il
suo ruolo a dovere. Le parti del corpo erano state esposte come
tagli di carne. Si sarebbe potuto pensare che fosse un'opera
d'arte contemporanea particolarmente provocatoria. Pop
Art oppure Shock Art, una realistica scultura simile a un torso
di donna orribilmente mutilato. Owen allung la mano per
toccarlo e, con sollievo, sent che era gelido come la pietra. Augusta
era molto calda, non poteva essere lei. Quel neo sul torace
sotto il seno sinistro, Owen lo riconosceva, no? O forse non l'aveva
mai visto prima? I grossi seni flaccidi non erano riconoscibili,
vero? Owen scosse la testa, no. Il cuore gli batteva talmente
forte che temeva di svenire e decise di non fare nulla
per evitare di svenire. Meglio morire, spegnersi, che avere una simile
certezza. Signor Cutler? Si sente bene? Rispose brusco
che s, naturalmente, stava benissimo. Aveva fatto migliaia di
chilometri per entrare in quell'inferno, per identificare, o non
identificare, la moglie scomparsa, e continuare a domandargli
se stava bene era un insulto! Girarono quel coso, il corpo, sulla
barella. Lentamente, con attenzione, per dargli modo di esaminare
anche il dorso. Il lenzuolo che copriva il collo mutilato
scivol leggermente e Owen vide ci che non doveva vedere:
il moncone senza testa. Senza testa. Sorrise, confuso. Come poteva
riconoscere Augusta se non c'era la testa? Dov'era la testa
di Augusta?  molto strano. ... Era come se non l'avessero
neanche sentito. Gli domandavano dei nei, delle efelidi e delle
cicatrici. Come se non glielo avessero gi chiesto e lui non gli
avesse gi risposto. Lo irritava che gli parlassero, anche il detective
dalla faccia coriacea, come se fosse un cerebroleso. S
rispose, capisco. Lo metteva in difficolt un gruppetto di
lentiggini sotto la scapola sinistra. (Quello sulla schiena di Augusta
non era pi piccolo - nei, non lentiggini - e pi alto sul
dorso?) A livello dei lombi, su quella carne grassa, livida e
sbiadita di mezz'et, troneggiava un grosso neo, che a prima
vista poteva sembrare un insetto, e Owen dovette trattenere
l'impulso di scacciarlo. Gussie odiava gli insetti! Poi esamin
le braccia, relativamente in buono stato: la pelle era costellata
da miriadi di lentiggini, senza i sottili peli biondi che ricordava
su quelle della moglie. (Sempre che la memoria di Owen
non fosse ferma nel passato. Era possibile che le braccia di Augusta,
con l'et, avessero perduto la peluria, come era successo
alle gambe che non aveva pi avuto bisogno di depilare?)
Fu a quel punto che si volt verso Elias West e lo vide che fissava
la cosa sul tavolo con l'aria di averla riconosciuta.  Gussie.
Lui l'ha capito.
No disse Owen affannato. Non credo sia lei. Non...
penso. Non  Augusta. No. Si era messo a piangere. Da un
momento all'altro la sua faccia di pietra si era crepata e si
stava sbriciolando. Il riconoscimento sembrava terminato.
Owen venne accompagnato fuori dalla cella frigorifera. Sulla
soglia inciamp, ma ritrov subito equilibrio e dignit. Che
colpa ho di tutto questo? Non  colpa mia. Perch hai fatto una
cosa simile, a me e alla tua famiglia, Augusta?
Il pavimento di piastrelle gli salt addosso, incrinandoglisi
contro la guancia. Venne trasportato al pronto soccorso e curato
per shock e attacco di cuore. Non era stato un vero e proprio
infarto o un ictus, ma Owen era rimasto incosciente per
dieci minuti e la cosa era "preoccupante", stando al medico di
guardia, che prefer tenerlo in osservazione fino al mattino
dopo, per poi dimetterlo raccomandandogli di farsi visitare
dal proprio medico di famiglia prima possibile. Elias West,
mortificato, lo accompagn all'aeroporto di Naples a bordo di
un'automobile noleggiata. Nei verbali della polizia il tentativo
di Owen Cutler di identificare il corpo era stato definito
"vano". Da una parte sembrava avesse ammesso che s, quella
donna mutilata era sua moglie, o almeno lo era stata; e nel
contempo no, non lo era. Elias West non osava insistere, per
paura di perdere l'incarico seduta stante. In macchina non si
scambiarono che poche parole. Owen sembrava irritato con
West, o comunque indifferente. Aveva l'aria stanca, pareva un
vecchio. Sulla guancia sinistra gli avevano messo una garza
che copriva a malapena il gonfiore rossastro. L'abito di lino
era molto stropicciato, come se ci avesse dormito, e non si era
rasato. Rovist per quasi tutto il tragitto nella sua valigetta,
tra le foto della splendida Augusta ai tempi in cui si erano conosciuti,
alla fine degli anni Sessanta. Forse vedendo quanto
la donna che aveva amato era cambiata nel corso degli anni
tra una foto e l'altra, Owen si arrese, sospir e richiuse la valigetta.
Cerc di leggere La vita etica mentre l'auto correva sull'autostrada
avvolta di luce bianca e cocente, ma si stuf quasi
subito. Con l'aria di uno che ha appena fatto un'importante
scoperta, disse: Queste parole. Questi filosofi. Un insieme di
insulsaggini, tutto qua. Parlano per non vedere. Poco dopo
si mise a sonnecchiare e il libro gli scivol dalle mani, cadendo
sul fondo della macchina.
Nel piccolo aeroporto di Naples, si occup di tutto Elias
West. Finalmente os domandare se era il caso di continuare
a cercare la signora Cutler o... la donna all'obitorio di Cropsey
era la signora?
Fissando il pavimento con espressione vacua, Owen rispose
dopo un po': Era lei. Lei lo sa, che era mia moglie. Ma
non smetteremo di cercare, Elias, vero? Mai.

2.
In un passato sempre pi lontano! Cercare di scoprire la vita
segreta di un'altra persona era come essere trascinati in un
gorgo. Augusta alle volte si chiedeva se sarebbe annegata. Se
la conoscenza che inseguiva era proibita e se si sarebbe pentita.
Ma l'avventura la eccitava! Augusta non aveva mai fatto
niente di simile nella sua vita protetta di Salthill. Una donna
che viaggiava da sola, noleggiava automobili, sempre con gli
occhiali scuri, che dormiva in motel lungo la strada, mangiava
in camera, si lasciava crescere i capelli grigi... Alla ricerca
della verit su Adam Berendt.
A parte il fatto che la verit non aveva molta importanza,
per lei. Quello che voleva era questa intimit con Adam, ora
che lui era scomparso dalla faccia della terra. Voleva riuscire
a conoscerlo come nessuno l'aveva mai conosciuto, comprese
le altre donne.
A Miami Beach, prima di partire per il suo viaggio, Augusta
aveva acquistato una macchina fotografica digitale per
immortalare i luoghi del passato di Brady/Berendt. Si era
procurata temporaneamente un nuovo nome e relativi documenti
di identit, diventando "Elizabeth Eastman", nome
semplice e virtuoso. (Si era fatta beffe di Elias West: Che ne
dici di Liz West?. Ovviamente era solo uno scherzo.) Quando
era scappata da Salthill, l'autunno precedente, Augusta
era disperata e non aveva piani, a parte allontanarsi dalla vita
da bambola che conduceva, resa ancora pi insopportabile
dal ricordo quotidiano dell'assenza di Adam Berendt; erano
passati molti mesi prima che si svegliasse una mattina
con il sole che filtrava da una finestra bianca e con l'idea di
ritrovare le origini di Adam.
Ci prover! Ci prover!
Avrebbe dato un senso alla sua vita slegata. La vita di Augusta
Cutler, che non aveva granch senso.
La vita che tante volte avrebbe voluto gettar via come un
involucro vuoto. Senza emozione e senza rimpianto.
E poi c'era la paura di invecchiare, sempre di pi. In America
era questo l'abisso. Adam l'aveva rimproverata: quanto
era superficiale, questa ossessione degli americani per l'et;
lei gli aveva risposto rabbiosamente che s, era superficiale,
che alcuni ci annegavano, abbi un po' di piet!
Lei, Augusta Cutler, adesso aveva cinquantatr anni.
Motivo sufficiente per abbandonare Salthill-on-Hudson
dove la conoscevano tutti.
Ma nessuno mi conosce veramente! Che vadano tutti affanculo!
Tutto quello che Augusta sapeva, o che perlomeno sospettava,
era che Adam aveva cambiato nome diventando "Adam
Berendt" dopo il giugno 1969. Lo sospettava perch un
pomeriggio, curiosando nel suo archivio (in verit era gelosa delle
altre amiche di Adam), aveva scoperto un diploma di liceo,
sgualcito e giallastro, appartenuto a Francis Xavier Brady e rilasciato
dal distretto scolastico di Red Lake, Minnesota, nel
giugno del 1969.
Adam non chiudeva quasi mai a chiave la porta sul retro
della casa sul fiume, quella che conduceva nel suo studio.
Era sottinteso che i suoi pi cari amici erano sempre benvenuti,
che lui ci fosse o no, e Augusta ci andava spesso, lo
aspettava. Come quel pomeriggio, quando in casa aveva trovato
solo i cani di Adam... affettuosi, avevano riconosciuto
subito l'amica del loro padrone.
La mente di Augusta si era messa a galoppare. Che cosa
significava quel diploma? Perch si trovava tra le cose di
Adam? La logica le suggeriva che "Francis Xavier Brady"
era Adam Berendt da giovane.
Aveva sempre avuto la vaga sensazione che Adam Berendt
potesse aver cambiato nome. Nessuno sapeva quanti
anni avesse, ma sicuramente pi di cinquanta e meno di cinquantacinque.
Mettiamo che fosse nato nel 1947: nel 1969
avrebbe avuto ventidue anni. Un po' tanti per diplomarsi,
ma forse la sua carriera scolastica era stata interrotta per
qualche motivo.
Queste elucubrazioni eccitavano Augusta. Anelava alla
sua intimit, ma lui gliel'aveva sempre negata.
La logica era questa: Adam era molto reticente e nessuno, a
Salthill, sapeva niente di lui prima della met degli anni Settanta,
ai tempi in cui viveva a Manhattan e a Long Island, prima
di trasferirsi nella contea di Rockland nel 1981. Se gli si faceva
una domanda diretta, personale, Adam la parava con
uno scherzo: Come faccio a saperlo? Non sono il mio biografo.
Oppure gli si chiedeva una data: Come faccio a saperlo?
Diciamo: "Tanto tempo fa". Era certo che non facesse
lo scultore o non fosse conosciuto come tale, prima del trasferimento
a Salthill e dell'acquisto della Deppe House. Ci che
gli amici di Salthill sapevano della sua vita precedente era un
collage di frammenti riferiti da newyorkesi che sostenevano
di averlo conosciuto ai tempi in cui si occupava di investimenti
immobiliari e di borsa. (Era molto riservato. Non si
riusciva mai a capire come gli andassero gli affari.)
Augusta una volta aveva incontrato una coppia che aveva
abitato nello stesso palazzo di Adam in East 57th Street, nel
1974-75; era andata a vederlo ed era rimasta abbastanza delusa
di quel condominio. Beatrice Archer le aveva raccontato
che Avery aveva conosciuto uno che asseriva di essere un
"amico del poker" di Adam Berendt, quando quest'ultimo
viveva nella contea di Nassau a Long Island; aveva abitato
in diversi posti, ma sempre in affitto, scatenando la perplessit
degli amici che non capivano come mai non si comprasse
una casa. E non era neppure legato a una donna in particolare:
aveva tanti amici, anche molto stretti, tra cui,
naturalmente, diverse donne.
A Salthill girava la voce che Adam e Augusta fossero
amanti. Augusta vi alludeva con humour e un pizzico di malizia:
Se mai. Adam faceva finta di niente, oppure non lo
sapeva nemmeno.
Augusta era convinta che, se Adam aveva una donna, non
poteva che essere la giovane rossa, Marina Troy. Solo che,
no: che cosa ci troverebbe Adam in una come lei? Quella
donna  asessuata.
Era ragionevole che un uomo cos riservato avesse cambiato
nome ma, cercando nei cassetti del suo archivio, un
vecchio mobile di alluminio rovinato che Adam aveva comprato
in una svendita dopo un incendio, Augusta non era
riuscita a trovare altri documenti che provassero il cambio di
identit o che citassero "Francis Xavier Brady".
Ecco il rumore della macchina di Adam nel vialetto! Frettolosamente,
sentendosi in colpa, Augusta aveva rimesso il
diploma al suo posto e richiuso il mobile, ed era uscita dallo
studio lasciando tutto come aveva trovato. I cani di Adam,
che l'avevano scortata dentro, trotterellavano in giardino, festosi
per l'arrivo del padrone. Adam aveva visto l'auto di
Augusta parcheggiata nel vialetto; sapeva che era in casa,
che lo stava aspettando; Augusta passava spesso da quelle
parti per ammirare i suoi lavori; era una donna interessata
all'arte, soprattutto se gli artisti erano suoi amici. Non era
successo nulla di straordinario, niente che potesse insospettirlo.
Ma Augusta era in uno stato di eccitazione quasi sessuale.
Lei sapeva! Era a conoscenza di uno dei segreti di
Adam! Tra loro era nata una nuova intimit di cui lui, per,
era all'oscuro.
Quando Adam era entrato in casa con il solito passo pesante,
Augusta era in cucina che dava da bere ai cani con aria
innocente. Questi, dopo essersi precipitati a fare le feste ad
Adam, erano ritornati da lei e le si strusciavano affettuosamente
contro le gambe. Erano due: Apollo e una femmina
pi vecchia e dal pelo chiaro, di cui Augusta non riusciva a
ricordare il nome. Era passato tanto tempo: la cagnetta, una
trovatella come Apollo, era morta da chiss quanto.
Augusta ripens con nostalgia a quando era pi giovane e
piena di speranze: indossava una casacca di cotone color papavero
e una gonna con gli spacchi ai lati, stile cinese, con sandali
di sughero aperti davanti. Come le era sembrato importante
l'abbigliamento, il costume, tanto tempo prima! Aveva
le gambe nude, lattee e ben tornite, e i capelli lucidi, come un
elmo. Sarebbe potuta essere la mogliettina di Adam, che lo
aspettava nella loro "storica" catapecchia sul fiume, l'ex debuttante
che aveva sposato lo scultore squattrinato: peccato
che lo scenario non fosse quello. Augusta aveva sentito le dita
di Adam che le sfioravano la testa, mentre era china sul pavimento
a sistemare le scodelle dei cani, come a benedirla o a
rimproverarla scherzosamente.
Gussie! Non c' bisogno che ti prendi cura dei miei cani,
perdio.
Oggi  cos caldo. E l'acqua era...
Cosa stava dicendo? Perch era cos importante? Fiss
Adam Berendt pensando: Ma chi cavolo sei? Dimmelo!
Augusta l'aveva baciato allegramente su entrambe le
guance, come faceva di solito, e si era staccata prima che lo
facesse lui. Li avvolgeva una nuvola di profumo. Noli me tangere!
Non mi toccare! era il peccatuccio di Adam Berendt. Il
suo feticcio. (Ad Augusta importava davvero? Se fossero diventati
amanti, la loro amicizia non sarebbe inevitabilmente
finita?) Quel pomeriggio - e molte altre volte, in seguito -
Augusta era stata sul punto di domandargli: Chi  Francis
Xavier Brady? Sei tu, vero?. Ma non ne aveva avuto il coraggio.
Non voleva rischiare di offenderlo, perch di certe
cose con Adam si poteva parlare liberamente, di altre invece
assolutamente no: niente attacchi alla sua integrit, niente
domande insistenti sul suo passato. Gli veniva la faccia rossa,
arrabbiata, gli brillava l'occhio buono. No, Augusta non
gli avrebbe chiesto di "Francis Xavier Brady".
Ma era evidentemente eccitata ed euforica. Non riusciva a
parlare con un tono di voce normale. Ammirava - oh, quanto
ammirava! - l'opera cruda e insolita a cui stava lavorando
Adam. Anelava alla sua preziosissima saggezza, se non riusciva
ad avere il suo amore. Adam la ascoltava, divertito. Quando
osservo un'opera d'arte voglio sapere: l'artista crede?
In cosa, Gussie?
Crede e basta. Magari in Dio.
Che tipo di "Dio"? Una personalit o un principio?
Dio e basta. Il Dio della tradizione.
Tradizione di chi?
Adam, non essere perverso. La nostra tradizione.
Ma cosa significa "nostra"? Come puoi essere cos sicura
che condividiamo la stessa tradizione? aveva domandato
Adam allegramente. Solo perch parliamo la stessa lingua
non vuol dire che condividiamo i suoi significati.
Augusta aveva alzato le braccia al cielo esasperata.
Com'era testardo quell'uomo. Tutti sapevano cosa significava
"Dio", perch lui faceva tanti giochetti?
Adam aveva aggiunto: Io non credo in Dio, no. Certo non
in un Dio con una personalit, il Dio petulante e pieno di s
della Bibbia. Ma trovo interessante che gli altri credano.
E l'aldil, Adam?
Alquanto improbabile.
I malvagi non vengono puniti per i loro peccati?
Augusta parlava con ansia civettuola. Lei era una che desiderava
con tutto il cuore che i malvagi fossero puniti, perch
ci le fosse di monito a non diventare malvagia a sua volta.
Pu succedere che un malvagio venga punito, come tutti
noi, ma non per i suoi peccati.
Non veniamo puniti per il nostro passato? Il passato non
ci perseguita, come dicono?
Era una cosa molto pericolosa da dire. Soprattutto a
Adam, il cui passato era un mistero. L'aveva guardata, poi
aveva distolto lo sguardo e si era accovacciato davanti a una
scultura accarezzandone la forma rozza come se fosse cieco.
Augusta aveva insistito: Se non veniamo puniti per ci che
abbiamo fatto, perch ci ostiniamo a nascondere il passato?
Perch?. Si era espressa ingenuamente, come se volesse
provocarlo.
Dopotutto esiste il rimpianto aveva risposto infine
Adam. Esiste una cosa che si chiama vergogna.
I cani erano entrati nello studio di Adam, facendo ticchettare
le unghie sul pavimento di legno macchiato di vernice.
Apollo, il pi giovane e vivace, aveva leccato la mano al suo
padrone e si era sdraiato ai suoi piedi, appoggiando la coda
irrequieta sui sandali di sughero di Augusta. Era stato un
istante di quiete domestica, il massimo dell'intimit che
Adam volesse concedere.
Per Augusta era arrivato il momento di andarsene. Anche
se era riluttante. Adam l'aveva accompagnata fuori, fino alla
macchina. Nera, lucida, bella e costosa, ultimo modello, europea,
fuori posto sul vialetto pieno di erbacce della casa di
Adam; ogni volta che Augusta si accomodava su quei sedili
in pelle, non mancava mai di pensare: Tutto quello a cui ho rinunciato,
per guidare questa macchina, ne valeva la pena? Forse!
Adam era pensieroso e Augusta se ne accollava la colpa. In
che cosa credi, Adam? gli aveva chiesto. E lui: Credo nella
grazia. La grazia! Augusta aveva fatto un mezzo sorriso.
Anch'io credo nella grazia, bench non abbia mai capito bene
che cosa sia.
Adam aveva replicato: La grazia  un istante di illuminazione.
Un momento di bellezza e di purezza. Potrebbe anche
essere un momento di suprema bruttezza, credo. Una rapida
visione dall'alto. Rimaniamo sospesi sopra noi stessi, usciamo
dai nostri vasi di terracotta, e vediamo. In un istante, capiamo.
Ma, Adam, che cosa capiamo?
Augusta era sincera, ansiosa. Aveva voglia di stringergli le
mani, le spesse nocche, e appoggiarsele sul cuore.
Adam aveva scrollato le spalle e si era messo a ridere.
Niente. Non capiamo niente. Andiamo avanti per fede senza
sapere dove cavolo siamo diretti.
Era andata cos: Augusta aveva preso un aereo per Atlanta.
Ma ad Atlanta non aveva preso altri aerei. Era andata in
un hotel nei pressi dell'aeroporto e si era fatta una dormita.
Era esausta, profondamente scossa e confusa. Aveva dormito
fino a tardi e fatto una nuotata nella piscina dell'hotel, muovendosi
lentamente nell'acqua e godendosi ogni bracciata.
Niente trucco, pelle bianchissima, i capelli pettinati all'indietro.
Non emanava sensualit, non affascinava gli uomini. Era
facile essere invisibile: bastava smettere di guardare gli altri.
Era facile non sentirsi in colpa per aver abbandonato marito
e figli: bastava smettere di pensarci.
Augusta non era mai stata cos vicina alla furia omicida
come quando si era trovata sulla porta di casa Thwaite e non
voleva assolutamente riprovare quella sensazione orribile.
Samantha, la bambina, crescer senza sapere nulla di
Adam, che le ha salvato la vita. Ovvio. I genitori non glielo
vogliono dire, perch si vergognano.  naturale. Al loro posto
farei lo stesso, probabilmente. Che vadano affanculo. Si
augur di non dover mai pi pensare ai Thwaite.
Da Atlanta part in direzione sud; era novembre e, a nord, cominciava
a far freddo. Noleggi un'auto e attravers la Georgia,
evitando l'interstatale, fermandosi nei motel lungo la strada.
Sapeva benissimo che una persona adulta "scomparsa"
non sarebbe stata oggetto di ricerche da parte della polizia, indipendentemente
da quanto Owen Cutler desiderasse rivedere
sua moglie. Nonostante ci, temeva di essere scoperta se
avesse preso la I-75 e si fosse fermata in hotel di lusso del tipo in
cui alloggiava sempre con Owen. Spesso si trov sul punto di
cedere, di tradirsi: chiam i figli, la figlia. Sentiva la loro mancanza.
(Davvero?) Prov un accenno di senso di colpa, perch
sicuramente li aveva messi in ansia. (E perch no? Quante volte
l'avevano messa in ansia loro? Adesso toccava alla Mamma.)
Faceva il numero a memoria, con le dita lente, preparandosi a
dire: Ciao, sono io. La vostra ridicola madre ma non riusciva
a pronunciare queste parole. Perch erano false. Non si sentiva
affatto ridicola, si sentiva vera. Non era capace di dire, con una
risatina di scusa: Ciao, tesoro! Sono io. Scusa se ti ho fatto stare
in pena perch, in realt, non le dispiaceva per niente. Non
avrebbe mai pi chiesto scusa ai suoi figli.
Continu a procedere in direzione sud. Aveva dei parenti
a Jacksonville, Florida, e a Palm Beach; delle cugine, e una
vecchia e amatissima compagna di college, che ora era divorziata
e viveva in un residence di lusso a St Petersburg. In
un certo senso aveva dato per scontato che si sarebbe fatta
ospitare da loro, sapeva che l'avrebbero bene accolta e non
l'avrebbero tradita, ma si lasci Jacksonville alle spalle, e il
progetto di passare del tempo a Palm Beach, con la gente che
si incontra a Palm Beach, le ripugnava, non aveva voglia di
attraversare tutto lo stato fino a St Petersburg, dove tra affetto,
gioia e un bel po' di alcol sarebbe stata bene accolta e invitata
a passare laggi il resto dell'inverno. Non posso. Non
posso pi essere Augusta. Nelle localit turistiche sulla costa
orientale della Florida dorm, passeggi su spiagge spazzate
dal vento, digiun e "fece yoga", rifiutandosi di radersi le
ascelle e incurante della ricrescita grigia. Nei centri commerciali
si compr vestiti comodi e poco costosi: pantaloni in poliestere
con l'elastico in vita, pullover color pastello e maglie
di cotone. Si era stupita nel constatare quanto era attraente -
non appariscente, non bella: attraente - senza trucco. Le lentiggini
spuntavano sulla pelle chiara, gli occhi senza mascara
erano gli occhi di una donna assennata e intelligente, di giovanile
mezz'et. Ma aveva delle ricadute: veniva assalita da
un appetito sessuale incontrollabile, in un bar di Fort Pierce
aveva rimorchiato un chitarrista quarantenne con la coda di
cavallo e se l'era portato al motel sulla spiaggia con una scorta
di preservativi lilla e un cestino da picnic pieno di salmone
affumicato, baguette croccanti, brie, grappoli d'uva e numerose
bottiglie di buon vino italiano. Ebbe altre ricadute
del genere a Boca Raton, Fort Lauderdale e Surfside. Poi si ritrov
a Miami Beach.
Qui la ricaduta ebbe luogo quando prese una camera nel
lussuoso Loews sulla spiaggia. Cen apertamente nel ristorante
dell'hotel, invece di farsi portare qualcosa in camera.
Bevve alcuni cocktail nella terrazza sull'oceano. Si fece "fare"
capelli, manicure - oltremodo necessaria - e pedicure; si
compr un paio di pantaloni di seta verde pappagallo e una
camicetta dello stesso colore scollata sul seno bianco. Passeggi
lungo la spiaggia, fece shopping nelle boutique, sentendosi
in colpa per quei piaceri vecchi e assurdi. ("Non durer
a lungo, Adam. Te lo giuro!") Dopo una settimana a Miami
Beach not un uomo che la osservava furtivamente e la seguiva.
Spuntava dal nulla: nell'atrio dell'hotel, sul bordo
della piscina mentre lei nuotava, nel bar, sulla spiaggia. Aveva
una faccia sciupata, ma ancora piacente e abbronzata, e i
capelli grigi, lunghi e ondulati, da guerriero indiano, che gli
ricadevano dalla chierica fin sulle spalle. Non erano in molti
a Miami Beach a indossare abiti scuri, cravatte sottili e cinture
con grosse fibbie d'argento. Il mio inseguitore, pens Augusta.
Era sexy e aveva un'aria tracotante pur facendo del suo
meglio per passare inosservato (Augusta, una donna piena
di contraddizioni, lo capiva). L'inseguitore aveva qualche anno
pi di lei e un debole per le donne con il suo fisico florido.
I loro occhi si incontrarono pi di una volta e quello scambio
di sguardi provoc un brivido di eccitazione. Augusta sent
uno spasimo improvviso al basso ventre, una scossa di desiderio.
Distolse lo sguardo e stava per andare via dalla terrazza
(era il crepuscolo, l'ora del cocktail), ma tutto a un tratto si
volt e colse l'inseguitore che la fissava. Si diresse verso di lui,
in una nuvola di profumo, infuriata e tremante, e gli chiese
senza peli sulla lingua: Mi sta seguendo? Perch?
Fu cos che Augusta Cutler incontr Elias West, l'investigatore
privato assunto dal marito.
L'espressione sulla faccia di West! Tipo astuto, scaltro, che
portava la pistola (registrata, legale) sotto l'ascella sinistra,
come un detective privato nei film hollywoodiani degli anni
Quaranta. Cos specializzato in sotterfugi da non riuscire a
ricordare l'ultima volta che aveva detto la pura e semplice
verit. Uno che aveva avuto talmente tante donne, per periodi
che andavano dagli undici anni (una moglie in giovent)
a undici minuti (una sconosciuta), da potersi vantare di essere
"completamente immune" all'attrazione sessuale. Eppure,
fissando con sguardo attonito Augusta Cutler, la moglie del
suo committente, rosea bellezza tremula alla Renoir vestita
di un verde brillante, con un seno straordinario per la sua
et, West non era stato in grado di nascondere l'emozione.
Elias West, arrossendo, farfugli: Signora Cutler, devo confessarle
che  proprio cos. Mi ha scoperto. Da vero gentiluomo,
le porse la mano.
Andavano molto d'accordo, Augusta ed Elias. Appartenevano
entrambi alla stessa indefinibile specie truffaldina. E
c'era il piacere dell'illecito, del tradimento: andando a letto
assieme ingannavano il povero Owen Cutler che, a Salthill-on-Hudson,
aspettava con ansia notizie dall'investigatore.
La deve amare moltissimo, signora Cutler disse Elias West,
sostenendo con la mano uno dei prosperosi seni dai grossi
capezzoli di Augusta in un gesto insolitamente gentile.
Da quando lei se n'e andata,  sconvolto e continua a dirmi
che i "soldi non sono un problema". Augusta rise, e infil la
lingua nell'orecchio caldo e ceruminoso di West, che a sua
volta rise, pur essendo leggermente imbarazzato: tradire cos
apertamente un cliente, in una situazione che gli si sarebbe
potuta ritorcere contro (se, per esempio, Augusta fosse ritornata
da Owen e gli avesse confessato tutto), certamente lo
preoccupava. Augusta per lo rassicur che no, non era affatto
probabile che confessasse. Mi diverte troppo disse afferrando
con dita brusche ma capaci il pene semieretto di
West, che si stava indurendo lentamente. Come se stringesse
la mano a un amico.
La prima volta in cui si ritrovarono da soli, nella camera di
Augusta all'ultimo piano dell'hotel, ancora affannati dopo l'amore,
Augusta sbatt un fascio di banconote sul comodino accanto
a Elias West, dicendo: Voglio assumerti per non dire a
Owen dove sono. Ci stai?. West rispose: Augusta, viste le
circostanze, non posso accettare denaro da te. Ma ti do la mia
parola che non dir nulla a tuo marito. Fece una pausa, accigliato.
Se non voglio perdere l'incarico, per, a un certo punto
probabilmente dovr raccontargli delle storie. Qualche risultato
sicuramente se lo aspetta. Forse rispose Augusta
pensosa, potrei venir ritrovata morta? Voglio dire, un corpo
che mi assomigli. Da qualche parte. West replic: Potrebbe
anche succedere. Ma fra un bel po' di tempo. E anche se il corpo
 in avanzato stato di decomposizione, si pu risalire all'identit
attraverso i denti. Augusta nascose il viso, momentaneamente
sopraffatta dall'emozione.  un'idea orribile!
Vorrei non averlo mai detto. West le prese le mani e disse:
Tesoro, chiunque sia la vittima, quando o dove succeda, non
avr niente a che fare con te. Augusta rabbrivid.  una cosa
strana, e vorrei non averla mai detta. West prosegu: Ci sono
metodi pi semplici, se vogliamo depistare tuo marito.
Continuarono a discutere di Owen Cutler. Augusta si
commosse nell'apprendere che Owen offriva una ricompensa
di 500.000 dollari a chiunque fornisse informazioni utili a
rintracciarla. Povero Owen! Credo di amarlo, dopotutto,
ma... Si asciug gli occhi con un inusuale gesto di rimorso,
o di commozione. Elias West si rabbui. Se ami tuo marito,
Augusta, perch l'hai lasciato, facendolo precipitare nella disperazione?
Sembra che lui ti ami. Augusta scosse la testa
con enfasi. Era nuda, ma in quel momento indoss un accappatoio
di spugna bianca, facendo un nodo stretto alla cintura.
Owen ama la sua idea di "moglie", non me. Nella mia vita
sono stata amata solo da un uomo, nel senso che mi
conosceva e mi rispettava, e quell'uomo  morto. Elias West
ebbe un moto di gelosia, che per non lasci trasparire. E
chi era quest'uomo, questo esempio di perfezione? domand
con ironia, e Augusta, ignorandola, rispose sorridendo:
Oh, Adam non era perfetto, tutt'altro. Non era neppure
molto bello. Aveva una brutta faccia sciupata ed era cieco da
un occhio. E, sai continu abbassando la voce e accarezzando
scherzosamente il viso di West, io amo gli uomini belli.
Era un amante eccezionale, vero? chiese West contrariato e
Augusta rispose: Amante? S, credo di s. Voglio dire: probabilmente
lo sarebbe stato.  possibile. Non siamo mai stati
amanti... nel vero senso della parola. Per lo amavi, vero?
continu West, sorpreso. Augusta disse: Certo che lo amavo!
Adam  stato la presenza maschile pi forte e romantica
della mia vita, compreso mio padre. Se mi chiedessi perch,
non saprei risponderti. Non so risponderti. Adam era... l'uomo
che era. Me ne sono andata da Salthill perch non riuscivo
a sopportare l'idea di vivere in quel posto senza di lui. Ma
ora sto pensando di andarlo a cercare. A cercare le sue origini,
voglio dire. Le era venuta un'idea, prendendo l'ispirazione
dalla presenza di West nella sua vita. Le si illuminarono
gli occhi nel guardarlo. Forse mi potresti aiutare, Elias?
Ti pagher per il lavoro che dovrai fare, naturalmente.
A questa proposta, Elias West si concesse di dare una risposta
affermativa.
Dopo pochi giorni, con grande sorpresa di Augusta, West
le raccont tutto ci che era riuscito a scoprire, grazie ad alcune
telefonate, fax e ricerche su Internet, sul conto del fu
Adam Berendt negli anni precedenti al 1973, cio prima che
si trasferisse nello stato di New York. Prima di venire sulla
East Coast, il tuo "Adam Berendt" viveva a Detroit, Michigan,
dove lavorava per un costruttore edile multimiliardario;
e prima ancora era vissuto a Muskegon, sul lago Michigan,
dove aveva incontrato il costruttore che, a quel tempo,
aveva dei cantieri sulla riva del lago; il tuo "Adam Berendt"
doveva essergli piaciuto, visto che se lo port a Detroit. Sembra
che a un certo punto abbia preso la licenza di agente immobiliare.
Prima ancora - procediamo a ritroso - Berendt
conduceva un tipo di vita molto diverso a Minneapolis, dove
faceva il camionista e frequentava i corsi serali di economia e
commercio della University of Minnesota. (S, ho cercato di
farmi mandare il libretto via fax, ma quelli della segreteria
mi hanno detto di no.) Prima ancora, nel 1969, viveva in un
posto che si chiama Red Lake, nel Nord del Minnesota, dove
faceva lavori saltuari, tra cui l'operaio stagionale in Canada,
nell'Ontario. Prima di allora, non c' nessuna traccia concluse
West accigliato.
Augusta pens che, prima di allora, Adam Berendt" non esisteva.
Non avrebbe detto nulla a West di "Francis Xavier Brady".
Solo lei, Augusta, era al corrente di "Francis Xavier Brady".
Gli chiese se c'era traccia di un eventuale matrimonio di
Adam Berendt e West rispose: No. Io non ho trovato niente al
riguardo. Nessuna famiglia? Nessun parente? West rispose:
Per informazioni pi dettagliate, dovrei andare sul posto.
Vuoi affidarmi questo incarico? Potremmo andarci insieme.
No! No, grazie. Non mi occorre sapere altro. Augusta
parl affrettatamente, quasi come se fosse spaventata. Non
voleva condividere Adam Berendt con nessuno, e certamente
non con un estraneo. Quanto ti devo?
West la baci e le accarezz le spalle attraverso la spugna
dell'accappatoio. La mia tariffa  sempre negoziabile.
La sera prima che Augusta partisse da Miami Beach, Elias
West butt la sua borsetta dentro il recinto di un cantiere, a
pochi chilometri dall'hotel, avendo l'accortezza di toccarla
solo con i guanti. Dentro c'erano soltanto fazzolettini usati,
cosmetici e un portafoglio svuotato di tutto eccetto una tessera
della biblioteca di Salthill-on-Hudson, New York, rilasciata
ad Augusta Cutler, 39 Pheasant Run. La borsetta, di
marca italiana e di morbidissima pelle lavorata a mano, era
stata rovinata e sporcata in modo che chiunque la trovasse
non avesse la tentazione di tenersela ma, vedendola cos bella
e chiaramente costosa, la portasse alla polizia.
Elias West era in contatto con la polizia della Florida e soprattutto
della contea di Dade, nella sua ricerca di Augusta
Cutler. Il giorno dopo, quando chiam e gli fu riferito che era
stata trovata la borsetta, Augusta era gi partita per il suo
lungo viaggio verso nord, da sola. Il piano aveva funzionato!
Ma Elias West non si sent granch soddisfatto nel telefonare
al suo cliente per informarlo di quella "traccia", la prima
traccia concreta che avesse trovato.
Augusta gli mancava, doveva ammetterlo. In tanti anni di
professione non aveva mai conosciuto nessuno come lei.
Quasi in trance, piena di aspettative e di ansia, "Elizabeth
Eastman" si diresse verso nordovest, attraversando in macchina
Georgia, Tennessee, Kentucky, Indiana, Illinois, Wisconsin...
Il viaggio dur moltissimo. Voleva, e al tempo stesso non
voleva, arrivare a destinazione: Red Lake, Minnesota. Voleva,
e al tempo stesso non voleva, scoprire la verit sulla vita di
Adam Berendt. Quando entr nel lungo stato settentrionale
del Minnesota, all'attaccatura dei capelli le brillavano fili argentati
e sotto le ascelle le erano spuntati peli ispidi come fili
metallici. Di nuovo indossava pantaloni di poliestere con l'elastico
in vita, T-shirt e pullover. Si era levata gli anelli e li aveva
nascosti nella fodera della valigia. Lo smalto alle unghie
delle mani era scheggiato. Aveva affittato una Honda Civic color
passero. Si era lasciata alle spalle il glamour di Miami Beach
e l'avventura con Elias West stava rapidamente scomparendo
dai suoi ricordi. La prima settimana le era mancato -
erano una coppia molto ben assortita, sia sessualmente che
per temperamento! - poi aveva incominciato a dimenticarlo.
West le aveva dato il numero di cellulare, esortandola a chiamarlo
in qualunque momento, l'avrebbe raggiunta ovunque,
ma Augusta l'aveva gettato via. Amare Elias West sarebbe stato
un tradimento, non nei confronti di Owen Cutler, ma di
Adam Berendt.
Con la macchina fotografica acquistata in Florida ora scattava
foto della marcia di avvicinamento a Red Lake, Minnesota,
come se volesse trascrivere la vita interiore di Adam.
Lui aveva abbandonato quel luogo piccolo e insulso pi di
trent'anni prima ma, a parte un po' di case nuove, di fastfood
e di piccoli centri commerciali lungo l'autostrada,
Red Lake dava l'impressione di non essere molto cambiata
in tutto quel tempo. Il lago in s era enorme, stupendo al
sole. La superficie increspata dal vento attir l'attenzione di
Augusta e la fece rabbrividire. Adam era morto, o perlomeno
aveva iniziato a morire, in acqua increspata dal vento
come quella. A volte Augusta immaginava quasi di aver assistito
di persona.
Non a Red Lake, ma a Hannecock, a una cinquantina di
chilometri di distanza, in un ufficio della contea, Augusta
avrebbe trovato i documenti che cercava: il certificato da cui
risultava che il giorno 9 settembre 1969 Francis Xavier Brady
aveva cambiato nome diventando "Adam Berendt". (Nessun
secondo nome! Perch, si domand Augusta, non aveva
voluto un secondo nome?) Al certificato era allegata una fotocopia
quasi illeggibile dell'atto di nascita di Brady, che Augusta
riusc a malapena a decifrare. Lo tenne sotto la luce,
con le mani tremanti. Francis Xavier Brady, nato il 30 marzo
1947 a Beauchamp, Montana. Figlio di Morton ed Elsie
Brady. Rimase senza fiato. L'aveva trovato! L'impiegata che
le aveva procurato il documento, una donna di mezz'et che
Augusta aveva convinto a intraprendere la ricerca sfoderando
il suo fascino (Sto indagando sul passato di questo
"Adam Berendt" che vuole sposare mia sorella, la quale 
appena rimasta vedova e si sente molto sola), le domand
se stava bene e Augusta farfugli un s: Sono solamente,
tutto a un tratto, sorpresa. Dietro pagamento di venticinque
dollari Augusta pot fotocopiare entrambi i documenti.
Forse ora dovrei fermarmi. Forse  abbastanza?
Ma la curiosit la spingeva a continuare. C'era la speranza
inconscia che, cercando Adam Berendt, avventurandosi ulteriormente
nel suo passato, in qualche modo Augusta si sarebbe
riunita a lui, a lui in persona. Il giovane Adam. Un ragazzo
di nome Francis.
Nessuna delle persone con cui parl a Red Lake sembrava
aver mai sentito nominare "Adam Berendt" e questo la
port alla conclusione che doveva essersene andato da l subito
dopo aver cambiato nome. Era nei panni di "Adam Berendt"
che si era trasferito a Minneapolis e poi a Muskegon,
Michigan, e infine a Detroit, dove aveva fatto i soldi. A Red
Lake era stato "Francis Xavier Brady", che varie persone ricordavano
e rievocarono per Augusta. Una bibliotecaria
sulla sessantina ricordava Frankie Brady, un giovanotto
gentile, ma che sembrava molto solo, cieco da un occhio in
seguito a un incidente di caccia, almeno cos diceva che
passava sempre in biblioteca, a volte vestito da lavoro, sporco
e sudato, per prendere in prestito libri e per parlarne; era
un ragazzo ossuto, solitario, diceva di venire dal Montana,
di lavorare in una segheria, guidava un camion e studiava
alle serali per prendere il diploma. Frankie teneva moltissimo
all'istruzione. Si capiva da come sceglieva le parole, che
cercava di essere forbito. Come se venisse da un posto dove
la gente non parlava, ma comunicava a grugniti e spintoni.
Augusta le domand che tipo di libri prendeva in prestito
Frankie Brady e la bibliotecaria le disse, con calore, che era
un ragazzo che leggeva praticamente di tutto. Per esempio,
in poche settimane aveva letto tutto lo scaffale delle
versioni facilitate dei classici del "Reader's Digest". Un po'
alla volta aveva preso una ponderosa antologia intitolata I
pi grandi filosofi del mondo e ci scherzava su dicendo che
procedeva con ordine, ma lentamente. Gli piacevano le
antologie di poesia, i testi scientifici divulgativi, i manuali
tipo Dale Carnegie, i libri illustrati d'arte e i testi di storia
del West. Nella biblioteca c'era solo un libro sulla guerra in
Corea, che Frankie prendeva in prestito spesso perch, diceva,
suo padre era morto in quella guerra ed era un eroe
ignoto. A volte dimostrava meno dei diciannove o vent'anni
che aveva, mentre in altri momenti, quando era d'umore
malinconico e parlava a monosillabi, sembrava molto pi
vecchio. Uno di quei giovani che hanno "l'anima da vecchio".
Frankie Brady era cos, a quei tempi. La bibliotecaria
forn ad Augusta altri nomi da contattare a Red Lake e,
prima che Augusta glielo chiedesse, le indic uno dei posti
in cui era vissuto Frankie Brady. Era una pensione vicino
allo scalo merci: un vecchio edificio sgangherato, ma ancora
in piedi ed evidentemente ancora abitato, bench in pessime
condizioni, con un cartello appeso sulla veranda sghimbescia:
CAMERE IN AFFITTO, ALLA SETTIMANA O AL MESE, e una faraona
che becchettava nell'aia senza erba. Augusta osserv
avidamente. Adam  vissuto qui! Tanto tempo fa.
Sarebbe andata coraggiosamente alla porta e avrebbe bussato
chiedendo di vedere... che cosa? Quale camera?
Invece rimase discretamente a distanza e scatt alcune fotografie.
Il giorno seguente parl con la moglie del proprietario
della Red Lake Marina sul lungolago, edificio in stile "ranch",
met mattoni e met alluminio, ma la donna, bionda tinta
dall'espressione dura (pi o meno coetanea di Augusta,
ma sembrava pi vecchia), la fiss con diffidenza e si irrigid
visibilmente quando Augusta le chiese di Frankie Brady. Le
rispose che era molto dispiaciuta, ma non poteva parlarle:
Scusi, sono troppo occupata. Oc-cu-pa-ta, capisce?. Le tremava
la voce dalla rabbia, aveva gli occhi furenti di antipatia.
Augusta se ne and scossa. Lo amava. Come me. Potremmo
essere sorelle. Erano passati quanti anni? Almeno trentadue, e
la bionda tinta soffriva ancora per quella perdita. Augusta
prefer non pensare in che cosa questo la riguardasse.
And poi a trovare l'ex preside del liceo di Red Lake, ottantenne
canuto costretto su una sedia a rotelle, raffinato
gentiluomo che si illumin nel vedere il viso di Augusta e fu
felice di parlare a lungo di Frankie Brady, che era stato suo
allievo al corso serale - nel 1968? nel '69? - un brutto periodo
per gli Stati Uniti, con la guerra nel Vietnam che andava malissimo
e i ragazzi usciti dal suo liceo che morivano al fronte
o tornavano feriti. Frankie Brady era uno dei tanti. Era come
se avesse appena scoperto la lettura, i libri, la "vita della
mente", dove la maggior parte della gente non vive, mai.
Perlomeno non la gente di qui. Frankie era come un cane affamato,
grato di qualunque cosa gli si d. Della vita privata
di Frankie Brady non aveva mai saputo molto, eccetto che
si era lasciato qualche problema alle spalle, nel Montana.
Per questo era apparso dal nulla a Red Lake. Si sentiva in
colpa di non essere andato nel Vietnam: per via del suo occhio
non era stato ammesso in nessun corpo. Deluse molti,
per come se ne and. Come se ne and? chiese Augusta.
Se ne and, punto e basta, signora mia. Dirigeva una segheria,
bella responsabilit per un ragazzo di poco pi di
vent'anni, e forse fu per una ragazza, o forse era solo stufo e
aveva voglia di andarsene. Frankie aveva un carattere
espansivo, sa. Anche quando non diceva granch, ascoltava
con molta attenzione e ti fissava con quell'occhio finch non
ti rendevi conto di quanto era speciale quel momento, per un
motivo o per l'altro. Riusciva a far felici gli altri anche quando
lui non lo era, cio nella maggior parte dei casi. Cos,
quando se ne and da Red Lake, la gente sent la sua mancanza
e alcuni rimasero male. Non che dovesse niente a nessuno,
o avesse fatto delle promesse, almeno per quanto ne so
io, ma pochi mesi dopo aver conseguito il diploma, per cui si
era impegnato tantissimo e di cui era molto orgoglioso, salut
solo poche persone - io non fui tra quelle - part da Red
Lake e nessuno seppe pi nulla di lui. Corse voce che avesse
cambiato nome e che si fosse trasferito nel Michigan, credo.
Augusta not la perplessit e la tristezza sul viso del vecchio
ed ebbe la tentazione di prendergli le mani e di consolarlo.
Ha notizie di lui, signora?  morto, vero?
Augusta si affrett a dire che no, di Francis Brady sapeva
pochissimo, che stava facendo delle ricerche per conto di
una parente, che lei non l'aveva mai incontrato di persona.
Passarono i giorni. "Elizabeth Eastman", nel suo sognante
stato di fuga, con i peli che le crescevano sotto le ascelle, godeva
il lusso dell'anonimato in quel posto in cui nessuno la conosceva,
in quella cittadina sul lago abbandonata e sconosciuta
dove, a decine di anni di distanza, i ricordi di Adam Berendt
bruciavano ancora. Girava per Red Lake e dintorni facendo
fotografie, dicendosi:Trasformer la sua vita perduta in un'opera
d'arte, sarebbe orgoglioso di me. Al porticciolo affitt una barca e
rem lungo la riva del lago finch non si riemp di vesciche le
morbide mani e si scott il viso, nonostante il cappello di paglia.
Senza perdere di vista quel misero porticciolo, passando
lentamente davanti a file di cottage e bungalow, pensava: Ora
lui mi vedr e verr da me. Pur non volendo, Augusta sapeva che
la vita non  una serie di "meditative" foto in posa; la vita non
 un film in cui la scena deve per forza giungere a un culmine
drammatico, o comunque a un culmine. Una donna di
mezz'et che rema maldestramente su un lago nel Nord del
Minnesota all'inizio della stagione delle zanzare, stupita di
come il suo corpo benfatto si stanchi in fretta e le facciano male
i muscoli delle braccia, delle spalle, della schiena e delle cosce,
probabilmente remerebbe fino ad arrendersi e a tornare barcollando
al molo. I motoscafi le sfrecciavano accanto facendola
dondolare nella loro scia. In quel lago non c'erano barche a
vela. E neppure yacht. Da un molo sent un ragazzo urlare
qualcosa come "Gus-sie!" - o forse era "Sis-si!" - a un retriever
nero che giocava nell'acqua.
Per quella sera alla Red Lantern Tavern, mentre beveva
un whisky prima di ordinare la cena, Augusta venne avvicinata:
lo sceriffo della contea di Ogden le voleva parlare. Disse
di chiamarsi Rick Hewitt. Augusta gli porse la mano piena
di vesciche. Hewitt era un uomo di quasi sessant'anni,
con i capelli bianchi e un viso rude e scaltro e occhi che le ricordarono
quelli di... - di chi? - di Roger Cavanagh. Sfuggenti
e da rettile, ma forse amici? Hewitt le spieg di aver
sentito dire che cercava notizie del suo vecchio amico Frank
Brady. Le propose un altro drink, ma Augusta ribatt pronta
che gli avrebbe offerto da bere lei, se lui le avesse parlato un
po' di Frank Brady. Ha avuto delle grane con questo Brady?
 venuta fin qui per indagare sul suo conto? le chiese
Hewitt. Augusta, sfoderando il suo sorriso da padrona di casa
di Salthill, disse:  lei a dover dare delle risposte, non io,
sceriffo.
Hewitt scoppi a ridere. Era chiaro che era rimasto colpito
da quella bella donna evidentemente di classe che veniva
dalla East Coast e cercava di mescolarsi alla gente del luogo.
Si sedette di fronte a lei e accett il drink. Le raccont che
aveva conosciuto Frank Brady "molto bene", "bene quanto
chiunque altro a Red Lake". Per un periodo avevano lavorato
nella stessa segheria. Avevano entrambi una ventina d'anni,
non erano sposati, se la spassavano in giro e vivevano l.
Hewitt si era fatto due anni di Vietnam ed era tornato nel
'67, momentaneamente stufo di armi e uniformi, e non aveva
voglia di sposarsi, non ancora. Frank non aveva parenti nel
Minnesota, o forse da nessuna parte, dato che non ne parlava
mai. Le donne gli piacevano, ma era restio a impegnarsi,
cosa su cui, a quel tempo, non gli davo torto. Uscivamo spesso
insieme, anche quattro o cinque sere alla settimana, dal
'67 fino al settembre del '69, quando Frank se ne and da
Red Lake. Ma Frank non beveva e, in questo, era diverso da
noi. Disse mai perch? chiese Augusta. Signora, diceva
sempre che quella roba lo "avvelenava", che lo faceva diventare
"pazzo". Raccont che da ragazzino aveva avuto problemi
di alcolismo. Problemi di alcolismo! Ma a che et?
Alle medie, credo. Ma non aveva voglia di parlarne. Non
gli piaceva parlare di s. Mi chiedeva del Vietnam, mi faceva
un sacco di domande. Non pensava che fosse una guerra
giustificata, ma si sentiva colpevole per non esserci potuto
andare. Avrebbe voluto entrare nei marine, come suo padre,
ma senza un occhio non l'avrebbero di certo voluto. Non lo
voleva nessuno, con nessun tipo di uniforme. Augusta, incredula,
disse: Frank Brady voleva combattere in Vietnam,
anche se era contrario alla guerra?. Hewitt rispose con un
sorrisetto: Come le ho detto, signora, si sentiva in colpa.
Nei confronti di chi c'era andato, come me. E certi erano rimasti
feriti, o peggio ancora. Augusta assorb il colpo di
quella rivelazione in silenzio. Be', dopotutto, a quel tempo
Adam era solo un ragazzo. Pi giovane di quanto fossero i
suoi figli adesso. A quei tempi non c'era ancora la consapevolezza
della dbcle in Vietnam, n il disgusto morale che
ne sarebbe derivato.
Hewitt aggiunse, guardando in faccia Augusta: C'
un'altra cosa che mi confid Frank, signora, non voleva che
si sapesse in giro, ma aveva dei precedenti. Era stato per un
periodo in un istituto minorile del Montana. Lo disse con
una tale disinvoltura che Augusta gli tocc il braccio per interromperlo.
Come ha detto, scusi? Dov'era stato? In quale
istituto? Si chiama Helena State.  una via di mezzo tra un
penitenziario per adulti e un riformatorio. Ma... per quale
ragione ci era finito? Aveva quasi ammazzato uno, signora.
Quasi ammazzato uno! E chi? Il suo "padre adottivo",
diceva. Frank era un minorenne sotto tutela della contea.
I genitori erano morti e a dodici anni lui fu dichiarato
adottabile. Fu sballottato da una famiglia all'altra e, a quattordici
anni, non andava per niente d'accordo con il "padre
adottivo", un bastardo ubriacone che alzava spesso le mani
sui figli. Una sera Frank perde la testa e reagisce. Se le danno
di santa ragione e Frank per poco non l'ammazza con un piccone.
Hewitt scosse la testa e bevve un sorso del suo whisky.
E questo tizio non era un nanerottolo. Negli anni successivi
mi informai un po'. Augusta lo ascoltava inorridita.
Adam Berendt? Un ragazzino di quattordici anni che brandiva
un piccone? Che per poco non ammazzava un uomo?
Hewitt continu: Allo Helena State, venne picchiato da una
banda di indiani Ojibway e perse un occhio. Gli indiani e i
bianchi se le danno sempre, in quei posti l. Frank aveva
quindici anni. Diceva: "Sono fortunato a essere ancora vivo,
perdio. Non mi dispiace essere orbo, se questo  il prezzo da
pagare". Hewitt rise. Era tipico di Frank, quando era di un
certo umore, cercare di trovare il lato buono di ogni cosa.
Perdere un occhio era segno di qualcosa di positivo, a pensarci
bene. Diceva sempre che lo Helena State lo aveva raddrizzato.
Si era dovuto dare una calmata e aveva ricominciato
a studiare. Aveva stentato a imparare a leggere e scrivere,
perch era, come si dice, dislessico. "Ho il cervello difettoso"
diceva. "Devo sforzarmi il doppio degli altri, per farlo funzionare."
A diciott'anni lo rilasciarono sulla parola. L'accusa
era aggressione a mano armata e tentato omicidio. Hewitt
parlava lentamente, quasi con riluttanza. Ma nelle sue parole
c'era un proposito crudele, malizioso.
Augusta si sentiva svenire. Grazie. Capisco.
Non  stupita, signora, vero? Mi sembra un po' pallida.
Sono cose successe tanto tempo fa.
S.
Ormai Frank dovrebbe avere - quanto? - una certa et?
Sui cinquantacinque?
Vedendo che Augusta non rispondeva, Hewitt, piegandosi
sul tavolo, disse: Frank ha avuto una vita molto dura in
quelle famiglie adottive. Non si pu biasimare un ragazzo
impulsivo per aver cercato di difendersi.
S. Cio, no.
Diceva sempre di essere stato fortunato, non solo per
l'occhio, ma perch l'uomo che aveva aggredito non era
morto. Fa un bella differenza, per la legge, me lo lasci dire.
Augusta aveva paura di Hewitt. La sua virilit, il tono insinuante.
Gli occhi che non le toglieva di dosso, il suo desiderio
di conoscerla. Pens: Te la sei voluta.  tutta colpa tua.
Mi scusi, devo andare. Si alz dal tavolo con difficolt e
rischi di perdere l'equilibrio; Hewitt scatt in piedi con l'agilit
di un giovanotto. Augusta, boccheggiando, disse: No!
Ora me ne vado. Vado via e non mi segua, per favore.
Hewitt la segu fuori dalla taverna rumorosa fino al parcheggio,
portandole la borsa che aveva dimenticato. Signora?
Ha scordato questa. Augusta non pot fare altro che prendere
la borsa e ringraziarlo, poi vi frug dentro per cercare le
chiavi della macchina, sotto gli occhi attenti di lui. (Ma qual
era la macchina che aveva noleggiato? Non si ricordava pi.)
Il cuore le batteva per il terrore, uccellino impazzito intrappolato
nel petto. Lo sceriffo della contea di Ogden, con i suoi
capelli bianchi e il viso rude, le stava dicendo, con voce bassa
e insinuante: Se ha qualche altra domanda sul mio vecchio
amico Frank Brady, signora, sar felice di aiutarla. Sta al
Bull's Eye Motel, vero? Se la sente di guidare fin l da sola?.
Augusta riusc a trovare la sua auto. In fretta e furia lasci
il motel e part da Red Lake in direzione sud e, a mezzanotte,
prese una camera al Days Inn, poco fuori Bernidji, dove c'era
un forte odore di disinfettante.
Era un ribelle. Non era un cattivo ragazzo, ma era imprevedibile.
Quella cosa terribile che gli successe... fu un incidente.
Ma fu Frank a provocarlo, questo  certo.
La signora Maudie Creznik del Canyon Creek Campground
parlava in tono triste ma deciso. Per lei il ricordo era
ancora molto vivo, si vedeva. Erano passati pi di quarant'anni,
ma era vivido come l'incubo della notte prima.
Nell'Ovest del Montana. Estate. Augusta indossava jeans
e maglietta, aveva raccolto i capelli striati d'argento e cenere
in una grossa treccia bassa ed era seduta su una sedia da
giardino di plastica verde a bere il caff con la signora Creznik,
proprietaria del campo di roulotte Canyon Creek, a una
decina di chilometri da Beauchamp, Montana, e a circa quaranta
dalla cittadina di Helena. Nel West: dove tutto  enorme,
eccetto la gente. Le due donne stavano sedute su un rettangolo
di cemento (Il mio patio l'aveva chiamato la
signora Creznik), contornato da gerani rosso sangue, all'ombra
della roulotte, un veicolo di alluminio di forma affusolata,
grande come un Tir, con una complicatissima antenna Tv,
fioriere ai davanzali e persiane alle finestre. La roulotte della
signora Creznik era sistemata su blocchi di cemento e intorno
l'erba era alta, dal che Augusta dedusse che doveva essere
rimasta ferma in quella piazzola da un sacco di tempo, come
altre che aveva notato nel campeggio. Perch, si domand,
continuano a chiamarle "roulotte"? Perch non le
chiamano cottage o bungalow, visto che sono senza ruote?
Oltre il giardinetto curatissimo della signora Creznik c'erano
file di roulotte molto simili, come in un quartiere residenziale.
Ovunque c'erano bambini e cani. Giovani madri che stendevano
la biancheria. In lontananza si intravedevano i pendii
boscosi della Helena National Forest e varie vette
innevate. Erano le cime della leggendaria catena delle Montagne
Rocciose che, durante tutti gli anni della loro amicizia,
Adam Berendt non le aveva mai nominato, nonostante fosse
cresciuto letteralmente alla loro ombra. Al motel di Beauchamp
le avevano mostrato la cima pi alta della zona, la
Scapegoat Mountain, alta 2804 metri.
Sulla cartina del Montana Augusta scopr, con sua grande
sorpresa, che esisteva un "Berendt Pass", 1709 metri, a nord
della Scapegoat.
Berendt! Ecco da dove ha preso il nome.
Adam. Berendt. Nato qui.
Anche Augusta era "Elizabeth Eastman". Quella mascherata
stava per terminare.
Ma era arrivata fino l, e non si sarebbe lasciata scoraggiare.
Pi di milleduecento chilometri da Red Lake. Quanto
tempo le ci era voluto! Il suo viaggio era stato lungo quasi
quanto quello di Adam, pensava. La sua monovolume era
sospinta dai venti della prateria. In quei venti Augusta sentiva
le grida malinconiche e dolenti del marito abbandonato, e
persino dei suoi figli. Sentiva anche il ragionevole appello di
Adam: Perch? Gussie, in nome di Dio, perch? Si fermava spesso
sul ciglio dell'interstatale, affaticata, con un inizio di mal
di testa. Alle volte scopriva con orrore di aver guidato per un
tratto senza rendersene conto. Senza ricordi. Ipnotizzata dall'asfalto
monotono che sfrecciava davanti a lei e dall'enorme
cielo che la sovrastava, big sky country, lo stato dal grande
cielo, era scritto sulla targa del Montana. Sulla East Coast, a
Salthill-on-Hudson, il cielo praticamente non esisteva. Il cielo era un soffitto dipinto. Alzando la testa si vedevano pi
che altro alberi e edifici. Nel West, tutto era distante e ci che
sembrava vicino spesso non lo era per niente. Era un posto
che ispirava la trance. Augusta immaginava di correre un rischio
reale a guidare da sola in quella parte del Paese; una
donna di mezz'et, fanatica e fuori di testa, che guidava per
tratti lunghissimi nelle pianure desolate del Nord Dakota,
per poi dirigersi a sud verso il centro del Montana, maggiormente
popolato, ma pur sempre quasi disabitato e montagnoso.
Dopo essere stata snobbata a Helena, si era diretta a
Beauchamp e, a Beauchamp, all'ospedale, dove il 30 marzo
1947 era nato Adam Berendt. Aveva chiesto informazioni su
Mortori Brady, Elsie Brady, Frankie Brady... Alcuni di noi andavano
a trovarlo in istituto, a Helena le aveva detto la signora
Creznik, ma era chiaro che si vergognava, davanti a
noi. Doveva sentirsi molto solo, ma vederci era ancora peggio,
cos alla fine smettemmo di andarci. Quando? Nel 1963,
direi. Fu l'ultima volta che vidi Frankie.
Maudie Creznik aveva un viso aperto, amichevole, largo e
florido come un girasole. La pelle, che sembrava macchiata,
era ricoperta da una miriade di rughe, cicatrici e segni, e i
denti (o la dentiera?) erano di un bianco abbacinante. Sorrideva
spesso, nervosamente. Non era abituata a ricevere visite
di sconosciuti. Eppure aveva una storia da raccontare, una
storia che non raccontava da tanto tempo, e c'era un'attraente,
pettoruta "Elizabeth Eastman" che la stava a sentire, con
la macchina fotografica in grembo. Augusta aveva i palmi
delle mani sudati. Deglut a forza e chiese qual era la casa
dei Brady. La signora Creznik rise e, in tono di rimprovero,
disse: "Roulotte", cara. Non casa. Queste non sono vere case,
cara.
Gi," roulotte". Naturalmente. Lo sapevo. Mi scusi!
Venga che gliela mostro. Mi passi il bastone, cara.
Maudie Creznik sarebbe stata una robusta donna anziana
sulla settantina se non avesse avuto l'artrosi alle anche e alle
ginocchia. Si lamentava dei suoi malanni con l'allegria di un
personaggio televisivo. I capelli erano un velo grigio attraverso
il quale si intravedeva la cute chiara. Indossava un camicione
rosa di poliestere a fiori che le copriva come una
tenda il corpo massiccio e le gambe chiare, glabre, screziate
da vene varicose bluastre. Augusta la trovava simpatica, ma
era restia a toccarla. Dovette aiutarla ad alzarsi dalla sedia.
Era laggi. Me lo ricordo bene.
Mentre camminavano, la signora Creznik si appoggiava al
braccio di Augusta e al bastone. Augusta si sforzava di non
sentire l'odore pungente della donna, ma lo trovava piacevole,
confortante, un caldo profumo di biscotti.
Il Canyon Creek Campground, una volta, era meno grande.
Arrivava fino al torrente, ma non era cos largo. Ora copre
due ettari e mezzo, allora poco pi di uno. C'erano solo
dodici piazzole e le roulotte, come quella dei Brady, erano
pi piccole. La loro era di seconda mano e non in buone condizioni.
Una delle pi brutte di tutto il campeggio. Elsie, la
mamma di Frankie, era una persona dolce, ma provata da
tutto quello che le era successo. Il matrimonio cos giovane, i
bambini. Li amava, ma non ce la faceva a stargli dietro come
si deve. La piccolina, Holly, era sorda dalla nascita. Adesso
sarebbe facile curarla, ma allora non so come funzionasse.
Era molto carina, dolce e sorridente; era timida e gli altri
bambini la prendevano in giro perch non sempre li sentiva
e parlava con difficolt. Frankie voleva bene a sua sorella.
Era grande e grosso per la sua et, impacciato e forte, ed era
un gran nuotatore, ma anche lui aveva dei problemi. A scuola
dicevano che era troppo irrequieto, non riusciva a leggere
e questo lo innervosiva. Elsie prendeva il sussidio della contea,
dopo che il marito se n'era andato. (Quel bastardo! Si era
preso anche la macchina. Come faceva Elsie a vivere qui senza
un'auto?) Lui, Morton Brady, non lo conoscevo bene.
Nemmeno mio marito o mio suocero. E non si fidavano di
lui. A volte giocavano a carte. Faceva lavoretti saltuari a
Beauchamp. Rideva sguaiatamente, di pancia. Si capiva perch
una ragazzina dolce e ingenua come Elsie si fosse potuta
innamorare di lui. Molto tempo dopo Frankie, allo Helena
State, diceva che suo padre era un marine e che era morto
durante la guerra in Corea, ma non era vero. Quel bastardo
era ancora vivo, come lei e me. Solo che non era qui. La signora
Creznik fece una pausa, riparandosi gli occhi dal sole.
Respirava con un leggero affanno e aveva il labbro superiore
imperlato di sudore. Vede dov' parcheggiata quella Winnebago?
Quella era la piazzola dei Brady, pi o meno. Si trasferirono
qui all'inizio del 1957. Prima avevano abitato a
Beauchamp e in altri posti. Frankie aveva dieci anni e la piccola
Holly quattro. Mi ricordo tutto molto bene. Quello che
successe allora me lo ricordo benissimo, quello che  successo
ieri, no.  come se ormai non mi succedesse pi niente di
importante, sa? In quell'anno, il 1957, in gennaio mi ero sposata
ed eravamo venuti a vivere qui con la famiglia di mio
marito. Non facevamo una vita facile, soprattutto d'inverno.
Rimasi presto incinta e avevo una nausea terribile e con l'incendio
rischiai di perdere il bambino alla decima settimana,
quello che poi  diventato mio figlio Timmy; ora  lui che si
occupa del campeggio... L'incendio scoppi il 19 aprile 1959.
Un sabato sera. Non mi scorder pi quella data. La signora
Creznik si infervorava, aggrappandosi al braccio di Augusta
con le dita forti, ad artiglio. Come le ho detto, il padre se
n'era andato. Non torn nemmeno per il funerale. Nessuno
sapeva o voleva dire dov'era andato. A Beauchamp aveva
dei cugini che dicevano che non lo sapevano. Bastardi maledetti.
A quei tempi da queste parti c'era della gentaccia... La
voce della signora Creznik era diventata tremula.
Lei e Augusta stavano contemplando la piazzola dove, quarant'anni
prima, stava la roulotte di seconda mano appartenuta
agli sfortunati Brady. Cercarono di non lasciarsi distrarre
dalla grossa roulotte di metallo color bronzo che aveva preso il
suo posto, con le fioriere ai davanzali e le persiane alle finestre,
l'antenna della Tv e i pannolini stesi ad asciugare.
Augusta le chiese cosa era successo esattamente.
"Esattamente" non l'abbiamo mai saputo. Neanche il ragazzo
l'ha mai saputo dire. Era ubriaco! Un dodicenne
ubriaco di birra. C'erano molti ragazzini della sua et da
queste parti, una banda, non solo maschi, anche femmine,
che i genitori non potevano o non volevano tenere a bada.
Rubavano le barche sul torrente, aizzavano i cani uno contro
l'altro solo per il gusto di farlo. Bevevano, se riuscivano a
procurarsi la birra. Non fumavano droga come i ragazzi di
oggi, ma le sigarette s. Frankie non era il peggiore, era solo il
pi giovane, e forse il pi influenzabile. In fondo era un bravo
ragazzo, voleva bene alla madre e alla sorellina, ma era
debole e andava dietro agli altri. Come le ho detto, per me
era un periodo difficile. Alcuni dei ragazzi pi grandi, sui
quindici o sedici anni, a essere sincera mi facevano paura.
Era una vitaccia. E io avevo solo ventidue anni...
E Frankie Brady quella sera aveva bevuto?
Augusta parlava con prudenza, per non agitare la signora
Creznik.
S. Certo. Alcuni di quei ragazzi erano praticamente alcolizzati,
solo che non ci si pensa, a quell'et. Undici, dodici
anni! Oggi non tollereremmo un comportamento simile, al
campeggio. Ma erano altri tempi, non si poteva essere troppo
esigenti. Quella sera Elsie e la bambina erano a letto. Il ragazzo
rientr molto tardi, era ubriaco e fumava. Gett un
mozzicone a terra, che rotol sotto il divano e non riusc pi
a trovarlo, o forse non lo cerc nemmeno, era troppo ubriaco
per rendersi conto di quello che faceva. E si addormenta sul
tavolo della cucina. All'una di notte lo sveglia il fumo, le tendine
prendono fuoco. Poi brucia tutta la casa ed Elsie e la
bambina rimangono intrappolate in fondo, l'unica uscita 
davanti. Anche la roulotte accanto prese fuoco, ma la famiglia
che ci abitava riusc a scappare, per fortuna. Elsie e la
piccolina non furono altrettanto fortunate. Frankie scapp,
poi cerc di tornare dentro a salvarle, si sentivano le urla di
terrore di quella povera donna e della bambina. Fu orribile,
un inferno, una cosa spaventosa. Non voglio pi parlarne. Il
mio racconto si ferma qui. Ma la signora Creznik afferr
con forza la mano di Augusta e se la strinse al petto e Augusta,
inorridita, non pot far altro che sentire come le batteva
forte il cuore.
Sulla via del ritorno alla roulotte della signora Creznik,
questa le chiese se Frankie Brady era ancora vivo.
No rispose Augusta.  morto.
Morto! Allora per lui  tutto finito.
S. Per lui  tutto finito.
Ora capisco. Adam, perdonami!
Fece alcune fotografie al Canyon Creek. Alle roulotte, al
torrente in fondo in cui doveva aver nuotato Frankie Brady,
alle montagne in lontananza, all'enorme cielo dalle aspre nuvole
scolpite. Si mise accanto alla piazzola dei Brady per
scattarne alcune da l, dal punto di vista che doveva aver
avuto Frankie Brady da piccolo. A Beauchamp trov il cimitero
e pass quaranta minuti a camminare nell'erba alta, allontanando
moscerini e tafani, finch non trov una piccola
lapide seminascosta dal muschio e dalle erbacce, elsie brady
1927-1959 holly brady 1955-1959. La fotograf finch non
termin il rullino.


PARTE TERZA.
PER SEMPRE.


Creature di sogno.

Lo vide attraverso la finestra aperta. Il cuore le balz in gola!
Chi?
Adesso non ci riesci ancora, ma un giorno finirai per crederci. E,
quel giorno, ti sembrer naturale. Cos aveva predetto Adam
Berendt.
Tant'. Venne il momento, verso la fine dell'inverno, in cui
la neve cominci a sciogliersi sul tetto della grande casa di pietra
di Damascus Crossing, Pennsylvania. E poi parecchi altri,
in successione. Alla fine, nel disgelo di marzo, quasi un intero
giorno. Assorta nel suo lavoro, intenta a dare forma a una lince
che sembrava una sfinge incollando insieme una giocosa accozzaglia
di bottoni di metallo, lucidi pomelli, ossa di uccello
sbiancate, falene e strisce di carta di giornale trattate con la
gommalacca, capelli e occhi di vetro di bambole e altri indocili
materiali, Marina Troy dimentic di pensare a ci che aveva
perso. E, quando se ne ricord, fu un colpo al cuore.
Sto dimenticando Adam?  questo che succeder? Perder
Adam una seconda volta?
Mai! Mai dimenticher.
Non amer mai nessun altro uomo come ho amato Adam.
Ritorner a Damascus Crossing, nella vecchia casa di pietra.
Non mi separer mai da questa casa che Adam mi ha lasciato.
Mai!
In realt non vedeva l'ora di fuggire da Damascus Crossing.
Di chiudere la casa e le opere incompiute di Adam, abbandonate
nella stanza sul retro, coperte di carta di giornale. Di
caricare la jeep e tornare a Salthill il giorno del Labor Day.
Finalmente! Ero cos sola.
Marina stava parlando con il proprietario della Open Eye
Gallery vicino a Shaker Square quando la sua attenzione fu attratta
da un uomo scuro di capelli, che avrebbe giurato di non
aver mai visto prima; passava davanti alla galleria spingendo
un passeggino. La Open Eye era arretrata rispetto al marciapiede;
nel prato antistante la vetrina c'erano sculture astratte e
una panchina di pietra. Era una bella giornata di settembre.
L'uomo scuro di capelli aveva la giacca sulla spalla e le maniche
della camicia bianca arrotolate fino ai gomiti; il bambino
nel passeggino era riparato dal sole da un tettuccio ornato di
nappine. Marina osserv affascinata l'uomo che si chinava per
aggiustare i vestiti o per dire qualcosa al bambino. O forse gli
stava dando un bacio in fronte? Si sent venir meno dal desiderio.
L'uomo scuro di capelli le era sconosciuto. O no?
Si stava sentendo dire che s, la galleria avrebbe volentieri
esposto le sue Creature di sogno l'inverno successivo. Il proprietario,
un amico di Adam Berendt che aveva esposto spesso
le sculture di Adam, stava dicendo a Marina quanto lo avessero
sorpreso le sue opere, quanto le apprezzasse. Erano ventidue
sculture di uccelli e altri animali, tutte a grandezza naturale,
se non di pi, disposte davanti a loro, bizzarre e luccicanti.
La lince in varie posizioni, un pastore tedesco seduto con la testa
alta e le orecchie ritte, un giovane cervo virginiano maschio,
un grosso coniglio, un grosso gallo composto di vere piume
d'uccello dipinte a colori vivaci: creature oniriche e surreali ma
non da incubo, piuttosto divertenti, spiritose, enigmatiche.
Forme riconoscibili composte da innumerevoli forme pi piccole,
objets trouvs. Il proprietario della galleria confess: Non
so che cosa mi aspettavo da te, Marina. Tragedia, immagino.
Marina rise, per nascondere il proprio fastidio. Mi dispiace
deluderti, allora.
No, non devi scusarti. Questi sono pezzi che sono certo
di poter vendere.
Continu a parlare con Marina di questioni tecniche. Disse
che le avrebbe preparato un contratto da firmare.
Era stato l'agente principale di Adam Berendt e sapeva
delle opere incompiute rimaste nella casa di Damascus Crossing;
Marina gliele aveva descritte. Riteneva che per il momento
la soluzione pi pratica fosse lasciarle dov'erano, come
aveva fatto Marina, visto che erano incompiute ed
evidentemente Adam non voleva che venissero viste, e meno
che mai esposte; da quando era morto, le sue sculture si vendevano
di pi e i prezzi stavano salendo. Adam Berendt era
uno di quegli artisti che sono apprezzati e ammirati a livello
locale, ma non conosciuti negli ambienti artistici di pi alto
livello, e per la sua reputazione postuma non sarebbe stato
bene esporre opere di qualit inferiore bench, come diceva
Marina, "promettenti". Tuttavia Marina era disorientata e
continuava a perdere il filo della conversazione. Le Creature
di sogno la circondavano, vivide, intense, luccicanti di un
misterioso vigore animale. La grossa lince, corpulenta ma
bella, una sorta di gangster felino, con le orecchie ritte e pelose,
gli occhi fissi fatti di bottoni di ottone, era indolente,
nella classica posa della sfinge, con le zampe anteriori ripiegate
sotto il petto muscoloso. Anche le mandibole erano muscolose,
fatte per sbranare e divorare; i denti appena intravisti
erano brillanti artificiali dal luccichio sinistro; tuttavia i
rigidi, vistosi baffi di filo di ferro le davano un aspetto giocoso.
Era chiaro a chiunque lo osservasse che quel gattone non
stava per prendere vita, non era un pericoloso predatore ma
un'opera d'arte: un objet trouv per definizione. Lo stesso valeva
per i falchi, il cucciolo di orso bruno, il coyote. Le Creature
di sogno si erano rivelate una sorpresa per la stessa Marina;
figure che non inducevano chi le guardava ad
accigliarsi, indietreggiare, indurirsi contro le emozioni, ma al
contrario che ispiravano simpatia, sorrisi. Quella di Adam
Berendt era una modalit eroica, decaduta; quella di Marina
infantile, giocosa. Quella di Marina, si stava sentendo dire,
avrebbe venduto.
Che strano! Marina Troy di ritorno a Salthill dopo il suo
anno di esilio, e contenta di essere tornata; Marina Troy a
quasi quarant'anni, finalmente artista, scultrice, dopo anni
di esilio... Sorrise al proprietario della galleria senza udire
quel che le diceva. Aveva solo voglia di correre impulsivamente
dietro all'uomo scuro di capelli che spingeva il passeggino.
Sono felice. Sono viva.
Che cosa avrebbe detto lui nel vederla? Che cosa avrebbe
pensato?
Lei avrebbe capito subito. Una donna capisce sempre.
Si era fatta tagliare quasi del tutto i pesanti capelli. Via!
Che liberazione! All'inizio dell'estate nelle Pocono un giorno
aveva preso la decisione. Era rabbrividita a mano a mano
che ciocche e ciuffi cadevano dalla sua testa china in avanti.
Le forbici tagliavano esperte, decise. Aveva finito per detestare
la pesante massa ondulata di capelli color rosso scuro,
gi unti un giorno o due dopo lo shampoo, che le trattenevano
il caldo sulla nuca, che le finivano in bocca mentre dormiva,
le cadevano in faccia mentre lavorava. Nella sua memoria
erano associati alla notte: a Notte, la pesante creatura
pelosa che le si posava sul petto, che le opprimeva il sonno.
Ora basta. Adesso portava i capelli corti come un ragazzo.
Leggeri come piume, le lasciavano il viso scoperto. Un taglio
corto che le sfiorava gli zigomi e i lobi delle orecchie e che induceva
gli amici di Salthill, quando la vedevano per la prima
volta, a esclamare: Marina! Quasi non ti riconoscevamo, perch
te li sei tagliati? Erano cos belli... Ma come stai bene, Marina.
Davvero.
Adesso nessuno avrebbe preso Marina Troy per la giovane
Elisabetta I dalla carnagione bianchissima.
Fu una rivelazione per Marina trovare cos bella Salthill
dopo essere stata via un anno. Voleva detestarla e aveva finito
per sentirne la mancanza.
Perch ricchezza, bellezza, "ordine" ci sembrano pi superficiali
di povert, bruttezza, disordine? Perch lo spirito
umano sembra spento dai primi e ravvivato dai secondi? Di
certo non pu essere logico. Un'illusione, forse?
Adam Berendt aveva scelto di vivere a Salthill, dopo tutto.
(Ma Marina conosceva veramente Adam Berendt? Forse
era stato la pi grande delle sue illusioni.)
Al volante della jeep, tornando a casa, aveva percorso River
Road preparandosi alla vista della casa di Adam, il tetto
che spuntava appena tra gli alberi, ma chiss come, nella sua
ansia, non era riuscita a vedere neppure il viale d'accesso e
aveva superato il confine della propriet senza accorgersene.
Nel sole biancastro di inizio autunno il fiume Hudson era
pi largo di quanto lo ricordasse e luccicava come il dorso
ampio e inquieto di un serpente gigantesco.
La giovane coppia che aveva preso in affitto la casetta di
North Pearl Street la lasci libera il giorno del Labor Day e
l'indomani Marina ne riprese possesso. Vi entr timorosa di
quel che vi avrebbe trovato e invece vi trov conforto. Era a
casa! Gli inquilini l'avevano lasciata in ottime condizioni. Le
erano simpatici e le ispiravano fiducia, non aveva chiesto loro
un affitto alto quanto avrebbe voluto l'agente immobiliare,
e la sua fiducia non era stata malriposta. La moquette era
consumata, ma l'aspirapolvere era stato passato da poco, i
mobili erano i suoi soliti vecchi mobili, ma i cuscini erano
stati sprimacciati e il legno lucidato con la cera. I vetri erano
stati lavati, perlomeno da dentro. Il sapore e l'odore catramoso
Thwaite Thwaite era stato fatto sparire, come con un potente
detersivo. Sul tavolo della sala da pranzo c'era un vaso
e nel vaso un mazzo di rose sfatte ma ancora bellissime. Nel
vederle Marina si nascose la faccia. Aveva il terrore di crollare,
anche se non c'era nessuno.
Sono felice. Sono viva. Sono a casa.
Non aveva voluto andare in paese con la jeep e aveva preso
la bicicletta. In Pedlar's Lane entr in fretta nella libreria, sperando
che nessuno la riconoscesse. Aveva un paio di bermuda
color cachi, una maglietta verde, scarpe di tela. Berretto di cotone
bianco in testa. Gambe lunghe e abbronzate, capelli spaventosamente
corti. Il campanello sulla porta tintinn ed ecco
Molly Ivers con uno scamiciato di jeans e un nuovo paio di occhiali
alla moda dalle lenti colorate, che sistemava libri sugli
scaffali del negozio semivuoto e la fissava. Marina? Le due
donne si abbracciarono impacciate. Marina Troy e Molly Ivers
non si erano mai abbracciate fino a quel momento. Molly sapeva
che Marina stava per tornare a Salthill, ma immaginava che
telefonasse, prima di presentarsi in negozio. Invece Marina
non aveva telefonato. Non aveva ancora telefonato a nessuno.
Molly disse, in tono pi di sorpresa che di rimprovero: Marina,
i capelli. Sembri... pi giovane. Marina rise. Pi giovane
di cosa, Molly? Molly arross, imbarazzata. Pi giovane di
prima.
Le due donne avevano molte cose da discutere. Avrebbero
passato ore, giorni a parlare, a riflettere. Marina aveva pensato
(confess) di vendere la libreria; ma dopo avervi rimesso piede,
dopo averla rivista, sent l'affetto di un tempo; un affetto
quasi familiare, come se anche quello, nel pittoresco negozietto
dai pavimenti inclinati, fosse tornare a casa. Perch cos'erano i
libri se non i suoi pi vecchi amici? Libri illustrati da bambini e
poi libri da grandi, che erano (si sarebbe potuto sostenere, al
modo socratico di Adam) abili varianti di libri da bambini in
cui la fantasia si ricostituisce sotto forma di "realismo". A Marina
piacevano i libri, le piaceva il loro odore, la sensazione che
davano al tatto, libri nuovi con la copertina lucida, paperback
di buon livello con citazioni entusiastiche in copertina che parevano
piccole grida di amici, quasi inudibili. Adesso Marina
era "un'artista", ma quanto era realistico immaginare che riuscisse
a mantenersi, o anche che volesse mantenersi, con la sua
arte; quanto era realistico immaginare che potesse resistere di
nuovo a lunghi periodi di isolamento...? Se avessi i soldi, sai
cosa mi piacerebbe fare? Comprare il fondo qui accanto e abbattere
questa parete. Ingrandire il negozio, aggiungerci un
bar, come fanno tutti. Esporre pi libri. Libri per bambini. Un
angolo per i bambini. Pi libri d'arte. Esporre opere d'arte.
Vendere opere d'arte. Far entrare pi gente! Marina aveva
portato Molly a cena fuori in un ristorante a distanza di sicurezza
da Salthill, le due donne stavano bevendo una bottiglia
di vino insieme e scoprendo, sorprese, che andavano d'accordo
anche se, a rigor di termini, Molly era una dipendente di
Marina. Sfacciatamente Molly disse: Marina, hai un sacco di
amici ricchi. Magari uno di loro sarebbe disposto a investire?.
Le due donne risero insieme come scolarette.
Dopo che Marina ebbe rinunciato a "finire" le sculture di
Adam, la sua vita cominci a cambiare. Aveva fallito, ma il
fallimento le dava un sorprendente senso di sollievo. E che
sollievo! Non se lo immaginava. Adesso le sue opere le venivano
spontanee, non calcolate, alimentate da quel sollievo; a
volte sembrava che le sgorgassero direttamente dalla punta
delle dita.
La prima delle sue visioni fu Notte. La lince predatrice. La
creatura dei boschi e del suo letto. In un impeto di emozione
Marina cre Notte a riposo, in piedi, seduta, pronta ad attaccare,
che strisciava rasoterra, che divorava la preda. Gli occhi
sgranati nella crudelt, semichiusi nell'estasi. Marina non si
sforz di suggerire la bellissima, folta pelliccia di Notte, ma
compose una creatura di oggetti luccicanti in maniera quasi
perversa. Viti e bulloni, chiodi, chiavi, bottoni di metallo e
cerniere lampo, pezzetti di lana d'acciaio e vetro. In una delle
versioni gli occhi di Notte erano due quadranti di orologio
leggermente diversi l'uno dall'altro, fermi a ore diverse. Come
un predatore, Marina fece a pezzi vecchie bambole acquistate
nei mercatini e us capelli, occhi di vetro, frammenti
di visi, dita delle mani e dei piedi. Us piume, ossa, grosse
falene con le ali decorate di geroglifici neri trattate con gommalacca.
Us Polaroid di carcasse di conigli sbranati e strisce
di carta di giornale macchiata di sangue di coniglio trattate
con gommalacca. Us ciuffi dei suoi stessi capelli color rosso
vino. Us resti mummificati di topi. Tutti questi oggetti vennero
ingegnosamente incollati su un'anima di rete metallica.
Notte aveva un'aria innocente, persino sfrontata. Persino
quando stringeva la preda maciullata tra le fauci, trionfante.
Perch Notte era Colei che . Composta di objets trouvs, era la
forma stilizzata di una creatura. Chi la guardava sorrideva.
Le sue crudeli fauci altro non erano che fauci di romantica
fantasia, fatte di viti, chiodi, bulloni, cerniere lampo. Gli occhi
brillanti d'ira erano solo occhi-orologio. La si poteva toccare,
e persino accarezzare, e si poteva ridere della complessit
dell'assemblaggio. Orecchie ritte e pelose ricavate da...
pelle di topo mummificata? Un luccichio di gioiello su... una
lingua di feltro rosso? Questa, questa che chiami "Notte", 
la mia preferita disse il proprietario della Open Eye toccando
la testa della lince-sfinge quasi con familiarit. C' molto
in quest'idea, ma non chiedermi che cosa.
Nelle mattine d'inverno sulle Pocono Marina lavorava a
Notte e la sempre maggior eccitazione e il piacere che ricavava
nel vedere che sotto le sue dita nascevano quelle forme
bizzarre e inaspettate finiva per cancellare la paura di quella
creatura notturna in s. A poco a poco, Notte smise di accovacciarsi
sul suo petto. Notte smise di succhiarle il respiro. E
dopo Notte Marina cre una figura ancora pi grande, e anche
pi amabile: un pastore tedesco ubbidientemente seduto,
"Apollo", composto di oggetti scintillanti scuri, oggetti
scintillanti appositamente scuriti, con occhi di lampadine e
una lingua di plastica rosa che pendeva tra i denti. Fece grossi
galli di piume vere, dipinte in stravaganti colori da gallo,
incollate ad anime di rete metallica. Per occhi avevano occhi
scompagnati di bambole, per zampe rasoi e punte metalliche.
Fece cervi, cerbiatti, cuccioli d'orso, due procioni gemelli,un coyote con il suo piccolo. In tutto, lavor a pi di trenta
Creature di sogno e fu soddisfatta di ventidue.
Chiese al proprietario della Open Eye se pensava veramente
che si potessero vendere.
S. Penso di s.
Per il fatto che non sono esattamente opere "d'arte"?
S che lo sono. Non ti preoccupare.
Ma obiett Marina riflettendo in fretta, pensi che a
Adam sarebbero piaciute?
A Adam sarebbero piaciute moltissimo. Lo conosci.
Non sono sicura di conoscerlo. Di averlo conosciuto.
A Adam sarebbe piaciuta qualsiasi cosa tu avessi fatto,
Marina. Adam ti amava.
Marina vide: l'uomo scuro di capelli era Roger Cavanagh.
Fiss. Si ferm di colpo. Roger Cavanagh, che lei non vedeva
da un sacco di tempo, tirava su un bambino da un passeggino.
Il bambino di chi? Non c'era nessun altro nelle vicinanze.
Ma il bambino non poteva essere di Roger. O s?
Tutto a un tratto Marina ricord: Molly aveva accennato a
una voce sul conto dell'uomo che chiamava Cavanagh, lo
sgarbato, insistente avvocato Cavanagh, una voce vagamente
scandalosa secondo cui Cavanagh si sarebbe messo con
una donna molto pi giovane e avrebbe avuto un bambino...
Offesa, Marina aveva immediatamente rimosso.
Continu a fissare, a fissare. Dimentico di lei bench tra
loro ci fosse solo l'acciottolato di Quaker Street, Roger stava
coscienziosamente, bench forse un po' maldestramente,
estraendo il bambino dal passeggino per sistemarlo nel seggiolino
sul sedile posteriore della macchina. Lo vide come
non lo aveva mai visto prima. Le sembr giovane, pi energico;
una figura misteriosa. Quanto erano bizzarre e artificiose
le sue Creature di sogno rispetto a Roger Cavanagh con il
suo bambino. Lui ha una nuova vita, in cui non c' posto per me.
Tuttavia impulsivamente, senza preoccuparsi del fatto che
lui avrebbe potuto respingerla o guardare con disgusto le
sue ciocche di capelli tagliuzzate, si fece avanti sorridendo
felice. Roger! Ciao.
Per un attimo Roger Cavanagh strizz gli occhi nella direzione
di Marina Troy, nel sole forte di Salthill, senza dar segno
di averla riconosciuta.
Marina? Sei tu?
Dopodich successe tutto molto in fretta tra loro.


Old Mill Way: l'aggressione.

Sarebbe stato ricordato come il destino pi atroce mai subito
da un abitante di Salthill-on-Hudson dai tempi dei linciaggi,
della pece e delle piume, tra il 1770 e il 1780.
E sarebbe successo nella storica Old Mill Way, dietro alla
settecentesca villa meravigliosamente restaurata nota come
"Macomb House" o anche "Wade House".
La mattina prima del fatale incidente di Lionel Hoffmann,
Camille sent il marito che sussurrava al cellulare con voce
ansiosa. Ne  sicuro, dottore? Mi sta dicendo la verit? Sono
in grado di reggere. Si era interrotto, aveva fatto un respiro
affannoso. Durante la lunga e umida estate di Salthill, l'asma
e la sinusite gli erano peggiorate, nonostante le numerose
medicine che assumeva. Non sono... infetto? Il mio sangue
non ... "positivo"? Un'altra pausa e di nuovo quell'ansimare
rabbioso. Ma le posso credere, dottore? Oh, Santo Dio.
Non so se riesco a crederle.
Che angoscia nella voce di Lionel! Camille, a quelle parole,
si spavent a morte. Si era nascosta contro il muro esterno
della dpendance; Lionel era in piedi sulla terrazza di pietra
dietro alla casa, accanto alla piscina, appoggiato al suo bastone.
Bench fosse ottobre, l'aria era tiepida e piena di sole; la
piscina era riscaldata e Lionel ci nuotava spesso, per ragioni
terapeutiche. Per ragioni personali, e in segno di protesta
contro l'incursione dei cani di Camille in casa, all'inizio dell'estate
si era trasferito nella dpendance.
Camille non aveva intenzione di origliare. Se l'avesse
scoperta, Lionel si sarebbe infuriato. Non avrebbe mai creduto alla
sua innocenza, al fatto che era capitata l per caso; sospettava
che lo spiasse, di questo era certa. Durante la convalescenza
era diventato dispotico e imprevedibile. Doveva essersi fatto
fare gli esami del sangue in segreto, e non dal medico di famiglia
di Salthill, che conoscevano bene. Lionel stava facendo il
verso al dottore. Perch dovrei mentirle? Come cavolo faccio
a sapere perch mi dovrebbe mentire, dottore? ribatt freddamente.
Io non posso leggerle nel pensiero. Mi riempiono
tutti di bugie, mia moglie, i miei figli. Mi dicono che mi vogliono
bene, che mi "perdonano". Come se m'importasse del loro
perdono! Dottore, qui  in atto una cospirazione per impedirmi
di venire a conoscenza della verit, anche se ce l'ho davanti
agli occhi. Gett violentemente il telefono sulla terrazza di
pietra e, dal rumore che si sent, Camille cap che doveva essere
andato in mille pezzi.
Camille rimase immobile contro il muro della dpendance.
Che cosa si aspettava Lionel? Sangue infetto, sieropositivo,
AIDS?
Camille ebbe un brivido di ripugnanza, e di sollievo. Perlomeno
non aveva corso il rischio di essere contagiata. Perch
da molto tempo gli Hoffmann avevano sospeso qualunque
rapporto coniugale, per usare un eufemismo.
Sorrise con una smorfia ironica. Almeno quello toglieva alla
sua vita un bel po' di emozioni e di dolori.
Si allontan turbata. Era corsa alla dpendance per raccontare
a Lionel una fantastica notizia che le avevano appena dato
e che avrebbe sicuramente migliorato i loro rapporti tesi,
ma "Ora non  il momento. Ovviamente". Uno dei cani, Shadow,
quello con tre zampe, che doveva averla seguita, le zoppicava
dietro leccandole allegramente le mani. Dal nulla ne
sbucarono altri due, gli ultimi arrivati, i poderosi mastini Soot
e Hungry, che ansimavano senza abbaiare perch erano stati
abituati a non farlo a suon di calci da un padrone crudele e
scodinzolavano in muta eccitazione. Bravi! Ma state zitti
disse loro Camille in un sussurro. Non  il momento adatto
per... le feste.
In qualche modo era successo, e Camille non sapeva spiegarsi
il motivo, ma ora aveva sette cani sotto la sua protezione.
Sette! Apollo, Thor, Shadow, Fancy, Belle e i due fratelli
mastini Soot e Hungry. Cercava di dividere equamente il suo
amore tra tutti, perch erano attentissimi a ogni minimo
cambiamento di umore e stato d'animo della padrona e tendevano
a essere gelosi uno dell'altro, pur sapendo che la gelosia
palese le dispiaceva; temevano ed evitavano Lionel,
perch era chiaro che lui li odiava, e si allontanavano appena
lo vedevano arrivare. Apollo restava il suo favorito, ovviamente.
(C'erano momenti strani e misteriosi in cui lo splendido
incrocio fra un husky e un pastore tedesco sembrava
l'incarnazione dello spirito di Adam, l'amico perduto di Camille.
O forse Apollo comunicava i pensieri non espressi di
Camille, i suoi desideri pi reconditi, a Adam, dovunque
egli fosse. Apollo! Di' al tuo padrone che mi manca da morire.
Ma adesso ho la mia vita, una vita nuova, e Adam ne
far sempre parte. Apollo allora tremava dall'emozione, le
leccava le mani e la faccia e la fissava con un'espressione
quasi umana.) Camille per amava Thor quasi quanto Apollo,
perch il dobermann pinscher le era devoto in maniera
commovente. E nel suo cuore c'era Shadow, piccolo, nero e
deforme, perch era riuscita, da sola, a salvargli la vita. E poi
c'era Fancy, la barboncina bianca a pelo corto di Florence
Ferris, la pi furba di tutti e allo stesso tempo la pi infantile
e bisognosa. (A Camille veniva da ridere al pensiero di quanto
somigliasse ai suoi figli da piccoli: Che volevano sempre
essere al centro dell'attenzione e non erano mai contenti.
Sebbene Fancy fosse stata da tempo abituata a non sporcare
in casa, a giudicare dal modo in cui a volte seminava pip sul
pavimento della cucina non lo si sarebbe mai detto, e Camille
si precipitava a pulire prima che la donna delle pulizie, o
peggio ancora il marito, se ne accorgessero.) Chi occupava
un posto speciale nel cuore di Camille era la grossa Belle dal
pelo marrone, un incrocio tra un bulldog e un retriever, segnata
da pi cicatrici di tutti; si metteva a tremare e uggiolare
se credeva che Camille avesse un problema (per esempio
al telefono), o se era convinta che le fosse successo qualcosa
(se si allontanava da casa per pi di un'ora). I due grossi mastini
neri dal pelo lucidissimo, Soot e Hungry, (almeno cos
era scritto sulle loro targhette), erano stati maltrattati e abbandonati
e, al canile, sarebbero stati soppressi per via del
loro carattere nervoso e imprevedibile, visto che nessuno li
avrebbe mai adottati e gli inservienti li temevano. (Eppure
anche Soot e Hungry avevano toccato il cuore di Camille. Sapeva
di doverli trattare con dolcezza e accarezzarli sulla testa
ossuta contemporaneamente, mormorando le stesse parole
all'uno e all'altro; sapeva di dovergli dare da mangiare
per primi, separatamente, razioni abbondanti. So benissimo
che non ho spazio per altri due cani aveva detto Camille
per scusarsi, ma non sopportavo l'idea di veder giustiziare
queste creature innocenti. I mastini non scelgono di avere il
carattere che hanno. Nessuno di noi se lo sceglie. Dio non
pu punirci per quello che siamo.)
Camille aveva promesso a Lionel che avrebbe trovato delle
"famiglie decenti e meritevoli" per la maggior parte dei suoi
cani. In autunno si sarebbe occupata di un'ambiziosa campagna
di raccolta fondi per la realizzazione di una succursale
dello Homeless Animal Shelter della contea di Rockland. Ci
hanno assicurato che il canile potr ospitare almeno altri sessanta
cani! L'intenzione di Camille era quella di tenere i cani
nel garage e in una parte del giardino delimitata da una recinzione
nuova, brutta, di rete metallica, e di lasciarli entrare in
casa solo in casi eccezionali, e comunque solo in una piccola
zona a pianterreno, ma in qualche modo - chi sa come? - ce
n'era sempre uno che le scappava e alcuni dei bei mobili antichi
e costosissimi si erano rovinati. Lionel si lamentava con
astio esagerato.  pieno di peli di cane, il giardino  pieno di
cacche di cane. Mi sveglio di notte, sento l'odore e mi sembra
di essere nell'Ade, bench ancora vivo, con un Cerbero a tre
zampe che fa la guardia alla mia porta e mi tiene prigioniero.
Nella mia stessa casa! Ora che viveva nella dpendance, a
una decina di metri dalla casa principale, Lionel passava gran
parte del tempo da solo, a covare rancore. Camille era spesso
fuori, allo Homeless Animal Shelter della contea di Rockland,
dove lavorava come volontaria, e cucinava di rado; anche se
lo avesse fatto, Lionel forse non avrebbe voluto mangiare con
lei; era perennemente arrabbiato con lei e profondamente offeso
perch si riteneva, a torto o a ragione, messo in secondo
piano rispetto ai "cani-discepoli" di Camille.  una vendetta?
Perch sono stato infedele? O sarebbe successo comunque?
Detestava tutti i cani, ma ce l'aveva soprattutto con
Apollo, quello da cui era "cominciato tutto" - "il maledetto
cane di Adam" - e si era convinto, nella sua infelicit, che il
suo amico Adam in qualche modo lo avesse tradito, suggerendogli
di abbandonare la sua vita da cavernicolo e di uscire
alla luce. Ma dov'era la luce?
Il suo fisioterapista, A.D. Jones, un giovane di origine haitiana
alto un metro e novanta, muscoloso e con un sorriso
pronto, caldo e tranquillizzante, veniva a trattarlo pi volte
alla settimana, a costi considerevoli, eppure il miglioramento
di Lionel era molto lento; incominciava a credere che non
avrebbe mai pi camminato normalmente. A. D. Jones rifiutava
questo atteggiamento definendolo "negativo, pessimista".
(Mentre Jones gli manipolava e massaggiava con dita
agili la carne bianca e flaccida, Lionel cercava disperatamente
di non pensare a lei. Da sveglio, non si sarebbe mai permesso
di cedere e di pensare a lei.) Per alcune settimane all'inizio
dell'estate, Lionel aveva passato ore davanti al suo
nuovo computer a comprare e vendere azioni, ma non era
stato fortunato e si era scoraggiato dopo aver perso 100.000
dollari in una sola settimana da incubo. Il mondo  dei giovani,
in quella macchina. Cattivo, brutale e breve. Si muoveva
cautamente con il bastone. La guarigione dopo l'intervento
era stata lenta e adesso gli faceva male anche il
ginocchio destro. Spesso sentiva delle staffilate di dolore nel
collo. Al minimo sentore di cane, tossiva, ansimava e starnutiva.
Si soffiava il naso fino a farsi infiammare le narici. Di
notte soffriva d'insonnia e di giorno rimaneva assonnato e di
malumore. Anche se rifiutava di rispondere alle telefonate
della famiglia Hoffmann e non comunicava mai con la Hoffmann
Publishing, Inc., sembrava provare nostalgia per la
meccanica routine del pendolarismo. Al centro della sua esistenza
c'era un vuoto misterioso, simile a una caverna.
Qual  lo scopo della mia vita? Era sinceramente perplesso,
come un uomo che si tocca le tasche alla ricerca di un
qualcosa che non trova pi e, dannazione, non riesce a ricordare
che cosa.
Camille trattava l'infelice marito con affetto tenero e confuso,
come una madre tratta un figlio difficile, handicappato. Si
rendeva conto di quanto era vergognoso che Lionel Hoffmann
fosse costretto a vivere nella dpendance (per quanto fosse un
appartamentino con due stanze da letto squisitamente rimodernato,
con vista sulla piscina e sulle colline), e che tutta
Salthill sparlava della nuova e perversa "separazione" degli
Hoffmann. Le amiche di Camille le avevano caldamente consigliato
di liberarsi dei cani, di far pulire la casa da cima a fondo
e di invitare Lionel a tornare. Certo non vorrai farlo scappare
un'altra volta, vero? Marcy era stata ancora pi diretta.
Mamma! La prossima volta pap otterr il divorzio e la nuova
moglie si prender tutto. E tu e i tuoi preziosi cani finirete in
un canile. Camille le dava ragione, sentendosi in colpa; certo
che non voleva far scappare Lionel un'altra volta, specialmente
ora che non stava bene e aveva bisogno di lei. Ma anche i
miei cani hanno bisogno di me. I miei cani mi amano.
Che scusa lamentosa. I miei cani mi amano.
Camille si domandava se la perfida ragazza con cui Lionel
si era messo lo avesse contattato, da quando era tornato a
Salthill piegato, distrutto. Per quanto ne sapeva lei, no. Lionel
non l'aveva mai neppure chiamata per nome; aveva solamente
confessato di aver commesso "un errore orribile e
umiliante", sperava che Camille lo potesse "perdonare". Camille,
senza esitazione, aveva risposto che s, certo, lo perdonava,
lo amava ed era cos contenta che fosse tornato... Ma il
ritorno di Lionel aveva significato solo la fine dell'adulterio
a New York, e non l'inizio di una nuova romantica passione
coniugale. Marcy aveva avvertito la madre che Lionel sarebbe
potuto scappare per rivedere quella donna, oppure altre
pi giovani, perch "una volta che uno comincia, diventa come
una droga", ma Camille era sicura che le scappatelle di
Lionel erano terminate. Quel pover'uomo non riusciva quasi
a camminare! Soffriva terribilmente per l'asma e per le emicranie
dovute alla sinusite. Si sentiva perennemente la testa
congestionata, come piena di cemento. Nonostante la bella
faccia pallida sorprendentemente priva di rughe e i capelli
brizzolati ancora folti, era evidentemente invecchiato. A volte,
senza volere, Camille lo sorprendeva a guardarsi allo
specchio con una smorfia: com'era diventato scarno, sembrava
un teschio! A volte minacciava con il bastone uno dei cani
e Camille rimaneva scioccata nel vedere le scapole che gli
spuntavano dalla camicia come ali malformate.
Quel pomeriggio il medico degli Hoffmann, un vecchio
amico che abitava a Salthill, chiam per parlare con Camille
di Lionel. Bench apparentemente non sapesse nulla della
sua paura di essere sieropositivo, le espresse preoccupazione
per il suo stato di salute mentale, oltre che fisico. Le disse:
Ho sentito alcuni colleghi specialisti che mi hanno riferito
tutti la stessa cosa: Lionel li chiama spessissimo, non crede a
quello che gli dicono, si aspetta sempre il peggio ed  convinto
che gli mentiamo. E poi non segue le istruzioni. Pensa
che lo stiamo "drogando". Ha gettato via due delle mie prescrizioni.
Il fisioterapista dice che  o disperato e letargico, o
arrabbiato e iperattivo. Ho sempre considerato Lionel un uomo
molto ragionevole, Camille, e ora d segni di disagio. Ha
un disagio. Forse sarebbe meglio che lo vedesse uno psichiatra.
Subito Camille rispose: Lionel non accetterebbe mai di
andare da uno psichiatra!  una cosa che non posso neanche
accennargli, si arrabbierebbe moltissimo.  molto orgoglioso,
lo sa anche lei. Ha un disagio psichico. Camille, colpita
da quell'insulto come se fosse diretto a lei, non rispose.
Ma dopo l'incidente si sarebbe chiesta: Perch non ne ho
parlato con Lionel come mi avevano consigliato? Forse adesso sarebbe
ancora vivo.
Le notizie che Camille port a Lionel erano del tutto inaspettate:
la ricchissima signora Florence Ferris era morta e
aveva lasciato una donazione di tre milioni di dollari "alla
mia cara amica Camille Hoffmann che mi ha reso cos felice
procurando alla mia adorata Fancy un'amorevole sistemazione".
Camille aveva ricevuto una telefonata dall'avvocato
della signora Ferris e si era dovuta sedere, stordita da quella
notizia. La prima reazione era stata di protesta: Oh, non
posso accettare il lascito della signora Ferris! Sono troppi soldi.
I suoi eredi si arrabbieranno con me. L'avvocato le aveva
assicurato che non sarebbe successo: il patrimonio della signora
Ferris era stato suddiviso in numerose quote, alcune
delle quali potevano essere definite "eccentriche", e quella di
tre milioni a suo favore, in qualit di tutrice di Fancy, era nella
norma. Ma... io sono affezionata a Fancy, non ai suoi soldi.
Non mi aspettavo di venir pagata per questo. Dopo aver
riattaccato, era rimasta seduta per un po' in uno stato di
shock, mentre i cani le leccavano le mani e le si strusciavano
contro uggiolando, intuendo il tumulto dei suoi pensieri.
Oh, Shadow! Belle. E Fancy. Aveva accarezzato loro la testa
e lasciato che la barboncina bianca le salisse in grembo;
Fancy era in uno dei suoi momenti di tremante nervosismo,
alla disperata ricerca di rassicurazioni. S, Fancy, sei una cagnetta
tanto buona. E ci hai portato un'immensa fortuna....
Ora sono libera. Se  la libert che desidero.
Avrebbe potuto lasciare la casa a Lionel, comprarsene
un'altra in una zona pi rurale, dove vivere indisturbata con
i suoi cani. Con una tale quantit di denaro avrebbe letteralmente
potuto costruire una nuova ala del canile della contea.
Avrebbe potuto sostenere in maniera cospicua la campagna
a favore della legge per rendere gli abusi e i maltrattamenti
sugli animali reati penali. Il cuore le si riemp di gioia: finalmente!
Ma si sentiva anche colpevole. Stava diventando una
sposa infedele? Si stava comportando in maniera immorale?
Devo fare ci che  giusto. Ci che  meglio per tutti. Ma... cosa?
Aspett il giorno dopo per dare la notizia a Lionel, nella
speranza che fosse di umore migliore. Mentre si dirigeva
verso la dpendance e la piscina dall'acqua turchese che
scintillava nella luce autunnale, sent Lionel urlare con voce
rabbiosa.
Aveva trovato una cacca di cane nella piscina. Sgrid Camille
brandendo il bastone: Maledizione, Camille! Ne ho
abbastanza. Quelle bestie disgustose devono sparire. Anche Camille
rimase scioccata nel vedere una cacca nella meravigliosa
acqua color turchese, anche se piccola, certamente non di uno
dei cani pi grossi; mormorando delle scuse, prese il retino e
cerc di ripescare la deiezione, con Lionel che la seguiva e inveiva.
Continuava a urlare: Camille, maledizione! Maledetti
quei cani e maledetta te. Il viso contorto aveva perso la sua
bellezza. Gli occhi erano quelli di un pazzo. Alz il bastone e la
colp sulla spalla, facendola gridare di dolore. In seguito Camille
avrebbe dichiarato che Lionel non l'aveva fatto apposta,
che non era il tipo da picchiare una donna, che voleva solo spaventarla
e nel suo stato di disagio mentale non aveva calcolato
bene le distanze e l'aveva colpita, e che forse lei, gridando,
aveva reagito in maniera esagerata; cos era arrivato Apollo
ringhiando, abbaiando, come se avesse tenuto la situazione
sotto controllo pronto a intervenire in caso di emergenza; e
dietro Apollo era arrivato Thor, abbaiando furiosamente; poi
Shadow, all'attacco su tre zampe, mostrando i denti; e Belle,
ansimante e ringhiosa; e Fancy, furibonda, denti scoperti e bava
alla bocca; poi, muti come tombe, all'attacco come missili
gemelli, i mastini dal torace poderoso, Soot e Hungry. Camille
grid ai cani di fermarsi, ma Lionel continuava a urlare e cercava
di colpirli brandendo il bastone come una falce, provocandoli
ancora di pi. Bestiacce schifose! Andate via! Vi far
sopprimere tutti! Thor gli salt alla gola e Lionel riusc a spingerlo
via, ma Shadow gli addent una gamba mentre Apollo
saltava come un matto, poi Thor attacc di nuovo e Lionel cadde
su un ginocchio urlando di dolore, e Belle, con la tenacia del
bulldog, gli affond i denti nella caviglia; Soot e Hungry, i due
eccitabili mastini, erano come impazziti, e in silenzio sbranavano
la preda con le fauci possenti...
Per molti anni a venire i vicini degli Hoffmann in Old Mill
Way avrebbero raccontato di aver sentito grida strazianti,
quella idilliaca mattina d'ottobre in campagna, e il forsennato
abbaiare e ringhiare dei cani: Il suono pi spaventoso e
raccapricciante che si possa immaginare. E non vi consiglio
di provare a immaginarlo!.
Dei suoi sette cani, Camille Hoffmann insistette che solo
tre avevano partecipato "attivamente" all'aggressione. I due
mastini, che all'arrivo della squadra dei soccorsi erano coperti
di sangue, e il bulldog, che sembrava impazzito e aveva
anch'esso muso e corpo insanguinati. Bench Camille fosse
in stato di shock, e lo sarebbe rimasta per un bel po', fu molto
risoluta nel rispondere agli agenti. Gli altri quattro cani
vennero rinchiusi nel garage e bagnati con acqua fredda;
bench ancora eccitati, davano segni di rimorso (cos insistette
Camille). Sapendo che la signora Hoffmann era molto
impegnata nello Homeless Animal Shelter della contea di
Rockland, le autorit decisero di prendere per buona la sua
parola, e solo tre dei suoi cani vennero portati via e, come si
dice nel triste gergo del mestiere, soppressi.


Il balletto.

Questo regalo, questa bellezza. Per te.
La domenica successiva al tragico incidente che era costato
la vita a Lionel Hoffmann - cos sarebbe stata definita la sua
morte atroce - Abigail Des Pres porta la figlia tredicenne di
Gerhardt Ault, Tamar, in citt per una matine del New York
City Ballet. Si  data parecchio da fare per procurarsi due ottimi
posti in ottava fila, centrali; quanta tensione prova Abigail,
e quanta speranza che la gita a New York vada bene. Le fa piacere
vedere che Tamar segue attentissima il primo pezzo, allo
stesso modo in cui l'avrebbe seguito lei trent'anni prima. C'
una nuova ballerina in scena, una ragazza giovanissima di serena
bellezza con lunghi capelli neri, simili a fiamme, affascinanti
a vedersi. Il corpo di ballo  composto da giovani molto
dotati, maschi e femmine, tutti bianchi a parte un nero e un'orientale
straordinariamente flessuosa e aggraziata. Il balletto,
ripreso dagli anni Ottanta,  sfarzosamente romantico, con
dissonanti interludi "postmoderni", un tempo jazz-sexy, ma
alla fine nuovamente romantico e risolto. Nessuna ambiguit:
 il trionfo dell'esaudimento di ogni desiderio.
La sera prima Abigail ha preparato la cena per Gerhardt e
Tamar a casa di Gerhardt, come  gi successo parecchie altre
volte, e Tamar l'ha aiutata in cucina. Tamar  vegetariana e
recentemente anche Abigail  diventata vegetariana, o quasi;
non mangia pi "carne rossa" e immagina che Tamar approvi
questa decisione bench la ragazzina, come suo solito, non
abbia detto nulla. Cena vegetariana per Tamar e Abigail, e
bistecca alla griglia per Gerhardt.
Gerhardt, il carnivoro! Abigail lo prende in giro e lui arrossisce
di piacere. Da quanto tempo, si chiede Abigail, nessuno
prende in giro questo povero vedovo?
Tamar mangia poco, non bisogna cercare di forzarla. Abigail,
che ha flirtato pi volte con l'anoressia fino all'et adulta,
lo sa. Ma Tamar  disposta ad assaggiare quello che Abigail
prepara e dice sempre educatamente che  "squisito".
Abigail e Gerhardt Ault si sposeranno in gennaio, con una
piccola cerimonia nella chiesa episcopale di Salthill. I numerosi
amici della sposa vorrebbero celebrare l'evento con feste e
banchetti, ma Abigail ha declinato, ringraziando: Non voglio
che Gerhardt si senta sopraffatto. Non  molto "socievole",
per i nostri standard. Abigail  affascinata da Gerhardt, che la
ama come nessun altro uomo l'ha mai amata;  veramente lusinghiero,
a quarantatr anni, essere adorata spudoratamente.
Le piacerebbe poterlo presentare ad Adam Berendt e dargli
una gomitata nelle costole. Visto? Quest'uomo  cotto di me.
Non come te, bastardo egoista. (Scherzo, naturalmente!) Invece
non ha nessuna intenzione di presentarlo a Harry Tierney,
un autentico bastardo capace di mormorarle all'orecchio,
in presenza dello stesso Gerhardt: Che delizioso sempliciotto!
Complimenti, Abby, finalmente.
No, Abigail non ha in programma di far incontrare
Gerhardt e Harry. Non ha in programma di far incontrare
Gerhardt e Jared.
Hai rinunciato a me. Adesso mi ha presa un altro.
La domenica precedente Gerhardt ha portato Abigail e Tamar
a visitare una delle opere che vorrebbe ristrutturare, una
chiesa cattolica del 1923 a Paterson, New Jersey. La chiesa 
massiccia, brutta, cadente, l'esterno nero di fuliggine, l'interno
umido e semibuio come un mausoleo. Abigail non ha potuto
fare a meno di rabbrividire. S,  brutta ha ammesso
Gerhardt, ma ha un valore storico e andrebbe conservata.
Ad Abigail questo  parso incoraggiante. Nulla di ci che ha
un valore storico  brutto.
Gerhardt lavora fino a tardi la sera e quando  a casa parla
instancabilmente del suo lavoro. Abigail, nata per ascoltare,
sa quali sono le domande giuste da fare. Se a cena Tamar
sembrer ricettiva, Abigail le chieder gentilmente della
scuola, o della lezione di musica, e Tamar risponder usando
parole scelte con cura, con un sorriso timido, fuggevole. Vuole
fidarsi di me. Un giorno, forse!
La mia vita  salva. Finalmente.
Nell'intervallo Abigail dice a Tamar: Il prossimo balletto!
Lo vidi la prima volta quando avevo quattordici anni. Mi
piacque moltissimo. Volevo fare la ballerina, da grande. C'
una tale bellezza, nella danza, un'innocenza introvabile altrove.
Naturalmente, per me, quella con la danza classica fu
solo una storia d'amore. Tamar, leggendo il programma, alza
appena gli occhi quando Abigail parla, l'espressione educata,
guardinga; riporta gli occhi sul programma mentre
Abigail continua: Te l'ho detto, credo, che cominciai a prendere
lezioni di danza quando avevo otto anni. Ma.... Abigail
si interrompe, tutto a un tratto imbarazzata di confidare
troppo, di confessare troppo. Tamar preferirebbe leggere il
programma.
Durante il balletto successivo, che le risulta meno familiare
di quanto si aspettava, Abigail si rende conto della passione
con cui Tamar segue la musica. Il battito, le pulsazioni, il palpito,
il vigore della musica. Cerca di ascoltarla insieme a lei,
attraverso di lei. In questo modo il balletto le sembra ancora
pi bello. Abigail ha imparato a voler bene a Gerhardt Ault,
per certi versi,  riuscita perfino a fare l'amore con lui, teneramente
se non proprio appassionatamente, ma Gerhardt  una
quantit nota, finita, per lei, mentre Tamar resta sfuggente,
misteriosa. La ragazzina con il basco rosso. Abigail la guarda di
sottecchi, le osserva la faccia delicata, dall'ossatura minuta, la
pelle chiara e perfetta, liscissima, gli occhi scuri dalle ciglia
lunghe. Per Abigail, Tamar  la prima ballerina di quella danza,
che balza via quando i suoi compagni cercano di afferrarla,
sfugge loro, non si lascia abbracciare o catturare in nessun
modo; la musica indica risate, effervescenza, il palco  bagnato
di liquida luce dorata. Dalle ombre spuntano centinaia di
lucciole, i ballerini danzano e piroettano in un mare di lucciole.
Il finale  uno spiritoso, rapido pas de deux. Abigail gode
dell'attenzione rapita di Tamar. Vorrebbe avere il coraggio di
allungare la mano e stringergliela, come farebbe se fosse sua
figlia. Bello, vero? Ma ha paura di toccarla troppo spesso, teme
il primo rifiuto.
L'ultimo balletto  una suite di Cajkovskij basata su temi
mozartiani. Abigail lo conosce e trova consolante la sua familiarit
classica. Ballerine in bianco, agili bambine in punta
di piedi, piedi strabilianti che non tremano n provano mai
dolore (perlomeno visibilmente). Piedi che non sudano. Abigail
pensa all'antica tradizione cinese di fasciare i piedi alle
bambine. Fasciare i piedi! Per trasformare le femmine di una
certa classe in handicappate a vita. Piedi piccolissimi, mutilati.
Genitali femminili malformati? Dev'esserci un qualche
simbolismo, ma Abigail non ha voglia di pensarci.
Pare che Tamar sia nata in una regione agricola vicino a
Canton l'11 febbraio 1988. Gerhardt le ha detto che quella
data di nascita  probabilmente un'approssimazione e che
Tamar potrebbe essere pi grande o pi piccola. Abigail si
chiede, un po' a disagio, chi era la madre di Tamar. Chi .
Quanti anni aveva quando era nata Tamar? Ci pensava mai,
a quella figlia data via, o la nascita della bambina era stata
un evento trascurabile nella sua vita? L'organizzazione cristiana
per le adozioni aveva di certo salvato la vita di Tamar.
Perch la vita di una femmina ha notoriamente ben poco valore
in Cina, in India. Uccidere le neonate  comune, pragmatico.
Abigail rabbrividisce al pensiero che la sua adorata
Tamar non sia adorata da tutti. Avrebbe potuto venire brutalmente
soppressa appena nata, gettata via come immondizia.
La vita divora la vita, ma l'uomo spezza il ciclo, l'uomo ha la
memoria.
Adam era un idealista, nonostante tutta la sua mancanza
di pretese e il suo terrestre sarcasmo. Un idealista che avrebbe
preferito non ammettere la disperazione dell'umanit, la
crudelt. Per sollevarsi al di sopra di quella disperazione, bisognava
sollevarsi al di sopra della povert. Attraverso la civilt,
unico mezzo di ascesa. Abigail sa di non meritare la
propria vita americana di bianca privilegiata e ancor meno la
propria paradisiaca vita di Salthill, ma la vuole vivere
comunque, strizzandola fino a estrarne ogni pi piccola stilla
di felicit, pu farlo.
Abigail ha notato che, quando lei e Tamar sono in pubblico
insieme, la gente le guarda. Si vede benissimo che pensano:
Adottata? Questo le d fastidio e al tempo stesso ne  orgogliosa.
Spera che Tamar non lo noti. (Certo che lo nota,
invece.) Abigail si chiede con apprensione se presto Tamar si
stancher di venire vista e classificata cos. Un'orfana cinese
adottata? Forse un giorno Tamar ripudier i bianchi che in
buonafede l'hanno adottata. Abigail si ripromette di sostenerla
in ogni suo desiderio.
Voglio solo cose buone per lei. Felicit!
Il desiderio di Abigail  proteggerla dalla brutalit, dal
male, dalla bruttezza del mondo. Quella settimana aveva nascosto
a Tamar i giornali con le fotografie di Lionel Hoffmann
in prima pagina e le orrende didascalie sbranato dai
cani IN OLD mill way. Che orrore! Nemmeno Abigail riusciva
a leggerli. Pensare che Lionel Hoffmann era morto in quel
modo, a pochi chilometri di distanza da dove abitava lei... Si
chiede se i compagni di scuola di Tamar ne avevano parlato.
Ma forse lei non aveva sentito. Abigail non le aveva detto
nulla di quel terribile incidente e lei e Gerhardt non hanno
avuto modo di parlarne. Gerhardt le ha chiesto: Ma tu, Abigail,
non conoscevi quel poveretto?. E Abigail in fretta: S,
ma non bene. Nessuno lo conosceva bene. Si  sentita in colpa,
come se avesse negato l'umanit di Lionel. In realt le era
sempre stato simpatico, lo aveva sempre considerato uno dei
mariti migliori di Salthill; aveva ballato con lui un sacco di
volte nel corso degli anni, aveva sentito le sue dita rigide e
vogliose posate sulla propria schiena, il suo desiderio inespresso
- com'era inespresso il desiderio di Abigail - di abbracciare
forte, con una passione impulsiva, per poi ritrarsi.
Abigail ha detto a Gerhardt, con un brivido: Conoscevo
molto meglio Camille. Povera donna, i cani erano suoi.
Abigail chiam Camille diverse volte e fu sollevata nel non
avere risposta. Beatrice Archer le assicur che erano venuti i
parenti a confortarla. Ma lei sapeva che Camille aveva sette
cani? Sette? Solo tre hanno aggredito Lionel, comunque.
Abigail chiese quando sarebbe stato il funerale e rimase sorpresa
nel sentirsi rispondere che non ci sarebbe stato funerale,
solo la cremazione. Davvero? E dove? domand. In forma
strettamente privata a Nyack. Ti ricordi il signor Shad?
Il balletto! Abigail cerca di concentrarsi.  pericolosamente
vicina alle lacrime. Adam  morto,  scomparso da pi di un
anno. Adam non ha mai visto Tamar.
Se non fosse stato per la morte di Adam, Abigail non l'avrebbe
mai conosciuta.
La ragazzina con il basco rosso sarebbe rimasta invisibile,
per lei.
Dove sarebbe Abigail, adesso?
Cerca di concentrarsi sul balletto, sulla musica complicata.
La danza  l'emblema stesso della civilt. Non  reale.  bellezza
pura. Romanticismo. Tamar  assorta, la fronte aggrottata,
concentrata. Come quando suona il violoncello, l'espressione
compresa, e quando Abigail l'ha intravista davanti al
computer... (Il computer di Tamar! Abigail ha giurato di non
curiosare, di non entrare mai di nascosto in camera della ragazzina,
una volta diventata la signora Ault. Di non frugare
mai fra le cose di Tamar, non leggerle e-mail o documenti.
Abigail rispetta la sua privacy. E teme di trovare qualcosa che
possa minare la sua idealizzazione della ragazzina.)
Romantico, non sapere che cosa potresti sapere.
A Salthill si sta inaspettatamente vivendo una stagione di
storie romantiche. Abigail Des Pres e Gerhardt Ault, Roger
Cavanagh e Marina Troy. Roger e Marina sono evasivi per
quanto riguarda i loro progetti futuri e non vivono insieme,
ma tutti sono colpiti dalla loro storia. All'inizio  stato il bambino
di Roger. Adesso, Roger e Marina. Sembrano innamorati,
storditi dalla loro buona sorte. Marina  tornata dopo un anno
di esilio, scultrice. Con grande coraggio si  tagliata gli straordinari
capelli color rosso vino. (Abigail pensa che abbia fatto
male, perch adesso ha un'aria quasi comune.) Ami Marina?
Abigail l'aveva chiesto a Roger di punto in bianco, dopo
che lui era stato cos maleducato da domandarle se amava
Gerhardt, come se fossero affari suoi. Roger le aveva risposto:
Adoro Marina! L'ho sempre adorata. E lei, come vedi, adora
Adam.
Per un attimo Abigail  rimasta confusa. Adam...
Mio figlio.
Il balletto sta per concludersi. Sono ormai al finale. Cos
presto! Senza ritegno Abigail sogna a occhi aperti. Spera che
Tamar non se ne sia accorta. Che ipocrita, 'sta donna. Ma no,
certo che non se n' accorta. Abigail applaude con forza, fino
a farsi male alle mani; si sente euforica, mentre i ballerini si
inchinano sul palco lanciando timidi sguardi verso la platea
entusiasta; e quando escono definitivamente di scena, Abigail
prova un improvviso senso di perdita, di delusione. 
stata cacciata dal paradiso terrestre,  tornata alla vita.
Ma in quel momento, in una manifestazione di entusiasmo
incontrollato, Abigail stringe la mano di Tamar. Com'
stato bello, vero? La ragazzina la sorprende aggrottando la
fronte, come se stesse pensando un attimo a come risponderle.
Poi mormora a voce bassissima: S-s. Esita, come se volesse
aggiungere ancora qualcosa, ma resta zitta.
Abigail nota che Tamar lascia l il programma, caduto sotto
la lussuosa poltroncina rossa.
Cacciata dal paradiso terrestre. Nel centro di Manhattan.
Tornando alla macchina di Abigail, parcheggiata in West
66th Street, Abigail e Tamar vengono tutto a un tratto abbordate
da un gruppetto di giovani aggressivi sui vent'anni, prepotenti,
ubriachi, vogliosi: Signora, signora, ci d qualcosa?.
Abigail vede confusamente bocche aperte in un ghigno,
denti scoperti, pelli ruvide e scure, una felpa sporca con l'immagine
di un campione di wrestling e, istintivamente, si para
davanti a Tamar. In seguito ricorder gli sguardi dei passanti,
prontamente distolti per tirare dritto. A mezzo isolato di distanza,
lungo Broadway, c' un poliziotto in divisa che non
nota nulla, o rimane indifferente. Abigail viene spintonata,
strattonata; cercano di strapparle di mano la borsetta, ma lei
resiste. Andate via! Lasciateci in pace! Un ragazzo con la testa
rasata le urla in faccia un'oscenit e le molla un pugno su
uno zigomo. Abigail dovrebbe cadere per terra, il colpo la
stordisce, ma resiste, cocciuta, perdio, si rifiuta di cadere o di
rinunciare alla borsetta, costosa, di pelle, made in Italy, grida
aiuto come una pazza, vuole proteggere a tutti i costi la ragazzina,
cerca persino (in sandaletti con tacco alto allacciati dietro)
di prendere a calci gli aggressori che l'hanno circondata, e
la urtano, la incalzano, ridono, poi di colpo attraversano la
strada di corsa facendosi largo fra i passanti e prendono a pugni
il tetto di un taxi. Sono come cani mattacchioni ma pericolosi,
che si avventano sulla preda rapidi e altrettanto rapidi si
volatilizzano.
Ad Abigail gira la testa, l'adrenalina le scorre nelle vene
come fuoco liquido. Vede la ragazzina vicino a lei, la ragazzina
a cui tiene tanto, Tamar, la figlia adottiva Tamar, che la
guarda con gli occhi sgranati come se la vedesse per la prima
volta. Abigail? le dice ansiosa. Le ha preso la mano tremante
e Abigail la abbraccia stretta, singhiozzando di sollievo.
Oh, cara.
Sono l, abbracciate e tremanti sul marciapiede di West
66th Street, e Abigail pensa: Non sono mai stata cos felice.


Gli amanti, di notte.

... ma dovremmo sposarci? Mi sembra cos tardi.
Tardi? E il momento giusto.
Ci conosciamo da anni.
Non ci conoscevamo. Avevamo informazioni sbagliate
l'uno sull'altra.
Okay, avevamo informazioni sbagliate. Ma non ti sembra
che sposarci adesso...
Che cosa vuoi dire, Marina? Non essere offensiva.
Sono tutti sposati.
E noi non siamo "tutti"? Siamo "nessuno"?
... non ti sembra cos convenzionale, per certi versi?
Innamorarsi  convenzionale. E anche prendersi cura di
un'altra persona. Voler convivere con un'altra persona?
E dove, Roger? Tu non vuoi venire a stare da me, e ti capisco,
casa mia  troppo piccola. Ma casa tua  troppo tua.
Ne compriamo un'altra. Domani.
Roger! Non mi sembra una bella idea.
Perch no?
 troppo... impulsivo.
Io sono impulsivo. Credo nell'impulsivit.
Sei un uomo... impetuoso.
Perch ti ho fatto commettere un piccolo reato? Sono reo
di circonvenzione?
Nessuna circonvenzione. Ero consenziente.
No, sono stato io a sedurti. E poi mi sono innamorato
di te.
...  cos che  successo?
Esattamente cos. Tu hai sottoscritto una firma falsa e io
ho pensato la amo!
Io non ti amavo. Avevo paura di te.
Tu non hai mai avuto paura, Marina. Disprezzo, piuttosto.
No.
Anche adesso sei sprezzante.
No, Roger.
Non mi puoi mentire, Marina: ti conosco troppo bene.
Ho paura di sposare... un avvocato.
Che cosa vuoi dire?
Gli avvocati vedono il mondo come un'occasione per
manipolare...
E le scultrici?
Non sono una scultrice! Non essere offensivo.
Senti, tu a Adam vuoi bene, no?
Adam...
Mio figlio. Mio figlio Adam.
Certo che gli voglio bene. Lo adoro.
Be', Adam ha bisogno di una presenza femminile. Adesso.
Ha bisogno di una madre. Si confonder, penser che la
madre  la bambinaia. Tu non vuoi che Adam venga su confuso,
no?
Non dire sciocchezze, Roger.
Allora compriamo casa. Domani. Ho gi chiesto in giro.
Mi... spaventa.
Sul fiume. Compriamo una casa sul fiume.
Credi che sia una buona idea? Non ci ricorder troppo...
Non ci dar fastidio, credo. Non dava fastidio da vivo, no?
... e ce la possiamo permettere, Roger? Io non ho abbastanza
soldi.
Io s.
E vorresti che io vendessi questa? Ci sono molto affezionata,
Roger.
 deliziosa. Anche se ha i pavimenti cos sbilenchi che cade
l'acqua dai bicchieri e cadono i bicchieri dai tavoli. Anche
se un uomo di statura normale batte la testa in tutte le porte
e ogni volta che entro in questa stanza mi guardo in giro alla
ricerca dei sette nani.
Immagino che tu odi anche la libreria.
Il "pittoresco" Salthill Bookstore? Figurati, lo adoro.
Se pensi che sia tanto pittoresco, potresti investirci dei
soldi. Molly e io vorremmo comprare il fondo vicino e tirare
gi il muro... Cosa c' da ridere?
Niente.  una cosa seria. Stiamo decidendo il nostro futuro.
Roger, io non credo di... poter vendere questa casa. Se dovesse
andare male... se dovessimo avere dei problemi, noi
due. Non sono pi abbastanza giovane da...
S che sei giovane. Sei abbastanza giovane da poter fare
quello che vuoi. Tenerti questa casa o venderla, come preferisci.
 tua.
Potrei usarla come studio, forse. Se non pensi che sia uno
spreco...
Uno spreco? E perch?
Be', usare come studio un'intera casa...
Agli occhi di chi, sarebbe uno spreco? Cosa te ne importa?
Non so. S, forse, a volte ci penso. L'opinione degli altri...
'Fanculo, l'opinione degli altri.
Gli altri sono tutto quello che abbiamo.
No, io e te siamo tutto quello che abbiamo.
Non ci credi nemmeno tu. Dobbiamo vivere nel mondo.
E Salthill sarebbe il mondo?
Be', da qualche parte dobbiamo pur cominciare...
Senti, Marina: tu mi ami?
S, credo di s.
"Credi" di s? Come sarebbe a dire, per la miseria?
S, ti amo. Ho deciso... s.
Allora basta. Cominciamo da qui.


Il ritorno a casa.

C'era una donna che a met della sua vita scapp di casa per
tornarci un giorno. E, tornandoci, rimase sbalordita dai cambiamenti
che avevano avuto luogo in sua assenza.
Sul retro, il giardino era tutto diverso.
Owen, Dio mio! Il giardino! Come hai... quando...?  bellissimo!
Speravo che un giorno lo vedessi, Augusta. Non ho mai
smesso di credere che tu fossi... viva.
Come giovani innamorati si presero la mano senza osare
guardarsi. Non ancora.
Un anno e un giorno, sparita. Dove?
Non importava: Augusta Cutler era tornata.
Come le sembrava strana Salthill-on-Hudson! Dopo gli
enormi spazi dell'Ovest, quanto era piccola, preziosa, privilegiata,
chiusa nel tempo come un orologio alla moda, di lusso,
che ticchetta credendosi tanto importante, quando non lo
 per niente. Le strade - salite, discese, passi, vie, corsi - erano
stroppo strette. Le case, carissime e bellissime, erano troppo
vicine le une alle altre, anche "in campagna", dove erano
circondate da ettari ed ettari di terreno. E casa Cutler! Sei camere
da letto, in Pheasant Run, le fece venire da ridere, appena
la rivide. Assurdamente grande per una famiglia soltanto,
specie se composta solo da marito e moglie di
mezz'et, con i figli ormai cresciuti e andati via. ("Ma a cosa
pensavamo, quando l'abbiamo comprata? Chi eravamo?")
Augusta, tuttavia, doveva riconoscerne la bellezza. L'illusoria
promessa di valore morale e spirituale che sembrava conferire
a chi vi abitava. Era casa sua.
Quello che la stup maggiormente fu il cambiamento del
marito Owen.
("Ma  proprio Owen? O un suo vecchio parente...?")
Non solo sembrava pi vecchio ed era ormai quasi completamente
calvo, cranio coperto di lanugine chiara, ma aveva
un tono pi sommesso, una gradevole titubanza nella voce:
la titubanza di un uomo che non ha pi la certezza
assoluta di ci che  e ci che non . Gli occhi di Owen erano
ormai gli occhi nudi di chi ha rinunciato all'orgoglio, e dunque
alla vergogna. Non c'era vanit, ma forse una qualche
saggezza antica e tartarughesca. I modi bruschi e aristocratici,
che un tempo la attraevano sessualmente e aveva poi finito
per odiare, erano spariti. Owen Cutler era ormai liscio come
pietra vecchia e levigata.
Guardava Augusta sbattendo le palpebre come se fosse
bagnata di luce eterea e abbagliante. Esclamava continuamente:
Augusta, cara! Bentornata! Mi hai reso cos felice.
Felice! E non una parola di rimprovero.
Augusta scosse la testa, perplessa.
Era tornata a Salthill alta, abbronzata, ossuta. La rosea pelle
alla Renoir per cui era stata famosa, la sua grazia sorprendente
e sensuale non c'erano pi. Era bella, una donna che si
notava. Ispidi capelli grigio cenere sulle spalle, come la criniera
di un cavallo. Portava jeans sporchi sulle ginocchia,
una felpa comprata in un autogrill, scarpe di corda senza calze.
Unghie tagliate corte, e non pulitissime. (Gli splendidi
anelli erano diventati troppo larghi per le sue dita, ormai
inadatti.) Inconsciamente, tornata a Salthill, Augusta guardava
di continuo verso il cielo, confusa dai tanti alberi, dalle
loro fronde folte. Non c'era orizzonte! Che strano modo, rachitico,
di vivere... quasi ci si aspettava che gli abitanti di
quella zona fossero bassi, anemici, ciechi come talpe.
Owen la accompagn serio, orgoglioso, nel giardino dietro
la casa, che in realt erano tre giardini. Augusta sgran
gli occhi incredula.
Il primo, adiacente alla terrazza di pietra, era un roseto di
tutte le sfumature e combinazioni di colori: cremisi, giallo,
lilla, rosa, crema, avorio. Il secondo, in discesa, era pieno di
dalie, begonie, zinnie, tagete e gladioli. Il terzo, su una serie
di fasce, era un orto, particolarmente bello d'autunno: filari
di pomodori alti due metri, zucche e zucchini in abbondanza
per terra, peperoni, basilico, timo, meloni e angurie.
Augusta pens:  il giardino di Adam. A parte che...
Era molto pi ambizioso, meglio tenuto, di quello di
Adam.
Owen disse piano:  per te, Augusta. Sai, non ho mai creduto
che tu... te ne fossi andata.
Mentre Augusta osservava meravigliata quel trionfo coltivato
da un manager all'apparenza ben poco fantasioso, che
raramente trovava il tempo di passeggiare nel proprio giardino
e l'unico moto che faceva, controvoglia, era al circolo
del golf (con il carrello motorizzato), Owen la accompagn,
come una sposa, nella serra - una serra! - in cui parevano
galleggiare orchidee tropicali di impagabile bellezza e delicatezza,
luminescenti nell'aria umida.
Owen, quando l'hai costruita? Mio Dio.
L'inverno scorso. La sognai. Anzi, sognai te. Che me la
raccomandavi. Sorrise vergognoso. Mi porgevi un'orchidea
e mi promettevi che saresti tornata "alla fioritura delle
orchidee". Quel sogno mi rese cos felice, cara, anche se
quando mi svegliai avevo ben poco di cui essere felice.
Le sue parole rimasero nell'aria, irresolute. Augusta fu
tentata di dire: Scusami, Owen!
Ma non ci riusc. La scusa le rimase ferma in gola. Non sarebbe
stata sincera, e non voleva mentire.
Era una delle condizioni che si era imposta, quando aveva
deciso di tornare a Salthill. Basta menzogne. Neanche per far
contenti gli altri.
Nel Montana, Augusta aveva visto uomini vecchi, uomini
come Owen Cutler: oscuramente provati dalla vita, ritiratisi
dalle lotte della vita, ex allevatori, magari, apparentemente
benestanti eppure titubanti, incerti. Come uomini che si avventurano
sul ghiaccio sottile. Uomini che gli uomini pi
giovani non vedono, che molte donne non vedono. Che hanno
perduto spregiudicatezza sessuale, energia virile, autostima,
sicurezza di s. Nel fiore degli anni hanno inanellato
successi, ma poi  accaduto qualcosa di improvviso, di inaspettato
- malattia, incidente, tracollo economico, figli deludenti,
divorzi, morte - che li ha spezzati, li ha fatti dubitare
di tutto quello in cui avevano creduto fino ad allora. Eppure,
in qualche modo, l'hanno superato, hanno preso la decisione
di vivere, e di vivere felici, il pi a lungo possibile. Vedendo
Owen sotto questa luce, Augusta prov un rinnovato rispetto
per lui. Quello era un uomo che non avrebbe lasciato... almeno
non nel modo in cui aveva lasciato Owen. Un uomo
che non avrebbe voluto far soffrire, mettere in ginocchio.
Owen diceva, con l'aria di chi confessa una debolezza:
Un investigatore privato che ti ho messo alle calcagna, un
certo Elias West, di cui avevo sentito parlare molto bene, inizialmente
mi ha portato a credere... mi ha fatto sperare...
aveva trovato la tua borsetta a Miami... rubata? ...e poi... oddio,
Gussie, questa cosa  terribile, non so se te la posso dire....
Si interruppe e si asciug la fronte con un fazzoletto di
carta. Magari un'altra volta, tesoro. Perch ho dovuto identificare
una... una morta, un cadavere... in Florida. E... Era
cos commosso che Augusta prov una fitta di panico. Elias
West aveva scovato un suo possibile cadavere, dunque? Augusta
non voleva saperlo.
Disse, serena: S, mi hanno rubato la borsetta. L'aprile
scorso.
E questo ci ha fatto pensare che fossi a Miami, naturalmente.
Il solo sapere che eri da qualche parte, che eri viva-
mi ha fatto ben sperare.
Continu a mostrarle la serra, indicandole i vari tipi di orchidee.
Erano bellissime, s, le orchidee. Inutili, bellissime.
Augusta ricordava vagamente la prima orchidea che si era
appuntata sul petto, una quarantina di anni prima almeno.
Quarant'anni! Sul vestito della festa della scuola e, mettendoselo,
si era punta il seno sinistro.
Pensava che avrebbe ripreso a fare fotografie quella settimana
stessa. Avrebbe seguito un corso alla New School.
Avrebbe trasformato una stanza della casa in studio, con tanto
di camera oscura. Pregustava gi viaggi fotografici, in futuro.
Forse avrebbe fotografato luoghi del proprio passato
lontano, come aveva fotografato il passato di Adam Berendt.
Sarebbe tornata in Florida, e nell'Ovest. E poi c'era il Sudovest.
Sarebbero stati viaggi solitari. Ma alla fine sarebbe tornata
a Salthill, sempre.
Elias West. Augusta doveva ammettere che le suscitava interesse
anche solo il sentirlo nominare. Che tipo! Che uomo.
Discreto amante, anche.
Si sarebbero mai rivisti?
No. Augusta aveva buttato via il suo numero di telefono.
West aveva qualcosa di doppio e di furbastro, una donna non
poteva fidarsi di lui. Con un gesto di buonsenso e abnegazione,
Augusta aveva buttato via il suo numero di telefono. Solo
che West, essendo un investigatore privato, non poteva essere
molto difficile da trovare. Senza dubbio era su Internet. E
Owen aveva certamente il numero, da qualche parte.
Era una limpida mattina di settembre, quella in cui Augusta
telefon a Owen. Lo chiam da un bungalow nel Montana
con vista sulla Scapegoat Mountain innevata. Non sapeva
perch aveva preso la decisione proprio in quel momento.
Forse il cambiamento di stagione, forse era stata via gi abbastanza.
Alla fine si sentiva sola. Salthill le mancava.
La cornetta si alz al primo squillo.
Owen? Sono io.
... Augusta?
Pausa. Augusta avrebbe ancora potuto riagganciare. S,
immagino.
Augusta! Cara! Tornerai... a casa?
Com'era calda la voce di Owen. Com'era priva di rimprovero,
di rabbia. Il vecchio Owen, pensava Augusta, sarebbe
andato su tutte le furie e le avrebbe sbattuto il telefono in faccia
appena l'avesse riconosciuta dalla voce. Il vecchio Owen
avrebbe smesso da un pezzo di amarla, avrebbe chiesto il divorzio.
S.
Augusta si era messa a piangere. Ma Owen non l'aveva
sentita.
Augusta non gli avrebbe dato spiegazioni. Il suo ultimo
capriccio (come lo considerarono i suoi figli) fu arrivare con
alcuni giorni di ritardo rispetto alla data prevista, e senza telefonare
nel frattempo. Sono stata via un anno e un giorno. Abbastanza.
Owen l'aspettava in fondo al viale, quando lei finalmente
arriv su una macchina a noleggio, e le corse incontro,
baciandole le mani e la faccia, dovunque lei glielo permettesse,
ridendo, senza fiato, pericolosamente rosso in volto. Augusta
ricacci indietro le lacrime, non volendo mostrarsi
emotiva. Aveva passato un anno a piangere - che cosa? - l'emotivit
perduta, forse. La fine, non della giovent, ormai finita
da tempo, ma degli atteggiamenti, delle aspettative, della
giovent. S, sono qui.
Owen era grato del ritorno di Augusta come un uomo che
sta per morire di sete pu essere grato di un cencio imbevuto
d'acqua, non pretendeva spiegazioni da lei. L'unica cosa
che conta, cara,  che sei qui.
Ai figli adulti, ai numerosi parenti e amici, Augusta non
avrebbe nemmeno accennato dove era stata o perch. Era fuggita
con un amante? Si era nascosta da parenti o amici che avevano
mantenuto il segreto? Dove era stata? E come mai era tanto
cambiata, nell'aspetto e persino nella voce? (Augusta non
aveva notato cambiamenti nella propria voce. Era pi piatta,
meno modulata? Aveva un tono pi brusco? Sorrideva meno?)
Vedendo la sua aria di perplessa sfida, nessuno insisteva.
Quando suo figlio Mark la fiss con disapprovazione e cominci
in tono di rimprovero Mamma! Eravamo disperati. Per
l'amor di Dio, come hai potuto farci... Augusta alz un indice
ammonitore, come un altro avrebbe alzato la canna di una pistola,
e il giovane indignato si zitt.
(Con altri familiari Mark si lament: La mamma  completamente
cambiata. Non che sia diventata egoista e cocciuta,
lo  sempre stata. Ma  diversa. Non la riconosco pi.
Niente trucco, con quei capelli da sconvolta, quei muscoli
nelle gambe. Ges! Sembra che abbia vissuto con gli indiani
in una riserva dell'Ovest.)
Alla fine, perch ne era orgogliosa, Augusta avrebbe mostrato
a Owen e ad alcune amiche di Salthill il suo album di
fotografie. Si intitolava misteriosamente Red Lake, Minnesota
& Beauchamp, Montana. Tutti avrebbero fatto qualche commento
su quelle immagini singolari e forti, cinquanta, sessanta,
tutte in bianco e nero, senza riuscire a spiegarsele.
(Perch Minnesota e Montana? Perch Augusta aveva sentito
il bisogno di andare cos lontano?) Ma Augusta, sebbene
chiaramente affascinata dalla propria opera, non avrebbe
detto nulla per aiutarli, tranne identificare i luoghi. E questa
cos'? Una prigione? chiese Beatrice Archer stupefatta.
Che orrore! E questa lapide, "Elsie Brady. Holly Brady"?
Dove l'hai scattata?
A Beauchamp, nel Montana.
Ma perch? Voglio dire, perch hai fotografato tante volte
questa tomba e non le altre?
Augusta rispose, tranquilla: Perch mi andava cos.
Chiuse l'album, e la discussione.
Augusta non avrebbe detto a nessuno che cosa aveva scoperto
a proposito di Francis Xavier Brady. Avrebbe mantenuto
i segreti di Adam Berendt come fossero i propri.
Sposati da trent'anni, erano per timidi e imbarazzati come
sposi novelli, da soli insieme.
E proprio come un novello sposo Owen Cutler si present
ad Augusta con un bel melone maturo colto nel giardino.
Profumava di sole autunnale, di terra tiepida, emanava un
odore dolce e pungente di buccia. Owen lo tagli a spicchi
che sembravano mezzelune con un lungo coltello, per mangiarlo
con le mani. Owen, com' bello il tuo melone. E
com' dolce. Augusta addent la polpa verde pallido del
frutto leggermente troppo maturo e le venne l'acquolina in
bocca, bench quel tipo di melone non fosse il suo preferito.
Le col il succo sulle dita, gi per gli avambracci.
Owen disse, compiaciuto: Squisito, vero?.
Erano seduti sulla terrazza di pietra in una chiazza di luce
calante d'autunno, ancora tiepida, a un tavolo di ferro battuto
che avevano da tantissimo tempo. Augusta era sorpresa di
avere appetito e divor diverse fette di melone. Owen la
guardava con un'aria adorante che a lei faceva venire da ridere,
nascondendosi la faccia.  come in quel sogno, Augusta.
Ho coltivato il mio giardino e nella stagione del raccolto
tu sei tornata. "Un anno e un giorno": chiss perch, lo sapevo.
Solo che non osavo sperare che succedesse davvero.
Augusta sorrise, titubante. Non mi hai mai data per persa,
Owen. Era una domanda sotto forma di affermazione,
che Augusta non voleva esprimere direttamente.
Mai!
Poi precis: Cio, nei momenti di debolezza, s. Avevo fiducia
nel fatto che saresti tornata, ma dovevo ammettere
che forse non sarebbe stato cos. Che forse ti era successo
qualcosa.
Augusta disse lentamente: Mi sono successe tante cose, Owen. Ma sono tornata.
Owen tagli un'altra fetta di melone e la porse ad Augusta
perch la mangiasse; Augusta gli prese la mano fra le sue e
mangi. L'atmosfera era improvvisamente giocosa, sensuale.
Owen, mi stupisci. Dico sinceramente.
Tu mi stupisci, Augusta. Quelle fotografie! Sei diventata
una donna piena di segreti.
Augusta era sempre stata una donna piena di segreti. Ma
tacendo acconsent.
E non me li confiderai mai... i tuoi segreti?
Lo disse con leggerezza, ma era serio. La sua faccia di pietra
levigata si ammorbidiva sul mento rasato di fresco. I suoi
occhi sembravano ad Augusta stranamente grezzi, privi di
ciglia. Quando glieli guardavi, avevi l'impressione di guardargli
dentro. (E com'erano gli occhi di Augusta? Senza trucco?
Anch'essi nudi e grezzi, supponeva lei.) Owen svuot
con la punta del coltello l'interno fibroso e pieno di semi del
melone. La mano che impugnava il coltello tremava leggermente.
Augusta sorrise: Mai, Owen.
Sei stata con... un uomo? Eri con un uomo?
Augusta sorrise, sentendosi avvampare. Stava mangiando
una fetta sottile di melone, melone succoso, lo mordeva con i
denti forti sotto lo sguardo ardente di Owen. Owen aveva il
respiro corto e si fregava nervosamente le dita.
Disse: Spero almeno che fossi innamorata di lui. Che sia
stata.... Il sorriso di Owen era coraggioso, esitante. ... un'esperienza
profonda.
Augusta gli accarezz la mano, facendogli scorrere i polpastrelli
sulle nocche ossute. Che sorpresa scoprire che, s,
Owen aveva i calli nelle mani. Era quasi il crepuscolo. Dal
giardino si alzava un'oscurit calda e segreta, i vividi colori e
i dettagli ormai in ombra. I Cutler sarebbero presto rientrati
in casa; avrebbero acceso le luci, preparato da mangiare in
cucina; e pi tardi sarebbero andati a letto. Era un sacco di
tempo che non dormivano nello stesso letto, l'una fra le braccia
dell'altro! I loro baci sarebbero stati timidi e speranzosi. Il
loro amplesso tenero e disposto al perdono. Ad Augusta
vennero le lacrime agli occhi; ma non erano lacrime di sofferenza.
Ma sono tornata da te, Owen. E non me ne andr mai pi.
...
.
...
FINE.